
You are an elitist bastard. You hate people that try too hard, actually you just hate people in general. You have excellent taste in alcohol, however, and probably have an excellent collection of classical and experimental music.
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domenica 8 febbraio 2009 - ore 23:07
(categoria: " Vita Quotidiana ")
L’odio è un tonico, fa vivere, ispira vendetta; invece la pietà uccide, indebolisce ancora di più la nostra debolezza
[Honoré de Balzac]
Odio i tossici. Sacchi di merda privi di spina dorsale, mezzeseghe ridotte al più basso livello animale, inutili occupanti di suolo pubblico e privato, ché non è mai il loro. E se uno, di loro, dovesse essere proprietario, gli fosse espropriato lo spazio, giacché lo utilizzerebbe solo come rifugio nei rari momenti in cui non è in giro a cercare modi per procacciarsi il fabbisogno quotidiano di roba e disturbare, ciò facendo, la giornata degli esseri civili. Esseri subumani ridotti allo stato larvale, marci, senza denti, possa venirvi un trombo ogni volta che pensate alla siringa e alla vostra mezz’ora di merda di pace da ero, possiate essere uccisi dalle vostre madri esasperate dal vostro trascinarvi in casa, inutili, demotivati, tristi sanguisughe di merda. Che i vostri sporadici momenti di divertimento siano sommersi dalla sofferenza più acuta. Che possiate morire, ma non presto, da anziani, dopo cinquanta lunghi anni di pene, crisi di astinenza, morsi di cani randagi e pestaggi da parte di bande di bulli quindicenni, come voi ignoranti di tutto ma, al contrario di voi, esuberanti, in salute e ricchi di forze con cui rompervi tutte le ossa, una ad una, per puro divertimento.
Odio gli Agnelli, il loro leggendario stile di vita, l’innata eleganza di chi non ha mai dovuto muovere un muscolo, i vostri fine settimana a Sestriere, la memoria dell’Avvocato. Possa essere coperto d’infamia il nipotino, che a 24 anni era vicepresidente della FIAT, mentre i suoi coetanei, privi dell’illustre cognome di madre, cercano un primo lavoro mal pagato pur di mettersi due lire in tasca per andare a scopare con la fidanzata. Possa morire l’altro nipotino, che è nato con una camicia a forma di biglietto della lotteria, è stato fatto responsabile marketing di una multinazionale perché era chiaro perfino ai suoi parenti che non valeva un cazzo e non contento s’è fatto beccare strafatto di ero e coca a casa di un uomo con le tette che gliela buttava al culo. Che venga insultata dai suoi servi ogni mattina la troia che si riserva il diritto di giudicare in poche righe gli sfoghi di quelli più stronzi di lei che chiedono il suo illuminato parere di duchessa fallita del mio cazzo tra le pagine di una cartigienica buona solo per coprire il pavimento quando imbianchi e per far passare il tempo alle clienti della mamma di Pacciani.
Odio gli inglesi, tromboni pallidi nostalgici di un impero con cui la gloriosa Roma poteva giocare al risiko. Merde ciccione imbottite di birra annacquata fanatiche di un calcio di merda che manco nella nostra C2, andate a imparare come cazzo si gioca a calcio nei campetti in puglia. Possano bruciare le vostre università, eccellenti solo perché ci chi insegna non è nato né si è formato in quest’isola di merda, dove perfino i più illustri linguisti meditano di mandare affanculo le regole sintattiche che tanto ormai non le segue più nessuno, pallemosce che si sono fatti prestare uno spicchio di cultura dai francesi e colonizzare dagli indiani. Ficcatevi nel culo il vostro thé di merda allungato col latte freddo, e non azzardatevi a dire che è una bevanda inglese, che col vostro clima di merda manco i ghiaccioli alla cacarella potreste coltivare.
Odio anche gli indiani, sempre con le mani tra i piedi, sempre coi cazzo di piedi nudi. Non siete a Mumbai, compratevi un paio di scarpe del cazzo che avete le estremità impolverate e marroni come siete si vede subito. I vostri capelli tendono all’ingrasso, lavateveli o anche meglio tagliateveli, che se c’è un dio se ne fotte che abbiate i capelli lunghi e l’asciugamano in testa, fareste meglio a curare le vostre donne impedendo loro di vestirsi di giallo fosforescente invece di compiacere un dio mucca arrotolandovi pezze da culo sul cranio. E tagliatevi quelle cazzo di barbe, che in mezzo ci crescono muschi, licheni ed ecosistemi di stronzi alle fragole. Ah, voi che capelli e barba ve li siete tagliati: scordatevi di somigliare agli occidentali, la camicia a maniche corte la cravatta e i sandali non li usano più nemmeno i crucchi in vacanza. E piantatela con le spezie, che per fare merenda vi ci vogliono 6 ore di cottura e se mangiate a Dehli puzzate fino a Leicester.
Odio i francesi , con la loro mania del grandeur o come cazzo si scrive, sempre a considerare il loro buco di culo di paese il centro del mondo quando non vincono una guerra da trecento anni e le uniche volte che combinano qualcosa negli sport è perchè hanno più africani sportivi che il campionato di calcio dell’Africa centrale; a mangiare le loro cremine al gustorana (citazione) e i loro formaggini insapori, ma andate in sardegna a imparare a fare i formaggi. Senza parlare dei musei, pieni di cose meravigliose e assolutamente non francesi, se avesse solo opere d’arte francesi i Louvre sarebbe grande come i cessi della stazione di milano linate.
Odio i calciatori, usurpatori del termine atleti. Ma che cazzo di atleti siete che se vi sfiorano rotolate per un’ora e mezza finché non arriva il massaggiatore col ghiaccio spray? Ve lo spruzzassero sull’uccello il ghiaccio spray, almeno la smettereste di passare la settimana a scopare per poi lamentarvi che se giocate 20 minuti e non 90 non riuscite a entrare in condizione. Dovrebbero mettervi tutti a fare i test di resistenza con LeBron James, ma nudi, così poi vediamo quale cazzo andrebbero a cercare quando voi siete stramazzati al suolo mentre LeBron corre la maratona leggendo Sports Illustrated.
Odio le tipe brutte che ci provano. Che cazzo ci provate se fate cagare, sappiate che è offensivo per chiunque essere corteggiati da una merda che cammina. Chiudetevi in casa e provate almeno a diventare interessanti citando Sastre a memoria, che leggere Cosmopolitan e Glamour non vi fa diventare fighe. E nemmeno creative. Imparate a suonare la chitarra, piuttosto che bagnarvi la mutandina su un modello che piuttosto che scoparvi se la farebbe buttare al culo da Ron Jeremy.
Odio le “fonti anonime molto vicine a”. Ma che cazzo di ordine dei giornalisti c’è in inghilterra che anche il fottuto times, possa la sua sede crollare mangiata dalle tarme, può scrivere articoli pieni di virgolettati di fonte anonima. Imparate a scrivere e poi a fare i giornalisti, invece di scrivere 5 righe, inventarne altre 25 e poi correre al pub, che senza una pinta di pisciazza australiana alle sei e mezza non potreste nemmeno entrare dalla vostra moglie obesa con la sigaretta in bocca senza sboccare.
Odio gli studenti, tutti, quelli inglesi che studiano 4 settimane all’anno e non riescono nemmeno a prendere tutti il massimo dei voti nonostante sia impossibile farsi bocciare, e quelli italiani che impiegano 8 anni per finire un corso da 3 e non passano gli esami che il professore è fuori di testa e non ho avuto tempo 3 mesi non mi sono bastati. Andate a meno feste e piazzate il culo sulla sedia oppure mettetevi a lavorare, che a lamentarsi stando comodamente a casa con mammina sono buoni tutti, anche gli stronzi. Prendete esempio dai cinesi che studiano 15 ore al giorno in lingue che non capiscono e non si lamentano mai, mai, mai e mai, perché la loro terra gli chiede di stare zitti, imparare e spaccare culi.
Odio Luciano Ligabue, tagliati quei cazzo di capelli e impara a scrivere in Italiano, con la maiuscola. “Non uso i congiuntivi perché non mi rivolgo a fighetti sofisticati”, bravo, rivolgiti a gente che fissa il vuoto sbavando da un lato perché quello è il target della tua canzone di merda, al singolare, ché hai costruito una carriera su una canzone cui hai cambiato titolo e parole a intervalli più o meno regolari. E tagliati i capelli e levati gli stivali, che vieni da Correggio (RE), non da Austin, Texas.
Odio i texani, siamo nel 2009 porcodio, e ancora avete il mito dei bovari e la pena di morte e i ranch. I ranch, cazzo, ma perché cazzo non rasate con l’asphalto quelle praterie di merda e ci costruite fottute industrie invece che pascoli per bisonti, l’ottocento è finito, e siete dei subumani di merda con un sistema giuridico che noi manco sotto i Borgia.
Odio gli erasmus spagnoli, non imparate manco a ordinare un cazzo di Big Mac nella lingua del paese che vi ospita, se era per sballarvi 24/7 non potevate farlo nelle vostre camerette di merda, magari con un bagno vicino per pulirvi il culo e depilarvi le gambe se donne, invece che sprecare i cazzo di fondi europei per ubriacarvi di vino da 50 centesimi a litro? Siete la schiuma dell’europa unita, secondi nel far cagare solo agli studenti italiani che a 28 anni fanno le feste. Le Feste diocane! I vostri coetanei nel mondo scrivono i cazzo di discorsi del Presidente degli Stati Uniti, altro che le feste a tema.
Odio le cazzo di misure anti cani randagi. Stronzi di assessori e giunte comunali spaventati dai vecchietti di merda, gli stessi vecchi di merda che senza un cazzo da fare tutto il giorno vanno alle poste alle sette del mattino, sappiate che le uniche misure anti cani randagi sono dei parchi gestiti da volontari in cui i cani giocano, cagano, mangiano e si accoppiano in allegria. E non costerebbero un cazzo, certo meno di quello che spendete in opere di bonifica dei miei coglioni, e ci andrei personalmente un giorno a settimana a curare quei cani, purchè in cambio mi venisse concesso di andare alle poste armato di roncola per far fuori tutti gli stronzi in pensione che potrebbero andare a pagare i loro cazzo di bollettini tranquillamente alle 11 dopo aver chiacchierato amabilmente con la signora Cesira davanti a una cioccolata, una mezza minerale in cui poggiare la dentiera e un catetere per non pisciarvi addosso almeno quando siete vestiti/e.
E basta che mi sono rotto il cazzo, ma se becco i tre tossici di merda che dico io gli apro il cranio sul marciapiede e gli faccio mangiare la loro stessa merda fetida finché non pregano che il Signore gli faccia venire un infarto per liberarli da un aguzzino incazzato che in confronto Amin Dada era Don Lurio.

e come diceva il mio maestro Myaghi, che mi ha insegnato il karate negli anni ottanta:
DEREK IS A BAD ASS MOTHA FUCKA, but sometimes hes right.
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martedì 3 febbraio 2009 - ore 11:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Leggo questa notizia:
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Roma, 23 gen. (Adnkronos) - In cinque hanno rapinato una coppia ma non contenti della rapina hanno prima picchiato il ragazzo, poi, dopo averlo chiuso nel bagagliaio dell’auto, hanno violentato a turno la fidanzata. E’ accaduto questa notte a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma. I due fidanzati erano in auto. Sul caso indagano i carabinieri.
I due giovani, lei 21 anni e lui 24, erano fermi in auto in una stradina un po’ isolata di Guidonia quando all’improvviso hanno visto spuntare i cinque uomini. Non è ancora chiaro se gli aggressori siano arrivati e scappati a piedi o in auto.
Dalle prime informazioni sembra che i cinque fossero cittadini dell’Est. Oltre 150 carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di controllo nella zona. I militari dei comandi locali, del Gruppo di Frascati e del Reparto Operativo di Roma stanno controllando campi abusivi, baracche e ruderi frequentati o abitati da stranieri. Intanto, continuano gli interrogatori, da parte dei carabinieri della Compagnia di Tivoli, del ragazzo e della ragazza aggrediti, con l’assistenza di psicologi e personale specializzato dell’Arma.
Nella mattinata i carabinieri hanno avviato controlli anche, indipendentemente dal fatto accaduto questa notte, a campi nomadi e insediamenti abusivi della Capitale.
"Ci sono indagini in corso sulla violenza sessuale di Roma. Ne abbiamo parlato in Cdm. Si tratta di fatti molto gravi che richiedono un maggior controllo del territorio in modo da prevenire questi reati", ha dichiarato il ministro dell’Interno Roberto Maroni in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il titolare del Viminale ha ribadito che sono stati dispiegati 3.000 militari nelle citta’ "con eccellenti risultati ed è stato avviato il processo di realizzazione dei sistemi di sicurezza urbana come la videosorveglianza: occorre continuare e intensificare questa azione".
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Al di là della vicenda di questi due poveretti, sono sicuro che se l’italia non fosse il paese del cazzo che è, due ventenni non si ritroverebbero a dover scopare in macchina come dei disperati, ma vivrebbero da soli o in un college o in un appartamento con altri studenti e chiaverebbero comondamente sul copriletto di casa.
Quando mi è capitato di parlare con coetanei stranieri, ho sempre fatto fatica a spiegar loro la necessità dello scopaggio in macchina – realtà che sembra del tutto sconosciuta ad americani, francesi e tedeschi.
Io ad esempio in macchina non chiavo MAI, per principio, in vita mia mi sarà capitato 2 volte, forse 3, anzi no 3 di sicuro.
Prima di tutto per questioni di volume: per stare comodo dovrei avere una limusine, quelle col salotto, e comunque non saprei dove cazzo parcheggiarla e quindi sarei al punto di prima;
poi la posizione: quelle permesse sono le solite e scomode.
La temperatura: fa freddo o caldo, non si sta mai BENE.
E per quelli che pensano di difendersi in caso che 5 teste di cazzo decidano di partecipare alla festa privata, a meno che non siate ken il guerriero l’unico modo per farlo è avere una pistola, ma non nel cruscotto, in mano, altrimenti non serve a una maddonna ("scusate ragazzi aspettate che prendo una cosa dal cruscotto...." non funziona)
Avete mai provato a chiavare con una pistola in mano? io si, non è per niente facile.
I francesi prendono la questione "Dove trombo?" piuttosto sul serio facendone oggetto anche di politiche sociali e sindacali:

noi invece:
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mercoledì 28 gennaio 2009 - ore 22:47
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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venerdì 23 gennaio 2009 - ore 21:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Durante i miei giri di lavoro a volte mi fermo per bar.
Non nel senso di search bar, quelle che si isninuano nel tuo browser e d icui non te ne fai un cazzo e ci metti una vita per otlgierle.
ma proprio i bar, quelli dove ci prendi i caffe
e non i bar quelli fighetti, i lounge bar.
o i bar vicini alle banche dove ci vanno a fare i pranzi i dirigenti, e dove paghi con tre buoni pasto roba che ne vale al massimo due, ladri.
che poi sono gli stessi bar dove alla sera fanno l’happy hour danoti gli avanzi del pranzo e facendoti pagare una cifra il bere, ma di questo se ne è già parlato.
dico proprio i baretti del cazzo, magari non quelli nella periferia sud della città, quelli nelle vie che imboccano la tangenziale, proprio di fianco al barbiere, con le brioches del 1989 e i vecchietti che giocano nel retro con carte da briscola sporche di sudore, catarro e merda.
dico i baretti normali.
e attenzione, non al pomeriggio, o alla sera, quando fuori nevica a buco e ti ci vai a rintanare con gli amici a prendere un teroldego per iniziare a sbronzarti alle 18.
dico i baretti di mattina.
e non la mattina quando vai a fare colazione prima di entrare al lavoro. una colazione che non farò mai. una colazione da suicidio, da condannato a morte. da "buon lavoro". che il caffè ti rimane sullo stomaco saendo che devi entrare in ufficio.
no.
i baretti la mattina, alle 10, alle 11. col sole fuori, che non devi andare a scuola, all’unversità.. baretti in un’altra città, quelli di quando avevo l’altra macchina.
baretti coi chioschi fuori, "no, vengo io al tavolo non venire al bancone", baretti "ma ti avevo chiesto un latte macchiato non un caffe macchiato", baretti "scusa adesso pulisco", baretti "mi è saltata via una lente dov’è il bagno?" baretti "ce l’vete di canna? ce l’avete dietetico?" "mi fa un caffè shakerato?" "no il caffè shakerato non è un caffe in un bicchiere più grande con dentro un cubetto di ghiaccio porco dio" baretti "se bevi prima di pranzo ti danno dell’alcolizzato" baretti "andiamo via senza pagare"
Avete presente? Ecco quelli lì. Bravi.
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martedì 20 gennaio 2009 - ore 22:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ahahah parlando di robe imbarazzanti, invece, per fortuna che non convivo con nessuno perchè questo stress da supelavoro mi ha trasformato in una fighetta. mi viene il magone con l80% delle robe che passano in tv fatte apposta per far venire il magone. tipo prima cera lultimo rocky, e durante il combattimento a momenti singhiozzo.
Se vedo Bigfish svengo.
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mercoledì 14 gennaio 2009 - ore 21:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Qualche tempo fa hanno passato su Italia 1 un simpatico film d’azione intitolato
"The Transporter" film avente come protagonista un ex soldato che si è riciclato come "autista" (un film intitolato "l’autista" in italia avrebbe fatto pensare alla biografia di un tramviere) e corriere per affari più o meno loschi.
E fin qui tutto bene, è un film, è divertente, ci sono le scene d’azione.
Lui è rapato, incravattato e nel 3 ha l’audi 4. Quindi mi piace perchè...non so perchè.

comunque.
Oggi ricevo una bella mail da un tale Fabiano Rosa, che si descrive come
Ex militare dell’esercito e dell’arma dei carabinieri con comprovata esperienza documentabile (posso inviare curriculum) patenti civili A-B-C-D cap B-D e vari brevetti ed abilitazioni.
e che mi offre i suoi servizi come autista.
La cosa in sé non è sorprendente, ma quello che mi ha fatto letteralmente sbiancare è stato il dettagliato elenco dei servizi che questo incorruttibile ed affidabile ex carabiniere può fornire:
AUTISTA PERSONALE
Se ha bisogno di un autista che guidi la Sua auto privata o aziendale per motivi di lavoro…faccio al caso Suo
Deve andare in trasferta qualche giorno o solamente qualche ora?
Ha un appuntamento di lavoro fuori provincia e desidera che un autista fidato, serio, discreto l’accompagni guidando la Sua auto aziendale o privata?
Sono l’uomo che fa per Lei
e fin qui uno dice, ok, fai l’autista, è una bella cosa.
LAVORO
Le faccio da autista personale guidando la Sua auto aziendale o privata, accompagnandola nei suoi spostamenti di lavoro e non solo anche solo per qualche ora.
Ha una cena di lavoro coi suoi soci e magari se beve un bicchiere in più ha paura che le tolgano i punti dalla patente?
Deve andare ad un meeting fuori regione e vuole fare bella figura coi suoi colleghi?
Ha degli incartamenti e/o plichi riservati e vuole che arrivino a destinazione senza che qualcuno compia atti di spionaggio industriale?
Se preventiva di essere stanco per un viaggio notturno e vuole che qualcuno di fidato e sicuro guidi la Sua auto?
Io faccio al caso suo
e anche qui niente da dire, in effetti con tutti i controlli che fanno per strada, avere l’autista potrebbe anche avere un senso, se si hanno molti soldi da spendere.
di solito i dirigenti hanno un dipendente-assistente che guida e resta sobrio, ma l’autista è certamente più fico.
ma andiamo avanti
TEMPO LIBERO
Ha un appuntamento furtivo con una sua collega e/o amica intima in un posto particolare e desidera una persona che l’attenda sotto casa per qualche ora pronto a partire mentre Lei e la sua compagna vi intrattenete?
Ah!
Ecco dove voleva andare a parare!
Altro che i plichi riservati, le cene di lavoro...
SICUREZZA
Ha bisogno durante i suoi spostamenti in auto di una persona che la tuteli da eventuali pericoli di varia natura dovuti alla sua professione?
Deve portare con sé una cifra ingente di denaro contante e/o plichi riservati o comunque segreti e non si sente sicuro a viaggiare da solo?
Di bene in meglio.
Ed ecco il gran finale di questo onesto ed affidabile ex Carabiniere:
UMILE:
Se durante l’accompagnamento di lavoro del cliente singolo o plurimo è previsto il pranzo o la cena, posso mangiare separatamente in altro tavolo su richiesta dello stesso per motivi personali e di privacy.
PRUDENTE:
Guido solo veicoli in regola di validità di revisione ed assicurazione.
LEGHISTA
Sedi di partenza in provincia di Milano Varese Como con destinazione nord italia.
ONESTO E CRISTALLINO
Per il servizio svolto NON rilascio fattura e ricevo pagamento effettuato SOLO in contante.
In allegato, mi invia una foto in formato 2448 x 3264, dal peso di circa due mega.
Qui vi metto la versione ridotta, da cui potrete capire perché quest’uomo mi ha fatto così tanto lollare.
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sabato 10 gennaio 2009 - ore 22:19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io tho sentito
Nella nebbia autunnale
Che scorreggiavi.
"La dolce ambiguità dei sensi", Anonimo.
Ci sarebbe stata una cenetta, e questa era la volta buona, Giacomo ne era sicuro.
"Alla matematica non si scappa" diceva, ma a bassa voce, per non farsi sentire e passare da sfigato. Parlare di matematica era da sfigati, in quella casa, dove tutti studiavano scienze politiche o filosofia. In realtà Giacomo faceva lettere, ma tantè. Non nominare la matematica o passi da sfigato, e lui non poteva permettersi di passare da sfigato.
In ogni caso, era la volta buona. Sarebbero venute a cena quattro ragazze, e loro erano in quattro. Quattro erano le camere singole del loro appartamento da universitari. Quattro risate, qualche bicchiere e via! Una per uno nessuno escluso.
Il piano era semplice: puntare alla meno carina. Il Piano, così semplice nella formulazione finale, era frutto di sudati momenti di autocoscienza. In quella casa era il meno figo, basta con sogni chimere e fallaci illusioni, la svolta consisteva nellabbassare il tiro. Era stato un vero uomo, Giacomo, ad abbassare il tiro, o così lui stesso pensava.
Passò in rassegna i suoi precedenti insuccessi. Seguivano tutti un certo schema: di solito uno dei suoi coinquilini conosceva un paio di ragazze in facoltà e le invitava a cena, Giacomo tirava fuori le sue migliori battute, le tipe dicevano Michele ma comè simpatico il tuo coinquilino! e gli davano baci in fronte o gli accarezzavano i capelli, lui si sentiva un missile, come quando Stanlio muove le orecchie. Poi andavano sul divano a vedere tutti un film. Col favore delle tenebre si avvicinava sempre più alla tipa che lo aveva toccato (aveva stabilito contatto fisico ergo ce nera), una volta alla giusta distanza le avrebbe accarezzato i capelli, lei si sarebbe voltata e vai di lingua. Lavvicinamento era una fatica bestiale, movimenti di culo studiati a intervalli di tempo studiati, movimenti quasi impercettibili, chissà se si muoveva davvero. Sudato più per lemozione che per lo sforzo, provato dalla tachicardia, alla fine si decideva. La guardava e... stava già limonando con Alberto. Ma porca miseria! Quando finiva il film Giacomo salutava e andava a imprecare nel letto, che il giorno dopo toccava simulare indifferenza.
Ma questa volta, ripeteva Giacomo come un mantra, questa volta non si scappa. Ne arrivano quattro, scarti le prime tre, o meglio aspetti che gli altri se le scelgano e prendi quel che passa il convento.
Suonò il citofono e si precipitò ad aprire; il convento era stato generoso: nessun roito. A parte la solita strafiga che si accompagnava a Michele da un po, ce nerano due niente male e unaltra molto acqua e sapone ma senza bitorzoli in faccia o robe strane. Un viso sottile e simmetrico, magrolina, forse un po pallida, con gli occhiali, comunque tutto a posto. Per Giacomo era da leccarsi le dita.
La cena andò come previsto. Alberto e Giò dopo neanche unora si erano già spartiti le tipe niente male, si vedeva che ne avevano preso possesso come animali della savana. Lanciatissimi accarezzavano loro i capelli e sparavano qualche battuta ambigua. Anche a Giacomo andava bene con Laura, così si chiamava la sua topolina: lo trovava simpaticissimo e rideva come una matta. Poi si stappò unaltra bottiglia di rosso e si parlò del terzo mondo, e Giacomo proclamava a voce alta la fine del capitalismo, e Laura gli diceva ah come hai ragione; mica stupido Giacomo, sapeva che si doveva portare un po il peso a sinistra, che con quelle ragazze faceva colpo. Una tipa diceva Michele comè simpatico il tuo coinquilino. E giù ancora! Finchè non splende il sol dellanarchia vedremo sempre il popolo trucidar! Bravo! Signora libertà signora anarchia! Cazzo che cultura Jack!
"Oh, andiamo a vedere un film di là" fa Michele. "Ho scaricato Pulp Fiction!"
Dai dai, tutti dicono in coro. "Ezechiele venticinque diciassette", fa una.
Prima che la famosa frase venisse pronunciata Giò e Alberto si erano già rinchiusi nelle stanze con le loro belle. Michele era accovacciato addosso alla sua tipa e le passava lubricamente una mano sulle tette, sotto al maglione; non facevano caso al film né a nientaltro che non fosse il loro amore. Giacomo era praticamente solo con Laura, adesso avrebbe aspettato fino alla scena del negro morto, poi se Michele non fosse ancora andato a chiavare nella sua stanza avrebbe preso Laura per un braccio, in modo dolce ma senza esitazioni, e lavrebbe condotta nella propria alcova.
E invece mentre John Travolta ancora balla con quellaltra, dalla camera di Giò esce Valentina, dice qualcosa nellorecchio a Laura, Laura si alza e va con Valentina nella camera di Giò. La porta si chiude e Giacomo è un menhir di merda immobile sul divano enorme e quei due si palpano sul tappeto come cani in calore. Giacomo si alza in silenzio e va a chiudersi in camera sua, nessuno nelluniverso si accorge di quello che fa.
Che disfatta. Che disfatta cazzo, che disfatta. Il Piano era andato in fumo. La voglia di piangere e urlare cresceva forte in lui, ma non poteva farsi sentire: il giorno dopo avrebbe dovuto simulare indifferenza. Come al solito.
La spiegazione alla disfatta del suo Piano era che un altro piano aveva agito contro. Il contro-piano ovviamente organizzato dai suoi coinquilini per prendersi gioco di lui. Perchè veniva dalla campagna, perchè era robusto e in salute e loro magri scannati con tutte quelle sigarette, perchè non era di sinistra come loro, perchè non si vergognava tanto come si aspettavano di aver votato Casini lultima volta, perchè non si vergognava di essere passato poi a Veltroni, perchè aveva le scarpe sbagliate, le felpe sbagliate, le sciarpe sbagliate ed era cattolico. Per questo di nascosto lo prendevano in giro, mantenendo unamicizia di facciata.
Gli mancò la sua campagna, dove la gente era semplice e non occorreva costruirsi un personaggio rivoluzionario per avere successo. Di colpo, bucolico tra i bohemien, si sentiva estraneo in questa città universitaria dove bisognava sapere come comportarsi e come essere, e gli mancava la colonia, dove era più sè stesso che mai e come premio aveva limonato una e lanno dopo laveva limonata ancora e le aveva palpato le tette e non fosse che era troppo grande per andare in colonia di nuovo ci sarebbe tornato ancora. Il ricordo felice della colonia lo tenne occupato per molto tempo, gli ricacciò indietro le lacrime e la voglia di urlare. Decise di risalire la china, di smettere di fingere, dato che fingere non portava gli portava carne di donna ma solo tristezza e vergogna. Ripensò a quella serata in colonia, sulla spiaggia con lo spumante. Quante risate, soprattutto perchè... "Un momento! Di là in cucina è rimasta più di mezza boccia di Cinzano Asti".
Il Piano n°2 veniva attuato. Giacomo sgattaiolò in cucina a recuperare la bottiglia. La casa oramai era nel silenzio, il film era finito (quanto tempo aveva trascorso pensando alla colonia?) e si sentiva solo qualche lamento, qualche gridolino, provenire ora dalla stanza di Michele, ora da quelle di Giò e Alberto. Giacomo bevve cinque o sei sorsate di Cinzano Asti, assaporando ogni singola bollicina: quello sarebbe stato il sapore della nuova vita.
Poi tornò a letto ed aspettò, sdraiato sopra al copriletto. Come quella volta in spiaggia, lo spumante faceva effetto dopo pochi minuti. Prima un borbottio sordo, un po di solletico al pancino, e poi PAM!
PRRRRRRAM!
BBBRBRRRROOOOOOOO!
Iniziavano i fuochi dartificio. Lanidride carbonica del Cinzano usciva pochi minuti dopo essere entrata, dalla fessura elastica dellano, mirabile ancia di quel bassotuba da diciotto decimetri; il bassotuba Giacomo faceva rimbombare la marcia più trionfale sui soffitti alti della casa, le faceva attraversare i sottili muri di cartongesso. Sicuramente lo sentivano tre piani più in alto, figuriamoci i suoi coinquilini.
In quella sinfonia vibrata, mentre a Michele Giò e Alberto si era miseramente azzerata la libido, Giacomo si teneva le gambe levate, per comprimere meglio la sacca della sua cornamusa. Aveva di nuovo le lacrime agli occhi, ma stavolta per la gioia. Ogni ventata, ogni accordo era la sua vita di finzioni, di parti recitate che se ne andava, alla faccia di quei tre che pensavano di trombare impuniti ridendo di lui. Tuttavia si trattenne dal ridere, dato che il mattino dopo doveva recitare lultima parte della sua vita. Finì il concerto con due note lunghe, poi si addormentò, come un fröhlicher landmann di ritorno dai campi.
A colazione nessuno parlò della sera prima.
Un mese dopo, alletà di diciannove anni e un quarto, Giacomo perse la verginità con una cugina di secondo grado, a casa di parenti.
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PERMALINK
mercoledì 7 gennaio 2009 - ore 01:40
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una volta in un anno; una volta in una vita; una volta in un ciclo più complesso di vite; venisti pallida e rosa, con le rughe della bambina spaventata. Con troppe parole e troppi taccuini su cui appuntarle. Così al momento giusto t’imbranavi e non sapevi cosa tirar fuori.
Le mie mani non t’hanno mai toccato, così come non hanno ancora imparato a far scaturire incendi al semplice contatto, o a evocare fulmini dal cielo che dorme. Ma fra la tua pelle bianca, i tuoi modi rugosi, il tuo piumino nuovo, la sagoma del corpo che costruisco pazientemente intessendo l’assenza - e la mia mano, v’è la protezione del niente, la pelle dura dell’abitudine a vivere.
Ma forse noi non viviamo e basta. Non viviamo tanto quanto aspettiamo. Così io aspetto che il sangue mi fulmini il cervello, che m’esplodano le palle degli occhi a contatto con i tuoi capezzoli (così normali per qualcuno, così parte della vita al punto che le dita attraversano la carne) che mi si paralizzino le orecchie il giorno che la vecchia Signora in abito nero gratterà lentamente la tua porta, e spaventata sussurrerai alla mia pelle più sensibile d’essere pronta a liberarti del cilicio di qualcosa che capita una sola volta, che non è ripetibile, che rende impossibile l’essere.
Io ti sogno, pornografica, completamente aperta. Ti sogno ad occhi aperti quando mi sei di fronte e i tuoi occhi sono nudi come i miei, completamente sconnessi dalle parole presso cui avviene un fitto lavoro di tessitura, affinché le maglie non siano troppo larghe e il vento non s’insinui, affinché mi tenga a te legato il paziente e vano lavoro di scucitura. Appronta pazientemente maglioni per i tuoi bambini, per i tuoi cari, assisti tutti gli anziani in difficoltà del mondo: sempre sotto i vestiti l’umido magma della mia assenza ribollirà impetuoso.
Non voglio da te la tua pazienza, il mite bacio del sole dei giorni tiepidi, il quieto consiglio che risolve i piccoli affanni, il pittoresco viaggio d’amore: io sospiro per le tue brevi qualità peggiori, i tuoi vizi, la crudele fame. Voglio ciò che non dici soprattutto a te stessa, il coraggio sprezzante del male, la superiore intelligenza che non intasa gli intestini. Il cattivo odore, i pezzi di cibo fra i denti, lo spazio fra le dita dei piedi. Voglio la posa disarmonica, la caduta goffa e la famelica ripartenza.
Voglio ciò che nessuno ti chiederà e voglio concentrarlo in due ore, in un raggio unico, come il palazzo del Governo poggia sulle sue fondamenta. Voglio che mi si brucino le narici, blocchi la digestione, che venga il tuo regno di due ore. Perché siamo vicini alla morte, al terremoto, all’imprevisto, e sono stanco di farci caso.
L’amplesso sarà più veloce del disfacimento, ti ho amata sempre. non ti ho amata mai.
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lunedì 5 gennaio 2009 - ore 14:57
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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venerdì 26 dicembre 2008 - ore 11:35
(categoria: " Vita Quotidiana ")
la gente mi annoia. più che annoia, mi respinge. non magari in senso di disgusto o di orrore, semplicemente in un luogo popolato da gente vorrei sempre trovarmi da un’altra parte.
fondamentalmente alla gente io non so cosa dire. non hanno niente da raccontarmi e io non ho niente da raccontare a loro. mi trovo in queste situazioni, con la gente che parla del più e del meno, e io boh, che proprio non so che farci. quando vedo la gente dal vivo perdo argomenti e vorrei trovarmi in un’altro posto. non sempre eh, ma spesso. succede.
è la presenza fisica della gente a infastidirmi e penso di aver capito perchè: perchè non posso andare da un’altra parte. se sono su internet posso farmi i cazzi miei anche mentre parlo con qualcuno, mentre se sono fuori casa in un locale non posso immediatamente passare a casa mia a preoccuparmi delle cose mie. insomma, la vita sociale mi impedisce di essere multitasking. è un problema.
che poi multitasking per cosa? in realtà io perdo ore e ore senza fare un cazzo se non lavorare, sono stanco, non vado in ferie letteralmente da agosto 2007 e appena ho del tempo libero non riesco a fare nulla di interessante perchè sono troppo stanco. anche ’sto blog, vedete, nel suo minuscolo mi pesa! riesce a pesarmi addirittura il blog.
mi pesa anche farmi le seghe. bah. non riesco neanche a leggere come si deve da un po’, non ho la costanza (l’ultimo romanzo che sto leggendo, unaltro giro di giostra di terzani, ha avuto un brusco rallentamento da quando sono iniziate ste ferie di natale). credo che avrei bisogno di una lunga vacanza, magari in compagnia. ma come, feck, non hai appena detto che la gente…? normalmente sì, ma in una situazione rilassante e nuova sarebbe ok, perchè starei riportando il mio cervello altrove.
ma dove cazzo vado? da nessuna parte. e quindi eccomi qua, con voi, a lagnarmi. beh, cosa fate a capodanno? andiamo a scopare in una vasca colma di paella? io vorrei. anche se il regalo definitivo è la fellatio mentre pilucco del sushi.

comunque sia, ritorniamo a quello che mi riesce meglio nel caso specifico, cioè insultare qualcuno:c’è un personaggio che detesto moltissimo, ma verso il quale non ho ancora esternato. non ho ancora detto nulla su di lui, benchè da anni impesti il globo terracqueo, perchè fortunatamente i nostri percorsi non si sono praticamente mai incrociati. inoltre, c’è già una lunga e ottima letteratura sull’argomento
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5 . epperò anch’io oggi sento il meraviglioso sentimento dell’indignazione, e sento il bisogno di sfogarmi verso un bersaglio tanto facile quanto meritevole. perdonerete quindi se mi associo a ciò.
giovanni allevi. iddio si perdoni, se può, per aver creato giovanni allevi. l’altro giorno accendo la tv (anche questo imperdonabile errore se vogliamo) e mi trovo quel coglione di allevi che dirige un’orchestra in parlamento.
giovanni allevi? nel mio parlamento? ora, io non sono mai stato uno di quelli che soloneggia sul “rispetto delle istituzioni” o cose del genere. il parlamento è una istituzione di esseri umani che fanno cazzate da esseri umani, non ha per me un qualche valore simbolico speciale, se non come di meccanismo che è meglio per tutti se funziona bene. però santocielo, vedere giovanni allevi in parlamento è come una muta di punkabbestia che caga in mezzo alla basilica di San Pietro. è qualcosa di esteticamente immondo.

io non so quale assurda fatalità cosmica ci abbia costretto a conoscere l’esistenza di allevi. ormai amen, ci è toccato questo imbecille ma speravo che fosse ormai relegato al suo pubblico imbarazzante e che la hype fosse finita, relegata per esempio alla grottesca utenza di
questo forum , le cui sign e avatar marchiano indelebilmente la posizione sotto la prima deviazione standard della gaussiana dell’intelligenza.
ma perchè in parlamento? perchè? uno potrebbe dire “beh, meglio giovanni allevi di anna tatangelo”. no. anna tatangelo non rinnega da nessuna parte di essere quello che è: un fenomeno pop di impronta smaccatamente commerciale che serve a convogliare giustamente nelle mani di gente più furba le paghette delle adolescenti terrone. si può dire tutto di anna tatangelo, ma non che sia onesta. anna tatangelo non pensa certo di essere Brahms (o, se lo pensa, sta zitta al proposito). anna tatangelo rappresenta un segmento consistente della popolazione italiana che ha espresso quel parlamento, e in questo contesto avrebbe senso farla cantare in parlamento.
allevi, invece, è più deleterio alla cultura di quanto lo siano stati anni di Striscia la Notizia e di cinepanettoni. perchè mentre massimo boldi sostituisce alla cultura qualcosa che sicuramente cultura non è, allevi sostituisce alla cultura la contraffazione della cultura. prende l’arte, la fotocopia male, e te la rivende come arte. nessuno ti arresta se giri con i soldi del monopoli, perchè sono palesemente buoni solo per il monopoli. ma se giri con soldi grossolanamente ma malizosamente falsificati e cerchi di pagarti con quelli il ristorante ti fanno il culo. ecco, ad allevi il culo non lo fanno (purtroppo), ma il senso è quello: dovrebbero farglielo.
la musica di allevi (che nella migliore delle ipotesi sembra rimasticatura degli scarti dei Penguin Cafè Orchestra, con tutto il rispetto per questi ultimi che hanno fato cose pregevolissime e che, a quanto ne so, non hanno mai suonato in parlamento) serve infatti a far sentire alla gente il brivido dell’incontro con l’Arte con la A, senza mai toccarla. allevi, quindi, in pratica allontana potenziali fruitori da esperienze estetiche autentiche, sostituendole. sostituendole e degradandole: perchè chi fruisce di allevi poi fruirà di stravinsky o di mozarti così come fruisce di allevi, abbassandoli tutti allo stesso piano di più o meno abili ricamatori di musichette di sottofondo. in un certo senso, l’esistenza di allevi rischia di accecare (assordare) l’ascoltatore, ponendogli un ulteriore ostacolo verso l’ascolto consapevole.
continuando il paragone col denaro falso, mentre l’influenza netta sull’economia dovuta all’esistenza delle banconote del monopoli è nullo (e allo stesso modo nullo è il bilancio culturale di anna tatangelo), l’esistenza di allevi è una perdita per l’arte, esattamente come le banconote false, poichè ne degrada il valore collettivo. se allevi è arte, ed è riconosciuta e istituzionalizzata come tale a vari livelli, allora un mare magnum di mediocrità senza talento nè storia diventeranno “arte”, con quel che ne consegue a livello pedagogico, culturale e di weltanschaaung.
anche perchè la storia del “consegnare l’arte al popolo” mi ha sfanculato. l’arte non è qualcosa di cui si obbligatoria la fruizione per tutti. l’arte non è fatta per essere semplice, paciocca e divertente. il che non vuol dire che debba essere per forza ostica e incomprensibile, ma non è un dovere dell’arte quello di essere pubblicamente fruibile. l’arte c’è: se ti interessa e vuoi capirla, bene, sennò passa pure oltre. io non pretendo di essere in grado di fruire di tutte le sottigliezze dell’arte o della musica contemporanea, ma certo non pretendo che si abbassino al mio livello. in quest’epoca di malintesa democrazia invece ridurre al minimo comun denominatore sembra sempre essere la strada maestra.
che poi, c’è bisogno di allevi o dei suoi sodali per rendere fruibile la musica contemporanea? c’è bisogno di renderla fruibile? non tutta la produzione musicale di Stockhausen è certamente accessibile al profano, ma qualche tempo fa ebbila fortuna di assistere a un concerto comprendente il Klavierstuck X e un’esecuzione orchestrale dei Tierkreis, e se il primo certo è di difficile lettura per il non introdotto (me per primo), la musicalità delizosamente sfuggente dei secondi non solo risultava almeno parzialmente accessibile a gran parte del pubblico, ma forniva anche un’interessante chiave di lettura sul brano precedente.
ora, in parlamento potevano eseguire qualche brano di un compositore italiano contemporaneo. le Folksongs di Berio, perdio, non sono certamente inaccessibili al pubblico. e invece no, in parlamento entra allevi. e si badi bene, allevi è assai più simbolo della barbarie italiana di dell’utri, di cuffaro o di altri possibili criminali in parlamento. perchè nella malvagità, non importa di quale lega e livello, entra comunque un suo perchè. c’è sempre una funzionalità anche nel più ignobile dei parassiti, e il corpo malato di una persona nobile non rende la persona meno nobile. l’arte patacca, la contraffazione estetica, il livellamento alla pochezza e la sua posticcia nobilitazione invece no: sono solo una perdita di dignità senza ritorno, sono il sintomo di una civiltà che getta definitivamente la spugna.
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