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domenica 23 novembre 2008 - ore 22:07
Valesalonga 2008
(categoria: " Sport ")
Mappa del percorso. Vedi foto segnate sulla mappa, alla fine del post
Ovvero una nuova regata “alla valesana” (vedi link di spiegazione) che ancora nessuno aveva pensato di fare (come se ne sentissimo la mancanza). 20 km di voga per circa 2.20-2.30 ore per i più allenati e i più forti con imbarcazioni tipiche veneziane. Niente a che vedere con la più classica e NON competitiva vogalonga. Modestamente ideata da me per conto della società sportiva di cui sono anche uno dei consiglieri (Associazione Canottieri Giudecca), su ispirazione però di una regata simile (fatta questo Marzo) ma più corta (sui 10 km) ideata da Giovanni Croff (vedi blog) della Reale Società Canottieri Bucintoro. Regata non certo adatta a tutti, anche per il tipo di percorso psicologicamente stancante in quanto disputato a campo aperto attorno ad alcune isole della Laguna Sud. E certe isole sembravano non avvicinarsi mai! Siamo stati fortunati per la mattinata soleggiata e parzialmente senza vento. E visto il vento dei giorni scorsi e di questo pomeriggio abbiamo avuto la sensazione di esser stati graziati.
Complimenti al primo che vogava in un altro pianeta, complimenti anche agli altri, anche all’ultimo, che pur dopo quasi 30 minuti dal primo è arrivato sano e salvo. Per la cronaca sono arrivato 7°, con un po’ di rammarico perché era un 6° ex-equo mal interpretato dal giudice di arrivo. Mi sarebbe più facile dire che non ero all’altezza ma la realtà è un’altra: in fondo è stata colpa mia perché ho voluto fare un favore ad un avversario molto leale col quale ci siamo aiutati per tutto il percorso e nel tentativo di arrivare appaiato, senza farglielo capire che volevo fare apposta, ho sbagliato di qualche centimetro. Mi è venuta in mente quella doppietta a Indianapolis della Ferrari quando Schumi aspettò Barrichello per arrivare in parata e il brasiliano vinse di qualche millesimo.
E adesso finalmente un po’ di MTB nei weekend, quando possibile…
Dopo la chiusura dell’Alter Ego con l’arresto dei titolari, avvenuto il 4 ottobre scorso, andando sul sito internet appare solo il logo riportato qui sopra e il myspace (ancora nella colonna qui a lato) si "ferma" al 2 ottobre, poi il nulla.
Fa un effetto strano vedere che dopo il blitz si è bloccato tutto.
Un po’ come avevo già scritto quella volta, c’è poco da dire, certi locali sono da sempre stati caratterizzati in un certo modo. Io all’ALTER EGO ci sono stato varie volte perché mi piaceva la musica; forse sarò uno dei pochi a cui interessava solo la musica, però era anche un bel posto, si vedeva l’alba su Verona da dietro i finestroni.
Oggi cercando notizie su una possibile riapertura ho trovato un articolo interessante, che oltre al link voglio riportare qui di seguito.
«A noi cyborg dell’Alter ego una pasticca sola non basta» «Vecio che storia». Il giorno dopo non si parla d’altro a Verona. «Mi han fatto la perquisa», «sembrava di essere in un film». Tutti conoscono nei dettagli la storia del blitz all’Alter Ego: l’inaugurazione è una volta l’anno, c’era praticamente tutta i giovani della città. E però si riusciva ancora a camminare tra le tre piste quando si è fermata la musica. Troppo presto entrare alle due, i «giusti» arrivano più tardi, quando il Mazzanti in piazza delle Erbe chiude e allora sì che è tempo di «salire su all’Alter». Dal parcheggio domini il centro storico e dentro invece, trovi chi in centro ci abita: il ragazzo che la mattina dopo arriva a scuola con le occhiaie, l’universitario che studia in città, quello che a Verona ci torna solo il weekend e chi lavora da un pezzo, l’irriducibile dell’Alter. Venerdì notte, apertura della stagione, l’appuntamento a cui non si può mancare, la serata tipo del «fighetto» in mocassino e camicia fatta a mano infilata dentro il jeans, rigorosamente stretto. «Vecio che storia, c’era una marea di pula», e in effetti gli agenti erano un centinaio, più le unità cinofile e persino un elicottero, «quel rumore mi rimbomba ancora in testa». «Subito ho pensato a uno scherzo - racconta Marco, 25 anni e una laurea in economia - stavo ordinando una vodka Redbull al bar vicino ai bagni quando hanno acceso le luci». Andrea l’hanno perquisito due volte: «Prima dentro e poi quando finalmente sono riuscito a uscire, verso le tre e mezza». «Hai qualcosa?», gli ha chiesto un poliziotto in borghese, prima di cominciare ad accertarsene da solo. «Chi aveva qualche grammo l’ha buttato subito - racconta un altro ragazzo, uno di quelli che all’Alter ci va da quando aveva 16 anni - ma la verità è che avrebbero dovuto fare la retata di sabato sera: li sì che se ne vedono di tutti i colori». Il venerdì, «al massimo becchi qualcuno che tira in bagno, come in tutti i locali. Mica solo a Verona». È il sabato che fa la differenza. «Da sempre, lo sanno tutti». Li chiamano «mostri», oppure «cyborg». Gli occhiali da sole li indossano di notte, sopra agli occhi persi, o sui capelli, paralizzati dal gel. Arrivano dalla provincia con i pullman ma anche dalla Verona bene, si danno appuntamento al sabato perché ci vuole la techno «mica la musica commerciale da fighette». Di mocassini però non se ne vedono al sabato, anche le ragazze rinunciano ai tacchi a spillo del venerdì perché quando «sei inscimmiato balli a stecca», sì insomma sotto l’effetto delle droghe ti dimeni come un animale. E quando parte il coro nella pista principale, tocca saltare per davvero. «All’Alter Ego si vola con la pastiglia in gola». «All’Alter Ego non mi piego, una pasta non mi basta, ma con otto mi cappotto». E poi l’ever green: «Al-te-re-go, al-te-re-go…». Cappellino con la visiera e maglietta Squared, ma chi si cala le paste lo riconosci dalla mandibola, d’improvviso scoordinata rispetto al resto del corpo, «non riescono più a fermarla». Ballano con una bottiglietta d’acqua in mano quelli che preferiscono gli acidi: «l’Mdma va sciolto come fosse un’aspirina e bevuto lentamente», spiega Andrea. La regola: continuare a ballare. «Nessuno al sabato spende 120 euro per fare il figo al tavolo», il divertimento è in pista, al massimo ci si sposta tra i banconi dei due bar, o nei bagni, «perché lì, si sa, succede davvero di tutto». «Vomitare è il minimo - continua Marco - non so quante ragazze ho visto perdere completamente i sensi, buttate sui divanetti di pelle rossa». E poi ci sono quelle che si chiudono in bagno, «in compagnia... e quelle che usano il marmo del lavandino come pista per tirare il prodotto». Ovvero la cocaina.
E’ dura riuscire a star dietro anche alle stupidaggini, tipo questo blog, quando c’è altro di più importante che ti tiene occupato. Non che sia un male avere una vita che va oltre certe banalità però a volte vorrei non avere la stanchezza o certi pensieri che mi fermano a fine giornata e che mi tolgono le ultime energie rimaste...
Certe preoccupazioni possono venire da cose anche banali, cose della vita, cose con cui tutti abbiamo (o abbiamo avuto, o avremo) a che fare. Ognuno di noi reagisce in modo diverso e mi stupisco di vedere come ci siano tanti modi di vedere le stesse cose, come le persone interpretino la loro vita. Io spesso tendo a dare importanza a cose banali per la maggior parte e a non darne alle cose che magari contano sul serio; poi col tempo mi accorgo che ciò che ho fatto era più importante di quello che pensavo, di quello che giudicavo. Da qualche tempo per fortuna ho imparato a sforzarmi a dare importanza allecose, ma non sempre i risultati sono buoni, anzi tendo a fare più confusione di prima. In queste ultime settimane ho dovuto scegliere fra quello che VOLEVO FARE e quello che DOVEVO FARE. Non è stato facile. Soprattutto perché l’unica soluzione possibile era quella di scegliere la RAGIONE e non lasciarmi andare. Era come scegliere fra il bianco e il nero, tra il mare e la montagna, fra il sale e lo zucchero.
Che dire. Alla fine agli occhi degli altri ho vinto. Ma solo perché in realtà ho perso qualcosa di me. Ed è una magra consolazione, che ti svuota.
...una rosa? (venditore ambulante rivolgendosi ad un uomo a passeggio col suo cane)
…zimbeo (zimbello, ndr) riferito ad una persona significa una persona inutile, che gira in tondo alle cose senza concludere nulla; una di quelle parole ormai dimenticate, quelle che offendevano ma con stile, non come adesso che (le parole, ndr) sono tutte preservativi (nel senso de “goldon”)…
…la mia barca va oltre il suo essere, rappresenta uno stile di vita, la coperta in tek sempre oliata, i due alberi, gli interni curati nel dettaglio, la radica, insomma cose di un certo livello. (ma va cagar!, ndr)
A: (rivolgendosi a B che stampa magliette) “vedi in giro ce ne sono di volgari, per esempio quella che ho visto a Redentore, con su scritto “Te Sboro”” B: eh… le ho stampate io!
L’altro giorno, parlando con un mio amico, è uscita una cosa che mi ha fatto riflettere. Riflettere su come il tempo passa e come bisogna a volte cambiare. E come si cambia senza neanche rendersene conto.
“…da piccolo correvo sempre. Anche quando non ce n’era bisogno. Guardando la gente adulta che camminava mi dicevo: -Guarda quelli là, che stupidi, possono correre più forte di me e invece camminano. E anche piano…”
E’ da un mesetto che mi è tornata la voglia di correre. Magari in modo figurato, ma non posso. Ecco cosa vuol dire maturare: controllarsi, sapere che se corri puoi anche farti male. E puoi fare male agli altri.
F1 e Motogp. Arrivederci al prossimo anno.
(categoria: " Sport ")
Inizio dai recenti fatti della F1.
Diciamo che l’ultima gara meriterebbe un discorso a parte, ma non vorrei dilungarmi troppo. Dico solo che bastava che la pioggia arrivasse 20 secondi dopo e probabilmente Glock avrebbe tagliato il traguardo davanti a Vettel, relegando Hamilton al 6° posto. Ma questo è il mio essere tifoso che parla. In fondo l’altra’anno era andata nel modo diametralmente opposto, con l’Inglese a un solo punto da Raikkonen. Anzi forse questa gara l’ho vissuta serenamente perché fino a 3 giri dalla fine mi ero ormai rassegnato al fatto, che pur facendo il possibile, Massa avrebbe comunque perso il mondiale. Sono stati quegli ultime giri a farmi sperare e poi arrabbiare. Non mi sento di incolpare Glock. Se avesse montato le gomme intermedie sarebbe stato dietro ad Hamilton. Con le slick ad un certo punto ha dovuto rallentare per non uscire di strada. Anch’io avrei provato a stare in pista con le slick. Peccato . Bastava che l’acqua sull’asfalto fosse un po’ meno in quell’ultimo mezzo giro. Alla fine però non è con i “se” e con i “ma” che Massa avrebbe potuto vincere il mondiale.
Obiettivamente credo che la Ferrari di quest’anno avrebbe potuto vincere entrambi i titoli a mani basse o quasi. Come cioè piace a me. Fatto sta che non è successo. Probabilmente pesa più di tutto il motore rotto da Massa a 3 giri dalla fine nel Gp di Ungheria. Ma ci sono stati molti altri episodi che hanno tolto punti a Massa e alla Ferrari durante l’anno. La cosa che più mi ha dato rabbia a metà campionato è che la Ferrari non avesse scelto (almeno in apparenza) su chi puntare per il mondiale piloti. Si è visto (McLaren l’anno scorso) che con due piloti trattati allo stesso modo non si arriva da nessuna parte. Chiaramente non era facile scegliere con Raikkonen campione in carica, ma bisognava pensarci all’inizio del campionato, secondo me in due modi diversi. Puntare su uno dei due in modo netto, favorire il pilota che dopo 4 o 5 gare fosse stato davanti in classifica. L’altro errore che secondo me la Ferrari pagherà anche per il prossimo anno è il rinnovo dei contratti ai piloti, chiudendo di fatto le porte ad Alonso. Non che lo spagnolo mi sia simpatico, ma sicuramente avrebbe avuto più carisma e capacità da leader dentro la squadra.
Comunque sono contento che questo mondiale sia finito. Non mi piaceva più… troppa alternanza di vincitori… Ma questo è quello che in molti chiamano spettacolo. Spero comunque che Domenicali & C. facciano esperienza e si ripresentino meglio per il prossimo anno, dove con meno aerodinamica, probabilmente vedremo un po’ di più i piloti duellare. E in questo senso credo che Hamilton sarà avvantaggiato rispetto agli altri. Nonostante qualche manovra al limite è sicuramente il pilota che osa di più. Chissà magari crescendo oserà un po’ meno e rifletterà di più?
Motomondiale. Rispetto agli altri anni diciamo che in 125 e 250 si è visto più o meno il solito minestrone. Adesso ci si preoccupa perché la 250 sparirà per far posto alla 600 4t… non so questo problema non lo sento.
Motogp. Meno male è finito anche questo. Fino a metà campionato dicevo che era un campionato equilibrato. Dicevo anche che a me non piacciono i campionati equilibrati. Poi il mondiale ha preso una via diversa, ma in fondo l’ha presa per le tre cadute di Casey Stoner. La stampa ha come sempre lodato Valentino, tanto che quasi non ci ho fatto più caso; ha quasi anche denigrato ingiustamente Stoner perché sembrava essersi perso. Nonostante in fondo ne fosse venuto fuori un mezzo-campionato vinto a mani basse da Valentino, secondo me non ne è uscito un Valentino spettacolare. Anzi secondo me ne è uscito ridimensionato (alla resa dei conti). Valentino guida come sappiamo, ma quando la moto glielo permette. Credo come tutti (non solo i piloti). Quando il mezzo si adegua meglio alle nostre caratteristiche ci sentiamo più sicuri e rendiamo di più. Insomma non mi divertivo più a vedere le gare in TV: nonostante la Ducati sia tornata a vincere si parlava comunque di Valentino. La cosa palese è che la Yamaha rispetto all’anno scorso è migliorata, ma il mondiale sembrava averlo vinto Valentino Rossi in sella ad un… Valentino Rossi.
Ecco, diciamo che questo è il mio pensiero sui due campionati motoristici che fino a metà stagione presentavano certe somiglianze.
SBK. Questo, sicuramente meno visibile qui da noi, è il campionato che probabilmente avrei voluto vedere anche nelle altre categorie. Bayliss che vince in anticipo, Ducati campione del mondo. E la stampa che sottolinea bene le due cose. Credo che non ci sia altro da dire.
Questo propriamente è in Turchia, ma quello che intendo io è un’altra cosa.
Apro una parentesi
Svariati anni fa’ sono stato in Marocco. Mi rendo conto che ci sono persone che non hanno mai avuto nella loro vita la possibilità di viaggiare, quindi mi ritengo fortunato esserci potuto andare. Però non mi è piaciuto. Non me ne vogliano i marocchini, non ho niente contro di loro, ma non è un posto nel quale non mi sono mai sentito a mio agio. Probabilmente a molti (anche di voi lettori) piacciono proprio le caratteristiche che a me hanno fatto capire che in certi posti non ci devo proprio andare. Saranno stati gli odori, molto diversi dai nostri; e i motorini che sembravano andassero ad olio... di cammello; sarà stato il cibo, che (tranne il cous cous, il pollo, della carne che non ricordo di che animale fosse, i mandarini e i pompelmi) non riuscivo a capire come tipo di gusto; sarà stata la miseria di fondo vista in strada, o forse solo il modo più vagabondo di vivere; saranno stati i venditori che cercavano di venderti qualsiasi cosa durante le visite per la città;
sarà stato che ogni cosa bisognava contrattarla e io odio farlo. Tu mi dici un prezzo. Se mi va bene compro, altrimenti no. Fatto sta che non mi è proprio piaciuto. Ricordo la mattina della partenza (o forse quella prima) di aver sentito il muetzin (probabilmente erano le 5) richiamare i fedeli alla preghiera. In quel momento ho capito di essere in un mondo diverso dal mio. Non perché non ci fossero le campane (non ne sento la mancanza), ma perché mi ha fatto capire che ero veramnte in un posto culturalmente lontano da me
Chiusa parentesi
Stamattina invece mi sono svegliato male, malissimo, infastidito dai rumori di casa e non solo
E la prima cosa che mi è venuta in mente è stato quel Muetzin di Fes, che tanto mi ha fatto capire quanto distante fossi da casa. Quella vera.