BLOG MENU:



Don Marco, 28 anni
spritzino di Vicenza
CHE FACCIO? Sacerdote
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO



HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


[url=http://www.s

BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!

UTENTI ONLINE:



CI SIAMO TRASFERITI WWW.SULLASTRADADIEMMAUS.IT


Benvenuto! Entra pure...



(questo BLOG è stato visitato 95761 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



martedì 17 luglio 2007 - ore 13:36


Articoli vari
(categoria: " Riflessioni ")


PER LA SALVEZZA DEL MONDO
"Voce di chi non ha voce"

di don Marco Pozza
da Il Gazzettino di Padova, lunedì 9 giugno 2007, pag. XXIII
Il Giornale di Vicenza, lunedì 11 giugno 2007, pag. 35
Il Corriere del Veneto, giovedì 14 giugno 2007, pag. 8


Avola, 40 km da Siracusa. Sicilia. Terra fino a pochi anni fa famosa per i dolci alle mandorle e per il Nero d’Avola. Poi i riflettori sono sempre su di lei, perché hanno scoperto che questo scorcio di Sicilia custodisce un figlio-prete strano: don Fortunato di Noto. Un prete con il Breviario e la Scrittura in mano, ma anche con un cellulare e un Pc come strumento di missione. Un fisico che richiama più Bud Spencer che Fra Cristoforo. Un cuore che richiama più fra Cristoforo che don Abbondio.
Lui rappresenta una chiesa che rischia, una chiesa che non si vergogna se al suo interno annovera preti beccati con le mani nel sacco, preti con la coscienza sporca, preti che infangano la bellezza dei bambini. Non si vergogna perché sa che quelli – per usare le parole di Mons. Rino Fisichella ad Anno Zero giovedì scorso – sono “quattro delinquenti che non dovevano diventare preti”. In nome di questa trasparenza don Fortunato non si è sconfortato se sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Non si è ammazzato se in Olanda c’è un partito che vuole liberalizzare la pornografia infantile, il sesso con gli animali e i rapporti sessuali tra adulti e bambini maggiori di 12 anni. Non si è fatto ricoverare. Ha fatto di più: ogni anno dal 1995, invita a celebrare la prima domenica di maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento.


Il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Troppe volte è sottovalutato dai sapienti don Fortunato! Invece lui ha la capacità di rendere tremendamente semplici grandi drammi dell’uomo. Ci sono cose che non capiamo e che sono sciocchezza. Ci sono cose che non capiamo e che racchiudono misteri altissimi. Tra questi le parole pedofilia, pedopornografia, infantofilia, pedocriminalità.
Lo vogliono morto perché, come i profeti dell’Antico Patto, è un cane che abbaia! Ma nessuno capisce che i cani che abbaiano sono i cani fedeli al loro padrone. Con i dati alla mano, questo prete – gigante nel fisico e nel cuore – difende la voce di chi non ha voce: i bambini! Lo ha reso grande e famoso l’immondizia che regna nel nostro mondo che, ostinatamente, ha il coraggio di dichiararsi “umano”. Umano quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini (dati della Polizia di Stato) e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Odiato da Marco Dimitri de I bambini di Satana, di fronte a questa moderna strage degli innocenti” non si da pace. E da Avola ogni volta ri-parte per sferrare il suo attacco alle grandi lobby criminali. Riparte con il ”Bambino di Betlemme” come modello: perché nella Chiesa stare dalla parte dei bambini non è una moda transitoria, ma una scelta permanente. Parola di Paolo VI.
L’altra sera a Sacra Famiglia una bambina gli ha chiesto: “Don Fortunato, perché ti vogliono uccidere”. E lui, con le lacrime agli occhi ha risposto: “Se il mio martirio serve a salvare un solo bambino, che mi ammazzino”.
Gente! Se abbiamo un cuore non possiamo lasciare solo quest’uomo: fermiamo il Boy Love Day del 23 giugno, chiediamo che i siti che promuovono l’iniziativa vengano oscurati, uniamo le voci per urlare: “Giù le mani dai bambini!”. E se ti cogliesse la titubanza nell’appoggiare questo prete e la sua missione umanitaria, fatti una sola domanda: “Se fosse il mio bambino la vittima da proteggere, cosa farei?”
Se trovi l’occasione, fammi un piacere: firma su italia@epolis.sm.
Firmi la speranza del tuo mondo!


CON I PIEDI PER TERRA
"Voce di chi non ha voce"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 22 giugno 2007, pag. 6

Firmate a Padova e in molte altre città d’Italia, sostenute da politici, magistrati e preti, spedite da operai, contadini e metalmeccanici, le migliaia di email che hanno invaso nei giorni scorsi le redazioni di Epolis sono la voce semplice della gente che tenta di fermare l’olocausto “versione 2000” che sta infangando la bellezza dei bambini.


Tutti con don Fortunato di Noto, il “parroco dei bambini”, che con il Breviario, la Scrittura Sacra e l’aspersorio, ma anche con il cellulare, un PC, la connessione internet da anni ha messo a disposizione la sua faccia e la sua incolumità per proteggere quest’universo così delicato e tenero. Come scrisse Avvenire - il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Quasi nulla rispetto alla devastazione che lascia dietro di sé: un olocausto bianco che non risparmia nemmeno più i neonati nei loro primi giorni di vita. La lista di chi abusa non esclude nessuno: professionisti, medici, avvocati, professori, qualche prete... Anche insospettabili padri di famiglia, i cui figli hanno la stessa età dei bambini che loro comprano nei bordelli della Cambogia o di Cuba, usano e poi lasciano lì per il vizio di altri ricchi clienti. E avanti il prossimo.
Domani troppi orchi festeggeranno la Giornata Mondiale dell’Orgoglio Pedofilo, una manifestazione che dovrebbe far chinare il capo dalla vergogna all’umanità. Non son bastate mille iniziative, altrettante firme, tanti cuori uniti assieme per spiegare all’uomo che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non riesce a conoscere” (B. Pascal). Sarà una giornata di lutto mondiale, una giornata che sancirà una sconfitta pesante. Ci definiamo umani quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Rimane www.associazionemeter.it: la voce dei bambini che non hanno voce!


CON I PIEDI PER TERRA
"Quando l’arte diventa accattonaggio mediatico"

di don Marco Pozza
da Il Padova, 2 luglio 2007, pag. 6

Ha creato un certo dibattito anche nell’ambiente padovano la programmazione del balletto Messiah Game alla Biennale della danza di Venezia. Uno spettacolo che sembra sbeffeggiare il mistero più grande che un cristiano porti nel cuore: il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa. Come scrisse giorni fa I. Cacciavillani “nessuno impone a nessuno di credere al mistero eucaristico”. Ma il senso di civiltà al quale tante volte attingiamo per dipingere la stranezza della nostra libertà di pensiero dovrebbe cercare di salvaguardare e non mettere alla berlina il credo religioso di chi nello stato è cittadino a pieno diritto. E’ fonte di riflessione e di sbigottimento osservare come si tenti di svuotare il significato sacro e millenario di certi misteri pur di creare prurito nella pancia della gente. Mi dissocio da coloro che invocano censure preventive, perché i libri più venduti nella storia risultano essere quelli messi all’indice dalla Chiesa stessa. Il Codice da Vinci docet. Concordo con coloro che, con mezzi consentiti dalla costituzione e finanziati dal buon senso, hanno distribuito un volantino con scritto: “Io ho dato la mia vita per te e tu ripaghi così il mio amore?”. Un ricordo. Una provocazione. Un avvertimento.


Ma tutte le polemiche sembrano tratteggiare una domanda: possiamo ancora parlare di progresso dell’arte o, miseramente, dobbiamo parlare di “accattonaggio” dell’arte per sopravvivere all’incapacità di creare espressione, meraviglia e cultura? Nasce una certa nostalgia per i tempi antichi, per il soffio ispiratore di grandi teatranti, per opere maestose nella loro compostezza, genialità e fervore. Mi tornano alla mente le parole del sociologo americano D. Lerner (recentemente citato da M. Allam nel suo libro “Viva Israele”) che, in un saggio del 1961 in rapporto all’uso demagogico dei media da parte dei regimi mediorientali, scrisse: “I popoli che non hanno aspirazioni non realizzano. I popoli che non realizzano non prosperano. La frustrazione produce aggressione e regressione”.
Il presidente G. Galan giorni fa scrisse: “con il federalismo fiscale si è più forti se si vuole salvare nel mondo globale l’esperienza umana particolare”. Per un cittadino cristiano l’esperienza umana particolare di Gesù di Nazareth è da salvaguardare.
Non da irridere. In nome di una sensibilità sessocentrica.


CON I PIEDI PER TERRA
"Sono un ragazzo fortunato!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, domenica 8 luglio, pag. 6

Si: sono fortunato perché – come canta Jovanotti “m’hanno regalato un sogno”. Il sogno d’essere prete: tra la gente e per la gente. Fortunato perché d’estate la mia parrocchia è “senza fissa dimora” grazie alle attività che, spinte dal genio e dall’inventiva, respirano aria a diverse latitudini. Vivere tre settimane a Foza con 150 bambini della mia parrocchia di Sacra Famiglia in Padova m’ha rispolverato una vecchia pubblicità che da bambino m’accendeva il sorriso sul volto. Tonino Guerra, in uno spot della Unieuro, gridava: “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”. E chi, meglio di un bambino, conosce l’arte d’essere ottimista? Tutti siamo stati bambini una volta – ci ricorda A. de Saint-Exupery – ma quanti di noi se lo ricordano? Meglio ancora: quanti di noi non si vergognano ad ammetterlo? Eppure ogni uomo nasconde dentro di se il bambino che è stato: le mani sui gomiti, i riccioli sui capelli, la paura d’essere pescati, l’incredulità per una scoperta, lo stupore di un incantesimo. E poi le mille espressioni che i bambini regalano: dubbi, paure, preoccupazioni, richieste di perdono, tenerezza, grazia, bramosia. Bramosia soprattutto: di diventare grandi, capaci, geniali. Sono venti giorni che ogni mattina, al sorgere del sole, li sento sgolare sulle note di una melodia: “Ma che senso ha ascoltare e non cambiare. Regaliamo al mondo quella pace che non può aspettare più” (L. Pausini).
Proprio! Che senso ha ascoltare e non cambiare? Per un prete. Per un elettricista. Per un maestro. Per uno scienziato. Per uno scolaro. Per una mamma. Per un papà! Ma che senso ha ascoltare un bambino e non cambiare? Li guardi e pensi a che mondo arrabbiato stiamo facendo trovare loro: insofferenti, con sorrisi di circostanza, aggomitolati di formalità, allegri fuori e disperati dentro. Persino la tv e i comizi inseriscono le risate pre-registrate perché non riusciamo più nemmeno a ridere. Guarda se non aveva ragione Povia qualche estate fa: “i bambini fanno ohhh… i cretini fanno boh!”.


Cacciare gli aquiloni a Kabul era il gioco preferito dai bambini. E cacciando gli aquiloni dipingevano il cielo di colori sgargianti, di acrobazie e di misteri. Ma K. Hosseini nel suo romanzo Il cacciatore di aquiloni c’avverte che non sempre il tempo guarisce le ferite! E se per tutta la vita dovessimo rincorrere il bambino che siamo stati e che abbiamo abbandonato?


CON I PIEDI PER TERRA
"Non è la corsa che conta ma la direzione!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 13 luglio 2007, pag. 6

Tratto autostradale Padova – Mestre. Solito ritornello ritmato sui cartelloni luminosi: sette km di coda al casello di Venezia - Mestre. Arrabbiarsi? Non serve. Spazientirsi? Men che meno. Abbasso il finestrino, me ne faccio una ragione e osservo i volti della gente.
Zanzibar, Jesolo, Sharm El-Sheik, Cortina d’Ampezzo… Chissà dove saranno dirette queste macchine sempre troppo piccole per contenere tutto quello che ci sarebbe da trasportare. Fotografie di luoghi esotici, candore di montagne innevate, voce di spiagge lontane. Ti blocchi lungo la strada e t’impressiona la gente che scappa impaurita per lo scorrere del tempo, i volti indaffarati immersi negli ultimi preparativi, gli scorci di un’umanità alla disperata ricerca di un frammento di felicità. Viaggiare, assaporare terre lontane, inebriarsi di memorie dimenticate… Felicità? Non è automatico! La Società Autostrade non lo dice, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio, in questi giorni. Ma al posto delle spiagge assolate… trovano la fatica sofferta impressa sul loro volto, al posto di abbronzature e spensieratezze ti stupisce il volto affaticato ma non rassegnato di chi s’intestardisce nel cercare un perché, al posto della frenesia ti regalano l’occasione di andare all’essenziale nella vita.


Nella strada incroci la vita della gente. Da sempre! Tanto che fin dall’antichità la strada è la metafora della vita stessa, il luogo in cui incroci il vagabondo e il pellegrino, l’errante e il nomade, chi ha direzioni e chi viaggia sulle ali del caso. La strada c’invita a costruire dei viaggi, dei pellegrinaggi. Ma il viaggio chiede una partenza, un percorso, una mèta: costruire un viaggio è faticoso. Costruire un vagabondaggio è, purtroppo, quasi spontaneo. Nella strada t’accorgi che non sei solo. La strada intesse tra loro volti, storie e sogni. Crea legami, abbrevia le distanza, t’invita alla gentilezza!
Nella strada rammenti che Dio stesso s’è aggrappato a quest’immagine: non propone corsi di catechesi, invita a mettersi in cammino. Ce lo ricorda l’antica professione di fede del popolo ebreo: “Mio padre era un arameo errante” (Dt 26,5).
La strada ci permette di viaggiare, anche se “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (M.Proust).
Pensieri provocati da un imbottigliamento di persone! Non di auto!


LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



venerdì 15 giugno 2007 - ore 11:55


Estate 2007 - Sacra Famiglia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ESTATE A SACRA FAMIGLIA
"Ma che senso ha ascoltare e non cambiare"

a cura di don Marco Pozza e della sua carovana

In questa estate… proposte semplici e discrete, architettate con cuore, passione e fantasia per crescere assieme condividendo la fatica del riflettere, la gioia dello svago, l’incantesimo di paesaggi sconosciuti, l’ansia di diventare grandi. Un’occasione per riscoprire momenti di spensieratezza e di fede, di gioco e di lavoro, di solitudine e d’incontro.
Dentro ad una comunità, per far maturare una comunità, per sentirsi comunità.

17 giugno – 24 giugno 2007
IV^ - V^ elementare
a Foza (VI)
"Mamma che diluvio! Alla ricerca dell’arca perduta”

24 giugno – 1 luglio 2007
I^ - II^ media
a Foza (VI)
"Mamma che diluvio! Alla ricerca dell’arca perduta”

1 luglio - 8 luglio 2007
I^ - II^ - III^ elementare
a Foza (VI)
"Mamma che diluvio! Alla ricerca dell’arca perduta”



8 luglio -15 luglio 2007
III^ media
a Viole di Assisi (PG)
“Gesù di Nazareth, il grande rompi! Chiedilo a Francesco d’Assisi”

29 luglio - 5 agosto 2007
Gruppo Giovanissimi
a Calvene (VI) presso Malga Cima Fonte
“Punta alle stelle!”

8 agosto - 24 agosto
Gruppo Giovani
in BURUNDI - Africa Centrale



3 settembre - 9 settembre (9.00 - 17.00)
Grest in Centro Parrocchiale
“La gabbianella e il gatto”. Liberamente tratto da una storia di L. Sepulveda
8 settembre 2007 ore 20.45
"A colloquio con...". Pensieri di uno sportivo entrato nella storia.

"Ma che senso ha ascoltare e non cambiare" (L. Pausini, Il mondo che vorrei): lo slogan di un’estate. Della nostra estate!
Vorrei poter inserire quest’augurio di sfuggita negli zaini colorati dei ragazzi e delle ragazze che in questi giorni stanno svuotando le scuole. E’ la gioia di un giovane prete che condivide assieme a loro e con loro la fatica moderna e la bellezza pesante di essere cristiani oggi! Ai miei splendidi animatori e animatrici, un grazie nascosto in una certezza: “Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” (F. DE GREGORI).
Una piccola carovana nel deserto dell’estate alla ricerca di Dio.
Perché nemmeno Dio d’estate va in vacanza!


LEGGI I COMMENTI (60) - PERMALINK



venerdì 15 giugno 2007 - ore 00:04


Chiuso per ferie?
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Non troverai mai scritto:
Chiuso per ferie!"


di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 15 giugno 2007, pag. 6

Se passi, in poche parrocchie a Padova troverai scritto: “CHIUSO PER FERIE dal 10 giugno al 9 settembre". Perché d’estate la parrocchia non va in vacanza. All’ombra di un campanile o sul verde di un prato, in un centro parrocchiale o in una casa autogestita, nella storia di una città o nel silenzio delle montagne… l’estate rappresenta la “prova del nove”: 90 giorni di sole, di cuore e d’amore per caricare di ottimismo la quotidianità della parrocchia.


Cosa fare d’estate? “Cammina. Conta le stelle. Sogna ad occhi aperti. Leggiti un buon libro. Chiediti perché delle cose. Ridi di te stesso davanti allo specchio. Sorridi a tutti. Accetta un complimento. Canta mentre fai una doccia. Ringrazia Dio per il sole. Lasciati illuminare dalla sua Parola. Dai una rinfrescatina al tuo cuore. Ascolta ciò che dica. Saluta il tuo vicino di casa. Abolisci la parola “rancore”. Dai un consiglio ad un amico. Fai sentire “benvenuto” chi ti è antipatico. Convinciti che non sei solo. Fai un favore con generosità. Per oggi non ti preoccupare. Permettiti di sbagliare. Pratica il coraggio delle piccole cose. Prendi posizione di fronte al male. Esponi la tua anima alla luce della Parola. Vivi tutto in compagnia di Dio. Che il sole brilli nella tua casa e vi porti luce e calore. Che il volto dia sereno e in pace e un sorriso brilli sempre sul tuo volto.
Il Signore sia un raggio di sole quando le difficoltà e la fatica oscureranno la meta. Riscaldi il tuo cuore rendendolo forte e generoso. Ti spezzi il pane della festa e il vino della gioia, perché tu possa acquistare l’energia più potente del mondo: l’amore. Allora tu diventerai un piccolo sole per altri, sarai un cuore che regala amore, rendendo felice qualcuno” (L. Guglielmoni – F. Negri).
Vorrei poter inserire quest’augurio di sfuggita negli zaini colorati dei ragazzi e delle ragazze che in questi giorni stanno svuotando le scuole. E’ la gioia di un giovane prete che condivide assieme a loro e con loro la fatica moderna e la bellezza pesante di essere cristiani oggi! Con una certezza: “Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”(F. DE GREGORI).
Una piccola carovana nel deserto dell’estate alla ricerca di Dio.
Perché nemmeno Dio d’estate va in vacanza!


LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



domenica 10 giugno 2007 - ore 02:15


Solennità del Corpus Domini
(categoria: " Riflessioni ")


SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI
"Un sillogismo maledetto"

di don Marco Pozza

Esci da casa e vai al mercato. Dopo tre ore t’accorgi che non sei ancora arrivato. Non ti sorge forse il dubbio d’aver sbagliato strada? Stai riempiendo una bottiglia d’acqua. Dopo venti minuti sei ancora lì con la bottiglia vuota sotto il rubinetto aperto. Non ti sorge forse il dubbio che sia bucata? Stai corteggiando una donna. Dopo tredici anni sei ancora lì con le bave alla bocca. Lei è già sposata e porta a spasso tre bambini. Non ti sorge forse il dubbio che a lei non interessi? Salito in macchina, l’hai accesa. Acceleri, freni, giri il volante: dopo un’ora sei ancora in garage. Non ti sorge forse il dubbio che le marce non sono innestate?
Vedi! Capitano delle cose così strane delle quali, se ci pensi, l’unico con cui arrabbiarti sei tu. Tu che sbagli strada, che non t’accorgi del buco sulla bottiglia, che non vedi il disinteresse di una donna, che non innesti le marce dell’auto.
Anche nel Vangelo rischiamo di fare flop alla grande!



Ogni volta che si celebra quest’antichissima festa del Corpus Domini, mi tornano alla mente le processione che si tengono ancora al mio paese. Tradizioni che rispecchiano l’anima forte, la spiritualità semplice, l’ardire montanaro di portare Cristo tra le strade del paese. Petali di rosa e profumo di ginestre sulla strada, orazioni sussurrate in mezzo al vociare della gente e quel baldacchino sotto il quale viene portato Cristo. Da bambino mi commuovevo, mi rattristavo quando vedevo la gente al bar brindare al passaggio del Signore, m’interrogavo sul perché di quel gesto così nobile ma sconosciuto a tanta gente. Divenuto grande ho capito quanto strano è il Vangelo. Un libro estremamente diverso dagli altri, un libro che riserva incontri sorprendenti, brutali, che ti spiazzano. E più ci cammini tra le sue righe, più scopri quanto manca ancora prima di arrivare alla meta. Un libro che ti presenta sempre debiti, bocciature, ripetizioni da fermare per l’anno a venire.
Portare Cristo per le vie del paese significa celebrare un gesto di fede, raccontare la gioia d’essere cristiani oggi, scrivere pagine di spiritualità per la gente che verrà dopo di noi. Un gesto di fede! Cinque pani e due pesci nelle mie mani – te l’ho già raccontato – non sono null’altro di più che una buona merenda. Cinque pani e due pesci nelle mani di Cristo sfamano una moltitudine. Questione di fede. Cinque pani e due pesci che ti mettono nell’anima inquietudine, tristezza, malinconia… perché nelle mie mani cinque pani e due pesci rimangono cinque pani e due pesci. Non riesco a trasformarli. Non mi riesce quel miracolo apparentemente così semplice a sentirlo raccontare: prendere, alzare al cielo, benedire, spezzare. Quattro verbi per dimostrare il mio fallimento. “Se avete fede quanto un granello di senapa, direte a questa montagna: “Spostati di qui a là” ed essa si sposterà. Nulla sarà impossibile”. Io non ho mai spostato una montagna. Neppure una collina della mia splendida terra pedemontana. E sono convinto che non lo farò mai.


Allora se tutto ciò è vero, la conclusione è tremenda. Lui ha detto: se avrete fede sposterete le montagne. Ma io non sono mai riuscito a spostare una montagna. Quindi non ho fede: sillogismo maledetto! Perfetto, anche se non troppo incoraggiante per me. Non ho fede! Eppure quando posso vado ancora alle processioni, sono prete, recito ogni giorno il rosario, mi dimeno tra i salmi della Liturgia delle Ore, studio testi ebraici, latini e greci, frequento ogni sera personaggi biblici che mi raccontano storie lontane, aneliti esigenti, momenti di speranza. Ma non ho fede! M’arrabbio perché aspetto i miracoli dal Signore. Sono ghiotto di miracoli. Ma dimentico che i miracoli il profeta di Nazareth li compiva quando scrutava la fede in chi lo cercava. La fede del centurione che fece esplodere l’ammirazione di Cristo in persona. Quell’ammirazione che io non riesco a regalarGli quando m’incontra.. Non ho mai spostato una montagna. Perché non ho mai tentato. E non ho mai tentato perché avevo paura di fare fiasco e di essere deriso. Dunque non avevo fede!


C’è gente che oggi contesta le processioni. Ma lo si voglia o no la processione eucaristica si svolge tutti i giorni, seppur in maniera piuttosto clandestina. E si snoda, ovviamente,fuori dalla chiesa. Chi partecipa all’Eucaristia non può non “uscire” in processione. A portare, a manifestare, a dichiarare, a cambiare. La fede, per colpa dell’Eucaristia, non può essere un affare privato. L’Eucaristia è aria aperta, provocazione della strada, minaccia per le situazioni di ingiustizia, sconfitta della paura, volontà di rovesciare le realtà opprimenti. Ogni giorno c’è processione eucaristica. Con il sole o con la bufera. Il caldo o il gelo. L’azzurro o le nubi. Noi scherziamo volentieri su queste cose: ma a noi è stato consegnato un sogno. Il sogno di Dio a riguardo del mondo. L’Eucaristia costituisce la possibilità di realizzare questo sogno! Non sempre ci riusciamo, ma la promessa dovrebbe essere quella di tentarci ancora. Sempre una volta in più! E Lui desidera uscire. La chiesa e la sacrestia Gli va un po’ stretta. Ogni tanto chiede di abbandonare il tabernacolo per frequentare l’aria libera e le strade, il mescolarsi tra la gente, il gioire della festa, dei fiori, dei colori. Perché l’uomo ha fame! Fame di serenità Fame di giustizia. Fame di bellezza. Fame di stupore. Fame di relazioni. Fame di amicizie. Fame di novità. Fame di dolcezza. Fame di pace. Fame di rapporti sinceri. Fame di Dio!


Si, l’uomo ha fame di Dio, anche se non te lo chiede! Ecco perché la messa non finisce con la benedizione. No, resta tutto da fare. Anzi, la messa inizia proprio quando finisce. Perché se accetto veramente l’Eucaristia, accetto il rischio! E l’uomo ha necessità di rischiare, perché l’uomo è un innamorato. E l’amore è un rischio. Il rischio per eccellenza! Ma non t’accorgi che l’uomo è un essere che spia la cassetta delle lettere anche la domenica, tanto ha bisogno di essere ricordato da qualcuno. E’ uno che sente il telefono anche quando non suona. E’ uno che arriva addirittura a parlare da solo. E’ uno che ha bisogno di un secondo cuore: può vivere senza fratelli, ma non senza amici. Insomma, nasciamo tutti così innamorati che, da soli, ci troviamo come una scarpa scompagnata.
Ecco cos’è l’Eucaristia: il racconto di un Amore Eterno che ci viene a cercare tra le piazze e i quartieri della nostra città! La storia di un Dio che ammaestra l’uomo nel tentativo di agganciare la terra al cielo. La piccolezza al genio del Creatore!


Vedi, Signore! Esiste la fede che sposta le montagne. Ed esiste l’altra: quella che non sposta niente. La mia appunto. Te lo dico con dolore, arrossendo fino alla punta dei piedi. E’ stata una macabra scoperta. E’ come se fossi entrato, fischiettando, in un stanza e ci avessi trovato un cadavere. Ma il mio è anche un grido, stasera. Hai detto: “nulla vi sarà impossibile”. La cosa, naturalmente, vale prima di tutto per Te.
Allora ti chiedo: riuscirai a vedere una fede ancora più piccola di una granello di senapa? Sarebbe l’unico modo per non sentirmi un fallito nella tua vigna!

Buona settimana!


LEGGI I COMMENTI (31) - PERMALINK



venerdì 8 giugno 2007 - ore 08:49


Addio, vecchia scuola!
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Complimenti!
Sei stata eletta mascotte 2007 di Studio Aperto!"


di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 8 giugno 2007, pag. 6

A Padova c’è aria di vacanza: ancora qualche ora e la campanella romperà le righe. Libri in soffitta, zaini svuotati di cultura e riempiti di sole, creme e abbronzature. Basta grembiulini ordinati, logo della scuola sulla maglietta, orologio alla mano. Spazio a costumi spaziali o invisibili, magliette attillate e infradito, pantaloncini corti e occhiali a specchio. Addio muretti del Tito Livio, giardinetti del Fermi, aule del Nievo: d’ora in poi ci s’incrocerà a Malpensa, Fiumicino, Francoforte. Ogni stagione ha le sue “aule scolastiche”.


Arrivederci, vecchia scuola! E tante grazie per quest’anno! Per aver appreso sui banchi di scuola il latino di Virgilio, il greco di Platone, la Provvidenza del Manzoni. Ma anche la fantasia di scuolazoo.com, l’ironia appurata di John Beer, le effigi di docenti crocifissi su Youtube. 365 giorni che ti hanno visto mascotte onoraria di quasi tutte le edizioni di Studio Aperto, il telegiornale più credibile della nazione. Rappresentata dal Ministro Fioroni, dalle più alte autorità culturali che tentano a fatica di rinverdire la tua importanza, t’abbiamo apprezzato per la maestra di Lecce e la prof di Pordenone (chiediamo il loro trasferimento a Padova). Di te parlano avvocati, giuristi, politici, macellai e cantanti.
Nelle tue aule abbiamo studiato l’Etica Nicomachea di Aristotele, l’Anabasi di Senofonte e i Grandi Idilli di Leopardi… ma tra una lezione e l’altra (“in Veneto non stemo mai coe man in man” – recita una pubblicità della San Souci) abbiamo rullato qualche cannone, improvvisato e videofilmato qualche strip-tease. Insomma siamo piccoli seguaci di Fabrizio Corona. Afferrata la dignità classica dell’uomo, la bellezza nell’arte della donna, il sapore di antichi valori… abbiamo concluso che una cavolata fatta in classe fa più ridere. Però magari domani cambierà…
Ci siamo inventati uno sciopero per le ecocomafie che non conosciamo perché volevamo fare un po’ di vacanza. Insomma t’abbiamo raccontato un’ eco-balla.
Insomma, vecchia scuola, un po’ ci mancherai. Perché, tutto sommato, ci siamo divertiti! A chi deve iniziare gli esami…la nostra solidarietà! Con l’augurio che possiate imbattervi in uno di quei docenti visionati su Youtube mesi fa.
Sareste fortunati avere la sua presenza: dicono sia molto richiesto dagli studenti. Motivo? E’ presente ma in realtà è assente!
Insomma: si copia!


LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK



mercoledì 6 giugno 2007 - ore 14:46


Il profeta è un cane che abbaia!
(categoria: " Riflessioni ")


PREFAZIONE

Oggi ricorre il III^ anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Oggi Cristo mi ha fatto un dono inaspettato,uno di quei doni che sicuramente anticipano qualcosa nella vita. Mi ha fatto incrociare il volto e la storia di un "prete gigante": don Fortunato di Noto. Un segno forte e deciso messo sul mio giovane cammino di prete in un momento di grande difficoltà e di triste fatica. Un regale che rispolvera due cose.
Prima di tutto che Dio ha mantenuto la sua promessa fattami il 6 giugno 2004 e che la mia nonna ha voluto scritto sotto il calice: "Solo sii forte e molto coraggioso. Non ho abbandonato Mosè, perchè dovrei abbandonare te? (Gs 1). E poi - e questo mi mette nell’anima un’emozione immensa - che Dio per me ha preparato strade che non riuscirei mai ad immaginare. Strade che mi spaventano, strade sulle quali ha già segnato la rotta, strade lungo le cui carreggiate mi sta facendo trovare "guide" esperte e sapienti.
Forse don Fortunato è stato qualcosa di più di un semplice ospite di passaggio! Nella mia vita certamente. D’altronde i miei vecchi lassù in montagna mi hanno sempre insegnato ad annusare nell’aria l’arrivo di un temporale.
E questa volta sono veramente orgoglioso di essere un "nano", un piccolissimo uomo, al suo confronto. Un nano che tra ieri e oggi ha trovato un parroco gigante (don Fortunato, ndr) sulle cui spalle appoggiarsi!

Dio, sei grande!
Soprattutto quando mi spiazzi!



UN PARROCO SPLENDIDO
"Perchè sporcare la bellezza dei bambini?"

Presentazione di don Marco Pozza

Eppure se ci pensi è un capolavoro! In partenza sembrava una cosa insignificante: pesava un terzo di un milligrammo. Ma dopo soli 15 giorni dal concepimento era già 125 mila volte più grande. Gli scienziati dicono che se il corpo di un bambino continuasse a crescere col ritmo del primo mese, da adulto avrebbe un volume tale da non poter essere contenuto nell’intero universo. E’ incredibile la voglia di crescere del corpo umano non appena è messo in moto.
A 18 giorni ha già un cuore che pulsa. A settanta giorni ha già le impronte digitali. A 90 giorni polmoni e bronchi sono pronti per respirare. A nove mesi il miracolo è fatto: tre chili e trecento grammi di carne umana che racchiudono più mistero di tutte le comete e di tutti i miliardi di stelle.


Il mondo che vorrei ci sparerebbe fiori, non sentiremo più il suono dei cannoni. Il mondo che vorremmo tutti vedere, stasera parte da Avola, un paesino a 40 km da Siracusa, fino a poco tempo fa famoso per due piccoli tesori: i dolci di mandorla e il vino nero, il famoso nero d’Avola. E questo bastava perché il suo nome non passasse inosservato in quella Sicilia così ricca di fascino, di cultura e di millenarie tradizioni. Ma ad Avola i riflettori sono sempre accesi perché tra i suoi figli annovera un uomo strano. Un uomo che agli anagrafi della storia è registrato con il nome Fortunato Di Noto, ma che nel libro della vita scritto da Dio compare con il nome di don Fortunato Di Noto. Un prete strano (e non poteva essere altrimenti se l’ho invitato), con quel fisico e quei lineamenti che a prima vista richiamano più Bud Spencer che Fra Cristoforo: ma sicuramente nel cuore più Fra Cristoforo che don Abbondio. Un uomo pratico, dai modi apparentemente un po’ bruschi. Un prete risoluto che porta stampato nell’anima uno di quei vecchi proverbi che noi - più per insicurezza che per rispetto - non vogliamo più recitare: “Chi sa parlare taccia, chi sa fare faccia”.
Sulla sua scrivania nella canonica della Madonna del Carmine di Avola ci sta il Breviario, la Scrittura Sacra e l’aspersorio. Ma anche il cellulare, un PC, la connessione internet. Un rapporto tra sacro e profano che è divenuto la sua “terra di missione”. Tra il 1827 e il 1829 Giovanni Bosco iniziò a parlare con Dio strigliando le vacche in una sperduta cascina del Monferrato. Don Fortunato parla con Dio incrociando i volti dell’umanità su Messenger, magari nascosti dietro un Hi-pod che funziona da isolante con il mondo e aggrappati ad un cellulare per vincere la solitudine. E in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube con l’umiltà di un apprendista ha imparato quel linguaggio giovane riscritto dagli sms, dalle email, dai blog.


Ma chi è questo uomo che parte da un computer per difendere i bambini e rompe così tanto all’opinione pubblica? Don Fortunato è un prete di 44 anni, parroco di Avola, insegnante di Storia ecclesiastica alla Pontificia Università Teologica Santa Croce di Roma. Consulente del Ministero delle Comunicazioni per le politiche dell’Infanzia, Membro del Comitato di garanzia e tutela Internet@minori, Membro del comitato scientifico della Polizia Postale. Collabora con la polizia postale e delle comunicazioni italiana, con l’Fbi, con l’Interpol, con la gendarmeria francese, con la polizia spagnola, svizzera, tedesca e brasiliana. Numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali fra cui l’alta onorificenza di “Cavaliere della Repubblica Italiana” per l’impegno profuso nei confronti dell’infanzia.
Un uomo che di fronte a questa moderna “strage degli innocenti” non si da pace. E da Avola ogni volta ri-parte per sferrare il suo attacco alle grandi lobby criminali. Un giorno un bambino con una storia difficile alle spalle si è rivolto a lui. “Gianni – racconta – nel 1985 aveva 8 anni e molti problemi in famiglia. Mi ha chiesto perché la sua vita era soltanto in bianco e nero. Tu come la vorresti? - gli ho chiesto - Come un arcobaleno”. E così è nato Telefono Arcobaleno poi trasformatosi in Associazione Meter che nel corso dei suoi quindici anni d’attività ha denunciato e smascherato 165.000 siti pedo – pornografici. Una denuncia che ha valso al suo prete una vita sotto scorta e una vita sotto minaccia. Basti leggere l’odio che gli riserva Marco Dimitri, il padre della setta de I bambini di Satana per farsi un’idea e chiedersi come faccia a dormire la notte. Ma Dio i suoi profeti non li abbandona!


Purtroppo don Fortunato è un uomo famoso, è un personaggio importante, è un grosso problema per chi vorrebbe tenere nascoste le cose. Dico purtroppo perché se lui lo è diventato è perché lo ha reso grande l’immondizia che regna nel nostro mondo che, ostinatamente, ha il coraggio di dichiararsi “umano”. Umano quando solo in Italia l’anno scorso sono scomparsi 1698 bambini (dati della Polizia di Stato) e nel mondo ogni anno 2 milioni di bambini sono sfruttati a fini pedo-pornografici. Per non parlare dei 380.000 piccoli volti entrati nei data-base della Polizia e che nessuno sa più rintracciare e salvare. In oltre 106 paesi non si vietano le punizioni corporali a scuola, si diffonde sempre più la piaga del traffico di organi, ogni anno 73 milioni di minori subiscono violenze sessuali, 275 milioni assistono a violenze domestiche, 126 milioni sono coinvolti in attività di lavoro rischiose.
Don Fortunato rappresenta l’altra Chiesa. Quella che non tace. Prete operativo, che rischia la vita in prima persona, sedotto dalla Verità che non s’insabbia. Fa parte di quella chiesa che non si vergogna se al suo interno annovera preti beccati con le mani nel sacco, preti con la coscienza sporca, preti che infangano la bellezza dei bambini. Non si vergogna perché sa che quelli – per usare le parole di Mons. Rino Fisichella ad Anno Zero giovedì scorso – sono “quattro delinquenti che non dovevano diventare preti”. Casi singoli che non possono intaccare la dignità di una Chiesa che, forte di mille ritardi e di mille anticipi nella storia, ha sempre posto nei bambini cure, premure, attenzioni come nessun’altra istituzione sociale. In nome di questa trasparenza don Fortunato non si è scoraggiato se sabato 25 giugno 2005 migliaia di persone hanno festeggiato la Prima giornata dell’Orgoglio Pedofilo. Non si è ammazzato se in Olanda c’è un partito che vuole liberalizzare la pornografia infantile, il sesso con gli animali e i rapporti sessuali tra adulti e bambini maggiori di 12 anni. Non si è fatto ricoverare. Ha fatto di più: ogni anno dal 1995, invita a celebrare la prima domenica di maggio la Giornata della Memoria dei bambini - vittime della violenza, indifferenza e sfruttamento.


Il grido di centocinquanta milioni di bambini straziati dovrebbe spaccare la Terra. Invece fa poco rumore, la pedofilia. Quasi nulla rispetto alla devastazione che lascia dietro di sé: un olocausto bianco che non risparmia nemmeno più i neonati nei loro primi giorni di vita. La lista di chi abusa non esclude nessuno: professionisti, medici, avvocati, professori, qualche prete... Anche insospettabili padri di famiglia, i cui figli hanno la stessa età dei bambini che loro comprano nei bordelli della Cambogia o di Cuba, usano e poi lasciano lì per il vizio di altri ricchi clienti. E avanti il prossimo.
Fa troppo poco rumore, la pedofilia!
Io ti conosco da poco, don Fortunato. Certamente tu sei uno di quei mille segni forti che Dio sta mettendo sul mio giovane sacerdozio. Sicuramente oggi ci troviamo qui, prima di tutto, a farci rimbalzare l’un l’altro la gioia di condividere la missione più bella del mondo: essere preti! Di te mi stupisce una cosa sola, ma è quanto basta per sentirmi piccolo. Un nano – come direbbe J. P. Sartre - ma che stasera (e forse un giononon troppo lontano) poggia sulla spalla di un gigante! M’impressiona la tua capacità di rendere semplici i temi dell’uomo. Semplici fino al paradosso, fino a far sembrare che la cultura umana sia roba da minus habent. Mi sembra scontato dipingerti come un prete strano, ed è solo grazie a questo mondo fatto di superficiali e di idioti se non ti hanno ancora bruciato. Ti conosco da poco, don Fortunato, ma mi hai già fatto capire una sottigliezza: ci sono cose che non capisco e che sono certo trattarsi di sciocchezze, altre che pure non capisco ma che però mi attirano e sembrano nascondere qualcosa di straordinario. Tutti i “sapienti” ridono di te e ti considerano un coglione: io capisco che in questo tempo un prete vero non può brillare.
Non montarti la testa se te lo dico (altrimenti ti ricoverano), ma hai un destino strano: un giorno ti faranno santo. Santo perché hai difeso con la tua vita la bellezza di un universo che porta ancora intatta il respiro del Creatore: l’universo dei bambini!


Sono felice che a darti il benvenuto stasera assieme alla mia parrocchia ci sia anche un volto amico, Elena Donazzan, Assessore della Regione Veneto alle politiche dell’Istruzione e della Formazione. E’ il benvenuto della nostra magnifica terra veneta ad un prete che difende anche la bellezza dei nostri bambini!
Conoscendo te e don Luigi Ciotti sto scoprendo perché Dio ogni tanto sembra stia zitto: perché lascia la parola ai suoi profeti!

Grazie, don Fortunato
SEI GRANDE!



LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK



martedì 5 giugno 2007 - ore 07:50


Benvenuto don Fortunato!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CHIESA DI SACRA FAMIGLIA 20.45

"Perchè sporcare la bellezza dei bambini?"


A colloquio con DON FORTUNATO DI NOTO,
prete siciliano anti-pedofilia

con la partecipazione di ELENA DONAZZAN
Ass. Reg. Veneto alle Politiche dell’Istruzione e della Formazione

conduce don Marco Pozza


*Don Fortunato di Noto: il "parroco dei bambini" o un "adoratore del macellaio di Sodoma e Gomorra"(Claudio Simeoni)?
Fatti un’idea ascoltando prima una voce poi l’altra!


LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



domenica 3 giugno 2007 - ore 10:33


Santissima Trinità
(categoria: " Riflessioni ")


SOLENNITA’ DELLA SS.TRINITA’
"Solita minestra - esclamò mia nonna! "

di don Marco Pozza

Il mio parroco raccontava sempre la solita storiella. Raccontava che mentre camminava sulla spiaggia, riflettendo sul mistero della Santissima Trinità, Sant’Agostino, il grande e sapiente vescovo africano, incontrò un bambino che raccoglieva l’acqua del mare con una conchiglia e la versava in una buca scavata nella sabbia. “Cosa stai facendo?” - gli chiese il dotto vescovo. “Voglio svuotare il mare in questa buca” - gli rispose il bimbo. “Come può entrare tutto il mare così grande in una buca tanto piccola?” - osservò Sant’Agostino. Il bambino ribadì: “E tu come puoi pensare che la tua piccola intelligenza umana riesca a contenere l’infinita sapienza di Dio?”. Ricordo che la mia nonna, la quale doveva aver sentito quel racconto almeno un’ottantina di volte, tornando da “Messa prima” una domenica disse a mio nonno: “Ma non si è ancora stancato di giocare quel benedetto bambino? Ormai è ora che impari a zappare la terra!” (non diceva sabbia, era concreta: diceva terra). Era troppo devota la mia nonna per ammettere che il parroco, con la complicità di Agostino, aveva finito per stancare lei con quella storiella del bambino che scava la buca nel mare. Si dimenticava gli altri esempi che il prete usava per parlare della Trinità: il trifoglio, il triangolo, l’aritmetica, la geometria: si vedeva che la lasciavano indifferente! Era più sicura quando, infilando il suo ago tra i buchi delle mie calze, attaccava: “Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancti”, in un latino più o meno maccheronico.


Vedi, mia nonna aveva capito una cosa eccezionale, anche se sui banchi di scuola ci era rimasta pochissimo tempo. Aveva capito che era superbia cercare di mettere dentro la testa la Trinità. Perché per lei era come affermare d’essere capace di spiegare il mistero di Cristo. Mia nonna Nerina preferiva mettersi in ginocchio e pregare. La ricordo assorta, rapita, avvolta da quella bellezza propria di chi sfiora il mistero. E’ impressionante: nella preghiera la piccolezza contiene l’Infinito, la vecchiaia custodisce il Mistero, nel nulla si nasconde il Tutto. Non c’erano grandissime capacità conoscitive (poteva vantare come curriculum la seconda elementare), ma aveva intuito che la curiosità non sazia nell’incontro con Cristo: “lo Spirito Santo vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16,12-15). “Guidare”, ovvero accompagnare una persona a scoprire passo dopo passo, attraverso un cammino costellato di meraviglia, di stupore, di sorpresa. Un cammino che più ti fa avvicinare più ti fa sentire il peso della tua inadeguatezza. Un cammino in cui lo Spirito Santo necessita di scolari abituati a stare in ginocchio di fronte a Cristo!
E’ fatica non commuoversi nel sentir parlare della Sapienza nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi. Sembra quasi di vederlo questo Dio tutt’intento nel disegnare con perfezione e maestria il suo capolavoro. Un Dio intento a fissare i cieli per calcolarne l’ampiezza, un Dio che traccia un cerchio negli abissi, un Dio che con le sue mani raccoglie le nubi dispettose e le condensa in alto, un Dio che come un fotografo impazzito fissa le sorgenti, tratteggia con il solo uso degli occhi i limiti del mare. Un Dio che, come un architetto, dispone le fondamenta della terra. E la sapienza, al pari di una donna innamorata del suo Tesoro, era la sua delizia, salterellava davanti a Lui in ogni istante.


Senti in che modo indovinato inizia una vita di don Bosco: “Nel 1827, a Milano, Alessandro Manzoni pubblicò la prima edizione de I promessi sposi. Nel 1828, a Recanati, Giacomo Leopardi iniziò a comporre i grandi Idilli. Nel 1829 a Parigi Giacomo Rossigni mise in scena il suo Guglielmo Tell. In questi tre anni Giovanni Boscò strigliò le mucche in una sperduta cascina del Monferrato. Ma cominciò a parlare con Dio”. Cominciò a pregare. Dunque, cominciò ad essere al vertice di se stesso. Di più: iniziò a diventare sapiente! E’ una cosa formidabile pensare che quando preghi impresti la tua voce al mondo. Le cose non capiscono niente, ma tu puoi farle cantare, pregare, splendere. Tu puoi essere il cantore innamorato dell’universo. E questo è gigantesco! Il tempo d’inginocchiarti e senti sulle pelle che tutto parla di Lui. Parlano di Lui i tramonti tra le stelle, l’acqua, la terra, il cielo, le cascate, le tempeste e i giochi dei bambini. Gli occhi e le mani, i pianti e gli amori, l’armonia e la dolcezza! E ti rimbalzano quelle parole eterne pennellate nel salmo: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cos’è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?" (Sal 8)


Mia nonna non mi ha mai spiegato il mistero della Trinità. Ti dico di più: forse nemmeno sapeva cosa fosse la Trinità in teologia. Era ignorante al cospetto dei miei docenti universitari, ma possedeva una sapienza che nessuno più mi ha trasmesso. Un giorno le chiesi: “Nonna, cosa sono queste tre persone che diventano una?”. Lei mi fece cenno di lasciar perdere e mi disse: “Pensa a quando mi abbracci: più o meno è così”. Un abbraccio: le braccia di Dio che accolgono chi si fida di Lui. Incredibile! Ecco la fede semplice alla quale attingo sempre, la fede che mi fa provare emozione, che mi fa piangere, che mi fa sentire piccolo e gigante, che mi emoziona, che stempera il mio nervosismo, che alimenta la mia tenerezza. Perchè se uno ti abbraccia… cavolo, tu ti sciogli! E allora perché certe volte quando preghiamo sembriamo bloccati, come certe statue di Pompei, Ercolano e Aplonti? Perché rimaniamo inespressivi, ingessati, impalati. Preoccupati di salvare la faccia. Penso a certi volti in chiesa, in quartiere, nei bar: volti spenti, impenetrabili, immobili, quasi mummificati, compostezza forzata. Ma se uno ti abbraccia tu ti sciogli! Quando ci arrenderemo allo Spirito? Quando faremo una risata liberatoria, una capriola sul prato, quando decideremo d’arrenderci alo Spirito, di diventare morbidi, leggeri, disinvolti, sciolti, comunicativi? Approfittiamone di quest’abbraccio: siamo troppo rigidi. Vedi: bisogna pregare perché abbiamo bisogno di scioglierci, di guarire dal collo contorto, di essere capaci di gesti teneri. Senza la preghiera diventiamo aridi! Se penso che mia nonna con ago, filo e uovo di legno parlava con Dio mentre chiudeva i buchi delle mie calze… un po’ tanto mi vergogno. Mi vergogno, ma anche mi commuovo, perché ancora oggi sento che questa vecchia catechista non mi abbandona ma m’invita sempre a pregare per rasserenarmi, per addolcirmi, per essere spensierato.


Io mi arrabbio, e Lui mi dice: Perdona! Io ho paura, e Lui mi dice: Coraggio! Io ho dubbi, e Lui mi dice: Fidati! Io sono inquieto, e Lui mi dice: Stai tranquillo! Io voglio star comodo, e Lui mi dice: Seguimi! Io faccio progetti e Lui mi dice: cancella tutto! Io voglio qualche sicurezza e Lui mi dice: lascia fare a Me! Io penso di essere buono e Lui mi dice: Non basta, ti voglio santo! Io voglio comandare, e Lui mi dice: Inginocchiati! Io voglio capire, e Lui mi dice: Fidati! Io voglio rivincita, e Lui mi dice: domani, non oggi! Io penso alla vendetta, e Lui mi dice: non faresti la differenza! Io voglio essere grande, e Lui mi dice: diventa come un bambino! Io voglio nascondermi, e Lui mi dice: Marco,dove sei?
Ogni cosa faccio sembro fuori posto. No! Proprio non capisco questo Gesù. Come molti dei suoi discepoli anch’io avrei voglia di cercarmi un maestro meno esigente.
Però, anche a me succede come a Pietro: non conosco nessuno, che abbia parole di Vita eterna come Lui.

Buona settimana!


LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



sabato 2 giugno 2007 - ore 07:47


"Giovani d’oro"
(categoria: " Riflessioni ")


"GIOVANI D’ORO"
"Grillo Parlante" di Asiago - 1 giugno 2007

“Un’ora passata troppo in fretta. Il tempo per una volta volentieri l’avrei fermato. Una delle poche volte che mi son sentita partecipe di parole che avevano un senso, un senso firmato da due storie concrete. Due giovani innamorati pazzi della vita, appassionati di sport, convinti delle loro idee che si sono presentati a testa alta.


I giornali e le agenzie di stampa li hanno definiti "la strana coppia": un prete e uno sportivo legati da una semplicità disarmante e da un sorriso convincente.
Due cose mi hanno colpito: i loro occhi splendenti e la loro grinta che vibrava nelle parole.
Una splendida occasione creata dall’ AVIS – Altopiano di Asiago che merita un elogio. Per una volta noi professori ci siamo seduti e abbiamo lasciato la parola ai giovani. Che, senza vergogna alcuna, hanno dimostrato carattere e una capacità di catturare l’attenzione inaspettata. La timidezza di Enrico e l’eloquenza di don Marco mi hanno fatto sentire orgogliosa di lasciare spazio alla gioventù.
Erano anni che non vedevo 300 ragazzi in silenzio e catturati dalle loro parole.
Complimenti Enrico! Complimenti don Marco! Siete veramente dei “giovani d’oro”! L’Altopiano è orgoglioso di voi!"

Una professoressa delle superiori


IL CORRIERE DEL VENETO
"Come don Bosco in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube "

di don Marco Pozza
da Il Corriere del Veneto, sabato 2 giugno 2007, pag. 21

A 80 anni zittì due milioni di giovani con una frase-verità: “Forse a voi giovani non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì!”. La storia di Karol Woityla è la storia di un uomo che ha vinto la scommessa più assurda: ri-accendere nel cuore dei giovani un sorriso inebriato parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un’insulsa sessualità… ma suggerendo Gesù Cristo. Come a dire: “le sorgenti mantengono sempre la parola” (E. BURKE).
Non ci potrebbe essere biglietto da visita più bello per far gli auguri a Luca, Lorenzo, Davide e Federico. Quattro ragazzi, quattro storie giovani … un sogno: essere preti! Domenica nella cattedrale di Padova il Vescovo consacrerà sacerdoti questi ragazzi. Per loro, inizierà un viaggio, il viaggio della loro vita sacerdotale! Una vita che – come canta F. Battiato - chiederà loro di portare il silenzio e la pazienza per raggiungere le vie che conducono all’essenza. Cristo tesserà i loro capelli come trame di un canto e farà conoscere loro le leggi del mondo per farne poi dono. I profumi dell’Amore inebrieranno i loro corpi e abbracciati a Cristo percorreranno lo spazio e la luce per non invecchiare.


Non sarà un gioco, anche se all’apparenza il mondo vorrebbe fosse tutto un gioco. No! Loro tenteranno di portare a Cristo i ragazzi d’oggi. Li intercetteranno su messenger, magari nascosti nell’Hipod che funziona da impermeabile e con il cellulare che vibra a ritmo di manager. E in un mondo di Hi-Tech, Myspace e YouTube dovranno captare le frequenze d’onda di un linguaggio riscritto dagli sms, dalle email, dai blog. Faranno breccia – come novelli don Bosco – in quell’areopago in cui regna Muccino e Scamarcio, Brad Pitt e Orlando Bloom, Harry Potter e le saghe di Cristopher Paolini. Lì testimonieranno che oggi il cristianesimo è questione di Amore!
La categoria d’amore nel parlare di Cristo che Nietzsche non capiva. Lo disse apertamente: “mi fanno pena questi preti per me essi sono dei prigionieri e dei marchiati. Colui che essi chiamano redentore li ha caricati di ceppi. Di ceppi di falsi valori e di folli parole! Ah, se qualcuno potesse redimerli dal loro redentore”.
Invece io vedo nella mia vita, pur nella povertà della mia testa che non capisce un tubo, un numero grande di delicatezze di Dio, vedo delle cose troppo belle, per cui faccio degli applausi al Signore che se uno mi vede dice che sono matto. M’incanta un Dio al quale non è ancora venuto il voltastomaco per i miei peccati, che continua a nutrire fiducia in me, pur vedendo che tante altre persone Gli darebbero forse ben diverse soddisfazioni. Mi fa piangere un Dio che non solo mi sopporta, ma mi fa capire che non sa fare a meno di me. Diventato prete capisco Geremia: “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”(20,9).
Davvero: non possiamo tacere la bellezza di Cristo. La gente rifiuta il nome di Cristo? Noi dobbiamo testimoniare il fascino di quell’Uomo! Far sentire il bisogno di Dio. E spartire con la gente momenti di festa e di lacrime. Profumi di forno e di bucato. Lacrime di partenze e di arrivi. Come i sacerdoti dell’Antico Patto!
Sacerdoti in terra, non a tre metri sopra il cielo: tradiremmo il Maestro!
Forti di una consapevolezza: senza Dio non siamo nessuno. E con un dubbio in tasca: siamo noi che ci fidiamo di Lui o è Lui che si fida di noi?


LEGGI I COMMENTI (13) - PERMALINK



venerdì 1 giugno 2007 - ore 00:05


Don Luca Boaretto
(categoria: " Pensieri ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Se lunedì mattina cambi, ti spacco!"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 1 giugno 2007, pag. 6

Luca Boaretto ha 26 anni. Fisico poco sportivo, simpatia a fior di pelle, uno sguardo che basta per farti assaporare il profumo della furbizia. 26 anni e un sogno: essere prete! Un sogno partito da lontano, la fatica di costruirlo, la gioia nel conquistarlo. Luca non ha il cervello che funziona! Se funzionasse non si consacrerebbe prete. Perché a casa il pane non manca (basta guardarlo), il futuro potrebbe essere roseo lo stesso, le ragazze non tarderebbero ad arrivare. Il cervello non funziona: perché se ascoltasse Michele Santoro e Andrea Rivera, se leggesse “Via col vento in Vaticano” e le scritte contro la Chiesa sulle mura di Padova, se ascoltasse la superficialità dei suoi coetanei e il menefreghismo della città…non andrebbe prete.


A Luca piace giocare: a calcio, con la play-station, col cellulare. Ma essere prete, purtroppo, non è un gioco! Eppure domenica prossima il vescovo di Padova lo consacrerà prete: Don Luca! Ogni volta che scandisco questo nome sembra incredibile. Eppure a Dio urge trovare qualcuno di folle sulle cui spalle sistemare una missione che fa tremare le gambe. Addestramento? Zero! Si esige lo sbaraglio.
Lunedì s’accorgerà d’essere una stonatura nella società. Una sorprendente stonatura che porterà (almeno spero) fantasia nella nostra chiesa. Oggi la condanna è spolverare questa parola dalla potenza inaudita. Fantasia, cioè la capacità di creare, il brivido di scoprire, l’astuzia di pensare, il coraggio di buttarsi su strade nuove. In tanti rideranno sul nostro sorriso. A noi rimangono come scusa le parole di Geremia: “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa: mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (20,9). Davvero: non possiamo tacere la bellezza di Cristo. Questo è il nostro cantiere Luca: scrivere un segno forte ed autentico di fede dentro le vie di una città che corre impazzita nel suo caos. Non sei solo! Anch’io vado cercando l’uomo nella sua nudità, cerco l’anima, cerco la storia, il nostro essere bambini… mi fa schifo la rassegnazione. Io piango, ho freddo, ho fame, ho tanta paura… ma non voglio uccidere il bambino che sono. Perderò? Non te lo so dire. Ti ripeto solo quello che mi hanno sempre insegnato: “i rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di batterli”(R. Baggio).
Piuttosto rischia, ma non diventare un prete senza sapore!

Con affetto e stima
Un con-fratello prete



LEGGI I COMMENTI (22) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30