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Il sommesso brusio dei miei pensieri...

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*** Per Aspera Ad Astra ***

Il nostro albero genealogico, da un lato, è la trappola che limita
i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita...
e dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.

[A. Jodorowsky]

A me occorre una vita divorante.
Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare;
mi occorrono una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere,
un’opera da compiere.

[Simone de Beauvoir]

Sono semplicemente quel che sono...complicata e contraddittoria, cinica, anticonformista, spesso sprezzante, a volte brutale, difficile, eccentrica, sincera, sempre e comunque onesta con me stessa e con gli altri, perennemente inquieta...

Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
[V. Alfieri]

Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.
[Oscar Wilde]

AVVISO AL LETTORE: in questo blog scriverò tutto quello che mi passa per la testa... e per la testa mi passano, sempre, un sacco di riflessioni, di pensieri, di considerazioni, di connessioni, di associazioni, di frasi e di poesie della più varia e strana natura...



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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 13:48


BAC HO: IL SIMBOLO DI UNA RIVOLUZIONE
(categoria: " Accadde Domani ")


Ultimamente ho letto diversi libri sulla guerra del Vietnam, perché mi sono resa conto di non sapere poi molto su questo famigerato conflitto, che è stato il mito e l’emblema di una generazione, la generazione di mia madre … Stamattina ne ho parlato con lei e mi ha detto che il ricordo del Vietnam è vivissimo, perché quella è stata una guerra di cui si sono visti realmente gli orrori, grazie ai reporters che stavano in prima linea e che non erano censurati da nessun esercito e da nessuna nazione.

La storia dell’occupazione del Vietnam ha inizio nel 1857 con l’arrivo dei francesi in INDOCINA (cioè gli odierni Myanmar, Cambogia, Laos, Malaysia, Singapore, Thailandia e Vietnam), ma la situazione geopolitica della regione arriva sotto i riflettori internazionali solo a partire dal 1955, quando, dopo la separazione del territorio vietnamita in 2 zone distinte (al Nord si concentrano le forze comuniste, a Sud i vecchi alleati dei francesi) all’altezza del 17° parallelo in base agli Accordi di Ginevra, in Sud-Vietnam arrivano i primi consiglieri americani, che nel 1969 arrivano ad avere 543.000 uomini presenti nella regione. Nel 1973 viene firmato il cessate il fuoco fra USA e Vietnam del Nord (Hanoi), Vietnam del Sud (Saigon) e Governo Provvisorio Rivoluzionario (Vietcong) e il 29 marzo dello stesso anno l’ultimo soldato americano combattente lascia la Nazione. Nel 1975 le truppe comuniste del Nord occupano Saigon e l’ambasciata americana viene evacuata. Il 2 luglio 1976 si ha la riunificazione formale e la proclamazione della Repubblica Socialista del Vietnam.

Mi sono ritrovata a leggere delle strategie dei GI (Govermnent Issue, soldato americano), della guerriglia dei VIETCONG (il partigiano o guerrigliero che faceva parte di una formazione armata irregolare) e delle azioni dei BO-DOI (i soldati dell’Esercito di Liberazione) … ed ho trovato l’emblematica esclamazione GIAI PHONG! (Liberazione!), che venne urlata dai guerriglieri nel 1975, quando Saigon finalmente venne presa… Leggere del Vietnam vuol dire leggere di una rivoluzione (ed io amo le rivoluzioni, perché sono favorevole ai cambiamenti), dei sogni che essa portava con sé e della disillusione che ne seguì, vuol dire trovarsi di fronte al disintegrarsi degli ideali, di fronte all’utopia che si trasforma in brutale dittatura, in cieca repressione e spietata violenza… Così però mi sono imbattuta in HO CHI MINH, sicuramente uno dei personaggi più eccezionali della storia contemporanea: questo post è quindi dedicato al timido BAC HO (Zio Ho), perché, quando finalmente americani e vietnamiti si sedettero al tavolo della pace di Parigi, il mondo divenne pienamente consapevole del fatto che il vero trionfatore dell’infinita guerra del Vietnam era il vecchio e fragile uomo giallo che aveva vissuto indomito fra le macerie della sua capitale, Hanoi.



HO CHI MINH, il cui vero nome è Nguyen Sinh Cung, conosciuto come Bác Ho (Zio Ho) in tutto il Vietnam, è nato il 19 maggio 1890 e morto il 3 settembre 1969.
Fu un rivoluzionario, statista, Primo Ministro (1954) e Presidente (1954-1969) del Vietnam del Nord.
Ho Chi Minh ricevette il nome di Nguyen Tat Thành all’età di 10 anni. Abbracciò il comunismo mentre viveva all’estero, in Inghilterra prima e in Francia poi, dal 1915 al 1923. Suo padre era un funzionario imperiale e uno studioso confuciano, e lo stesso Ho ricevette una forte educazione confuciana. In Francia, nel 1918, Ho Chi Minh cercò di ottenere l’indipendenza dal governo coloniale ma venne ignorato. Nel 1919, presentò un’istanza per i pari diritti dell’Indocina alle potenze riunite per i colloqui di pace del Trattato di Versailles. Venne ben presto aiutato dal Partito Comunista e spese molto tempo a Mosca. Si spostò in seguito a Hong Kong, dove fondò il Partito Comunista Indocinese.
Dopo aver adottato il nome Ho Chi Minh, ovvero Volontà che illumina, ritornò in Vietnam nel 1941 e dichiarò l’indipendenza della nazione dalla Francia. Ho Chi Minh guidò il movimento indipendentista Viet Minh, da lui fondato nel 1941, e diresse azioni militari di successo contro le forze di occupazione giapponesi e in seguito contro i francesi che volevano rioccupare la nazione (1946-1954). Divenne Presidente della Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord) nel 1954.
Ho Chi Minh firmò un accordo con la Francia, che riconosceva il Vietnam come uno stato autonomo all’interno della Federazione Indocinese e dell’Unione Francese, il 6 marzo 1946.
Ho fu un moderato all’interno del Partito Comunista e perse costantemente influenza nei confronti dei militanti radicali. Fu la forza trascinante del tentativo di riunire il Vietnam del Nord con il Vietnam del Sud, attraverso un invasione, negli anni ’60. Ho condusse la quasi continua guerra del Vietnam, contro i francesi e, in seguito, contro gli statunitensi, che appoggiavano il Vietnam del Sud, fino al momento della sua morte, avvenuta nel 1969.

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martedì 4 luglio 2006 - ore 11:28


IL MANIFESTO DEVE SOPRAVVIVERE!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sono preoccupata, veramente preoccupata: Il manifesto, per l’ennesima volta nel corso dei suoi 35 anni di vita, corre il rischio di chiudere! Il solo pensiero di non trovarlo più in edicola mi rattrista! Indipendentemente, infatti, dalle idee politiche che uno può avere, quando un giornale chiude, tutti perdiamo qualcosa: perdiamo un punto di vista comunque diverso dal nostro, perdiamo una fonte di spunti, perdiamo una voce della collettività: il pluralismo viene così sempre più minato e sempre più messo in discussione. Con Il manifesto poi io ho un vero e proprio rapporto d’amore appassionato, viscerale e inscindibile: tutte le mattine vado a comprarlo in edicola, dovunque mi trovi ( hanno pure provato, una volta, a vendermi Il foglio –e il dramma era che l’edicolante non scherzava: era veramente convinta che fra l’uno e l’altro non ci fosse differenza-, perché non lo si trova dovunque: qui non siamo a Bologna purtroppo!) e leggere il titolone già mi predispone bene per la giornata che devo affrontare; ci trovo notizie su parti del mondo che gli altri quotidiani tendenzialmente snobbano; mi ci identifico molto e, anche se a volte non sono d’accordo su certe posizioni, apprezzo l’indipendenza e l’onestà intellettuale con cui la linea editoriale viene portata avanti; al sabato mattina Alias, l’inserto culturale settimanale, mette piacevolmente in moto il mio cervello e mi fa compagnia durante la colazione… Il manifesto non può chiudere! Fa parte di me! Della mia vita! Aiutiamolo a sopravvivere!
Per maggiori informazioni: www.ilmanifesto.it

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lunedì 3 luglio 2006 - ore 11:10


GALBRAITH: LA SOCIETA’ OPULENTA
(categoria: " Riflessioni ")


Ci sono uomini che precorrono il loro tempo, che riescono ad avere una visone del mondo così completa (oggi diremmo globale) da essere avanti decenni rispetto ai loro contemporanei: uno di questi uomini è stato JOHN KENNETH GALBRAITH, morto il 29 aprile di quest’anno. La sua opera non verrà dimenticata!



JOHN KENNETH GALBRAITH (15 ottobre 1908 Iona Station, Ontario (Canada) - Boston 29 aprile 2006), naturalizzato cittadino americano nel 1937, professore ad Harvard, acquistò rinomanza mondiale come economista liberal: ha avuto una notevole influenza sul pensiero economico del XX secolo, anche per il suo diretto impegno in politica.
L’opera che l’ha reso celebre a livello mondiale è La società opulenta, (in inglese il titolo è The affluent society e oggi il termine affluente è comunemente usato anche in italiano, specialmente in ambito finanziario, per indicare quei risparmiatori-investitori di rilevanti disponibilità patrimoniali) dove JKG esprime la tesi secondo cui l’evoluzione della società e dell’economia va verso una direzione in cui ciò che conta è soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori esprimono, tanto che i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo consumatori, esplicitando così il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi. Se si riflette sulla miseria dei secoli passati, questa evoluzione non può che essere considerata un indiscutibile progresso, ma la disponibilità di beni materiali non è tutto, perché una società che voglia definirsi davvero avanzata deve porsi mete, forse meno tangibili del possesso di beni materiali, ma certamente più ambiziose, a cominciare dalla diffusione della cultura.
Siamo alla fine degli anni ’50 quando JKG pubblica negli Stati Uniti quest’opera, per molti versi profetica e tuttora attualissima, e il tono polemico e dichiaratamente negativo con cui illustra la tendenza che vede affermarsi gli vale le prime feroci critiche da parte dell’establishment politico ed economico americano, che è tutto proiettato, invece, alla massimizzazione degli indici quantitativi di crescita economica.
L’idea che si potesse mettere in discussione il progresso economico, inteso come sviluppo industriale, per motivi, ad esempio, ambientali (cosa adesso del tutto pacifica e facente parte dell’attuale ortodossia), suonava come un’eresia, e venne bollata come qualcosa a metà fra il luddismo e la negazione della libera iniziativa, con pericolose propaggini verso il bolscevismo (si ricordi che quelli erano gli anni dell’escalation della guerra fredda e negli Stati Uniti il senatore Joseph McCarthy portava avanti la caccia alle streghe comuniste, in base a cui chiunque deviasse dall’ortodossia politica ed economica veniva sospettato di potenziali simpatie comuniste).


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domenica 2 luglio 2006 - ore 20:50


HO VOLTATO PAGINA
(categoria: " Pensieri ")


[Dedicato a chi non fa più parte della mia vita: a chi ormai è sull’altra pagina]



Stanotte, mentre mi rigiravo nel letto per trovare una posizione comoda per dormire, ho avuto piena consapevolezza del fatto che finalmente ho voltato pagina… Era un po’ che avevo una strana sensazione, che mi sentivo diversa: stanotte ho capito cosa era diverso! Penso che quest’ultimo anno sia stato decisivo, almeno per quel che riguarda la definizione di me stessa: penso di aver definito completamente la mia personalità, di aver capito cosa voglio (almeno a grandi linee: su certi aspetti sto ancora meditando…), di sapere finalmente chi sono…
Ho voltato pagina: ho chiuso definitivamente con persone che appartengono al mio passato e che mi incatenavano a qualcosa che non è più e che forse non c’è mai stato (la mia era un’idealizzazione, un ricordo abbellito dal passare del tempo, perché chi ho amato non esiste più)… ho chiuso con chi fa finta di amarmi (o almeno di volermi bene), cercandomi solo quando ne ha estro, usandomi e svilendomi… ho chiuso con chi fa parte della mia famiglia e però porta solo male e sofferenza al suo interno… ho chiuso con chi mi è stato ipocritamente amico, fingendo di capirmi e di voler condividere con me una parte di vita solo per sfruttarmi, farmi male, lacerarmi e distruggermi… ho chiuso i conti e non me ne pento…
Ed ho voltato pagina, cercando innanzi tutto di capirmi, di accettarmi e di perdonarmi, facendo una profonda autocritica e ripromettendomi di non fare mai più certi errori…
Così, scavandomi dentro, prendendo finalmente posizione, stando anche male, ho trovato un amore vero (quanto amo il mio Leoncio!), sano, sincero, ho trovato qualcuno con cui essere me stessa e condividere tantissima parte di me, con cui ridere e piangere, litigare, parlare, da coccolare e da cui essere coccolata, qualcuno che mi vuole veramente bene … così, ho trovato nuovi amici, con cui ho un rapporto sincero ed onesto, pulito, con cui confrontarmi, parlare e che provano almeno a capirmi… così, mi sono rimessa a studiare per finire l’università, perché ho ritrovato il mio amor proprio e la tranquillità necessaria per stare sui libri (Giurisprudenza però continua a non piacermi)…
Così son diventata la Tele che conoscete e che, nel bene e nel male, è molto soddisfatta del percorso che ha fatto e della persona che è diventata!

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venerdì 30 giugno 2006 - ore 13:03


L’ULTIMO COMPIMENTO
(categoria: " Riflessioni ")


Giriamo tutti in tondo e
supponiamo, ma il segreto
che sta al centro ignoriamo.
[R. BLOCH]

Oggi,senza un perché, mentre studiavo, mi sono ritrovata a pensare alla MORTE. So che parlare di morte per molti è di cattivo gusto, è macabro, è indelicato … Personalmente me ne sono fatta un’idea molto precisa … Sono atea, anzi agnostica. Non credo nel Dio della Chiesa, non ci ho mai creduto: mi è sempre mancata la totale fiducia per l’inspiegabile che sta alla base della fede religiosa. Feuerbach ha ben descritto il mio modo di vedere la religione, anzi le religioni (che io comunque rispetto, in quanto espressione dell’animo umano)

... trasformare gli uomini da amici di Dio in amici degli uomini, da uomini che credono in uomini che pensano, da uomini che pregano in uomini che lavorano, da candidati dell’al di là in studiosi dell’al di qua, da cristiani, che per loro stessa ammissione, sono metà animali e metà angeli, in uomini nella loro interezza. [L. FEUERBACH]

Questo mi ha portato a non considerare l’idea della resurrezione e a concepire vita e morte come un qualcosa di unito, congiunto, che però non sono l’una il proseguimento dell’altra. Non vedo la morte come un momento di passaggio a un “altro” migliore né tanto meno come un momento per fare i conti con quello che si è stati e con quello che si è fatto: non ci attende Minosse quando la scintilla si spegne …
Per me la morte è la fine, l’ultimo compimento. Dopo il nulla. Il nostro tempo ha un termine: non c’è un dopo; abbiamo una vita sola e dobbiamo sfruttarla. Non c’è modo di redimersi, non esiste Purgatorio e quindi non c’è consolazione: non rendiamo conto a un dio di quello che siamo stati … Se ci siamo lasciati sfuggire la vita tra le dita come una manciata di sabbia, la colpa è nostra; se ci siamo comportati in modo gretto, con cattiveria o semplicemente senza sfruttare le nostre potenzialità, ne dobbiamo rendere conto solo alla nostra coscienza e agli altri uomini, che hanno il diritto di giudicarci …
Sartre così parla di Dio e dell’uomo e così io vedo l’uomo ed il suo rapporto con Dio …

Se Dio non esiste, noi non troviamo innanzi a noi dei valori e degli ordini in grado di legittimare la nostra condotta.
Così non abbiamo, né dietro a noi né innanzi a noi, in un dominio luminoso di valori, delle giustificazioni o delle scuse.
Siamo soli, senza scuse.
E’ questo ciò che esprimerò con le parole che l’uomo è condannato ad essere libero. Condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero perché una volta gettato nel mondo è responsabile di tutto ciò che fa. [J. P. SARTRE]

Non ho paura della morte. Ho paura di finire il cammino che mi è toccato in sorte senza aver mantenuto le promesse che mi ero fatta, senza essere stata all’altezza di quello che volevo essere …


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giovedì 29 giugno 2006 - ore 12:16


EVTUSHENKO: VIOLENTARE GLI IDEALI
(categoria: " Poesia ")


Non amo che mi si innalzi un monumento
-che in un paese del terzo mondo in qualche dove lo sistemino,
dove, battendo col pugno da grande potenza,
la miseri nascondono furtivi
dove marciscono le banane dei missili obsoleti-
questa è la frutta che mangiamo. Altra non ne abbiamo.
Non necessito di un monumento.
Mi occorre solo
Che dopo morto il mio paese mi sia restituito.
[E. Evtushenko, Il mio monumento]



Non avevo mai sentito parlare prima del poeta russo EVGENIJ EVTUSHENKO che quest’anno è il vincitore del premio Librex-Montale Internazional con la seguente motivazione: “ per la straordinaria capacità di attraversare i contineti con un’armonica fusione di moralità e coscienza e una forza espressiva che contagia anche altre arti…”. L’ho scoperto per caso grazie ad un articolo su un settimanale e sono rimasta molto colpita dalla sua opera poetica (oggi è tradotto in 72 lingue) e soprattutto dal personaggio, un uomo che ha vissuto la sua vita pericolosamente e senza risparmio.
Mi ha molto colpito questa sua frase: “Io disprezzo tutte le ideologie ufficiali, perché uccidono gli ideali, li corrompono, li violentano”, perché io mi reputo molto “ideologica” anche se non mi faccio ingabbiare mai nell’ufficialità. E’ vero che gli ideali vengono violentati e corrotti dal potere e dall’istituzione: ecco perché le grandi rivoluzioni sono tutte fallite (Vietnam, Cina, Cuba)…. Io però sono ancora convinta che sia giusto combattere per l’ideale in cui si crede e penso che cercare di rivoluzionare il mondo sia sempre positivo: l’umanità, in fondo, è sempre progredita grazie ad atti di disobbedienza…

EVGENIJ EVTUSHENKO (Yevgeny Aleksandrovich Yevtushenko), poeta russo nato a Stanzija Zima in Siberia nel 1933, con Andrei Voznesensky e altri ha contribuito alla rinascita della poesia lirica russa. Il suo primo libro di poesie è stato pubblicato nel 1952. È il portavoce più popolare della generazione di poeti che hanno rifiutato di aderire alla dottrina del socialismo reale. Selected Poems del 1962 contiene quattro dei suoi poemi più famosi: Parla (un atto d’accusa all’ipocrisia sovietica), Babi Yar (protesta contro l’anti-semitismo in URSS), La giunzione di Zima (un lavoro autobiografico) e Gli eredi di Stalin (denuncia del sistema sovietico). Tra i poemi ricordiamo La stazione di Bratsk (1964) e L’università di Kazan (1970). La pubblicazione a Parigi di Autobiografia precoce (1963) ha causato la censura ufficiale del governo russo: malgrado ciò Evtushenko ha potuto viaggiare e leggere i suoi versi all’estero anche durante l’era sovietica. Inoltre ha scritto il romanzo Bacche selvagge e, in epoca post-sovietica, Non morire prima di essere morto su Boris Yeltsin. È anche attore e fotografo e la sua opera più recente è la poesia La scuola di Beslan sui tragici fatti in Ossezia.


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mercoledì 28 giugno 2006 - ore 12:14


SCIASCIA-UN BOSCO DI CORNA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il popolo e la democrazia sono belle invenzioni: inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità, con rispetto parlando … Dico con rispetto parlando per l’umanità … Un bosco di corna l’umanità […]. E sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? Primo, tienilo bene a mente: i preti; secondo: i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna; terzo: quelli come me e come te [cioè i mafiosi N.d.A] … E’ vero che c’è il rischio di mettere il piede in fallo e di restare infilzati, tanto per me, quanto per i preti e per i politici: ma anche se mi squarcia dentro, un corno è sempre un corno, e chi lo porta in testa è un cornuto. [L. Sciascia, Il giorno della civetta]



Nel 1960 Leonardo Sciascia, grande scrittore e grande siciliano (personalmente adoro la Sicilia) aveva già capito le dinamiche politico-sociali dell’Italia, come ben si evince dalla sua cruda, ma fulminea descrizione, ne Il giorno della civetta, dell’umanità come “un bosco di corna”… Sciascia aveva capito chi reggeva le sorti del nostro paese: politici, preti e mafia. Grazie alla demagogia, al populismo e alla paura il popolo viene asservito e, anche se qualcuno dei potenti ogni tanto resta infilzato dalle stesse corna che lui ha posizionato sulla testa della società civile, c’è sempre qualcuno che continua a camminare sulla testa della gente, calcando le corna… Meglio essere infilzati dalle corna che essere cornuti!
Sciascia aveva visto giusto: e la situazione non è di molto cambiata negli ultimi 40 anni… Sinceramene però questo perdurare di un simile status quo mi preoccupa e non poco!

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martedì 27 giugno 2006 - ore 16:45


L’ALTALENA
(categoria: " Riflessioni ")


[Perché la vita è come un’altalena!]

Alti e bassi. Su e giù. La vita è fatta di alti e bassi: si va su e giù come su un’altalena… e con questo eterno salire e scendere ci si deve convivere: c’è poco da fare, non ci sono alternative… Ci sono momenti in cui siamo felici, in cui tocchiamo il cielo con un dito, ed altri in cui tutto è nero e una cortina di disperazione copre i nostri occhi: tutto questo fa parte della vita, anzi è la vita! Io accetto e convivo con questo nostro incerto destino: c’è però una sola certezza che vorrei… vorrei stabilità nei miei affetti. Non che voglia un qualcosa di ideale ed irraggiungibile, come una passione alla Via col vento oppure una vita perfetta e lieve alla Happy Days… vorrei solo che chi mi vuole bene me ne volesse davvero, apprezzandomi per quel che sono, capendomi e spesso sopportandomi, così da non smettere mai d’amarmi. Poi, il resto si aggiusta sempre! In un modo o nell’altro! Si aggiusta sempre! E si continua ad andare su e giù sull’altalena…



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lunedì 26 giugno 2006 - ore 18:06


SI DEVE PUR COMINCIARE ...
(categoria: " Pensieri ")


Da qualche parte bisogna pur cominciare … e allora cominciamo! Questo sarà un blog che parlerà di me, di come sono, di quello che penso, di quello che voglio, delle varie questioni su cui rifletto… Tutto quello che mi darà uno spunto otterrà un post… ce ne saranno di corti e di lunghi, di stupidi e di cerebrali… questo blog sarà come me: complesso e pieno di contraddizioni!



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