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martedì 16 maggio 2006 - ore 08:36


Jennifer e Haivan
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ATTUALITA’
"Tragedia nel deserto dei valori"

di Vittorio Pierobon


Perché? Come è possibile? Di fronte all’orrore della morte di Jennifer e del piccolo che aveva in grembo, la prima reazione è lo sgomento. Ci si domanda come possano accadere simili crimini. La risposta la dovrebbe dare Lucio Niero, assassino confesso, che in un colpo solo si è liberato del peso della ragazza, che aveva messo incinta, e del figlio che gli avrebbe dato tra pochi giorni. Ma Niero, come ha detto il magistrato che lo ha interrogato, è schiacciato da una montagna. Dal peso tremendo della morte di due creature, dalla distruzione della sua famiglia, moglie e due figli, e di quella di Jennifer. Una strage. Non ci sono solo i morti, Jennifer e Hevan, il bambino che sarebbe nato il 18 maggio, ucciso nel grembo dal padre che non l’ha mai accettato. C’è lo strazio dell’animo di chi resta. Un terremoto nella vita di due famiglie.



Perchè? Non lo sa Lucio Niero, che ha ucciso in preda a raptus, atterrito dalle conseguenze - soprattutto economiche, dato che di morale non è il caso di parlare - che avrebbe avuto la nascita di quel bambino. Più si avvicinava il giorno del parto e più si apriva il baratro delle responsabilità. Meglio gettare via tutto, nascondere sotto terra, seppellire i problemi. Perché Jennifer era solo un problema. Una ragazza usata e gettata. Una povera ragazza, forse un po’ facile, troppo libera per i suoi vent’anni. Una ragazza, figlia del nostro tempo, cresciuta in una famiglia un po’ così, travolta da una vita che sembra aver perso la bussola dei valori.
Questa è forse la risposta al perchè di questo omicidio: l’assenza di valori . O meglio ancora, lo stravolgimento dei valori, che non sono più la vita, la famiglia, il lavoro, ma il cellulare, l’abito firmato o la discoteca. Un deserto morale, dove si baratta la vita di un figlio per un po’ di serenità.
Jennifer si era trovata a recitare un ruolo più grande di lei. Mamma senza volere. Ma di quella parte lei si era innamorata, desiderava quel figlio, aveva già preparato la stanzetta, la culla, i vestitini. Per Hevan c’era il calore della famiglia. Invece ha trovato solo il freddo della terra, dove è stato gettato assieme alla mamma.

"Dal peso tremendo della morte di due creature, dalla distruzione della sua famiglia, moglie e due figli, e di quella di Jennifer.Una strage."
L’uomo si rende conto di tutto questo?



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domenica 14 maggio 2006 - ore 08:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


V^ DOMENICA DI PASQUA
"Valla a trovare una logica!"

di don Marco Pozza



Non si siede nello sgabello come tutti gli altri compagni, ma mi viene vicino e, sedendosi in braccio, mi dice: “Sai don Marco, domani papà non viene alla mia Prima Comunione perché deve fare una gara in moto”. Lo guardo con tenerezza e compassione e gli chiedo: “Ti dispiace, vero? Cosa gli hai detto?”. E lui, con la semplicità e la tenerezza di un bambino, mi risponde: ”Gli ho detto che mi basta saperlo felice piuttosto che venga per litigare con la mamma”. E mentre gli occhi luccicano, conclude: “Tanto domani io trovo Gesù: Lui si che m’importa ci sia!”.



Mi son vergognato di essere dalla parte dei grandi: di fronte agli occhi trasparenti di quel bambino mi son sentito piccolo. E mi son convinto che il mondo, guardato dall’alto della loro età, profuma ancora di verità antiche.
Com’è diverso il mondo quando lo si guarda dall’alto di un aereo! Quante volte anche voi avrete provato le stesse emozioni! Vedere la vostra città dall’alto: all’interno di quella grande macchia colorata c’è il quartiere dove abito, all’interno di quel quartiere c’è il condominio, in quel condominio c’è la mia casa, in quella casa c’è la mia stanza, in quella stanza c’è il mio letto, in quel letto c’è il mio cuscino sul quale magari ho pianto per un incidente di percorso nel quale mi sono imbattuto… D’alto ci viene da sorridere: possibile che io mi sia intristito per tanto poco?



L’unica cattedra che t’allena a diventare scutatore del cielo per intuire l’irrompere di quell’arco di luce che parla di alleanza, allude a tempi migliori e introduce nell’animo la voglia di ricominciare.
“Rimanete in me e io in voi” – sussurra Gesù sul cuore dei suoi discepoli -.Quanta tenerezza, quanta dolcezza, quanta maternità in quest’espressione. “Rimanere”… ovverosia poggiare il nostro capo sulle sue spalle, stringere forte una mano su un precipizio, agganciare lo sguardo nell’oscurità. Ma perché rimanere in Lui quando tutti ti regalano dubbi sulla sua esistenza? Perché “senza di me non potete far nulla”. Ma verrebbe da chiederti: sei sicuro, Signore?



Qui sembra di respirare solo caligine. Fondi segreti. Aste truccate. Tangenti sottobanco. Corrutele di potere. Giochi di palazzo. Falsità nelle dichiarazioni dei redditi. Terremoti di scandali. Scandali di terremoti. Ambiguità bancarie. Rapporto predatorio col denaro pubblico. Processi che si insabbiano. Prove che si depistano. Concorsi pubblici che si pilotano. Anfetamine che abbattono gli atleti che abbattono i record!... “Rimanete in me e io in voi”: chi sei Tu per chiederci questo?
Viene in mente la battuta di quel missionario il quale, mentre parlava ai negretti seduti sotto un albero della foresta, essendogli capitato di usare nel discorso la parola computer, si sentì chiedere da un bambino cosa fosse il computer. E lui, imbarazzato, gli rispose mostrandogli la matita che aveva in mano: “Te lo spiego subito: vedi questa matita? Il computer è tutta un’altra cosa!”.
Appunto, Dio è tutta un’altra cosa. Per fortuna. Non possiamo rivestirlo sul modello dei nostri abiti, sia pure di stoffa pregiata, dandogli magari la taglia più alta. Non è comprimibile sotto l’arco del nostro cielo. Dobbiamo ripeterlo con le labbra danzanti quel versetto del salmo: “Sopra i cieli s’innalza la tua magnificenza”. Solo così saremo afferrati dall’imprevedibilità di Dio. Solo così capiremo le sue inedite trovate. Solo così ci sedurranno le sue sorprese e ci accorgeremo che sono veramente inesauribili le sue risorse sulla novità.



“Rimanete in me e io in voi” – per riacquistare lo stupore negli occhi! Gente... non ci sono più stupori nella nostra vita. Non ci accorgiamo più quando il primo acino d’uva rosseggia tra i pampini in autunno. Non c’è più attesa. La nostra vita scorre come sabbia sulla clessidra, senza brividi. E’ come se si fossero dissecate le sorgenti della meraviglia, come se le falde dello stupore si fossero d’improvviso rinsecchite. C’è un deficit generale di passione, di entusiasmo. Recuperiamo la vita perché questa non è vita! Senza uno scatto, senza più impennate, senza capacità di ribaltare le cose con guizzo profetico… non capiremmo mai che l’età più bella della vita è quella che hai! In questa testolina che funziona ad intermittenza.. c’è una convinzione: che quanto più spericolati saranno i nostri abbandoni in Dio, tanto più teneri saranno i suoi abbracci! L’ha promesso…! “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.
Hai proprio bisogno di un fac simile di comportamenti o di un prontuario di sfasature in linea con l’imprevedibilità di Dio? Non ci vuole molto. Guardati attorno e vedrai che, grazie al cielo, ci sono tantissime “succursali” di questa follia del Signore.
Perché Filippo e Federica hanno lasciato il posto in ospedale e son partiti volontari in Etiopia con la loro bambina? Perché Giulia , la seduzione fatta carne, dopo l’Isef è entrata come novizia in un monastero di clausura? Perchè quella coppia, come se non bastassero i figli e i problemi, si è avventurata in una rischiosa operazione di affidamento? Perché Rita di Palermo perdona gli uccisori di suo fratello Paolo? Perché Luca da tredici anni continua ad accarezzare la sua giovane moglie ridotta allo stato vegetale?
Valla a trovare la logica!



Sui campi da calcio diventati schifosi tappeti di scommesse clandestine e la triade MoggiGiraudoBettega soffoca il genio di chi nasce campione scrivete: “Senza di me non potete far nulla”… Sulla scatola del televisore dove la sigla TV non significa più Televisione ma Tele Ventura senza chiedere permesso alcuno urlate: “Senza di me non potete far nulla”… Sulle riviste mondane comandate dai sentimenti ArcuriMontanoLodoCoco e sempre meno profumate di verità scrivete: “Senza di me non potete far nulla”… Sulla tristezza dei reality show sempre più fattoria e sempre meno eleganza srotoloate uno striscione con scritto: “Senza di me non potete far nulla”…
Chissà che, a forza di scriverlo, entri nella nostra testolina una convinzione: “Senza di Lui non possiamo far nulla” .
Non ci credi ancora? Sfoglia i libri di storia…

Buona settimana
don Marco


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sabato 13 maggio 2006 - ore 14:46


Lettera ad un confratello sacerdote
(categoria: " Pensieri ")


LETTERA APERTA
"Don Marino, il mondo non sta in un bar"

di don Marco Pozza

da Il Corriere del Veneto, 11 maggio 2006


Don Marino, ti racconto un piccolo fatto. Sono appena uscito da Palazzo Moroni dove, assieme a 4 sacerdoti giovani, al gruppo Spirit in Dance , all’assessorato alle Politiche Giovanili e alla Pastorale Cittadina abbiamo presentato la “tournee” che porteremo di piazza in piazza quest’estate: “Ballo senza sballo”. Sono uscito con un velo di tristezza perché pensavo che, con un po’ di umiltà, lì ci saresti potuto essere anche tu. Li’ si respirava fantasia e giovinezza, disagio e speranza, solitudine e rapporti umani, normalità e trasgressione…Hai capito bene! Lì si stava costruendo quel sogno di prete vicino ai giovani che anche tu porti nel cuore. Con una differenza: eravamo assieme! Anch’io sento vibrare dentro uno “spirito ribelle”, anche a me piacerebbe viaggiare “da solo”, anch’io a volte “urto” i tempi…però so di essere parte di una chiesa che se da un lato ti chiede obbedienza (non servilismo) dall’altro ti fa assaporare la bellezza, quando ci riesci, di costruire qualcosa a più mani. E’ qualcosa di straordinario essere preti nella strada. Ma don Luigi Ciotti , un “libero battitore” fedele, dice sempre: “Alla strada si risponde con il gruppo: altrimenti ti uccide”. Oggi il sacerdozio, se riusciamo a viverlo con trasparenza, è un segno potente della presenza di Dio nella storia quotidiana. Se nel sacerdozio ci trovi la fantasia…è una responsabilità che a volte ti ruba il sonno. Perché la fantasia ti porta ad assaporare “sentieri di novità” ma ti chiede anche l’equipaggiamento giusto, la guida sapiente per avventurarti.



Un prete in bar? Allora, per incontrare le famiglie nella quotidianità dobbiamo aprire un supermercato? Tu pensi che la gente, i giovani, abbiano veramente bisogno di questo? Un altro bar, l’ennesimo bar, poi le ennesime ubriacature, le proteste dei vicini…e via così? Io fatico a immaginare questo. Hai ragione: anch’io sto dentro la piazza, tra i bar, tra ragazzi magari un po’ brilli. Ma attento: io sono entrato in un luogo da loro abitato, non l’ho costruito. Io, prete, ho il compito di aprire il tabernacolo non i bar… perché lì dentro abita il mio Gesù , quel Gesù che, dopo aver celebrato l’Eucaristia (magari solo con quattro vecchiette) mi accompagna nella mia evangelizzazione. Questo “essere prete”, Marino, incastra i giovani, li provoca, li mette in crisi! Il sacerdote… è il volto di Cristo per la gente! Capisci che tesoro abbiamo tra le mani senza nessun merito? Non possiamo banalizzarlo… Proponi un contro – locale: entra in un bar, accosta un ragazzo, portalo a Gesù Cristo raccontandogli di Lui! La domenica dopo, magari, verrà con un amico. Sarete in tre! Capisci? Hai lavorato con uno strumento potentissimo: il vangelo condito dal sorriso e dalla cultura che i giovani chiedono…
Scusa, don Marino, se ti ho fatto perdere tempo. Se mi son permesso di scriverti due righe. Hai ragione: non sono nessuno per insegnarti qualcosa. Però, in un’ottica di chiesa, non è vero che sono nessuno: sono un tuo confratello prete!
Dopo aver ascoltato Stephen Hawking, un ragazzo dice:“Di fronte a lui ti senti piccolo, altro che il Grande Fratello”.
Il mondo dei giovani ha le idee chiare!

Un confratello sacerdote


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venerdì 12 maggio 2006 - ore 10:00


La triade spodestata!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


RIFLESSIONE
"Ben più di MoggiGiraudoBettega c’è qui"

di don Marco Pozza


Durante l’affollata conferenza stampa del giorno di Pasqua, a campionato vinto, in un’osteria di Gerusalemme al numero 10 Pietro di Galilea, er Pupone della squadra, chiedono di illustrare la filosofia di gioco del loro Coach, Gesù di Nazareth: “allenamenti costanti 365 giorni all’anno (366 nei bisestili). Di giorno a giocare, di notte a memorizzare schemi e ad allenare lo spirito. Capacità di sopportare partite senza intervalli e al posto degli autografi buone azioni da firmare, assist da inventare. Pressing costante e caparbio, difensivismi nulli, attacchi folli (meglio se diretti) ed esibizionismi vietati”.



Sembrava cosa da poco tanto che nelle cittadelle dello sport han provato immediatamente a copiare questi forcing ma si son bruciati per sovra-allenamento: era il carattere che faceva la differenza. E’ vero che le panchine erano tutte di plexigas, ma era il carisma di chi stava seduto in panchina che li esaltava.
Pietro e compagnia non capivano i giornalisti che chiedevano loro di Controcampo: nel loro lessico c’era solo controcorrente. Sentendo Domenica sportiva rabbrividirono perché la domenica per loro era giorno di fede. E quando un inviato mostrò loro il pendolino di Maurizio Mosca, han esibito un uncino portafortuna, a ricordare l’umiltà della loro chiamata. Nel salotto di Simona Ventura non si sono mai seduti tanto che i giornali li soprannominavano “Quelli che… snobbano gli inviti” . Pensavano che i giornalisti dessero i numeri quando dicevano 4-4-2 / 4-5-1. Lo schema del loro Maestro era: "Io e voi contro tutto il resto".
Mai come quel giorno il loro coach, nascosto nell’angolo della sala, brillava di gioia perché solo Lui conosceva l’ebbrezza di aver vinto un campionato con una squadra che gli altri consideravano perdente!
Il suo segreto? “Investire su gente senza contratto”.



Gli esperti delle intercettazioni telefoniche lo definirono fallito. La storia lo dichiarò vincitore.

Ben più di MoggiGiraudoBettega c’è qui.Per fortuna!


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mercoledì 10 maggio 2006 - ore 12:58


Il "popolo dello spritz"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


RIFLESSIONE
"Perchè appartenere al popolo dello spritz?"

di Matteo Bernardini


Perché appartenere al popolo dello spritz? Quale bisogno spinge migliaia di ragazzi ad invadere ogni sera il cuore della città consumando quello che da aperitivo è passato ad essere un vero e proprio rito collettivo?



A cercare di dare una risposta a questi interrogativi è il professor Massimo Santinello, docente universitario di Psicologia di Comunità.

«Il fenomeno dello spritz è la risultanza di due diverse caratteristiche - dice Santinello -. Da una parte esiste il bisogno individuale di appartenere, durante la crescita, ad un gruppo per dividere con i coetanei sogni, desideri, speranze, paure, insomma quell’identità che poi si concretizzerà nell’età adulta.
«Dall’altra lo spritz fa moda, fa figo, e non partecipare al suo rito è come porsi automaticamente fuori tendenza, non essere normali. Nello spritz , la cosa che trovo poco felice è il bisogno che questa sostanza debba essere per forza alcolica, come se l’alcool fosse l’unico simbolo possibile per mediare l’incontro tra i ragazzi».



Professore, in questi giorni si parla sempre più spesso di misure repressive per controllare il fenomeno-spritz , ma sono davvero efficaci?
«Mi sembra che i provvedimenti che si stanno prendendo siano più che altro estemporanei e non dettati da una visione complessiva. Le azioni invece dovrebbero essere coordinate da un piano globale, che però ha necessariamente bisogno di tempo e di dialogo. Quanto fatto sinora sembra voler avere il significato di dire ai cittadini che qualcosa la si sta facendo, ma questo non basta e, francamente, mi pare anche un po’ ingenuo».

Ma lo spritz ha solo lati negativi?
«Assolutamente no, anzi, io lo vedo in senso favorevole, si tratta solo di saperlo gestire e controllare. E non a caso questo "fenomeno" ha preso piede a Padova, perché la nostra è una città che da sempre vive la tradizione dell’incontrarsi nei bar e nei caffè , penso per esempio a cosa ha rappresentato il Pedrocchi. Questi centri di aggregazione poi si sono persi nel corso del tempo; oggi, anche se in maniera diversa, si stanno ritrovando.
«Tutto ciò che sta accadendo, quindi, è molto interessante e non deve essere preso in considerazione solo per gli aspetti negativi. Piuttosto chi ne sta traendo vantaggio e soldi, dovrebbe pensare a non fare esaurire questo "fenomeno" aiutando a contrastare e a ridurre quelli che sono i suoi aspetti negativi, però ho la sensazione che nessuno voglia assumersi davvero le proprie responsabilità. Ripeto, servirebbe si creassero dei progetti globali e non misure provvisorie legate ad un consenso immediato».

Questa è la fotografia del "popolo dello spritz".
Cosa ne dici?


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domenica 7 maggio 2006 - ore 08:48


Il post della domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IV^ DOMENICA DI PASQUA
"Problemi di intererenze radiofoniche"

di don Marco Pozza



Povero Gesù… Complimenti per la tua testardaggine: ma quaggiù sta capitando un po’ quello che succede con le comuni autoradio, quando la domenica pomeriggio, in macchina, si vuole ascoltare tutto il calcio minuto per minuto. Dopo che sei riuscito a selezionare il programma giusto nella selva di trasmissioni analoghe, diventa quasi impossibile seguirlo fino in fondo perché continuamente frantumato dalle interferenze. Che, guarda caso, si scatenano sempre nei momenti di maggior interesse
Pensa che confusione… Noi pensiamo che la vocazione abiti dietro il velo di una suora di clausura, così rischiamo di non vedere il volto di nostra mamma che si conquista la santità facendo girare la lavatrice… Noi pensiamo che la vocazione abiti dietro il colletto di un prete, e così rischiamo di non apprezzare il volto di papà che sta diventando santo svuotando i cassonetti delle immondizie di notte. Perché quello è il suo lavoro. Noi pensiamo che la vocazione abiti nel missionario che lavora a Korogocho, alla periferia di Nairobi, così perdiamo di vista la santità di quel ragazzo che a scuola non si vergogna di dire che a Gesù Cristo Lui ci crede.
Vedi… non la chiamerei ignoranza, lo definirei “svaccamento generale”.



La vocazione: l’irruzione della novità imprevista, inaspettata, dirompente. Lo sappiamo: è la paura del nuovo che spesso ci rende inospitali nei confronti del Signore che viene. I cambiamenti ci danno fastidio. E siccome Lui scombina sempre i nostri pensieri, mette in discussione i nostri programmi e manda in crisi le nostre certezze, ogni volta che sentiamo i suoi passi, evitiamo d’incontrarlo, nascondendoci dietro la sipe come Adamo tra i cespugli dell’Eden. E non vogliamo capire che se Dio ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace. Perché non vuoi capire che Egli non bussa alla nostra porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà.
Tutta la Chiesa custodisce una Parola esplosiva, che non può essere “trattata”, controllata, disinnescata, addormentata dalle astuzie umane.



Questa è la vocazione primordiale: passare dalla cultura del lamento al culto della speranza. E’ l’attesa di cieli nuovi e di terre nuove. E’ dire alla gente che le cose cambieranno. Anzi, stanno già cambiando! Ma quant’è difficile che oggi dei giovani scelgano di seguire Gesù Cristo con totalità, con libertà, con amore, lusingati come siamo da tante deduzioni: le seduzioni della strada, della piazza, del successo. “Beati i piedi di coloro che sui monti annunciano la pace” – recita un salmo. Certo: il tempo si è fatto breve. Tantissimi giovani hanno bisogno di Lui, hanno bisogno di sentir parlare di Lui. Qualcuno deve partire – anche se sembrerà non cambiare nulla - perché “accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità”(Tonino Bello).



Coltivare la vocazione significa “perdere del tempo” per se stessi. Un ragazzo mi dice: “Copiando gli altri diventerò qualcuno anch’io” . Che menzogna: hai copiato, hai copiato e sei scoppiato. Ma non hai imparato la lezione. Continui a copiare, copiare, copiare e ti senti una “patacca”. “Perché vivere?” - mi chiedi. Sbagli! Per Chi vivere . E’ molto meglio! Se vivi per qualcosa hai sempre lo sguardo che s’aggancia con il tuo ombelico, guardi sempre e solo a te. Se vivi per Qualcuno esci da te, rischi la novità, percorri sentieri di novità, che profumano di grandezza. Se poi quel Qualcuno ha la lettera maiuscola, allora: in bocca al lupo! Perché quel Qualcuno ti fa uscire dal branco, richiede coraggio per camminare da soli, per camminare contro tutti, per incontrare, incontrare, incontrare. Certo, ci vuole follia, fantasia e…tanta fiducia.



Ti ricordi? Pietro e i suoi soci hanno lavorato tutta la notte, ma invano. Non hanno preso neanche un pesce. Gesù dice loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca”. Pietro fece notare a Gesù che non aveva voglia di risalire sulla barca, andare al largo, con il sole a picco sul mare per non prendere niente. Era anche stanco. Tuttavia rispose con fermezza: “Sulla tua parola getterò la rete”. In altre parole Pietro disse: “Secondo me tu sbagli, non c’è pesce ma io vado contro la mia ragione, mi fido di te. Sulla tua parola getto la mia vita” .
Probabilmente Pietro non era molto diverso da te. Impulsivo, testardo, apparentemente sicuro di sé, pieno di amore per Gesù a parole, ma sotto sotto un insicuro, con la paura di essere sommerso dalle onde e pronto al tradimento se la testimonianza costava troppo… Eppure, sbagliando, ha imparato: “Sulla tua parola getto la mia vita”. Sbagliando, ti capisci! Se uno mi chiedesse: “Descriviti!”, con il sorriso ti direi che sono un buono a nulla. Un buono a nulla, ma capace di tutto, perché consapevole che, quanto più ci si abbandona in Dio, tanto più si riesce a migliorare la gente che ci sta attorno.



Siamo al cimitero di Ars, in Francia. I diavoli sono riuniti per un concorso importante. C’è in palio la prestigiosa carica di padre spirituale nel seminario dove i giovani si preparano a diventare diavoli. Ai numerosi concorrenti viene posta una domanda micidiale: “E’ meglio corrompere i preti perché diano scandalo, o è meglio non farli diventare preti?”. Gli aspiranti rispondono all’unisono: “Corrompere i preti perché la genti si allontani da Cristo”. Il presidente del concorso, allora, bocciandoli in massa dice: “Bisogna fare il possibile perché nessuno diventi prete: il prete, anche se cattivo, ricorda a chi lo vede che c’è Dio, il nostro nemico”.
Io prete, santo e peccatore, solo io posso darti ciò che è la sua vita e darti da mangiare il pane della vita. Io prete sono il tuo mistero: mi cerchi anche se mi sputi addosso, perché tu cerchi la vita.
Tu senti che io ti cerco.
Se dovessi venir meno, non prendermi a calci, non mi gettare nella pattumiera. Dammi la possibilità di gustare ancora il mio sacerdozio.
Perché ad ognuno corrisponde una vocazione!

Qual’è la tua vocazione?
Buona settimana!
don Marco Pozza


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sabato 6 maggio 2006 - ore 15:34


89° Giro d’Italia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


89° GIRO D’ITALIA
"In bocca al lupo, vecchio Giro"

di don Marco Pozza


Il ciclismo: un amore che diventa passione e che con il sostegno della passione diventa mestiere. Un bellissimo, straordinario mestiere. Basta che uno coltivi quel germoglio di poesia che una mattina gli ha detto che senza bicicletta non sarebbe stato bello vivere. Il ciclismo è il mestiere della vita. L’uomo deve battersi con tutte le sue risorse, come nella vita: la forza, il coraggio, l’astuzia, la resistenza, la passione costruita con tutti i sacrifici . Andare: ecco la molla che spinge il corridore ancor prima della sfida. Andare.
La vita è un viaggio continuo, è l’affannosa ricerca di chi sa di dover inseguire qualcosa di magico e di misterioso al tempo stesso. Con una bicicletta per compagna…
Una bicicletta e un sogno in tasca lungo il filo di una strada che si disperde chissà dove, accanto ai paesi e in mezzo ai campi, al fianco di piccole ferrovie locali o attraverso incroci che segnalano il mistero dei paesaggi. Il corridore cha parte all’alba con la sua bicicletta nel silenzio d’una natura che a poco a poco si risveglia, è come un cercatore d’oro, un cacciatore di fortuna."



Buon Viaggio, Giro d’Italia. Che queste tre settimane possano riaccendere il sorriso, la gioia e la passione ai mille volti che incroceranno le gesta dei 198 atleti in gara!



Questo blog tifa per Gilberto Simoni, il trentino di Palù di Giovo alla caccia del tris in maglia rosa!
Forza Gibo, siamo tutti con te!


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sabato 6 maggio 2006 - ore 08:39


Questione di stile, vero?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


SPERIAMO BENE...
"Bigbabol? No, grazie!"

di don Marco Pozza



Una giornalista m’invita a visitare il blog delle bigbabol . Leggo: “coulotte vs perizoma”, “Donne pro convivenza”, “Il capello che se ne va”, “I 1000 modi per dire:ti lascio”, “Quel centimetro in più”, “Rubrica lifestyle”, “L’importanza del seno”, “Le single, gli uomini, le fidanzate spaccaballe”, “Colpo di fulmine al supermercato”, “La regola dei tre giorni”, “Segnali di donna”. E poi l’apice: “Il trombamico” .
Forse che per essere uomini e donne che valgono…occorre essere “rovinati” su misura?! Non è che sia poi così confortante una visione del genere. Potrebbe anche essere una “ricetta” consigliabile se poi, nel blog, raccontassero anche controeffetti e la tristezza di una società di giovani fondata solo ed esclusivamente sul sesso, sull’apparenza, sull’usa e getta di chi ti spersonalizza.
Scusa, sui farmaci che la gente acquista, sono obbligatorie queste precisazioni... Tanto più che molti ragazzi/e si dissociano da questo stile!
“La regola dei tre giorni”: speriamo proprio che ne servano anche meno per intuire che la bellezza della vita corre su altri canali…



Mi è tornata alla mente una riflessione di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII che ti regalo come contro-proposta alle bigbabol:

"Sei contenta del tuo corpo?
Una ragazza mi ha detto: “Però Dio poteva farmi dieci centimetri più alta!”. Un’altra mi ha gridato: “Mia madre mi poteva fare un po’ meglio!”. Un’altra ancora, di quattordici anni: “Quando la mattina mi alzo e mi guardo allo specchio, mi faccio le corna e dico: maledetta, perché sei nata?!”

E tu sei contento del tuo corpo?
“Sono lungo e magro, allampato che mi spavento”. Un altro: “Sono un tappo e inoltre anche la voce è da bambino”. Un altro: “Perire, schifoso io, schifosi gli altri”.



Vedo dei giovani bassi di statura ma pieni di simpatia perché non si chiudono nelle loro scarpe, ma sprizzano gioia da tutti i pori. Non pensano a se stessi. Sono sempre pronti a dare una mano, amano per primi, amano gratuitamente, amano senza chiedere risposta, sono dei punti di riferimento per molti.
Ci sono delle ragazze bruttine – sai lo stampo non era gran che – eppure emanano una dolcezza che conquista, una delicatezza che commuove. Dentro di loro c’è la presenza di qualcosa che non sai, ma che fa star bene vicino a loro.
Ho visto delle ragazze bellissime, molto sexy, e ho notato gli occhi ingordi dei ragazzi su di esse: sembrano i mosconi sul miele. Risono ragazzi che scommettono di “farsele”. Robe da matti! Dopo i primi contatti quelle ragazze ingialliscono come fiori al tramonto! La ragazza è bella se richiama l’infinito e produce purezza piena. Un ragazzo è bello se affronta la vita con una speranza che oltrepassa il presente e organizza la storia. Altro che le quotazioni in borsa come i tori! Esce dai condizionamenti, manifesta l’armonia piena, la bellezza interiore, la gioia della vita.
(don Oreste Benzi, Scatechismo, Mondadori, Milano 1999, pg 54-56)

Che tu sia d’accordo o meno, su una cosa entrambi possiamo metterci la firma. E’ questione di stile, vero?

Buona giornata!


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venerdì 5 maggio 2006 - ore 00:51


Charlie Chaplin e Gesù di Nazareth
(categoria: " Vita Quotidiana ")


BUONA GIORNATA
"I pannolini, il microonde, l’aspirina"

di don Marco Pozza


Charlie Chaplin, attore e regista inglese, racconta di aver avuto l’idea di girare un film religioso. Una delle scene avrebbe dovuto svolgersi nella pista da ballo di un locale notturno, con gente seduta a chiacchierare e a bere attorno ai tavoli. Ad un certo punto, al centro, qualcuno si mette a crocifiggere Gesù di Nazareth. Scena cruenta, bagnata di sangue, abitata da urla… ma nessuno sembra interessato. Solo un ubriaco che siede in disparte, improvvisamente si alza, si mette a gridare piangendo: “Ma non vedete che lo crocifiggono? Che cristiani siete?!” . E’ accaduto quello che aveva preannunciato Charles Peguy: siamo stati “obliterati, annullati, intontiti, abituati, smussati da anni e secoli, da generazioni di catechismo, d’insegnamento catechistico, più o meno ecclesiastico, generalmente universitario, generalmente scolastico”.



Ma perchè i cristiani stanno perdendo la passione per Gesù Cristo?
Un vescovo citava con insolita arguzia le cause per cui oggi ci sono pochi testimoni autentici. Queste cause sono: i pannolini, il microonde e l’aspirina. I pannolini sono il simbolo dell’usa e getta: niente dura, nulla è per sempre. Il microonde rappresenta l’azione istantanea con risultati immediati. Oggi non c’è posto per le lunghe attese. L’aspirina favorisce la scarsa sopportazione del dolore, la fuga dalla sofferenza, il rimedio immediato.

Si può essere cristiani così?


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giovedì 4 maggio 2006 - ore 08:35


Storia di una conversione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL PENSIERO DEL MATTINO

"Conversione. Una storia personale"

di L. Mondadori - V. Messori


3000 miliardi di fatturato, 5100 dipendenti, impianti tipografici sempre all’avanguardia, centinaia di novità librarie ogni anno, compartecipazioni in mezzo mondo, 49 testate giornalistiche… Lui è Leonardo Mondadori , presidente della Mondadori SpA, il colosso che ha superato ogni cambio di regime politico e di tempesta economica, leader indiscusso nel decisivo mercato della cultura e dell’informazione.



Una conversione “stravagante” la sua, firmata in età avanzata e partita da una consapevolezza: “Ovunque l’uomo è costretto ad andare alla ricerca di Dio… Solo nel cristianesimo… è Dio che va alla ricerca dell’uomo. Anzi, che si rivela a lui proprio come uomo, in una storia vissuta di cui abbiamo testimonianza nei vangeli” .

(L. MONDADORI – V. MESSORI, Conversione. Una storia personale , Oscar Mondadori, Milano 2002)

Buona giornata al popolo di spritz.it!



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