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mercoledì 3 maggio 2006 - ore 08:31


Rita Borsellino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


RITA BORSELLINO

"A mani nude"

di Mariadele Cipolla


" A mani nude i magistrati sono stati uccisi, a mani nude poliziotti e carabinieri hanno cercato nei crateri del tritolo i corpi dei loro colleghi, a mani nude preti coraggiosi sono stati abbandonati nelle loro periferie e poi uccisi o trasferiti, a mani nude i giovani coltivano la terra confiscata alla mafia per vedere i loro raccolti distrutti, a mani nude altri giovani vanno via. A mani nude sono morti giornalisti, imprenditori, liberi pensatori .
A mani nude noi donne e uomini siciliani scendiamo in piazza, parliamo con la gente, aiutiamo le donne e i bambini delle periferie, i senza casa, i migranti. A mani nude combattiamo come meglio possiamo la mafia, da sempre.



La mafia che respiriamo nell’aria dalle esalazioni delle eco-mafie, che unge quelle poche monete e banconote che teniamo in tasca, che ospita nei suoi edifici scolastici i nostri figli, che ci cura nelle sue strutture sanitarie; la mafia che fa salire, con l’addizionale del pizzo, il prezzo dei nostri consumi; la mafia che s’infiltra in una compiacente burocrazia pachidermica che porta alla rassegnazione di chi chiede come un favore, in cambio del voto, tutto ciò di cui ha pienamente diritto; la mafia che si annida nell’incuria dei nostri monumenti e nel vigore del cemento abusivo.

A mani nude restiamo soli a perdere battaglie politiche combattute con armi impari, a mani nude restiamo invisibili ai leader del centrosinistra, a mani nude abbiamo individuato la candidata ideale alla Presidenza della Regione Siciliana, a mani nude abbiamo imposto le elezioni primarie per la scelta del candidato della coalizione, a mani nude le abbiamo vinte, a mani nude stiamo cercando di vincere le elezioni regionali. A mani nude la nostra candidata, con una forza angelica e sovrumana, con le armi della trasparenza e dell’onestà, percorre da mesi le strade della Sicilia parlando alla gente da qualsiasi postazione, anche dal tetto di un camion, e lì dove riesce ad arrivare è amata da tutti. La sua faccia pulita e onesta occhieggia dai nostri muri sovrastata dalle gigantografie degli avversari:troppe, troppo grandi, abbiamo soltanto le lenzuola ai balconi per contrastarle .
Potremmo anche perdere se non capirete tutti che la battaglia è di tutti noi. Il mondo ci guarda: giornalisti stranieri giungono qua, incuriositi da queste strane elezioni, rese ancora più emblematiche dall’arresto del boss Provenzano.



Ma l’Italia dov’è?
Che queste elezioni abbiano un significato enorme lo sa il centrodestra, che, infatti, ha dispiegato forze inimmaginabili. La Sicilia è la sua ultima o più forte roccaforte e queste elezioni possono conferire forza, o togliere forza anche alle gambe del neo governo nazionale di centrosinistra. Noi, voi, ci rendiamo conto di questo?
Si perde quando si è soli e soli non vogliamo essere più , si perde quando i nostri leader pensano di poter vincere con i comizi degli ultimi giorni e qualche manifesto per strada. E’ ovvio che non basta e lo dimostrano le nostre sconfitte. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Abbiamo bisogno che voi, veniate in massa a vivere con noi questa primavera di passione politica: leader, dirigenti, movimenti di centrosinistra, intellettuali, artisti, gente di spettacolo, persone oneste. Venite con noi nelle periferie a parlare con la gente, a cantare, a recitare, a tenere comizi in piedi sulle sedie, a sgolarci dai megafoni delle automobili. Se avete il peso per essere ascoltati lanciate appelli pubblici dalle pagine dei giornali nazionali. Altrimenti contattate amici, parenti e conoscenti siciliani, per convincerli a votare per Rita Borsellino e appendere ai loro balconi lenzuoli bianchi con su scritto: RITA PRESIDENTE!."

Palermo, 21 Aprile 2006
Mariadele Cipolla, Comitato XX Settembre per Rita Presidente


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martedì 2 maggio 2006 - ore 09:00


Carissimo Tommaso...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


BUONA SETTIMANA

"Nostalgia di Chiesa, caro Tommaso"

di don Marco Pozza


Ieri partecipando alla Domanda di ammissione agli ordini sacri di Tommaso, il mio più grande amico...vedendo tutta quella giovinezza che chiede di essere consacrata da Dio... vedendo tutta quella gioia di fare "cooperativa" con quell’Uomo...vedendo quegli occhi lucidi... mi son "rimbalzati" alla mente due pensieri di don Tonino Bello.
E’ il regalo che trasformo in preghiera per questo mio amico.



"I ragazzi vanno seguiti con rispetto e senza troppa invadenza, avendo cioè la capacità si sostare sul portone della loro coscienza. Bisogna mettersi accanto a loro, ma non prevaricare. Bisogna aiutarli a costruire un sistema di significati, una scala di valori, segnalando e offrendo loro i materiali afferenti che la storia e la vita propongono, intorno a cui giocarsi la propria libertà, ma senza imporre le scelte finali, le decisioni forti: senza plagi di sorta.
Bisogna avere la delicatezza della soglia... essere capaci di sorvegliare un po’ i loro sentimenti, il loro evolversi, le loro speranze, perfino la loro crescita affettiva, spirituale, interiore, di rapporto. Essere capaci di stare vicini rimanendo, però, sulla soglia. "



"Dovremme essere più audaci come chiesa. Il Signore ci ha messo sulla bocca parole roventi: ma noi spesso le annacquiamo con il nostro buon senso. Ci ha costituiti sentinelle del mattino: annunciatori, cioè, di cieli nuovi e delle trre nuove che irrompono; e invece annunciamo cose scontate, che non danno i brividi, che non provocano rinnovamento.
E’ necessario che ci riprendiamo, come credenti, il nostro ruolo di ministri della speranza. E che si parli con la forza provocatoria del Vangelo".

***


Caro Tommaso, sia questo il mio augurio più bello, l’augurio di un fratello più grande, di un amico prete!
Essere preti è una "scommessa" grande che prima di tutto firma Dio su di te. Pensa! Dio scommette su di te... Dio si sporca le mani di te come il vasaio con la creta... Dio prende la tua debolezza e la impreziosisce con la sua fantasia.

Ti aspetto, con una certezza: "Non c’è fedeltà senza rischio".
E’ fatica essere preti così... ma in due si divide il peso e si raddoppia la gioia!

Buon Cammino
don Marco Pozza


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sabato 29 aprile 2006 - ore 15:42


Il post della domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


III^ DOMENICA DI PASQUA

"Stato di ebbrezza confusionale"

di don Marco Pozza


Un prete in chiesa sta parlando di Pietro, il pescatore di Galilea: amore e tradimento, riconciliazione e corna, buoni propositi e pazzi tradimenti… e tu lo guardi nervoso perché pensi stia parlando del rapporto tra te e tua moglie. Ma non stava parlando di te! Il tuo bambino ti ripete la storia di Giona imparata a catechismo:mansueto in faccia e voltagabbana alle spalle, pazienza di fronte alla mancia promessa e isterismo alla prima fatica, pensieri di pace e opere distruttive… e tu lo guardi nervoso perché pensi stia parlando del rapporto tra te e i tuoi figli. Ma non stava parlando di te! La suora racconta della donna peccatrice: bellezza esaltante e corpo venduto, occhi di fata e pensieri da scimmia, lineamenti splendenti e seduzione diabolica… e tu la guardi nervoso perché pensi stia parlando dell’ultima volta che ti ha visto appartato lungo l’argine… Ma non stava parlando di te!
Questa è la bellezza della Scrittura Sacra: ti racconta storie e ti presenta personaggi che s’affondano nell’oscurità dei millenni e sembra stia parlando proprio di chi sta ascoltando.



L’albergo di Emmaus: a chi di noi non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada una sera che tutto era perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l’avevano preso: il mondo, i filosofi, gli scienziati. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra. Noi seguivamo una strada e Lui ci veniva a lato. Eravamo soli, ma non eravamo soli. Era sera. Ecco una porta aperta, l’oscurità di una sala dove la fiamma di un caminetto fa tremolare le ombre. Quando furono presso il villaggio dov’erano indirizzati, egli fece vista di voler andare più lontano. Ma essi gli fecero forza dicendo: “Rimani con noi, perché si fa tardi e il giorno declina” . Entrato nel villaggio…spezzò il pane, lo ruppe e lo consegnò loro. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero. Ma egli sparì da loro e li lasciò avvolti in una profonda nostalgia: “Non bruciava il nostro cuore mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”
Pensa che capolavoro di bellezza, di nostalgia, di eternità… L’hanno riconosciuto nello spezzare il pane! Solo in quel gesto hanno visto riflessi i lineamenti del loro Gesù. Nemmeno Maria Maddalena, la donna che più di tutte ha inseguito quei passi zingari, l’aveva riconosciuto. Fuori dal sepolcro piange e lo confonde con il custode del giardino. Solo quando Gesù le dice: “Maria” le si aprono gli occhi e riconosce il suo Messia.



E noi pure qualche volta l’abbiamo riconosciuto? Perché non vogliamo confessarlo? Ebbene, l’abbiamo riconosciuto nei suoi sacerdoti, assai spesso. Diciamo tanto male dei sacerdoti! Eppure al cristiano che ha l’abitudine (forse cattiva) di inginocchiarsi a caso nei confessionali, è accaduto più d’una volta di udire la parola inaspettata, folgorante, di ricevere all’improvviso da uno sconosciuto dolce e umile di cuore, prigioniero di quella bara ingraticolata, il dono di una carezza profumata di cielo, di una consolazione che non recava firma d’uomo.
Cosa importano i loro tradimenti, le loro miserie, le loro cadute? “La grande gloria della Chiesa – scrisse magnificamente Jacques Maritain – è d’esser santa nonostante i membri peccatori”. Sino alla fine del mondo, sino a quando le mani di alcuni uomini eletti innalzeranno l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Questi sono gli uomini che ha creato il Giovedì Santo, questi sono i primi preti che mai come oggi appaiono una sorprendente stonatura. Non più privilegi umani: la castità, la solitudine, più spesso l’odio, lo scherno e, soprattutto, l’indifferenza di una società che sembra non aver più posto per essi: ecco la bella parte che ci siamo scelti. Ma perché c’è un sogno! Quello di sentir risuonare nel cuore della gente l’esclamazione divenuta celebre sulla taverna di Emmaus: “Non bruciava il nostro cuore mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”.



Operai di Dio con un arnese tra le mani: la Scrittura. Quest’oceano di poesia e d’eternità che l’uomo è disposto a perdere pur di continuare a dormire. Oggi c’è crisi di estasi, è in calo il fattore sorpresa, non ci soprendiamo più di nulla. Dovremmo essere meravigliati da Dio. Cristo rivolge anche a noi oggi lo stesso rimprovero indirizzato un giorno ai sadducei: “Voi vi ingannate non conoscendo le Scritture” (Mt 22,29). E, allora, basta il modesto slogan martellato da un testimone di Geova a mettere in difficoltà il cattolico che forse ha una conoscenza ancor più superficiale di quella del suo interlocutore. Ma, soprattutto, il cristiano che ignora le Scritture resta privo di un alimento necessario e stupendo “più dolce del miele e di un favo stillante” (Sal 19,11). Nemmeno i discepoli di Emmaus son riusciti a riconoscere che quel forestiero nascondeva le sembianze di Gesù di Nazareth… perché non avevano capito ciò che stava scritto nelle Scritture.“Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture” (22,45). Il Signore ci ha messo sulla bocca parole roventi, ma noi spesso le annacquiamo col nostro buon senso. Ci ha costituito sentinelle del mattino, annunciatori, cioè, di cieli nuovi e terre nuove che irrompono. E invece annunciamo cose scontate, che non danno i brividi, che non provocano rinnovamento. E’ necessario parlare con la forza provocatoria del Vangelo! Se noi credenti non teniamo alte queste attese, queste follie, queste utopie del Vangelo e della Bibbia, che stiamo a fare? Non sono sogni irraggiungibili, sono sogni diurni. Quelli che, fatti all’alba, preludono sempre alla realizzazione.



L’altra sera, seduto sui gradini della chiesa, son scoppiato a ridere. Un automobilista giovanissimo e un po’ spavaldo, per quattro volte ha fatto il giro completo della rotonda mentre tutti gli suonavano. Non sapeva dove andare! Ho riso…Eppure oggi tanti cristiani sono così: in stato di ebrezza confusionale. Scontato.. finchè ti conquista più Il Codice da Vinci che la storia di Gesù di Nazareth. Finchè la Bibbia più famosa è quella di Giobbe Covatta, non quella ispirata dallo Spirito Santo. Finchè il Vangelo più affascinante è Il Vangelo di Giuda, non quello di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Finchè la verità è nel blog di Beppe Grillo, non nel blog di Colui che ha detto: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” . Finchè l’esodo più famoso è quello dei ponti delle vacanze, non quello celebrato dal vecchio Mosè. Finchè il sex appel più ricercato è quello di Naomi Campbell e non la seduzione di Maria di Nazareth.
Stato di ebbrezza confusionale anche negli incroci della vita.
Sei libero! Con un avvertimento. Se sentirai che ti fischiano dietro perché li fai ridere…non t’arrabbiare.
Sei tu che guidi in maniera così ridicola!

Buona settimana!
don Marco Pozza


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venerdì 28 aprile 2006 - ore 10:36


Un’altra legislatura sta per iniziare.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’ENNESIMA SFIDA

"In bocca al lupo, vecchio saggio!"


Giulio Andreotti , uomo politico fra i più conosciuti, amati ma anche fortemente discussi, è nato a Roma il 14 gennaio 1919. Riassumerne la vita è impresa difficile sia per l’enorme arco temporale che essa investe, sia per la quantità di esperienza che il grande vecchio della politica italiana è in grado di vantare.



Ha dominato la scena politica degli ultimi 60 anni: sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria, una volta ministro del Tesoro e una ministro dell’Interno, sempre in Parlamento dal 1945 ad oggi, ma mai segretario della Dc.
Dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1941, specializzandosi in diritto canonico è presidente della FUCI già a ventidue anni ed eletto in seguito all’Assemblea costituente. Entra alla camera come deputato democristiano nel 1948 e viene rieletto anche nelle successive legislature.

In bocca al lupo, vecchio saggio.
Comunque vada...sarà un successo!


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giovedì 27 aprile 2006 - ore 21:45


Qualche briciola di condivisione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


QUALCHE RISONANZA

"Dentro al popolo dello spritz in missione per conto di Dio"

di don Marco Pozza


La stessa onestà che mi ha portato ad affermare di essere solo in questa "pastorale della fantasia" che mi sono inventato... ora mi porta a far rimbalzare qualche risonanza che profuma di affetto e di simpatia. Ne riporto tre: un confratello prete, un ragazzo, una mamma .



"Carissimo don Marco,ero in vacanza in montagna con un gruppo di universitari, ma un amico mi ha segnalato la tua intervista su Il Mattino e appena ho avuto l’occasione me la sono letta. Hai tutta la mia solidarietà per quello che stai facendo e il Signore ti concede di fare. Hai perfettamente ragione: le domande dei giovani vanno accolte quando e dove sorgono e dentro ad ognuna di esse c’è un’esigenza incancellabile di verità. Incancellabile perchè ognuno se la trova addosso, non se dà lui. Se il Signore non risponde alle domande che abbiamo dentro, a cosa serve? E Gesù Cristo ha preso su di sè la nostra debolezza proprio per rispondere non con un discorso, ma con una presenza,una vicinanza umana. Chi con umiltà imita il Signore in questa "vicinanza"non perde tempo né lavora senza frutto. Ti sono vicino nella preghiera e se qualche sera cerchi un "collega" con cui stare a cena scambiando due chiacchiere fraterne, la mia porta è aperta. Cordialmente, don ..."



"Ciao don Marco, ho letto la tua intervista sul mattino… Sei un grande, trovo che quello che fai è un gesto meraviglioso di evangelizzazione, perché noi giovani delle piazze o del ghetto teoricamente abbiamo tutto ma in realtà non abbiamo assolutamente nulla se non disagio paura e a volte veramente l’ alcool diventa un rifugio abbastanza tranquillo e all’ inizio anche gioioso.Poi inizia la lieve forma di dipendenza che tantissimi giovani hanno (altri anche in forma grave) e si “smerda” tutto, gli entusiasmi, la gioia, la voglia sana di stare assieme, la possibilità di iniziare un sentiero sincero con una ragazza, la voglia di affrontare con lealtà discorsi che vadano oltre il semplice “che figa quella”, “cos’altro bevi”, “dove troviamo i porri" o cose simili, il confrontarsi su tematiche importanti, ovvero tutte le cose che mi hanno sempre spinto a stare in piazza dalle 7 in poi…
Tra i ragazzi c’ è tanta sfiducia reciproca, tanta accredine per niente, la situazione sta franando e quello che tu fai è una gran cosa. Mi dispiace che tu sia isolato dal resto della curia ma sai che nella storia la chiesa e i suio organi hanno più spesso appoggiato opere terrene di vario genere che vere opere di carità cristiana come la tua! Senza Gesù noi siamo fottuti, tutto il mondo è fottuto, non mollare, ti sono vicino!!! Ciao, grazie..."



"Ciao don Marco, oggi sono a casa , ma sono appena tornata da due giornate fantastiche, anche se estremamente stancanti. (...) Oggi ho riguardato la mia posta ed ho visto l’articolo che ti riguarda. E’ una bella intervista, mi piace quanto hai detto, anche se già lo conoscevo: sinceramente ti invidio, perchè se tornassi ad essere giovane come te, farei anch’io lo stesso. Ora l’entusiasmo e il desiderio del ’ nuovo’ non mi manca, ma incominciano a mancare le forze...perciò affido il mio futuro, i miei desideri di "cieli nuovi e nuova terra" ad un sacerdote come te, un pò ’ matto ’, un pò scapestrato, ma innamorato di Dio, pregando perchè il Signore sempre più ti plasmi e ti renda come vuole Lui, ti faccia sempre più camminare per i suoi sentieri che, ricordati, non saranno mai i tuoi!!! Lo so che non hai tempo, ma mi piacerebbe che almeno una volta tu mi rispondessi, visto che possiamo parlare con email. Ti abbraccio, ..."

Grazie della vicinanza e... buona serata!


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mercoledì 26 aprile 2006 - ore 23:07


Il perchè di certi modelli personali
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CINQUE MODELLI

"Il navigante e le stelle"

di don Marco Pozza



Uno spritzino, dopo aver letto l’intervista di Alberta Pierobon riportata domenica 23 aprile da Il Mattino di Padova con il titolo "Dentro al popolo dello spritz in missione per conto di Dio", mi ha scritto: "Strano prete, ma proprio strano! Intanto quanto hai intenzione di rimanere prete? E poi perdi un po’ di tempo a spiegare il perchè di quei cinque personaggi che hai citato come modelli".
Eccone la spiegazione.



Don Luigi Ciotti, prete. Innegabilmente è il prete che più di tutti sa farmi innamorare dell’essere prete. Fa parte di quella "frangia" di chiesa considerata ai margini dell’ortodossia, ma che sa essere capace di gesti profetici. Di lui ammiro la convinzione nel parlare della legalità e della giustizia, l’amore nel raccontare la sua esperienza di fede, il suo incredibile coraggio nel prendere posizione di fronte alla cronaca quotidiana.
Al mio "essere prete" aiuta il suo coraggio innamorato.

***

Questo blog sostiene Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie di don Luigi Ciotti e la candidatura di Rita Borsellino alla Regione Sicilia.



Giulio Andreotti, politico. L’uomo di cui ho sempre sentito raccontare e parlare con stima e rispetto fin da quand’ero bambino. L’uomo che, attaccato su più fronti, ha sempre saputo rialzarsi a testa alta con eleganza, coraggio ed educazione. La sua rivista, 30 Giorni, è uno dei miei giornali preferiti per crearmi un’opinione di cultura generale capace di entrare con precisione nel particolare.
Al mio "essere prete" aiuta la sua convinzione rispettosa.



Pietro Grasso, procuratore. E’ il simbolo splendido di una giustizia e di una rettitudine che sa ancora commuovere e provocare. Figlio di una terra incantevole e contradditoria come la Sicilia, riesce a far rinascere la speranza sopra un cumulo di macerie. Fa parte di quelle gente che t’incanta senza l’ausilio delle parole.
Al mio "essere prete" aiuta la sua rettitudine convincente.



Roberto Benigni, attore. L’emblema della fantasia "sparata" all’apice. Carattere estroverso, capacità di stupire e creare poesia dal nulla, cultura immane e sapientemente usata, riesce a trasmettere cultura unendo le lacrime di gioia a quelle di commozione. Splendida la sua concezione dell’uomo cantata ne La tigre e la neve: "Ogni uomo è un abisso: a guardarci dentro ti vengono le vertigini". Cosa lo distanzia dalla concezione cristiana dell’uomo?
Al mio "essere prete" aiuta la sua fantasia estroversa.



Magdi Allam, giornalista. La limpidezza nello scrivere, la capacità di suscitare curiosità e interesse, la sua penna fluida e ricca di spunti (anche polemici) da un po’ di tempo cattura il mio interesse. Un "uomo di cultura" che avrei pagato per trovare tra le cattedre in cui son stato alunno. La sua presa di posizione contro l’integralismo della terra di cui è figlio mi stupisce. Inutile nasconderlo che, un giorno, mi piacerebbe incontrarlo per scambiare due parole sul rapporto tra il mondo occidentale e il mondo orientale.
Al mio "essere prete" aiuta la sua capacità di suscitare interesse.

***


L’anno scorso ho avuto il piacere e l’onore di presentare alla mia comunità don Luigi Ciotti. Quest’anno sarà la volta di un altro di questa "cinquina" di personaggi. Attraverso la loro testimonianza...forse qualche sorriso convincente in più si può ritrovare.
Cinque "professori" che mi son scelto perchè, a differenza di tanti altri, noti e meno noti, hanno intuito che l’alunno è un "fuoco da accendere" non "un vaso da riempire"!
Questo è un "post" di parte: ma ogni navigante ha le sue stelle per non perdersi in rotte che disegnino naufragi!

Grazie dell’attenzione che mi hai riservato


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martedì 25 aprile 2006 - ore 20:57


L’ESAGERAZIONE DE L’OSSERVATORE ROMANO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


UN ATTACCO SUPERFICIALE

"Ingiusto attaccare la terra dei santi"

di don Marco Pozza


da Il Corriere del Veneto, martedì 25 aprile 2006


Ed ecco che la mia città ritorna puntuale sotto gli occhi dei riflettori e della critica. Ieri accusata di essere “terribilmente santa” da Camilla Cederna, oggi tacciata di essere la culla di “piccoli borghesotti” incapaci d’innamorarsi della semplicità.



M’ha colto un po’ di sorpresa quest’attacco forse da “calibrare” da parte di un organo ufficiale della Santa Sede come l’Osservatore Romano . Certo, saremmo ignobili a dire che quassù si vive miseramente: non è vero. Ma saremmo altrettanto ingiusti ad affermare l’incapacità dei giovani di questa terra a comprendere l’essenza vera della persona. Esecrabile e non certo da lodare il comportamento di chi, in nome di un’etichetta, si sente valorizzato o condannato all’interno di una società. La dignità e il rispetto di una persona va ben oltre l’apparente appartenenza ad una moda: ci crediamo anche se non l’avesse detto Ovidio. Certo, il benessere può (!) distrarre i giovani dai veri ideali. Quel benessere che - sembra un controsenso - dietro ha la firma e il sudore dei nostri padri che, per generazioni, si son sporcati le mani per costruire un futuro ai loro figli. Senza guardare la moda dettata dal tempo, si son imbarcati per terre lontane portando nel cuore la nostalgia del loro luogo natìo. E, appena han potuto, son tornati nelle loro terre non solo per “far schei” ma anche per scrivere pagine di storia, di umanità, e di sogni.
Forse ha ragione il sindaco Enrico Hullweck quando, in filigrana, chiede tempo perché si crei equilibrio tra un comportamento passato fatto più di facciata che di convincimento e un atteggiamento presente costruito più sulla trasgressione che sulla persona. Capisco benissimo il concetto: il benessere è una grande conquista, ma è troppo costoso quando finisce per uccidere la dignità di chi ti è più prossimo. Capisco benissimo anche la fatica dei nostri padri: due generazioni non possono condividere gli stessi schemi esistenziali o i gusti imposti dalle mode. Ma ne ammiro la caparbietà nel non voler alterare il legame d’amore con i loro figli. Che a volte possono far rimpiangere i tempi passati… ma che non possono spegnere la voglia di sognare un futuro meno contraddittorio.
Ecco perché, forse, è un po’ troppo tacciare i volti giovani di questa terra – che vive certamente i suoi controsensi - come “piccoli borghesotti vicentini” . Fa tristezza che sia proprio l’organo ufficiale della Santa Sede a costruire quest’affermazione.



E tutte le vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa, missionaria e laicamente vissuta che affondano le loro radici tra il silenzio dei colli berici e la severità storica e cruenta dell’Altopiano d’Asiago… non hanno più nulla da dire? Tutte quelle piccole “terre di missione” che i nostri industriali, qualcuno mettendo in gioco la propria famiglia e il proprio patrimonio, stanno mandando avanti lontano dalle rive dell’Astico e del Bacchiglione con piccoli gesti anonimi… non hanno più nulla da dire? Tutti quei giovani anonimi che celebrano le loro vacanze aiutando i popoli dell’America Latina a sognare magari portandoci le “mani operose” e “la mente imprenditoriale” della terra vicentina… non hanno più nulla da dire?
E’ triste e ignobile vedere che un ragazzo viene emarginato perché “colpevole” di non essere griffato (come se la dignità dovesse pagare i “diritti d’autore” alle grandi case d’abbigliamento). Ma è altrettanto triste che una terra di santi e di poeti, di scrittori e di politici, di preti e di artisti… sia tacciata di “piccolo borghesismo” solo perché annovera tra la sua gioventù giovani capaci di esaltanti vittorie e di tremende miserie come in ogni altro angolo del pianeta terra.
Ragazzi, per un giorno dimentichiamo la nostra etichetta e facciamo sfoggio della vera personalità di questa terra profumata di storia, di arte e di cultura!

don Marco Pozza




L’Osservatore Romano scriveva: "Considerati i loro nobil iinteressi c’è da giurare che mai i piccoli borghesotti vicentini saranno in grado di capire messo in evidenza già da Ovidio, che cioè la persona sfarzosamente abbigliata è la più piccola parte di se stessa o quanto rievocato da Dante nel lodare l’antica Firenze che "non avea catenella, non corona, non gonne contigiate, non cintura, che fosse a veder più che la persona".


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lunedì 24 aprile 2006 - ore 17:28


DOPO L’ARRESTO DEL RAIDER
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"LA PROVA DEL FUOCO"

"Splendori e miserie di Anna.
La signora Ricucci: dalla love story all’immorale della favola"


di Gabriella Imperatori


Quando Anna Falchi uscì spigliatissima su “Panorama”, ero in compagnia di uno scrittore che la esaminò a lungo e si giustificava così: “ Cerco l’errore” . “E dov’è?”. “Non c’è”, rispose. Anna Falchi era “la” bellezza, nata dall’incrocio tra un mediterraneo e una nordeuropea. La bellezza ha in pugno il mondo. Chi mai poteva pensare, allora, che un giorno (oggi) avremmo esclamato: “Povera donna” ? Ricca lo era e ancora dovrebbe esserlo, certo di una ricchezza da matrimonio e anche dal regime di separazione dei beni studiato (dicono i maligni) per mettere al sicuro ciò che saggiamente aveva incamerato. Bella ancora di più: con un viso che solo le invidiose possono giudicare volgaroccio, in realtà e la nuova edizione in versione Duemila di Brigitte Bardot o Claudia Schiffer: bionda e botticelliana ma con un quid che ne fa un tipo moderno, alt come un granatiere ma con tutte le curve a posto, sorriso da rèclame di dentifricio e, nell’insieme, quel giusto mèlange fra nord e sud Europa.



In più, con un passato mediatico che ne ha fatto un personaggio assai prima delle nozze con il principino di Zagarolo. Quando appariva in tv, gli uomini di casa scordavano il risotto che scuoteva nel piatto e continuavano a fissare il video con espressione vagamente ebete. Niente da stupirsi, dunque, se un ex odontotecnico che s’è fatto da solo salendo quasi ai vertici della scala sociale – tralasciando per un momento con quali mezzi – si è scelto una fanciulla da copertina. C’è chi può e chi non può. Così come, in passato, ha fatto Cecchi Gori o l’Unto del Signore. Intanto perché è più facile invaghirsi di una bellona che di una bruttina maga stagionata. E poi perché il potere ha sempre cercato di esibire i suoi simboli, dalla Ferrari al tre alberi alla villa in Costa Smeralda alla moglie mozzafiato. Un uomo ricco e potente può essere anche d’aspetto comune o perfino bruttarello, ma cerca quasi sempre la rosa da appuntare all’occhiello (e pazienza se tale rosa, come anche stavolta sussurrano i maligni, magari porta “sfiga”).
Da parte sua la Cenerentola che ha sposato il principe ne trae legittimamente vantaggi. Ma ora la scommessa è: se il principe cade dalle stelle alle stalle, o a Regina Coeli, la bella lo seguirà nel volo, gli resterà affettuosamente vicina o se ne andrà in cerca di altri? Per ora il lui e la lei dell’ennesima fiaba finita alle ortiche piangono a dirotto, mentre sul loro pianto si sprecano ipotesi e commenti.



Dalla scrittrice Lidia Ravera spietatamente sicura che la Bella non potesse ignorare quel che stava combinando la Bestia, e perciò la invita, anche se ormai è un po’ tardino, a riprendersi libertà e dignità, a Ritanna Armeni che pietosamente esorta a rispettare la sorellanza. Che ne sappiamo, s’interroga, dei suoi sentimenti? Come possiamo pensare che si sia accasata solo per interesse? Vabbè, di sicuro non lo sappiamo. Ma è arduo credere che non avesse capito proprio niente. Che a 34 anni fosse, e sia, ancora un’ingenua credulona convinta che i miliardi piovano dal cielo o sian frutto del sudore della fronte e non, poniamo, anche di affarucci o affarini non limpidissimi. Più probabile che evitasse di porsi domande sgradevoli finchè le vacche erano grasse. E che avesse consapevolmente usato la sua bellezza come scorciatoia invece che costruirsi con qualche lentezza una carriera o quanto meno un lavoro, per cui le doti le erano state generosamente offerte da madre natura.
Morale della favola? Benché il potere sia ancora saldamente in mano agli uomini, padri mariti o amanti che siano, alle donne non conviene poi tanto darsi da fare per accalappiare un “big” e poi piangere sul latte versato. Invece di contare su calciatori e bancarottieri pur di apparire, in tv o al cinema o sui rotocalchi, gli converrebbe, alle nostre sorelle, applicarsi alla conquista in proprio di valori, magari economici, che restino; e a valutare non solo il conto corrente dei pretendenti, che può rovinosamente finire in rosso, ma il loro rigore.
Anche morale, benché la parola (e il concetto) sembrino sempre più fuori moda.

Gabriella Imperatori
Il Mattino di Padova, 23 aprile 2006, pagina 49




Quanto tempo dovrà ancora passare prima che la gente smetta di guardare il conto corrente, il 740, la villetta a Portofino... e torni a guardare la trasparenza del cuore nelle persone? Per costruire questa "macelleria" di sentimenti... siamo disposti a perdere il senso della poesia!
L’odontotecnico di Zagarolo diceva: "Il suo mondo mi fa schifo" . Ne son convinto anch’io.
Più di lui, però, a questo punto.


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venerdì 21 aprile 2006 - ore 18:39


QUALCHE ANNO DOPO!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"QUALCHE PENSIERO"

"Attendere:
il prezzo della profezia"


di don Marco Pozza


Questa mattina, sfogliando Tgcom.it,mi sono imbattuto in un articolo che mi ha fatto riflettere. e che condivido con te...non in spirito di polemica ma di riflessione.
Ne riporto qualche frammento.


Card. Martini: condom contro Aids
"Adozioni possibili anche per single"

I preservativi sono il "male minore" per contrastare il dilagare dell’Aids. Così il cardinale Carlo Maria Martini , componente autorevole del Collegio Cardinalizio, in un’intervista ha aperto all’uso del condom per fronteggiare il problema della diffusione dell’Hiv. Martini ha anche parlato di adozioni. Per la felicità dei piccoli, ha detto Martini, "al limite anche i single potrebbero dare garanzie essenziali".
E’ un Martini che con pacatezza e sobrietà parla di una dottrina cattolica che sembra un poco lontana da quella di Ratzinger. Laddove la Chiesa respinge qualsiasi idea di famiglia che non sia quella tradizionale, Martini allarga la possibilità dell’adozione anche ai single in determinate condizioni. Ratzinger boccia l’aborto, Martini difende la legge italiana e richiama i fedeli alla sacralità della vita intesa come spiritualità assoluta e non come accanimento assoluto nel salvare la vita umana fisica.
Così sarà difficile che la lunga intervista rilasciata dal Cardinale all’Espresso non segnerà un solco ancora più profondo tra l’ex Arcivescovo di Milano e l’ala più tradizionale della Chiesa.

Lotta all’Aids - "Bisogna fare di tutto per contrastare l’Aids. Nel caso delle coppie il partner non malato deve potersi proteggere". Questo uno dei passi più importanti dell’intervista a Martini. "Certamente l’uso del profilattico può costituire, in certe situazioni, un male minore".


nell’anno 1987... nasce LILA
(Lega Italiana per la lotta contro l’Aids)


E questo è il pezzo di un’intervista rilasciata da don Luigi Ciotti. Il passaggio che ti propongo riguarda lo stesso tema.
Con una differenza: diciannove anni prima!



Come va con la Chiesa?
"Amore con qualche momento di fatica. Con alcuni pezzi di autorità della Chiesa non è facile convivere."
Le gerarchie.
"Non solo. Spesso è in basso che ci si scandalizza di più."
Ma il Vaticano non sarà certo contento.
"Richiami forti da parte del Vaticano ce ne sono stati. Quando come presidente della Lila ho preso posizione a favore del preservativo come uno degli strumenti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stato costretto a dimettermi. Nessuno ha da ridire contro i cappellani che dicono messa su un carro armato. Ma quando ho celebrato messa su un carro di campagna sono stato messo sotto inchiesta. Quando ho fondato il gruppo "Davide e Gionata" per riflettere sul cammino di fede degli omosessuali, sono stato criticato da chi faceva una grande confusione fra omosessualità e pederastia e prostituzione."

Grazie don Luigi, perchè m’insegni che la profezia costa cara: chiede l’attesa!


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giovedì 20 aprile 2006 - ore 09:16


RIFLETTETE, GENTE!
(categoria: " Pensieri ")


"RIFLESSIONE"

"Vignetta su Maometto. L’oltraggio e la libertà"

di Magdi Allam


da Il Corriere della Sera, domenica 16 aprile 2006




Se non contestualizziamo correttamente la vicenda, rischiamo di fare il gioco dei carnefici facendoli passare per vittime. Perché coloro che hanno prontamente protestato, musulmani e cristiani, alla pubblicazione di una vignetta su Maometto in Studi cattolici , rivista a diffusione limitata, non si sono indignati per la raffigurazione di Gesù che defeca su Bush e sulla bandiera americana?
Raffigurazione, questa, trasmessa solo quattro giorni fa da «South Park» , un cartoon che è visto da decine di milioni di persone in tutto il mondo. Perché? Dobbiamo sollecitare una fatwa del predicatore d’odio Youssef Qaradawi , che si è attribuito la presidenza del «Comitato internazionale per il sostegno dell’ultimo profeta » , di condanna a morte del direttore Cavalleri e del vignettista Clericetti? E a quando la fatwa contro Dante e la «Divina Commedia» a cui si sono ispirati? O dobbiamo invece sostenere il diritto a ribellarsi a un terrorismo islamico che vorrebbe sottomettere la nostra civiltà senza necessariamente eliminarci fisicamente?
Se non contestualizziamo correttamente la vicenda, rischiamo di fare il gioco dei carnefici facendoli passare per vittime. Le vignette su Maometto, al di là della legittima critica, sono una non meno legittima reazione all’aggressione terroristica islamica alla vita e alla libertà dell’umanità intera, occidentali e orientali, cristiani, musulmani ed ebrei. Ma ricordiamoci che non costituiscono in sé un’azione sacrilega. Perché non esiste nessuna interdizione coranica alla raffigurazione di Maometto. Casomai a oltraggiare l’islam sono i terroristi che si fanno esplodere perfino all’interno delle moschee massacrando i fedeli in preghiera, o i Fratelli Musulmani che nel loro logo accostano il Corano alla spada e al versetto «E preparate contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro» (Corano VIII, 60).



Così come la satira è un diritto irrinunciabile in una democrazia. Irridere su Maometto, che oltretutto è un comune mortale, è diventato un tabù e un casus belli soltanto quando l’hanno deciso i predicatori d’odio. Ricordiamoci che il caso delle 12 vignette pubblicate dal quotidiano danese Jyllands-Posten il 30 settembre scorso, ha scatenato una ondata di violenza in tutto il mondo soltanto 5 mesi dopo, quando ad istigarla fu il burattinaio Ahmad Abu Laban , imam di una moschea di Copenaghen, e l’Unione internazionale degli ulema, presieduta da Qaradawi e con sede a Dublino. Teniamo presente che la serie animata «South Park» aveva trasmesso il 4 luglio 2001 una puntata dal titolo «Super best friends» , in cui Maometto compare al fianco di Gesù, Mosè e Buddha, con una pistola e delle dita che lanciano fiamme. Eppure non ci fu nessunissima reazione. Per una ragione molto semplice: non ci fu un burattinaio del terrore che ritenne di strumentalizzare la vicenda.
Oggi, all’opposto, è l’Occidente stesso che ha sviluppato un riflesso condizionato a difesa non dell’islam, bensì della sua interpretazione radicale. Il 4 aprile la Corte di Cassazione, nel condannare un italiano che aveva apostrofato due musulmane velate, ha sentenziato che «la religione musulmana impone il velo alle credenti». Come è possibile che nel nostro Stato laico si accrediti, al più alto livello della magistratura, la tesi che gli estremisti islamici vorrebbero imporre alle donne musulmane che nella loro maggioranza non indossano il velo?
Nella puntata «Cartoon wars» della serie «South Park» , gli americani decidono di seppellire, come gli struzzi, la testa sottoterra «perché dobbiamo dimostrare ai terroristi che non abbiamo visto la raffigurazione di Maometto!». E poi, per vendetta, sono i terroristi che diffondono le immagini dissacranti di Gesù. Un Occidente sottomesso e vilipeso. In preda alla paura. Che sta perdendo il bene della vita e il valore della libertà. Di questo passo, all’insegna dell’islamicamente corretto, quando si pronuncerà il nome di Maometto, tutti indistintamente, musulmani e non, dovremo rispondere coralmente «La pace e la benedizione di Dio su di lui».

Magdi Allam


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