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shaula, 32 anni
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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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lunedì 31 luglio 2006 - ore 15:24


Librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi è successa una cosa bellissima. Ero a casa da sola, veramente da sola, questa mattina. Sono andata a fare la spesa a piedi per passeggiare un po’, ho sistemato casa fischiando serena, ho lavato i piatti di ieri sera senza innervosirmi, sono rimasta sotto la doccia mezz’ora e mi sono presa cura di me, ho messo la crema profumata sui capelli, ho indossato gli abiti più comodi del mio armadio e ho letto. Così.
Per ore, per due ore e mezza, di mattina. Da quanto non capitava... Distesa sul mio letto ancora da rifare e quindi sagomato di Silvia dalla nottata trascorsa tra lenzuola e cuscino, con il ventilatore puntato addosso, la finestra aperta e un alito di vento che veniva a trovarmi di tanto in tanto. Il profumo del bagnoschiuma al cocco sulla mia pelle, pantaloni di cotone morbido, una canotta di due taglie in più, e il mio libro del momento. La matita in una mano e una pagina nell’altra, sottolineato, teniamolo a mente.
Che bello leggere nel silenzio della mia mansarda di fine luglio, poche macchine che scorrazzano per strada, poche vecchie inacidite che si salutano di balcone in balcone, pochi ragazzini iperattivi che non sanno cosa fare della loro mattinata quando la mamma proibisce loro la televisione. Il mio libro, il mio silenzio. Rilassata, tranquilla, concentrata, persa. Divorare parole e inchiostro.

Così, solo per dire che è proprio bello, leggere.



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sabato 29 luglio 2006 - ore 15:30


Estatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sembra che l’estate dia alla testa. Le madri impazziscono, i padri perdono le facoltà intellettive, i fratelli si rincoglioniscono.
Nel frattempo gli amici partono, la città si svuota, i locali del centro diventano covi di gentaglia che sfoga sull’alcol la frustrazione di ferie già terminate, impossibili da racattare o economicamente improponibili. Tra i quali mi schiero coraggiosamente.
Gli esami sono un vecchio ricordo, ma sono anche il più tetro dei presagi che si annidano sul glorioso settembre che speravo essere più sereno. Ma ci ripenseremo da metà agosto, fingendo di non essere indietro come il fango.

Dopo aver divorato in 4 giorni (contando i vari impegni che mi trascinavano fuori casa con il sole che sembrava allo zenit) un interessantissimo regalo librario della sempre impeccabile Ceres, mi crogiolo nel mio ultimo acquisto letterario.



Si prospetta un preserale all’insegna dell’aperitivo con amiche, una cena a casa per sfruttare la quantità immane di cibo che la mamma mi ha lasciato quando sono partiti per le vacanze, una serata tranquilla con un buon film sotto il bocchettone dell’aria condizionata a casa del mio stacanovista morosetto - riesco a preferire un piumino che mi copra dal freddo piuttosto che crepare dall’afa che si annida tra le mura domestiche.
A proposito di genitori che partono per il mare, la donna che chiamo mamma mi ha lasciato una cambusa degna di un reparto di fanteria. Ha addirittura scongelato "così non lo devi fare tu", mi ha premurosamente comunicato. Grazie mammina, ma so scongelare i filetti di merluzzo, mi sono laureata in scongelamento ad aprile. Poi mi ha lasciato il polpettone. Che di solito mangiamo in 5 per due giorni, e adesso sono a casa da sola con mio fratello. Mamma, quanto credi ci metteremo io e Marco a mangiare quello che mi hai lasciato in frigo? Almeno in freezer la roba si conserva, e la posso tirare fuori all’occorrenza. La mia signora madre è un angelo del focolare, ma non riesce a rendersi conto che quando loro sono via io ceno fuori in piazza con stuzzichini e happyhour, e invece così mi costringe a tornare a casa per non dover buttare via il polpettone. Che insidia il mio frigorifero e mi sorride ogni volta che apro lo sportello: sai che sono qui e ti aspetto, vero Silvietta? E’ un mostro di sarcasmo e cinismo, quel polpettone. Un mostro bellissimo e speziato, ma diabolico.



Che poi, quand’è estate, solitamente cerco di rifuggire i fornelli. In questo modo invece devo adottarli, affezionarmici quasi. E’ una costrizione che mi sta stretta, mi opprime.

Riesco a criticare anche le premure della mamma, che solitamente mi rendono orgogliosa di far parte della sua progenie.

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domenica 23 luglio 2006 - ore 14:40


Berlinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siamo tornati, devastati da quattro giorni di cammino sotto un sole a 37 gradi. Centigradi. Una follia, ma caldo secco quindi respirabile e accettabile, se ti trovi nella capitale più nuova d’Europa. Quattro giorni a Berlino per capire cosa significa costruire una città. Berlino è un work in progress, una città in movimento, in continua evoluzione. Cantieri per le strade, nei parchi, sui marciapiedi. Distese di vetro e acciaio in Potsdamer Platz, un miracolo di architettura postmoderna e di tecnologia: il Sony Center sfida l’immaginario collettivo di una società che crede di aver visto già tutto e di non poter più inventare nulla.









E poi il delirio di onnipotenza del Reichstag, un colosso, magnificenza ed esaltazione del popolo germanico.



Berlino è una città di ampi spazi aperti, verde parchi e giardini, strade larghe e spaziose, edifici per lo più bassi e omogenei, misurati.











E poi orsi, orsi colorati ovunque, orsi a tappezzare la città. Orsi simpatici, orsi che si prestano a imitazioni, orsi scherzosi,







orsi che fanno il girotondo a Bebelplatz, dove si è compiuto uno dei più grandi scempi della storia, il rogo nazista dei libri.





Essere italiani all’estero, e riscoprirsi guardando i resti del muro di Berlino, un monumento alla negazione delle libertà, dell’individualità, alla dittatura. E dire, cazzo, speriamo non capiscano che siamo italiani.





Piccoli angoli come questo, in stile neo medievale, dove gustare un delizioso stinco bollito con patate saltate



o come questo, in cui mangiare da re e non rovesciare il portafogli alla cassa, e una birra da 7 minuti.



Bere birra a ogni ora del giorno e della notte, a ogni età, in ogni luogo. Anche il ristorante più chic. Un berlinese che non beve birra è come un trevigiano che non beve prosecco. Ma qui vale anchela birra colorata.



Il pazzo sosia di Nick Nolte che suona davanti alla Porta di Brandeburgo e fa la foto a noi...



E per non perdere un istante, sempre col mio Moleskine da viaggio, e dopo Parigi, Roma e Firenze, ora c’è anche Berlino. E avanzano pagine, un altro viaggio ce lo posso raccontare sopra. Berlino Est è spettacolare, Berlino Ovest lo sarà. Da rivedere, da riscoprire, da tornare.



Ancora noi, amore. Grazie di questo meraviglioso viaggio.






Concludo con i miei più ironici e sconcertati complimenti all’aeroporto internazionale di Milano Malpensa e alla disorganizzazione, all’anti funzionalità, allo spreco, alla perversione di un progetto che un bambino dell’asilo avrebbe concepito con più coerenza.




PS: sto ancora ruttando doner kebab. Ma che spettacolo gastronomico...



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domenica 16 luglio 2006 - ore 12:14


Patologismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho una camera molto bela.
Anche la pecora bela



ma la mia camera è più bela.

Ve la presento, mostrandovela nel suo splendore da diverse angolazioni.





Questa invece è la mia libreria, il mio orgoglio e la mia felicità.



Avere una libreria è stata una delle cose più belle che mi siano capitate quest’anno. I libri stipati negli armadi, in polverosi scatoloni, ammassati su mensole di minima portata; ed ora finalmente liberi di respirare e farmi respirare il loro profumo di carta stampata.

Ah, la mia camera. Le foto non completano la visuale integrale della mia camera, mancano delle parti perchè non ho ancora avuto modo di terminare la mia opera di arredatrice. Ma quando avverrà e avrò collocato tutto ciò che avevo nella camera di prima, scatterà la foto. Intanto commemoriamo la defunta camera precedente con una foto allo specchio scattata poco prima di abbandonarla. Specchio che devo ancora trasferire. E sì che ci siamo spostati di mezzo chilometro.



Inoltre, perchè le malattie mentali vanno coltivate, vi mostro l’altro mio orgoglio.



Fotografare un cassetto di mutande toglie automaticamente il diritto di voto ad ogni cittadino italiano.
Ma sono belle, vero? Care le mie mutandine colorate.
Sabi, vedi che se volevo le trovavo rosse come gli occhiali? Solo che non ho voluto, le ho abbinate a borsa collana e bracciale, quindi azzurre. Capisci, è tutto calcolato, non era un errore. la scelta è cadutra sull’azzurro. L’occhiale rosso in questo modo rimane protagonista, e si abbina solamente con l’amore sconfinato che ho nel cuore.
Per le mie mutande, s’intende.

Il che è bello e distruttivo.

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giovedì 13 luglio 2006 - ore 12:14


Muzzinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Metti una bionda davanti all’altare con il cellulare, che riceve un sms con scritto “NO”, e molla il futuro marito per fuggire con un ladro di motociclette. Già visto, nulla di nuovo, lo faceva anche la Roberts. Nulla di eclatante, dopotutto in un’altra pubblicità una mora scappava con una macchina senza autista, il che è ancora più agghiacciante. Ma questa nuova pubblicità telefoniaca ha per protagonista il giovine Muccino che, lo sappiamo tutti, era partito con Zero, un cellulare con la tariffa Zero: cioè un cellulare e nient’altro, burlandosi della graziosa giovine biondina che aveva un sacco con la biancheria pulita. Lui no, lui non ha bisogno d’altro, né di abiti freschi di bucato, né di soldi, alla faccia delle mode gli basta il suo telefonino. Vuole girare il mondo tutta l’estate facendo l’autostop e facendosi scaricare in una Route 66, camminando a piedi fra scarpate e dirupi, deserti e sterpaglie. E all’improvviso si teletrasporta davanti a una chiesa di campagna con una moto d’epoca e due caschi. Poi dicono che le donne sono inaffidabili, che sono irrazionali, che sono istintive, che non ragionano. Che nel corso dell’evoluzione hanno devoluto i neuroni in beneficenza alle scimmie urlatrici. Se la nuova donna moderna è quella che scappa a un nanomillimetro dal matrimonio per fuggire con un teppistello di periferia che sa scrivere solo monosillabi, allora siamo proprio presi bene. Se poi il teppistello si rivela essere Silvio Muccino cioè il fratello di Gabriele Muccino che adesso sta con la Canalis, siamo presi proprio veramente tanto bene.



Ora ho capito cosa piace di lui: credo sia la vivace intelligenza che traspare dal suo sguardo ammaliatore.

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lunedì 10 luglio 2006 - ore 12:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


CAMPIONI
DEL MONDO!!!


Chi ancora non ci crede alzi la mano!!
Siamo sul tetto del mondo!!



Voto 10 a Caressa. Nessun cronista mi ha mai emozionata a tal punto. Una delle cose che mi mancheranno di più ora che è tutto finito. Vogliamocibbene, vogliamoci tantobbene!! gridava forte dopo l’ultimo rigore, quasi quanto gol di Grosso, gol di Grosso!! del post Germania. Chi pronuncerà ancora raddoppiando il nome di Cannavaro? Non ho mai sentito cronaca più entusiasmante. Entrerà nella storia insieme ai nostri giocatori. Indimenticabile.

Voto 1 a Domenech, perché il fair play è ancora fondamentale in una partita di calcio. Per non creare incidenti diplomatici Caressa gli ha dato del simpaticone. Quando la parola adatta era semplicemente stronzo.

Voto 2 a Zidane perché mi fa schifo. Non gli do 1 per rispetto al campione che era e non è più. Ora per quanto mi riguarda, e ancora più di prima, Zidane merda. Vergogna.

Voto 10 a casa Papparotto che ci ha ospitati in numero sempre crescente fino ai 30 di ieri sera, in ogni partita mondiale. A Sandro e la Lorenza che sono diventati un po’ genitori anche nostri, e ci mancano solo le chiavi del cancello. Formidabili.

Voto 10 ai festeggiamenti, perché la moderazione non faceva per noi, né per tutti. In culo gli abitanti del centro storico, ieri il Duomo era un girone dell’inferno, con migliaia di persone che si sentivano in Paradiso. Estasiante.

Voto 10 a chi come me aveva già pianto, ma non a questo modo. A chi aveva già gridato, ma non in questo modo. A chi non ha mai visto l’Italia vincere una finale di coppa del mondo, e a chi c’era l’11 luglio dell’82. A quelli che hanno fatto la doccia col prosecco, a quelli che si sono tuffati nei Buranelli perché ormai l’avevano detto, se l’Italia vince mi butto. Ho perso la voce, ho perso la testa, ho finito le lacrime. Ho sudato freddo, ho trasudato esaltazione. Ho trattenuto un infarto. Ho avuto un sospetto attacco d’asma. Ho avuto perenni attacchi di panico. Ho gridato come mai in vita mia, e ho gridato così a lungo che non credevo potesse essere possibile per una voce umana. Sensazione impareggiabile.

Voto 10 alla squadra, ai nostri ragazzi, che abbiamo sostenuto per un estenuante mese col fiato in gola, con cuore in mano, con una speranzina in un angolo del cassetto, come ogni quattro anni, taciuta per scaramanzia. Ci hanno portati lì sull’Olimpo del mondo. Vi ho amato tutti, soprattutto uno, ma vi ho amati tutti. Eroi.

Voto 11 a Lui, perché come lui nessuno mai. La grinta, la foga, la fame di vincere, la voglia: mai fermo, mai domo, pressava correva rincorreva recuperava, non ha fatto altro per 7 gloriose partite mondiali. Colui che ha dato senso alle conferenze stampa. Colui che ha riunito sotto una barba e due polpacci d’acciaio una nazione. Colui che ha dimostrato cosa significa crederci e non mollare mai. L’uomo discende da Gattuso, dicevano. Non piaceva perché non ha il piede buono. Io l’ho sempre amato, mi chiamano Ringhia. Santo subito.





Voto 10 per simpatia a chi dice che l’importante è partecipare. Abbiamo sempre partecipato, ma i decubertiani, come dice Lippi, seppur numerosi, sono una minoranza. Stavolta valeva vincere.
Campioni del mondo.










E vorrei dare un Voto 10 di solidarietà al MediaWorld, che adesso dovrà risarcire i milioni di italiani ottimisti che avevano comprato il televisore con l’augurio di vedere la nazionale vincere i campionati del mondo. E tenerlo in soggiorno gratis. Auguri.


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venerdì 7 luglio 2006 - ore 15:06


Peschismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che nervi il nocciolo della pesca quand’è rotto. Che cosa odiosa. Ti fa passare la voglia di mangiare una pesca. Esce quel gel arancio pallido semitrasparente, quella sottospecie di confettura marmellatosa. Bleah.

Ti porta a detestare le pesche. Eppure io adoro le pesche, soprattutto le nocipesche - il velluto della pesca a volte mi fa venire leggeri fluttuanti brividi di insofferenza sulla lingua. La nocipesca invece è tendenzialmente perfetta al morso. Ma quando la addenti, quando violi la sua polpa dolce e succosa, non puoi sapere se il nocciolo sarà rotto, spaccato a metà. Diventa questione di probabilità, anche mangiare una pesca. Diventa questione di statistica, matematica, pure percentuali. L’ignoto, il mistero del mondo che si riflette sul nocciolo di una pesca.

Da anni ho un sogno nel cassetto: vorrei un’anguria senza semi. Geneticamente modificata, OGM giustificata. Quei piccoli infidi semini mi fanno passare la voglia di mangiare anguria. Come l’uva, i semi dell’uva mi fanno passare la voglia di mangiare l’uva. Il nocciolo della ciliegia lo sopporto, quello dell’albicocca pure. Sono grandi, eliminabili rapidamente; e non si rompono, soprattutto. Ma le pesche col nocciolo rotto.

E’ tutta questione di probabilità. Certo, è bello non sapere cosa ti aspetta, volare ad ali spiegate verso l’ignoto dell’universo. Comprimere spazio e tempo mentre con un coltello tagli la prima fetta, e millimetro dopo millimetro accorgerti che è intatto, o che è tristemente aperto. Gettare la pesca col nocciolo rotto significa prenderne un’altra dal cesto della frutta. Ciclicità, ricorsività, domani è un altro giorno, dopo c’è un’altra pesca, il mio spuntino non finisce qui. Ma metti di avere una voglia pazza di pesca, adesso, in questo preciso momento, e trovare il nocciolo rotto. E’ devastante. Può cambiare il senso di una giornata.

L’incertezza della vita, della successione di eventi, la percentuale di riuscita. La percentuale di fallimento.
Chi avrebbe mai pensato di trovare il nocciolo della pesca rotto proprio oggi, che pure piove, che pure ho problemi con la cazzo di segreteria, che piove. Piove sul bagnato.

Piove, governo ladro. E la mia pesca aveva il nocciolo rotto.



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martedì 27 giugno 2006 - ore 14:19


Appellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sto cercando di aiutare una mia amica, ed ho bisogno di quante più mani possibili. Il cruccio che affligge l’umana civile esistenza è relativo al testo di una famosissima canzone, la quale presenta una frase apparentemente senza senso:

sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre A TE...


Come la maggior parte di voi avrà indovinato (non posso generalizzare o pronunciarmi sulla fortuna che ha avuto chi non si è scontrato con questo odioso cartone animato) è la sigla di Kiss Me Licia. Sfiga vuole che ogni mattina Kiss Me Licia si riproponga su italia1 poprio mentre mi preparo ad uscire, ma grazie al cielo ci sono solo orecchie e occhi di ragazzini abituati a Witches e Pokemon che non possono subire lo stesso trauma che hanno provocato nella nostra generazione il ciuffo rosso di Mirko, l’assenza di genitali di Andrea, le meravigliose ma probabilmente immangiabili polpette di Marrabbio e l’illusorietà di essere corteggiate da migliaia di ragazzi come Licia pur non avendo le tette.



Torniamo al problema. Cosa vuol dire quel verso?
Possiamo interpretarlo moralisticamente come una dimostrazione di altruismo da parte dei due fidanzatini, che nonostante l’amore e la passione hanno il tempo per pensare a chi guarda la TV. Certo, non può dire A SE, sarebbe troppo individualista e un brutto insegnamento per le ignare fanciulle piazzate davanti al video, e nemmeno A ME o l’ego di Cristina D’Avena si sarebbe palesato in tutta la sua granitica magnificenza.

Vi prego, aiutatemi. La mia amica Dany ha bisogno di capire. A chi pensano Mirko e Licia???


PS: se qualcuno ha tempo, può darmi una spiegazione anche di questa??






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sabato 24 giugno 2006 - ore 15:32


Filmismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Voglio un confronto diretto con i traduttori di titoli di film. Vogllio riunirli tutti intorno ad una tavola rotonda e discutere con loro delle traduzioni che danno ai titoli di film stranieri nel momento del loro ingresso nei cinema italiani.
L’altra sera ho visto Un tranquillo week-end di paura. Se non avessi precedentemente conosciuto la trama e lo svolgimento della sceneggiatura, se non fossi stata al corrente dell’angoscioso inquetante terrificante scorrere degli eventi, avrei pensato a una commedia fracassona che ha per protagonisti un gruppo di campeggiatori cagasotto. E’ possibile che Deliverance sia stato tradotto con un titolo da fumetto?

O che ne so, prendo un esempio a caso, Se scappi ti sposo. Capisco l’intenzione di rendere con il titolo l’assurda stupidità del film, la grossolana insipida storia melensa mascherata di divertita ironia per tutta la famiglia, ma se alla nascita babbo e mamma l’avevano chiamato Runaway Bride, perchè rendere la stupidità pura idiozia?

Ci sono cose che non riesco ancora a concepire. Avrei voglia di imparare tutti i lavori del mondo per trasformarlo in qualcosa che mi piaccia, a modo mio, secondo mio personalissimo gusto personale. Onestamente, io ho davvero molto buon gusto, credo che tutti ne gioverebbero. Potrei rivoluzionare la vita sul pianeta Terra se solo me ne dessero la possibilità. Il buon gusto porterà alla salvezza, alla gioia, alla perfezione, alla pace e alla sanità mentale. E a titoli di film che rispecchino il contenuto del film e le intenzioni di chi ha originariamente scritto il sucitato titolo di film.

Ho spesso queste manie di grandezza e deliri di onnipotenza che mi fanno immaginare di essere padrona dell’universo, imperatrice galattica, capo della Terra. Questo mio sentirmi invulnerabile potrebbe portarmi al mio obiettivo in brevissimo tempo. O alla follia, che dir si voglia.

Genio e follia, dopotutto, vanno di pari passo.

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mercoledì 21 giugno 2006 - ore 16:30


Maturismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come ogni anno arriva il momento della maturità, degli esami, quelli che non si scordano mai, con la patetica e abusata canzone di Venditti in sottofondo ai servizi di Studio Aperto - ma siamo sinceri, nessuno si sarebbe atteso di venire piacevolmente sorpreso dal TG di Italia1. Insomma, iniziano gli esami, folle di adolescenti in crisi ipoglicemica che si arrampicano sulle dispense per nutrirsi di merendine e porcherie, che devastano frigoriferi per trovare fresco riparo in un gelato ripassando la fotosintesi clorofilliana. Devastati, depressi, nevrotici, psicolabili, con le date della guerra di Crimea che appaiono in ogni pagina di televideo, incollati a internet per scoprire qualcosa, per favore qualcosa di utile.
La notte prima non si chiude occhio, ci si nutre di ansiolitici e si beve solo camomilla, perchè con le litrate di caffè in endovena o tragugiate durante il giorno neanche una marmotta che va in letargo riuscirebbe a chiudere occhio. Ci siamo passati tutti, con l’angoscia, con la prima ansia da prestazione.

Ma da oggi capisco perchè si chiamano esami di licenza superiore e non più di maturità: questi pseudo-diplomati non sono maturi, e forse non lo saranno fino alla pensione.
Non voglio fare la solita bigotta, ma ricordo la capoccia che ci avevano fatto i prof prima delle prove scritte, durante le lezioni: presentatevi con abbigliamento sobrio, niente minigonne, niente canottiere, niente ciabatte, niente pantaloni corti. Inizialmente ci lamentammo, ma poi ci parve il minimo, nonostante il caldo infernale che ci faceva trasudare sali minerali ad ogni passo dalla fermata del bus all’ingresso della scuola. Ho visto ucire dai licei la quantità più disarmante di ragazzine svestite e pischelli simili a surfisti che io abbia mai addocchiato. E’ stato aberrante. Sono esami, non state andando a una festa in piscina.

E poi, sono tutti abbronzatissimi. Lampade o spiaggia che sia, sono tutti neri. Splendidamente ambrati. Io e la Dany sembriamo aliene trapiantate a Treviso per studiare la carnagione dei terrestri. Siamo le uniche persone bianche che ho visto in tutta la provincia.
Il primo anno di università, quando eravamo matricolette (e vale lo stesso per il "coma per il diploma e paura per la matura"), girava la leggenda di un prof che se vedeva uno studente abbronzato alla sessione estiva lo bocciava, perchè aveva preferito andare al mare invece che studiare. Allora tutti bianchi cadaverici, con le occhiaie in rilievo come doppie sottolineature di libro fotocopiato. E si aspettava la fine del semestre per mettere il naso fuori di casa, che non mi inculino perchè ho il segno del costume.
Adesso con le lampade a prezzi stracciati, abbonamenti e creme abbronzanti, non ci si può fidare neanche di un’abbronzatura precoce. Questi sono neri a gennaio, figuriamoci a giugno. La carnagione non fa più testo.

Sono polemica, sì, sono acida, sì; perchè io sono bianca stressata piena di brufoli e sotto esami, e gli altri sono splendidamente colorati vivaci e sotto esami. Costa sto sbagliando? Perchè a me servirebbero giornate di 48 ore e per gli altri le ore sono anche troppe? Ho bisogno di sfogarmi, di prendermela col mondo. Perchè so che a luglio questo sole andrà via.

Tra i temi per la prima prova comunque mi aspettavo un simpatico innovativo e creativo "creme per il corpo, lampade abbronzanti, piastre per capelli, scarpe di Gucci e borse di Vuitton: le migliori amiche di una ragazza". Le 19enni di adesso, al di la dei luoghi comuni, ma davvero non hanno altre aspirazioni.
Sono una vecchia acida isterica frustrata e invidiosa, sì.



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