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sempre casual, tendente allo straccione, è che mi affeziono ai miei vecchi capi di vestiario

ORA VORREI TANTO...

Poter ascoltare la mia donna quando mi dice "Ti amo", ma anche semplicemente tre orete di sesso andrebbero benone

STO STUDIANDO...

un benemerito cazzo

OGGI IL MIO UMORE E'...

generalmente buono, le uniche cose che mi preoccupano sono di carattere sentimentale, ultimamente frequento una bella donna dal carattere molto ma molto instabile, il che mi rende instabile

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Chiederti se riuscirai mai a innamorarti ancora... ricordare che l'ultima volta che hai detto "ti amo" risale a tanto di quel tempo fa da farti pensare che forse non riproverai mai + quella stupenda sensazione... e chiederti se forse non sei uno scemo a voler cercare l'amore nelle chat, illudendo gli altri ma soprattutto te stesso...

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Ciao io sono Alberto Gottardo, alias AlGot: sono un uomo di 30 anni e sto decidendo cosa fare da grande.
Sono corrispondente per Padova e provincia per l’agenzia ANSA e collaboro anche col Corriere del Veneto e qui di seguito immetterò gli articoli che verranno pubblicati, un pò come leggere il "giornale di domani"


domenica 16 novembre 2003 - ore 22:01


.. sono tornato ...
(categoria: " Accadde Domani ")


riprendo a pubblicare più o meno in anteprima i miei articoli ... metterò forse anche delle "istant news" prima di pubblicare gli stessi ....
Ciao

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domenica 16 novembre 2003 - ore 21:59


Secondo articolo, il carabiniere Lupatin di Mestrino
(categoria: " Accadde Domani ")


«Per me essere tornato a casa, riabbracciare mio figlio e i miei cari è un sogno». Antonio Lupatin , 42 anni, di Lissaro di Mestrino è tornato ieri pomeriggio a casa sua. La missione in Iraq è finita. L'incubo dell'attentato omicida costato la vita ai suoi colleghi e a molti civili però rimarrà per sempre impresso nella sua memoria.
«Ho portato subito i soccorsi, ho trasportato fuori dalle macerie i corpi dei miei compagni. Un'esperienza terrificante che non trovo parole per descrivere. Solo Dio non ha voluto che ci fossi anch'io nel parcheggio al momento dell'esplosione. È stato un inferno».

Antonio Lupatin era partito per l'Iraq con lo spirito di aiutare la popolazione e non riesce a spiegarsi cosa sia avvenuto. «Il nostro è un lavoro bello, umanitario - racconta - Io lavoravo in una squadra che istruiva l'equivalente dei nostri vigili urbani. La gente ci voleva bene. Ho lasciato molti amici lì, anche tra gli iracheni. C'è molta gente che ha bisogno di aiuto. Partiamo con l'obiettivo di dare aiuto - commenta - e portare la pace, sono queste le nostre motivazioni. Se dovessi essere richiamato per una missione, prevarrebbe la convinzione che andiamo a fare qualcosa di buono. Lì ho lasciato molti amici».

Il lavoro con gli iracheni è stato lungo. «All'inizio la popolazione civile ci ha accolto con un po' di freddezza, poi hanno capito che non siamo come gli americani ed hanno preso a volerci bene. C'era molta solidarietà e molto rammarico tra la gente per l'attentato che ci ha colpiti. Non vogliono che gli italiani se ne vadano». Tutta l'Italia si è stretta attorno ai militari in missione di pace, se ne sono accorti anche a Nassiriya. «In questo momento ci rende più forti sentire che il Paese ci è vicino. Una vicinanza che abbiamo avvertito anche in Iraq nel corso della missione».

L'abbraccio con il figlio Denis e la moglie Loredana ha fatto sciogliere il brigadiere Antonio Lupatin in un pianto liberatorio. «Mi commuovo ancora adesso nel pensare a questa mattina quando ho rivisto mia moglie e mio figlio - spiega il brigadiere con la voce rotta dall'emozione - Non so come descrivere quello che ho provato. Penso però anche ai colleghi che sono stati meno fortunati di me. Farò di tutto martedì per essere ai funerali, voglio portare la mia solidarietà di persona alle loro famiglie». Antonio ieri sera era a casa di papà Francesco, in zona Montà. Sulla parete della sua casa di Lissaro, dove vive con la moglie Loredana e il figlio Denis, il cartello "Bentornato Antonio" scritto a caratteri cubitali.


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domenica 16 novembre 2003 - ore 21:58


primo articolo fatto sui Carabinieri a Nassiriyah
(categoria: " Accadde Domani ")


«Non vedo l'ora di riabbracciare mio marito. Il suo rientro era previsto per sabato: questi quattro giorni per me saranno più lunghi dei quattro mesi trascorsi senza vederlo». Non sta nella pelle Loredana Ghirotto. Attende nella casa a Lissaro di Mestrino suo marito, Antonio Lupatin , brigadiere dei carabinieri in missione di pace a Nassiriyah.

Per un attimosi è temuto il peggio

Loredana mercoledì mattina ha passato ore d'angoscia, ora sorride sollevata per lo scampato pericolo. «Ho saputo dell'attentato da mia cognata, io non avevo visto la televisione. Per un attimo ho pensato al peggio - racconta la donna - poi ho cercato subito di tranquillizzarmi. Mio marito ha una ventina d'anni di esperienza, è un uomo con la testa sulle spalle, mi dicevo. Alla fine la telefonata è arrivata. Dall'altro capo del telefono c'era mio marito. Ci siamo parlati per un attimo, mi ha detto che sta bene, che non devo preoccuparmi, che a lui non è successo nulla».

Il piccolo Denis, figlio della coppia ha ancora un papà. Gioca nella sua stanza mentre la mamma sorride pensando a quelle poche parole che hanno fatto la differenza tra la gioia e la disperazione.

«Ho cercato di comportarmi come se niente fosse con nostro figlio, di distrarlo in maniera che non cogliesse il momento difficile che abbiamo vissuto fino a quando non ho sentito dalla voce di Antonio che lui era sano e salvo - spiega Loredana - Nostro figlio è piccolo, fa le scuole elementari e non si è accorto di nulla. Non voglio nemmeno pensare a cosa avrei dovuto dirgli, come avrei potuto spiegargli che il suo papà non sarebbe tornato. Mio marito invece tornerà, spero sabato, com'era previsto prima dell'attentato. Non so nulla di preciso. Le comunicazioni sono difficili con Nassiriyah, ma sono abituata all'attesa». Nei primi tempi della missione infatti il brigadiere Lupatin riusciva a chiamare la moglie a casa sì e no una volta alla settimana. All'arrivo delle truppe italiane nel sud dell'Iraq non c'era nulla. Le linee telefoniche erano inservibili, i militari italiani potevano utilizzare un unico apparecchio.

I racconti dall'Iraq del brigadiere Lupatin

«Non avevo nemmeno un numero di telefono a cui raggiungere mio marito in caso di emergenza. Quel poco di infrastrutture e servizi per loro e per la popolazione civile l'ha costruito il contingente italiano. Non avrei potuto immaginare che succedesse una cosa del genere. I rapporti tra militari e la popolazione del luogo, dalle parole di mio marito sembrava buono - spiega con semplicità - aspettavo che fosse lui a chiamarmi. Mi ha sempre detto che andava tutto bene, che la zona in fondo è tranquilla. Mi raccontava dei bambini fuori dalla caserma che aspettavano i militari italiani per una bottiglia d'acqua, un pezzo di cioccolata. In fondo sono come i nostri bambini quando qui in Italia sono arrivati gli americani.

Loredana e Antonio sono sposati da sedici anni, questa è la prima missione all'estero del brigadiere Lupatin , normalmente in servizio presso il comando di Padova. «Mio marito negli anni di servizio ha girato l'Italia, che prima o poi partisse per una missione di pace me lo aspettavo. Antonio è fatto per questo mestiere, ha una grande passione per il suo lavoro, gli piace dare il meglio di sé. Non credo che potrebbe fare nient'altro nella vita - racconta la moglie del brigadiere - Quando l'ho conosciuto lui faceva già il carabiniere. Non avrei mai pensato di vivere momenti di tale angoscia. Credo che il peggio sia per lui: sarà impossibile dimenticare i compagni morti, quella terribile distruzione. Non credo che tornerà la stessa persona. Immagino che certe cose segnino l'esistenza anche dei militi più esperti. Sono sicura che quando lo riabbraccerò passerà tutto».

Il carabiniere Tessari: «Caterina, sto bene»

Ancora un po' provata dalla lunga giornata di attesa, Caterina De Santis, 39 anni di Albignasego, moglie del carabiniere Gianni Tessari, in serata ha ricevuto la chiamata del marito che l'ha ulteriormente rassicurata sulle sue condizioni. «Adesso va un po' meglio dopo la tremenda giornata di ieri (martedì, ndr.) Mio marito ha detto che sta bene e dopo le prime terribili ore dopo l'attentato ora sono tutti un po' più tranquilli - ha spiegato la donna - A Nassiriyah sono arrivati degli altri compagni. Il peggio è passato, non mi chieda altro, sono momenti difficili. Per me è importante sapere che mio marito sta bene e che in base è tornata un po' di calma».

Due donne in attesa, che forse non si conoscono nemmeno, ma che vivono le stesse emozioni, quelle di una moglie di un carabiniere al fronte. I loro mariti sono partiti mesi fa per andare a compiere il loro dovere di operatori di pace a migliaia di chilometri da casa. Presto Caterina e Loredana riabbracceranno Gianni e Antonio. Altre mogli non sono state altrettanto fortunate, martedì a Roma si terrà il funerale dei loro mariti.



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sabato 12 luglio 2003 - ore 18:41


nuovo parco alla Madonna Pellegrina
(categoria: " Accadde Domani ")


Duemila metri di verde attrezzato: un incantevole oasi per i molti bambini di uno dei più popolosi quartieri della città è stato inaugurato ieri mattina dagli assessori Alvaro Gradella e Tommaso Riccoboni. Salici e platani fanno da cornice verde a questo quadrato verde, incastonato dai palazzetti residenziali che compongono il quartiere: un quartiere giovane quello della Madonna Pellegrina dove quasi ogni settimana si celebra un nuovo battesimo e dove l’esigenza di spazi verdi per mamme e bambini è per ciò ancora più sentita. Il giardinetto posto alle spalle della chiesa della Madonna Pellegrina, in via Buzzaccarini, è stato fortemente voluto dai residenti della zona, in grande maggioranza giovani famiglie che ora hanno un posto fresco e sicuro dove portare i propri figli a giocare. Della necessità di attrezzare questo spazio pubblico, chiuso dieci anni fa perché diventato luogo di spaccio e cattive frequentazioni, si sono fatti interpreti la presidente del quartiere 3 Rossella Ferrara e i consiglieri Andrea Franco e Adolfo Dall’Aquila che due anni fa avevano raccolto diverse centinaia di firme per realizzare l’opera, di cui il quartiere, densamente abitato aveva molto bisogno. L’assessore Gradella, giunto ieri mattina in bici al parchetto, in perfetta sintonia ciclistico-ecologica con la sua carica istituzionale di assessore al verde e all’ambiente ha commentato soddisfatto: «Questo parco fa parte di un pacchetto di cinque nuovi spazi verdi che porteranno il nostro comune ad essere dotato del 40% in più di giardini attrezzati rispetto all’inizio della nostra amministrazione. E’ un giardinetto custodito, ben attrezzato con giochi adatti ai bambini dai 2 agli 8 anni».
Il parco ha vissuto il suo battesimo con la visita di diverse decine di bambini accompagnate dai genitori: una prova che questo sarà uno spazio vivace di socializzazione e relax per tutta la comunità, riunitasi ieri mattina per festeggiare la riqualificazione del parco.
Come gli altri giardini comunali l’orario di apertura è dalle 8 al mattino fino alle 20 di sera: al suo interno un castello munito di rete per le arrampicate e scivolo, due altalene e molte panchine.
Il costo del parco è stato di circa quindicimila euro, un sicuro investimento per il miglioramento della qualità della vita dei bambini della zona.

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giovedì 10 luglio 2003 - ore 18:47


Giustina Destro in carcere
(categoria: " Accadde Domani ")


Ci sono esperienze, incontri, situazioni che non lasciano indifferenti nemmeno dopo anni di esperienza: la visita al carcere sembra proprio essere stata una di queste per il sindaco Giustina Destro, in visita ieri al Due Palazzi.
E’ una Giustina emozionata, solidale con i suoi concittadini dietro le sbarre quella che racconta i motivi dell’invito a recarsi in questo angolo lontano dall’immaginario quotidiano della nostra città, che lei ha accettato «perché anche i detenuti sono cittadini di Padova – spiega il Sindaco – Io mi sento loro rappresentante, il carcere è una delle prime istituzioni che ho visitato al momento dell’insediamento quattro anni fa».
I detenuti incontrati dal Sindaco sono quelli che fanno parte della redazione del periodico “Ristretti orizzonti” e del “Tg2 Palazzi” che viene trasmesso periodicamente anche da tele Serenissima.
«I detenuti hanno chiesto una maggiore visibilità verso la città. Credo che sia giusto aprire una finestra nel carcere in maniera che la gente comune si renda un po’ più conto dei drammi e delle storie che stanno dietro ai 700 ospiti della casa di reclusione e dei 250 ospiti della casa circondariale: solo così si potrà avere un percorso di maggiore comprensione del problema e quindi di solidarietà umana, conseguente alla conoscenza».
Il Sindaco Destro ha anche preso precisi impegni per ampliare il supporto che il Comune dà all’inserimento dei cittadini nella società una volta scontata la pena: «Il lavoro portato avanti dalla cooperativa Giotto è molto, ma possiamo fare di più e meglio per garantire agli ex detenuti un futuro oltre le sbarre. E’ un percorso difficile, che va coordinato con le istituzioni e le associazioni dentro e fuori il carcere in maniera che una persona quando ha finito di pagare il suo debito alla società, non venga respinto dalla società stessa, in cui ha il diritto di ritornare».



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giovedì 10 luglio 2003 - ore 15:17


Continua l'occupazione degli alloggi Esu
(categoria: " Accadde Domani ")


Gli studenti “sfrattati” dall’Esu non liberano gli appartamenti, anzi rilanciano: dei quindici studenti che avrebbero dovuto lasciare libero l’appartamento di via Monte Cengio solo sette sono tornati a casa, gli altri daranno battaglia anche nei prossimi giorni, occupando di fatto le stanze e resistendo al procedimento dell’Esu che stabiliva la giornata oggi come termine ultimo per liberare gli alloggi.
A mezzogiorno una trentina di universitari hanno celebrato a modo loro l’inizio dell’occupazione: musica dance e pasta al pomodoro per tutti. Un segnale che loro di andarsene non ne hanno per niente l’intenzione.
Motivazione dell'invito a lasciare liberi gli alloggi una festa organizzata dagli studenti nel mese di maggio, il provvedimento è giudicato ingiusto dai destinatari che si sentono puniti ingiustamente da parte dell'Ente per il diritto allo studio.

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martedì 8 luglio 2003 - ore 19:02


Toni Negri a Radio Sherwood
(categoria: " Accadde Domani ")


A trent’anni di distanza dalla stagione padovana del pensiero critico e dei percorsi politici che hanno segnato un’epoca, con risvolti anche drammatici, Toni Negri, uno dei “cattivi maestri” della contestazione studentesca ritorna a far sentire la sua voce nel tradizionale appuntamento annuale che lo vede ospite del festival di Radio Sherwood, l’emittente che assieme al Centro sociale Pedro è il punto di riferimento dei giovani no global padovani e veneti.
Di fronte ad una platea di almeno duemila persone Negri ha dialogato assieme a Massimo Cacciari, Gianfranco Bettin e Luca Casarini sul tema della “Nuova Europa”. Ad intervenire per primo per un saluto è stato Nicola Grigion, in rappresentanza del “collettivo di Scienze politiche” dell’università di Padova, che aveva invitato a febbraio di quest’anno l’ex professore a ritornare nelle aule che lo videro protagonista negli anni settanta per spiegare alle giovani generazioni i motivi della lotta che sconvolse la città del Santo, capitale degli anni della contestazione. L’incontro a febbraio non ebbe luogo per motivi di opportunità, ma i giovani padovani hanno dovuto aspettare solo pochi mesi per ascoltare la lezione di Negri.
«E’ possibile parlare di Europa in senso compiuto solo se si tiene conto della necessità che questa sia frutto di un federalismo delle autonomie, in contrapposizione con l’impero unico – ha sottolineato Luca Casarini, leader dei disobbedienti del Nordest – Il diritto alla mobilità, all’esistenza, alla casa sono prerequisiti senza cui non si costruisce nulla».
In linea con le affermazioni del suo discepolo prediletto, Toni Negri ha dato la sua visione della nuova Costituzione europea, che verrà siglata a Roma entro la fine di questo semestre: «La nuova Europa deve tenere conto delle indicazioni che provengono dal nostro movimento: stiamo fornendo al mondo politico una prospettiva sul piano sociale e teorico verso la quale le forze politiche devono piegarsi. C’è bisogno di una Europa politica che punti verso l’interno, che tenga conto della piccola Europa, quella delle comunità.
Dobbiamo andare oltre alla sinistra socialista europea, ormai parassitaria e vuota. La convenzione così com’è – ha concluso Negri – è come la Versailles del 1789 se non interpreta le nuove esigienze della invenzione di nuovi diritti.
L’impero possiamo rovesciarlo come un calzino, per creare nuove relazioni globali. Le assemblee dei movimenti devono essere da subito assemblee costituenti per presentare a Roma una Genova moltiplicata per dieci».


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martedì 8 luglio 2003 - ore 19:00


Uffici dell'Esu occupati
(categoria: " Accadde Domani ")



Mattinata di dura contestazione studentesca negli uffici dell’Esu di via San Francesco: oltre un centinaio di universitari hanno cinto d’assedio gli uffici dell’ente per il diritto allo studio occupandoli per tre ore.
La miccia della protesta è stata accesa a seguito del provvedimento di revoca del posto letto recapitata a quindici studenti residenti negli alloggi pubblici di via Monte Cengio.
Motivo della revoca è l’eccessiva propensione alla festa degli occupanti alcuni appartamenti della casa dello studente, dove nel mese di maggio si è tenuta una festa che, protrattasi fino alle 4 di mattina, è stata interrotta solo all’arrivo della polizia. L’episodio non era stato gradito dall’amministrazione dell’Esu che ha deciso nei giorni scorsi di “sfrattare” gli organizzatori della festa incriminata, per violazione del regolamento interno degli alloggi amministrati dall’ente.
Gli studenti destinatari del provvedimento non negano le circostanze che hanno portato all’espulsione, ma ne contestano le motivazioni: «Perdiamo l’alloggio per aver organizzato una innocente festa a cui hanno partecipato molti studenti, ma durante la quale non è successo nulla di male – sottolinea la portavoce del gruppo di universitari Alessandra Guetti – L’Esu in un primo momento ci aveva diffidato dal continuare a organizzare altre feste. Noi ce ne siamo stati buoni, capendo il nostro errore. Buttarci fuori dalla casa dello studente ci sembra eccessivo».
Ferma e risoluta la posizione a riguardo del direttore dell’ente, Alberto Scuttari: «L’episodio in questione è gravissimo e la revoca dell’alloggio è un atto dovuto, previsto dal regolamento firmato dagli studenti. E’ nostra responsabilità garantire la pacifica convivenza degli studenti ospiti delle case e la quiete pubblica nei quartieri dove queste si trovano».
La decisione del direttore dell’Esu è condivisa anche dal prorettore per la condizione studentesca, prof. Guido Scutari: «I nostri studenti devono capire che non possono comportarsi in maniera molto più vivace di come si comporterebbero a casa loro. Cosa succederebbe se in un condominio privato fosse organizzata una festa con duecento persone e musica alta fino alle 4 di mattina da uno dei condomini? ».
Gli esponenti del collettivo di Scienze politiche Omid Firouzi e Nicola Grigion promettono battaglia: «Il provvedimento dell’Esu è inaccettabile e la nostra presenza negli uffici oggi serve a far capire all’amministrazione che devono pensarci due volte prima di penalizzare gli studenti in questo modo».
Domani è previsto lo sgombero degli appartamenti di via Monte Cengio. Si preannunciano nuove iniziative di protesta: gli studenti non vogliono rinunciare a quello che intendono come un loro diritto naturale, quello di fare festa. Gaudeamus igitur, cantano gli universitari da secoli, potranno continuare, secondo l’Esu, a patto di rispettare poche regole esenziali.


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lunedì 7 luglio 2003 - ore 18:37


Montecengio? No party!
(categoria: " Accadde Domani ")


Feste e spensieratezza tipica dei vent'anni: un mix gioioso che costerà l'alloggio a quindici universitari che alloggiano in una delle case dello studente in città.
Sette ragazze e otto ragazzi hanno ricevuto nei giorni scorsi l'intimazione da parte dell'amministrazione dell'ente per il diritto allo studio di lasciare in anticipo liberi i posti letto entro il 10 luglio, avendo perso il diritto ad occuparli. Motivo: aver contravvenuto al regolamento interno stabilito dall'Esu che vieta, tra l'altro, di organizzare feste all'interno degli appartamenti. Il provvedimento preso dal direttore dell'Esu Alberto Scuttari, è nel suo piccolo rivoluzionario, nella storia delle case dello studente, considerando che i giovani "espulsi" dagli appartamenti risiedono negli alloggi di via Monte Cengio, zona famosa nel giro degli universitari e non solo per la "movida" che anima le palazzine da maggio a luglio, specie il mercoledì sera, con festicciole a base di musica e gioiose piccole trasgressioni.
«L'espulsione dagli alloggi ci è capitata tra capo e collo per un paio di festicciole che abbiamo organizzato in maniera disgiunta - spiega sconsolata Alessandra, portavoce del gruppo - In fondo non avevamo fatto nulla di male: alcuni di noi si erano dati appuntamento nella palazzina D il 14 di maggio, altri la settimana seguente. In una delle due occasioni era arrivata addirittura la polizia, ma non ci avevano contestato nessuna infrazione, visto che anche gli agenti constatavano che la musica era bassa e non c'era più di una diecina di persone nel nostro appartamento».
Parecchio differente il punto di vista del diretto re dell'Esu Alberto Scuttari: «Ho incontrato personalmente i ragazzi che sono stati raggiunti dal provvedimento di revoca dell'alloggio - spiega con fermezza il direttore dell'Ente, che solo in via Monte Cengio ospita oltre 200 studenti in quattro palazzine - Dare una festa in appartamento e nel cortile con più di duecento partecipanti, che va avanti fino alle quattro della mattina e richiede l'intervento della polizia mi sembra un motivo più che valido per non consentire a questi studenti di risiedere in comune con gli altri ospiti del complesso. Le case dello studente non devono certo essere dei convitti di educande: io per primo sono convinto della necessità di divertirsi nel periodo degli studi. C'è però una via di mezzo nelle cose».


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domenica 6 luglio 2003 - ore 19:56


Bellamio vince la prima e perde la seconda con il Ponzano
(categoria: " Accadde Domani ")


Luci ed ombre nella domenica del Bellamio che ha incontrato sul diamante di casa i “black panthers” di Ponzano Veneto.
Il primo equilibrato incontro della giornata è stato conquistato dalla squadra padovana che ha dato dimostrazione di nervi d'acciaio e di un ottimo assetto difensivo. L'idea di schierare subito la batteria titolare con Greggio a lanciare e De Lazzari in ricezione, ha ripagato il Bellamio con un incoraggiante 1 a 0 maturato al settimo attacco grazie a una battuta fuori campo di Massimo Maniero.
Nell'incontro del pomeriggio l'equilibrio dell'incontro si rompe al terzo attacco degli ospiti in seguito a un grossolano errore della difesa e a quattro battute valide consecutive delle mazze trevigiane che portano il Ponzano avanti 3 a 0. I padovani si riprendono e concedono poco in difesa, dove anzi danno spettacolo ad esempio al quinto inning con una doppia eliminazione ad opera dell'interbase Gianluca Moccia, il migliore dei suoi. I padovani hanno l'occasione di riaprire la partita al settimo inning quando Botteri guadagna la terza base grazie ad una gran battuta valida e lo score segna zero eliminati. Volendo strafare i padovani sciupano tutto con tre volate di sacrificio recuperate dai difensori interni. Risultato finale 4 a 1 per il Ponzano.
Domenica prossima i gialloverdi vanno a far visita al Team Europa di Castion delle Mura.
Questa la formazione padovana scesa in campo: sul monte di lancio Enrico Greggio (Andrea Furegon nel secondo incontro), a ricevere Gianluca De Lazzari, sulle basi Massimo Maniero, Marco De Lazzari, Leopoldo Busa, Gianluca Moccia, Alberto Botteri, Marco Tomasetti, Amedeo Sabbadin.


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