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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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lunedì 29 gennaio 2007
ore 12:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Riparte la corsa alla Luna. In cinque pronti al via di ELENA DUSI
Sarà il sogno di ripetere le notti magiche dellApollo. Di appoggiarsi al satellite per spiccare il balzo su Marte. O, più concretamente, di ottenere fonti di energia pulite e illimitate. "Chi per primo si prenderà la Luna, vincerà la corsa per la leadership globale. E noi siamo in grado di farcela" ha dichiarato Erik Galimov, dellAccademia delle scienze russe, nello svelare le ambizioni di Mosca sul satellite.
Russia, poi Cina, infine India. Con minore convinzione il Giappone. Europa, le cui mire si concentrano su Marte. E ovviamente la Nasa. Sono i concorrenti della corsa per la Luna, cui Newsweek dedica la copertina. Tutti alla ricerca della tecnologia necessaria per costruire una base sul satellite, raccogliere, liquefare e trasportare sulla Terra il prezioso elio-3, lequivalente spaziale del petrolio. Lisotopo - estremamente raro dalle nostre parti - potrebbe alimentare centrali a fusione nucleare senza emissioni di gas serra. Il solo miraggio di poterne disporre ha scatenato una competizione spaziale che, a differenza della guerra fredda, vede coinvolti almeno quattro pretendenti credibili.
La Nasa, che con il suo budget di 16 miliardi di dollari sovrasta tutti, ha già fissato la data del prossimo allunaggio: 2020. Dispone del razzo vettore per trasportare il materiale della base, ha progettato i moduli per scendere sul suolo e gli automezzi per spostarsi lungo mari e crateri. Ma non sa ancora come rendere vivibile una stazione permanente in assenza di atmosfera. "Lagenzia Usa - spiega Newsweek - guida senzaltro la corsa. Ma Cina e Russia stanno dando potenza ai motori".
Mosca, con lagenzia di stato Roscosmos, fa leva sul suo servizio di autobus per il cosmo. Ad acquistare il biglietto da Baikonur per la Stazione spaziale internazionale non sono solo turisti, ma anche astronauti europei e americani, rimasti a piedi dopo la tragedia dello Shuttle Columbia del 2003. Con questi soldi (1,7 miliardi di dollari il budget della Roscosmos) Mosca sostiene di poter inviare sulla Luna 5 sonde robotizzate entro il 2010. E realizzare nei cinque anni successivi una base permanente.
Con tutte le cautele del caso, per proteggere il segreto sulle proprie tecnologie di punta, la Russia ha cercato anche la cooperazione di Pechino. La Cina è lunica nazione (insieme a Usa e Russia) ad aver mai completato una missione spaziale con astronauti a bordo. Il lancio della prima sonda cinese per la Luna è previsto per il 17 aprile, e nella base spaziale "Aerospace city", a nord della capitale, il palco per le autorità del Partito è già montato. Da quando Mao Zedong, nel 1957, si lamentò perché il suo paese non era in grado "di lanciare in orbita nemmeno una patata", il fiume di acqua ne ha fatta scorrere parecchia. E oggi la Cina promette di acquisire entro il 2020 il primo campione di polvere lunare (possibilmente con frammenti di elio-3).
Nelle retrovie corre lIndia. Il premier Atal Bihari Vajpayee tre anni fa annunciò una missione con destinazione Luna entro il 2008. Nel frattempo Nuova Delhi ha deciso di puntare tutto sugli accordi di collaborazione internazionali, andando a studiare a casa della Nasa da un lato e costruendo strumenti insieme allAgenzia spaziale europea dallaltro. Mosca con Pechino. Nuova Delhi con Washington e Parigi. Parigi con Mosca e Washington. A guardare meglio, quella che sembra una corsa per la conquista della Luna è in realtà una ragnatela di rapporti di cooperazione fra terrestri, in cui tutti (o quasi) si aiutano (e si controllano) lun laltro.
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lunedì 29 gennaio 2007
ore 11:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Londra, colletta della Tate Gallery "Salviamo l’acquerello più caro del mondo"
LONDRA - E’ l’acquerello più caro del mondo: vale sette milioni e mezzo di euro. "The Blue Rigi" l’ha dipinto Turner a metà del ’800: è una delle opere più importanti dell’arte figurativa inglese e ora rischia di finire oltreoceano, strappata alla Gran Bretagna da un ricco acquirente americano. Per fermare la "razzia", la Tate Gallery di Londra, uno dei maggiori musei inglesi, ha lanciato una colletta ma se entro il 20 marzo non saranno raccolti almeno 4,9 milioni di sterline, il diritto di prelazione scadrà e l’acquerello andrà oltre atlantico.
La colletta nazionale parte dai 2 milioni di sterline messi a disposizione dal museo e dalle 500mila sterline offerte da Art Fund: ancora pochi per evitare definitivamente che l’opera finisca in mani non britanniche. E’ una corsa contro il tempo quella intrapresa dalla Tate Gallery: il ministero della Cultura inglese ha posto il divieto all’espatrio dell’opera ancora per due mesi ma dagli Stati Uniti fanno pressione per concludere l’acquisto.
Non è solo orgoglio britannico quello che spinge il museo a chiedere la mobilitazione per salvare l’acquerello di Turner. "The Blue Rigi", acquistato dall’attuale proprietario ad un’asta di Christie’s nel giugno 2006 per 5 milioni e 832mila sterline (quasi 8 milioni e mezzo di euro), venne realizzato nel 1842 e fa parte di una serie di tre opere comprendente anche "The Dark Rigi" (di una collezione privata) e "The Red Rigi" (della National Gallery di Melbourne).
I dipinti ritraggono tutti il Monte Rigi (in Svizzera) visto dal lago di Lucerna, ma in tre diversi momenti della giornata, quindi con differenti condizioni di luce che l’autore rese attraverso differenti tonalità e colori. Le tre opere sono considerati gli acquerelli migliori mai realizzati da Turner e tra i più belli mai dipinti da qualsiasi autore.
Nell’ambito della campagna per trattenere "The Blue Rigi" in Gran Bretagna, è stato creata un’apposita pagina web per chi vuole contribuire alla raccolta fondi. Inoltre la Tate Gallery ha riunito i tre dipinti per una clamorosa mostra, fino al 25 marzo, che li espone insieme per la prima volta.
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lunedì 29 gennaio 2007
ore 10:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 29 gennaio 2007
ore 10:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Scioglie il Viagra nel vino del marito e luomo finisce in ospedale per infarto
FROSINONE - Se avesse dato ascolto agli esperti inglesi (e alla tradizione popolare) secondo i quali laglio - e il peperoncino, e lo scalogno - avrebbe un sostanzioso effetto afrodisiaco, forse la sua notte di passione lavrebbe consumata fra le lenzuola di casa piuttosto che in una corsia dospedale. E invece una signora di Frosinone, stufa di un marito pantofolaio e catatonico e soprattutto dimentico delle gioie del sesso, ha optato per leffetto-bomba: ben due compresse di Viagra sciolte nel bicchiere dellignaro consorte. Con un risultato imprevisto e devastante: la corsa in ospedale.
"Infarto". Questa la diagnosi dei medici, pronunciata senza ombra di dubbio. E finita così la serata che una donna della cittadina ciociara aveva immaginato un po diversa. Voleva movimentare un menage un po spento, e risvegliare i sensi di un marito distratto, che la televisione e la pigrizia distoglievano ormai, da troppo tempo, dai doveri coniugali. E durante la cena, ha sciolto due pillole blu nel vino, somministrando poi alluomo il pepato calice.
Il marito, come dabitudine, durante il pasto ha bevuto, senza sapere che cosa quel bicchiere contenesse. E mentre la signora già pregustava le gioie delle ore a venire, a sorpresa il marito ha pronunciato la frase che, almeno per quella volta, era tuttaltro che un pretesto: "Non mi sento bene". Dolori forti al petto e al braccio e la moglie, piuttosto che staccare il telefono per non essere disturbata, lha dovuto agguantare per chiamare il 118.
Soccorso dai sanitari, luomo è stato condotto presso il pronto soccorso di Ceprano. Dove i medici hanno diagnosticato linfarto. La moglie non ha potuto più tacere e, fra le lacrime, ha confessato il misfatto. Per fortuna la vittima, anche se in prognosi riservata, non corre pericolo di vita. Però gli è stato prescritto riposo assoluto, a tempo indeterminato. E la moglie, costretta a rassaegnarsi, dovrà reprimere, a tempo indeterminato, le proprie pulsioni. "E stata una prova damore da parte di mia moglie", ha però detto il cinquantatreenne operaio edile. "Per me, - ha spiegato - è stato un periodo di forte stress che mi stava allontanando da lei, al punto da trascurarla anche sessualmente. Non ho mai avuto problemi del genere, tengo a precisarlo, forse solo problemi cardiaci, visto che ho rischiato di morire dinfarto. Ma passerà anche questo, ne sono certo. Ora che ho visto la morte in faccia ho capito che non cè cosa più importante della famiglia".
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sabato 27 gennaio 2007
ore 13:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Buchenwald: online larchivio storico. Scoperto il Diario di Otto Frank di Elmar Burchia
BUCHENWALD - Sabato 27 gennaio ricorre la Giornata della memoria per commemorare le vittime del nazismo e dellOlocausto. Esattamente il 27 gennaio 1945 le truppe dellArmata Rossa - durante la loro avanzata verso Berlino - arrivarono nella cittadina polacca di Oświęcim (Auschwitz) e si trovarono di fronte al suo tristemente famoso campo di sterminio, liberandone i pochi superstiti e rivelando al mondo lorrore del genocidio nazista. Il 16 aprile venne liberato anche il campo a Buchenwald. Per loccasione la Fondazione per memoria del campo di concentramento di Buchenwald ha messo ora in rete larchivio digitale storico delle immagini. «Le foto sono una testimonianza storica che ci ricordano quei tristi anni», ha detto il responsabile della fondazione Stiftung Gedenkstätten Buchenwald und Mittelbau-Dora. Larchivio è composto di oltre 10 mila immagini scattate tra il 1937 e il 1945, allinterno, durante e dopo il massacro nei vari campi di concetramento. Larchivio è composto di immagini amatoriali, di agenzie stampa dellepoca e scatti fatti dai soldati nazisti e dai deportati stessi. Nel campo di concentramento di Buchenwald morirono oltre 56 mila persone, solamente 21 mila furono i sopravvissuti liberati. SCOPERTO IL DIARIO DI OTTO FRANK - A più di 60 anni dalla morte di Anna Frank sono venute alle luce le lettere del padre Otto. Gli 80 scritti documentano come Otto Frank avesse seriamente preso in considerazione lidea di fuggire dallOlanda occupata dai nazisti e rifugiarsi con lintera famiglia in Spagna. Avrebbe sondato anche la possibilità di richiedere un passaporto per scappare poi negli Stati Uniti o a Cuba. Descrivono e testimoniano la disperazione di un padre che vuole proteggere e salvare a tutti i costi la sua famiglia. PIANO DI FUGA - Le lettere sono state ritrovate nel centro di studi di New York YIVO Institute for Jewish Studies già nel 2005, ma finora non è ancora stato reso pubblico il loro contenuto, per timore si trattasse di falsi. «La scoperta è stata tenuta segreta, ma il prossimo 14 febbraio, in una conferenza stampa, verranno rese pubbliche», scrive il settimanale «Time», il quale anticipa alcuni passaggi. La considerevole corrispondenza del padre verso amici, familiari e autorità descrive gli attimi di paura, la vita dellintera famiglia nel nascondiglio di Amsterdam, la disperazione per poter riuscire a salvare le figlie e la moglie dalla deportazione. Le lettere sono state scritte tra il 30 aprile e l11 dicembre 1941, quando la Germania dichiarò guerra agli Stati Uniti. Le lettere indirizzate allamico Nathan Straus jr. raccontano poi il piano di fuga verso la Spagna, il Portogallo, Parigi dove ottenere il passaporto e infine rifugiarsi negli Usa o a Cuba.
IL DIARIO DI ANNA - La tredicenne Anna Frank dovette trasferirsi con lintera famiglia dalla Germania in Olanda per sfuggire alla persecuzione nazista. In otto vissero in una soffita ad Amsterdam dal 1942 al 1944. Durante quegli anni Anna scrisse un diario, descrivendo con considerevole talento le paure causate dal vivere in clandestinità, i sentimenti per lamico Peter, i conflitti con i genitori e la sua aspirazione di diventare scrittrice. La sua famiglia venne tradita da un informatore olandese e vennero arrestati per poi essere deportati. Anna, la sorella Margot e la madre Edith non sopravvissero ai campi di concentramento tedeschi. Anna morì di tifo nel marzo 1945, poco dopo la liberazione nel campo di Bergen-Belsen. Il 25 giugno 1947 Otto Frank, unico sopravvissuto della famiglia, tra molte difficoltà riuscì a far pubblicare il diario della figlia. Morì nel 1980.
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sabato 27 gennaio 2007
ore 10:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cercava lavoro, finì a Dachau: il primo italiano ucciso nei lager di JENNER MELETTI
INNSBRUCK - Era stato uno dei primi a partire, Cristiano Carri da Castelnuovo. Voleva arrivare subito in quel Terzo Reich che sembrava lEldorado: un operaio specializzato veniva pagato 3.000 lire al mese, contro le mille lire scarse degli operai italiani. E poi la Germania era il Paese di Hitler e del suo Patto di ferro con Mussolini.
Befreundete Auslander, stranieri amici, così venivano chiamati gli italiani che prendevano il treno organizzato dal sindacato fascista. Cristiano Carri è partito nel 1938 ma è caduto presto in disgrazia. Non si sa di quale colpa si sia macchiato, fra quelle per le quali gli italiani venivano messi sotto inchiesta: "Indisciplina, abbandono del lavoro, licenziamento, scarso rendimento". Si sa solo che il 21 settembre 1940 viene internato a Dachau, matricola 19988. Due anni di lavoro forzato e di fame e luomo diventa una larva. Su una corriera del "trasporto invalidi" viene portato al castello di Hartheim - un centro per leutanasia, dove già erano stati uccisi bambini handicappati e malati di mente - e messo nella camera a gas. E il 12 ottobre 1942. Cristiano Carri, che avrebbe compiuto 34 anni un mese dopo, è il primo italiano avvelenato dai gas. Anche la sua vita è stata giudicata, come diceva Hitler, Ballast-Existenzen, unesistenza insignificante.
Non è certo il solo, loperaio di Castelnuovo, a finire nei lager delle Ss quando Hitler e Mussolini ancora si stringono la mano nei cinegiornali Luce. "Studiando la deportazione dallItalia nei campi di concentramento e di sterminio - dice il professor Brunello Mantelli delluniversità di Torino - abbiamo scoperto che almeno 22 italiani sono già nei lager prima dell8 Settembre. E questi sono i primi numeri di una storia che ancora deve essere studiata a fondo".
Secondo il sindacato fascista, dal settembre 1938 allaprile del 1942 sono espatriati per recarsi a lavorare in Germania 253.869 operai delle industrie. Ma 30.665 di questi sono stati espulsi in Italia per indisciplina o scarsa produttività. "Non tutti - dice Brunello Mantelli che sullemigrazione nel Terzo Reich fra il 1938 e il 1943 ha scritto "Camerati del lavoro" - sono riusciti a superare il confine. Per molti si aprono le porte dei campi di concentramento, i Konzentrationlager o quelle degli Arbeitserziehungslager, i campi di educazione al lavoro".
Già alla fine dellottobre 1941 un funzionario dellufficio del lavoro dellacciaieria Hgw scrive che "in particolare dalle zone minacciate dai bombardamenti giungono quotidianamente a Innsbruck, dato che è territorio di confine, sbandati che hanno rotto il contratto di lavoro. Solo nelle ultime 8 settimane sono stati fermati oltre 4.000 italiani, e ci sono giorni in cui compaiono fino a 300 fuggiaschi".
LArbeitserziehungslager di Reichenau, alla periferia di Innsbruck, diventa uno dei più importanti del Reich proprio perché vicino al Brennero. Fino a ieri era anche uno dei meno conosciuti perché - dice il professor Erich Schreder di Innsbruck - "Reichenau resiste nella memoria nascosta di alcuni anziani e nelle poche pagine di alcuni storici. Tutti gli altri preferiscono dimenticare". Un giovanissimo allievo del professore, Johannes Breit, è riuscito però a trovare documenti che rompono il silenzio sul campo degli italiani.
"Era composto - dice - da 7 grandi baracche. E poi cera la Waschhaus, la casa dellacqua, che è stata inventata proprio qui a Reichenau. Getti dacqua gelata venivano lanciati contro gli internati fino a quando non perdevano conoscenza. Poi, appena si riprendevano, venivano chiusi in celle in cui si poteva stare solo in piedi". Sono venute alla luce cartelle cliniche dellospedale di Innsbruck ("Sono riuscito a trovare solo quelle del 43 ma sono alla ricerca anche di quelle del 41 e 42") che raccontano come tanti internati (Giuseppe Pavan di Vicenza, Emanuele Romanelli di Firenze, e altri italiani di cui non si conosce la città di origine, come Stefano Donei e Augusto Biselli) siano giunti "moribondi" allospedale, per gastroenterite, congelamento, polmonite. Non tutti resistevano allacqua gelata. Data dingresso in ospedale e data di morte quasi sempre coincidono.
"Altri italiani, come Silvano Leoni e Giuseppe Di Pastena sono stati impiccati, assieme a 5 russi, il 17 dicembre 43. Erano usciti dal campo per rimuovere le macerie dei bombardamenti e in una bottega distrutta avevano rubato un chilo di pane e un barattolo di marmellata".
E stata trovata anche la "lista delle punizioni", in vigore dal 41. 1) Niente cibo a chi commetteva uninfrazione. Se la baracca non denunciava il colpevole, niente cibo per tutti. 2) Corsa dentro al campo, 15 giri. Quando qualcuno cadeva sfinito, colpi di bastone per farlo rialzare. 3) Percosse - da 10 a 25 colpi - con tubi di acciaio, frusta o bastone. 4) Reclusione da 1 a 15 giorni nel bunker che aveva un solo buco per respirare. 5) Doccia gelata e poi chiusura nel bunker. I capi fascisti sapevano che tanti italiani finivano in campo di concentramento.
"Già il 17 settembre 1941 - dice il professor Brunello Mantelli - il capo dellUfficio sindacale di Berlino, Cecchi, scrive una lettera per denunciare "lesistenza in parecchie località della Germania di campi di concentramento o di disciplina nei quali, su semplici denunce delle ditte o anche di capi squadra, vengono inviati i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità. Le nostre proteste non hanno avuto alcun esito".
Finiscono nei campi gli uomini che si lamentano per il cibo e quelli che hanno relazioni sentimentali con le tedesche. Gli italiani sono alleati ma "razzialmente indesiderabili". Anche le donne tedesche vengono punite con 20 giorni di campo di rieducazione. LItalia fascista protesta ma non troppo. "Bisogna riconoscere - scrive il ministro Galeazzo Ciano il 14 novembre 1941 - che fra di loro (gli italiani in Germania, ndr) cè una notevole percentuale di lazzaroni, sfaticati, intemperanti". A metà novembre 1941 il rappresentante della polizia italiana a Berlino, Osvaldo Chiavaccini, firma un accordo con il capo della Gestapo, Heinrich Muller. Gli italiani "cattivi" verranno rimandati in Italia, in stato di arresto. Finiranno poi in "confino, casa di lavoro, colonia agricola". Ma il patto non viene sempre rispettato. Italiani come Cristiano Carri finiscono nella camera a gas. "A Reichenau - dice Johannes Breit - non cè più traccia del campo. Al suo posto cè un centro per la raccolta differenziata dei rifiuti".
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venerdì 26 gennaio 2007
ore 18:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Attenti alla toilette del cinema, cè Borat che vi spia dalla parete di CLAUDIA MORGOGLIONE
ROMA - Capita a tutti, nei locali pubblici, di dover scappare alla toilette. Ma i frequentatori di alcuni tra i più grandi multisala italiani, che in questi giorni utilizzano i bagni del cinema, trovano una sorpresa spiazzante, esilarante, sicuramente trash. Un adesivo-poster attaccato alla parete che ospita il water, e in cui campeggia limmagine di Borat: il finto giornalista kazako protagonista dellomonimo film, che, nella frase che accompagna la foto, commenta gli attributi sessuali dellavventore di turno.
Il tutto nel suo stile inconfondibile, con due classiche espressioni verbali del Borat-pensiero: per le donne, il complimento Tua pussy is very nice!. E per i maschietti, linsulto: Tuo trooooppo pikkolo... mio molto più belo!.
E non si tratta di uno scherzo di qualche bontempone di turno. Perché stiamo parlando della campagna promozionale per il lancio del film, che uscirà qui in Italia il prossimo 2 marzo. Uniniziativa pubblicitaria massiccia, capillare, che vede coinvolte le toilette dei maggiori multiplex, in tutta la Penisola. Dalla sede romana della società di distribuzione, la 20th Century Fox, annunciano infatti che sono già molte centinaia gli adesivi piazzati nei bagni dei cinema, e che la distribuzione è ancora in corso.
Un modo sicuramente originale per tenere alta lattenzione sul personaggio creato da Sacha Baron Cohen, e dunque sul film che narra le sue esilaranti avventure sul suolo americano: acclamato ai festival (Festa di Roma compresa), campione dincassi a sorpresa negli Usa, oggetto di un culto planetario, con fenomeni di vera e propria mania.
E adesso, in ritardo rispetto a molti altri paesi, il film sbarca in Italia, il 2 marzo. E nellattesa che, una quindicina di giorni prima dello sbarco nelle sale, cominci la campagna promozionale tradizionale, a base di cartelloni in strada e spot tv, la Fox fa proprio lo stile Borat e invade - ironicamente - lintimità dei frequentatori di multisala. Originali anche i gadget distribuiti, qualche settimana fa, alle redazioni di alcuni giornali e ad altri personaggi dellambiente: un calendario in cui il finto giornalista appare con lormai celeberrimo costume da bagno verde "ascellare", con tanto di frasi celebri ad alto tasso di doppi sensi volgari; e la carte per giocare al "kazako in fiera".
Nel frattempo, però, la casa di distribuzione si è occupata anche su un versante ben più delicato: il doppiaggio. Chi ha visto la pellicola ai festival, infatti, avrà notato che a rendere esilarante linterpretazione di Sacha Baron Cohen (premiata col Golden Globe) è anche linglese maccheronico, pieno di parole storpiate, con cui si esprime.
Ma qui da noi, col pubblico non abituato ai sottotitoli e con lappeal popolare del film, il doppiaggio era necessario. Unoperazione complessa, la cui direzione artistica è stata affidata a un numero uno del settore come Tonino Accolla. Mentre a prestare la voce al mitico Borat è stato Pino Insegno. Il quale, oltre a essere un conduttore tv, spesso si cimenta con la reinterpretazione vocale di personaggi celebri: da Brad Pitt alla tigre Diego del cartoon Lera glaciale. Certo, stavolta non è facile: uguagliare la folle e mal riposta sicurezza linguistica del kazako in trasferta è impresa quasi impossibile.
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venerdì 26 gennaio 2007
ore 16:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 26 gennaio 2007
ore 14:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un pezzo di Ande in vendita su internet 148 milioni di dollari per villaggi e miniere
BUENOS AIRES - Chiamarla area è riduttivo, come definirla unattrazione turistica. La Puna andina argentina, un territorio semidesertico ma incantevole dal punto di vista paesaggistico fra i 4.000 ed i 4.800 metri di altezza, è stato messo in vendita. Non tutto però, solo 36,9 milioni di ettari sulla Cordigliera delle Ande al confine con il Cile, unestensione pari quasi a quella dellintero Giappone. Lannuncio è stato pubblicato qualche giorno fa sul sito internet di una società immobiliare, generando polemiche a non finire, e timori fra gli abitanti, per lo più appartenenti a popolazioni indigene.
A darne notizia è stato il principale quotidiano argentino, Clarin, titolando in prima pagina che "la Puna di Atacama è in vendita via Internet", in blocco, al prezzo di quattro dollari lettaro, per un totale di 148 milioni di dollari. Lofferta è apparsa nel sito della società Omar Serrano Negocios Conosur, accanto ad unaltra, pure allarmante, riguardante una vasta estensione dei cosiddetti Esteros de Iberà, una delle più importanti riserve di acqua dellArgentina. Di fronte al dettagliato racconto della potenziale vendita, che riguarderebbe interi villaggi, un passo andino e perfino parte del tracciato del celebre Treno delle Nuvole, i responsabili delle tre province interessate (Jujuy, Salta e Catamarca) hanno smentito categoricamente e rassicurato le popolazioni.
Questultimo tema non è dei minori, perchè nelle zone andine vivono da centinaia di anni membri di diverse etnie indigene che spesso non hanno i titoli della terra tramandata da padre in figlio. Clarin ieri ha rilanciato il tema con dichiarazioni del governatore della provincia di Catamarca, Eduardo Brizuela del Moral, che invita la cittadinanza "a stare tranquilla". Mentre il responsabile della società immobiliare ha dichiarato al giornale di non sapere chi cè dietro lofferta, ma di essere in contatto con lo studio legale che si occupa della faccenda per conto del proprietario assicurando che "dietro pagamento di un deposito, è possibile ottenere in visione i titoli di proprietà".
Secondo gli esperti la Puna argentina è sfruttabile dal punto di vista turistico, ma soprattutto minerario, per il suo potenziale in borace, litio, oro e rame. In teoria, un privato può acquistare terre appartenenti al demanio provinciale ma, chiarisce Ricardo Alonso, Assessore alle Miniere e alle Risorse energetiche della provincia di Salta, "per quanto il suolo sia di proprietà privata, il sottosuolo appartiene allo Stato nazionale". Che al momento non ha alcuna intenzione di cedere la sua meraviglia naturale.
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venerdì 26 gennaio 2007
ore 12:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Italia a rischio "deriva feudale" Ma uscire dal declino è possibile di ROSARIA AMATO ROMA - Un Paese neofeudale governato da un premier che, "come gli imperatori tedeschi, regna ma non governa". Una società che riflette la logica dei reality televisivi, dove per eccellere possono bastare "uninfarinatura di tutto e una conoscenza di niente", purché si abbia "grinta" o si vada "al di sopra delle righe o delle regole". Una grande voglia "di lasciarsi alle spalle quellatmosfera di declino" che grava sullItalia ormai da diversi anni, e che deve però fare i conti con "ritardi, con le fragilità strutturali ma soprattutto con una classe dirigente inadeguata". E così che lItalia appare nel Rapporto 2007 presentato stamane a Roma dallEurispes.
Spinta allinnovazione e desiderio di conservazione Se nelledizione del 2006 del Rapporto si parlava di declino quasi inesorabile, questanno si segnala invece la "spinta interiore" del Paese, intesa come "il desiderio cosciente di guarire da una affezione", spiega il presidente dellEurispes Gian Maria Fara, citando Spinoza. Però si riscontra anche "una spinta altrettanto forte alla conservazione", alimentata dalle "resistenze di coloro che considerano linnovazione, le riforme e il cambiamento come un pericoloso nemico capace di mettere in discussione i vantaggi e le rendite di posizione acquisite nel tempo", osserva Fara.
Italiani leggermente più ottimisti per il 2007 I sondaggi Eurispes sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni hanno rilevato un leggero miglioramento rispetto allanno precedente. Se infatti nel 2005 il 49,2 per cento aveva dichiarato una "sfiducia generalizzata" nelle istituzioni, tale percentuale nel 2006 scende al 46,7 per cento. Raddoppia inoltre, passando dal 4,1 al 9,9 per cento, la percentuale di coloro che si dichiarano maggiormente fiduciosi. In dettaglio, gli italiani si fidano molto del presidente della Repubblica (63,2 per cento), poco (38,1 per cento) o niente (28,6 per cento) del governo (ma anche in questo caso si registra un miglioramento di pochi punti percentuali), poco del Parlamento e della magistratura. Si fidano molto delle associazioni di volontariato (78,5 per cento), delle forze dellordine (73,5), della Chiesa e delle altre istituzioni religiose (60,7 per cento, in calo tuttavia rispetto al 66,1 per cento del 2006).
Il ceto medio tra indebitamento e scelte low cost Nellanalizzare le difficoltà del ceto medio, schiacciato dal declino economico del Paese e da quella che viene descritta come "una struttura a deriva feudale", il Rapporto Eurispes evidenzia però anche dei tentativi di "emersione". Innanzitutto è leggermente migliorata la percezione della propria situazione economica: a definirla stabile è il 56 per cento degli intervistati, ed è la prima volta in cinque anni che tale percentuale non cresce rispetto allanno precedente, segnala il Rapporto.
Questo non significa che ci siano miglioramenti, significa soprattutto che il ceto medio ha elaborato alcune strategie di sopravvivenza. Da un lato il credito al consumo, in costante aumento (solo quello erogato dalle banche è cresciuto tra il 2002 e il 2006 del 77 per cento): lEurispes stima che il ricorso delle famiglie a questo tipo di prestiti aumenterà nel 2007 dell11,9 per cento, e il ricorso ai mutui dell11,6 per cento.
Dallaltro, si fa sempre più spesso ricorso a scelte che lEurispes definisce in blocco low cost, citando Ryanair per i viaggi aerei, Ikea per larredamento, Skype per la telefonia. E segnalando fenomeni in crescita, come quello del couchsurfing, che permette di viaggiare a costo zero dando in cambio la propria disponibilità per "lavori di casa, preparazione di piatti tipici della propria nazionale e la promessa di ricambiare lospitalità".
La criminalità temuta più delle difficoltà economiche Per la prima volta dopo molti anni, rileva lEurispes, al primo posto tra le preoccupazioni degli italiani non cè più lelevato costo della vita ma la criminalità organizzata. Infatti un italiano su cinque (il 19 per cento degli intervistati) è stato vittima di almeno un realto nel 2006: nel 21,7 per cento dei casi si tratta di furti in casa o furti dellautomobile o del motorino, seguiti da scippi e borseggi e minacce. In testa ci sono però (27 per cento) le truffe, dalle clonazioni di carta di credito o bancomat alle truffe su Internet.
E tramontata lidea della legalità A rendere più minacciosa la criminalità per gli italiani è la percezione che lItalia sia un paese nel quale "è tramontata unidea condivisa di legalità". Il 22 per cento degli intervistati ritiene che questo sia dovuto al deterioramento del tessuto socio-economico. Fa sempre più paura inoltre la criminalità organizzata: un quinto degli omicidi in Italia è "mafioso". LEurispes ha anche elaborato un "indice di penetrazione mafiosa", che vede al primo posto Napoli, al secondo Reggio Calabria e al terzo Palermo.
Una rivoluzione culturale per uscire dal declino Di cosa ha bisogno lItalia per uscire da quello che lEurispes definisce senza mezzi termini come "un quinquennio di declino vero"? Il Rapporto dà alcune indicazioni: una maggiore equità fiscale, "scoprendo tutte le carte truccate del meccanismo impositivo nazionale, fatto non solo di sommerso ed evasione fiscale, ma anche di forme elusive sfruttate con grande maestria e sapienza da singoli e società". LEurispes ha calcolato che nel 2007 "il maggior carico per gli onesti sarà tra 9,5 e 10 punti percentuali in più rispetto alla pressione consueta". Cioè chi paga le tasse le pagherà ancora di più per chi non lo fa e non lo farà.
Ancora, lIstituto suggerisce un efficace riordino del sistema pensionistico, un nuovo patto tra famiglie e imprese che passi anche attraverso una netta divisione tra flessibilità (vera) e precarizzazione, e una valorizzazione del capitale professionale e umano. E ancora, una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione e della giustizia, e una efficace politica dellimmigrazione. "Una rivoluzione culturale e politica nello stesso tempo di cui lItalia ha un enorme bisogno", conclude Fara. Per non sprofondare ancora di più in "un declino economico, sociale e morale che a qualcuno fa paventare il pericolo di una deriva populista e demagogica".
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