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"La bellezza salverà il mondo."
F. Dostoevskij

Canova. "Amore e Psiche".
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"Fleba il Fenicio,
morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani,
e il flutto profondo del mare,
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo,
o che volgi la ruota e guardi
nella direzione del vento,
pensa a Fleba,
che un tempo è stato bello e ben fatto
al pari di te."
Thomas Stern Eliot
"Death by Water"
da: "The Waste Land"

Edwar Moran, "Shipwrecked", 1877
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
giovedì 8 maggio 2008 - ore 11:10
Liberi d’attacco
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una volta andare per le strade e sventolare cartelloni "free Tibet" era un affare per giovani studenti universitari dai capelli lunghi, i vestiti a fiori e lo sguardo spento. Adesso, invece, è diventata materia per flaccidi signorotti sovrappeso, con camice verdi e fucili sempre caldi. Si è svolta ieri, a Milano, l’attesissima partita tra le rappresentative di Tibet e Padania. Un incontro che è stato definito con la parola meno padana del mondo - "amichevole" - ma che comunque promette di essere molto utile alle due compagini. Al dono ricevuto di rosari buddisti da sgranare - utilissimi per non perdere la pazienza e irrompere improvvisamente in cori lümbard ora che si è dalla parte buona di Montecitorio - i Padani promettono di ricambiare con qualche carabina, che i Tibetani da ospiti cortesi hanno rifiutato ma tanto vorrebbero portarsi a casa.
Si conferma così la nuova corrente di simpatia "etnica" del popolo del Nord, che prima di prendere le difese dei cinesi d’altura, durante la campagna elettorale si era schierato con gli indiani d’America. A loro dire, gente ha subito l’immigrazione e ora vive nelle riserve. Peccato che oggi con gli immigrati d’America si facciano affari e con i nativi indiani in periferia a Milano ci si scambi solo affettuosi "và a laürar!". Dettagli. Complicazioni che certo al nuovo Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli non saranno piaciute. In fondo, ciò che importa è che le minoranze oppresse del mondo abbiano trovato un nuovo modo per pubblicizzare le proprie sacrosante velleità di autodeterminazione. Un esempio che è destinato a far scuola. Dopo le squadre di calcio "nazionali" di Padania e Tibet, si attende di stringere la mano al capo dei sindacati dell’Ossezia, magari durante una capatina al museo nazionale di Cipro Nord e gustando il piatto nazionale del Nagorno-Karabakh. Forse si riuscirà addirittura a trovare uno Stato da far amministrare a Dimitri Medvedev, successore di Putin che oggi siede sulla poltrona più importante del Cremlino. Allora sì che l’autonomia e la libertà avranno veramente vinto.
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lunedì 5 maggio 2008 - ore 12:20
Nuove stagioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E adesso, come la mettiamo? Cari benpensanti di oltre frontiera; moralizzatori stranieri dall’indice facile: cosa ne dite adesso? Voi che avete sempre pensato all’Italia come un Paese in mano alla mala, alla criminalità organizzata. Voi che ci avete sempre indicato come l’alcova del malcostume, l’angolo buio dell’Europa dove si ammassa lo sporco del delinquere. Voi che dicevate che in Italia non si controlla nè si denuncia: la terrà dell’omertà. Ora siete serviti. Mentre voi state ancora cercando di controllare il malcostume delle masse con poliziotti ad ogni angolo e telecamere nascoste, noi alla gente ci siamo entrati addirittura nelle tasche. Et voilà, nella magia di un clic, in rete ci sono tutti i redditi dichiarati di tutti i cittadini italiani. Ognuno può andare a vedere quanto dichiara il vicino, e se il Suv parcheggiato nel giardinetto corrisponda al reddito da operaio che appare sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Aiutiamo il desiderio - da sempre deboluccio - di legalità con il più implacabile e insaziabile sentimento umano: la voglia di ficcanasare in giro.
Dite la verità: siete stupiti. E un po’ - lo ammettiamo - lo siamo anche noi. Chi l’avrebbe mai detto che il Grande Fratello, con la sua ottava edizione, ci avrebbe ancora serbato delle sorprese? Chi sperava più che si sarebbe potuto evolvere con tanto coraggio, dopo lo sconsolante calo d’ascolti che sembrava averne decretato la fine? Coraggio, voi d’oltreconfine: continuate a spiare i vostri soliti noiosi dodici casi umani chiusi in quattro mura, con gli spettatori che sbadigliano e gli spazi pubblicitari a picco. Noi italiani per la prossima stagione ci aspettano ascolti da paura. Anche perchè a Brescia abbiamo rilasciato, dopo appena un anno senza processi, 12 banditi kosovari accusati di omicidio e ripetuti furti in villa. Caso mai gli ascolti dovessero calare un po’ , ci penseranno loro, con alcune mirate incursioni in casa dei perfidi evasori, a far tornare gli indici alle stelle.

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martedì 29 aprile 2008 - ore 12:53
AnsIa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ORLANDO - Una piccola tragedia si è consumata nel locale parco acquatico Sea World, in Florida. Un delfino è morto dopo essersi scontrato con un altro durante un’esibizione di acrobazie in aria. «Si è trattato di uno sfortunato incidente», ha commentato il portavoce del Sea World di Orlando, Becca Bides. Le cause dello scontro potrebbero però non essere accidentali. Secondo i primi rilevamenti della polizia, al momento dello schianto uno dei due delfini stava parlando al cellulare.

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mercoledì 23 aprile 2008 - ore 13:06
Perchè non voglio più fare il giornalista
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ecco, qui sotto se avete pazienza troverete uno spaccato di come funziona TUTTO il giornalismo in Italia. Alla faccia della professionalità e dell’indipendenza. Se volete sapere cosa si legge nei giornali, vi consiglio di prendervi 10 minuti e leggervi questi testi.
Atto 1: Articolo mio uscito domenica sul Giornale di Vicenza L’INAUGURAZIONE.
Tre piani di mostra-fiera di creazioni da ammirare, nate dalle mani dei maestri vicentini“ViArt”, aperto il museo delle opere d’artigianatodi Riccardo Maggiolo
Non c’è bisogno di andare a scomodare l’etimologia latina, lo si sente anche dal suono: arte e artigianato hanno molto in comune. Anzi, qualcuno addirittura sostiene che siano la stessa cosa. Dunque se esistono le mostre d’arte, perché non può esistere anche una mostra dell’artigianato? Da ieri Vicenza ne ha una. Si chiama ViArt, ed è stata inaugurata ufficialmente ieri pomeriggio nella sua sede di Palazzo di Monte di Pietà, a due passi da Piazza dei Signori. È la prima nel suo genere in Italia, se si considera l’artigianato contemporaneo.
A metà via tra una mostra, una fiera, e un museo, ViArt raccoglie in 550 metri quadri le opere di 26 aziende dell’artigianato vicentino, severamente selezionate tra quelle di maggiore qualità. Divisa in tre livelli, conduce il visitatore attraverso i materiali - legno, oro, ferro battuto, pietra, carta, tessuto - e le epoche (dai romani ai giorni nostri) che hanno formato la tradizione artigiana della città del Palladio. Ognuno dei tre piani è dedicato ad un diverso componenti della cultura artigiana: il garzone, il lavorante e il maestro. La mostra si rinnoverà ogni quattro mesi, e oggi è aperta gratuitamente al pubblico. Da domani, invece, biglietti a partire da due euro.
A tagliare il nastro ieri pomeriggio c’era anche la candidata sindaco on. Lia Sartori. Ma a seguire il progetto fin dalle sue origini è stata la precedente giunta, e in particolare l’assessore uscente al turismo Pietro Magaddino, che già dal mattino passeggiava tra le opere in mostra e commentava così: «Credo che la giunta Hüllweck possa vantare almeno dieci grandi risultati: tra i primi di questi metterei sicuramente l’inaugurazione di ViArt. Ci sono voluti quattro anni e 5 milioni di euro, ma alla fine il risultato è arrivato e, per quanto mi riguarda, è anche superiore alle aspettative. La speranza è quella di creare un punto di incontro tra imprese artigiane e il pubblico. Uno spazio e una visibilità che in passato non sempre è stato loro garantito».
Una soddisfazione, quella dell’assessore, che viene però velata da un piccolo rimpianto: «Non voglio far polemica, ma mi spiace che l’ex Giunta non possa avere un suo rappresentate alla presentazione ufficiale di questo pomeriggio, e ricevere così la giusta soddisfazione per il lavoro svolto. D’altronde lo sapevamo che sarebbe andata così, visto il prossimo avvicendamento di giunta. Se avessi voluto usare questa mostra come “spot" elettorale avrei potuto forzare un po’ i tempi e inaugurarla un mese fa, ma ho preferito lasciare tutto il tempo perché il progetto fosse completato al meglio».
E tra chi ha partecipato al completamento della mostra c’è anche Monica Amari, docente di cultural planning al Politecnico di Milano, che però per ViArt preferisce un’altra definizione: «Museo. Perché non chiamarlo così? D’altronde ospita prodotti eccelsi. In passato non c’era questa distinzione “artificiosa" che facciamo noi tra artigianato e arte. Non è un caso che Andrea Palladio fosse uno scalpellino: nei secoli passati gli artisti erano prima di tutto artigiani. All’estero questo lo capiscono meglio di noi: ogni Paese ha il suo museo nazionale di arti decorative. Dobbiamo ritornare a quel cammino che il nostro Paese ha interrotto con la chiusura negli anni venti dei “Regi Musei artistici industriali". Questo di ViArt mi sembra un eccellente punto di partenza per recuperare quel tipo di cultura».
«Questo progetto dimostra quanto bene si possa fare a Vicenza quando si lavora in sinergia», conclude Magaddino.
Atto 2: lettera indirizzata a me ma spedita al direttore del Giornale di Vicenza Gentile sig. Riccardo, le scrivo in merito all’’articolo che lei ha realizzato domenica scorsa sull’’apertura del nuovo Museo dell’’Artigianato Artistico ViArt. Preferisco scriverle riservatamente (sperando che questa mail la raggiunga), perchè non intendo entrare in polemica con una lettera al Direttore da pubblicare sul giornale. Mi rivolgo alla sua sensibilità di professionista che ha l’’obiettivo di informare sempre correttamente i propri lettori. Nell’’articolo sopracitato vi erano omissioni e inesattezze che sinceramente ci hanno infastidito parecchio, soprattutto in considerazione del gran lavoro che il nostro Studio ha fatto per il Museo ViArt. Noi siamo infatti la Ditta Y di Vicenza che ha avuto l’’incarico da parte di ViArt di ideare e realizzare il percorso espositivo e inoltre, cosa più importante, di visionare e selezionare le opere da esporre. Compito oneroso che è stato svolto in maniera egregia. La conferma ci è stata data dall’’affluenza straordinaria che ha avuto il Museo nella giornata di domenica (più di 1000 presenze) e dall’’approvazione dei responsabili della struttura. (Un successo così importante meriterebbe un altro articolo). Ora del nostro lavoro e del nostro compito nulla è stato riportato. Eppure nella mattinata di sabato lei aveva avuto la possibilità di colloquiare con la dottoressa Federica Preto, responsabile della nostra struttura per l’’allestimento e per la scelta delle opere, ma ha preferito liquidarla, sinceramente in modo non molto educato, preferendo parlare con l’’assessore Magaddino. Il commento dell’’assessore è sicuramente importante e molto si deve a lui se il museo è ora in funzione, ma allo stesso tempo molto si deve alla ditta Y se è risultato, come dice lo stesso Magaddino, molto al di sopra delle aspettative. La dottoressa Federica Preto, anche se ha un aspetto giovanile e magari si è presentata in tuta da lavoro perchè stava ultimando l’’allestimento, è insegnante all’’Università di Architettura di Venezia; lei, però, nell’’articolo ha preferito citare solo la dottoressa Monica Amari, forse perchè è rimasto impressionato dal fatto che insegni al Politecnico di Milano. Inoltre, cosa ancora più grave, la dottoressa non ha per niente collaborato all’’allestimento, come erroneamente da lei riportato, ma è stata semplicemente invitata solo per l’’inaugurazione. Mi è sembrato giusto scriverle queste precisazioni a suo vantaggio personale perchè nell’’articolo di domenica, a nostro avviso, non ha svolto nel migliore dei modi, involontariamente ne sono sicuro, il suo ruolo di giornalista e reporter.
La ringrazio e la saluto cordialmente. Atto 3: La redazione reagisce Mi chiama il caporedattore e, dopo una strigliata, mi invita a fare un pezzo "riparatore" in cui si parli dell’ottimo lavoro svolto dalla Fabrica Lumiere.
Mi adeguo, ma rispondo a Viero con questa lettera:
Caro signor X,
ho letto la sua mail. Nell’assoluto rispetto delle sue idee, mi permetta di esprimere liberamente la mia opinione. Nell’osservanza di quel che è vero ed equilibrato, è mia - e non solo mia - assoluta convinzione che sia il giornalista a decidere cosa va citato in un proprio articolo e cosa no, a seconda di ciò che egli reputa come di maggior interesse e utilità per il lettore. E’ una scelta dettata dalla necessità di sintesi che la carta stampata impone, e fa parte delle competenze professionali che dovrebbe avere ogni giornalista. Può consultare qualsiasi legislazione o libro di testo: il giornalista non è mai tenuto a dare tutte le informazioni che ha in possesso, a meno che, occultandole, non contribuisca a dare un’informazione fuorviante. Mi sbaglierò, ma non credo che citare il buon lavoro svolto dalla sua ditta all’interno di ViArt fosse un particolare essenziale per la cronaca giornalistica dell’evento, come sembra invece far intendere lei. Se fosse così, ogni volta che si dovrebbe fare un articolo su una mostra - per esempio - bisognerebbe necessariamente citare l’ottimo lavoro e congratularsi compiutamente con ogni persona che ne ha preso parte. Con questa visione delle cose, ogni articolo diventerebbe una specie di contenitore di ringraziamenti ed encomi, come i titoli di coda di un film. Anzi, avrei forse dovuto anche citare, alla pari vostra, l’azienda che tiene puliti i pavimenti. Sono certo che capisce bene che QUESTO avrebbe significato per me non fare bene il mio lavoro.
Detto questo, sappia che con una decisione che io reputo assai deprecabile il Giornale di Vicenza ha deciso di accontentarvi e di far uscire un articolo "riparatore". Sono certo che un pezzo in cui si esalteranno le eccellenti competenze messe in campo dalla vostra ditta nell’allestimento di ViArt risulterà di grande interesse e pubblica utilità per i nostri lettori. Certamente più di sapere che un assessore comunale uscente - che pure ha seguito e fatto crescere il progetto fin dall’inizio - si mette in velata polemica con un candidato alla poltrona di sindaco. Sono davvero convinto che, da un articolo siffatto, i lettori ne trarranno un grande beneficio; forse anche superiore a quello che riceverà in pubblicità la sua ditta. Grazie al suo contributo e all’articolo di prossima uscita certamente il libero giornalismo italiano - che qualcuno ancora pensa possa essere indipendente - riuscirà a crescere e svilupparsi ancora più.
Distinti saluti.
Riccardo Maggiolo
P.S. Per quanto riguarda la dott.ssa Amari: se è vero che non ha collaborato allo sviluppo di ViArt, ammetto di aver commesso un’inesattezza. Inesattezza che però mi è stata indotta dalla signora Preto, che così me l’ha presentata, come testimoniano i miei appunti. Sul fatto che poi io abbia reputato più interessante quello che mi ha detto la signora Amari rispetto a quanto riferitomi dalla Preto, le ripeto che è una mia legittima scelta professionale, che civilmente lei dovrebbe rispettare. Così come io rispetto il suo lavoro.
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martedì 22 aprile 2008 - ore 18:20
Certezze
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Accidenti a questo mondo senza certezze. Per quanto uno si sforzi, non si riesce mai a capire da che parte stare. Vatti a fidare, per esempio, di un Bossi, di un Borghezio o di un Calderoli. Gente che dichiara di voler marciare su RomaLadrona con i fucili; di voler sparare agli immigrati clandestini come fossero leprotti. Gente che sembra essere messa lì apposta per prenderti la libertà di dire "io non sono come loro". E poi va a finire che le roccaforti leghiste sono quelle che, secondo dati ufficiali, riescono ad integrare meglio gli extracomunitari. Ma non solo. Vatti a fidare dei cinesi, che manganellano i manifestanti tibetani come se fossero pongo usato ma poi ti fanno notare che nel 1950 il Tibet è stato "liberato" e non occupato, dal momento che allora vi vigeva una teocrazia. Controlli su wikipedia e vedi che hanno ragione. Così come quegli storici che dicono che liberare il Tibet vorrebbe dire sconvolgere il delicato assetto asiatico e provocare guerre e morte in quella zona per almeno 50 anni. Diavolo, persino Mastella ci si mette di mezzo. Uno con quella faccia lì, dai, come fai a dire che non è un mafioso corrotto, il caso summa di tutta la mala politica italiana? Invece va a finire che tutto quel tam-tam di accuse che lo hanno fatto dimettere da Ministro e fatto cadere il governo Prodi erano tutte bufale; tutte ingiurie senza un briciolo di verità, come ha facilmente dimostrato la magistratura.
Insomma, se non posso essere sicuro su Mastella-criminale o sul DalaiLama-grand’uomo di chi mi fido? Di Berlusconi? In effetti è vero. Bisogna dargli atto che da quando ha vinto le elezioni la spazzatura di Napoli è sparita. Solo dai notiziari, è vero; le strade campane continuano a puzzare. Ma è pur sempre qualcosa, no?
No, no, mi sbaglio. Viva il Tibet Libero. A Mastella l’ergastolo e Lega covo di razzisti. A farsi poche domande è sempre più facile trovare le risposte.

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lunedì 21 aprile 2008 - ore 16:52
Venerdì sera
(categoria: " Vita Quotidiana ")

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mercoledì 16 aprile 2008 - ore 14:49
Lettera aperta ad un amore finito
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Carissima,
scrivo questa lettera perchè voglio essere onesto; non voglio più mentire. Lo sappiamo entrambi, e dobbiamo solo trovare il coraggio di affrontare la realtà. Tra noi non può più funzionare. Così, in questo modo, con questa ricetta, ci abbiamo già provato: non funziona. Lo sappiamo. E perciò dico basta. Non posso più credere nelle tue promesse nel futuro. Mi dici di aspettare, di avere fiducia. Mi hai detto mille volte che saresti cambiata... che ti saresti almeno sforzata di cambiare. Ma non hai fatto niente. Ti ho atteso, ti ho corteggiato, ti ho difeso davanti a chi ti scherniva. Ma tu non sei cambiata. Mi hai sempre trattato come un bambino, e non hai mai voluto darmi ascolto quando cercavo di parlarti; quando ti chiedevo aiuto. E’ vero: io sono giovane, tu sei più vecchia, ma sappiamo che la differenza di età non può essere una scusa. Mi hai tradito con gente più vecchia di me; più ricca e più stupida. Ed io che potevo darti tanto sono rimasto sempre nell’angolino. Sfruttato solo quando servivo.
Mi spiace, ma non ce la faccio più. Non riesco più ad andare avanti senza il tuo aiuto. Non riesco più a difenderti davanti ai tuoi errori. Che sono così tanti, ma te li perdonavo tutti perchè eri tu. Tu che mi hai insegnato a camminare e a parlare. Tu che mi cullavi con la tua musica, e mi accoglievi con un sorriso ogni mattina. Tu che cucinavi in modo divino e mi lasciavi senza fiato con la tua spudorata bellezza. Tu che non mettevi mai un filo di trucco, e per questo le altre ti disprezzavano. Ma dentro, tutti ti invidiavano. Tu che ti vergognavi delle tue cose belle, e le gettavi al vento. Io ti amavo. Io ti ho amata. Ma non posso più sopportare le tue promesse per il domani, castelli di carta senza nessuna speranza. Sei un sogno che si alimenta delle mie delusioni. Io non ti credo più. E così, non può più funzionare. Mi dici di aspettare ancora: quattro o cinque anni. Ma allora sarà troppo tardi. E’ già troppo tardi.
Perciò ti lascio. Non me ne posso andare, ma ti lascio. Quando potrò, ti tradirò. E’ il mio momento di tradire. Ora ho il coraggio di dirlo: mi merito di più. Magari non una bella come te, ma qualcuno che mi ami di più. Sappi che manterrò comunque un ricordo di te. Lo so: non sarò mai felice con nessuno come lo ero con te. Le tue foto, tra quelle della mia giovinezza, rimarranno sempre le più fulgide e splendenti nell’album delle mie memorie.
Addio Italia. Che i nostri passi si possano incrociare ancora. Ma, questa volta, su un sentiero diverso.

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venerdì 11 aprile 2008 - ore 22:46
BUFALA ASTENSIONE ATTIVA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A seguito della ricezione di una simpatica mail che mi incitava ad agire in favore di una fantomatica
"astensione attiva", mi sento in dovere di avvisare più gente possibile di quella che io ritengo sia una vera e propria ingiustizia. Se avete ricevuto mail o sentito dire che alle prossime elezioni potrete andare in seggio e rifiutare il voto costringendo il presidente di seggio a mettere a verbale che "non vi sentite rappresentati", sappiate che si tratta di una
BUFALA PAZZESCA. E non solo è una
FALSITA’, ma è anche un’azione
IRRESPONSABILE e
INCIVILE, che impedisce agli altri di esercitare il loro sacrosanto diritto di voto in santa pace, rallentando i seggi e facendo diventare impossibile la vita del personale addetto al controllo.
Dire che
’la scheda bianca o il voto nullo è comunque valido’ è una scemenza enorme - a mio parere l’ennesima - messa in campo dai pseudo informati dei siti tipo Grillo, Sabina Guzzanti e simili. E ancora più infondata è la ricetta che loro suggeriscono. Invece di dare retta a questi affabulatori, bisognerebbe avere un minimo di intelligenza e guardare i siti seri, come quello del Ministero dell’Interno, che spiega chiaramente:
“Accedono alla ripartizione le coalizioni che abbiano raggiunto complessivamente, sommando le cifre elettorali nazionali di tutte le liste componenti, il 10 per cento del totale dei voti validi, [...]
Sono ammesse, altresì, le singole liste non collegate che abbiano ottenuto almeno il 4 per cento dei voti validi nazionali, nonché liste collegate a coalizioni non ammesse, ma che abbiano raggiunto singolarmente tale soglia [...]Quindi in ogni caso si parla solo ed esclusivamente di voti validi.
Le schede nulle e bianche non vengono prese in considerazione nell’assegnazione dei seggi.E comunque il presidente di seggio
NON E’ TENUTO a mettere alcuna dichiarazione di un sigolo elettore a verbale.
Il mio consiglio è sempre quello di esercitare il vostro diritto e di
ANDARE A VOTARE, ma se proprio volete protestare - e siete liberissimi di farlo -, potete farlo in maniera
CIVILE e senza impedire ad altri di esercitare i loro diritti. Ecco tre semplici modi.
1) Annullare la scheda con un segno lungo tutto il foglio: in questo modo si entra in conteggio di ’schede nulle’, senza provocare alcunché se non una specie di attestazione che non avete espresso preferenze.
2) Utilizzare il metodo che suggeriva il politologo Sartori sul Corriere qualche giorno fa: ( suggerisco questa breve lettura a questo
LINK)
Votate una delle due principali di coalizioni alla Camera e l’altra al Senato, o viceversa. In questo modo agirete sperando in un pareggio elettorale che dovrebbe spingere le due coalizioni ad unirsi per un patto per una nuova legge elettorale e dichiarare presto nuove elezioni.
3) Restate a casa
Insomma: fate quello che volete, ma nei limiti della
CIVILTA’ e dell’
INTELLIGENZA. Se volete e potete fatelo sapere in giro, in modo che domenica e lunedì a qualcuno non vengano strane idee. Grazie.
Buon weekend.
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giovedì 10 aprile 2008 - ore 13:02
Ore d’aria
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E così, se ne è andato. O, come meglio faremmo a dire, è volato via. L’ultimo pezzettino della nostra quieta irreperibilità è sparito per sempre, scomparso come un sussurro sotto il ronzio incessante di un radio-trasmettitore. Qualche giorno fa i telefonini hanno ricevuto l’ufficiale sdoganamento dell’ultima frontiera fino a questo momento a loro proibita: il volo in aereo. Anche il Sancta Sanctorum della carlinga, la riserva naturale delle scorazzate aeree sarà dunque invasa da suonerie, squillini, messaggini, foto digitali. Pensate a quando vi godrete, immersi nel blu dipinto di blu, la visioni di bianchi cirri sopra il nostro pianeta azzurro e la vostra contemplazione sarà brutalmente interrotta da una suoneria con l’inno dei tifosi dei mondiali, innescata da un’indiavolata quindicenne che si metterà a fare al telefono con la mamma la telecronaca minuto per minuto di Roma vista dall’alto.
La libertà, alla fine, ci ha sopraffatto. Ricordo mia nonna che, prima di morire, rifuggiva i telefonini come la peste. "Non potrò più farmi i fatti miei!", protestava profeticamente. Il mito della raggiungibilità ovunque ci ha incatenato a terra; ci ha fatto prigionieri. Dovremmo prenderci un’ora d’aria dalla libertà. Non ci resterà che trasferirici in Tibet, dove il tempo si misura ancora col ciclo di vita dei salici, e non con gli squilli di un cellulare. Le parole, lì, rimangono salde nel terreno e non se ne vanno più. Da noi, volano. Dimostrazione ne è il fatto che in Italia un politico può permettersi di smentire oggi una dichiarazione di ieri, mentre il Dalai Lama è inchiodato da cinquant’anni dai cinesi che espongono un discorso filo-maoista che fece all’età di sedici anni. Sì, sarebbe meglio andare a proteggersi tra le alte mura degli ottomila del Nepal, sperando che lo spietato segnale di ricezione non ci raggiunga anche lì. Il problema è che, per arrivarci, dovremo prendere un aereo.
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lunedì 7 aprile 2008 - ore 15:16
AnsIa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
INDIA: Nasce bambina con due facce. Veltroni: "La voglio ministro".
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