“Addio” è una parola immensa e difficile, a volte la diciamo per necessità e forse non badiamo tanto ad essa e non pensiamo alla sua potenza, ma quando è il cuore a suggerire questa parola e la mente a comporla, quando le lacrime bagnano le labbra di chi la pronuncia e serra quelle di chi la riceve, quando un attimo diventa una vita...
in quel momento in quei pochi secondi necessari alla pronuncia,capiamo la vera natura di questa parola.
Non usate questa parola senza la mente, non usate questa parola senza il cuore !
Ora provate a sostituire in lettere “addio” in “ti amo”.
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martedì 6 giugno 2006 - ore 13:12
HO BISOGNO DI STARE UN PO DA SOLA
(categoria: " Riflessioni ")
Gli americani lo chiamano “me-time” voi chiamatelo come volete, resta il fatto che tutte noi abbiamo bisogno di starcene a volte, sole con noi stesse. Stare sole bello, no? Perché quando si parla di starsene da sole si pensa sempre a qualcosa di negativo? Stare sole è un’esigenza che moltissime donne sentono (se è per questo anche gli uomini) e che spesso per vari motivi non riescono a soddisfare, il lavoro, la convivenza con il partner, magari i figli….fatto è che praticamente sempre, quando abbiamo bisogno di starcene un po’ da sole, non ci riusciamo.
“stare sola a fare cosa?” ci si sente dire “a farmi gli affari miei!” viene da rispondere, ma poi ci si morde la lingua.
Eppure la solitudine a volte è una cosa che ci manca – quasi fisicamente – e non riusciamo a conquistarla. La vita di oggi non ci lascia spazi, assorbite come siamo dal lavoro, lo studio, gli impegni sociali….
L’elogio della solitudine, proprio fare l’elogio della solitudine, di quei momenti in cui siamo sole con noi stesse, possiamo dedicarci ai nostri pensieri, al nostro corpo, ai nostri hobby. Vogliamo farne l’elogio e al tempo stesso incoraggiare le nostre lettrici a ritagliarsi il proprio spazio, quei momenti nella giornata, o nella settimana, in cui nessuno può entrare, nessuno!
Non è difficile, basta volerlo, e basta volerlo, e basta far capire a chi ci si sta vicino (è questa forse la cosa più difficile) che il nostro voler stare sole per qualche momento non è un rifiuto dell’altro, non è il segno che qualcosa non va come dovrebbe, è solo un’esigenza che spesso ci viene negata, o peggio ci neghiamo da sole, per paura di chissà che cosa……
Un po’ di “me-time” non ha mai fatto male a nessuno, se ne sentite l’esigenza non reprimetela, parlatene con il vostro partner, con la vostra famiglia, le colleghe, le amiche, fate loro capire quanto sia importante per voi poter stare qualche volta in beata solitudine, andare a fare lo shopping da sole, dal parrucchiere da sole, stare in casa a leggere un libro da sole (magari evitate di andare al ristorante da sole, non vi capirebbero mai!) e prendetevi il tempo che vi serve senza preoccuparvi delle pressioni che immancabilmente arriveranno da varie parti…..
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mercoledì 31 maggio 2006 - ore 12:32
Bon Ton a tavola
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La buona educazione si vede soprattutto a tavola.
Purtroppo molte cose che ci sembrano ovvie, non lo sono per tanti. Per questo motivo qui di seguito troverete delle semplici indicazioni che vi permeteranno di stare a tavola seguendo le giuste regole del bon ton.
Ben vengano altri suggerimenti!
Assolutamente proibito: tenere il cellulare acceso, usare gli stuzzicadenti, masticare il chewing gum e fumare.
Evitare di dire "Buon Appetito".
Sedetevi con naturalezza ma rimanendo sempre diritti e mai seduti come se foste su una sedia a sdraio!
In un pranzo importante e formale, sedetevi dopo che lo ha fatto la padrona di casa e aiutate la vostra vicina a sedersi, accostandole la sedia.
In una cena fra amici dovrebbe vigere lo stesso principio, ma tutto è più informale.
Non iniziate comunque a mangiare prima che tutti siano stati serviti.
Una volta seduti, non si utilizza il tovagliolo per pulire posate e bicchieri, né si esaminano in controluce,appoggiate il tavogliolo sulle gambe e mai intorno al collo o infilato nel colletto della camicia. Alla fine del pasto lo si riappoggia, prima di alzarsi, alla sinistra del piatto, senza ripiegarlo.
Non tenete mai i gomiti o un avambraccio appoggiati sul tavolo. Stando seduti dritti vi sarà naturale appoggiare le mani chiuse a pugno, a destra e a sinistra del piatto.
Va bene anche tenere le mani incrociate di fronte al piatto.
Mai stendervi sulla sedia con le braccia incrociate dietro alla nuca!
Quando mangiate, portate il cibo alla bocca con la forchetta o il cucchiaio.
Mai con il coltello!
Fatelo però non appoggiandovi su di un braccio.
Con le mani potete solo mangiare il pane, alcuni molluschi ( ostriche, vongole, ecc.) e alcuni tipi di verdura e frutta (asparagi, banane, ciliegie, ecc).
Evitate di fare la scarpetta (assolutamente proibita in occasioni formali)...ma è così buona! Potete farla infilzando il pezzo di pane con la forchetta oppure usando solo due dita e non l’intera mano.
Si mastica con la bocca chiusa, senza fare rumore(solo in Cina è buona creanza farlo!) e ovviamente evitando di parlare con la bocca piena.
Prima di bere, ci si pulisce la bocca con il tovagliolo: non strofinandolo da un lato all’ altro della bocca ma appoggiandolo con delicatezza sulle labbra.
Bere poi a piccoli sorsi e non tutto d’un fiato e con la bocca piena.
Evitate di lasciare il cibo nel piatto e, finito di mangiare, appoggiate il coltello e la forchetta sul piatto perpendicolari a voi: mai spingere il piatto vuoto verso il centro del tavolo.
Quando si leva un brindisi in onore di qualche invitato non è segno di buona educazione astenersi: se siete astemi sfiorate appena il bicchiere con le labbra, ma partecipate ugualmente al brindisi per non offendere il festeggiato.
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giovedì 25 maggio 2006 - ore 12:47
Tu che mi dai il profilo buono - Ligabue -
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Tu che mi dai il profilo buono
tanto ti scappa tutto il resto
come fai presto a essere chi sei
a non cambiare
tu che ti giri sul tuo seno
mentre mi chiedi del futuro
e io ti rispondo solo quel che sai
cioè: "non si sa mai"
giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
tu che mi dai il profilo buono
mentre fai finta d’incantarti
vuoi che ti guardi e io ti guarderò
ma dentro e fuori
eccoti il mio profilo buono
spero che sia un profilo onesto
ci sono troppe cose che non so
e che scoprirò
giorno per giorno
sempre ballando
non prendere mai questa vita
nè poco nè troppo sul serio
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
giorno per giorno
sempre saltando
il cielo non tiene
la terra decide che siamo pesanti
vento per vento
a favore oppure contro
cosa c’è di male in fondo
a vivere?
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giovedì 18 maggio 2006 - ore 11:33
linnamoramento
(categoria: " Amore & Eros ")
l’innamoramento sia uno sconvolgimento emotivo che coinvolge anche il corpo. Non ha nulla di razionale, non è una scelta. Una persona, per motivi a noi sconosciuti, diventa il centro del nostro mondo. Nulla ci interessa di più di lui/lei, lo idealizziamo, non ne vediamo i difetti. Siamo disposti a grossi cambiamenti, scopriamo in noi grandi energie, scopriamo un “nuovo mondo” e vi ci perdiamo. Siamo mossi dalla passione. Ma l’innamoramento dura solo per un breve periodo, trascorso il quale si torna con i piedi per terra.
L’idealizzazione cessa, del partner si notano i difetti, i limiti, la passione si attenua o cessa. In questo momento cruciale due sono le possibilità: il rapporto finisce, oppure si trasforma. Nel secondo caso, che è quello che qui ci interessa, la relazione si caratterizza con l’affetto reciproco, la stima, la fiducia, la progettualità. Al nostro compagno/a vogliamo bene, e passiamo dall’innamoramento all’essere innamorati.
Molte persone confondono l’iniziale e passeggero innamoramento con il più duraturo stato dell’essere innamorato (cfr. E. From).Vorrei insistere su questo punto. Io non credo che si passi dall’innamoramento all’amore, ma dall’innamoramento all’essere innamorati. In inglese si distingue tra “to fall in love” e “to be in love” , anche in francese si dice “tomber amoureux”, cioè “cadere in amore” e questo ben rende l’idea di come l’innamorarsi sia un cadere, senza possibilità di fuga, nella rete dell’altro! Ma il termine “to be in love” indica una fase successiva in cui, dopo essere “caduti”, si “è in amore”.
Ora, io ritengo che l’essere innamorati, vada distinto dall’Amore che è qualcosa di sublime e molto spirituale. Anche quando una relazione supera la fine dell’innamoramento, ciò che subentra è l’affetto per l’altro, il volersi bene, non necessariamente l’Amare. Il “to be in love”, l’essere innamorati, è ciò che caratterizza quasi tutti i rapporti, anche quelli duraturi, che possono sfociare nel matrimonio e nella cura dei figli e che concernono l’attaccamento. Grande è la progettualità, l’aspettativa del futuro.
Nella maggioranza dei casi, però, si tratta di una unione il cui scopo è quello di trovare un rifugio, è spesso un modo per sfuggire alla solitudine. Questo, che erroneamente chiamiamo “amore”, scaturisce da un bisogno: il bisogno di essere amato. E’una forma di egoismo in cui il principale obiettivo è essere amato e non amare. Si tratta, spesso, di un “amore” immaturo, interessato, a volte nevrotico. Ciò che si cerca, inconsapevolmente, è protezione, assistenza, conforto, aiuto, compagnia, rifugio alla solitudine.
Le variabili di questo tipo di “amore” sono infinite. Vi sono forme “malate” e altre più “sane”. Ma tutte sono caratterizzate dall’interesse, dalla ricerca di un riparo, dalla soddisfazione di propri bisogni. E’ un egoismo a due. Non intendo, sia chiaro, esprimere un giudizio morale. La mia intenzione è, piuttosto, quella di concentrare l’attenzione sull’Amore effettuando un distinguo netto. Ciò che tenterò di descrivere, travalica il biologico e lo psicologico per entrare nella sfera spirituale.
Cominciamo con il dire che, mentre l’innamoramento è assolutamente irrazionale e l’essere innamorati è per lo più caratterizzato dall’inconsapevolezza, l’Amore è una scelta. Non per nulla From parla di “arte” di amare, perché amare non è un istinto, non è un insieme di emozioni incontrollabili, ma è un’attività, un’arte, appunto, che implica una scelta, un atto di volontà.
E’, tuttavia, una scelta che si può compiere solo se si sono acquisiti determinati presupposti legati alla maturità psicologica dell’essere umano. Maturità che, purtroppo, in pochi raggiungono come chiarirò più avanti. La “conditio sine qua non” è il superamento dell’egoismo. Solo così l’amore è amore dell’altro e non più bisogno. Superare l’egoismo non significa non amare se stessi. Al contrario!
Per amare gli altri dobbiamo amare noi stessi, e un primo passo è l’accettazione di sé, l’autostima. Sugli altri “proiettiamo” ciò che è in noi, quindi come posso “proiettare” amore se non mi amo? Il vero amore è disinteressato. Per fare “il salto” occorre che io sia pieno di amore per me stesso, che non abbia più bisogno inteso come dipendenza, che non cerchi negli altri il rifugio, la protezione. Solo se si è raggiunta tale maturità psicologica si può amare davvero, poiché non si prende, ma si dà disinteressatamente. Anzi, amare l’altro dà gioia. A partire da questo concetto d’Amore per il proprio partner, il passo è breve verso il concetto di Amore universale.
Potenzialmente ogni essere umano può raggiungere la maturità psicologica. Affinché ciò avvenga, però, occorre che si verifichino determinate condizioni. Va subito detto che tali condizioni nella nostra società raramente si presentano. La nostra società è centrata sull’Io, esalta il Sé conducendo all’individualismo. Essendo l’individuo il centro del mondo, tutto ruota attorno a lui, ciò che conta è la gratificazione del proprio ego. L’accento è posto sull’affermazione di sé e la vita ha come fine se stesso.
Va da sé che è estremamente difficile e raro sviluppare una personalità matura, capace di accettazione e attenzione per l’altro. Se durante la propria crescita la persona non ha esempi di amore disinteressato e di altruismo, è molto difficile che riesca a portare il proprio sviluppo psicologico al di là dell’autoaffermazione e dell’autocentratura. Affinché si arrivi alla maturità, è indispensabile che l’individuo possa interiorizzare esempi di Amore, di dedizione all’altro, in modo da imitarli e assumerli come propri.
A questo punto non disperiamo! Anche se non abbiamo acquisito queste caratteristiche siamo ancora in tempo. Come ho detto, l’amore è una scelta, implica volontà. Possiamo ancora scegliere di dedicarci a quest’arte sublime e acquisire la capacità di Amare. Sta a noi effettuare una scelta morale, cercando modelli a cui identificarci. Occorre un atto di volontà e molta fatica, poiché il modello va imitato e nella quotidianità va attuato l’interesse per gli altri, va praticata la dedizione all’altro.
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martedì 16 maggio 2006 - ore 10:05
Non celare il segreto del tuo cuore -Rabindranath Tagore
(categoria: " Poesia ")
Non celare il segreto del tuo cuore,
amico mio.
Dillo a me, solo a me, in segreto.
Tu che sorridi tanto gentilmente,
sussurralo sommessamente,
il mio cuore l’udrà,
non le mie orecchie.
La notte è fonda,
la casa è silenziosa,
i nidi degli uccelli
son coperti di sonno.
Dimmi tra lacrime esitanti,
tra sorrisi titubanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore!
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martedì 9 maggio 2006 - ore 10:49
Gelosia
(categoria: " Amore & Eros ")
Dubbio, sospetto, invidia: la gelosia é un sentimento di esclusivismo totale, la reazione ad un complesso di inferiorità, una forma di autoritarismo, di imposizione, una dimostrazione di povertà interiore che scatena ossessioni, rivalità, paura di essere ingannati.
Può presentarsi sporadicamente, in particolari circostanze, oppure diventare il tratto essenziale del carattere. Disturba e rovina i legami sentimentali e professionali, le relazioni interpersonali e di parentela.
La gelosia si accompagna sempre a sentimenti di insicurezza, e linsicurezza affettiva spinge spesso allinfedeltà, indotta proprio dal sospetto che anche il compagno possa essere infedele o comunque diventarlo.
Le persone gelose sono generalmente infelici, non tanto perché insoddisfatte del loro rapporto, quanto perché é proprio la gelosia a rendere difficoltoso il rapporto stesso. Nonostante ciò, ogni persona gelosa si sente molto legata al partner, riesce poco e male a mascherare la gelosia che, rispetto alletà, é sentita in maggior misura dai più giovani.
La gelosia é determinata da un senso di dipendenza che si accompagna alla sensazione di non essere adatti alla persona amata: il legame viene ritenuto allora molto fragile e si teme che possa essere troncato dalla comparsa di un rivale.
Gli uomini e le donne vivono diversamente la gelosia ed il loro comportamento, pur simile in molte occasioni, appare differente. Comunque la gelosia é provata quasi in ugual misura da entrambi i sessi, ma sembra che la sofferenza sia sentita con maggiore intensità dalle donne che dagli uomini; difficilmente tuttavia una donna interrompe un rapporto sentimentale dopo un presunto o reale tradimento, al contrario degli uomini che sono più inclini a farlo. Pertanto, se un uomo ritiene di avere un rivale attraente, cercherà altre relazioni per avere conferma del suo prestigio (per riconquistare lautostima danneggiata); nella stessa situazione, la donna eviterà qualsiasi comportamento che possa ulteriormente danneggiare la relazione già in crisi (reprimendo lorgoglio, si sforza al massimo per ritrovare lamore invece di rinunciarvi).
E però la donna che più tenta di fare ingelosire il proprio partner adottando intenzionalmente varie strategie, tutte con lo scopo di tenerlo sulle corde e comunque più vicino: in questo modo ha la rassicurazione circa l’amore dell’amato.
Tutto il meccanismo della gelosia ruota intorno al meccanismo del possesso. Ma un conto é dire la mia automobile e unaltro é dire il mio ragazzo: lautomobile è mia perché l’ho comperata, il ragazzo è mio perché l’ho conosciuto al mare e dopo un breve corteggiamento abbiamo fatto l’amore in spiaggia. Ma il tempo passa. Il possesso dell’automobile, una volta acquistata, non me lo contesta più nessuno. Il possesso del ragazzo dopo quella notte in spiaggia invece è ben lungi dall’essere acquisito: può darsi che un bel giorno scopri che il ragazzo non sia più tuo.
Se temi che ti possano rubare lautomobile ti premunisci con un buon antifurto, ma se hai paura che il sorriso dell’amato si spenga per te per riaccendersi per una rivale più bella di te, cosa fai (sopratutto se non puoi fare appello a risorse che non riesci a vedere in te)? Un metodo é cercare continuamente la rassicurazione circa l’amore dell’amato facendolo ingelosire con accurate messeinscene perché guai se questi si accorge che la domanda di mercato volge allo zero: nessuno investirebbe in una cosa completamente insignificante per la bramosia altrui.
Questa consapevolezza fa la crescente fortuna dei chirurghi estetici: il corpo effettivamente può avvicinarsi alle caratteristiche di un oggetto da possedere. La mente difficilmente può essere posseduta totalmente da un’altra persona.
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mercoledì 3 maggio 2006 - ore 12:37
Timidezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La timidezza è un disturbo che paralizza lazione ancora prima che essa venga compiuta in presenza degli altri.
Le sue origini sono piuttosto complesse; può riconoscersi in essa anche una certa ereditarietà, ma nella maggior parte dei casi é una conseguenza delleducazione di un ambiente oppressivo od eccessivamente protettivo.
Succede spesso che la timidezza diminuisca al concludersi delladolescenza, in caso contrario diviene un tratto della personalità.
Le sue manifestazioni sono diverse: timore di agire, paura di osare, panico. Il timido, il più delle volte, é un individuo più intelligente della media, che non riconosce i propri meriti, che si disprezza e si crede un essere inferiore.
La timidezza non é da confondere con la modestia: mentre il modesto riconosce le proprie qualità e le proprie capacità ma non ne trae motivo per vantarsi, il timido chiude gli occhi di fronte alla realtà e segue le chimere della sua immaginazione.
Il timido vede in se stesso dei difetti che non ha e si crede vittima di apprezzamenti severi che la gente é ben lungi dal formulare nei suoi riguardi. Non é nemmeno umile, anzi é segretamente orgoglioso perché crede che non si pensi che a lui.
Contrariamente a chi ha idee di persecuzione, che attribuisce alla cattiveria degli altri le proprio disgrazie, il timido pensa invece che gli altri abbiano ragione di criticarlo perché lo merita. La mancanza di sicurezza sociale, induce nel timido, di fronte ad estranei o persone dellaltro sesso, uno stato di imbarazzo e di impaccio. Cerca di nascondersi agli occhi della gente, cerca di occupare il minor spazio possibile e, nel timore del giudizio altrui, tenta di non imporre minimamente la propria presenza giungendo persino a respirare appena. Al contrario invece, la sua vita privata può essere un gran tumulto di pensieri e di sensazioni.
Per agire nella società il timido ha spesso bisogno di essere rassicurato dagli altri, di cui finisce in alcuni casi per rimanerne succube. La paura degli altri ed il timore di dover loro obbedire, fa sì che le persone timide ricorrano, quando le circostanze glielo consentono, allautoritarismo esasperato (per esempio dallalto di una posizione direttiva). Intimidite dalle altre persone, le rendono a loro volta timide con il loro atteggiamento scontroso, teso, facilmente frainteso per ostilità.
La psicologia più impegnata si occupa poco della timidezza, in quanto essa é considerata un difetto lieve del carattere. La timidezza comunque é strettamente collegata alla volontà: per vincerla infatti, occorre imparare a volere.
Per «guarire» dalla timidezza il primo passo consiste nel prenderne coscienza ed accettarla, comprendere che si tratta di un fenomeno comune e di per sè banale.
Una persona timida ed introversa non può diventare completamente diversa, ma può ridurre notevolmente la propria timidezza, imparare a gestirla e perfino ad utilizzarla a proprio vantaggio.
Il timido infatti, poco incline allazione, spesso si riscatta nei valori dello spirito. La storia ci fornisce numerosi esempi di personaggi che, nonostante la loro timidezza, hanno saputo realizzare opere magistrali (ad esempio J.J. Rousseau, Montesquieu, Stendhal); tra i timidi che sono diventati personaggi dazione é da ricordare Napoleone.
Un metodo durto piuttosto efficace per combattere la timidezza é il seguente, basato sulla tecnica del paradosso, che insegna a guardare in faccia le proprie paure.
1.Chiediti qual è la tua paura più grande nei rapporti con gli altri (arrossire, fare la figura dellimbranato, dire cose stupide, ecc);
2.Metti tutto il tuo impegno per fare una figuraccia, la figuraccia più terribile per te: se hai paura di parlare in pubblico, parla per due ore davanti ad una platea; se non sai ballare, scatenati in pista; se hai paura dellaltro sesso, chiedi il numero di telefono alla ragazza più carina della festa, che di certo non te lo darà (il tuo obiettivo non è quello di cuccare ma quello di essere rifiutato).
Sai cosa succederà? Che ti accorgerai che non é successo niente di drammatico. Sei ancora vivo e anzi, con tua grande sorpresa, forse molti non se ne sono nemmeno accorti della tua terribile figuraccia: non sei tu il centro del mondo!
E la ragazza che ti ha respinto? il rifiuto é stato davvero così umiliante come pensavi? E sei certo che in fondo, non le abbia fatto pure piacere che tu le abbia chiesto il numero?
Praticando più volte questo esercizio, le tue paure si ridimensioneranno e diventerai più disinvolto.
Cosa consigliare invece ad un uomo o ad una donna che si trova davanti un timido? Di non «aggredirlo», di non fargli notare la sua timidezza, ma di avere pazienza e aspettare che a poco a poco la sua timidezza diminuisca e che la persona che ha di fronte si sblocchi e si apra.
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venerdì 28 aprile 2006 - ore 11:20
SINGLE
(categoria: " Amore & Eros ")
Con il termine single, si definisce una persona che vive sola o che vive senza legami sentimentali stabili e duraturi.
Questa parola inglese ha soppiantato, dalla fine degli anni 70, espressioni più malinconiche come scapolo o zitella, definendo piuttosto che una condizione, uno stile di vita.
Vi sono i single volontari, ossia quelli per scelta, che preferiscono vivere esperienze sociali e sessuali diverse senza dover rinunciare ai propri ritmi di vita ed alla propria libertà. Molte di queste persone riconoscono che in futuro potranno desiderare una relazione seria, ma affermano di non sentirsi ancora preparati.
Vi sono poi i single involontari, quelli cioé che vorrebbero avere un rapporto di coppia ma, per diverse ragioni, non lo stanno vivendo, per cui vivono la loro condizione come passeggera. Alcune di queste persone vivono questa condizione con sofferenza, si sentono soli, alienati e frustrati sotto il profilo sessuale. Per queste persone essere single, in un mondo che privilegia la coppia, significa star male, sentirsi (o essere giudicati) strani, perdenti ed esclusi.
Alcune donne single si vedono bollate con il marchio della solitudine e dellindesiderabilità, mentre da altre ci si aspetta che siano disponibili e abbordabili: sei single, quindi cerchi,no?
In una società stardardizzata come la nostra, si fa fatica a capire che non siamo tutti uguali: ci sono persone da gruppo, persone da coppia e persone da single.
Qui di seguito elenchiamo le risposte più comuni alla domanda Perché sei single?
voglio stare solo;
non ho ancora trovato la persona giusta;
soffro ancora per il fallimento della mia ultima storia (o matrimonio);
non ho tempo: sono troppo occupato;
vedo troppe persone sprecare i propri sentimenti in relazioni sfortunate e non voglio fare altrettanto;
tengo troppo alla mia libertà;
le mie pretese sono eccessive per lo standard qualitativo che vedo in giro;
non ho voglia di affrontare difficoltà e battibecchi continui;
ho dei rancori nei confronti dellaltro sesso, e ad ogni nuovo incontro questo mio astio aumenta;
temo di imbarcarmi in una relazione sbagliata e di restarci intrappolato;
i figli danno solo problemi;
non mi ritengo il compagno ideale e non saprei rispettare il partner.
Quando poi incontrano qualcuno che interessa loro veramente, molti single si chiedono se si tratta veramente della persona giusta. Spesso commettono errori perché non ascoltano le sensazioni che provengono dal loro interno, oppure non hanno pazienza: hanno bisogni affettivi che attendono da tempo di essere soddisfatti, quindi agiscono dimpulso.
Secondo unindagine svolta da Parship.it ad Ottobre 2005 su un campione di 800 cuori solitari, i single italiani tra i 25 e i 64 anni sarebbero circa 6 milioni e 800mila, e uno su tre (circa 2 milioni) cerca su Internet lanima gemella.
Dallindagine emerge inoltre che il 73,3% non ha rapporti di coppia da oltre 7 mesi, ed il 31% da ben oltre 3 anni; il 55,8% non pensa di riuscire a trovare un partner; più del 40% dichiara di avere una vita sessuale non appagante, e di non credere che esistano singl e convinti.
Soltanto il 9,8% degli intervistati considera lastinenza un problema, mentre tra le qualità cercate nel partner ci sono lonestà, la fedeltà, la voglia di vivere e lumorismo.
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giovedì 20 aprile 2006 - ore 10:04
LO SCORPIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Si dice che le persone dello Scorpione si riconoscano dallo sguardo. Enigmatico, penetrante, inquisitorio senza rivelare nulla, a volte ostile e spietato. Questa chicca, insieme alla famigerata passione che vi viene spesso attribuita, non vi hanno reso la vita facile. Dopotutto, è seccante quando ad una festa qualcuno vi chiede di che segno siete, voi lo guardate (penetranti) e rispondete: "Scorpione" e questi indietreggia sussultando, oppure vi chiede subito se avete impegni più tardi.
Questo è il segno più sconcertante e meno compreso dello zodiaco. Voi non aiutate a migliorare la situazione perché tendete a recitare il ruolo della persona enigmatica e misteriosa quando siete insicure di una situazione e ne state esplorando tutti i risvolti nascosti. Nonostante le vostre cortine fumogene (e voi avete le migliori cortine possibili), lo Scorpione appartiene all’elemento acqua ed è un segno di sentimenti e sensibilità profondi. Siete molto sensibili alle correnti emotive dentro e intorno a voi, facilmente ferite, compassionevoli, spesso intensamente sole e spinte da un bisogno insaziabile di relazioni.
Non vi preoccupate del lato solitario che è sempre stato associato al vostro segno. E’ una delle vostre cortine fumogene, non siete sole interiormente. Anzi, al contrario, desiderate una reale, profonda, unione di anime. E’ solo che siete molto selettive nel consentire a qualcuno di accedere al vostro campo psichico perché siete molto sensibili. Inoltre, per usare un eufemismo, siete un po’ diffidenti nei confronti delle persone.
Non vi fate illusioni sulla natura umana e possedete una capacità misteriosa nel percepire ciò che gli altri vorrebbero nascondere. Fin dall’infanzia, lo Scorpione si è abituato a vedere attraverso l’ipocrisia e l’inganno. Più probabilmente, avrete forti reazioni istintive verso certe persone e spesso saranno esatte.
Il problema è che sentite odore di bruciato ovunque. Voi siete al corrente di uno dei più profondi e inquietanti segreti della natura umana: tutte le persone hanno un lato oscuro dentro di sé. Non potete permettervi di essere romantiche perchè sapete che al di là della nostra umana nobiltà, siamo tutti animali, e neppure molto attraenti.
Una delle più grosse sfide per voi è imparare la tolleranza. Siete ricche di compassione e per la vostra propensione al dolore e alla solitudine spesso vi dedicate a professioni socialmente utili. Ma non potete sopportare l’indolenza e la debolezza. Siete fermamente convinte che indipendentemente dal problema, ogni essere umano possa fare qualcosa per risolverlo. Siete piuttosto esperte in questo. Quello che a volte non capite è che le persone sono diverse da voi e non tutti hanno le vostre onestà e forza. E il vostro orgoglio luciferino, vi impedisce di riconoscere che a volte è necessario, ed anche coraggioso, cedere.
Per voi è un grosso problema allentare il controllo. Questo può essere sia auto-controllo (è lo Scorpione che dopo la terza bottiglia di vino è ancora perfettamente sobrio) o può essere il controllo delle persone che amate. Qualche Scorpione cerca di controllare la vita stessa. Prendete tutta questa intuizione e sensibilità, aggiungete una buona dose di intenso orgoglio e determinazione per farvi strada nella vita e non avrete proprio quello che si dice una persona "rilassata".
Grazie alla vostra grande forza di volontà, potete ottenere tutto quello che la vostra mente ha deciso. Vi impegnate con passione in ogni cosa che fate, con il cuore, la mente, il corpo e l’anima. Potete superare ogni crisi e reinventare voi stesse. Questa è una notevole formula per ottenere il successo. Ma non siete veramente motivate dal successo materiale. Alcune persone dello Scorpione desiderano ardentemente il potere, ma questa è aspetto distorto del segno e di solito riflette molte ferite ed umiliazioni subite nell’infanzia.
La vera chiave del vostro mistero giace nel profondo della vostra anima segreta. Il vostro cuore è sempre un campo di battaglia dove diffidenza e bisogno degli altri lottano costantemente tra loro. Volete scoprire la verità su voi stesse e sulla vita. Avete bisogno di sapere perché la gente agisce e sente in un certo modo. In definitiva, dovete comprendervi ed arrivare ad una sorta di tregua con le forze contrastanti della vostra natura. Alla fine la vita e la verità dell’anima sono i vostri veri obiettivi.
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mercoledì 19 aprile 2006 - ore 12:46
insonnia
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
In unera in cui lopinione dominante è che dormiamo tutti troppo poco, e perciò lavoriamo male e viviamo peggio, dal cuore della capitale finanziaria dEuropa giunge un diverso parere: non sarà, invece, che ci sentiamo male perché dormiamo troppo ? A porre la questione è il “Financial Times” con un titolo a tutta pagina: «I pericoli di una notte di buon sonno».
Lautorevole quotidiano finanziario comincia elencando gli innumerevoli studi secondo cui luomo moderno dorme sempre meno e secondo cui la «privazione del sonno» ha elevatissimi costi sulla salute e sulla produttività. Ma poi, citando recenti ricerche, il giornale della City si domanda se non sia vero il contrario: e se fosse invece il troppo dormire a danneggiare la salute e la produttività ? Dubbio dal quale consegue un altro, più inquietante interrogativo: chi diffonde lidea che oggi dormiamo poco e male, e che dovremmo dormire meglio e più a lungo ? Non saranno, per caso, le industrie farmaceutiche, che guadagnano miliardi vendendo sonniferi e cure contro linsonnia ?
Il Financial Times si limita a porre la domanda, senza fornire una risposta definitiva: «La discussione sul sonno continuerà per un pezzo», si conclude larticolo. Tra gli studi secondo cui unesistenza sempre più nevrotica, rapida e stressata riduce il minimo necessario di ore di sonno, il quotidiano londinese ne ricorda uno apparso sulla rivista scientifica “Nature”: «Oggi dormiamo il 20 per cento in meno di un secolo fa, una privazione del sonno che causa una significativa proporzione degli incidenti stradali, ferroviari e daltro tipo».
(Un altro, dello Us National Institute of Health, afferma che la «privazione del sonno» costa allAmerica 50 miliardi di dollari in produttività perduta allanno. Sul fronte opposto, il professor Jim Horne, direttore del Centro Ricerche sul Sonno della Loughborough University, dichiara che il problema è dormire troppo, non troppo poco; che lidea che dormiamo meno dei nostri antenati è basata su statistiche confuse; che al contrario dormiamo più comodi e più tranquilli di una volta; e che in assoluto è meglio dormire sette ore a notte che otto. Daniel Kripke, un ricercatore della University of California a San Diego, va oltre: «Credo che tutta questa storia che non dormiamo abbastanza sia unoperazione di pierre gestita da gente che ci guadagna con i sonniferi».
In proposito, il Financial Times pubblica un trafiletto ripreso dal British Medical Journal: «La fretta e leccitazione della vita moderna sono responsabili di una sempre più diffusa insonnia. Sui giornali non si fanno che leggere articoli che consigliano di rallentare il ritmo e diminuire le preoccupazioni. Buoni consigli che, purtroppo, la maggior parte della popolazione non segue, continuando a condurre unesistenza ad alta tensione». Data del trafiletto ? 1894. Per dimostrare che il dibattito sul logorio della vita moderna non è nato oggi né ieri, ma nellarcadia presumibilmente sonnolenta dei nostri bisnonni.
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