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STO LEGGENDO

"Per me, ciccino mio"





HO VISTO

la vergine suicida.

i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






STO ASCOLTANDO









ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


MERAVIGLIE


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spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è
"NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"


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giovedì 20 luglio 2006 - ore 14:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ritornare a casa è questione di fiuto...e di fortuna...
Incosciente com’è non ha paura...non esageriamo, si cioè, ce l’ha ma invita volentieri a cena il mostro.
Nei cromosomi sembra esserci uno strano labirinto ed Eraclito ci gioca. Non fare la criptica, che poi non ti capisci.
Va bene. Le strade vuote, vorresti gridare e dire guardate! le strade non dormono, sembrano lava colata appena raffreddata, su cui puoi scivolarci su semplicemente con una bici e due ruote di pensieri un pò sgonfi.
Poi sono sotto casa. Qualcuno intanto ha pedalato per me...io cantavo.
Morrissey_Sing your life
Sing your life
Any fool can think of words that rhyme
Many others do
Why don’t you ?
Do you want to ?
Oh...
Sing your life
Walk right up to the microphone
And name
All the things you love
All the things that you loathe

Oh, sing your life
The things that you love
And the things you loathe
Oh, sing your life
Oh, sing your life

La, la-la, la-la, sing your life
La, la-la, la-la, sing your life

Others sang your life
But now is a chance to shine
And have the pleasure of
Saying what you mean
Have the pleasure of
Meaning what you sing
Oh, make no mistake my friend
All of this will end
So sing it now (sing your life)
All the things you love (sing your life)
All the things you loathe
Oh, sing your life
The things that you love
And the things you loathe (sing your life)
Oh, sing oh...
Oh, sing oh...

La, la-la, la-la, sing your life
La, la-la, la-la, sing your life

Don’t leave it all unsaid
Somewhere in the wasteland of your head, oh
Head, oh, head, oh, head, oh
And make no mistake, my friend
Your pointless life will end
But before you go
Can you look at the truth ?
You have a lovely singing voice
A lovely singing voice
And all of those
Who sing on-key
They stole the notion
From you and me
So, sing your life (sing your life)
Sing your life (sing your life)
Oh, sing your oh...
Oh, sing your
Sing your life
Sing your life
Sing your life
Oh, sing your oh...
(Sing your life)




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martedì 18 luglio 2006 - ore 14:21


Tales in Rue Belleville, PD
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Citofono. Non mi va di cercare le chiavi che puntualmente, quando sono sotto casa sembrano acquisire vita propria, nascondendosi nell’angolo più remoto ed inesplorato di una di quelle borse che mi ostino a comprare grandi e ingombranti, che non si sa mai.
Salgo i gradini e ripenso agli incontri settimanali. Mi preparo ai racconti della giornata. L’università, che per l’occasione diviene il tempio ufficiale dei parcheggi estivi. E poi sai, ho parlato con il prof, e qui mi sa che ci aggiungerò la reale descrizione, (lo spirito da cronista racchiuso in me farà i salti di gioia in qualche remota zona occipitale del mio sistema nervoso), del mostro dei sette piani, al che Tiz mi fermerà chiedendomi, -ma come non arrivate al sesto a psicologia?-, e io deluciderò le manie da attico sulle tegole, e le storiche arrampicate di vari assistenti ed assistentine in canottina, perché fa caldo, Tiz non fare sempre la maliziosa.




Poi passo verso la regione dei cuori, perché per l’occasione ne avrò due, e gli parlo di una conversazione pomeridiana e della colonna sonora di sottofondo, che per rendere il tutto più cinemeggiante non sarà la sempre ufficiale classifica dei canti degli uccellini come da tradizione, ma pj harvey seduta su una albero, aggiungendo, ovviamente, una palusibile spiegazione: era lì per via di un servizio fotografico sugli alberi ancora rimasti a Padova, e tra una foto e l’altra canticchiava:


PJ Harvey _OneLine
Do you remember the first kiss?
Star shooting across the sky
To come to such a place as this
You never left my mind

I’m watching from the wall
As, in the streets, we fight
This world all gone to war
All I need is you tonight

And I draw a line
To your heart today
To your heart from mine
A line to keep us safe

All through the rising sun
All through the circling years
You were the only one
Who could have brought me here

And I draw a line
To your heart today
To your heart from mine
One line to keep us safe

And I draw a line
To your heart today
To your heart from mine
And pray to keep us safe

Watch the stars now moving
’Cross the sky
Keep this feeling
Safe tonight


Eccomi arrivata, si direi che vi ho raccontato tutto, o quasi.
Adesso ci scappa un po’ da ridere però….



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lunedì 17 luglio 2006 - ore 17:35


Fra 15 granelli...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Negrita_Rotolando verso sud


Ogni nome un uomo
ed ogni uomo e’ solo quello che
scoprirà inseguendo le distanze dentro se
Quante deviazioni
quali direzioni e quali no?
prima di restare in equilibrio per un po’
Sogno un viaggio morbido,
dentro al mio spirito
e vado via, vado via,
mi vida cosi’ sia

Sopra a un’onda stanca che mi tira su
mentre muovo verso Sud
Sopra a un’onda che mi tira su
Rotolando verso Sud

Long way home

Continente vivo, Desaparecido, sono qua
Sotto un cielo avorio
sotto nubi porpora
Mille fuochi accesi
mille sassi sulla via
Mentre un eco piano da lontano
sale su... quaggiù
Un pianto lungo secoli,
che non ti immagini
E polvere di polvere...
di storia immobile

Sopra a un’onda stanca che mi tira su
mentre muovo verso Sud
Sopra a un’onda che mi tira su
Rotolando verso Sud

Long way home

Ogni terra un nome
ed ogni nome un fiore dentro me
La ragione esplode
ed ogni cosa va da se
Mare accarezzami
Luna ubriacami
Rio, Santiago, Lima & Holguin,
Buenos Aires, Napoli
Rio, Bahia, Santiago & Holguin,
Buenos Aires

Sopra a un’onda stanca che mi tira su
mentre muovo verso Sud
Sopra a un’onda che mi tira su
Rotolando verso Sud

Long way home

SOL Y SANGRE, SEXO Y SUR

La dignità degli elementi
la libertà della poesia,
al di là dei tradimenti degli uomini
è magia, è magia, è magia...


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lunedì 17 luglio 2006 - ore 17:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")




-Come la luce che piano distilla a fianco a me in una sera abituata ad essere altro mi richiamo piano a destinazione. Riscopro abbozzi di luci in disegni che sembrano compiersi senza troppa difficoltà-

Avevo iniziato a scrivere in quella notte con l’esclusiva pretesa di fotografarla attentamente, volevo essere la reporter interna, l’inviata speciale di quelle ore. Ma tanto non va mai come ti aspetti, ovviamente se ti aspetti di poter trascrivere di loro, di una piazza e di un gioco. Le cose andrebbero vissute a posteriori, così col senno del poi, che nel poi un senno c’è quasi sempre (per chi si era alzato contestando, ho detto quasi), hai la possibilità magnifica di calibrare parole, vivere esattamente con le valigie pronte dei sentimenti.
-Pretesa folle e infantile-, esordì lui avvicinandosi con fare un po’ studiato alla conversazione dei due seduti ai bordi della piazza oramai in procinto di svuotarsi dagli altri possibili personaggi. Già quei due formavano senza mezzi termini una coppia strana di pensieri allucinogeni. Nel senso che, come solita deformazione professionale, ero abituata dalla strategica posizione del mio bancone ad osservare e soprattutto ad asportare, con fare discreto, i fatti altrui. Cosa pensate che faccia per riempire quei vuoti di sete che si creano durante un concerto? Guardo chi si avvicina in procinto di chiedermi una birra, le facce da birra le riconosci subito, anche perché sono quelle che ritornano più spesso, sia dalle toilette, alle volte mi sento veramente una signora e non uso mezzi termini, che dal mio bar. E poi ancora chi rimane in disparte indeciso sul da fare, cullato dagli assoli di una chitarra, protagonista innaturale della serata. Gente, folla, qualche famiglia, amici che parlano con la furia di dover consumare subito, spendere nel più veloce dei modi quella tristezza inconsolabile, parole, parole da contratto comunicativo. E poi alle volte da qui riesco anche a scrivere, sulle salviette, adesso potete pensarmi quando vi accorgete che non ce ne sono più, o sul braccio di qualche dolce addormentato per il quale il bancone appiccicaticcio è un porto ben più familiare del proprio letto. Così in questa serata che sta per timbrare il cartellino delle presenze giornaliere, mi sono accorta tra le gente che va verso casa e quella che rimane ancora ad abbracciare forte forte la notte, di quei due seduti sembra da sempre di fronte a me, e del solito Ugo. Cosa ci fai qui a quest’ora? Oramai è la frase con frequenza più alta che gli si possa fare, più di un ciao, o di un come stai, perché sostanzialmente è sempre lui, il bambino da sei a spasso. Sembra una lucciola con quei suoi pantaloncini gialli e la riconoscibile irrequietudine delle sue piccole gambe. Mi si avvicina e mi mostra, con fare che ha quel fondo di meravigliosa sorpresa che prima di tutto spiazza se stesso prima di me o delle mie stesse sensazioni, un biglietto aereo, non faccio in tempo a guardare la destinazione o la data. Mi chiedo subito, rendendomi conto della poca poesia insita in me spettatrice grande, dove l’abbia mai potuto prendere…poi mi ricordo che in fin dei conti non sono mai stata grande, altrimenti Ugo non si sarebbe mai avvicinato, e mi accorgo che la mia curiosità è monopolizzata più che dalla provenienza di quel biglietto, dalla possibile destinazione. Ugo continuava a planare verso qui due da inizio serata, ripetendo –Pretesa folle e infantile-, non lo saprò mai da quale mondo dei contrari arrivassero le sue parole tale per cui lui no, lui non era assolutamente infantile e quei due, sui venti ciascuno, invece a parer di Ugo, si…mah…Questa volta non possono fare finta di niente e smettono d’intrecciare i fili dei loro discorsi nei quali effettivamente, visibile anche da qui, si sono impelagati. Rivolgono i loro sguardi al piccolo mio compagno delle ultime serate, e fanno per interrogarsi, Ugo sorride, e quando lo fa so per certo che ne ha combinate una delle sue…o sta per farlo.
Si arrampica sullo sgabello libero vicino alla coppia e ci si mette in piedi. Fa finta di aprire una pergamena, la serietà con cui lo fa è sconcertante, tanto che tutti e tre potremmo anche giurare di averla vista veramente nelle sue mani, e inizia a leggere.
-Dei viaggi e dei rientri. Consigli per morbide partenze ed incredibili ritorni.
Allora tanto per iniziare toglietevi le scarpe. Il tempo rallenta se te le slacci. E’ automatico. Slacci le scarpe e le lancette sanno che ti stai per fermare per cui decelerano. Poi smettetela di voler stare nell’aldilà di ciò che deve ancora accadere che poi ti perdi l’aldiqua che stai vivendo e poi ti lamenti.
Al massimo preparati una valigia, o meglio due: una da dare a chi partirà via, e l’altra tienila per te, per le tue di partenze. E poi fai come me che proprio quando sento la mancanza di chi è partito via prendo la penna e scrivo. Tu non farti domande. Anche i bambini da sei scrivono, il come è solo un problema mio. Finita la prima parte. La seconda te la leggerò la prox volta.-
Scese in fretta dallo sgabello, diede a lui il biglietto aereo, salutò con un normalissimo gesto della mano, quasi a voler rimettere a posto, in riga in fila per due, l’eccezionalità degli eventi che aveva appena contribuito a costruire, e come sempre si volatilizzò via.

P.s.
Io sono lo spazzino e raccolgo le scorie delle serate appena finite come queste.
Ho trovato qualcosa sul bancone del bar, delle salviette con l’inizio, o la fine, non saprei di un racconto. Sicuramente sono della barista. Ogni tanto se le dimentica e le lascia qui, forse appositamente, chissà che non passi qualcuno a leggerle come sto per fare io.
-Dai leggi ad alta voce!-, mi suggerisce il mio collega, -chissà mai che un destinatario insonne le possa ancora udire-. Così mi siedo e inizio a leggere.

- Ti sto guardando. Sei appena uscito dalla stazione.
Sembri la stesso di anni fa con una bella nota di tristezza in più forse…e probabilmente non potrebbe essere altrimenti con tutti quei bagagli di nostalgia accumulata che ti porti dietro. Ti aiuto. Vengo ad aiutarti. O non so. Sono ancora lontana da te che aspetti fragile e con quel modo di occupare lo spazio. Potresti esplodere. Si vede. Si avverte. Esplodi composto. La prospettiva diventa intrisa di contatto e si frantumano man mano le mie aspettative. Sono nella zona di conservazione. Mi sto avvicinando a te. Ignara l’altra gente. Ignara la gente che sono io. Mi sto congelando il futuro che sarà il dopo la tua mano.
-Ciao!-
Vorrei esistesse uno spazio, spazio, datemi spazio o datelo a lui che profondamente occupi il mio, insaziabile e perfetto. Stracolmo quasi, di me per una buona volta.
-Ciao!-
Rispondo intanto, forse troppo neutra. Non riesco mai ad aggiustare la voce come vorrei. La voce sa tradire se vuole, cioè spesso. Ti capita che puoi aver seguito durante il tragitto che da casa porta alla stazione i vari corsi di dizione anticipata. Per cui sei lì che nella tua piccola megalomania da regista dei corti che sono le tue giornate, ti auto-imponi dei bellissimi management dizionali. Ciao, ciao, ciao. Ogni lettera è sezionata e scomposta, caricata, la C sembra una ballerina che gira su sé stessa con la frazione di note del battito del mio cuore in sottofondo.
-Non pensavo arrivassi così presto, scusami se ti ho fatto aspettare.-
Si, in effetti, non dovrei scusarmi con te, ma con me stessa che mi sento orfana di te che nell’attesa sei rimasto ad aspettare in braccio ai tetti di queste case, seduto sulle cadenze dei tuoi vecchi amici.-
…..


Termina così…mah…-Ma come? Finisce così?- Si, non c’è più niente, c’è solo una barchetta disegnata verso la fine della salviette…devono essere andate via con quella barchetta il resto delle sue parole…le navi erano carte di giornale eppure guarda sono andate via…magari dove tu volevi andare…

Dave Matthews Band: typical situation


Dave Matthews Band_ Crash Into Me



You’ve got your ball
you’ve got your chain
Tied to me tight tie me up again
Who’s got their claws
in you my friend
Into your heart I’ll beat again
Sweet like candy to my soul
Sweet you rock
and sweet you roll
Lost for you I’m so lost for you
You come crash into me
And I come into you,
I come into you
In a boys dream
In a boys dream


Touch your lips just so I know
In your eyes, love, it glows so
I’m bare-boned and crazy for you
When you come crash
into me, baby
And I come into you
In a boys dream
In a boys dream
If I’ve gone overboard
Then I’m begging you
to forgive me
In my haste
When I’m holding you so girl...
close to me


Oh and you come crash
into me, baby
And I come into you
Hike up your skirt a little more
and show the world to me
Hike up your skirt a little more
and show your world to me
In a boys dream... In a boys dream


Oh I watch you there
through the window
And I stare at you
You wear nothing but you
wear it so well
Tied up and twisted,
the way I’d like to be
For you, for me, come crash
into me


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lunedì 10 luglio 2006 - ore 03:29


notti MONDIALI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


veloci veloci
a Milano
scorrono le ore...

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venerdì 7 luglio 2006 - ore 12:02


Ritrovi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Asportarsi avanti e programmare. Ricucire i secondi in modo che ci si possa specchiare, nel frattempo, una sorte di intenzionale progettualità.
In quell’appartamento oramai stabile da già due anni aveva passato il suo tempo di stanza in stanza a mietere possibili sensazioni da riguardare un giorno sotto la luce di una finestra diversa,un giorno qualunque forse di pura noia, o uno in cui sei costretta per forza di eventi a ricordare.
Ultimamente gli sembrava un compito ingrato, quello di rileggersi declinata al passato, ma il presente con le sue semplici richieste vitali non si esimeva nel proporre spostamenti in varie direzioni temporali.
Neanche se ne accorse e subito fu un seguire di suoni da citofono, per carità un rumore abbastanza gentile se si pensa a quelli bastardi spacca timpani, ma comunque inaspettato nelle conseguenze che da lì a poco ebbero da seguire.
Il motivo del ritrovo era abbastanza semplice: il solito papiro da stendere con tripudi di leggende, episodi, e trionfi tronfi di vicende da epopea finto tali.
Il punto era che lei, e si suppone anche gli altri, nel richiamare i fili in rima dei periodi passati erano lentamente scivolati dapprima sulle risate buffe di ciò che di bello si ricorda per prima, poi verso l’andante nostalgite, e infine, visto che oramai pareva che sul tavolo fosse passata una tempesta a rigirare l’interno di un mare di ricordi, anche in direzione di passioni e rabbie sopite.
Quel che successe dopo non scivolò in dramma da cronaca nera, i presenti alla stesura del papiro sono ancora vivi, solo un po’ frammentati e con i segni, in maniera più o meno evidente, di una passeggiata tra appartamenti universitari, traslochi, liti, feste e ancora abiti semi nuovi di sorrisi.


TheStrokes_ You Only Live Once
Oooooh
Some people think they’re always right
Others are quiet and uptight
Others they seem so very nice nice nice nice nice oh oh
Inside they might feel sad and wrong

Oh no
29 different attributes
And only 7 that you like, uh oh
20 ways to see the world, oh oh
Or 20 ways to start a fight

Oh don’t dont don’t
Get up
I can’t see the sunshine
I’ll be waiting for you baby
’Cause I’m through
Sit me down
Shut me up
I’ll calm down
And I’ll get along with you

Ooooooo-ooooo-ooooooh
A man don’t notice what they got
Women think of that a lot
1000 ways to please your man oh oh
Not even one requires a plan
Countless odd religions too
It doesn’t matter which you choose
One stubborn way to turn your back
This I’ve tried, and now refuse

Oh don’t don’t don’t
Get up
I can’t see the sunshine
I’ll be waiting for you, baby
’Cause I’m through
Sit me down
Shut me up
I’ll calm down
And I’ll get along with you

Alright..
Shut me up
Shut me up up up up up
And I’ll get along with you...


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giovedì 6 luglio 2006 - ore 12:23


Note_di_Notte: nel dì
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Svegliarsi con la finestra aperta.
Il sole che discute affannosamente con quel trasognare così posizionato, adorabile quasi, sulle palpebre abbandonate degli occhi. No, svegliarsi ancora non se ne parla.
“Io senza lei, riesco appena a sentire…”…no, non ricordo che gli uccellini si fossero attrezzati con lettori cd e gli spariti dei Verdena poi, e anche se fosse, non mi risulta che partissero direttamente con il play automatico nelle orecchie, e le locuzioni del ci sei, non ci sei, ovunque sei…aiuto…no, infatti non sono gli uccellini moderni, ma ancora un dj, quello in my mind. Aiuto uccidetelo…panic on the streets dei miei neuroni…Hang the DJ, Hang the DJ, Hang the DJ
Hang the DJ, Hang the DJ, Hang the DJ…..
No ci vuole qualcos’altro…una di quelle mosse su modello Andrea, collezione Sherwood estate 2006






Mina_ZumZumZum
Sarà capitato anche a voi
di avere una musica in testa,
sentire una specie di orchestra
suonare suonare suonare suonare, zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
la canzone che mi passa per la testa,
non so bene cosa sia
dove e quando l’ho sentita,
di sicuro so soltanto che fa
zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
la cantavo stamattina appena sveglia
e cantandola ho pensato che non è poi tanto male
specialmente nel pezzetto che fa
zum zum zum zum zum zum zum zum zum.

Però se va avanti così
finisce che questa canzone
diventa una tale ossessione
e parlo soltanto facendo ogni tanto
zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
la canzone che mi passa per la testa
non so bene cosa sia
dove e quando l’ho sentita,
di sicuro so soltanto che fa
zum zum zum zum zum zum zum zum zum,
più ci penso e più mi sembra ch’era un coro,
era un coro di bambini che cantava nel cortile di una scuola ripetendo sempre
zum zum zum zum zum zum zum zum zum.
Stamattina la cantavo io soltanto,
ma stasera già mi sembra di sentire chiaramente
tanta gente che la canta insieme a me
zum zum zum zum zum zum zum zum zum !!!


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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 12:33


Un pò di me
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Era sempre poco incline a confessioni varie e similitudini di racconti di vicende in prima persona…forse lo faceva per non sfiorarsi tanto, o anche solo per guardarsi semplicemente riflessa brevemente nei passi lasciati indietro e coltivati come orme senza destino.
Ma oggi, no, no proprio non ci sto a farmi leggere in separata sede tradotta in lingue diverse.
Oggi sono un sussidiario delle elementari con l’abc semplice delle emozioni scritte sulle lavagne delle mie situazioni.
Ieri indescrivibile ho accompagnato malinconie fuori, tra i fossati del castello, ad ascoltare, a sentir vibrare i capelli come le corde di quell’archetto sulla chitarra che da solo è riuscito a dare ordine e voce e potenza accanita alle cose. Mi sono cullata sulla voce e sulle distorsioni eteree e ho guardato le ombre che felici si riprendevano il giusto spazio nelle proporzioni dei desideri, così, proiettate ingigantite a guardarti prendere fiato e ancora vita. Fuori dall’atollo di quella dimensione e ancora silenzio, la partita. Lo schermo minuscolo, la tensione che ti riprende, la cura delle dolci malinconie sedute a guardarsi negli occhi e narrarsi due concerti diversi. Uno sguardo alla tv del bar appena fuori dal concerto per l’ultimo supplementare, e uno a loro, per riassaporare ancora la dolcezza delle note ancora nei timpani. Qualcuno si alza, lo schermo non si vede più –Camicia a quadri siediti!!!! Rimarrà il motto di questi mondiali, e poi l’esplosione, non mi controllo, non abbiamo visto niente ma l’abbraccio parte in automatico, e Ferrara risorge.
A casa, oggi, forse sono io, semplicemente seduta già sui ricordi che mi abbraccio tutta questa velata felicità e sfioro con l’archetto le corde della mia malinconia.


The Cure_Pictures of you
I’ve been looking so long at these pictures of you
That I almost believe that they’re real
I’ve been living so long with my pictures of you
That I almost believe that the pictures are
All I can feel

Remembering
You standing quiet in the rain
As I ran to your heart to be near
And we kissed as the sky fell in
Holding you close
How I always held close in your fear
Remembering
You running soft through the night
You were bigger and brighter and wider than snow
And screamed at the make-believe
Screamed at the sky
And you finally found all your courage
To let it all go

Remembering
You fallen into my arms
Crying for the death of your heart
You were stone white
So delicate
Lost in the cold
You were always so lost in the dark
Remembering
You how you used to be
Slow drowned
You were angels
So much more than everything
Hold for the last time then slip away quietly
Open my eyes
But I never see anything

If only I’d thought of the right words
I could have held on to your heart
If only I’d thought of the right words
I wouldn’t be breaking apart
All my pictures of you

Looking so long at these pictures of you
But I never hold on to your heart
Looking so long for the words to be true
But always just breaking apart
My pictures of you

There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to feel you deep in my heart
There was nothing in the world
That I ever wanted more
Than to never feel the breaking apart
All my pictures of you


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martedì 4 luglio 2006 - ore 09:30


Risolto il dilemma: STASERA_SIGUR ROS
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Per la visita...di qualcuno che viene sempre a salvarmi...

TheOrgan
" Come on
Let’s go
I said i am driving and i am driving
Its true, i’ve got something for you

When everything is quiet
The ringing in our ears will be awfully
Violent
And then there will be silence
Then there will be silence
"



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lunedì 3 luglio 2006 - ore 12:57


Primi piano of Simplicity
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Qualità essenziale e ineccepibile, il suo tempismo situazionale.
Non era molto bravo a gestire i suoi desideri, e in fondo penso sia oramai all’ordine del giorno evitare di assecondarli, sull’onda del momento d’inerzia così modaiolo negli ultimi tempi. Il nonno aveva preso di nuovo a partire sulla tangente così poco geometrica dei suoi discorsi. Sedendosi ai bordi del divano dove mi ero addormentato era venuto a punzecchiarmi sui tasti di tutte le omissioni brevi, e a ricordarmi l’esatta posizione di tutte le nuvole delle giornate passate semplicemente per il gusto e la sostanziale variabile dell’essere nato. -Allora? Racconta-. Aveva riassunto così la sua ineffabile curiosità. Curiosità e insieme anche missione, ancora non ho capito per quale ordine superiore o meglio per quale esigenza, direi oramai fisiologica, da post pensionamento.
Iniziai con i riassunti brevi delle ore, ma sul suo viso comparsero i primi segni di chi dissentiva: voleva i dettagli dei minuti e dei secondi. Quando si è vecchi non vale la legge delle grandi sintesi perché sembra che con davanti la parabola in fine si faccia più attenzione agli ultimi granelli della clessidra. Così presi una notte. Presi il racconto della notte di sabato e mi misi a raccontargliela come fosse la traduzione sintattica di un quadro di Schiele.
Il nonno aveva preferito, per una buona volta rimanere a casa quella sera, non per chissà quale indole da snob, ma per quella sua innata propensione ai visi. Cioè amava così tanto le facce e gli occhi e le espressioni che uscire con quel marasma caotico di miliardi di espressioni genetiche diverse sarebbe stato come buttare un bambino direttamente in un negozio di caramelle incustodito con l’esplicito imperativo del “fai quello che ti pare”.
-Sono uscito. Ma cosa vuoi che ti racconti? Sono uscito con gli amici di sempre. Si lo so non fare quella faccia. Lo so. Sono uscito con nei calzini l’erba della sera precedente. Ma non è colpa mia se rimango rinchiuso negli specchi di alcune notti che continuano riflettersi nelle altre. Ma dai, non te ne andare. Lo so, lo so che non sopporti la facilità delle mie nostalgiti, ma cosa dovrei fare? Ok, va bene. Il tuo teorema oramai lo conosco accademicamente alla perfezione: chiamala, se hai voglia di uscire con lei, allora chiamala. La sua matematica era terribilmente efficace:
sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i libri, quelli sono buoni tutti, sapeva leggere la gente.
E adesso sempre per i vari postulati di quel teorema mi alzo e ti vengo a cercare, perché incredibile a dirsi, ma mi manchi già.
Semplice.

Si alzò ad aprire le imposte e prendendo uno dei miei cd si mise anche un po’ ballare.


Belle & Sebastian_Another Sunny Day
Another sunny day, I met you up in the garden
You were digging plants, I dug you, beg your pardon
I took a photograph of you in the herbaceous border
It broke the heart of men and flowers and girls and trees

Another rainy day, we’re trapped inside with a train set
Chocolate on the boil, steamy windows when we met
You’ve got the attic window looking out on the cathedral
And on a Sunday evening bells ring out in the dusk

Another day in June, we’ll pick eleven for football
We’re playing for our lives the referee gives us fuck all
I saw you in the corner of my eye on the sidelines
Your dark mascara bids me to historical deeds

Everybody’s gone you picked me up for a long drive
We take the tourist route the nights are light until midnight
We took the evening ferry over to the peninsula
We found the avenue of trees went up to the hill
That crazy avenue of trees, I’m living there still

There’s something in my eye a little midge so beguiling
Sacrificed his life to bring us both eye to eye
I heard the Eskimos remove obstructions with tongues, dear
You missed my eye, I wonder why, I didn’t complain
You missed my eye, I wonder why, please do it again

The lovin is a mess what happened to all of the feeling?
I thought it was for real; babies, rings and fools kneeling
And words of pledging trust and lifetimes stretching forever
So what went wrong? It was a lie, it crumbled apart
Ghost figures of past, present, future haunting the heart



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