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shaula, 32 anni
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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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mercoledì 22 febbraio 2006 - ore 09:45


Ironismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ridere di se stessi prima che lo facciano gli altri. E non colpevolizzare gli altri di traumi infantili che sono puro background personale, intimità lecita e possibilmente lavabile tra i panni sporchi di casa.
Dicesi ironia quella sottile, leggera, impalpabile brezza che sfiora i sorrisi e i cervelli delle persone intelligenti. Una buona dose di umorismo e sarcasmo rende intelligente anche un’espressione qualunque. Poi dipende da come questa ironia viene gestita, in quanto qualsiasi troppo stroppia (e noi lo ben sappiamo). L’ironia produce quanto di più salutare ci sia nel nostro organismo. Aiuta contro lo stress e contro la monotona vita quotidiana, agevola le relazioni interpersonali, collabora a rendere di noi persone migliori. L’ironia toglie il male di vivere, uccide le tossine del protagonismo, rende liberi di divertirsi e divertire, e mette a proprio agio.
L’ironia si combatte con l’ironia, ma solo se la lotta è pari: se una delle due cerca di demolire l’altra per avere la supremazia è sconfitta in partenza, perché non saprebbe ridere di se per aver perso. Paradossale, ma è esattamente così. Certo, l’ironia non è solo ridere. È accettare di voler ridere, e accettare che ridere o rimanere seri non sono due facce della stessa medaglia. Ridere non è una debolezza, se uno sconosciuto ci fa ridere non ci ha rubato un segreto, non ha ucciso una parte di noi, non è penetrato nel nostro io e non ha ottenuto nulla, tranne farci ridere.
E se non fa ridere va bene lo stesso, perché ironia è anche semplice stimolo, intellettuale o no. Ed è uno sfogo, intellettuale o no. È un modo di sdrammatizzare, di lasciar stare, di non pensare pensando a qualcosa di diverso, esagerato, ma mai ipocrita - cosa che non riesce a persone che non sanno dell’esistenza dell’umorismo. E se chi voleva farci ridere non faceva ridere per niente, allora ancora meglio! Perché chi voleva far ridere e non ci è riesce è esilarante. E ancora di più se usa contro-ironia per difendersi, allora l’ilarità sale alle stelle! Non è meglio ridere di se che non ridere affatto?
Ironia è una freccia che centra il bersaglio, ma di bersagli ce ne sono a centinaia, tutti diversi, tutti da 100 punti. Una persona che non accetta, non riconosce, o fa di tutto per smontare l’ironia altrui, è una persona triste, scontenta, insoddisfatta. Ma ci sono medici specializzati che curano questo genere di turbe.
Una volta ho conosciuto un uomo che non credeva nell’ironia. Un giorno è inciampato sul gradino di un marciapiede cadendo di naso sulla vetrina di una pasticceria, e uno sventurato avventore che casualmente era lì ha sorriso. Passata una settimana, dopo aver fatto pedinare il simpatico signore che aveva sorriso della sua ingenua caduta, l’uomo senza ironia ha mandato due sicari a casa dello sfortunato ometto, che si è ritrovato in breve tempo lo stomaco traforato da un mitragliatore che neanche una camicetta in sangallo.
Qualche mese fa, uno scorbutico barbiere di un paese limitrofo al mio è stato toccato nell’orgoglio da un calvo che chiedeva divertito una sfumatura alta e alcuni colpi di sole rossi per far risaltare i suoi occhi blu. L’atrio del negozio, composto di scheletrici matusalemme e qualche baffo a manubrio, era scoppiato in una fragorosa risata. Il barbiere, dopo averlo stordito con un asciugamano imbevuto di urina di pipistrello, ha tatuato sul cranio del glabro cliente l’ingiuriosa scritta “sputare qui”. Nessuno va più da quel barbere. I suoi amici hanno staccato le loro foto dal negozio. Tranne quella in cui c’era lui con Moratti, ma al posto del barbiere hanno messo una figurina di Zamorano.
La settimana scorsa mi è arrivata una mail (che ho prontamente girato all’intera rubrica hotmail) in cui si chiedevano sostanziosi aiuti economici per una ragazza malata di un male per il quale sono necessarie medicine molto costose. Tale malattia le impedisce di sorridere a causa di una paralisi facciale, un intero emisfero del suo cervello è bloccato, il suo encefalogramma da segni solamente durante le puntate di Amici di Maria de Filippi, o con vecchie registrazioni dei Tretrè. Ho donato il mio ultimo stipendio. Dovessi ammalarmi io di una così grave forma di demenza, vorrei che i miei amici lo facessero per me. Oggi ho saputo che è guarita, non si aspettava un così consistente dono, ha riso per l’intera mattina. Credo che un giorno avrò sue notizie e sarò citata nella sua autobiografia.
Al mare avevo conosciuto una donna che, quando una persona cercava di farla sorridere con una battuta, una barzelletta, o semplicemente un commento ironico sul mondo e sulla vita, tratteneva a forza il sorriso. Si arrabbiava, cercava motivazioni per far crollare una barzelletta. Che Pierino era obiettore di coscienza e non poteva sparare al ladro, che un lupo non ha lo stomaco abbastanza grande per contenere una vecchia storpia e una bambina impicciona, che i carabinieri non sono stupidi e se lo dici ancora ti denuncio. Le bastava rovinare le feste, contraddire, creare imbarazzo. Ma quando si girava erano gli altri a ridere di lei. A forza di trattenersi e reprimersi dentro, la donna è scoppiata mentre cercava di fare il giro della boa a nuoto. Quel giorno hanno rinunciato ai fuochi artificiali di Ferragosto.
Un mio compagno di classe delle medie cercava sempre la polemica e la sua specialità era creare disagio. Fingeva simpatia affetto nei confronti dei coetanei e, dopo aver conquistato la fiducia degli altri bambini della scuola, li derideva davanti a tutti durante la ricreazione, inventando cose umilianti sul loro conto. Nessuno rideva con lui, perché non era simpatico, era solo cattivo. Quando l’ho rivisto pochi giorni fa lavorava al Tutto A Un Euro e si faceva fregare dai ragazzini.

E ricordo che il Saggio consiglia sempre di tenere la bocca chiusa e sembrare stupidi, piuttosto che aprirla a sproposito e togliere ogni dubbio.

Concludo con una preghiera, parte integrante di un romanzo che sto leggendo ultimamente. L’uomo che ha appeso tale preghiera nel suo studio era malato mentalmente, si era sposato per soldi, non aveva amici, debole, non parlava con la madre, non amava la figlia, non aveva servito la patria in guerra, piangeva senza motivazioni apparenti e credeva di essere stato rapito dagli alieni. Ma aveva un eccellente senso dell’umorismo, e mi sta molto più simpatico delle persone che disconoscono l’ironia perché brucia troppo esserne sprovvisti.


Dio mi conceda
La serenità di accettare
Le cose che non posso cambiare
Il coraggio
Di cambiare quelle che posso
E la saggezza
Si comprendere sempre la differenza


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domenica 19 febbraio 2006 - ore 12:45


Sportismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono momenti in cui riscopro un odio quasi primitivo. Qualcosa che ricorda molto clave e mammuth.
Mi verrebbe voglia di prendere a cinghiate i miei familiari di sesso maschile, poi con un grosso ramo di quercia sbrandellare la televisione e accanirmi sui resti. Strappare la Gazzetta, darla in pasto a dei doberman inferociti e bruciare le loro feci perchè delle notizie sulle olimpiadi non rimanga nemmeno una minima traccia. Riscopro il piacere dell’odio la domenica, giorno in cui nemmeno i TG entrano in casa nostra. Addirittura "Campioni il sogno che ti cresce dentro e-o" diviene motivo di conversazione e confronto. Poi a ruota tutti i possibili programmi sportivi, e ora in periodo di olimpiadi non si può spegnere la TV nemmeno per un secondo - si parte la mattina presto e chi osa toccare il tasto on/off viene pubblicamente accusato e condannato ad andare a letto senza cena. Questo perchè avvocato accusatore, avvocato difensore e giudice supremo sono la stessa persona (inutile dire chi).

Sono una sportiva, Maury mi chiama Bar Sport. Mi piace il calcio, lo seguo costantemente, mi informo, so di storia recente e remota, schemi tattiche mercato. Il lunedì è un giorno sacro dal momento in cui prendo in mano la Gazzetta dello Sport.
Ma dura non più di una mezz’ora. Lo sport non mi possiede. Nono sono fatalmente ossessionata come invece succede ai maschi di casa mia. Preso in dosi massicce lo sport diventa lobotomizzante. Amo lo sport, ma amo solo ciò che può essere [realisticamente, con criterio e convinzione] definito sport.



Chiamare questa cosa sport non solo è un eufemismo, ma un’offesa.

Vorrei prendere a calci l’antenna della televisione. Vorrei strappare a morsi tutti i cavi, tutte le spine, il telecomando, tutto. Voglio distruggere tutto, voglio staccare tutto, non voglio sentire la telecronaca di questo cazzo di Curling, non voglio vedere le espressioni ebeti di questi 2 imbecilli di carne ossa e mezzo neurone ipnotizzati da 4 idioti che con uno scopettino da cesso puliscono intorno a un dischetto. E discutono, sul mio divano, discutono sulla tecnica e le prospettive di futuro sviluppo di uno sport di cui non sanno niente.
Ma è sport, e a casa mia basta: una forza d’azione centripeta verso il televisore, con la Gazza a portata per sapere cosa faranno più tardi.

CURLING - GIRA TUTTO INTORNO A TE



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venerdì 17 febbraio 2006 - ore 13:40


testismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non so se ho dato risposte troppo difficili, o se sono troppo criptica, o se non ho lasciato a intendere ciò che davvero penso, o forse le domande sono troppo personali, troppo soggettive, poco semplici.

v. Friendtest -> LINK

Ma cazzo, dove sono finiti i miei amici? Quale mostro alieno li ha ingoiati e mi ha risputato accanto dei perfetti sconosciuti? Quale malvagia strega li ha trasformati? Perchè non sanno dare le risposte giuste? Perchè?
Meno male che c’è la Dany. Grazie stea, mi dai sempre grandi soddisfazioni.

E tu, Maury, vedi di trovare un modo per farti perdonare. Oggi ho scoperto che quando parlo non mi ascolti. E mo son cazzi tuoi.

Mi devi per lo meno regalare un libro dei coniglietti.



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mercoledì 15 febbraio 2006 - ore 10:18


igienismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei spezzare una lancia in favore dell’igiene intima e della pulizia personale in generale. Al di la della maniacalità, credo che la pignoleria in alcuni casi sia vantaggiosa, per il singolo e per la comunità.
Ammetto che possa essere noioso doversi fare la doccia ogni mattina, ammetto che il deodorante possa creare irritazioni, ammetto che fare la lavatrice non sia un hobby prediletto, ammetto anche che certi sfiati non possono essere controllati, tantomeno la sudorazione. Ognuno di noi ha gas corporali da espellere, chi più chi meno. Ma a tutto c’è un limite: decenza vuole che se la situazione si ripeta in modo perturbante e ossessivo, vi si ponga rimedio. Sfogati nel modo giusto e lontano dall’ambiente comune, sono quotidianità lecita ed inopinabile. Sostengo quindi, e credo a ragione, che per tutti gli altri casi sia fondamentalmente una questione di rispetto.
C’è una signora in biblioteca, viene ogni giorno. Avrà i suoi 50 anni, quindi è particolarmente riconoscibile e visibile col suo grasso superfluo nel piccolo universo di studenti universitari che ciondolano nell’edificio. Viene frettolosamente indicata come La Signora, o più puntualmente (per pochi involontari innocenti intimi) Vix. Apre il naso. Emana disgrazie balsamiche da ogni poro, riesce a sbloccare un influenzato cronico, con un olezzo paragonabile solo a un cucciolo che ha passato la notte fuori alle intemperie - forse l’immagine è troppo delicata, mettiamola così, sa di cane bagnato.
Indossa scarpe da ginnastica zeppate, jeans cinesi e un set di pile, generalmente 3 stratificati: sotto bianco, poi blu, in superficie rosa (fa risaltare l’olio dei suoi capelli). Uno dei 3 pile, quando le temperature salgono, si tramuta in maglia di cotone (generalmente non quello rosa, non sia mai). La biblio non ha quello che osando si possa definire un clima polare anzi, dovendo fare proprio un’analisi ironica e sintetica, direi che si avvicina più a palme e pappagalli che a tek e pinguini. Vix è inavvicinabile. Nessuno ha mai tentato l’impresa di parlarle, di sfogarsi con lei per l’aria divenuta irrespirabile in tutta la sala studio, di carpirle il segreto del suo successo. Imparagonabile, ci sono record per ogni categoria dello scibile e del possibile. Vix ha la sua medaglia d’oro, inconfutabile.

Ma la biblioteca offre una vasta gamma di profumi, non ci facciamo mancare niente (un po’ come i mille gusti più uno di Harry Potter). Infatti ci sono ragazze e ragazzi, che non vado ad indicare troppo specificamente per la loro dignità (della signora ormai ignoro il lato umano) che si atteggiano a superfioi dea piazza con ascelle pestifere che nemmeno un ragioniere ad agosto senza aria condizionata. Ve n’è uno in particolare, un giovane trevigiano medio con l’espressione idiota, seguito come da uno stuolo di paggi da un odore acre, pungente, e fetente. Esperienza vuole che io abbia scoperto i conati di vomito per un odore, cosa che mai mi era capitata.
Mi chiedo allora quali genitori permettono alla propria prole di girovagare impudicamente e impunitamente per la città con un alone di fritto misto kebab addosso. Evitate l’imbarazzo ai vostri figli e piazzate una doccia sull’uscio di casa, o un mini autolavaggio per esseri umani davanti alla sua camera.
Ma torniamo al fattore decenza/rispetto, che mi preme maggiormente. Sorge spontaneamente una domanda, un quesito esistenziale dal quale dipende la sopravvivenza del piccolo universo biblioteca, al quale poc’anzi accennavo. Come può una persona che ritiene necessario avere una vita sociale e frequentare luoghi pubblici non rendersi conto di fare terra bruciata intorno a se? Quale infima persona o quale problematico setto nasale non riconosce il proprio pestifero odore e ingenuamente si chiede come mai le persone non riescano a stargli vicine?
Vorrei spezzare una lancia in favore di quelli che per amor proprio e della razza umana utilizzano a modo bagnoschiuma, deodoranti e creme anti sudorazione. Vorrei spezzare una lancia in favore di quelli che si lavano, perché a parlare di puzzoni i bravi ragazzi passano sotto silenzio.
Vi amo, uomini e donne usufruitori di docce e vasche da bagno, vi amo e vi rispetto.



Riporto una citazione anonima, un sentito dire che ho immediatamente fatto mio, e comunque sempre relativo ad odori corporali non accettabili da esseri umani. “Quello lì c’ha l’arbre magique alla merda”. Scusatemi la scurrilità, ma non trovavo espressione più perfettamente adatta alla descrizione che avevo sulla punta della penna.

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martedì 14 febbraio 2006 - ore 10:09


Rotolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")








Credo che stavolta nessun libro mi possa salvare.



*******************


Ah, attenzione, chiudetevi in casa oggi. E’ San V..
L’innominato.
Non si può nominare,porta male.
State attenti, è contagioso.
Uomo avvisato, uomo avvisato.


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sabato 11 febbraio 2006 - ore 15:02


librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ tanto che non leggo italiano. Mi sono lanciata su Queneau (dà grandi, grandissime soddisfazioni) e ora tento la strada Orwell, un GF culturalmente elevato, finalmente.
Ma è rilevante notare che i libri di Queneau sono tradotti l’uno da Eco e l’altro da Calvino - il cui stile rimane inconfondibile anche in traduzione - quindi possiamo dire che seguo sempre la via della scrittura nazionale. E ancora più rilevante il fatto che siano entrati di prepotenza nella mia lista dei favoriti.
Italo comunque non ha intenzione di schiodarsi da lì sopra.



Credo di essere diventata una vera lettrice. Meccanismi profondi, linguaggio, stile, psicologia dell’autore e del soggetto, inizio a sentirmi parte del grande mondo letterario, ho varcato la porta di servizio. Non è mai tardi per imparare, non ho avuto la presunzione di saperlo fare dal principio, la Facoltà di Lettere non da la capacità immediata di capire un libro, un racconto, un’opera, un dipinto. Ora che so leggere, scrivere sarà più semplice. Piano piano ci sto arrivando, con piccoli ma favolosi sacrifici, leggendo e non dando nulla per scontato.
Leggere diventa ogni volta più bello.



Acquisti in programma:
Allegro ma non troppo
Il signor Valery



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giovedì 9 febbraio 2006 - ore 09:22


binarismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I binari li immagini come qualcosa che non finisce mai, qualcosa di interminabile, immutato, perenne. Due linee rette, poi curve, poi di nuovo rette, che non si fermano mai, comunicazioni infinite. Li immagini come binari, ed è la parola binario che ti fa già immaginare queste due linee di ferro. Binari che si incontrano e poi vanno avanti ognuno per la sua strada. Poi ci pensi, è vero, finiscono pure. Tipo a Venezia. I binari a Venezia finiscono con quelle molle di ferro rosso, poco più in la c’è il mare. Più avanti non si va, i treni non nuotano, i binari non galleggiano. La forza del mare ha fermato i treni. Ma si fermano anche a Milano, e allora non sembrano più nemmeno binari. Perché si fermano a Milano? Perché non continuano a correre e a parlare tutti i loro dialetti, tutte le loro lingue una di seguito all’altra? Non c’è il mare, c’è Milano, non è mare né oceano. E poi c’è Roma. Anche lì finiscono, i binari si fermano, si arrestano come a Venezia. Ma a Venezia c’è quell’acqua marina, a Roma c’è solo una città. Perché non continuano? Perché devono fermarsi?
Perché fare finta che ci sia il mare…



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martedì 7 febbraio 2006 - ore 15:07


scienzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho recentemente scoperto, e mi vanto della mia incommensurabile predisposizione alla scienza, che se metto i gambaletti con le gambe depilate, mi scivolano molto più facilmente. Suppongo sia perchè non ho più i peli che fanno attrito.
Certo, l’elastico superiore è appunto atto a stringere il nylon, di modo che non cada al primo passo. Ma l’attrito dei peli ancora non l’aveva studiato nessuno.

Se non sono una mente eccelsa io, non so chi...



Sono una teorizzatrice.



E ho anche un sacco di tempo da perdere. Un giorno mi deciderò a fare la seria. Intanto teorizzo la depilazione femminile degli arti inferiori.

Tipo che la depilazione è una condizione sufficiente a determinare la predisposizione di una donna ai rapporti sessuali - se non si depila significa che non era nelle sue intenzioni, che non è uscita di casa pensando di tornarci accompagnata. O che le hanno detto che donna baffuta sempre piaciuta. Ma non ci crede più nessuno.


Sarei stata benissimo nella casa del GF, capitavo proprio a fagiuolo. Hanno festeggiato la prima defecazione di un concorrente. I miei teoremi sulla depilazione avrebbero riscosso un successone.



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domenica 5 febbraio 2006 - ore 13:31


Reportismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giornata quietamente piena quella di ieri.
Sveglia presto per andare al matrimonio di Cuca in comune a Padova. Abbiamo una diapositiva dello sposo.



Silvia costretta a farsi foto da sola perché Cuca giustamente attira su di se tutta l’attenzione, e nessuno fa mai foto al fotografo. Succede sempre così.



Maury e Lem si introducono furtivamente in un panificio in crisi di astinenza da grassi, mentre io rimango fuori a farmi le foto da sola.



Successivamente giretto a shopping con DanyLem nel mio negozio preferito anche se senza acquisti rilevanti con Maury nervosamente a seguito mentre il Lem a casa produceva mostri. Diapositiva del quartetto.



Serata invece a Treviso - location FuoriCorso - per il compleanno della Ale.
Giochetto: indovina chi… non si fa le lampade!

Diapositiva delle mie donnine.



Diapositiva di Toto versione “porcellin” e Fede Piscina.



Fotina me and my man



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venerdì 3 febbraio 2006 - ore 21:18


Rispostismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vi pongo questo quesito. E’ una cosa successa a una mia amica, non a me, sia chiaro. Ma mi ha chiesto di chiederlo a voi per avere un’opinione diversa...

S sta giocando a Shanghai beata e felice a casa sua. Riceve uno speedy promozionale da tale X (tipo inoltro multiplo) che pone domande sul senso della vita - pur non avendo la stessa squisita retorica nè il ricco vocabolario di Bonolis. S decide di rispondere con una buona dose di simpatica ironia in quanto la domanda non le pare pertinente al luogo al tempo e alla persona a cui è rivolta (cioè lei). Così S risponde sorridendo.
X controrisponde in modo ancora più serio senza captare l’umorismo che pareva evidente, allora S decide di rincarare la dose. X pare non capire.
S ora si domanda se forse non è stata troppo criptica con X, troppo misteriosa, troppo oscura, e se non sarebbe stato meglio essere chiari sin dal principio.
Copioincollo la conversazione fino al quarto speedy inviato.


X - una domanda..a te che sei una donna..come ti spieghi il fatto che le ragazze di oggi a 14 15 anni hanno gia fatto tutte le esperienze in ambito sessuale...non ti sembrano troppo precoci?

S - è la società che si evolve. siamo nel 21 secolo... l’evoluzione è continua e non si arresterà. prova a pensare al grado di alfabetizzazione nel medioevo... abbiamo raggiunto il quasi annientamento dell’analfabetismo! pensa, i topi fanno fino a 60 figli l’anno. noi esseri umani siamo ancora molto limitati.
pensa che ogni animale ha almeno una caratteristica in cui è superiore all’uomo (velocità, vista, fiuto, forza fisica), ma non è mai riuscito ad andare sulla luna, o a costruire un palazzo. a parte i castori, ma per loro non ha significato la diga di legno, è solo un riparo. è un gesto automatico.
pensa, a 15 anni le ragazzine sono vestite alla moda e portano tacchi a spillo, e hanno le prime esperienze sessuali.
l’università e la pubblica istruzione in genere stanno subendo un lento degrado, e il clima è sempre più strano - colpa del buco dell’ozono...

X - e di madre tv direi..ma non ho ben chiaro se per te questo è esagerato o no

S - suppongo sia una domanda tranello. non so cosa vuoi sapere di preciso. posso parlarti della delinquenza giovanile, della fata carabina, delle discoteche, della prostituzione minorile, dei giri di droga nelle scuole, del sesso protetto, della moda e delle minigonne, del valore dell’euro...
cosa vuoi sapere precisamente?

X - ..della fata carabina sarebbe bello...la mia nn è una domanda tranello...vorrei sapere se per te è troppo presto avere certe esperienze a 14 15 anni..tu a che età ti sei sentita pronta...e poi vorrei sapere che tipo di protezione usi quando fai all’amore col tuo uomo


S non sa come comportarsi ora. Secondo voi, qual’è la risposta migliore da dare a X?

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