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MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Ciao a tutti! Questo blog è nato per scherzo, ma ho visto, anzi, abbiamo notato la necessità di aprire in questo sito, in questa sezione (quella dei blog), uno spazio di (contro)informazione, discussione e confronto su determinate tematiche, fatti a nostro avviso più o meno gravi, e fatti positivi che vengono volutamente taciuti per preferire, anzichè il bene comune cui la politica dovrebbe mirare,l’interesse di pochi. Il governo Berlusconi ne è la conferma eclatante, e da poco meno lo era il governo precedente.
Questo blog supporta la lista civica nazionale "Per il Bene Comune".

sito "per il bene comune"
meetup "per il bene comune"
blog di Stefano Montanari
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Per motivi burocratici le donazioni non sono ancora possibili attraverso queste coordinate. A breve provvederò a linkare le coordinate giuste comunicatemi dal Dr. Montanari.

Per informazioni sul movimento in provincia di Vicenza contattate il 3932349498.
Se non rispondo subito vuol dire che non posso. Abbiate cura di lasciare un messaggio in segreteria, specificando il motivo della chiamata. Se non volete lasciare un messaggio in segreteria mandate un sms. Se non volete mandare un sms... esistono anche gli spritz-speedy!
P.S.: Questo blog non è ambientalista, nè di sinistra. é uno spazio dove vengono riportate informazioni che TV e giornali non riportano! Quindi si evitino commenti dettati da conclusioni affrettate e non da approfondimenti, i quali verranno risposti in un primo momento, quindi cancellati.

NO AL NUCLEARE!!!


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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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giovedì 23 ottobre 2008 - ore 09:08


Economia delle banche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Patrizio di Cursi – Ascensione Globale - 20 ottobre 2008
Tratto da www.signoraggio.info

I media concentrano l’attenzione sul valore di listino di un titolo o di un indice e parlano di denaro che brucia se i prezzi dei titoli scendono.
Il problema non è il prezzo di listino e il denaro non brucia. Ciò che accade è che gli scambi di titoli avvengono a prezzi più bassi del normale. Quindi il denaro non brucia ma passa di mano semplicemente, lasciando traccia aggregata nel listino. In ogni transazione c’è un compratore e un venditore. Uno che ci guadagna e uno che ci perde. Insomma il denaro va nelle tasche di qualcun altro.

Nei casi di mercato al ribasso ci si arricchisce appropriandosi di titoli in caduta libera. Nel caso di un mercato al rialzo si vendono i titoli acquistati a prezzi stracciati. Quindi parlare di roghi di moneta è una cavolata. D’altronde il valore delle aziende, in particolare di quelle che non fanno né finanza né banca, non è determinato dai corsi di borsa, ma dai valori economico-patrimoniali che nulla hanno a che fare con la volatilità di questi giorni. Teoricamente un’azienda ben capitalizzata e che dà profitti può tranquillamente fregarsene di vedere prossime allo zero le sue azioni.

Assistiamo ciononostante ad una disinformazione generalizzata. Gli effetti della quale sono stati: furti legalizzati di denaro risparmiato; incontri internazionali per vedere come aumentare il controllo dell’economia; l’intervento dello stato nella banca e nella finanza.
Su quest’ultimo punto c’è da riflettere. Non sono gli stati i proprietari e quindi i responsabili delle banche: perché allora spetta a loro garantire che non falliscano, immettere liquidità nelle banche meno virtuose? Gli stati hanno donato la sovranità monetaria e la politica monetaria proprio al sistema bancario. Non mi sembra che nei momenti difficili di uno stato una banca si sia mai ripromessa di garantire tutti i risparmiatori dal fallimento di uno stato.

Presupposto: lo stato si finanzia con le tasse che paghiamo (diciamo che il 50% del reddito nazionale va a finire in tasse). Secondo presupposto: usiamo una moneta che è emessa dalle banche. Terzo presupposto: lo stato come collettività e i singoli cittadini sono indebitati col sistema bancario. Quarto presupposto: il risparmio accumulato dalle famiglie è nelle mani delle banche che lucrano già abbastanza per la gestione del risparmio. Quinto presupposto: lo stato ha un debito pubblico da cui non può liberarsi e che aumenta giorno per giorno.
Nonostante tutto questo, gli Stati hanno deciso di aiutare le banche. Da quando un debitore si permette il lusso di "prestare" soldi al creditore? Un debitore si libererebbe prima del debito che ha accumulato. Invece gli stati prendono soldi a debito o dalle tasse per aiutare le banche.

Il risultato di questi prestiti facili da parte degli Stati è l’impoverimento delle nazioni. Meno "cash" per lo stato e per le famiglie. Lo stato si mette a fare politica monetaria. Lo stato dimentica l’economia reale e l’insegnamento keynesiano da un lato e ripudia l’economia di mercato.
In Italia si dice che viviamo in un sistema misto tra economia sociale ed economia di mercato. In questi giorni si sta decidendo di sostenere sempre di più le banche. Niente mercato niente welfare, ma economia delle banche.




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mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 10:14


Dalla bassa Italia..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Caro Beppe,
siamo dei ragazzi impegnati in prima linea per un dramma ambientale che trova ampia eco anche nelle pagine di Gomorra. L’ultimo capitolo del libro è dedicato ad esso: “La Terra dei Fuochi”. Come nel resto del Paese, qui i problemi seri sono ignorati dai media ufficiali. Così, mentre il popolo rincorre le scelte scellerate in tema ambientale sia dell’uno che dell’altro governo, e tutti si preoccupano degli inceneritori … nel frattempo, tonnellate su tonnellate di rifiuti speciali (* continuano a essere sversate nelle strade di periferia tra Napoli e Caserta. Il tutto è dato alle fiamme, specialmente di notte. Sotto gli occhi di tutti e dell’Esercito Italiano.
L’Emergenza Rifiuti è trasformata nel solo e “semplice” problema dei rifiuti urbani. Con rischi e sacrifici, mettendo a repentaglio l’incolumità personale per circa sei mesi abbiamo video-denunciato e fotografato uno scempio che accade indisturbato, da anni, come si può vedere da www.laterradeifuochi.it. Sembra d’essere su un teatro di guerra. Grosse colonne dense di fumo nero si levano dal suolo. Ricorda il Kuwait quando bruciavano i pozzi di petrolio..
Alcune televisioni hanno cominciato a notare il problema, ma non è bastato. Un’area vastissima (la provincia tra Napoli e Caserta in particolare nelle aree urbane di Scampia, Ponticelli e quelle limitrofe afferenti ai Comuni della provincia di Napoli nord quali Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Arzano, Casandrino, Casoria, Caivano, Grumo Nevano, Acerra, Nola, Marigliano, Pomigliano; dal lato di Caserta ci sono i Comuni di Parete, Casapesenna, Villa Literno, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Aversa, Lusciano, Marcianise, Teverola, Trentola, Frignano, Casaluce) continua a trasformarsi in un immenso “Inceneritore a celle sparse”. Al calar del sole aumentano la loro intensità e bruciano per tutta la notte. Gli incendi sono senza sosta, anche di giorno. Ma quello che accade di notte è indescrivibile. L’aria ormai puzza come un’ intera Terra in putrefazione. Ci sono centinaia di famiglie che sono costrette a chiudersi in casa perché i fumi entrano dentro le abitazioni. Il tutto è documentato dal satellite. Basta un giro nel nostro sito su Google Maps. Abbiamo creato una mappa con il censimento dei luoghi. Tra i rifiuti speciali ci sono colle, solventi e vernici industriali, sfridi di lavorazioni manifatturiere. Dal tessile al calzaturiero, passando per la meccanica, carrozzeria fino alla termoidraulica. Dai fili elettrici alle carcasse di elettrodomestici. Si brucia il micidiale Eternit, carico d’amianto! A farla da padrone, però, sono i copertoni. In altri Paesi vengono riciclati completamente. Qui si bruciano per arricchire dei criminali che avvelenano le nostre vite. Dalle prove raccolte, siamo giunti alle conclusioni che i roghi vengono fatti perché alimentano il mercato dello smaltimento illegale dei rifiuti speciali. E allo stesso tempo quello del recupero illegale di alcuni materiali, dal “pregiato” rame ai metalli comuni come ferro e acciaio.
La Salute, l’ Agricoltura, l’ Immagine, l’ Economia e lo Sviluppo della Campania sono compromessi oltre ogni limite. Oltre alle cave e all’interramento di rifiuti pericolosi, ci sono soprattutto gli INCENDI. A Marcianise dei medici indipendenti stanno lavorando a uno studio clinico in cui viene fuori che alle mamme è consigliato di ridurre l’allattamento al seno. Per la troppa diossina presente nel latte materno. Raffaele Del Giudice, protagonista di Biutiful Cauntri e responsabile di Legambiente Campania, ha dichiarato che le matrici ambientali sono tutte compromesse. Importanti indicatori biologici sono fuori ogni limite di possibile tolleranza. Qualcuno s’è mai chiesto il perché di tutti gli aborti spontanei? E le infertilità maschili, malattie tiroidee, allergie infantili e problemi all’apparato respiratorio? Quando i medici ci visitano, dal tipo di patologia sono in grado di dirci da dove proveniamo. Eppure nessuno ne parla! Perché la spesa sanitaria in Campania è così alta? Tutta mala gestione e ruberia, oppure ci si ammala davvero? Quanti morti ancora dovremmo piangere? Con un piccolo rogo si contamina tutto. L’aria, la falda e porzioni enormi di suolo. Anche a chilometri di distanza. Per le mozzarelle alla diossina hanno fatto le analisi alle bufale. E alla popolazione?
I responsabili non sono persone. Come gli untori nel medioevo, questi folli assassini disseminano peste e veleni in modo subdolo e silente tra tutta la popolazione. A quanti nei momenti critici hanno accusato di latitanza il popolo della Campania, a questi noi rispondiamo con le Istituzioni. Dov’erano e dove tutt’ora sono le Istituzioni ? IL fenomeno avviene da molti anni. E’ scritto nei rapporti Ecomafia, di Legambiente. Ora però grazie a “Gomorra” è come se tutti li avessero letti. Aiutaci a diffondere il sito www.laterradeifuochi.it. Tutti sono chiamati a prendersi cura del proprio territorio con una azione civica di video-denuncia degli scempi ambientali. Basta un cellulare. Siccome con un sol gesto si attenta alla salute di milioni di persone, vogliamo pene severissime per i crimini ambientali.
Siamo un gruppo di giovani sognatori che vuol credere nelle Istituzioni. Queste, però, fanno di tutto per scoraggiare. Abbiamo lanciato appelli anche alle più alte cariche dello Stato. Dal Presidente della Repubblica l’On. Giorgio Napolitano al Presidente del Consiglio in carica, l’On. Cav. Silvio Berlusconi.
Intanto, in questi giorni, tra gli attestati di stima e solidarietà che Roberto Saviano riceve da tutto il mondo politico, qui a Gomorra, lo scempio continua …" Angelo Ferrillo – pres. Associazione La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it

(* I rifiuti speciali sono quelli derivanti da: attività agricole - attività di costruzione, demolizione e scavo - lavorazioni industriali, artigianali, commercianti - attività di servizio, di recupero e smaltimento rifiuti - attività sanitarie - macchinari obsoleti e veicoli a motore dismessi. - (art. n° 7 D. Lgs. 22/97)"



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mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 10:12


Ho trovato la traduzione riguardo il post sotto...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Risparmi tagliagola

In un tentativo di dare impulso all’economia in crisi, il governo dell’Italia si concentra su facili ma imprudenti obbiettivi.

È un periodo oscuro e frustrante per gli scienziati in Italia, di fronte come sono ad un governo che realizza una sua propria filosofia di tagli alla spese. La scorsa settimana decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per affermare la loro opposizione a un progetto di legge per il controllo della spesa pubblica (vedi pag. 840). Se passasse, come si prevede, il provvedimento disporrà di circa 2000 ricercatori precari, che sono l’ossatura degli istituti di ricerca nazionali grossolanamente sottodimensionati - e circa la metà dei quali già vincitori di concorso per posti a tempo indeterminato.
Anche se gli scienziati hanno manifestato, il governo di centrodestra di Silvio Berlusconi, che si è insediato lo scorso Maggio, ha decretato che i bilanci di università e ricerca potrebbero essere usati per puntellare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha messo nel mirino le università. In Agosto, egli ha firmato un decreto che taglia i bilanci delle università del 10% e consente di rimpiazzare solo una su cinque delle posizioni accademiche vacanti. Consente pure alla università di convertirsi in fondazioni private, per procurarsi entrate addizionali. Dato il corrente clima, i rettori delle università credono che quest’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli, e li costringerà ad abolire corsi di laurea con poco valore commerciale, come i corsi di letteratura classica o anche le scienze di base. Questa bomba è scoppiata all’inizio dell’estate ma le implicazioni sono state comprese pienamente solo oggi – troppo tardi, visto che il decreto sta per essere convertito in legge.
Nel frattempo, il ministro per l’istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, ha taciuto su tutte le questioni correlate al suo ministero, eccetto le scuole secondarie, ed ha consentito che maggiori e distruttive decisioni governative venissero applicate senza sollevare obiezioni. Ella ha rifiutato di incontrare ricercatori ed accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le politiche che sembrano richiedere il loro sacrificio. Ella non ha neppure delegato un sottosegretario per farsi sostituire in questo compito.
Le organizzazioni scientifiche interessate dal progetto di legge sul bilancio pubblico, sono state invece ricevute da Renato Brunetta, ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione,. Brunetta conferma che poco si può fare per fermare o cambiare il progetto – anche se esso è ancora in discussione nelle commissioni parlamentari, e non è stato votato da entrambe le camere, In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha anche apostrofato i ricercatori capitani di ventura, cioè i mercenari avventurieri del Rinascimento, dicendo che dar loro posti di lavoro permanenti sarebbe “un po’ come ucciderli”. Questo stravolge una istanza che i ricercatori gli hanno spiegato – cioè che la base scientifica di ogni paese richiede un rapporto virtuoso fra i numeri dei lavoratori permanenti e temporanei, con quest’ultimi (come gli assegnasti post- dottorato) che circolano fra solidi, ben equipaggiati, permanenti laboratori di ricerca. In Italia, come gli scienziati hanno cercato di dire a Brunetta, questo rapporto non è virtuoso.
Il governo Berlusconi può pensare che queste misure draconiane di bilancio sono necessarie, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono imprudenti e miopi. Il governo ha trattato la ricerca solo come un’altra spesa da tagliare, quando nei fatti essa dovrebbe essere vista come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. In verità, l’Italia ha già abbracciato questo concetto firmando nel 2000 il trattato di Lisbona dell’Unione Europea., nel quale gli stati membri si impegnavano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese membro del G8, ha una delle più basse spese per R&D nel grupo – a circa l’1,1%, meno di metà di quelle di paesi confrontabili come la Francia e la Germania. Il governo dovrebbe considerare ben più dei guadagni a breve termine portati mediante un sistema di decreti reso facile da ministri compiacenti. Se esso vuole preparare un futuro realistico per l’Italia, come dovrebbe, non deve rifarsi ad un passato lontano, ma capire come la ricerca funziona oggi in Europa.


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mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 10:09


Per chi sa l’inglese... Io non commento.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Editoriale della rivista nature

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mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 09:58


Il tetrapak NON è riciclabile.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ un materiale termoaccoppiato (non separabile manualmente) di
CartaAlluminioPlastica fuse insieme. Troppo energivoro nella produzione e troppo energivoro nello smaltimento.

"Riciclarlo" serve solo a Tetrapak per ottenere tre sottoprodotti
(a marchio...) per fare pubblicità che loro "proteggono la bontà, e l’ambiente".
Questo "riciclaggio" serve a Tetrapak per fare greenwashing e dare ai bambini che visitano incontri come Ecomondo i loro sottoprodotti energivori tipo "marelene" (una sottospecie di carta).

Proteggono solo i propri interessi.
Il tetrapak è un materiale da anni 70 pensato per l’usa&getta, che
va tolto dal commercio e RIprogettato. Non ce lo possiamo (più?)
permettere, in Germania col "dual system" pagano tasse molto più
alte rispetto a imballaggi monomateriale, facilmente riciclabili.

In Italia invece è un materiale perfetto per i cancrovalorizzatori.

Roberto Pirani
Esperto in gestione (e riduzione!) materiali post utilizzo
www.buonsenso.info

A partire da lunedì 12 novembre 2007, l’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato ha attivato uno speciale numero verde
gratuito (800166661) per i consumatori che volessero segnalare
presunti casi di pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevole e occulta.
In alcuni Comuni che praticano il porta a porta, gli scarti di tetrapak vengono fatti conferire insieme a plastica-vetro, oppure
insieme alla carta contaminandoli (con la presenza stessa che richiede una separazione ulteriore in impianti) e contaminando i materiali facilmente riciclabili coi residui di liquidi, se ogni cittadino non è molto attento e molto informato.

Chiediamo che il gestore del porta a porta sconsigli sempre l’acquisto del tetrapak, e se proprio lo si acquista, lo si conferisca nel bidone del "secco residuo" come merita. In questo modo si può premere sull’azienda perchè riprogetti questo contenitore, e lo renda davvero facilmente riciclabile, oppure faccia (almeno) come tutti gli altri:
o vetro
o plastica
o alluminio.
Meglio ancora il vetro a rendere.
Siamo nel 2008, il petrolio sta finendo.
Non siamo nel 1970.


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martedì 21 ottobre 2008 - ore 22:27


Rifkin: "Roma ha sbagliato rotta, solo il business verde ci può salvare"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


di ANTONIO CIANCIULLO

"La posizione del governo italiano rischia di trascinare l’Europa verso l’abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c’è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro". Jeremy Rifkin, il teorico americano della nuova Europa, guarda a Bruxelles come all’unico motore capace di trainare il mondo fuori dal pantano della grande crisi.

L’Italia sostiene che il costo della battaglia per la stabilizzazione del clima è troppo alto, che la difesa dell’ecologia affonda l’economia.
"E’ vero esattamente il contrario: solo il green business è in grado di far ripartire l’economia perché non siamo di fronte a una difficoltà congiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta è peggio: a llora c’era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Però un’analogia con il 1929 c’è ed è fondamentale perché dà il segno del tempo che viviamo. Il ’29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l’elettricità. E’ stata una rivoluzione profonda che ha causato grandi sommovimenti sociali e la seconda guerra mondiale".

Stavolta cosa sta cambiando?

"Stiamo passando dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Quello che si è appena aperto è il secolo di Internet e dell’energia dolce prodotta nei quartieri, nelle case. Passiamo da un modello centrato sulle autostrade a uno centrato sulle superstrade dei bit. Non comprendere il senso di questo cambiamento significa esserne tagliati fuori".


Questa crisi mette paura, tende a rallentare lo slancio.

"Chi deve saltare e si ferma a metà del salto in genere fa una brutta fine. La seconda rivoluzione industriale è arrivata a fine corsa, al capolinea. Per ripartire ci vuole visione del futuro".

Il governo italiano sottolinea la necessità di difendere i posti di lavoro, di non esporre i bilanci industriali a investimenti onerosi.

"Ma le conoscono le proiezioni? In Europa le fonti rinnovabili creeranno un milione di nuovi posti di lavoro. Senza calcolare la crescita negli altri pilastri della terza rivoluzione industriale: l’edilizia avanzata, l’idrogeno, le reti intelligenti".

Quindi lei considera irrinunciabile l’obiettivo 20, 20, 20?
"Il più convinto sponsor di questa strategia è il commissario europeo all’industria, qualcosa vorrà dire... Questo obiettivo è la spinta che può far ripartire l’economia globale, rinunciare vuol dire condannare il mondo a una recessione violenta. E in questa partita l’Europa ha già una posizione di leadership. Non sono stati gli Usa, non è stata la Cina, non è stata l’India, non è stato il Giappone a imporre sullo scenario mondiale il legame tra la battaglia per la difesa del clima e l’innovazione tecnologica".

Investire tanto sul futuro non significa trascurare il presente?

"Bisogna adottare la strategia del doppio binario perché una transizione energetica come quella che stiamo vivendo richiede decenni. Da una parte si fa i conti con quel che c’è: bisogna minimizzare i danni degli impianti a combustibile fossile e delle centrali nucleari. Dall’altra servono massicci investimenti pubblici e privati per spingere verso le rinnovabili, l’idrogeno, le costruzioni avanzate, le reti intelligenti".

lusconi si è fatto interprete di umori largamente diffusi nel mondo industriale.
"Quale mondo industriale? Durante le stagioni del cambiamento ci sono sempre i nostalgici, quelli che rimpiangono il vecchio. Difficilmente sono loro a guidare il nuovo. Il 24 ottobre a Washington abbiamo organizzato una riunione a cui parteciperanno 60 presidenti, amministratori delegati e leader delle più importanti industrie a livello globale nei settori strategici: le fonti rinnovabili, l’edilizia avanzata, i trasporti a basso impatto ambientale, le reti intelligenti".

Qual è l’obiettivo?

"Si creerà un think tank per mettere a fuoco la strategia necessaria a dare respiro alle politiche ambientali legando la difesa degli ecosistemi alla crescita economica. Dobbiamo misurarci con i prossimi appuntamenti internazionali sul clima: l’imminente conferenza di Poznan, in Polonia, e quella del 2009 a Copena ghen. Serve un nuovo approccio: non più solo target in negativo ma obiettivi in positivo. Non solo dire a ogni paese quanto deve tagliare le emissioni, ma chiedere a ognuno di realizzare una certa quantità di case super efficienti, di centrali rinnovabili, di celle a combustibile, di trasporti avanzati. In questa prospettiva stare fuori dalla scommessa sul clima significa stare fuori dall’economia vincente".




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martedì 21 ottobre 2008 - ore 09:11


Carceri palestinesi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ISRAELE / 20-10-2008
NELLE PRIGIONI ISRAELIANE CI SONO 11.700 PALESTINESI, TRA I QUALI ANCHE 274 MINORI E 88 DONNE. E LA TUTA DEL DETENUTO PASSA DAL MARRONE ALL’ARANCIONE, COME PER I PRIGIONIERI DI GUANTANAMO


Prigionieri palestinesi con tute arancione: come già accade nel famigerato carcere americano di Guantanamo.

La direzione delle prigioni israeliane impone ai detenuti palestinesi nuove forme di punizione e umiliazione, ma l’ultima "novità" adottata è veramente tra le più angoscianti: il colore della divisa dei prigionieri passerà dal marrone scuro all’arancione, nello stile del famigerato carcere statunitense di Guantanamo. Oppure, in quello altrettanto crudele dei condannati nel braccio della morte nelle carceri americane.

Nelle prigioni israeliane sono rinchiusi 11.700 palestinesi, tra cui 274 minori e 88 donne.

Abdelnaser Farawneh, esperto in "diritti dei prigionieri politici palestinesi", ha affermato che la decisione israeliana di imporre la divisa arancione "è ingiusta e dannosa per il movimento nazionale e per le lotte dei detenuti, perché è un nuovo modo di opprimere e umiliare".

I prigionieri hanno minacciato di avviare un periodo di lotte per affrontare tale nuovo abuso israeliano.

La storia del colore arancione risale all’anno 1967, a seguito dell’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, quando le forze israeliane imposero ai detenuti le divise arancioni. Negli anni ’80 venne sostituito dal marrone e dall’azzurro.

Il colore arancione: "tortura psicologica per associazione". Parlano gli esperti. In un’intervista con il nostro corrispondente, il dott. Fadel Abu Hein, psicologo, ha spiegato: "In generale, i colori hanno degli effetti sulla psiche delle persone. Questa scelta peggiorerà la vita dei detenuti. Parlo in base ad un’esperienza personale nelle prigioni israeliane: ci si sente forzati in tutto, anche nel mangiare e nel bere. Si tratta di interferenze nella volontà dell’uomo".Anche Saber Abu Karsh, direttore dell’associazione Waed per la Difesa dei Detenuti, ha confermato che "l’arancione disturba psicologicamente i cittadini incarcerati, perché è il colore usato per i criminali e per i condannati a morte".

Egli ha aggiunto che la direzione delle prigioni israeliane "studia tutti i mezzi per nuocere ai detenuti. Il più noto è l’installazione di telecamere in ogni angolo".

I nuovi aguzzini. Per secoli, gli ebrei hanno sofferto crudeli persecuzioni. Durante il periodo nazi-fascista, erano rinchiusi in campi, in Europa, isolati dal resto degli abitanti, costretti a indossare vestiti e distintivi di riconoscimento.con una riga fosforescente di 10 centimetri sul petto e sulla schiena, e un’altra sui pantaloni intorno alle gambe. Questa divisa rende chi la indossa un facile obiettivo...".

Ora, sottolineano i detenuti, "siamo costretti anche noi ad indossare camicie

Abu Hein continua: "Per le autorità di occupazione, il colore arancione ha un senso particolare: è lo stesso ’colore di condanna’ imposto agli ebrei in Europa. Esso è un mezzo attraverso il quale tentano di umiliare e di opprimere i detenuti" - detenuti politici e non criminali comuni.Nuova Guantanamo. La prima cosa che viene in mente, quando si vede questo colore arancione, sostengono le persone intervistate da Infopal, è la prigione americana di Guantanamo, dove sono imprigionati i “terroristi”.Farawneh e Abu Karsh affermano: "L’imposizione dell’arancione ai detenuti palestinesi, significa volerli assimilare ai criminali che meritano la morte. L’uso del colore aranc ione rafforza nell’opinione pubblica internazionale la convinzione che chi lo indossa è un criminale o terrorista, come l’America definisce i detenuti di ’Guantanamo’, che ’non devono essere trattati come prigionieri di guerra, ma come assassini’".

Farawneh prevede una sommossa dei detenuti in tutte le prigioni israeliane contro l’applicazione di questo nuovo abuso, mentre Abu Hein immagina una violenta operazione punitiva da parte delle forze israeliane. Insomma, ancora ingiustizie, feriti e morti sotto lo sguardo indifferente della comunità internazionale.



Adriana Sabbatini






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martedì 21 ottobre 2008 - ore 00:27


scordavo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LE ESALAZIONI della pittura con cui avete appena riverniciato il cancello, i fumi dell’arrosto del barbecue, il profumo fresco emanato dagli alberi: queste tre semplici percezioni hanno qualcosa in comune. Inquinano. E lo fanno sul serio, molto più dei gas di scarico delle automobili. Strano pensare che un albero rappresenti un danno per l’ambiente, eppure è così: a dirlo è uno studio dell’Università di Boulder, in Colorado, condotto dal ricercatore Kenneth Docherty, specializzato in chimica atmosferica. Docherty ha definito queste insospettabili fonti di inquinamento "secondary aerosols", e per studiarle ha analizzato alcuni campioni dell’aria di Riverside, una cittadina ad est di Los Angeles, famosa per avere un cielo piuttosto grigio.

Il distinguo tra fonti di inquinamento di primo e secondo livello si basa sulla capacità delle particelle di combinarsi con altri elementi e cambiare composizione e pericolosità. Le sostanze che contengono carbonio, come il gas di scarico della macchina, sono considerate di primo livello, ma l’aria pullula di altre microparticelle che, pur inizialmente innocue, a contatto con altre reagiscono in modo dannoso. Gli stessi scienziati non sanno ancora quantificare il loro peso sull’inquinamento progressivo del pianeta. "Sono sicuro, però - spiega Docherty - che le emissioni secondarie inquinino più dei gas di scarico delle macchine. Purtroppo tutte le misure anti-inquinamento utilizzate finora non tengono conto di queste fonti e agiscono solo sulle primarie: ma le auto sono l’ultimo anello della catena di veleni che ammorba l’atmosfera".

I dati raccolti da Docherty e dai suoi colleghi nella cittadina californiana non lasciano dubbi: circa l’80% delle sostanze inquinanti che soffocano Riverside deriva da reazioni gassose, vale a dire da quei "secondary aerosols" prodotti da solventi, detersivi, dai profumi che usiamo la mattina per farci belli prima di andare a lavorare. Persino un’operazione banale come la pulitura a secco di un vestito produce gas di secondo livello, con gran delusione di tutti quelli che credono, risparmiando una lavatrice, di fare un favore all’ambiente. La loro incidenza è tale che persino nelle ore di punta del traffico, quando cioè il livello di inquinamento automobilistico raggiunge il picco più elevato, oltre la metà dell’aria è comunque contaminata da gas di fonti secondarie.

Alcuni sono prodotti da materiali organici, quindi non immediatamente nocivi, ma capaci di combinarsi nell’atmosfera con altre microparticelle e formare cocktail inquinanti. Basti pensare a una grigliata o al profumo degli alberi, ma l’elenco può espandersi a tutti gli aromi prodotti quotidianamente dalla lavorazione di materiali naturali. Queste sostanze si chiamano propriamente "voc", composti organici volatili, perfetti per l’ossidazione. Hanno un diametro medio pari a 2,5 micron, meno di un decimo di quello di un capello umano. Una caratteristica che le rende ancora più pericolose, perché in grado di insinuarsi nei polmoni in modo soffocante, provocando asma e altri disturbi respiratori.

Test simili erano già stati condotti nel 2002 a Città del Messico e nel 2006 a Pittsburgh, con risultati analoghi. E’ la prima volta, però, che gli scienziati riscontrano nell’aria una percentuale così alta di queste sostanze. Lo scarico delle automobili non sarà certo una boccata d’aria pulita, ma non è l’unico responsabile del nostro cielo grigio.

(2 ottobre 2008)

quindi, attenti quando annusate i fiori o vi godete il profumo del fieno appena tagliato...

e poi la gente pensa ai soldi e alle minchiate che questi pseudo politici promettono e non si curano del fatto che la loro pubblicità è su questi stessi giornali...

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lunedì 20 ottobre 2008 - ore 20:17


Ma in che paese siamo???
(categoria: " Vita Quotidiana ")


1) scopro che si regala il petrolio italiano alla turchia per 20 dollari a barile e lo si ricompra a prezzi di mercato;
2) scopro che i rifiuti che secondo la stampa (non certo informazione) italiana vengono mandati in germania (pagando i tedeschi) per essere inceneriti, in realtà vengono differenziati e rivenduti all’italia;
3) un oncologo (medico che studia i tumori, nel caso specifico sponsorizzato da philip morris, eni, veolia) assicura che incenerire i rifiuti non comporta alcun danno per la salute. Ma l’incenerimento deve avvenire in luoghi appositamente costruiti, che costano milioni di euro.
4) il presidente della repubblica, oltre a firmare leggi vergognose, dice a tutti colossali minchiate: i termovalorizzatori (parola che nella lingua italiana non esiste, è sempre bene ricordarlo) risolvono i vostri guai
5) infine, una squadra di governo prona al capo di governo e ai voleri degli industriali, che capeggiano una fila di stati formata da bulgaria, romania, lettonia, polonia e amici nel chiedere alla commissione europea di vedere al ribasso le quote di riduzione delle emissioni di merda che costantemente vomitiamo nell’ambiente.

Se le cose non cambiano con il manico che metto al mondo un figlio.

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domenica 19 ottobre 2008 - ore 10:27


Riaperta l’AIA per la centrale ENEL a carbone di Civitavecchia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


TVN è stata accesa in pompa magna e l’autorizzazione? I cittadini presentano un esposto in procura



Presentato un esposto alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Civitavecchia, per verificare se nell’avvio della centrale ENEL di Torre Valdaliga Nord "ricorrano ipotesi di reato o comunque violazioni di legge e, in caso affermativo, procedere all’emissione di provvedimenti anche di natura cautelare ed alla sospensione della fase di avvio della centrale di TVN, a tutela della salute della popolazione e dell’ambiente, per ripristinare la legalità eventualmente violata". Termina così l’esposto alla Procura di Civitavecchia, al Prefetto di Roma, ai Ministeri interessati (Ambiente e Sviluppo Economico) al Roan e al Noe, presentato dai rappresentanti dei cittadini di vari comuni inquinati raccolti nei Comitati dei Cittadini Liberi e nel Movimento No-Coke Alto Lazio. Tra i firmatari dell’esposto anche il delegato all’ambiente dell’Amministrazione Comunale di Ladispoli.

Al centro dell’esposto il fatto che “la centrale di Tvn è stata autorizzata dal decreto unico (55/2003) che non contiene in alcuna parte misure relative alla fase di avvio” avvenuta lo scorso 26 giugno 2008.

Nel procedimento unico autorizzativo (55/2003) erano comprese tutte le autorizzazioni, tra cui l’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), fino a quando non è stata recepita dall’Italia la direttiva comunitaria 96/61/Ce. Il recepimento è avvenuto con il decreto 59/2005, che individua gli impianti soggetti all’ autorizzazione integrata ambientale e disciplina le misure per le fasi diverse dall’esercizio e cioè avvio, emissioni fuggitive, arresto, ecc. Sono soggette all’AIA le "centrali termiche e gli impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW" e quindi l’obbligo è scattato per la centrale di TVN a Civitavecchia. Pertanto l’autorizzazione integrata ambientale per Tvn, a partire dal 2005, non è più ricompresa nel decreto del 2003; non è più valida e deve essere rivalutata rispettando la legge. Così nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente (http://aia.minambiente.it/impiantiperterritorio.aspx?t=1&id=12) ha iniziato "il riesame del procedimento unico autorizzativo di Tvn in riferimento all’Aia, inserendo peraltro l’esposto firmato dai rappresentanti dei comitati cittadini e dal delegato all’Ambiente del Comune di Ladispoli tra le osservazioni pervenute.



Comitato dei Cittadini Liberi

Movimento No Coke Alto Lazio

nocoketarquinia

cittadini liberi







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