Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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venerdì 30 novembre 2007 - ore 18:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bisogna avere prospettiva alle volte nell’immaginazione…e prospettiva nel raccontarsi vittorie e sconfitte. Non credo alle cose stabilite, al destino, non mi piace l’inevitabile, ma neanche il caos, sicché seduta ad uno dei tanti tavolini di un bar, con entrambe le mani disegno decisioni doppie amletiche davanti al mio interlocutore preferito (quello che profetizza che tra cinque anni saremo in tre iscritti alluniversità dimenticando la terza via...che mio fratello si laurei...), ma Amleto, e non solo il mio interlocutorepreferito, dimentica sempre la terza via, così tra caos e destino in questi giorni riscopro la fantasmagorica coscienza della prospettiva. Mi spiego: l’immaginazione prospettica per me è quella capacità che ti permette di vederti spiegate le cose che ti accadono non come inevitabili né come casuali ma come possibili, possibili perché non solo mutuamente escludentesi ma perché fortemente desiderate, non che il desiderio in sé sia motore delle scelte, ma ne quantifica il peso affinché esse accadono più di altre cose. Probabilmente non serve a molto quello che sto scrivendo, ci vorrebbe un esempio magari collegato alla mia quotidianità, ma io risaputamene non ho molta voglia né di esempi né di frammenti della mia vita, questa è una sorta di sinossi ai giorni trascorsi, all’immaginario che non ho saputo riempire in un nido, in un’azienda, in un call center… Invece, si, proprio perché non mi sono vista in altri posti ho la possibilità di salire quelle scale facendo attenzione a tutti i giornali accantonati ai lati, ad entrare su per uffici silenziosi in cui passa il mondo quasi custodito, finalmente raccontato, m’immagino a scrivere, scrivere…davanti il cielo abbandonato di un’Arcella che quasi così bella non ti avevo vista mai, m’immagino salire sull’autobus con in mente la mia rubrica (magari una posta del cuore…ahahahah)…m’immagino così forte così vicino che lunedì inizio.
Così penso, ecco sì, stavo pensando di inventarmi una vita nuova di zecca, una vita su misura per me. stavo pensando di rotolare nelle vie e nelle vie della vita senza lasciare segni evidenti, al momento, ma lasciando spine che alla lunga però fanno male dentro e fuori e dappertutto. proprio. non che io abbia ancora chiaro com’è, che lo si porta avanti, sto po’po’ di progetto rivoluzionario, ma insomma questa è l’idea."
Lets dance my little nonna
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Scherzi...mi ci hanno abituato fin da piccola, allironia, agli scarti che sottendono paradossi inesprimibili se non con lutilizzo ed il ricorso allo scherzo...lo scherzo sembra essere il terzo movimento di una sinfonia, punta di solito allarguzia, alla giocosità e tende ad alleggerire la tensione tra il movimento lento e il finale, distendendo la concentrazione richiesta allascoltatore durante i primi due movimenti...alle sorprese della finzione, a papà che per inziare la sua carriera di giullare della mia corte di pensieri tristi si era improvvisato assistente degli anziani del paese...e mi portava in giro a conoscere la storia a tavolino, con sdentati alle volte burberi maleducati ma terribilmente ironici vecchi, non ho detto nonni, proprio vecchi...adesso mi ritrovo tra orde di vecchi un pò saggi un pò rincoglioniti un pò ballerini un pò scherzo vivente alla vita, e così buon compleanno Bruna...che mi ricordi me da vecchia...
The aim of life is to live, and to live means to be aware, joyously, DRUNKENLY, serenely, divinely AWARE... (Henry Miller)
e poi un video che non ha nessun legame con il resto se non con il fatto che è la settimana David Bowie...
"Così difficile eppure sempre meno facile"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tempo fa sono stata tra i nani, non classifico categorie di figure dall’altezza imbarazzante (che dal personale pulpito non potrei mai) ma di orde di bellissimi mocciosi dai sei mesi ai tre anni. Bisognava, per quietare quella strana vitalità che l’uomo sembra perdere con l’età (a forza di maestre bacchettone di provincia, aggiungo io sempre politically incorrect), ricorrere alle strepitosa magia di una voce e della forze evocativa delle parole, gli raccontavo una favola in poche parole…così ho rispolverato il vecchio repertorio mandato a memoria e ho trovato la formica e la cicala. La formica e la cicala? Una vecchia storia…pareva…invece tò, eccoti qui l’intramontabile scenetta della prima che ruba la scena alla seconda, ci mette intelligenza testardaggine sagacia…cosa avrà voluto dire con sta storia…mah, i bambini si interrogano sulla filosofia dell’insetto e delle zampine e sulla fonologia da attribuire ad un topolino che universalmente riconosciuto da tutti i Beppe di mia conoscenza, fa squit squit. Oggi ho incontrato la formica, e non sono De Gregori e non mi ha neppure detto grazie, bionda lasciva come solo gli insetti lo sanno essere alla perfezione…la trovate all’esu, l’orienta lavoro di Padova, facile facile, non c’è bisogno neanche di starla a cercare in giardino. Tale essere, si è evoluto, e credo abbia capito l’importanza che per una polis così rinomata come Padova assume la politica, dunque si è anche prontamente schierata, Borghezio le ha dato una mano. Signorina formica, la chiameremo così per non venir meno alla privacy, ovvio non per un qualsiasi intento denigratorio che non è da me, mi accoglie in maniera esemplare, con la domanda madre di tutte le domande, se stai cercando lavoro, la prima cosa che ti si chiede è –Di dove sei?-, ovvio, mica vai a chiedere per caso in cosa ti sei laureata, che cazzo ti frega no?, bé rispondo, mamma mi ha insegnato che a domanda corrisponde risposta, che a sua volta non significa che bisogna rispondere quello che l’altro vuol sentirsi dire, sicché rispondo Padova, signorina formichina inarca il collo in tipico atteggiamento scettico, e incalza con la sua domanda aguzzando l’occhio che già intravede la sua personale idea di menzogna, ripeto Padova, il suo si ma, mi mette alle strette, ok, annuisco non sono di Padova, ma sono sei anni che sono qui e sto chiedendo la residenza, ma è vero sono di Lecce, i miei antenati molto probabilmente sono arrivati grazie qualche scafista dalla Grecia e credo che i nonni dei miei antenati a loro volta fossero sbarcati in Grecia dall’Africa Nord Orientale, e se non erro il bisnonno dei nonni dei miei antenati abitavano nell’Eden dunque credo fossero molto molto extracomunitari…ma mi scusi, questo cosa ha che fare con me e con la mia ricerca di lavoro? Incrocia le gambe e inizia a parlare.
(l’immagine non si collega propriamente al testo se non per le capacità di tener, si spera, sveglie le capacità attentive di chi, ammesso che ci sia qualcuno, sta leggendo sta pappardella...p.s.: sono per le pari opportunità, sicche per le femminucce c’è poco oltre la Moss un bel culo maschile)
E signorina, no le spiego lei deve fare un’esame di realtà perché qui non c’è lavoro, cosa crede? Non solo posizioni che riguardino la sua professione, ma anche piccoli lavoretti part time che sono stati tutti occupati dagli extracomunitari che così facendo adesso hanno il completo monopolio del mercato impiegatizio dell’Arcella, mi dispiace, che poi mi scusi eh, perché non se ne torna a casa? Scusi che motivi ha per rimanere a Padova? Non avrà mica il fidanzato? (Faccio cenno di no con la testa, non ho altre reazioni, mi piace sentir parlare formichina). No? E allora torni a casa a cercare lavoro, magari ecco potrebbe trovare un lavoretto a Lecce per due tre giorni in ambulatorio e poi tornare qui a Padova se si è affezionata, che poi adesso con tutti i trasporti, i treni e gli aerei è tutto più semplice. Ipse dixit…tutto ma proprio tutto e anche oltre… Mia cara formichina io le voglio bene, mi dispiace davvero che lei sia così frustrata, di avere uno stipendio da miseria (che tra l’altro essendo ancora iscritta all’università ti pago copiosamente mediante tasse), che il suo ragazzo l’abbia lasciata per una cicala canterina del sud, e soprattutto davvero mi dispiace che la sua vita sia improntata esclusivamente sul suo adorato formichiere e sul maschio formica fidanzato, sa io ho la vena canterina, mi piace starmene sugli alberi a far un cazzo, mi piace fermarmi a guardare l’aria di un tramonto qui a Padova ed i tetti fatti con le tegole (che da noi scimunita di una formica ci sono le terrazze ed i trulli) e mi piacciono i ciottoli, quelli che maledici tre volte su quattro perché ti si incastrano le scarpe con i tacchi comprate all’ipercity di sabato pomeriggio con il fidanzato insieme a tutte le altre formiche. Ti voglio bene formichina, non volevo riesumare le tue insicurezze giuro, domani passo e ti saluto e ti abbraccio…se non mi deportano prima. La nuova politica universitaria è ineccepibile, non potendo negare, se non tramite il ricorso al numero chiuso, l’accesso alle varie facoltà di Padova ed essendo il numero di iscritti sempre maggiore (non gioite confondendo tale incremento con il corrispettivo a livello cerebrale) allora cosa si fa? Ci si intasca per cinque anni, se va bene, le tasse di tutti e poi si applica la politica dello scoraggiamento facendo tornare buona parte dei laureati ai loro paesi di provenienza…sicché evitate di accoppiarvi con padovani durante il periodo degli studi, altrimenti mi mettete in difficoltà la formichina dell’orienta lavoro che poi non sa più dove mandarvi…ma voi lo saprete sicuramente, dove mandarla. Ciao tesoro di una formichina, ti voglio bene.
Panic attack
Intanto si va avanti, con i tacchi alti, anche se fuori dentro dappertutto piove...
The woman beside me Is holding my hand I point at the ceiling She smiles, so kind
Something’s inside me Unborn and unblessed Disappears in the ether This world to the next Disappears in the ether One world to the next
Good times for a change?!?...Baby I’m afraid of a lot of things...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ci si interrogava sulla coscienza e sulle ragioni simpatiche dell’esistenza, calciatori in angolo con profezie quanto mai veritiere catastrofiche e senza senso, presa e sgomento, Nietzsche invocava una maschera, altri si lapidavano con aforismi salvifici, altri ancora ricamavano parole in cui non ci stava più nulla, nemmeno la semantica stessa del loro argomentare…ognuno a suo modo. Mi serve spazio e tempo, in modo che mi coordino sul da farsi dopo la dimensione delle riflessioni inutili. Ho passato un anno della mia vita in quest’uffcio, guardando scorrere la vita delle stagioni fuori dalla finestra ed esercitando la mia quota personale di pazienza con il piccione viaggiatore che si appoggiava sul relativo davanzale, senza però mai portare alcuna novella. L’ho odiato, l’ufficio, non il piccione, anche, ma di quell’odio per la quotidianità, per quell’intrinseca monotonia del ripetere le cose, e adesso mi ritrovo a sentire appena il gusto nostalgico di una dimensione privata di mattine cadenzate a suon di tasti e libri di medicina. Adesso mi rivedo a raccontare storie, questa volta storie vere per orecchie che hanno bisogno di favole inventate, mi guardo con una mise diversa pronta all’uso perché non c’è tregua…e come ho detto a qualcuno mi sento un pesce in un oceano che pur essendo il mare non è il mio habitat e allora mi ricongiungo alle stime escatologiche delle mie decisioni delle aspirazioni e delle scelte…a 18 anni sono andata via di casa, non sapevo nulla se non il nome cristallizzato di una città.
Good times for a change See, the luck Ive had Can make a good man Turn bad
So please please please Let me, let me, let me Let me get what I want This time
Havent had a dream in a long time See, the life Ive had Can make a good man bad
So for once in my life Let me get what I want Lord knows, it would be the first time Lord knows, it would be the first time
La canzone di Cioran un pò Tom
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I could have no part in a modern life…esordiva così con il suo temperamento da solitario sociale, animale estetico con un senso forte per le parole e per le sottili crepature caratteriali. Non è una fantasia. Una sera di nulla, con le aspettative nelle scarpe, calpestate come si deve dal peso di una tristezza, l’avevo intravisto…scrittori hanno fatto fortuna scrivendo di lui di questo personaggio…lui da parte sua ha un odio profondo per questa mal celata differenza, le ragazze gli muoiono ai piedi, i ragazzi lo schivano. Io, io non so bene mentre cammino sotto la pioggia con il berretto ed il bavero del cappotto alzato immagino Cioran alle prese con se stesso seduto ad un tavolo che chiama a colloquio i suoi personaggi, si chiede cosa potrebbe volere da loro…-vorrei non dovesse sedersi ad un tavolo per iniziare a catalogare i pianeti, non mi piacerebbe neanche che iniziasse uno di quei monologhi esistenzialisti per strada che poi finisce per perdersi il mondo che gli passa accanto, vorrei non tenesse l’ombrello chiuso, vorrei non fosse testardo cocciuto senza morale o con la morale infondo al cuore che cambia nome e destinazione da un giorno all’altro, vorrei non fosse un animale solitario che ama fin troppo i passanti, mi piacerebbe avesse parte nella modern life, che poi incontrasse una ragazza che ha fin da subito un nome chiaro senza equivoci, che si riappropriassero dei loro sorrisi, che che...- questo è uno scherzo…personaggi così sono in cerca di happy ending, inutili, Cioran bestemmia…credo abbia scoperto un po’ di se stesso…”Quando al risveglio , si ha la luna per traverso è inevitabile che si approdi a qualche atroce scoperta, anche solamente osservandosi.”...forse avrebbe voluto scrivere altro..."come ci illudi mentre guardiamo sempre dall’altra parte"...dimmi qualcosa... -I do not exist only you exist-
... Immagini care per qualche istante sarete presto una folla distante scavalcate da un ricordo più vicino per poco che la felicità ritorni è molto raro che ci si ricordi degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti è più difficile dimenticarti di quelle felicità intraviste ...
Giornate di merda qualcuno dovrebbe avvertire, magari ci si prepara come si può, ci si attrezza, è un discorso lungo la merda. Calze grigie ieri, stivali per scivolare piano senza rumore…vanno calpestate piano queste mattine... In ufficio, solito grigiore di nulla appeso alle pareti, ma il monitor è acceso…è da una mail che mi si apre uno squarcio di sereno…persone che non conosci… Frame #1. Mi hai conosciuta tra i discorsi dovuti e le note una sera con le scarpe lucide che ti piacciono tanto ma che non porteresti mai perché su di te avrebbero quell’effetto frocizzante come lo chiami tu, e Milano regina borghese e il Veneto che quasi quasi è meglio Milano dove le ragazzine non sono arricchite da poco e non hanno la smania di sedurti a rivoltelle di saggi culturali e mascara…bagliori come le chiami tu…il resto rimane solitudine condivisa, chiudo la mail passante, mi rimani negli occhi con quello sguardo basso…ti verrò a cercare presto. Frame #2, non in ordine temporale. La macchinosità è perfetta e una vita non sarebbe tale se non artificiosa nel suo essere naturale. Qualcuno m’incontra mi abbraccia, probabilmente non sa neanche che sono sua madre nell’idea, le sorrido, non mi volto e mi basta. Frame #3, professore ma lo sa lei che io non sono mai stata una sua alunna??? Eppure nello specchio distorto della sua memoria ci dev’essere un prisma della mia faccia e di tutte le volte che mi ha incontrata…e cosa fare…certo la cosa più ragionevole è fermarmi togliere il prisma e chiedere come ti chiami? Io le rispondo…adesso quando la incontrerò per strada sarò certa della nostra pellicola di sorrisi da passanti. Frame #4. Bruna. Vicina di casa asciuga mascara, mi accarezza i capelli e mi apre il portone del condominio. Passanti… “Ne fermo uno e gli chiedo scusi ma lei chi è? perchè a me lei sembra un classico impiegato sui 40, single, forse con la coscienza sporca diplomato ma non laureato cinefilo,cinofilo, filantropo e anche un pò fascista, senza offesa
No guardi - mi fa 50 anni camionista terza media sposato 4 figli un bilocale una tivù e una panda mai votato in vita mia governo ladro
E la coscienza?
Pulita,pulitissima. Mai usata.”
E poi il cinema sperimentale del vivere, procuratevi: -specchio, non fate i narcisi però; -Fish eye; -Un effetto acqua…per una bella soggettiva pesce in fondo al mare. Alberto Grifi Docet.