Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)
STO ASCOLTANDO
Il suono del mondo.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...
ORA VORREI TANTO...
Volere davvero.
STO STUDIANDO...
Un putsch mondiale
OGGI IL MIO UMORE E'...
Il migliore che mi venga di avere.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore. 2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange. 3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo. 4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.
MERAVIGLIE
1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza. 2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo 3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone 4) La dolce illusione di non avere rimpianti. 5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra... 6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza
"Fleba il Fenicio, morto da quindici giorni, dimenticò il grido dei gabbiani, e il flutto profondo del mare, e il guadagno e la perdita. Una corrente sottomarina gli spolpò le ossa in sussurri. Mentre affiorava e affondava traversò gli stadi della maturità e della gioventù entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo, o che volgi la ruota e guardi nella direzione del vento, pensa a Fleba, che un tempo è stato bello e ben fatto al pari di te."
Thomas Stern Eliot "Death by Water" da: "The Waste Land"
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mercoledì 29 agosto 2007 - ore 18:58
L’eterno ritorno del disuguale
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte, quando sembra che continui a piovere sul bagnato, può accadere che ci si trovi a sguazzare in una piscina in giardino. Forse c’eravamo troppo abituati a dire e a sentirci dire cose come “non c’è mai fine al peggio” e “la rovina è dietro l’angolo”. Una notizia di ieri – per la verità poco notata dai media nazionali, tranne che per questo bell’articolo di Domenico Quirico per “La Stampa” LINK – ha invece dimostrato la bontà di un altro luogo comune: quello che vuole che “non tutto il male venga per nuocere”.
Pare che numerosi governi africani, per la prima volta nella loro storia, abbiano deciso di ribellarsi alle vessazioni economiche subite dalle compagnie minerarie mondiali, che da sempre scavano nel ventre caldo del Continente Nero per conquistarne gemme e metalli lucenti, ovviamente con l’immancabile corredo di sfruttamento e corruzione. In Africa risiedono gran parte delle risorse minerarie mondiali, e da oggi l’Africa ha deciso che il fatto che queste risorse si trovino sul suo territorio è motivo sufficiente per ritenerle come proprie. Ecco dunque che si pretendono più soldi dalle compagnie per i diritti di estrazione, maggiori diritti per i lavoratori e, addirittura, in alcuni casi anche garanzie di basso impatto ambientale.
Un piccolo miracolo africano insomma. Un miracolo che nasce però a migliaia di chilometri di distanza, in una terra dove gli intellettuali contrari al regime vengono arrestati, i criminali torturati, la terra inquinata violentemente e i giocattoli cosparsi di coloranti tossici. Sto parlando, ovviamente, della Cina che con la sua a dir poco esuberante potenza economica è disposta a pagare altissime cifre per assicurarsi i giacimenti africani; soprattutto quelli di Uranio in Congo, che diventeranno a dir poco strategici in futuro in virtù di quella questione ambientale che proprio la Cina sta spingendo sull’orlo del baratro.
Dunque dicevamo: la Cina è disposta a pagare di più e dunque le aziende minerarie devono rivedere la loro politica africana. Certo, siamo ben lontani dalla mai troppo vituperata “mano invisibile” di Smith, e forse non dovremo nemmeno gasarci troppo per nuovi accordi commerciali che, per la stragrande maggioranza, andranno come al solito ad ingrassare le tasche di pochi potenti. Nemmeno, però, si può negare che qualcosa di buono è accaduto, sbucando fuori da un mare di marciume. Dopotutto, forse un’opportunità per rimettere a posto i conti si trova sempre, alla fine .
Professione: gossipper
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ah, beati i tempi in cui, per entrare nel sancta sanctorum della celebrità, bisognava avere un minimo di vocazione. Che so: essere dei cantanti o degli attori, o almeno contestare almeno un sottile filo di lignaggio regale. Oggi, invece, le attenzioni chiacchierecce dei più sono attratte su gente in fondo "comune": umanità di vario basso livello coinvolta in fatti di cronaca poi elevatisi a gossip. Lo testimoniano il nuovo divo delle discotece Fabrizio Corona, o il vitellone del 2000 Gianpiero Fiorani. Lo suggella oggi, una volta di più Francesca Zenobi (foto).
Francesca non può vantare sangue regale, una bella ugola o una carismatica presenza d’attrice. E nemmeno può fregiarsi di un marito famoso, un’apparizione televisiva o una bellezza mozzafiato. Eppure, Francesca è richiesta da Lucignolo (Italia 1), Markette (La Sette), Buona Domenica (canale 5) e altre amene visioni del tubo catodico per la prossima stagione. Il suo merito? Aver preso parte – in qualità della sua posizione di “pubblica moglie” - al festino hard dello scandalo-Mele, il deputato dell’Udc poi espulso dal suo partito che con lei si divertiva tra una prestazione sessuale da competizione e un tirata di cocaina. Complimenti e applausi a Francesca. Tanti quanti ne prenderà presto dal pubblico televisivo e gossipparo.
Oramai il gossip non è più il corollario da dolce vita di un’attività artistica parallela; oramai il gossip è industria a sè. A partire dal Grande Fratello passando per Maria De Filippi, è nato il gossipparo di professione, cioè colui (o colei) che incassa solo per essere chiacchierato. Ce ne sono due tipi: il professionista, modello Costantino, che – spesso su richiesta e a pagamento – crea “notizie”, o nuovo materiale per interurbane a basse tariffe, e poi riscuote inviti e ospitate di discoteche e locali vari; e poi c’è l’impresario di sé stesso, il Corona della situazione, che sfrutta al meglio episodi di cronaca di evidenza nei giornali per salire alla ribalta della popolarità, per poi ovviamente riscuotere, anche lui, successo e denaro in locali e studi televisivi.
Francesca Zenobi è l’ultimo esempio di questa spettacolare inutilità. In molti si scandalizzano per lei. O meglio: si scandalizzano per le televisioni che chiamano, pagano, pubblicizzano. Non si rendono conto – o forse lo sanno benissimo - che, così facendo, si alimenta la spirale del vuoto, l’esegesi della fuffa, finendo per incoraggiare il rumore che si fa attorno a questi personaggi e la loro fortuna. Meglio farebbero ad uscire da questa camera di vuoto spinto e fare un giretto a Carovigno, provincia di Brindisi, paese natale dell’ex-onorevole Mele, dove i suoi compaesani lo accolgono come un eroe e fanno la fila per farsi immortalare con lui. Oppure potrebbero andare a guardare negli occhi quei giovani che, in diverse discoteche italiane, pagano molti euro di paghetta per andare in discoteca e stringere la mano a Fabrizio Corona.
Forse, in questo modo, potrebbero toccare con mano le incarnazioni del vero “fan”, ovvero, etimologicamente, il “fanatico”, cioè colui a cui non importa del bene e del male: importa solo che sia ciò che piace. Non importa quello che la Zenobi o Corona o Costantino Vitagliano abbiano o non abbiano fatto nella loro vita: tutto quel che importa è che se ne parli. Vento al vento, vuoto al vuoto. Un’immensa schiera di “incapaci di intendere e di volere”, perché incuranti di distinguere il bene dal male, accecati come sono dalla luce (al neon) di un giro di parole che non si sa bene dove inizi o dove finisca, ma di cui nessuno vuole davvero perdere l’occasione di far parte.
La discriminazione della morte
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sole battente e una spiaggia affollata. All’improvviso, un urlo. Due bambini in balia della corrente rischiano di annegare. Due uomini se ne accorgono. Non hanno bisogno di parlarsi: si lanciano un’occhiata di intesa e si buttano in acqua. Sfidano la corrente per portare in salvo i due ragazzini, e alla fine ci riescono.
Sembra il copione di una ben nota serie televisiva, con tanto di corse sulla sabbia al rallentatore e tragedia sfiorata. Sudore, eroismo e un pizzico di incoscienza. Bello; bello davvero. Peccato, però. Peccato che qualcuno abbia deciso di improvvisare sul copione. Peccato che i genitori dei due bambini, invece di abbracciare e ringraziare il soccorritore – come richiederebbe la prassi al miele del piccolo schermo – se ne vadano senza dire niente o senza curarsi di chi i loro figli aveva salvato. Peccato che uno dei due coraggiosi sia morto nel tentativo di salvataggio. Peccato. Peccato che i due eroi siano due extracomunitari: un marocchino e un serbo bosniaco.
Particolari maledettamente anti-audience, accidenti. O forse no, visto che la vicenda di Dragan Cigan (foto), il serbo-bosniaco morto due giorni fa tra le acque del fiume Piave per salvare due ragazzini di Roncade, ha (giustamente) commosso milioni di persone in Italia. Sembrerebbe una vera tragedia utile – se mai ne è esistita una -: ci ha fatto riflettere sulla nostra predisposizione latente al razzismo, sui nostri pregiudizi sulle persone provenienti da paesi poveri: capaci anche loro – e forse di più di noi – di compiere atti umani splendidi.
Un’intera nazione si è dimostrata contrita, e ha voluto profondamente ringraziare Dragan: mandando aiuti finanziari a sua moglie e alle sue figlie in Serbia, commemorandolo in molte cerimonie pubbliche, addirittura –forse – intitolando il lungomare in cui è morto a suo nome. Si spera così di seppellire la vergogna della discriminazione. Operazione riuscita? Sì, anzi no. Perché se da una parte si è salvata la faccia dalla discriminazione razziale, dall’altra si è caduti nella discriminazione della morte.
Sembra non se ne ricordi più nessuno ma in acqua, quel giorno, si era tuffato anche H.R., marocchino. Anche lui ha rischiato la vita, anche lui ha salvato i due bambini. Unica differenza con Dragan: ha avuto la malaccorta idea di sopravvivere. Per lui dunque nessun ringraziamento ufficiale, nessuna lettera spedita ai giornali. Neanche un riconoscimento pubblico, dato che il suo nome rimane sempre quello: H.R., sigla che sa di croce dell’eroe che ha pensato male di portare a casa la pellaccia.
Caro H.R., grazie mille, ma nessuna targa col tuo nome su un lungo mare. Così impari ad andare troppo fuori copione.
Messaggio di Servizio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Scrivo un po’ in ritardo per ringraziare tutti quanti quelli che sono venuti al Felix l’altra sera. Ritardo dovuto al fatto che ieri mio fratello è andato a cocciare forte con la macchina, una vecchissima autobianchi - foto - con cui consegnava le pizze, in un frontale con un alfa che è entrata in una corsia per bus in contromano. La cosa incredibile è che non ha quasi niente, solo due piccole ferite alla testa da 4 e 2 punti, nonostante il fatto che ora la macchina sia praticamente distrutta e lui non avesse la cintura. Nella sua solenne sfiga (è la terza volta in tre anni che gli vengono addosso non epr colpa sua, ma se l’è sempre cavata molto bene) credo sia stato quasi miracolato. Ma lui sembra non rendersene molto conto.
Comunque dicevo: a causa di questo "imprevisto" non ho potuto scrivere prima o presenziare al concerto degli Fda di ieri (che, dalle foto sui blog, sembra sia stato davvero "incendiario"), ma ci tenevo comunque a ringraziare tutti i presenti venerdì sera. Per me tornare su di un palco dopo più di un anno e, dopo tanti sacrifici, risentirne tutte le belle sensazioni è stato davvero appagante. Non mi sono scordato come si fa, insomma. E poi ho visto il pubblico davvero convinto, nonostante fosse il nostro primo concerto e il genere fosse talora un po’ ostico. Senza contare gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti di tutti voi.
Beh, che dire... spero di ripetere la cosa presto. Magari venerdì prossimo, se avrete voglia di venire alle piscine di Godego, in cui dopo il concerto potremmo anche fare un bel tuffetto in compagnia (magari direttamente dal palco).
Parte il mini-tour estivo dei Regression
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Finalmente si torna a suonare, a calcare palchi, a fare gli stupidi con un gelato in mano, a tirare calci ai muscicisti attorno e a sudare come dei disperati... Dio, come mi è mancato tutto questo!
Sevolete esserci anche voi a partecipare alla mia gioia, questi gli appuntamenti che vi dovete segnare (anche se avrò modo di rompervi parecchio le balle a proposito):
Queen, Toto e Dream Theater Cover Band
live:
VENERDI’ 20 LUGLIO Al Felix di Santa Giustina in Colle
VENERDì 22 SETTEMBRE Al Greenwich pub di Curtarolo
SABATO 27 SETTEMBRE Al Dada Art di Castel di Godego
Suvvia, non fatemi festeggiare da solo! Se non siete al mare è un ottimo modo per convincersi che sia ancora inverno, e che nessuno, lì fuori, si sta divertendo in spiaggia