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giovedì 26 aprile 2007 - ore 08:42


Una candelina blu?
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Vietato ai minori. Don Fortunato non ci sta! "

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 27 aprile 2007, pag. 6

Nella canonica della Madonna del Carmine di Avola (Sr) ci sta un quadro. Semplice e luminoso: bambini che giocano. Una scritta: “Vogliamo vivere in un mondo amico. Abbasso la pedofilia. Rispettate i bambini, sono come i fiori, non calpestateli”. E’ la residenza di un prete, don Fortunato di Noto, che il Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Padova venerdì scorso ha invitato per un convegno dal titolo provocatorio: “Vietato ai minori”. Conosciuto come il “prete antipedofili” (definizione non gradita da lui perché incresciosa) questo parroco fa della lotta alla pedofilia e della pedopornografia il suo campo di battaglia, la sua missione di fede, la sua scelta di campo. Il suo sogno è di levare le mani di coloro che macchiano la dignità dei bambini. Giampaolo Chiarotto citava alcuni dati: molti paesi in cui 1 donna su 5 ha subito abusi prima dei 15 anni, oltre 106 paesi che non vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.


In questi giorni s’apre lo zoom sulla scuola di Rignano Flaminio: bambini di 3 anni disegnano sulla carta un uomo dalla carnagione scura nudo. Indagano ed emerge una moderna “strage degli innocenti”: bambini narcotizzati e abusati da maestre che sono mamme e nonne. Accuse: associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di minore, sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo, violenze sessuali su minore di anni 10 e atti osceni in luogo pubblico. Semplice suggestione infantile - come insinua qualche saggio? Speriamo…
Don Fortunato rappresenta l’altra Chiesa. Quella che non tace. Prete operativo, che rischia, sedotto dalla Verità che non s’insabbia. Non si è scoraggiato se sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo, se in Olanda c’è un partito che vuole liberalizzare la pornografia infantile, il sesso con gli animali e i rapporti sessuali tra adulti e bambini maggiori di 12 anni. Non si è depresso. Ogni anno dal 1995, invita a celebrare la prima domenica di maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento.
Per sostituire il cartello “Vietato ai minori” con uno più accogliente: “Benvenuto ai minori”.


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mercoledì 25 aprile 2007 - ore 00:09


Don Fortunato di Noto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


25 APRILE - 1 MAGGIO
"Giornata della memoria!"

Ascolta lo spot audio


Visita il sito di don Fortunato di Noto



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sabato 21 aprile 2007 - ore 10:13


Con la Parola di Dio in mano
(categoria: " Riflessioni ")


III^ DOMENICA DI PASQUA
"Amen significa anche mandare a quel paese!"

di don Marco Pozza

Don Evaristo aveva fatto affiggere all’ingresso della chiesa di montagna un cartello con su scritto: “Per entrare nel luogo sacro, le donne devono avere: il capo coperto, maniche (almeno) fino al gomito, vesti al di sotto delle ginocchia, comportamento modesto”. Per gli uomini la cosa era più semplice: bastava infatti “non sputare sul pavimento”. Il mio vecchio parroco peccava di ottimismo. Pensava che le condizioni d’ingresso nella casa del Signore fossero questione di pelle più o meno coperta o di buona creanza. Tutti accusavano il mio vecchio parroco di essere eccessivamente severo, specialmente le donne che si ritenevano le più danneggiate dal famigerato cartello. Non s’accorgevano dell’immenso sconto che era stato praticato sul biglietto d’ingresso.


Tutto doveva rientrare nell’ordine. Passato quel giovane profeta di Nazareth, il tempo avrebbe messo le cose a posto. Pensavano. Allora, come adesso. Il sommo sacerdote pensava di poter fare la maestrina. Un colpo di fischietto, una parola d’ordine e la scolaresca, dispersa in mezzo ai boschi a respirare il profumo di primavera riprende docile, disciplinata, senza fiatare il proprio posto nell’aula fatiscente ed è obbligata a riascoltare quella vecchia lezione che puzza di marcio. La maestrina fischia, i bambini corrono. Sei fuori!? Uno la guarda e le dice: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Altro che fischietti e grembiulini ordinati: da oggi l’ordine dell’aula è solo un ricordo, signora maestra!
Per addomesticare questi animali impauriti e diffidenti in riva al mare di Tiberiade mette di mezzo il cibo. “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli rispondono: “No”. E’ la risposta più corale, il no più assordante di cui il Vangelo ci tramandi l’eco: gli rispondono con un no secco. Proprio la sfiducia completa. L’abbattimento. La delusione. Ma si che ne avrebbero avuto. “No”. Non si erano accorti della presenza di Gesù. Non sanno ancora quello sulla barca chi è. Un accattone, un amico di buon appetito, un farabutto… Non sono in vena di cordialità. L’unica felicità, tintinnante in fondo al cuore, è che il loro Maestro è vivo e già due volte l’hanno incontrato. Ma oggi non è giornata: la notte non ha portato pesci.


Sono tristi le reti – direbbe il postino a Pablo Neruda. La vita è ripresa per loro, tra reti e lunghi dialoghi al calar del sole, ingarbugliando la fortuna e la malasorte. “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la grande moltitudine di pesci. Giovanni, la sentinella infallibile dell’Amore, grida: “E’ il Signore”. E’ Lui, non ti puoi sbagliare! A Pietro viene la pelle d’oca, s’emoziona:il tempo di sentirsi nudo, di riannodare la veste si sbatte in mare aperto. Vuole il riscatto, brama rifarsi delle ultime figuracce: “Tu non mi laverai mai i piedi”. Guarda l’Amore, li ha imprigionati. Avevano litigato per un pugno d’acqua il giovedì sera…si son ritrovati in un oceano d’acqua e di redenzione.
Gli altri discepoli vennero invece con la barca: non avevano bisogno di pagare grossi debiti con la loro cattiva condotta. Infatti “non erano lontani da terra se non un centinaio di metri”. E poi una fotografia da amarcord: un Signore Risorto che, davanti al fuoco, prepara la colazione ai suoi discepoli. Il pesce l’ha già messo Lui, ma vuole che portino un po’ di quello pescato da loro. E’ da brividi: un Risorto che parla con gli amici di pesca, che s’interessa delle loro vicende, attento ai loro problemi, che si lascia coinvolgere nel lavoro (deve insegnare a pescare), prepara la colazione, si siede vicino a loro!


E poi…quello che non immagineresti. Cristo va a raccattare affetto dal pescatore più farabutto di tutti, da quel rottame di anima così prezioso. Una domanda che è una sassata in fronte, senza preamboli e sconcertante: “Simone, mi ami più di costoro?”. Solo Lui può fare quella domanda: di fronte a tutti, senza remore, sfidando il rossore di Pietro. Non voleva rivangare il passato, rimettere il dito nella piaga del tradimento, vuole una risposta sincera. Vuol sapere se Pietro lo ama più di tutti. Se lo ama più di Giacomo, di Matteo, di Filippo, di Bartolomeo. Di Giovanni, addirittura.
E Pietro? Lo immagino! Le lacrime solleticano gli occhi stanchi, inghiotte saliva, ripercorre la storia tra lui e l’Amico, da quel giorno di tanti pesci in cui piantò tutto, a quando ricevette la laurea honoris causa (“Simone, mi ami più di costoro?”). E poi quei mille giorni e mille notti con Lui: miracoli, morti che riaprono gli occhi, sfuriate per la sua petulanza, la testa del Maestro curva a lavare i suoi piedi. E poi il lamento, il grido del gallo, le mani sui capelli a strofinare il cuore. Non può essere felice Pietro: vorrebbe piangere e non può, rispondere e non sa, gettare il sacco di ricordi, di sole, di lacrime ai piedi di Cristo e scappare. Ma Gesù tace, magari spingendolo con lo sguardo!
“Signore, tu lo sai che ti amo!” Tre volte gli tocca ripeterlo, perché il Maestro, come uno smemorato, tre volte gli ripete la domanda. E la terza volta, scoraggiato e impaziente, Pietro sfonda la barca del cuore e fa straripare l’amore: “Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo”. Non è vero che sa tutto! Questa domanda strana – puerile - solenne, che disarma e mette a disagio Pietro e company, è quaranta giorni che ce l’ha sulle labbra Il Maestro. Vuole sentirsi dire: “Ti amo!”. Ma che se ne fa dell’amore di uno scontroso, di un farabutto, di un senza coraggio, di un voltagabbana…? Chissà Pietro, in segreto, cosa s’immagina. Una convivenza eterna tra amici, una bi-familiare sul lago, la tenda che voleva piantare lassù, una bottega in società di pesce fresco. O solo una barca per consolazione! Niente di tutto ciò. “Pasci i miei agnelli” – s’inventa Cristo – “pasci le mie pecorelle”. Che casino! Chi sono questi agnelli? Quante sono queste pecorelle? Dove sono? Cosa significa? Non importa: Pietro è felice adesso.


Miseria…che tristezza a volte celebrare l’Eucaristia! Sei lì, a spasso con Dio, mano a mano e non senti gioia, vedi volti spenti, membra infiacchite! Io credo che la messa non sia questo. La messa è gioia, gioia all’ennesima potenza. Non è un funerale la messa! Stare a messa è scoprire vicino a te un Dio meraviglioso che ti ama immensamente. E questo ti fa sorridere, non puoi fare altro. E’ una sicurezza fantastica, insuperabile. Unica! Dovresti piangere, sentirti gigante, abbassarti, provare vertigini, innamorarti e stupirti, innalzarti e sprofondare, sudare e sentire freddo! In alto mare, su una barca triste, Giovanni sgomita Pietro e gli dice: “E’ il Signore”. E Pietro si tuffa in mare! A messa il prete dice: “Ecco l’Agnello di Dio!” e tu ti aspetti un cuore che esploda, un tuffo nell’eterno, la confusione del mattino di Pasqua. E’ Cristo, miseria! E senti che miagolano in automatico: “O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa…”.
E arriva il furgoncino arancione della Società Autostrade a trainarli fino alla fine.
Si manifesta così l’Amore?

Buona settimana!



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venerdì 20 aprile 2007 - ore 00:04


L’ignoranza all’ennesima potenza
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Ratzinger fai come Woitjla: muori"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 20 aprile 2007, pag. 6

Questa volta il traguardo non l’ha tagliato per prima Padova. Forse mancava la fantasia? Seguiamo all’immaturità di Genova, di Bologna e di Napoli. Bersaglio? Ovvio:la Chiesa, rappresentata dal Card. Bagnasco e da Papa Benedetto XVI. Su www.spritz.it compare il nick “Maledetto XVI”, sulle mura del Fermi – gloria storica di Padova – campeggia la scritta: “Ratzinger fai come Woitjla: muori”. Un regalo di compleanno bagnato di originalità, di giovinezza e di riconoscenza per i suoi primi ottant’anni di vita.


Ma qual è il sogno che fa muovere le mani imbecilli di chi imbratta i muri con l’inciviltà? E’ un sogno semplice da decifrare e arduo da giustificare: far sparire la Chiesa Cattolica. Come? Facendo in modo che taccia, che stia nelle sacrestie a lucidare paramenti e non riesca ad avvicinarsi ai giovani, imbambolandola con qualche compenso, economico o apparentemente di pensiero. Che la Chiesa taccia…perché la società teme la Parola di un Papa che ha il coraggio della Verità per tutti.
Chiesa assediata, disarmata, svenduta, anestetizzata - come sottolinea don Oreste Benzi -! In una società che vuole riconoscere le famiglie di fatto, le coppie omosessuali, la fecondazione eterologa, la fecondazione in vitro, le orge di coppia…l’unico imperativo è quello di distruggere la voce della Chiesa che, ondeggiando tra le pieghe della sua storia, cerca di contrastare con forza, chiarezza e tenerezza la distruzione delle coscienze. Forti di mille pareri ma barcollanti nella Verità…non riusciamo a comprendere come il sogno di Dio non sia la discriminazione delle persone ma la voglia di combattere il disordine che regna nell’animo umano. Salvo poi prendere del cristianesimo ciò che c’interessa, preparando un minestrone sulla cui confezione sta scritto “sincretismo”. L’antropologa Cecilia Gatto Tronchi riflette: “Questi giovani non sanno nemmeno cos’è il cristianesimo. Il cristianesimo è un fatto storico, è Dio che si è fatto uomo: o lo accetti o no, o ci stai o no, non puoi prenderne una parte e lasciare l’altra”.
Dal Papa ai vescovi ai preti! Perché la storia di ogni prete porta il profumo del fascino di Dio. Un profumo così fastidioso che – come ci ricorda Luigi Santucci ne Il diavolo in seminario – porta a fare il possibile perché nessuno diventi prete. Il prete, infatti, anche se cattivo, ricorda a chi lo vede che c’è Dio.
Il nemico!


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giovedì 19 aprile 2007 - ore 08:42


Non possiamo che rallegrarci!
(categoria: " Pensieri ")


EUROPEI 2012
"Una lezione di coerenza: grazie Platini..."

di don Marco Pozza
da www.tgcom.it

"Tutto è iniziato da Calciopoli, il più grosso scandalo, che ha portato il calcio italiano (già non sempre ben visto all’estero) sotto una cattiva luce. Scudetti cancellati e riassegnati, squadre retrocesse e penalizzate, arbitri coinvolti, così come tutti i massimi dirigenti federali del calcio. Insomma, un vero e proprio terremoto che, tuttavia, non ha portato quel rinnovamento che forse all’estero si aspettavano. Matarrese, pur non coinvolto nello scandalo, era già presidente della Figc già ai tempi di Italia ’90, Carraro è rimasto nell’Uefa ed anche alcuni dirigenti coinvolti sono ancora nel mondo del calcio: facce nuove, insomma, molto poche.


Un’altra causa è la violenza negli stadi e, quindi, la mancanza di sicurezza negli impianti. I tragici fatti di Catania con la morte dell’ispettore Raciti sono stati un’ulteriore mazzata al nostro pallone. Campionato sospeso, poi stadi chiusi o a capienza ridotta (anche per la Champions e la Coppa Uefa). Un’immagine brutta e desolante, che Roma-Manchester e le manganellate della Polizia ai tifosi inglesi non hanno contribuito a migliorare. In più si può mettere la situazione degli stadi, molti vecchi e senza i comfort richiesti dal nuovo millennio, e la frittata è fatta".


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martedì 17 aprile 2007 - ore 09:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


AUGURI SANTITA’
"Giovani e vecchi. Vita ed auguri ad ottant’anni"

da www. korazym.org

Sedici aprile 1927, sedici aprile 2007: il papa compie ottant’anni, auguri al papa. Quando lo hanno eletto, a molti non era simpatico: due anni dopo, per tanti continua a non esserlo, ma la simpatia non è proprio la qualità più indispensabile per un pontefice, ancor più se il prezzo per raggiungerla è quello di issare la vela per capire dove tira il vento, e andargli pedissequamente dietro. Secondo alcuni parla poco di Dio e di Gesù; in verità ne parla parecchio: solo che non lo capiscono, non ne afferrano il messaggio di fondo, non ne intendono il senso del cammino, la sua volontà di presentare la notizia evangelica senza addomesticarla o ritoccarla per renderla un po’ più consona all’aria che tira. Troppo abituati a ragionare per slogan e per titoli di agenzie di stampa, illustri censori sono già più interessati alle modalità di utilizzazione dei proventi derivanti dal diritto d’autore che al contenuto stesso del libro su Gesù di Nazaret da lui scritto e da oggi nelle librerie. Beata incoerenza: e poi dicono che parla solo di politica...


Il papa compie ottant’anni, auguri al papa. Quando lo hanno eletto, non se ne conoscevano i tratti più concilianti, sovrastati da quell’immagine della più rigida ortodossia che l’incarico alla Congregazione per la Dottrina della Fede gli aveva attaccato addosso. Oggi non è più così. A settantotto anni – la sua età al momento della fumata bianca – un uomo ha tutto il diritto di pensare alla sua esistenza volgendo lo sguardo al passato, nella consapevolezza dell’importanza di quanto vissuto: gioie, sofferenze, impegni, responsabilità. Mettersi a fare il papa, esser chiamato a fare il papa, non è poi così consolante, e neppure un poco comodo: altro che la meritata pensione, altro che il riposo, altro che il desiderio di abbandonare la scena per dedicarsi a sé. I richiami ai suoi sentimenti personali, raccontati con attenzione e prudenza da Benedetto XVI fin dal giorno della sua elezione, trasmettono chiaramente l’immagine di un uomo né più né meno figlio della sua generazione, di quella larga schiera di ottantenni che con umiltà mantengono il loro posto nel mondo, non sottraendosi affatto a quelle responsabilità che la vita, anche la vita con i capelli bianchi, mette loro dinanzi: sia essa la custodia dei nipotini, il sostegno dei figli ormai adulti o la guida della Chiesa.

Il papa compie ottant’anni, e auguri al papa dunque. Lo stesso augurio a lui e a tutti i suoi coetanei: abbiate la capacità di ascoltare, di capire, di comprendere quelli ai quali i capelli bianchi devono ancora venire. Calatevi nella loro realtà, nelle loro vite, nei loro sogni e nelle loro speranze, nelle loro gioie e nelle loro tristezze: per fare bene ne avete bisogno, anche dall’alto dei vostri ottant’anni. Ma abbiate anche la grande fortuna di essere da loro sinceramente ascoltati e capiti: forse non ve lo diranno chiaro e tondo, ma ne hanno davvero un gran bisogno.


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sabato 14 aprile 2007 - ore 08:47


Gemello di chi?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


II^ DOMENICA DI PASQUA
"Uno scolaro attaccabrighe. Mettilo su Youtube"

di don Marco Pozza

Un parroco era seccato dalle scuse che i suoi ragazzi addicevano per non andare a messa. Così ha inserito nel bollettino della parrocchia i “dieci motivi per cui non mi lavo mai”. E li ha invitati a leggerli pensando alla loro fede!
1. Sono stato obbligato da bambino. 2. Le persone che si lavano sono ipocrite: pensano di essere più pulite delle altre. 3. Ci sono tanti tipi di sapone:non so quale scegliere. 4. Ero abituato a lavarmi: poi mi sono annoiato e ho smesso. 5. Mi lavo solo in occasioni particolari, come Natale e Pasqua. 6. Nessuno dei miei amici si lava. 7. Comincerò a lavarmi quando sarò più vecchio e sporco. 8. Non trovo il tempo per lavarmi. 9. D’estate il bagno non è ai fresco, d’inverno non è mai caldo. 10. I produttori di sapone cercano solo i miei soldi.


Oggi non credono per la gioia! Capisci: per la gioia. Non per la paura o la rabbia, la malinconia o la tristezza, la mestizia o l’angoscia, il terrore o la delusione. No! Non credono per la gioia! Perché alla gioia non si crede. Allora Gesù, entrato per la porta sprangata nella casa dove stavano mangiando, si fa avanti con le palme aperte: “Osservate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!”. Non credono per la gioia! Allora il paziente Gesù dice: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli portano il pesce arrostito, magari qualche goccia di miele: scrutano la sua bocca che mastica, la gola che inghiotte il cibo dal sapore conosciuto. Lo spiano ma nessuno parla. Entrando ha augurato a tutti la pace, ma i loro cuori – in quel subbuglio di spavento, gioia e incredulità – sono lontanissimi dalla pace. Il Risorto li rimprovera perché non hanno creduto e, rimproverati, forse si sentono un po’ più felici perché un fantasma non li ammonirebbe con tanto amore.
Sfonda le porte, entra nel cenacolo, grida la pace, li accarezza con il suo Spirito…ma s’accorge che ne manca uno. Uno che, rientrato a casa, non può credere: “Se non vedo… se non tocco… se non metto… non crederò!”. Allora Gesù torna e va a trovare quell’uno. Perché anche da Risorto il belato di una pecorella ingarbugliata nel cespuglio commuove più che la musica di un gregge sicuro nel recinto. Va a trovare quell’uno: “Metti qui il tuo dito nel mio costato”.


D’altronde Cristo accoglie i ritardatari, coloro che incespicano, sbraitano, esitano, avanzano a fatica nel mezzo delle tenebre. Cristo è ormai abituato a concedersi agli ultimi arrivati. Il ladrone, sulla croce, ne rappresenta la dimostrazione insuperata. Lui sa che piegare le ginocchia e gridare “Mio Signore e mio Dio!” fiorisce solo dopo che l’uomo ha perso lungo la strada tutte le illusioni. Una dopo l’altra. Il Risorto non si lascia impressionare dalle parole sciocche che esprimono pretese ancor più sciocche. Di fronte allo scolaro più attaccabrighe, il Maestro si fa docile: “Metti qua il dito e guarda le mie mani”. Ti fa tenerezza un maestro così: non sono come quelli che, dietro i fogli di appunti gialli e incartapecoriti (perché sai, aggiornarsi a cosa serve?), non ammettono fuori tema. No, Lui è disposto a cambiare metodo, ad abbandonare i programmi ministeriali, a modificare la didattica, a rimettere in gioco la sua pedagogia. Cristo conquista Tommaso lasciandosi conquistare da lui. Lo addomestica lasciandosi carezzare, lo seduce facendosi ammirare. Insomma: lo vince dimostrandosi perdente. Pensa: fosse stato un conformista, avesse aderito agli altri per non far storie, per non dar fastidio, per non sembrare imbecille ai loro occhi… Tommaso sarebbe rimasto un mediocre cattolico. Invece no: è stato condotto per vie bizzarre! Conquistato così alla grande che, alla fine, non mette nemmeno il dito nei chiodi: voleva toccare, ma poi di fatto non toccò. Seppe trattenersi alle soglie del suo folle realismo. Lasciò che il certificato di garanzia si sciogliesse come cera sotto il luccichio di una candela. Non toccò, ma cadde in ginocchio alle frontiere sfolgoranti di quegli spazi che non ebbe più il coraggio di alterare. Vuoi mettere la soddisfazione bambinesca di mettere il ditino nelle piaghe con lo stupore di trovarsi di fronte un Cristo sfolgorante di dolcezza, di pace, di tenerezza. Era quello il Signore che, titubante, andava cercando. “Abbiamo visto il Signore!”. Si, probabilmente gli apostoli ci avranno messo anche il punto esclamativo al termine della frase. Ma non è stato sufficiente… Bastassero i punti esclamativi per convincere l’umanità! Un giorno chiederò a Tommaso quale fu la sua prima reazione dopo quell’annuncio. E’ vero che il Vangelo riferisce quella frase storica: “Se non vedo… se non metto…non crederò”, tuttavia alimento il sospetto che tra le due frasi ci debba essere stata una pausa. Il tempo di girarsi attorno, di grattarsi la testa, d’avvertire una cert’aria sbagliata, di formulare una domanda tipo: “E poi?”. Cos’è cambiato? Che trasformazione è avvenuta? Probabilmente Tommaso è rimasto deluso perché ad annuncio così gioioso… ci si aspetterebbe un’esplosione. E invece? Tutto come prima. Porte sbarrate, paura custodita, bisbigli di sottofondo. E Tommaso non ci sta: non rifiuta la testimonianza, ma il modo in cui la rendono.


Qualcuno potrebbe dire: “Ok, Gesù è stato un grande, più grande degli altri grandi. Però a me che ne viene? Adesso Lui non c’è più. Posso anche ammirare come lui si è comportato, posso anche condividere ciò che ha detto, però me la devo cavare da solo. Se io ho la gobba non viene lui a raddrizzarmela. Se non ci sento, mi tocca andare dall’otorino. Se vado a battere contro un albero in motorino non arriva lui, ma il becchino”. Sembra un discorso furbo, invece non lo è. Una volta se stava vicino a Zaccheo non poteva stare vicino a Lazzaro. Se stava in Galilea non poteva stare a Gerusalemme. Se stava sul lago non poteva stare sul monte. Adesso, come Dio, sta dappertutto e in ogni luogo, perché Lui è vicino a noi più di prima. Uno dice: “Sarebbe bello! Ma chi ce lo assicura che è così?”. Ce l’ha detto Lui. “Ma chi ce l’assicura che è vero che l’ha detto lui?”. Senti, non possiamo continuare a fare questi giochetti all’infinito. Ci vuoi credere? Prova! Prova a vivere come Lui, alla grande, come un grande rompi, e poi torna per dirmi se non lo senti vicino a te. D’altra parte, stammi a sentire, come avrebbero fatto i cristiani ad arrivare fino ad oggi se non fosse stato vero ciò che Gesù ha promesso: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo?” (Mt 28,20).


E per fortuna nel vangelo c’è anche lui, Tommaso. Per fortuna perché se immagino il suo volto senza difficoltà alcuna intravedo il mio volto. Con la mia paura e la mia voglia di credere allo stesso tempo. Con il mio aggrapparmi a tutti gli appigli e la nostalgia di un gesto di abbandono, la tentazione a fare un salto.
Per fortuna c’è lui che, nonostante tutto, m’invita a non mollare. E allora vado avanti così, con una spiritualità forte, con un Dio meraviglioso che mi ama immensamente. Questo mi fa sorridere, e non posso fare altro. E’ una sicurezza fantastica.
Non ci credi? Non ti fidi? Non vuoi sbagliare? Senti, non possiamo continuare a fare questi giochetti all’infinito. Perché non rischi?

Buona settimana


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venerdì 13 aprile 2007 - ore 17:00


Il Quinto Vangelo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


SCRITTURA SACRA
"Una raccomandazione necessaria!"

di don Marco Pozza

Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè:"Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese che io dò loro, agli Israeliti. Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l’ho assegnato, come ho promesso a Mosè.
Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufràte, tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Mediterraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò.



Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai mettere questo popolo in possesso della terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. Solo sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta la legge che ti ha prescritta Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, perché tu abbia successo in qualunque tua impresa. Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo. Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada".
(Giosuè cap. 1 vv. 2-9)

Questa è la conferma. Grazie Elena!


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giovedì 12 aprile 2007 - ore 15:00


Storia di un ragazzo "raccomandato"
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Che pranzo il giorno di Pasqua... Da vero raccomandato!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 13 aprile 2007, pag. 6

Flash che s’accendono nella mente. Pasqua: sul telefonino approdano auguri dal mare di Capo Verde, dalle montagne di Cortina d’Ampezzo, dal sole di Sharm el-Sheik, dalla 5th avenue di New York, dalla foresta africana del Congo. Firme amiche che, scappate dalla loro città, han trovato rifugio altrove per lodare con santità o laicità il loro Triduo Pasquale. Il pranzo di Pasqua mi guardo attorno: commensali splendidi dai sorrisi faticosi ma sinceri, degni testimoni di quello che ho appena celebrato. Una fortuna passare l’ora di pranzo pasquale nella Città della Speranza, uno scorcio umano nella frenesia di una Padova semivuota.





Oltrepassi quella porta - ricamata di graffiti, ornata di musica e profumata di colori - e ti sembra di camminare in quel sentiero che conduce al sepolcro vuoto di Gerusalemme. Nella prima pasqua tre donne, all’aurora di un mattino ebraico, all’incrocio di tre strade diverse, si rinfacciavano la medesima domanda: “Chi toglierà per noi la pietra dal sepolcro?”.
Terrore di madri, angustia di spose, attesa di innamorati. Lì dentro ho compreso la vera eroicità. Puoi anche entrare ragazza, ma dopo alcuni passi avverti l’anima di un’indomita guerriera. Mi han sempre messo in crisi queste donne! Han paura, ma non tremano; son terrorizzate ma dimenticano l’amare, son distrutte ma non smettono di sorridere nei sogni. A Gerusalemme non volevano rassegnarsi: son tornate al sepolcro…perché le donne tengono le chiavi della natura che ingegna vita e chiede amore. Si vergognavano di abitare una città che spediva a morte fuori dalle mura chi chiedeva cieli nuovi e terra nuova. “Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui: è risorto”(Lc 24,5).
E’ una serenità che mi lacera e mi sbatte alle voce di Padre Turoldo:“No, credere a Pasqua non è giusta fede: troppo bello sei a Pasqua! Fede vera è il venerdì Santo quando Tu non c’eri lassù!”. E penso: i piedi di Mosè erano stanchi, il volto di Abramo impaurito, Geremia aveva labbra tremanti, Giona camminava con passi vacillanti, il cuore di Pietro si ruppe, le donne sotto la croce piangevano, Giuseppe avrà bagnato di lacrime il suo silenzio… ma al tramonto della loro vita li trovi tutti sol sorriso tra le rughe.
Sulla soglia di questo mistero, Signore, tremiamo. Non ci rimane che una richiesta.
Se questo è il tuo linguaggio, insegnaci a parlare


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domenica 8 aprile 2007 - ore 08:56



(categoria: " Riflessioni ")


PASQUA DI RISURREZIONE
"Lumi che s’accendono, donne che si pettinano, vestaglie che s’aggomitolano"

di don Marco Pozza

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un alto villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando. Non scrisse mai un libro. Non ottenne mai una carica pubblica. Non abbia mai né una famiglia né una casa. Non frequentò l’università. Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato. Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo. Non aveva altre credenziali che se stesso. Aveva solo trentatrè anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce, in mezzo a due ladri. Mentre stava morendo i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà. Due giorni dopo quel sepolcro era vuoto. Sono trascorsi ventun secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell’umanità. Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita solitaria.


E’ ancora notte fonda, ma in due o tre case di Gerusalemme c’è qualcuno in movimento. Lumi che s’accendono, donne frettolose che si pettinano, che s’aggomitolano la vestaglia. Il sabato è finito ed una stella accarezza il sorgere della domenica. Il gallo del calzolaio risponde al gallo del Cedron. Nel silenzio ebraico, all’incrocio di tre strade, voci di donne, profumo di misteri nascosti, sguardi amareggiate. Incrocio Maria, donna di Nazareth e “figlia del suo Figlio”! La memoria non la tradisce mai. Li porta tutti nel cuore quei figli nascosti come talpe nelle tane. Giacomo di Zebedeo, il figlio del tuono. Il primo ammazzato con la spada da Erode. Andrea e Giovanni, i protagonisti di quella splendida avventura capitata alle quattro di un vespro indimenticabile. Bartolomeo, l’uomo trasparente, l’israelita colto da Gesù sotto l’ombra sonnolenta del fico. Poi Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo, Matteo… partiranno anche loro per viaggi senza ritorno. I giovani: di ieri, di oggi, di sempre!


Coraggio ragazzi/e! “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui: è risorto!”. Muovetevi, fate qualcosa, il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando. Non li vedete i segni dei tempi? Basta un raggio di sole e la primavera scalpita per inondarti di bellezza, vince il freddo dell’inverno, il grigiore delle bufere. Gli alberi fra poco metteranno già le prime foglie e sul nostro cielo di uomini il rosso della sera non si è ancora scolorito. Voi siete testimoni di tutto quello che sta succedendo oggi. Immagino che anche nel vostro cuore c’è tanta tristezza perché vedete questa sofferenza del mondo. Però ricordatevi che il mondo può cambiare, il mondo deve cambiare, il mondo sta già cambiando. E io vi vorrei felici di vivere, capaci di innamorarvi delle cose belle della vita: del cielo, della terra, del mare, delle persone che vi attraversano la strada, di quelli che camminano, studiano, lavorano, pregano vicino a voi. Vorrei tanto a Pasqua sedermi accanto a voi e , come un fratello, aiutarvi a scegliere per la vita. Sempre. E scegliere la vita significa amare la bellezza. Forse mi penserete un illuso… Macchè. Se avessi anch’io diciassette, diciotto anni scriverei pure io con lo spray: “Federica, io e te tre metri sopra il cielo”. Ma io queste cose ve le dico perché ci credo, perché tanti giovani ci credono, perché in tanti stanno cambiando il mondo! Perché questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno sarà la bellezza a salvarlo. Non la nostra saggezza. Non la nostra arroganza. La bellezza! Credetemi: il mondo ha bisogno di voi!
E intanto Maria stringe quelle foto al petto, le accarezza a lungo. Come li accarezzava ogni volta che venivano a salutarla e a chiederle l’ultima benedizione. E poi si stupiva di scorgere nelle loro bisacce ciottoli del lago, ciuffi d’erba del monte e negli occhi i riverberi del loro Maestro.
Li accarezza…e ti viene in mente le mani della mamma e del papà.


Coraggio mamme, coraggio papà! Parigi, estate 1997. Nella notte di sabato 23 agosto un milione di persone, per la maggior parte giovani, hanno pregato nella gioia con Giovanni Paolo. Per molti è stata una sorpresa, per tanti un miracolo. Il miracolo della vittoria di Cristo sull’incredulità degli organizzatori. Si prevedevano 70.000 giovani: si sono presentati in 700.000. Perché questo errore? Perché la gente, dopo duemila anni di speranza, è ancora convinta che ai giovani interessino di più i rave-party, vallettopoli gli assalti alla polizia, le manifestazioni allo stadio più che l’incontro con Cristo. Questa è la dimostrazione che gli specialisti del mercato dei giovani non conoscono la gioventù come Dio la conosce. La società non lo sa, ma Lui ha intuito che le sfighe dei giovani d’oggi sono i genitori che si separano, l’amico che muore, la fidanzata rubata dall’amico, la paura di sbagliare, essere grassi – magri – bulimici - anoressici, diventare rossi e vergognarsi. Lui sa che la sfiga delle sfighe è la “vasca” perché non si sa cosa fare!


Coraggio anziani! Mi piacerebbe che Maria vi raccontasse come, sul crepuscolo di quel giorno, si è preparata all’incontro con il Figlio Risorto. Quale tunica ha indossato sulle spalle. Quali sandali ha messo ai piedi per correre più veloce sull’erba. Come si è annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena. Quali parole di tenerezza e d’amore andava ripassando segretamente, per dirgliele tutte d’un fiato non appena le fosse apparso dinanzi? Mi piacerebbe vi dicesse che il mondo ha bisogno della vostra memoria…!
Poi Maria si volta di scatto. Mi fa segno di stare zitto e mi invita a guardare laggiù. Gente che corre, trombe che gridano, mani alzate, campane a festa! Cosa succede?


E di fronte a questo casino tu stamattina ti chiedi: ma qui son diventati tutti pazzi? Certamente: ed è una cosa naturale diventare pazzi dopo aver incontrato Cristo. Scusa, guardami: io ti sembro normale? Ti giuro, però, che sono nato anch’io, proprio come te. La pazzia è entrata dopo. Dopo aver incontrato Cristo, dopo averne sentito l’urlo nell’anima, dopo aver capito che quest’uomo scommetteva su di me.
Sono pazzo e me ne scuso. Ma oggi mi rifiuto di augurarti Buona Pasqua.
Voglio dimostrarti tutta la mia pazzia. Ti stringo la mano e con il sorriso su un volto impazzito di gioia ti passo una notizia: “Cristo è risorto!”.


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