Il mio blog parla...parla....
IL MIO BLOG PARLA DELLA NEVE non della fredda, gelida neve e nemmeno della coca o di biancaneve.
...beh, cerco di farvi capire: avete presente quelle sfere con dentro i brillantini che vengono agitate per produrre la parvenza della neve che cade? Ecco la mia testa lavora allo stesso modo, la sfera e’ la testa e i brillantini sono i miei pensieri, non esiste un ordine, o se esiste non si sa quale sia la legge che governa il loro moto.
Percio’ il mio blog parla della neve
"perche’ solespento? E’ triste come nick"
A chi mi ripete questo devo spiegare che oltre ad essere il titolo di una canzone, questo nick serve a ricordarmi che ci accorgiamo dell’importanza delle cose solo quando queste vengono a mancare, pensa se domani si spegnesse il sole!!
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
mercoledì 13 settembre 2006 - ore 13:48
Piccola verita
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per tenere in piedi un rapporto non basta nascondere le sedie
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martedì 12 settembre 2006 - ore 09:01
44 days 15 hrs
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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lunedì 11 settembre 2006 - ore 17:11
Le parole non hanno significato
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Era iniziata come unavventura e come unavventura doveva finire.
Lo sapevano entrambi, lo sapevano dallinizio, da quando i loro sguardi si erano incrociati la prima volta.
Se lo erano ripetuti piu e piu volte ma, come spesso accade, si sa dove si inizia ma ci si lascia prendere la mano e non si ha nemmeno una vaga intuizione di dove si puo finire.
Cosi, come la barca che senza timone vaga nel mare in tempesta, era giunta anche lultima giornata da trascorrere ad un palmo luno dallaltra.
Era iniziata come unavventura e come unavventura doveva finire.
Lo sapevano entrambi, era meglio conservare un bel ricordo, di quelli che ti struggono, di quelli che vengono a tormentari sussurrandoti allorecchio mentre dormi sonni sterili.
Sapevano che aver continuato una storia a centinaia di chilometri di distanza, nel dubbio, nella lontananza, nella solitudine forzata che ognuno avrebbe creato nellillusione che in questo modo il sentimento che provava avrebbe acquistato vigore, non era la cosa migliore. Si, era meglio un bel ricordo che sentirsi ardere le vene per giorni e giorni in attesa che di tutto questo restasse solo un cumulo di cenere.
Cosi la accompagno alla stazione, una stazione che di addii mascherati da arrivederci ne aveva visti a migliaia. E cosi tutto ando come da copione, il copione di cui tutti potevano immaginare il finale ancor prima di aver sfogliato la prima pagina.
E come sempre quella stazione aveva visto fare, lei si affaccio al finestrino cerco di aprirlo ma non ci riusci e con il treno in partenza disse qualcosa, una frase, poche parola messe una in fila allaltra.
Lui non le capi ma vide il suo viso. Non capi le parole ma vide quella lacrima che solcandole il volto abbracciava le parole che stava pronunciando.
Era iniziata come unavventura e come unavventura avrebbe dovuto finire quando quella lacrima aveva toccato terra.
Io lo riportai a casa. Il breve viaggio piu lungo che ricordi di aver fatto.
Avrei voluto dirgli molte cose ma era la sua storia, era la sua vita e forse era il suo futuro ed io non dissi niente.
Il rispetto del dolore e fatto anche di silenzio, quel silenzio che tanto si teme e cosi non dissi niente.
Le parole che lei pronuncio non le senti eppure gli restarono addosso come marchiate a fuoco e giorno dopo giorno erano li accanto a lui ad accompagnarlo.
Nemmeno oggi e dato sapere quelle parole eppure hanno cambiato la loro vita e dato a me la gioia di vederla cambiare.
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giovedì 7 settembre 2006 - ore 22:45
La teoria dei coni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non mi riferisco ad una teoria legata alla geometria ma semplicemente ad una considerazione sul comportamento umano che ho elaborato qualche settimana fa.
Partiamo dall’assunto che una persona e’ un essere finito nel senso che ha dei limiti in tutto cio’ che puo’ fare, pensare, creare,…e che ogni essere umano e’ un insieme di sfaccettature che lo compongono e lo caratterizzano, tante sfaccettature, tante eppure anch’esse finite, talmente tante che difficilmente si riuscirebbe ad individuarne appieno anche solo una minima parte rispetto alla loro globalita.
Quando tentiamo di conoscere una persona e’ come se andassimo a prendere un gelato, il banco frigo della gelateria ci presenta un numero consistente di gusti ma il cono ne puo’ contenere un numero di molto inferiore percio’ non ci resta che scegliere.
Possiamo tornare dal gelataio e magari cambiare i gusti che andremo a scegliere ma non mangeremo mai tutti i gusti nello stesso momento.
Ecco, quando tentiamo di conoscere una persona in realta’ prendiamo solo poche palline di gelato tra tutte quelle che ci puo’ offrire eppure reputiamo di avere un’idea del sapore che hanno tutti i gusti, senza contare che siamo noi a decidere quali vogliamo e quali no.
…
Mi e’ venuta voglia di mangiare due palline di malaga, ho sempre odiato il malaga e non lo assaggio da anni, forse ora mi piacera’.
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mercoledì 6 settembre 2006 - ore 13:42
Come si cambia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho sempre pensato che solo le persone banali facessero domande banali, poi ho iniziato a fare domande banali ed ho capito che era piu comodo cambiare la tesi iniziale che la banalita che e in me.
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mercoledì 6 settembre 2006 - ore 08:34
L’ultima alba - finale senza fine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Girato l’angolo sarebbe arrivato davanti ad una banca che era dotata di un’immenso orologio a pannelli solari. Lui aveva l’abitudine di guardarlo ad ogni suo passaggio non solo per vedere l’ora ma perche’ era stato disegnato da un famoso architetto, lo stesso architetto a cui invidiava quel tratto geniale. Quando vedeva il design di quello che non era solo un orologio, sentiva quanto gli sarebbe piaciuto creare una scultura (o come amava dire "partorire una scultura" perche’ rendeva piu’ il senso che fosse una parte di lui) che fosse esposta in un luogo affollato e che avesse il potere di affascinare i passanti. Non pensava questo perche’ voleva essere acclamato, in fondo il nome dell’artista e’ solo un insieme di poche lettere alla base dell’opera, voleva solo che qualcuno provasse qualcosa guardando un oggetto inanimato. Quel tirar fuori dai meandri della mente, da un luogo che immaginava oscuro, freddo ed inospitale, sensazioni che erano relegate in attesa che qualcosa le liberasse. Era una magia che tante volte aveva provato sulla sua pelle, avrebbe voluto trasmettere questa magia a tante persone che non avevano mai avuto la fortuna di sentirla penetrare come per osmosi nel proprio corpo. Quello si’ gli sarebbe piaciuto.
Eccolo, era davanti alla banca e come sempre aveva alzato lo sguardo aspettando che la magia entrasse in lui ma questa volta non erano le forme a catturare il suo sguardo era il freddo display che con la sua luce azzurra indicava le 12.49 del 12 aprile 2059. Sicuramente qualcosa non funzionava. Pero’ l’orologio era un orologio a pannelli solari. Ma forse era guasto. Se veramente fosse stato il 2059 avrebbe avuto 83 anni...impossible! Si era guardato le mani e non vedeva le mani di un vecchio. Si avvicino’ alla vetrina e scosto’ la polvere che vi era depositata, l’immagine che la vetrina della banca rimandava era quella che conosceva e non quella di una persona anziana. Non poteva avere 83 anni. Pero’ il fatto di non avere fame e non avere sete lo inquietava, era passato un po’ da quando era in piedi e non ricordava nemmeno il suo ultimo pasto eppure non ne sentiva il bisogno.
Pochi metri avanti c’era un’emeroteca dove gia’ in passato aveva avuto occasione di andare. "In passato", un modo di dire che dopo aver letto quel maledetto display iniziava a spaventarlo.
Si era precipitato alla ricerca di qualche notizia che avesse fatto chiarezza. Prese un quotidiano a caso, era datato 11 maggio 2041...mmmh... qualcosa non tornava...2041 ?!
La notizia in prima pagina era allarmante: L’epidemia dilaga inarrestabile.
12 maggio 2041: Il virus sconosciuto ha ormai decimato meta’ della popolazione mondiale e sembrano vani gli sforzi della comunita’ scientifica per lo studio di un vaccino.
16 maggio 2041: Questo e’ la nostra ultima edizione, che Dio abbia pieta’ di questo povero pianeta.
E poi non c’erano piu’ giornali.
Lui era sopravvissuto? Perche’? Si era messo a correre e gridare ma nessuno rispondeva e, quando esausto era caduto a terra, aveva capito che era l’ultimo uomo sulla terra.
Ora ricordava, ricordava l’epidemia, ricordava la disperazione, ricordava che aveva visto spirare i suoi cari, ricordava la donna della foto morire tra sue braccia, ricordava che aveva gia’ cercato altre persone per giorni ma senza esito, ricordava lo sconforto, ricordava la solitudine, ricordava tutto.
Con passo deciso si era diretto verso casa.
Giunto a destinazione era andato in cucina, aveva preso un coltello, ne aveva pulito la lama con cura, aveva sempre odiato gli aloni sull’acciaio che distolgono lo sguardo dalla bellezza del freddo metallo.
Era tornato in soggiorno davanti ai suoi quadri, davanti alla foto dell’unica persona che forse aveva significato qualcosa. Aveva puntato la lama al petto proprio sotto lo sterno e aveva iniziato a premere con forza. All’inizio aveva provato solo un forte dolore, poi la sua vista aveva iniziato ad annebbiarsi, la fronte si era imperlata e il suo respiro era affannoso, ormai la lama doveva essere entrata tutta, ormai doveva avere il cuore trafitto ma allora perche’ era ancora vivo? Perche’ pensava? Perche’ non c’era l’agognato nulla? Pensava che non doveva che aspettare, in fondo non essendo mai morto non poteva sapere cosa si provasse. Ecco, stava morendo ed aveva trovato il tempo di fare dell’umorismo, una battuta che aveva disegnato un piccolo sorriso sulle sue labbra. Dopo qualche istante, minuto o ora, chi puo’ dirlo era ancora li’, perfino il dolore era sparito. Si sflilo’ il coltello e si rimise in piedi in mezzo ad una pozza di sangue c’era talmente tanto sangue che avrebbe potuto ridipingere la stanza e lui era vivo. Il foro d’ingresso del coltello si stava rimarginando a vista d’occhio e lui era vivo. Era maledettamente vivo. Fu li’ che capi’ che non poteva morire. Era l’ultimo uomo sulla terra ed era immortale.Aveva quello che molti avevano sognato solo perche’ non ne avevano considerato le conseguenze.
Soli, non lo siamo tutti?
...
No, penso’, solo io lo sono.
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martedì 5 settembre 2006 - ore 11:54
Lultima alba
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Si sveglio ma i suoi occhi ancora non riuscivano a mettere a fuoco il mondo circostante. Aveva uno strano senso di torpore, la stessa sensazione che aveva provato quando si era risvegliato dopo che, la sera prima, aveva preso una massiccia dose di sonniferi. Doveva essere una giornata come tante ma ancora non sapeva che non sarebbe andata cosi.
Stranamente era ancora vestito, e cosi iniziava a palesarsi lidea che la sera prima avesse bevuto troppo e che il sonno lo avesse colto allimprovviso.
Si era finalmente alzato, era nella sua camera un luogo che ricordava essere ameno eppure non sembrava il solito posto, il posto che tante volte gli aveva allietato lanimo. Non aveva ancora individuato a cosa era dovuto ma una sensazione che qualcosa non andasse lo permeava. Aveva iniziato a girare per casa alla ricerca di qualcosa che gli facesse ricordare con precisione cosa era successo il giorno prima perche, nonostante tutti gli sforzi che stava tentando di fare, non riusciva a mettere a fuoco cio che gli era accaduto. Forse era questa sensazione a disorientarlo, a renderlo particolarmente suscetibile.
In casa non cera nessuno, in fondo chi avrebbe dovuto esserci? Erano anni che ormai viveva solo anche se di tanto in tanto qualche donna aveva fatto tappa da lui per qualche mese. A dire il vero ne erano passate parecchie e di tutte serbava un bellissimo ricordo. Aveva imparato che i rapporti, come i fiori, tendono ad appassire in fretta percio assaporava il profumo che il fiore emanava consapevole che non sarebbe durato a lungo e senza far nulla per prolungarne la naturale vita. In soggiorno, un immenso salone dove su di una parete rossa spiccavano quadri in bianco e nero, aveva individuato una foto. Era sicuramente la ragazza piu bella con cui aveva condiviso qualcosa ma non per questo era speciale, era speciale perche il suo sguardo parlava ancor prima che proferisse parola. Era talmente speciale che ne aveva una foto, aveva sempre odiato le foto perche rimirandole gli si bloccava lo stomaco rivivendo le sensazioni che ormai appartenendo ad un altro tempo dovevano restare relegate al passato. Che sensazioni...strane sensazioni...tutte quelle sensazioni che una persona normale avrebbe ben sopportato a lui pesavano come un macigno e cosi aveva pensato che era meglio prendere una boccata daria.
Era diventato un asso a fuggire dai sentimenti forti rintanandosi in qualsiasi cosa lo avesse allontanato da questo tipo di pensieri. Aveva aperto la porta e la cosa che subito aveva avvertito era un insolito silenzio. Il sole era alto eppure non sentiva alcun rumore. Per la paura di essere diventato improvvisamente sordo aveva emesso un suono e il sentirlo gli aveva dato gioia da un lato e un senso di sconforto dallaltro.
Dopo pochi metri era sicuro che qualcosa non andava, aveva provato a suonare il campanello del suo vicino ma nulla, il campanello dopo con lo stesso risultato, quello dopo ancora...
alla fine si era reso conto che i campanelli che lui si ostinava a premere nemmeno suonavano. Forse non cera elettricita ma questo non poteva giustificare un tale silenzio. Non si era mai accorto di quanto poteva essere assordante il silenzio, di quanto spazio lasciava ai suoi pensieri. Avrebbe pagato qualsiasi prezzo per destarsi da quella sensazione che ormai era certo non dipendesse da una semplice sbronza della sera prima
Aveva iniziato a correre alla ricerca di qualsiasi segno di vita ma nulla. Ora che si era fermato aveva notato che i palazzi avevano unaria fatiscente come se da anni nessuno avesse badato alla loro manutenzione. Cercava disperatamente un ricordo nella sua testa, gli sarebbe bastato un semplice misero ricordo che non lo avesse lasciato cosi disorientato ma era inutile.
[CONTINUA]
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lunedì 4 settembre 2006 - ore 14:01
Non si finisce mai di imparare (cavolate)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Negli ultimi anni ho letto, non so quante volte, che non e’ possibile baciarsi i gomiti.
Ieri ho scoperto che con il piercing sulla lingua e’ impossibile leccare la cartina dello yogurt. Riusciro a vivere con questa limitazione fisica?
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lunedì 4 settembre 2006 - ore 12:15
Vaffanculo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per poco non mi girano i CO...nigli per non dire altro.
Esco per lavoro e mi devo incontrare con un tecnico di unaltra ditta e un tecnico dellazienda per cui lavoro.
Dopo che per tutto il tempo non mi cagava nemmeno di striscio inizio ad innervosirmi.
Ma ti sarai chiesto perche rispondo io alle domande e non il mio collega.
No, non se le chiesto e mi guarda anche con la faccia del tipo "hai finito di rompere che non ho chiesto a te?"
Alla fine risolto larcano.
"Ah. ma sei tu il progettista, ma non credevo fossi tu, mi sembri tanto giovane..."
passa qualche secondo in cui deglutisco e respiro a fondo per non azzannargli la giugulare
"Sono io il progettista ed ho 30 anni anzi quasi 31"
sono quello che vi fa guadagnare circa 40mila euro al giorno e che adesso ha i CO...nigli di cui sopra moooolto girati.

Cazzo, per essere considerati bisogna essere rugosi e devastati? Grrrrrr....vaffanculo!!!
Morale
Dimostrare qualche anno di meno dovrebbe suonare come una cosa positiva eppure non sempre e cosi.
Per fortuna questa sera passando per casa dei miei vedo mia mamma che ha lo stesso "problema" cosi mi tiro su di morale.
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venerdì 1 settembre 2006 - ore 16:36
Ieri sera...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...mi sono ripromesso di rilassarmi e cosi’ ho quasi terminato i quadri a cui sto lavorando da un paio di mesi.
Mancano solo i volti che ho solo abbozzato a matita e le sfumature. Magari in settimana li finisco....seeee magari!!
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e per oggi basta foto
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