“Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: in realtà suo padre era senatore. Il nonno portaborse del Vice Ministro agli Esteri. Lo zio Capo Gabinetto del Ministro. La mamma segretaria del Partito. Insomma: la sua famiglia era parte dell’arredo casa del Partito. “Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: veramente la signorina di fatica ne ha fatta! Una tournee infaticabile tra le lenzuola di registi, cameraman, attori, produttori, fotografie e spazzini della Rai. “Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: veramente, eminenza, lo sanno tutti che sotto quella porpora c’è un inciucio scandaloso!
“Che fatica: ma ce l’ho fatta!”. Ascolta: se queste balle le racconti a qualcun altro forse ti crederanno. Qui nessuno più ti presta fiducia!
Strano lo era pure il
Battista. Perché un Tipo strano stava anticipando. Eccentrico nei vestiti: una specie di mantello fatto di peli di cammello, i fianchi stretti – devono essere stati di una magrezza impressionante – e una ruvida cintura di cuoio. Stravagante nel vestito, eccentrico nella dieta: cavallette e miele selvatico. Prelibatezze tutte da gustare! Strano nel parlare: non questione di accenti, di doppie dimenticate o di frasi sconclusionate. Strano perché invece di parlare…urla! Ispido, selvatico, rozzo, selvaggio. Ma pure appassionato, pungente, maleducato al punto giusto! L’altro amico, annunciato fra poco a Nazareth, sarà proprio l’opposto: passerà in incognito e discretamente. Mescolandosi, confondendosi, complicandosi. Strane storie sotto il cielo di Galilea: così strane che se non lo fossero non sarebbero Scrittura Sacra.
Arrivato tardi per far la carriera di profeta (sulla tomba dell’ultimo ci sono ancora i fiori del commiato funebre); arrivato troppo presto per far carriera tra gli apostoli (Pietro di Galilea sta venendo al mondo in quei giorni). Troppo tardi o troppo presto: un destino infame! Generato al crepuscolo della vita – da madre ormai data per sterile e padre vedente a intermittenza – sembrava uscito senza un perché! Sarà stato per quel suo apparire non annunciato che la diplomazia non fu mai il suo forte! Sarà per quello che i peli li aveva nel vestito, ma non nella lingua!
Isaia, altro pazzo per “conto terzi”, così l’aveva presentato sullo schermo del mondo:
“Voce di uno che grida nel deserto!”. Era solo voce: figurarsi Colui che avrebbe seguito tale voce! Urlava: cioè disturbava, svegliava e strapazzava. Colpiva, innalzava e sotterrava. Smascherava, impazziva e tremava. Percuoteva, sfuriava, saltava. Amava! Lo sentì Erode, animale intrepido sulle strade di Palestina. Lo invitò e Lui ci andò. Entrò a testa alta, uscì con la testa nel vassoio! Ma con l’Amore nel cuore…
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Seppur giunto con due treni di ritardo, s’accorse subito cosa bisognava fare! E lo rinfaccia spudoratamente:
“raddrizzate i suoi sentieri”. Hai ragione: ha urlato 24.084 mesi fa. I tempi cambiano, le esigenze pure, le mode dettano stili nuovi, le diete alleggeriscono persino i cervelli, Cristo è morto: perché credere ancora a quel ciarlatone?!
Forse hai ragione: ai tempi di Gesù non c’erano frotte di ragazzine che zampettavano per mesi per andare sulla stalla di
Striscia la notizia. Non c’erano giovani e adulti, vecchi e bambini in fila per entrare nel bidone del
Grande Fratello. Non c’erano folle di ragazze con tacchi da 19 a farsi strada per
Miss Italia. Non c’era ancora la moda di
Amici e del
Maurizio Costanzo Show. Non c’erano attrici, soubrette, professoresse e spazzacamine pronte a tutto per farsi immortalare. Non c’erano nonne, prossime al secolo, disposte a rischiare il femore per diventare
Velone … Hai ragione! Eppure il Battista urlava:
“Razza di vipere, chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?... Che non crediate di poter dire fra voi: abbiamo Abramo per Padre”. Hai ragione. Qualcosa sarà cambiato. Ma non hai capito che il
cuore dell’uomo non è migliorato! Il cuore: cioè il pensiero, lo sguardo, la riflessione, il vivere la vita da giganti, il non raccontare balle. Al tempo del Battista, come oggi, c’erano i tromboni, gli spaccatutto, i
“figli di papà”, i
“tu non sai chi sono io”: il cuore non è cambiato! Oggi, se ci guardassimo mentre camminiamo nel mondo, lo stomaco esploderebbe.
“Egregio Signor Commendatore reverendissimo, che onore incontrarla”: e ieri il giornale ha smascherato un’onestà marcia firmata con le sue parole! Ma tu hai bisogno di protezione.
“Onorevole, i miei rispetti e ossequi: che grand’uomo è lei!”: e tu sai per certo, perché l’hai visto su Studio Aperto, che quello va a Monza con tutta la sua nidiata al seguito in aereo a tue spese. Ma tu hai bisogno di protezione.
“Oh, guardi chi c’è: Eminenza Reverendissima, che Uomo di Dio”: poi sotto la porpora ci stan due vite, una Bmw, riciclaggio di denaro sporco, polvere sul Breviario: quisquiglie! Ma tu hai bisogno di protezione. Quanti imbrogli e giri di parole, quanti contorcimenti, quanti
“lo sai cos’ha fatto quello la?” sussurrati dietro le spalle. Il Battista entrò da Erode con la testa e uscì senza. Motivo?
“Che non crediate di poter dire tra voi: Abbiamo Abramo per Padre”. Che non crediate di poter dire:
“sono figlio di”, “conosco il portaborse del vice-segretario del Ministro Azzeccagarbugli”, “mi ha mandato sua eminenza reverendissima…”, “mio padre è il sign. Paperoni, commendatore della Repubblica”.
Micidiale il Battista. Ma queste cose in città non le vogliono: disturbano la quiete pubblica. Chi se ne importa? Va nel deserto, ovvero nella palestra di Dio! Non a caso…
Quando tutto gli va bene, quando ha tranquillità economica, prestigio sociale, l’uomo è sicuro di se stesso, si sente al centro del mondo, si sente un Dio, anche se continua ad adorare il Dio dei cieli che – secondo la sua povera testolina – gli ha concesso soldi e onore perché se li è meritati con la sua onestà e le sue opere buone. E allora Dio gli fa la più grande grazia: gli da un gran
calcio nel culo che lo manda con il muso nella polvere. Da’ una scossa all’edificio di sabbia, di presunzione, di illusione che quell’uomo si è costruito. Nel cadere, quell’edificio fa un gran polverone. Quell’uomo non vede, non capisce niente. Ma poi, un po’ alla volta, il polverone si dirada, e l’uomo comincia a capire, a vedere la realtà della vita, a respirare un’aria nuova di libertà.
Strategia di lavoro tutta celeste…
In principio era l’Amore. Un tempo si celebravano le nozze d’argento. Le nozze d’oro. Taluno osava oltre: alle nozze di diamante. 25, 50, 75 anni d’amore. Di fedeltà. Dall’anno 2000 in poi abbiamo deciso che le tappe vanno accorciate: non più 25, 50, 75 anni, bensì 25 giorni, i più robusti 50, 75 secondi i più veloci: tempo di un morso al punto giusto e via! Il
“compimese” oggi è, quindi, equiparabile al diamante di una volta!
Oggi
una mamma e un papà festeggiano 30 anni di matrimonio. Cioè 360
“compimesi”: un’impresa. Una possibilità. Mi piacerebbe tuffarmi dentro questo mucchio di giorni e tornarmene con una manciata di segreti: le loro fatiche di giovani sposi, i dubbi e le tristezze, le angosce e le speranze, lo stupore e il nervosismo. Papà che per 30 anni, da appassionato cultore del particolare, spia i bisogni della sua donna, ne intuisce le ansie, ne interpreta le sue improvvise stanchezze. E mamma che, tra lavatrici e fornelli, fatica ad intercettare gli spazi vuoti di un marito taciturno. E loro due, mano nella mano, a viaggiare, tra timore e stupore, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza dei figli.
30 anni in cui ogni primo mattino hanno ringiovanito il loro amore!
Perchè a casa mia i fiori sono bellissimi. Ma pure esigenti.
Ogni mattina chiedono acqua per poter guardare il sole!
GOD BLESS YOU!