Maglioni Napapijri? Esauriti. Perizomi da Yamamais? Solo uno: difettato. Scarpe modello Prada: cinque paia rimaste. Dell’anno scorso, però. La Vodafone annuncia un ciclone di perturbazioni e un anticiclone di intasamenti per la giornata di domani. Fuori dal megastore della Benetton sembra essere di fronte alla Mecca: migliaia di persone adoranti, mani tese a rapire l’ultima felpa, occhi lacrimosi sulle scarpe esposte. Dieci metri più in là una donna è stata trovata sgozzata e tagliata: chissenefrega? La parrucchiera sente i polsi tremare: troppi tagli, messe in piega, shampoo in una giornata che profuma più d’inferno che di Natale. La bottega d’alimentari ha chiuso alle due perché svuotata: i frigoriferi riempiti, le pance gonfiate. E poi lei, bellezza di casa nostra, intubata in una misera pelliccia d’ermellino, che varca il confessionale e al posto del perdono ti chiede: “Don Marco, come mai non riesco a trovare l’uomo della mia vita?”. Poi, sorridente, manda un bacio e se ne va’!
E tu, pensieroso e un po’ spaesato, guardi questa gente che sembra delirante e pensi che fra poche ore sarà Natale. Strano modo d’accogliere un Invitato!
Così quest’anno ho provato un esperimento. Ho tentato d’aggiustare il testo di
Luca evangelista: quello appena ascoltato che parla dell’imperatore
Cesare Augusto, del suo
stupido censimento, di un certo
Quirinio governatore della Siria. Me ne è uscito un
Vangelo di Gesù Cristo, edito nel 2007: al tempo di
George Bush, di
Romano Prodi e di
Nicolas Sarkozy, mentre si sgretolavano gli imperi miliardari di
Callisto Tanzi,
Bill Gates e
Silvio Berlusconi, al tempo in cui
Mastella Clemente da Ceppaloni spostava i magistrati per non venir infinocchiato e
Beppe Grillo da Genova lo faceva dimagrire a colpi di frustrate nel suo blog, mentre si tiravano le somme dei morti da
Kabul, si aggiornavano le statistiche dei malati di Aids, delle vittime della mafia, della droga, del racket; nei giorni in cui era scoppiato l’ennesimo scandalo a
Garlasco e si era accesa l’ultima polemica in
Vaticano, nella città di
Calvene, al numero civico 12, in via x c’è stato il Natale. Ossia: si è verificato un fatto sconvolgente. Straordinario. Inaspettato: Dio è nato a Calvene! Certo: Dio stanotte nasce in questo pugno di terra, tra sentieri abitati da antiche tradizioni, profumato di liturgie e bestemmie, di stupori e tristezze. Nasce! Per l’ennesima volta: speriamo vivamente non sia l’ultima!
Migliaia d’anni fa l’angelo s’azzardò di disturbare i pastori con un messaggio celeste:
“Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”. Stanotte… se la gioia è grande me lo dovreste dire voi. E che sia di tutto il popolo va dimostrato. Perché stanotte è sbarcato sulla terra Dio ma non ha scelto la via diplomatica. Non ha avvertito i grandi. Non ha informato i potenti. Non l’ha fatto sapere ai sacerdoti perché preparassero gli incensi. Ha semplicemente scavalcato e snobbato la gerarchia. Nessuna conferenza stampa per annunciare l’evento sensazionale. Ha sorpreso tutti.
“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9,1) Lo davano per certo come super ospite al Billionaire in Costa Smeralda, in Parlamento da Prodi, a San Pietro dai cardinali. Nella Casa Bianca, al Cremlino, nella Piazza Rossa. Lo aspettavano alla Douglas, dalle parrucchiere, al Carrefour. Davanti allo specchio, dentro un negozio di gioielli, dal venditore di radicchi e clementine. Lo aspettavano: ma son rimasti fregati dimostrando pure di non conoscere Colui che a caso pregavano. Perché Lui s’è fatto trovare da quelli che stanno fuori: stanotte dai pastori, incolti e dannati. Domani dai Magi. Dopodomani dalla donna di Samaria e da quel Simone arrivato da Cirene. Che smacco! Noi, quelli che stanno dentro, i fedelissimi e gli integerrimi, gli uomini di potere e le donne truccate siamo snobbati da questo Bambino. Tutt’intenti nei salamelecchi natalizi, negli smalti e nelle leccornie varie, prigionieri di corse impazzite, isterismi collettivi e arrabbiature insensate, vittime di bellezze forzate, di propositi smentiti, di sogni sbiaditi… scopriamo che la nostra bellezza non affascina più di tanto l’Altissimo. Peggio: ne annebbia il passaggio!
“Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Da millenni attendevano parole così scendere dirette dal cielo: pensa la tenerezza di cui era imbevuto quest’annuncio! Eppure continuiamo a sentirci onnipotenti e scontrosi, ricchi sfondati e poveri infelici, uomini d’affari, d’azione e di pochissima contemplazione?
“Un Bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,5). Vi prego, amici: alzate il capo, stanotte. Sciogliete le membra infiacchite, le ginocchia vacillanti, incontrate e stringete forte la gente, lasciatevi stupire e disarmare da questo Bambino. Non vi dico
“Buon Natale”, altrimenti voi lo collegate allo champagne, al panettone e allo zampone, alle lenticchie, ai pasticci e ai ravioli, alla Chiara Stella, agli angioletti sulle finestre e alla busta da portare in parrocchia. Che schifezza! Non ci sto a dirvi
“Buon Natale”: vi prego di reagire, muovervi, scendere dal letto. Levate il capo. Fate qualcosa e il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando. Non li vedete i segni dei tempi? Basta un raggio di sole e la primavera scalpita per inondarti di bellezza, vince il freddo dell’inverno, il grigiore delle bufere. Gli alberi fra poco metteranno già le prime foglie e sul nostro cielo di uomini il rosso della sera non si è ancora scolorito.
“Buon Natale” ditevelo voi stasera se ne avrete il coraggio: io vi dico che voi siete testimoni di tutto quello che sta succedendo oggi. Immagino che anche nel vostro cuore c’è tanta tristezza perché vedete un mondo irrequieto. Per questo non obbedirei al mio dovere di pastore se vi dicessi
“Buon Natale”. Preferisco rammentarvi che il mondo può cambiare, il mondo deve cambiare, il mondo sta già cambiando. E io vi vorrei felici di vivere, capaci di innamorarvi delle cose belle della vita: del cielo, della terra, del mare, delle persone che vi attraversano la strada, di quelli che camminano, studiano, lavorano, pregano vicino a voi. Vorrei tanto, la notte di Natale, sedermi accanto a voi e, come un fratellino, aiutarvi a scegliere per la vita… sempre. Altro che
“Buon Natale” condito da quattro abbracci farabutti! Scegliere la vita significa amare la bellezza. La bellezza nella maestà delle vette innevate, nell’assorto silenzio di chi prega, nella forza furente del mare, nel brivido profumato dell’erba, nella pace della sera. Lo splendore nelle lacrime di un bambino, nell’armonia della tua donna, nell’incanto di sguardi trasparenti, nel bianco tremore dei vegliardi, nella tacita apparizione di una stella in cielo… Perché questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno sarà la bellezza a salvarlo.
Non la vostra saggezza. Non la vostra arroganza. La bellezza!
Credetemi amici: il mondo ha bisogno di voi!
Non ti dico
“Buon Natale”, ma sogno molto di più per te! Sogno che stanotte quel Bambino scappi dal presepio in cui l’abbiamo legato per bussare alla finestra di casa tua e, vedendoti seccato per il disturbo arrecato, ti dica che viene a cercarti solo per vederti o per parlarti. Non per portarti in Chiesa! Perché Lui stanotte è Bambino, soffre la solitudine, vuole compagnia. Suona il campanello perché ha bisogno della tua presenza, per capire meglio cosa significhi chiamarsi Emmanuele. S’aggrappa alla finestra proprio come un bambino, magari poggiando la punta del naso sul vetro: perché Gli piace quello che pensi e quello che dici. Perché dentro di te ri-trova le sue radici.
Un Bambino che non ti dice
“Buon Natale” ma, spegnendo la tua televisione, ti prega di non accontentarti di piccole gioie quotidiane. Vuole di più: vuole che tu sia un’immagine divina della sua bellezza!
Questo è Natale: un Dio che ti viene a cercare perché, nonostante tutto, ti ritiene un essere speciale! E Lui ha cura di te…
"SVEGLIATI, SION!
Metti le vesti più belle:
scuoti la polvere ed alzati!"