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sabato 3 marzo 2007 - ore 00:37


Roberto Vecchioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A COLLOQUIO CON...
"Il poeta che gioca con le parole"

Roberto Vecchioni, cantautore - scrittore

Ero bambino e m’intrigava quell’uomo che con la chitarra in mano accendeva l’emozione nella gente. Uno strumento, una canzone, un sogno messo in rima.
Diventato prete m’innamorai di quel titolo così seducente:
"Ma che razza di Dio c’è nel cielo? - e la feci diventare la "colonna sonora" della mia giovane vita di prete.
Parole in musica per incontrare la
Parola eterna. Ovvero...dalle creature al Creatore!


"E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte;
io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo".

(Roberto Vecchioni, Sogna ragazzo, sogna)



"Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla
neanche il tempo di una ninna nanna,
l’idiozia della luna, la follia di sognare,
la sterminata noia che prova il mare.
E a questa assurda preghiera di parole, musica, colori,
che gli continuiamo a mandare,
non c’è nessuna risposta, salvo che è colpa nostra
e che ci dovevamo pensare.
Ma che razza di Dio c’è nel cielo?
Ma che razza di Dio c’è nel cielo?
Ma che razza di disperato,
disperato amore,
può tagliare la notte e il dolore?
Ma che razza di disperato,
disperato amore
più di questo respirare,
più di tutto lo strisciare?
più di tutto lo strascicare?"

(Roberto Vecchioni, Ma che razza di Dio c’è nel cielo?)


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giovedì 1 marzo 2007 - ore 09:14


Una catechesi
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Un tocco, uno sguardo... ed è poesia"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 2 marzo 2007, pag. 6

Fuori dal PalaBernhardsson di Padova siamo un po’ tutti emigranti nella vita. C’è chi si vergogna di piangere, quelli che fingono di piangere, quelli che delle lacrime non sanno che farsene, quelli che non vogliono commuoversi, quelli che non riescono perché ribelli o semplicemente menefreghisti. Ma dentro, attoniti di fronte alla semplicità di quel palco, domenica sera regnava una meraviglia stupita. Roberto Benigni recita Dante. Recita? No. Canta, eleva, innalza, sublima Dante. Meglio: diventa quasi Dante stesso. S’ingigantisce, s’arrabbia, s’arroventa, si concentra… fino a scoppiare a piangere. Potenza incredibile della poesia. Sembravano scritte per l’occasione questi versi: “Vieni, vieni chiunque tu sia, sognatore, devoto, vagabondo poco importa. La nostra non è una carovana di disperazione. Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. Vieni, vieni, nonostante tutto vieni” (Giala’l Ad-din Rumi). La prosa può sbiadire, può essere cancellata dal tempo, le sue tracce possono smarrirsi: essa parla alla ragione. I poeti, diversamente, parlano al cuore, colpiscono nel profondo, emozionano. Non passano!



Vicino a me Roberto Baggio, l’essenza del calcio. Stupito, commosso, intenerito da quel poeta che dal palco interpreta Dante col cuore aggrappandosi con trasporto alla povertà delle parole. Osservo quei piedi custodi di mille magie, m’intenerisce quel ginocchio stretto tra le mani – gioia e dolore di mille allenamenti -, m’innamora quello sguardo appassionato. Lui, uomo di magie, conquistato per una sera dalla magia stessa.
La bellezza non sta nella penna di chi scrive, ma nell’orecchio di chi ascolta – ripeteva spesso Benigni -. Un po’ come l’incantesimo dell’altro Roberto: la bellezza non stava nel suo piede, ma nell’occhio di chi si lasciava accompagnare da quelle traiettorie. Entrambi una vita spesa per istoriare la bellezza. A ragionare così si può anche sbagliare, d’altronde “I rigori li sbagliano soltanto chi ha il coraggio di batterli” – disse il numero 10 dopo il rigore fallito di Pasadena.
Due uomini, microcosmi splendidi di un Tutto che ovunque sparge tracce della sua presenza.
Me se ne sono andato un po’ triste domenica sera perché ogni tanto mi distraevo. Mi distraevo perché invece di ascoltare le loro parole incrociavo Dio nei loro gesti.
Mi son distratto: ma senza rimpianto alcuno!

don Marco Pozza


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martedì 27 febbraio 2007 - ore 22:42


Benigni-Baggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I SOGNI DI BAMBINO
"Grazie a Dante Alighieri..."

Pane, sogni e poesia.
Due piccoli incontri che mi danno la possibilità di continuare a sognare in grande nella vita.
Storie straordinarie...perchè ordinariamente semplici!



Roberto Benigni è l’emblema della fantasia "sparata" all’apice. Carattere estroverso, capacità di stupire e creare poesia dal nulla, cultura immane e sapientemente usata, riesce a trasmettere cultura unendo le lacrime di gioia a quelle di commozione. Splendida la sua concezione dell’uomo cantata ne La tigre e la neve: "Ogni uomo è un abisso: a guardarci dentro ti vengono le vertigini". Cosa lo distanzia dalla concezione cristiana dell’uomo?
Al mio "essere prete" aiuta la sua fantasia estroversa.




"I rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di batterli". Parole semplici, dirette ed incoraggianti dette da Roberto Baggio, un campione che ha conosciuto la gloria e la sconfitta. Parole che contengono un insegnamento importante: in ogni esperienza c’è un aspetto positivo, sta a noi individuarlo e trasformarlo in una nuova partenza. I veri campioni sanno che, nello sport e nella vita, si può vincere e si può perdere.
Con coraggio e fiducia in se stessi si può fare goal.


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martedì 27 febbraio 2007 - ore 18:38


"Convertiti e credi al Vangelo"
(categoria: " Riflessioni ")


TEMPO DI QUARESIMA
"Acqua e cenere.
Il Vangelo di una vecchia lavandaia"


di don Marco Pozza

Vedevo che lei prendeva sempre il bucato, lo metteva in un catino (dalle mie parti si chiama mestèlo) e poi, in compagnia delle vecchie amiche della contrada, si dirigeva verso la fontana che lungo l’Astico rubava al torrente qualche sprazzo d’acqua. Sul bucato poneva della cenere, come le massaie spargono il sale sulla carne arrostita al fuoco. Lei metteva cenere, quella strana polvere che il nonno scovava da sotto la stufa per spargere sulla terra appena arata. Cenere sul bucato! Poi sulla stufa accesa scaldava dell’ acqua e la versava sopra la cenere che nascondeva il bucato.


Da bambino non capivo come mai i miei vestiti si lavavano così, mentre nel negozio del fornaio tutte le altre mamme comperavano il Dash. Non capivo, forse un po’ mi vergognavo. Di certo ricordo lo splendore di quei pantaloni che indossavo sotto il grembiulino della scuola materna. Ma, seppur infante, le cose le volevo un po’ capire. Così un giorno, attorno al crepitare del camino, mi sedetti sulle gambe ossute del mio nonno (figura patriarcale che ho sempre accostato al Padron ‘Ntoni di verghiana memoria) e mi feci spiegare il meccanismo di quel fare bucato che la nonna forse aveva appreso da sua nonna all’inizio del Novecento.
E così, tra un aneddoto e un sorso di grappa fatta in casa, riuscii a scoprire cos’era il rito della lissia, che lassù nelle mie contrade ancora adesso si perpetua come una liturgia nelle mani di qualche massaia anziana e vereconda.
Cenere! Quella che da bambino il vecchio prete di Calvene mi metteva nel capo e che io non volevo perché rovinava il gel. Ricordo l’eco di una frase che diceva: “Convertiti e credi al vangelo”. E io, con l’occhio vispo e l’orecchio teso, sentivo che a qualcun altro diceva: “Ricordati, uomo, che sei polvere. E polvere ritornerai” . E a me, sinceramente, quelle parole facevano un po’ paura. Mi ricordava la polvere che la nonna strappava alla bellezza del legno antico, che papà soffiava via dagli ingranaggi dei motori. La polvere della torre di Babele, la polvere sbattuta dai calzari, la polvere della casa costruita sulla sabbia. E poi io soffrivo per una forte allergia alla polvere… Acqua! Quella che dal catino il mio parroco versava sui piedi di noi bambini della prima comunione il giovedì santo per ricordare il rito compiuto da Gesù nell’ultima cena.


Cenere e acqua: per fare bucato. Cenere e acqua: per costruire una quaresima. Lo capii più tardi, alle soglie del mio sacerdozio: ma la scoperta fu commovente! La mia nonna, con la saggezza delle vecchie donne di montagna, si fidava del vangelo per ripulire gli indumenti. Quello stesso miscuglio con il quale lavare la mia anima: cenere in testa e acqua sui piedi! . Un viaggio arduo, incantevole, austero che la liturgia ogni anno mette a mia disposizione per tentare di diventare il santo che manca nella storia!
Con l’acqua e con la cenere un uomo, Gesù di Nazareth, figlio di un falegname e di una ragazza coraggiosa, ha firmato la più grande rottura che la storia annoveri nei suoi archivi. Con disarmante coerenza! Ecco perché il Vangelo e la Scrittura hanno un messaggio per tutti: per l’uomo della strada, come per la persona colta, per il credente, come per chi anela a credere. Sono testi nei quali Bertolt Brecht scorgeva l’alfabeto per leggere il mondo. Sono la grandezza di un capolavoro che dice brutalmente e senza contraccettivi la nuda verità della vita e della morte, l’eros e la violenza, l’incanto e il sapore di cenere, l’altezza cui possono arrivare gli uomini salendo al di sopra di se stessi fino a scorgere un Dio che li trascende, li sorregge o li annienta. E la bassezza cui quegli stessi uomini possono giungere.


Per quell’acqua sulla testa e quella cenere sui piedi (apparentemente un viaggio di poco meno di due metri, ma in realtà molto più lungo a percorrersi), non possiamo mai disperare della conversione anche di chi ci sembra tanto lontano. D’altronde, si conoscono i linenamenti di un uomo che alle “cinque del pomeriggio” (Mt 20,1-19), mentre tutti i datori di lavoro se ne vanno a casa, passa ancora per la piazza a chiamare. Magari con acqua e cenere come strumenti di lavoro. Alle “cinque del pomeriggio”, cioè quando nessuno scommetterebbe, quanto tutti la ritengono follia, quando uno passa per ridicolo… prende la supermaritata Samaritana al pozzo di Giacobbe; prende Matteo, pubblicano, dal banco delle tasse; prende lo strozzino Zaccheo, la povera Maddalena dalla quale uscirono sette demoni, e,...all’ultimissima ora, persino il buon ladrone in croce: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23,43). Per ognuno sceglie modi e tempi. Mai dubitare delle capacità di Dio!
Io vedo nella mia vita, pur nella povertà della mia testa che non capisce un tubo, un numero grande di delicatezze di Dio, vedo delle cose troppo belle, per cui faccio degli applausi al Signore che se uno mi vede dice che sono matto. Quando ho scoperto che Cristo è vivo, che io gli sto a cuore e che mi vuol bene fino ad incollarsi su una croce, ho detto: “Questo o è pazzo o non si può buttare via senza prima avergli dato un’occhiata!”. Quando ho visto che non te le manda a dire le cose, ma che è libero, che dice pane al pane e vino al vino, che dice: “Vieni dietro a me, starai bene”, ho detto: “Basta, me ne frego di tutto e sto solo con Lui”. Bestemmiarlo? Cancellato. Anzi: mi viene voglia di stare nel difficile, nell’impossibile. Una volta pensavo: “Sta’ gente che segue Cristo, tutta gente senza palle”. Invece ho scoperto che le hanno, e buone. Che fegato ci vuole a stare con Cristo. Ingannare? Darla a intendere? Fingere? Doppia vita? Maschere? Che schifezza… Quando vedi che quelli, pur di apparire, vendono tutto, che per far carriera vanno a letto con il primo che passa, ti prende una pena che vorresti gridare: “Stai con Cristo! Metti Cristo nel cuore! E ti scrollerai di dosso tutte queste porcherie”. Quando vedi lo stadio di Catania tingersi di follia…avverti il bisogno di conversione! Fatica perché è difficile stringere loro la mano. Prima del loro volto solitamente arrivano le notizie ANSA, il sangue, il dolore, la sofferenza e le interpretazioni degli esperti di settore. A volte vengono tacciati come giovani “lupi” insoddisfatti, tristi, bisognosi di atti di eroismo che li pongano tra i loro simili nella categoria dei temerari. Eroi per soffocare la frustrazione e la voglia di protagonismo assopita nell’anima. Eroi per far capire che ci sono! Ma ricordiamoci: non esistono lupi cattivi, ma solo lupi infelici.
Convertirsi con loro per essere accompagnati da loro nel nostro cammino di conversione!


Il bucato strano di mia nonna, quella polvere sulla testa e la freschezza di quell’acqua nei piedi. Per convertirmi. Altra parola misteriosa per me bambino. Me l’ha spiegata una donna costretta a crescere in fretta sulle rive di quel mare reso celebre dalla maestrìa di Giovanni Verga. Lei, Marisa Grasso, sposa battagliera e disarmante di un poliziotto ammazzato dalla ferocia imbecille dell’uomo, ti parla di acqua e di cenere: “Non riesco ad odiare gli assassini di mio marito. Compatisco questi ragazzini incapaci di vivere. Chi gli ha tolto la vita è una persona che non conosce il vero senso della vita”. Direzione-opposta da cosa? Da una persuasione, soprattutto: che basti una sciarpa sulla faccia a convincersi d’essere nascosti e insospettabili.
Acqua e cenere: miscuglio per tentare la scalata della santità.
Si. Perché per arrivare a tutti i santi, occorre aggiungerne sempre uno.
Può anche darsi che ne manchi sempre uno. Che ce ne sia uno in meno. Forse sono io che non entro nel conto. Può darsi sia tu.
Comunque, la terra è sempre a disposizione.

Buon cammino di Quaresima
don Marco Pozza


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giovedì 22 febbraio 2007 - ore 16:11


L’anima di un poliziotto
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Sign. Questore di Padova... fortior e latebris"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 23 febbraio 2007, pag. 6

Nella luce soffusa di una chiesa di Padova ne individuo i lineamenti. Cappello sul banco, mani a trattenere la testa brizzolata, occhi fissi su quel Cristo impolverato. Il sole è appena sorto su Prato della Valle, ma per lui è stata notte di veglia: laggiù nei campi di Bovolenta, tra casolari diroccati e postini travestiti per scrivere legalità. Lui, figlio di un Sud lontano, trapiantato nel Nord benestante e contraddittorio e nascosto in una divisa. In tasca, forse, il fermaglio della sua donna amata, una foto del suo piccolo, una conchiglia a ricordargli la melodia del suo mare. Nel cuore la nostalgia.


Inginocchiato a pregare, dimentico del grilletto da controllare. Mi piace pensare che anche questi ragazzi – troppe volte nascosti agli onori della cronaca – abbiano un’anima da interpretare, dei sogni da condividere, delle paure da affrontare, degli affetti da coltivare gelosi nel cuore. Sotto una divisa…storie di ragazzi, di uomini, di padri. Di sognatori.
Ossequiente di quel religioso silenzio, volo con la memoria a quella scritta custodita nel refettorio dell’abbazia benedettina di Praglia: “Fortior e latebris”! (l’acqua sgorga con più forza quando viene dalle profondità!). Inginocchiato per scoprire nell’anima “acqua fresca” per la sua vita. Tutto il giorno tra clacson, sirene, radio, chiamate…avverte il bisogno di un pugno di silenzio!
Nessuno lo ha descritto così bene come Saint - Exupèry:“Nel domenicano che prega c’è una presenza densa. Quest’uomo non è mai così uomo come quando è là prostrato ed immobile. In Pasteur, che trattiene il fiato sopra il suo microscopio, c’è una presenza densa. Pasteur non è mai così uomo come quando osserva. Allora si affretta. Allora, anche se immobile, avanza a passi di gigante e scopre la vastità. Così Cèzanne, immobile e muto, dinanzi al suo abbozzo, è di una presenza inestimabile; non è mai così uomo come quando tace, prova e giudica. Allora la sua tela diventa per lui più vasta del mare” .
Anche Vasco Rossi finalmente s’è accorto di cosa ci sta sotto la divisa: gente che ci mette la faccia, che i pugni qualche volta li dà e spesso li prende, che sta lì nella mischia per lavoro e non per cazzeggio. Una “vita spericolata”!
Dopo anni d’appostamenti, d’attesa e d’intercettazioni… smascherato un arsenale BR: complimenti, ragazzi! Salvezza e legalità non sono poi così distanti!

don Marco Pozza


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martedì 20 febbraio 2007 - ore 11:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


PER RIFLETTERE...
"La filosofia di un anziano professore"

Un giorno, un anziano professore della "Scuola Nazionale di Amministrazione Pubblica" (ENAP) fu assunto per tenere un corso sulla Pianificazione efficace del proprio tempo a un gruppo di una quindicina di dirigenti di grandi compagnie nordamericane.
Il corso costituiva una delle 5 materie della loro giornata di formazione. Il vecchio professore disponeva solo di un’ora per il suo corso. Stando in piedi, davanti a quest’elite (pronta a prender nota di tutto quello che l’esperto avrebbe insegnato) l’anziano insegnante li guardò uno ad uno, lentamente, poi disse:
"Oggi faremo un’esperienza".


E tirò fuori da sotto la cattedra che li separava un grosso recipiente (che conteneva più di 4 litri) che posò delicatamente davanti a sé. Subito dopo tirò fuori una dozzina di sassi, grandi come una palla da tennis, e li pose con delicatezza, uno per uno, dentro al grande vaso. Quando fu pieno, di modo che non era più possibile aggiungerci un altro sasso, domandò ai suoi allievi: "Secondo voi, il vaso è pieno?".
Essi risposero in coro: "Sì".
Il vecchio attese qualche secondo e poi domando’: "Veramente?". Allora si piegò e tirò fuori da sotto il tavolo un recipiente contenente del granigliato di marmo. Con minuzia, versò il granigliato nel vaso e i pezzettini andarono ad infilarsi fra un sasso e l’altro... fino alla base.
Sollevando lo sguardo verso il suo uditorio, domandò di nuovo: "E adesso è pieno?". Questa volta i suoi brillanti allievi cominciarono a comprendere, e uno di essi disse: "Probabilmente, no".
"Bene" - riprese l’insegnante. Si piegò di nuovo, e questa volta tirò fuori un sacchetto di sabbia. Con precisione, versò la sabbia nel vaso. La sabbia riempì gli interstizi lasciati liberi dai sassi e dal granigliato.
Ancora una volta, domandò: "E adesso, il vaso è pieno?".
E questa volta, senza esitare, tutti gli allievi risposero in coro: "No!".
"Bene!", disse il vecchio. E come i suoi prestigiosi allievi si attendevano, prese la caraffa d’acqua che era sulla cattedra e riempì il vaso fino al bordo. Sollevando lo sguardo verso il gruppo, l’insegnante domandò: "Qual è la grande verità che ci dimostra questo esperimento?".
Il più audace degli allievi, riflettendo sul soggetto della materia, disse con orgoglio: "Questo dimostra che, anche quando crediamo che la nostra agenda sia completamente piena, se lo si vuole veramente, possiamo aggiungere ancora qualche appuntamento, qualcosa da fare".

Rispose il vecchio maestro:"Non si tratta di questo. La grande verità che ci dimostra quest’esperienza è la seguente: Se noi non infiliamo i sassi per primi nel vaso, non potremo mai farceli stare tutti, dopo!".
Ci fu un profondo silenzio. Ciascuno prendeva coscienza dell’evidenza di questa verità.

Il vecchio prof., allora, aggiunse: "Quali sono i grandi sassi nella vostra vita? La salute? La Famiglia? Gli amici? Realizzare i vostri sogni? Fare quello che vi piace? Imparare? Difendere una causa? Riposarsi? Dare ad ogni cosa il suo tempo? O... qualsiasi altra cosa? Quello che dovete imparare, è l’importanza di mettere i GROSSI SASSI in primo piano, nella vostra vita, se no rischierete di fallire! Se darete la precedenza alle quisquiglie (il granigliato, la sabbia) riempirete la vita di stupidaggini e non avrete abbastanza tempo da consacrare agli elementi importanti della vostra vita. Allora, non dimenticate di porvi la domanda: Quali sono le grosse pietre della mia vita? E in seguito, mettetele nel vaso!".

Con un gesto amicale della mano, il professore salutò il suo auditorio e abbandonò lentamente l’aula.


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lunedì 19 febbraio 2007 - ore 18:15


Marisa Grasso
(categoria: " Accadde Domani ")


ANNOTA NELL’AGENDA
SETTIMANE DI FRATERNITA’ 2007



"L’altra faccia dello sport"
A colloquio con MARISA GRASSO,

moglie di Filippo Raciti ucciso a Catania il 2 febbraio 2007





Domenica 11 marzo 2007 ore 16.00
Sala Polivalente del Centro Parrocchiale
Via Aosta, 6


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domenica 18 febbraio 2007 - ore 16:24



(categoria: " Riflessioni ")


VII^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
"Lascia perdere? Ma sei fuori...?!"

di don Marco Pozza

Ma tu sei fuori… Il tuo vicino di casa ti ha offeso? Botte da orbi… La moglie, in tua assenza, ti ha tradito? Tradiscila anche tu, svegliati! La professoressa ti ha umiliato mandandoti dal preside? Vendicati: falle una ripresa con videotelefonino e mandala in Internet. Hanno smascherato il tuo arsenale nascosto? Gioco da bambini: un po’ di benzina, un accendino e brucia la casa del capo della Digos. Il tuo avversario ha parlato male di te? Cosa aspetti: screditalo di fronte alla platea appena puoi. In piazza ti hanno contestato? Entra in Parlamento e pareggia i conti! Ha ammazzato un poliziotto con un lavandino? Impiccatelo, a morte subito! Ha parlato male di te? Alla prima occasione mi raccomando: una valanga di insulti!
"Lascia perdere…!" - ti suggerisce qualcuno.
"Tu sei fuori!" - ribatti deciso!


Lo sapeva bene Davide che Saul si era mosso con tremila uomini per farlo fuori. E che era una bella occasione quella di ritrovarselo lì ora, sdraiato nel sonno, per sistemare i conti con lui una volta per tutte. Non avrebbe nemmeno dovuto sporcarsi le mani, c’era Abisai pronto a farlo al suo posto: “Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico… lascia che io l’inchiodi a terra con la lancia”. Lascia che lo inchiodi. Cioè che il ferro trapassi il cervello, che rompa le tempie, che faccia scricchiolare quella testa maledetta. Lascia che scarichi la rabbia che ha acceso in te! Ma Davide non lo permette e con il suo gesto magnanimo provoca sentimenti di conversione e di pentimento in Saul.
Amare il nemico? Fare del bene a chi ti odia e ti maltratta? Di non giudicare il prossimo fino a quando non ci si ritrova nei suoi stessi panni? Di non fare agli altri ciò che ci è sgradito? Dov’è la novità? Era già la filosofia di qualche altro rabbino dei tempi di Gesù. Infatti, Gesù dice qualcosa che va oltre: Lui dice di amare colui che ti fa del male. E’ vero: Lui ha meso in pratica tutto questo, ma chi di noi può fare altrettanto? Può anche capitare che il malvagio cessi di essere tale di fronte ad un atteggiamento benevolo come quello di Davide. Ma noi sappiamo, però, che quasi sempre non è così. Che anzi il più delle volte la benevolenza causa un accanimento ancora peggiore. Il trattamento riservato a Gesù basta e avanza!


Se hai un nemico, l’unico modo per tenerlo sempre vicino a te – nella tua mente, nel tuo cuore, nei tuoi sentimenti di rabbia – è non perdonarlo e continuare a pensare male di lui. Se vuoi allontanarlo veramente da te, perdonalo, lascialo andare con amore, con tolleranza. Ecco perché Gesù dice di perdonare sempre! Perché il perdono aiuta la digestione, è terapeutico, e musica del cuore per chi possiede nervi fragili. Non è solo un invito morale, un inno al buon comportamento. E’ un’indicazione straordinaria per vivere liberi, sereni, mai afflitti dai sensi di colpa, dai rimorsi o dai cattivi pensieri! Diceva un grande predicatore francese: “Volete essere felici per un istante? Vendicatevi! Volete essere felici per sempre? Perdonate!” (H. Lacordaire). Il perdono non è buonismo, non è essere indifferente, non è tenere le braccia concerte finchè l’altro ti mena. Perdonare è riconoscere che nessuno è perfetto, che da tutti si può sbagliare. Ma ci si deve guardare dal facile irenismo! Gesù ha risposto per le rime e senza mezzi toni a chi lo schiaffeggiava durante il processo: “Perché mi percuoti?” (Gv 18,23). E Davide ha continuato a non fidarsi delle delle belle parole del suo avversario: “Certo, un giorno o l’altro perirò per mano di Saul” (1Sam 27,1). Porgere l’altra guancia non significa essere paurosi, rinunciatari, vigliacchi. Al contrario! E’ l’unico modo per non diventare ciechi a furia di cavarci gli occhi a vicenda. La legge dell’occhio per occhio non fa che aumentare il paese dei ciechi!


“Se uno ti percuote la guancia destra, porgi anche l’altra” - sembra lo slogan impazzito di chi t’invita alla vigliaccheria, alla rassegnazione, alla passività. Fuori binario! Tra la violenza e la vigliaccheria c’è il coraggio di reagire ad un torto senza farne un altro. Ma tu capisci che vivendo con Lui la “normalità” è una malattia? Lui ti offre al posto dell’odio l’amore. Al posto della fifa la grinta. Al posto della paura il coraggio, che è vincere la paura per un amore più grande. Al posto ell’ingiustizia la giustizia, anche se c’è da crepare. Invece di arrendersi tener duro. Invece di apparire, essere. Al posto della facciata la realtà. Al posto della maschera il volto scoperto. Invece di svenderti essere te stesso.
Ma il nostro piccolo cervello di uomini ci fa’ apparire splendido un Dio a nostra misura, un Dio col bastone, più “giusto”. Ma la bella notizia che, in fondo, tutti cerchiamo, è che Dio ci perdona sempre. Altrimenti…chi se la caverebbe? Sai: le minacce e i castighi non hanno mai salvato nessuno. Stai a sentire: quando uno ha sperimentato la gioia della tavola imbandita, ci metterà molto a stancarsi delle ghiande? E mica è scemo! Ecco il punto! Invece di tentare di schiacciare Dio per farlo diventare come noi, dovremmo tentare di allungarci per diventare come Lui. Se un figlio ha sperimentato l’amore, scapperà da casa, ma tornerà! Se in parrocchia un ragazzo ha trovato comprensione, simpatia, accoglienza, amore... sarà tentato di provare nuove strade, ma tornerà!
Io mi sento piccolo, minuscolo, insignificante se mi siedo vicino a Davide stasera! Tante volte non arrivo al perdono, mi fermo al fascino delle sue storie che leggo e rileggo, che mi tormentano ogni giorno. Vedo la lancia, mi faccio spazio tra i carriaggi e mentre Saul dorme farei vendetta! Non arrivo al perdono, ma mi stupiscono i gesti di perdono: una madre che cancella un torto con una carezza, un vecchio papa che s’inginocchia e chiede scusa, la lacrima di un legame che si riaccende, un sorriso che spezza la vendetta, una benedizione che straccia una maledizione.
Mi sento piccolo…ma non arreso!



Lo sapeva bene Davide che Saul si era mosso con tremila uomini per farlo fuori. Lo sapeva bene Marisa Grasso che avrebbe potuto dire qualsiasi cosa e le avrebbero battuto le mani. Perché se vedi tuo marito, il poliziotto Filippo Raciti, uscire di casa come mille altre volte… non pensi che la deficienza dell’uomo lo stia per ammazzare. Poteva chiedere vendetta, poteva urlare, gridare,umiliare. Forse conosceva, lei catechista all’ombra del campanile di Acireale, la storia di Davide e Saul. Poteva fare tutto, era comprensibile. Ha fatto di più: “Non riesco ad odiare gli assassini di mio marito. Compatisco questi ragazzini incapaci di vivere. Ch gli ha tolto la vita è una persona che non conosce il vero senso della vita”.
Donna coraggio. O semplicemente, donna di vangelo.

Buona settimana
don Marco Pozza


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giovedì 15 febbraio 2007 - ore 15:25


Seni e coseni
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"La maestra dei sogni"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 15 febbraio 2007, pag. 6

“Verrà un giorno in cui…” – minacciava Fra Cristoforo parlando di don Rodrigo.
E il giorno, a scuola, è arrivato: i professori non possono più fare quello che vogliono nelle aule. Una volta eri costretto al rispetto perchè avevano loro il coltello dalla parte del manico. Ora l’ingegneria è cambiata, è migliorata: al posto del coltello c’è il videotelefonino, e il tasto per fare clic ce l’hanno gli studenti. Peggio di un manico di coltello. Youtube, il portale internet mondiale, sta diventando la raccolta di video-choc filmati nella quotidianità della nostra scuola. Una gloria per chi li firma, una vergogna per chi è beccato.
In un liceo di Padova, durante un compito, il professore se ne sta appisolato a sognare giorni migliori (e gli studenti non se ne dispiacciono), a Lecce una maestra sfoggia altri seni e tutt’altri coseni da quelli di geometrica memoria (e qui si che si fa la ola mentre la maestra spiega – come direbbe John Beer), altrove s’architettano spogliarelli didattici, note pilotate per diventare famosi, azioni di vero depistaggio nei confronti di docenti inermi.


Magnaromagna.it definisce così la scuola: “Un luogo di massima tortura che si divide in elementare, media inferiore, media superiore, a seconda del grado di cavolate sparate dai professori. E’ di solito situata in angoli remoti della Terra, da cui è quasi impossibile scappare. Il motivo della sua fondazione è ancora a noi sconosciuto”.


Ma se il docente (quand’è sveglio) pensasse agli alunni come a dei fuochi d’accendere invece che a dei vasi da riempire… sarebbe la stessa musica? Serbo geloso nel cuore il mio docente di esegesi dell’Antico Testamento. Insegnava l’ebraico e lo vedevi commuoversi, ingigantirsi, sentirsi nano, rabbrividire, esplodere, innamorarsi, stupirsi…Vibrava la passione e la miseria dell’uomo, parlava di Abramo e di Sara come se li avesse conosciuti, ti gettava nella mischia della Scrittura Sacra. Fortuna, perché non è mai scontato trovare nella vita maestri che si sforzino di saldare la terra al cielo, che sappiano tessere con la poesia la quotidianità della loro fede, che sappiano tradurre il loro genio con le parole semplici dei bambini, che sappiano, in poche parole, far trasparire dalla povertà del linguaggio la ricchezza di una fede millenaria.
Fuochi da accendere!
Al massimo con una lacrima, non con un pisolino!

don Marco Pozza


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lunedì 12 febbraio 2007 - ore 17:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’Italia sul Due Giovani
"La castità"



Sabato 17 febbraio 2007 dalle ore 14.00 alle ore 16.00, L’Italia sul Due Giovani, il programma quotidiano d’attualità condotto da Roberta Lanfranchi e Milo Infante, si occuperà del tema della castità.

Perchè non cogliere l’occasione per dibatterne in questo spazio in questi giorni in maniera costruttiva?

La discussione è aperta!


LIBERTA’ E SESSO
"Meno minchiate, più riflessione"

Sul treno che mi sta riportando a casa dopo la registrazione della puntata sulla castità di Italia sul Due Giovani, mi torna alla mente un episodio splendido della vita e della filosofia di Gesù di Nazareth.
Attingendo dalla miseria dei discorsi dei suoi discepoli (Mt 19,10-12), Gesù prende spunto per fare un discorso stupendo sulla sessualità. Egli ragiona così: alcuni non possono avere rapporti sessuali perché non sono a posto dal punto di vista fisico. Altri non possono avere rapporti sessuali perché sono stati ridotti in condizione da non poterli avere. Queste due categorie non c’importano.


Quelli che contano sono coloro che decidono di vivere la loro sessualità non in base all’istinto, ma ad una libera scelta.
Il regno dei cieli non vuol dire “l’Aldilà”, il “Paradiso”, ma la vita vissuta come Dio vuole. Che comincia qui e raggiunge la sua pienezza nella vita eterna. Alcuni uomini e alcune donne, pertanto, “capiscono” che si può mettere la sessualità a servizio di questi valori e scelgono liberamente di farlo.
Ecco perchè nella Chiesa ci sono uomini e donne che si sposano e rimangono insieme senza lasciarsi più, fino alla morte. Anche se uno dei due si ammala e perde ogni bellezza. Anche se uno dei due sbaglia. Anche se uno dei due attraversa un periodo brutto. Questo è il matrimonio cristiano, la risposta a Dio.
Dici: “Ma se l’amore non c’è più?”. Questa è una domanda da telenovela. L’amore non è qualcosa che c’è o non c’è. Ma un rapporto che si costruisce giorno dopo giorno. Quando l’amore non c’è più vuol dire che i due hanno smesso di costruirlo.
Nella Chiesa ci sono uomini e donne che rinunciano a formarsi una famiglia per dedicarsi al servizio della comunità: sono i preti, le suore, i frati, le monache e i monaci, i laici che non si sposano per mettersi al servizio completo della comunità cristiana.
Dunque: “Non possono questi uomini e queste donne dedicarsi al servizio dei fratelli anche prendendo moglie e marito?”. Certo, ci mancherebbe altro! Se così non fosse significherebbe che i cristiani sposati sono dispensati dal vivere la carità.


“E allora, perché i preti non si sposano? Forse perché le mogli potrebbero creare dei problemi con i parrocchiani?”. Neanche per sogno! C’è un solo vero autentico motivo per cui i preti e le suore accettano liberamente di non crearsi una famiglia: per il regno dei cieli.
La proposta del cristianesimo è stupenda, ma è anche molto difficile. Noi siamo portati a dare importanza a quello che vediamo, che tocchiamo, che mettiamo sotto i denti. Noi siamo portati a dare importanza a quello che ci fa piacere subito. Invece Gesù ci dice che il più importante verrà dopo.
Mentre siamo portati a pensare che “è meglio l’uovo oggi che la gallina domani”, Gesù ci dice che è vero il contrario.
Ma come si fa a credere che è meglio la gallina domani se nessuno ne dà testimonianza? Ecco perché nella Chiesa ci sono donne e uomini che non si sposano: per dimostrare con i fatti che è meglio la gallina domani. Il celibato e la verginità sono una testimonianza.
Nella Chiesa ci sono ragazzi e ragazze che liberamente accettano di non giocare con il sesso, ma di arrivare ad avere rapporti sessuali soltanto quando, con impegno serio e responsabile, si sono resi capaci di amare in maniera seria e responsabile nel sacramento del Matrimonio.
Mi dici: “Ma se io ho il desiderio, perché non posso soddisfarlo? Che c’è di male?”. Io ti rispondo: “Che male cè affidare un camion ad una bambino di sette anni che desidera tanto portarlo?”.
“Ma questo cosa centra - mi dici tu – Quello se gli dai un camion ti sfacia un palazzo”. “Siamo sicuri che è più grave sfaciare un palazzo che danneggiare la propria vita o quella di un altro".


Ma lasciamo perdere! Sul matrimonio cristiano, sul celibato dei preti, sulla verginità delle suore, sui rapporti pre ed extra matrimoniali non c’è altra possibilità che tagliare corto come Gesù: “Chi può capire, capisca!”. Ci si ricordi però che il fatto che uomini e donne sono in grado di rinunciare liberamente non alla sessualità, ma all’uso degli organi sessuali (la genialità) è una delle prove che depongono a favore della superiorità della razza umana sugli animali. Essi, infatti, seguono sempre e soltanto l’istinto. Gli uomini e le donne, invece, possono resistere all’istinto. Coloro che fanno lo sciopero della fame contro qualche ingiustizia sono un vanto della razza umana. Ma voi ve lo immaginate un leone che fa lo sciopero della fame perché gli stanno rovinando la foresta?
Perché tante gente non sopporta che i preti non prendono moglie e gliela vorrebbero dare per forza, come se non fossero stati loro a fare questa scelta. Perché questa scelta dà fastidio!
Se un uomo può rinunciare, per il regno dei cieli, ad un istinto così forte, nessuno può trovare scuse e dire: “Non si può voler bene ai poveri! Non si può amare i nemici! Non si può…”. Il celibato e la verginità dicono ai quattro venti che tutto si può in Dio.
La stessa testimonianza danno gli sposi cristiani. Finchè ci sarà anche una sola coppia che, nonostante tutto, si vuole bene per tutta la vita, nessuno potrà dire che non si può fare a meno del divorzio.


Oggi non si fa che parlare di sesso. TV, cinema, giornali… è tutto sesso. Inchieste, statistiche, interviste, tavole rotonde con esperti… tuttologi del sesso. Però aumentano le violenze sessuali, lo sfruttamento sessuale, le perversioni, la pornografia, le coppie che si separano dopo pochi mesi di matrimonio, le ragazze che buttano via i figli, gli aborti…
I “sapientoni” si scandalizzano e dicono che tutto questo succede perché la gente ancora non sa tutto: “A scuola non esiste ancora l’educazione sessuale” ... I sapientoni dicono che certe violenze ancora succedono perché “il Comune non ha messo i lampioni sufficienti lungo le strade”.
Gesù invece taglia corto: per una sessualità bella, serena, arricchente, umana, gli uomini e le donne devono essere liberi, non dominati dall’istinto. Essere liberi significa porsi delle mete e seguirle, anche se l’istinto ci spinge in altre direzioni. In altre parole: per una sessualità umana sono necessari ideali belli, importanti, utili a tutti. Per un ideale gli uomini sono capaci di tutto, anche di lasciarsi morire di fame… e l’istinto che ci spinge a mangiare è più forte di quello sessuale. Controprova. Chiedete a chi è “fissato con il sesso” di venire con voi ad aiutare un vecchio, un handicappato, un povero qualsiasi. Vi risponderà che ci deve pensare il governo.


Il messaggio cristiano della castità e della verginità (ovvero, la capacità di sottomettere l’istinto sessuale alla liberà, all’intelligenza, agli ideali e non viceversa) è stato e sarà sempre preso di mira con risatine, prese in giro, ironia, accusa di “paura dei tabù”. Questo è accaduto, accade e accadrà perché tutti hanno il desiderio e la nostalgia di vivere da schiavi e da comandati, ci si difende prendondo in giro quelli che ci riescono. E ciò succede a scuola: quelli che sanno fare 2+2 prendono in giro i più bravi e li trattano da “secchioni”!
Ma quelli che ridono dei puri e dei casti sanno che, chi ha la forza e il coraggio di vivere così, in caso di bisogno saprà amare e aiutare anche chi li prende in giro.
Un malato di AIDS sa che ci sarà sempre una suora disposta a curarlo mentre l’infermiere, che insieme a lui rideva della castità della suora, se la dà a gambe.

Scrive don Oreste Benzi:"I rapporti prematrimoniali sono un problema di una società in decadenza che cerca il piacere e rigetta il significato e lo scopo del piacere. Sono problemi per questa società consumistica che ha sconvolto i ritmi naturali anche dell’uomo e della donna.

Come dargli torto?


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