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sabato 24 maggio 2008 - ore 00:21


La parrucchiera di Kabul
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Da lontano sembrano fiori nella polvere, sprazzi di azzurro nel grigio delle strade di Kabul. Fiori calpestati, ma non spezzati, che sotto il burqa celano storie di sofferenza e coraggio. Come quella di Baseera, promessa sposa a dodici anni a un uomo più vecchio di lei e costretta a partorire sul nudo cemento di un ospedale privo di personale medico. O quella della quindicenne incarcerata perché fuggita dal marito che la picchiava e denunciata alla polizia dagli stessi genitori.
A raccontarci queste storie è Deborah Rodriguez, una volontaria americana che nel 2002 è partita per l’Afghanistan con una piccola ONG. Là, è stata tra le fondatrici della prima scuola per estetiste della capitale afghana: un progetto nato per offrire a tante donne un’opportunità di indipendenza economica, e per ridare una speranza a quelle che, durante il regime talebano, avevano dovuto chiudere i loro saloni di bellezza e sotterrare gli specchi, proibiti al pari degli aquiloni.
La sua testimonianza è anche un inno all’amicizia, perché nell’oasi della Kabul Beauty School, libere dal burqa e dal controllo degli uomini, le donne hanno trovato uno spazio tutto per sé, dove, tra risate e confidenze, sono nate complicità inaspettate, capaci di superare le barriere erette da una cultura repressiva. In un paese in cui la strada verso la pace e la conquista dei diritti civili sembra impraticabile, questa impresa straordinaria lancia un messaggio di speranza. Non bastano le guerre a cambiare radicalmente una società: a volte, anche un rossetto e un paio di forbici possono essere armi di rivoluzione.


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lunedì 28 aprile 2008 - ore 00:42



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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domenica 6 aprile 2008 - ore 21:42


ieri sera:
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Il Teatro Verdi è il principale teatro padovano. L’edificio, commissionato da una Societa’ di nobili padovani, venne realizzato dall’architetto padovano Giovanni Gloria su progetto dell’architetto Antonio Cugini di Reggio.

Nel 1751 venne inaugurato con un melodramma di Metastasio e fu chiamato Teatro Nuovo e della Nobiltà. Nel 1847 fu ristrutturato al suo esterno da Antonio Monte su disegno di Giuseppe Jappelli. Nel 1884 fu rimodernato internamente dall’architetto milanese Achille Sfondrini che aveva progettato il Teatro dell’Opera di Roma. La volta, che rappresenta la Danza delle Ore fu dipinta da Pietro Paoletti e rifatta successivamente da Giacomo Casa. L’inaugurazione avvenne l’8 giugno 1884 con l’attuale nome.

Attualmente il Verdi è la sede operativa del Teatro Stabile del Veneto.



In scena: Il Viaggio” spettacolo di beneficenza di Musica, poesia, cabaret, con “Quelli della sanità e dintorni…” e con la straordinaria partecipazione di consiglieri e amministratori comunali. In… Comune per beneficenza. Per un momento si lascia da parte l’agone politico-elettorale, per vestire i panni della solidarietà. L’Associazione Gioacchino da Fiore, l’Associazione Biologi al sevizio del mondo, i Lions di Cadoneghe (PD) “Graticolato Romano” di Padova, con il Patrocinio del Comune di Padova, organizzano questo spettacolo allo scopo di reperire fondi per una missione dei Padri Comboniani, nel distretto di Kanungu, nel sud-ovest dell’Uganda, per la realizzazione di un pozzo che consentirà di portare l’acqua ad una scuola elementare: la “Mazzoldi Primary School”, nella quale studiano 400 bambini, molti dei quali orfani o abbandonati. Il progetto, denominato “Acqua per la vita”, ha un costo di 10.000 euro.

IL VIAGGIO
In questo Viaggio si ha l’occasione per la compagnia degli attori e per il pubblico, di percorrere un pezzo di strada insieme, di
condividere un’esperienza, che è contemporaneamente artistica e solidale. Attraverso città e stazioni virtuali passano situazioni, stati d’animo, emozioni e sentimenti che simbolicamente rappresentano il viaggio nel percorso della vita.
Testi: Giampiero Avruscio, Baldo Licata, Checco Candiani.
Coreografie: Debora Ferrato
Videoscenografia: Cristina Casotto
Regia: Giampiero Avruscio
Attori: “Quelli della Sanità,Amministratorie dintorni“



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mercoledì 2 aprile 2008 - ore 22:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")




In sintesi : Questo non è il racconto dell’onda furiosa della Grande Storia sul destino di un popolo. Non solo questo. È una storia piccola, che ha il nome e il volto di una bambina. Zubaida vive nel deserto dell’Afghanistan, in un villaggio che la "guerra al terrore" non ha ancora travolto. Ha nove anni. Non sa niente del mondo oltre il suo villaggio, poco della travagliata storia del suo paese, dei cingolati dell’Armata Rossa, della lotta dei mujaheddin, del regime dei talebani che ha proibito anche gli aquiloni, degli elicotteri con la bandiera a stelle e strisce. Cammina danzando, a piedi nudi, al ritmo di una musica che le suona dentro. Ma non dopo quel giorno. Non da quando un terribile incidente le ha ustionato le mani, il viso, il corpo. Da allora, la musica si è spenta. In un paese privo della più elementare assistenza medica, e in cui la vita di una figlia femmina vale ben poco, non sembra una fortuna che Zubaida sia sopravvissuta. Ma non per suo padre, non per l’ostinata determinazione di un uomo disposto a tutto pur di non arrendersi. Dovesse camminare fino all’inferno per salvare quella bambina ferita, piagata, fasciata in mille bende, che ora urla per affermare la propria esistenza. Fino ai campi militari degli americani, con le loro regole incomprensibili. Fino a oltrepassare la linea di demarcazione tra due culture, tra "loro" e "gli altri". Perché Zubaida possa tornare a danzare al ritmo della sua musica.


Recensione: Zubaida è una bambina di nove anni che vive in uno sperduto villaggio del deserto dell’Afghanistan e che ha la particolarità di esprimere la propria vitalità danzando. Un giorno, in seguito a un incidente domestico, cade preda del fuoco e riporta ustioni mortali che la riducono a uno stato vegetale e la sfigurano completamente. Nonostante le possibilità di salvezza siano scarse, il padre la porta in diversi ospedali, sempre per sentirsi dire che i mezzi a disposizione non permettono le cure necessarie; l’uomo tuttavia non si dà per vinto e la porta fino al campo militare degli americani. Qui incontra un soldato che, colpito dalla sofferenza e dallo sguardo intenso di Zubaida, contravviene alle regole militari e decide di aiutarli: inizierà così l’odissea che porterà padre e figlia in America. Il romanzo, scritto con un linguaggio da reportage giornalistico, semplice e scorrevole, appartiene a quel genere di libri che sanno arrivare direttamente al cuore dei lettori perché racconta una storia – vera – di speranza nella tragedia: la piccola protagonista vince la morte grazie al proprio attaccamento alla vita e allo stesso tempo grazie a tutta una serie di personaggi capaci di gesti di grande umanità. Una storia di incontro tra due culture estranee sapientemente raccontata dall’autore, che nella vita è anche sceneggiatore per la Touchstone Pictures e per Discovery Channel. Sicuramente toccante senza essere lacrimevole, La danzatrice bambina è un libro adatto a chi cerca una lettura edificante e poco problematica, con un messaggio positivo che possa contraddire quello che si legge quotidianamente sui giornali.
Serena Corallini



un libro che permette di riflettere e poter apprezzare meglio le ’libertà’ che regalano la vita occidentale

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giovedì 27 marzo 2008 - ore 00:33


Film: Casanova
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Recensione:
Imbarazzante epigono dei suoi più celebri predecessori, il Casanova di Lasse Hallström si muove tra i canali virtuali di una Venezia più simile a quella di Las Vegas che all’originale.
Abbandonato dalla madre che sogna di fare l’attrice, il giovane Giacomo impara a convivere con quell’assenza che ha lasciato dietro di sé una scia di cipria e di profumo. Un profumo che, raggiunta l’età dell’amore, ritroverà nei letti "già caldi d’amore" di sfortunati consorti. Ma letto dopo letto e canale dopo canale, Casanova finirà per invaghirsi di Francesca, una giovane femminista ante-litteram decisa ad affrancare mogli e cortigiane dalla prepotenza maschile. Liberatosi finalmente dal suo complesso edipico, Giacomo, tra verità e bugie, travestimenti e rivelazioni la innamorerà fino a impalmarla. Il regista sceglie per il suo libertino seduttore sedotto, la forma leggera (leggerissima!) della commedia, mettendo in schermo una fitta rete di tradimenti e menzogne che non mancheranno naturalmente di strappare applausi e sorrisi. Per tutti quelli che al registro farsesco preferiscono quello tragico rimandiamo ad altri e alti "lidi" e alla cronaca rispettosa e umida di lacrime degli amori di Casanova.



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mercoledì 26 marzo 2008 - ore 01:01


Ieri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Venezia:
stazione ferroviaria di Venezia /color]

Canale del cannareggio

campo san Geremia

Dorsoduro





Terme Euganee:castello al Catajo


La famiglia Obizzi, originaria della Borgogna (in Francia), si può considerare, nella storia italiana, una famiglia di "Capitani di ventura", giunti in Italia al seguito dell’imperatore Arrigo II nel 1007.
Dopo una prima residenza in Toscana, la famiglia si stabilì nel territorio della Repubblica di Venezia, allora molto potente e raramente in guerra con gli stati Italiani perché più interessata alle conquiste esterne all’Italia, legate alle sue attività marinare.
In un periodo di pace Pio Enea degli Obizzi (il quale impose il nome all’obice, il cannone da assedio), attratto dalla bellezza dei luoghi, decise di costruire un palazzo adeguato alla gloria della famiglia.
Esso fu ideato dallo stesso Pio Enea senza l’aiuto di architetti e quindi sta a metà tra il castello militare e la villa principesca. Fu costruito in soli tre anni fra il 1570 e il 1573 (tranne che per l’ala in alto, risalente al secolo XIX). All’inizio erano previste pitture solo nei muri esterni (ora scomparse) ma nel 1571 Pio Enea chiamò Gian Battista Zelotti (allievo di Paolo Veronese) ad affrescare i muri interni con le gesta della sua famiglia.
La famiglia Obizzi si estinse nel 1805 con il marchese Tommaso, che lasciò il castello agli eredi della casa d’Este (Arciduchi di Modena); sotto Francesco IV fu costruita l’ala visibile più in alto e detta "Castel Nuovo". Alla morte di Francesco V, senza figli, il Catajo passò all’Arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando.
Fu per opera di questi due ultimi proprietari che l’armeria ed il museo degli Obizzi, assieme ad una vasta collezione di strumenti musicali e quadri, furono trasferiti rispettivamente nel castello di Konopischt ed a Vienna. Dopo la prima guerra mondiale il Catajo fu assegnato al governo italiano come riparazione dei danni di guerra ed esso poi lo vendette alla famiglia Dalla Francesca nel 1929.




Mchelangelo Da vinci -disco,pub,pizzeria e ristorante









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domenica 23 marzo 2008 - ore 02:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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sabato 15 marzo 2008 - ore 19:54


piscina termale e WATSU
(categoria: " Vita Quotidiana ")


avete mai provato il relax della piscina termale associata al WATSU...bhè la prossima volta mi prenoto una seduta...

...ma, cosè il watsu? un armonia di movimenti, relax... scopriamolo assieme:

Il WATSU é una tecnica di lavoro corporeo in acqua calda profondamente rilassante.
I movimenti del WATSU riuniscono i benefici dello stretching e del relax in acqua calda, a quelli del massaggio Shiatsu - un’antica arte curativa giapponese fatta di pressioni con le dita sui punti dei meridiani dell’agopuntura - mentre si viene cullati dall’acqua a 35°C.
WATSU utilizza la leggerezza del corpo in acqua per liberare le vertebre spinali, per mobilizzare le articolazioni e allungare i muscoli in modi alternativi a quelli possibili fuori dall’acqua. Movimenti ritmici, simili alla danza, sono eseguiti in armonia con il respiro, per favorire la naturale rigenerazione del corpo e della mente...





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martedì 4 marzo 2008 - ore 00:05


Schiava di mio marito di Tehmina Durrani
(categoria: " Vita Quotidiana ")




recensione:
"Questa è l’autobiografia, pubblicata per la prima volta nel marzo 1994, di una coraggiosa donna asiatica, Tehmina Durrani, proveniente da una delle famiglie più influenti del Pakistan.
Da un lato proprio a causa di ciò che la sua condizione sociale comporta, la sua vita si trasformerà, un po’ alla volta, in un incubo senza fine.
Nata e cresciuta in una società priva di concetti quali individualità e identità, se riferiti alla popolazione femminile, Tehmina riceve un’educazione molto rigida, ad opera di sua madre, fin dall’infanzia. Un’educazione volta ad insegnare alle figlie che l’apparenza è la cosa più importante, che gli uomini devono essere considerati come degli estranei e in quanto tali le donne devono necessariamente saper fare a meno di loro.
Saranno proprio questi principi a rendere la vita di Tehmina un inferno, fino a quando riuscirà a dire "basta" e troverà la forza per ribellarsi di fronte ad un marito tiranno, Mustafa Khar, e ad una società ingiusta nei confronti delle donne.
In questo testo l’autrice intreccia la storia politica del Pakistan, alla quale è inevitabilmente legata essendo suo marito un eminente uomo politico, con la descrizione delle vita che è costretta a condurre tra le mura domestiche.
Durante tutto il periodo che la vedrà unita al suo consorte, Tehmina subirà insulti, pugni, calci, schiaffi sia fisici che morali che la porteranno alla perdita dell’orgoglio, della stima e della fiducia in se stessa. Perderà tutto, figli compresi, pur di riacquistare la propria dignità di donna.
L’autobiografia rappresenta la sconvolgente testimonianza di come una donna, da sola, sia riuscita a lottare per la propria ottenere quello che dovrebbe essere un diritto indiscutibile per ogni essere umano e a far sentire il suo urlo di rabbia e dolore.
Infine, credo di affermare la verità sostenendo che lo scopo di questo libro è proprio quello di far sapere al mondo che talvolta, in Paesi come il Pakistan, sotto una facciata irreprensibile, si nascondono molti problemi e segreti che la maggior parte delle donne non rivelerà mai, perchè potrebbe costare loro molto caro....a volte troppo.
Menin Giada"


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lunedì 3 marzo 2008 - ore 23:44



(categoria: " Università / Scuola ")




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