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mercoledì 19 aprile 2006 - ore 08:35
RIFLESSIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"RIFLESSIONE"
"Nicole, Carol e Silvia, la settimana del Calvario e della Risurrezione"
di don Marco Pozza
da Il Corriere del Veneto, domenica 16 aprile 2006
“Lasciatemi morire in pace” – ho visto scarabocchiato su una transenna. Con questa “bestemmia” giovane, carissimo Andrea , è iniziata la Settimana Santa di un giovane prete qui in città. Lo “strano percorso” – lo definirebbe Max Pezzali – di un Dio che parte da un bacio traditore per accompagnarti allo stupore di un sepolcro vuoto il mattino di Pasqua. Con una direzione obbligatoria senza possibilità di svolta: il silenzio disumano e tetro del Monte Calvario.
Ho fatto la valigia giovedì sera ripercorrendo quel testamento “imbarazzante” di Gesù: un piede che s’allunga, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio e la firma di un bacio. Anch’io mi son legato ai fianchi un asciugatoio, ho avvertito il peso di quella brocca, annusato la stanchezza di quei piedi, resa sacra quella fatica sigillandola con un bacio “su commissione” da parte di Dio. Che fatica, Andrea, lavare i piedi di Giuda… perché sono la
brochure di chi nella vita ha sbagliato pesantemente. Ma è l’acqua a fare la differenza: quel Cristo curvo sui suoi piedi m’invita a bloccare i giudizi,a sporcarmi le mani, a scendere nei suoi deserti per bagnare l’ultimo aggancio con la terra. Ecco perché nella brocca c’era acqua anche per i piedi di
Mario Alessi , il presunto omicida del piccolo Tommaso. E magari tremavano come i piedi di Giuda perché avvertivano la stanchezza di un “passo” folle. C’era acqua anche per i piedi di
Bernardo Provenzano , il boss dei boss di Cosa Nostra. Piedi che per 43 anni non hanno lasciato traccia alcuna. E magari tremavano per la vergogna… Non dirmi che dovevo evitarli. Scusa: chi sono io per “bloccare” quell’acqua? Quando c’è da servire, il mio Gesù non fa preferenza di calcagni!
Poi venerdì sui primi tornanti del Calvario ho incrociato il volto dei genitori di
Nicole Garneri e
Federica Ardinghi che s’inerpicavano a fatica su quell’asperità. Quanti ragazzi perplessi ai piedi di quel Calvario…Ho preso sottobraccio
Silvia Ministero , con i suoi dubbi, le sue tristezze. Assieme a lei ho gridato a quella ciurma di “bulli” - che a Vicenza hanno picchiato un amico colpevole di non essere “griffato” - che la vita non è proprietà privata di
Roberto Cavalli, Dolce e Gabbana o Calvin Klein . Sotto la croce, uno sguardo trasparente è “quotato” più di un perizoma di
Intimissimi! Sai, Andrea… una tempesta di sguardi che s’incrociavano, di lacrime che si cercavano, di rimorsi trasformati in bestemmie. Quella Croce t’insegna a “votare” per la vita. Perché, ragazzi, non amate più le cose belle, pulite, trasparenti? Perché con il vostro sorriso non mi raccontate più di poesie, di sogni, di fantasie, di una politica “giovane”, meno insulsa e bambinesca, di un “capovolgimento” di potere? In lontananza si udivano le urla di
Beppe Grillo che “tra-sudava” speranza aprendo gli occhi alla platea. “Lasciatemi morire in pace”: vergognati! Collega il cervello prima di disturbare la penna! Li’ vicino hai quattro genitori straziati: chi sei tu per “sparare” assurdità atroci sul loro dolore? Andrea:venerdì tutto sembrava morto. Che paura!
Poi sabato sera…una luce! In lontananza un pesco in fiore m’ha musicato speranza: la vita ha vinto la morte! Che bello, quest’anno, vederti con il sorriso vicino a mamma e papà. Sai… per me prete tu sei il “sepolcro” trovato vuoto il mattino di Pasqua. Ventisette mesi in comunità per uscire da un tunnel maledetto e ritornare grande. Quanta paura, angoscia, ricatti in quel lungo “calvario”. Ma stanotte piangevo perchè ho sognato che sul cancello di quella piccola comunità di recupero, con vista sul mare, c’era una scritta:
“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo. Non è qui, è risorto!” . Ed è gioia “gustata” all’inverosimile perché sotto la croce in quei mesi ci siamo presi per mano e abbiamo firmato la rivoluzione più impensabile: siamo tornati semplici! Pasqua per te, ma anche per la tua splendida famiglia, per la nostra piccola comunità cristiana di montagna.
Buona Pasqua, caro Andrea! E se qualche volta mi prendi come esempio e scopri in me “bassezza”… sorpassami, stupiscimi, “sgomma” davanti a me: m’insegnerai che nessuno è mai arrivato nella vita. Soprattutto a ventisei anni. Ma se ti vedrò… non mi sentirò solo in questa competizione senza “match di ritorno” che si chiama giovinezza.
Una giovinezza che, al pari di una rosa, ha bisogno di essere innaffiata... altrimenti appassisce.
Don Marco Pozza
www.spritz.it/blog/don marco
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sabato 15 aprile 2006 - ore 23:17
DOMENICA DI PASQUA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"PASQUA DI RISURREZIONE"
"La contro-lavanda dei piedi"
di don Marco Pozza
Giovedì sera mi sono addormentato con un dubbio. Dopo che Gesù ha ripreso le sue vesti, rimesso sul tavolo l’asciugatoio, posato il catino e la brocca… qualcuno si è alzato per andare a lavare i piedi al Maestro?
Probabilmente no. Almeno stando al racconto degli evangelisti. Immagino, però, che dopo la sua morte, ripensando a quella sera, i discepoli non abbiano fatto altro che rimproverarsi l’un l’altro l’incapacità di ricambiare la tenerezza del Signore. Ma possibile che a nessuno di loro sia passato per la testa di strappargli dalle mani quelgli arnesi di servizio e ripetere sui suoi piedi quello che aveva fatto con loro? Dev’essere stato proprio forte quel disappunto per quell’occasione di gentilezza perduta che, quando Gesù apparve alle donne il mattino della risurrezione, esse non seppero fare di meglio che lanciarsi su quei piedi per abbracciarli. Parola di Matteo: “Esse, avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono” (Mt 28,1-9). Gli cinsero i piedi. Non gli baciarono le mani o il collo. No. Gli cinsero i piedi! Quasi per risarcire il Maestro, sia pure a scoppio ritardato, di una cortesia che la notte del rinnegamento gli era stata negata. Finalmente, verrebbe da dire.
Gli cinsero i piedi…per “impreziosire” quei passi di una gentilezza da ricambiare!
Se oggi mi fosse concesso di lasciare la sacralità di questa trasognata liturgia, prenderei tra le braccia il mio catino, mi legherai ai miei fianchi l’asciugatoio e mi aggirerei per le strade della città a bussare a tutte le porte, a suonare a tutti i icampanelli, a parlare a tutti i citofoni, a dare una voce sotto ogni finestra impreziosita di luce… per dire semplicemente: Buona Pasqua, gente! Coraggio! Ai tempi di Adamo,
“Egli scendeva ogni meriggio nel giardino a parlare con lui” (Gen 3,8). Oggi non si è ancora stanzato di nessuno e, nonostante tutto, continua ancora a scommettere su di noi. Anche se la Palestina è ancora terra di nessuno, anche se la terra irachena grida vendetta per i crimini perpetrati, anche se la vita di un bambino viene “azzerata” da una badilata, anche se due pensionati “gettati” al potere prendono in giro il popolo italiano, anche se tanta gente ha celebrato la sua Pasqua tra panettoni, champagne e luci psichedeliche, anche se il sorriso dei furbi squalifica i sogni degli onesti, anche se i cartomanti e i veggenti hanno più quotazioni di un Dio morto in croce. Si, nonostante tutto, Dio continua a scommettere sulla nostra umanità.
Coraggio giovani: il mondo andrà a finire bene, non vi preoccupate. Da quando Gesù di Nazareth è risorto non possiamo più avere paura. Tocca a noi passare per le strade del mondo e proclamare insieme:
“Coraggio, gente, non ti deprimere. Se ti opprime il buio della notte che non termina mai… non perderti d’animo, perché non è detta l’ultima parola. Alzati e cammina. Con noi” (Tonino Bello). E se qualche volta mi prendi come esempio e scopri in me “bassezza”… sorpassami, stupiscimi, “sgomma” davanti a me: m’insegnerai che nessuno è mai arrivato nella vita. Soprattutto a ventisei anni. Ma se ti vedrò… non mi sentirò solo in questa competizione senza “match di ritorno” che si chiama giovinezza.
Coraggio mamme, coraggio papà… Di fronte allo stupore di un sepolcro vuoto, testimoniateci con la vostra vita la gioia di una risurrezione pagata a caro prezzo! Cristiani… perché uscite dalle liturgie domenicali e nel nome di Gesù Risorto, entrate nei meandri della storia. Raccontatemi di gente coraggiosa che porta la veste liturgica nel cantiere di lavoro ed entra in chiesa con la tuta di lavoro. Nell’aria ci sono rintocchi di felicità che annunciano che non è finita per il nostro vecchio mondo: il profumo di quel sepolcro inonderà tra poco il tempio, e dal tempio le strade, e dalle strade le case, e dalle case i campi il mare, il cielo.
Coraggio nonni… non vi spaesate. Il mondo cambia, il mondo cambierà, il mondo sta cambiando. Le ragioni del vostro pianto non hanno più ragione di esistere. La risurrezione ha dissecato le sorgenti delle lacrime. Quelle che vedete sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l’acquedotto. Guardate in faccia i vostri figli, i vostri nipoti e se tremerete dalla “confusione”: ricordatevi:
“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto!” .
Coraggio, tanto coraggio a te, Bernardo Provenzano, a te Mario Alessi, a te Salvatore Raimondi. Oggi è Pasqua di Risurrezione anche per voi. C’è stato un brigante vicino a Gesù che, pentitosi, all’ultimo ha rubato il Paradiso. Non è finita…!
Pensa che bello se di fronte a questo sepolcro ubriacato di novità ci trovassimo tutti con il catino sotto il braccio, con la brocca riempita di lacrime in mano, con l’asciugatoio cinto ai fianchi… pronti a ricambiare a quell’Uomo quella gentilezza che non siamo stato capaci di “inventarci” il giovedì santo.
Immagina
Pietro … Quante ne ha combinate: la sua “pagella” faceva acqua da tutte le parti, ma adesso abbraccia quei piedi. Immagina
Levi , l’esattore: mani ladre trasformate in carezze di madre su quei piedi trasfigurati. Immagina
Giovanni , il “giovane” della ciurma.
Bartolomeo.
Taddeo.
Tommaso.
Filippo …Immagina
Giuda Iscariota :con le labbra avrà partorito “follie”, ma le sue mani son li’, all’opera. Che splendore: una lavanda dei piedi a rovescio.
Con
Maria di Nazareth , splendida donna del Sabato Santo, seduta attorno a noi a distribuire i turni di lavaggio. E nel frattempo ti racconta di come, sul crepuscolo di quel giorno, si è preparata con il Figlio Risorto, quale tunica ha indossato sulle spalle, quali sandali ha messo ai piedi per correre più veloce sull’erba, come s’è annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena, quali parole andava ripassando in segreto per dirgliele tutte d’un fiato non appena l’avrebbe incrociato.
E, magari, scorgendo in te l’agitazione… per ingannare il tempo farebbe anche le prove dei canti.
Perché lei sa che in certi momenti della vita… le ore non passano mai.
Buona Pasqua, gente! Per questo vecchio mondo non è ancora finita!
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venerdì 14 aprile 2006 - ore 10:54
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"VENERDI’ SANTO"
"Ladro...fino all’ultimo!"
ovverosia
come rubare l’Eternità con una mossa
di don Marco Pozza
Se il compimento della storia dipendesse dall’uomo allora i verbali sarebbero già firmati, contrassegnati, resi definitivi senza possibilità di ricorrere in appello. I suicidi “programmati” su internet, gli stermini di massa perpetrati dal popolo nazista, il genocidio turco ai danni del popolo armeno, Stalin e i suoi gulag, Hitler e le sue camere di sterminio, le migliaia di dignità ferite dalla brutalità dell’uomo, le decapitazioni di massa, le fosse comuni di Slobodan Milosevic, i crimini contro l’umanità di Saddam Hussein…per noi sono l’antipasto di una condanna eterna. Per tanto tempo ho messo anch’io la mia firma su questa sentenza.
Poi in una notte primaverile un versetto riportato nel racconto della Passione ha bruciato i miei verbali presuntuosi.
“Signore, ricordati di me, quando sarai entrato nel tuo regno” . Un solo moto di puro amore, e un’intera vita criminale è cancellata. Miseria! D’un sol colpo non solo è assolto, ma innalzato alla gloria dell’altare! In un solo istante, su quel disgustoso cadavere, la Grazia ha approfittato di tutte le deficienze della virtù. Su quella forca infame non c’è più uno scellerato che espia le sue colpe, ma un martire che come un’ostia consacrata brilla per impreziosire quella croce. L’assassino, l’impudico, il ladro, il forzato, il bandito professionale… è diventato un santo. Guarda: è bastato uno sguardo tra le sue palpebre sanguinanti per scatenate nell’invitato di destra quel cataclisma penitenziale, quella risurrezione mista all’agonia, quell’irresistibile esplosione d’Eternità. Guardalo: è l’unico che ancora crede di morire al fianco di un re. L’altro ladrone bestemmia come quelli sotto.
“Neppure tu temi Dio” – gli urla con l’ultimo filo di voce l’altro compagno d’avventure. Stasera
il brigante diventa poeta: non chiede il miracolo, non vede nessun diritto ad essere salvato.
“Oggi – gli risponde Gesù –
sarai con me in Paradiso” . “Oggi”: ma lo capisci? Quel malfattore incallito è avvezzo ai tempi lunghi dell’attesa: cinque anni al remo, dieci anni di lavoro nelle miniere, trent’anni di gulag. Basta con i tempi lunghi! Gesù non s’accententa di cancellare con la sua spugna tutte le macchie di quest’uomo. Gl’interessa confidargli che entrerà subito in quel giardino senza sbirri, dove si dorme in tiepide strade.
“Perdona loro perché non sanno quello che fanno” . Ma questo si può assolvere più facilmente: sa quello che fa. Buon ladrone, santo operaio dell’ultima ora, inebriaci di speranza.
E poi, sotto il silenzio della croce, compare un animale divenuto celebre nei secoli. Una volta, due volte, tre volte. E
il gallo cantò. Ma per noi è la millesima, la centomillesima, è la centesima di millesime volte che lo consegniamo, che l’abbandoniamo, che lo tradiamo. Che lo disconosciamo, che lo rinneghiamo. Quante volte, migliaia e centinaia di migliaia di volte i galli delle fattorie, di tutte le fattorie hanno cantato dopo che noi l’abbiamo rinnegato tre volte. E’ buffo, si parla sempre ci quel gallo, del gallo che si trovò li per cantare, per suonare, per registrare il rnnegamento di Pietro. Ci sono galli anche dopo. Ci sono galli nei nostri paesi. E non sono inoperosi. Un gallo ha cantato per Pietro: quanti galli cantano per noi? La razza non si perduta. Solo che noi non li sentiamo, non li vogliamo sentire. Dio voglia che come noi abbiamo preso l’abitudne al rinnegamento, Gesù abbia preso l’abitudine al perdono. Chissà che il mattino inizi a danzare presto… per lasciarci versare quele lacrime di pentimento.
C’è un brigante strapazzato sulla croce, c’è un gallo che rimette nel cuore aneliti struggenti di malinconia…c’è una donna che danza la sua tenerezza sotto quel legno infame.
Maria , stasera i tuoi occhi ci fanno impazzire!
“Gesù, vedendo sua madre…” . “Vedendo”, dice l’evangelista. Bisogna scendere nel tempo per ritrovare l’incantesimo di quello sguardo, calarsi nel pozzo stellato di Betlemme, la notte che i pastori con le zampogne e le connette con i telai si affollavano attorno al suo nato, sulla groppa del somarello verso l’Egitto contro il vento del deserto. A Nazareth, dentro la casa, tra il rumore dei telai, il profumo della segatura e il tepore del camino quando certe sere, da come la scrutava con tenerezza, sperava che rinunciasse a tutto. Maria…tutte le madri hanno la tua bellezza. Tutte le mamme hanno quella grazia che rende geloso persino Dio. La bellezza delle madri supera infinitamente la bellezza della natura. I padri vanno in guerra, entrano in ufficio, firmano i contratti. I padri hanno la responsabilità della società. Una madre non conta nulla di fronte a suo figlio. Non è di fronte a lui ma intorno a lui, dentro, fuori, ovunque. Solleva il bambino sulle braccia e lo presenta alla vita eterna. Maria… tu c’insegni che le madri hanno la responsabilità di Dio. E’ la loro passione, la loro unica occupazione, la loro rovina e la loro consacrazione. Sotto la croce… una madre si trasforma.
Hai ragione, Maria! Gli uomini reggono il mondo. Le madri reggono l’eterno, che regge gli uomini e il mondo. Che emozione immaginare che sotto la croce nelle orecchie di Maria risuonasse il versetto di un salmo udito quando, giovinetta, sedeva tra i banchi della sinagoga di Nazareth:
“hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia” . In quel cuore…in cui rientravano ad uno ad uno tutti gli amici di quel figlio penzolante dalla croce. Mi piace pensare che li chiami per nome: uno a uno. Nove, dieci, undici… dodici. Si, c’è anche lui: Giuda. E’ da ieri sera che l’attendi. Io lo so che non hai ancora perso la speranza che un giorno possa bussare alla tua porta, invecchiato, con i piedi gonfi, simbolo di tutti coloro che nella vita si sono persi per strada. Povero Giuda. In fondo non era cattivo. Era solo deluso. Irretito da sogni di grandezza umana, con un’anima sovversiva. Voleva vederci chiaro anche lui, come Tommaso. Ma quando s’accorse che il Maestro progettava una rivoluzione troppo profonda, a differenza di Pietro, non seppe vederci dentro.
Un brigante che chiede scusa, un gallo che canta, una mamma che aspetta. Di più: una promessa:
“Da mezzogiorno alla tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra” .
“Da”…”a” :la morte ha le ore contate!
Ma questi 180 minuti non conoscono
sconti.
Oggi la terra tace: buon Sabato Santo
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PERMALINK
giovedì 13 aprile 2006 - ore 14:44
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"GIOVEDI’ SANTO"
"I piedi di Bernardo Provenzano"
di don Marco Pozza
Quanto mi sarebbe piaciuto esserci domenica scorsa a Gerusalemme. Vedere quel puledro che avanza portando in groppa un Messia così acclamato. Mi sarebbe piaciuto sdraiarmi per terra per osservare il carnevale di quella ciurma di gente. Nello sventolio frenetico delle palme ci saranno state le gambe di storpi saltellanti, gli occhi di ciechi cui Egli spaccò il guscio delle temebre, le dita e i nasi rifioriti sulle croste della lebbra. Per terra, magari, avrei potuto notare i pescie i pani nati nel deserto, le anfore di Cana piene del vino migliore, la mano secca, il sangue dell’emoroissa, la gobba delle vecchietta, i loschi fantasmi degli indemoniati. Il ragazzino di Naim, la figlia di Giairo e Lazzaro nelle loro salme felici. Seduto per terra…li avrei potuti riconoscere solamente dai piedi. Al massimo dalla danza dei loro passi. Nulla di più.
E anche stasera è tutto un movimento di piedi. Ci sono ventiquattro piedi tutti stretti attorno a Gesù. Come piedi di uomini che temono di morire, come un manipolo di figli che, accarezzando con lo sguardo le membra doloranti di un padre morente, s’aggrappano alle sue parole per sentirne il testamento. Stanno per abbandonarlo, per rinnegarlo, per tradirlo dopo che avranno mangiato di quel pane misteriosamente trasformato in frammento del suo corpo. In quella prima volta Gesù fu il prete e loro – i dodici – furono i fedeli mai così sconcertati dalla stranezza di quei gesti. Cerca nella tovaglia rimasugli di pane e li trasforma nel suo nascondiglio. Là si andrà a rifugiare. Stanotte non lo prenderanno tutto. Crederanno di averlo preso, strappato ai suoi compagni…invece Lui è nascosto in qel pane. Gioca con gli avversari, quasi come quando in Galilea, quando volevano catturarlo per farlo re, metteva in mostra l’arte di nascondersi e di sparire alla loro vista.
“Fate questo in memoria di me” : parole che hanno segnato una svolta i quegli uomini così impercettibilmente normali. Quei dodici uomini sono i primi sacerdoti dell’umanità: Giuda il primo dei cattivi preti. Nei loro petti…il nascondiglio del Maestro.
E il testamento stesso che raccomanda loro è sconcertante: non poderi, case, appalti da investire… Tutt’altro. Gesù, chino sul pavimento, deterge dentro l’acqua i piedi dei suoi amici: nel silenzio di quella stanza dura lungo lo sciacquio discreto, il respiro quasi impercettibile, i capelli che cadono sulla fronte. E’ all’opera Cristo: e inizia il suo capolavoro mai coì imbarazzante dal basso, rattrappito come una bestia su quei piedi stanchi, sui nostri odori che trasudano tanta miseria e poca poesia. Tant’è che Pietro, il più “farabutto” di quela ciurma, indietreggia con un certo rossore:
“Tu non mi laverai mai i piedi a me” . Hai ragione, Pietro: i nostri piedi, anche se fanno tenerezza sono ridicoli e sporchi. Soltanto le madri maneggiano senza scandalo questa impoetica parte del corpo.
Ventiquattro piedi: due
Simone , due
Andrea , due
Giovanni , due
Giacomo , due
Filippo , due
Bartolomeo , due
Levi , due
Tommaso , due
Giuda Taddeo , due
Giacomo il Minore , due
Simone il Cananeo . Fanno ventidue piedi. Due
Giuda Iscariota .
Si, anche Giuda ha due piedi. Certo, son più famose le sue labbra. E tutto per via di quel bacio poco innamorato che hanno stampato. Una vigliaccata, insomma, che non lascia estraneo nessuno, due labbra scomode un po’ per tutti. Se non altro, perché stanno a ricordarci che anche noi ci portiamo sulla bocca la possibilità di darlo ogni giorno un bacio infame di tale portata.
I suoi piedi, invece, non son poi così celebri. Sono piedi che non destano emozioni, che provocano ribrezzo. Piedi gonfi nella tragedia del suicidio, epilogo di un’esistenza sbagliata, dettaglio estremo di una prova fallita. Eppure sta’ attento… Quei piedi sono stati lavati da Gesù. Lavati con la stessa premura e delicatezza usata per Pietro, Giacomo, Giovanni. Lavati e asciugati con il medesimo trasporto d’amore. Non c’era ombra di differenza con tutti gli altri piedi… ma da quel lontano giovedì santo sono diventati piedi faticosi da lavare. Perché se Giuda è il simbolo di chi ha sbagliato pesantemente nella vita, il gesto di Gesù che s’incurva sui suoi piedi ci invita a rivedere giudizi e comportamenti nei riguardi di chi, secondo i canoni umani, ha imboccato binari morti di un’esistenza fallimentare. E l’acqua che scende su questi piedi ti manda in crisi più che mandarti in estasi…perché Giuda è stato uomo come io sono uomo. Non peggiore, non più peccatore di me. Che cosa fu mai il suo peccato, quel tradimento che che fa di lui nei secoli il simbolo imperituro dell’infamia? Un miserabile peccato d’ingordigia e di confusione, una colpa di poveraccio, di piccolo ambizioso, di sognatore megalomane. Anche lui come gli altri – come Satana, come Maria di Nazareth, come gli apostoli – non ha capito chi è Gesù Cristo, mai ha preveduto che quel tradimento sarebbe costato la vita al Salvatore del mondo.
Gesù lava i piedi di Giuda: e questo può scocciare. Ma dice di più:
“Io vi ho dato l’esempio affinché facciate anche voi come ho fatto io” . Cioè… non potrai più bloccare l’acqua su quel catino, altrimenti marcisce. Dovrai lasciarla scendere, pulire, lavare… Di più! Dovrai girare il mondo con quel recipiente sotto il braccio, gurdare solo i talloni della gente. E, ad ogni piede, cingerti l’asciugatoio, curvarti, con il divieto assoluto di non alzare mai gli occhi oltre i polpacci, così da non distinguere i volti agganciati a quei piedi.
Non diventare imbecille a forza di chiederti se Giuda si è salvato o si è perso. Lascia stare: sono “affari” del Signore. L’unico Artista capace di accogliere fino in fondo il mistero della libertà umana e di comporre in armonia anche le scelte più assurde bagnandole di misericordia. A te è chiesto di lasciare che quell’acqua scenda ovunque.
Ovunque! Perché, stasera, nella tua brocca ci sarà acqua anche per i piedi di
Mario Alessi, il presunto omicida del piccolo Tommaso. E magari tremeranno come i piedi di Giuda perché avvertiranno la stanchezza di un “passo” folle. Ci sarà acqua anche per i piedi di
Bernardo Provenzano, il boss dei boss di Cosa Nostra. Piedi che per 43 anni non hanno lasciato traccia. E magari tremeranno per la vergogna…
Scusa: chi sei tu per “bloccare” quell’acqua?
Quando c’è da servire, Lui non fa preferenza di calcagni!
Buon Giovedì Santo!
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mercoledì 12 aprile 2006 - ore 14:43
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"SETTIMANA SANTA"
"Agli sgoccioli..."
di don Marco Pozza
Che cosa deve fare chi sa che di li a poco morirà? Se ama qualcuno e ha qualcosa da lasciargli deve dettare il testamento. Noi ci facciamo portare della carta e una penna. Gesù Cristo va a prendere un catino, un asciugatoio, versa dell’acqua in un recipiente. Il testamento comincia qui. Qui, con l’ultimo piede asciugato, potrebbe addirittura finire.
Curvi su un foglio, noi scriviamo: "Lascio la mia casa a, i miei poderi a..." Gesù, curvo sul pavimento, deterge entro l’acqua i piedi dei suoi amici: nel silenzio della stanza dura a lungo lo sciacquio discreto, il respiro dell’Inginocchiato si fa un poco pesante nel passare dei muniti, i capelli Gli piovono sulla fronte.
Sulla soglia dei
tre giorni che hanno inabissato la storia dell’umanità per renderla esaltante, un augurio: non perdiamoci in questo sentiero!
Il sepolcro vuoto ci attende. Ma ai piedi del Calvario c’è un segnale stradale "faticoso":
direzione obbligatoria.
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lunedì 10 aprile 2006 - ore 19:34
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"DOMENICA DELLE PALME"
"Miserere"
di don Marco Pozza
"Miserere, miserere
Miserere, misero me
Però brindo alla vita!
Ma che mistero, è la mia vita
Che mistero
Sono un peccatore dell’anno ottantamila
Un menzognero!
Ma dove sono e cosa faccio
Come vivo?
Vivo nell’anima del mondo
Perso nel vivere profondo!
Miserere, misero me
Però brindo alla vita!
Io sono il santo che ti ha tradito
Quando eri solo
E vivo altrove e osservo il mondo
Dal cielo
E vedo il mare e le foreste
Vedo me che....
Vivo nell’anima del mondo
Perso nel vivere profondo!
Miserere, misero me
Però brindo alla vita!
Se c’è una notte buia abbastanza
Da nascondermi,nascondermi
Se c’è una luce, una speranza
Sole magnifico che splendi dentro di me
Dammi la gioia di vivere che ancora non c’è
Miserere, miserere
Quella gioia di vivere(che forse)
Ancora non c’è."
(Zucchero, Miserere)
Perchè lo
strano percorso di questa settimana ci regali l’opportunità di vivere nell’anima del mondo senza perdersi nel profondo!
Buona Settimana Santa!
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mercoledì 5 aprile 2006 - ore 10:58
TOMMASO ONOFRI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"VOCI DAL MONDO"
"Signore, quanto resta della notte?"
di don Marco Pozza
"Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore. Stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi;ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi"
(Se questo è un uomo, Primo Levi )
Forse non bastava il racconto atroce del disumano delitto di Casalbaroncolo. Ora si vengono a sapere i retroscena di quello che avrebbe dovuto essere il piano completo del rapimento del piccolo Tommaso Onofri .
Quando ieri sera ho visto su Tg1 la gabbia dove dovevano essere imprigionati quei 18 mesi di vita innocente, mi è sorta la splendida domanda che il profeta Isaia pone sulle labbra di una sentinella: "Signore, quanto resta della notte?"(Is 21,11).
Per un istante mi son vergognato della mia umanità perchè non capisco la differenza tra i campi di sterminio nazisti e quella gabbia animalesca "architettata" - tra l’altro - dal cuore di altri due genitori.
"Signore perdona loro, perchè non sanno quello che fanno".
In un mondo lontano tu vivi.
Il tuo cuore
- bambino -
è scoppiato
urlando il suo dolore.
I tuoi occhi
- bambino -
hanno conosciuto il pianto.
I tuoi pensieri non sapevano
il significato della parola crudeltà
ma l’hai imparata dagli sguardi
di chi ti ha fatto soffrire.
Nel tuo mondo
c’era solo il sogno
- bambino -
Oltre i confini
ti hanno costretto a guardare
al di là, dove i colori scompaiono,
Aggrappato tra sogno e destino
tu vivi lontano e guardi
oltre i confini del nostro mondo
e la tua patria
- bambino -
conosce solo la pace.
( In un mondo lontano, di Francesca Galassi)
Se passeggi in questo blog... regala la tua riflessione!
Nessuno può rimanere indifferente...!
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PERMALINK
sabato 1 aprile 2006 - ore 16:29
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"V^ DOMENICA DI QUARESIMA"
"Tra il diluvio e l’arcobaleno"
di don Marco Pozza
Ti è mai capitato di andare a visitare una città lontana perché una persona te l’ha raccontata con così tanta passione da suscitare in te la curiosità? Ti sei mai imbattuto in un insegnante che t’ha trasmesso la passione per la sua materia fino a farti innamorare dei suoi libri di scuola? Sei mai incappato in un ragazzo/a che ti ha mandato in crisi per la trasparenza del suo sguardo fino al punto da farti piangere? Hai mai incrociato qualcuno/a che, solo con il sorriso, t’ha fatto impazzire della vita fino a sentirti costretta ad abbracciarlo? Forse è successo anche a te di conoscere una persona ancora prima di agganciarne il volto solo perché qualcuno te ne ha parlato in maniera straordinaria…
“Vogliamo vedere Gesù” – gridano alcuni greci a Filippo. Immagino con quanta passione, con quanto entusiasmo, con che convinzione quei discepoli abbiano raccontato al mondo l’incredibile incontro con Gesù di Nazareth. Gentre straniera urla:
“Vogliamo!” : verbo tremendo che mette in circolo la volontà, la grinta, la caparbietà. “Volere” rassomiglia tanto a “volare”. Non potevano tacere perché loro s‘erano imbattuti nella nuova alleanza cantata da Geremia. Che personaggi… Per la gente erano prigionieri della follia; loro, invece, s’erano allenati a diventare scrutatori del cielo per intuire l’irrompere di quell’arcobaleno che parla di alleanza, che allude a tempi migliori e introduce nell’anima la voglia di ri-cominciare. Andrea e Filippo: aggrappati alla Speranza sono stati capaci di dimostrare al mondo – che forse si era un po’ impantanato -, che è possibile andare avanti, che è possibile camminare verso il Signore della storia.
Bellezza? Certo…a caro prezzo!
“Se uno mi vuol servire mi segua” . Innamorarsi di Gesù Cristo, perdere la testa per Gesù Cristo, impazzire di follia per quell’Uomo fino a confondere i sogni. Mi dispiace: ma se vuoi capirci qualcosa dimentica tutti gli scarabocchi d’amore, quelle poesie più o meno romantiche incise sulle panchine dei giardinetti, quegli sms che non reciteresti mai a voce alta per la vergogna, quei sentimenti venduti all’ombra di una sabato sera qualsiasi. No! Innamorarsi di Gesù Cristo come fa chi ama perdutamente una persona e attorno a lei raccorda le scelte della sua vita, coltiva gli interessi, adatta i gusti, corregge i difetti, modifica il carattere, trascina nel suo vortice i giorni, le notti, il riposo, il lavoro, la festa, la ferialità, la gioia, il dolore, le delusioni, le speranze. Si: un investimento totale. L’amore per Cristo, se non ha il marchio della totalità, è ambiguo. Il part-time, il servizio a ore, magari con il compenso per le straordinarie, con Cristo non è ammissibile: un servizio ad ore odorerebbe di prostituzione.
”Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto” . Raccontami: che gioia d’estate addormentare lo sguardo sui campi dorati, sulle spighe che s’arrampicano verso il cielo, sugli steli che inanellano danze nei meriggi assolati, sul vento che li accarezza all’imbrunire del sole…
Eppure l’inizio era una schifezza! Sotto terra… un seme spandeva odore di marcio, t’avrebbe sporcato le mani a toccarlo, non avresti scommesso nulla. Solo il contadino sa che per arrivare alla spiga occorre passare per il marcio. Tu la chiami “schifezza”, lui la chiama poesia della natura.
“Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora” (Gv 12,27). Ha paura Gesù… Gesù non è Cicerone che tende impavido il collo a chi lo uccide, o Seneca che apre con calma le proprie vene alla morte. Gesù non vuole morire, ecco perché è un poema d’amore la sua accettazione. Forse anche Lui si sarà ricordato che
”se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto” . E’ l’assurda proposta d’amore di Gesù Cristo agli uomini del terzo millennio, per vivere sani in un pianeta di matti. Perché solo nel vocabolario della lingua italiana “successo” viene prima di “sudore”.
Certo. Il nostro Dio è un Dio che sconcerta, che fa marcire i sogni e gli ideali, non allineato con nessuna logica umana. Imprevedibile. Giunta la sua ora, a Pietro, Giacomo e Giovanni rivolge un invito:
“Alzatevi, andiamo!” . E noi quest’invito lo avvertiamo soprattutto quando la vita, prima o poi, ci conduce a dover intrecciare rapporti con il dolore. Ma perché mai il Signore ti da una croce, poi te la toglie o te l’alleggerisce? Perché si diverte con noi, con questo stile che non è assolutamente praticato nei nostri giochi di amori terreni? Perché questo “cuci – scuci” sul panno già sfibrato della nostra povera vita?.
”Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo” . Alzarsi significa riconoscere che se le nostre braccia si sono fatte troppo corte per abbracciare tutta la speranza del mondo, il Signore ci presta le sue! Alzarsi significa credere che il Signore è venuto sulla terra per aiutarci a vincere la rassegnazione. Ho stampata negli occhi la carezza di una sposa sul volto di suo marito:un amore messo a dura prova negli anni, un male terribile superato, un amore che ha dovuto morire per non rimanere solo. Non ho mai incrociato una carezza simile nelle pagine di riviste patinate di sentimenti banali. Mi è risuonata la splendida promessa del sacramento del matrimonio:
“prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia” . Coraggio, donna, profetessa di primavera! Perché se demordi da questo compito primordiale, di annunciare la gioia e la speranza alla gente, al mondo non resterà altro che battere i denti. Lassù sulla Croce, tra il diluvio e l’arcobaleno, è piantata la tenda del cristiano, l’unico spazio in cui il vangelo e i drammi dell’uomo si danno appuntamento per abbracciarsi.
Sabato 2 aprile 2005, ore 21.37. Un vecchio profeta, aggrappato al suo bastone di pellegrino, viene accarezzato dalle mani di quel Dio che dall’Europa all’Asia, dall’Africa all’America Latina, da Cuba alle Filippine, dal Madagascar all’Alaska non s’è mai vergognato di urlare al mondo. Distrutto dal dolore, sfigurato nel volto, immobilizzato nei passi…
Giovanni Paolo II è stato profeta incredibile e credibile di quel chicco di grano che, se non muore, rimane da solo. Un uomo che, ad ottantaquattro anni, ha avuto il coraggio inaudito di gridare al mondo:
“Alzatevi, andiamo!” . Un sognatore di Dio che con gli occhi piantati nel presente, non ha mai rimpianto il passato, ma ha gettato lo sguardo al di là della storia. Un vecchio seduttore che ha gridato ai giovani di raccontare al mondo che la storia di Dio non è finita. Sul loro sguardo fragile ma colorato… ha messo la nostalgia di un futuro profumato di primavera.
Con un invito innamorato:
“Alzatevi, andiamo!”.
Buona settimana!
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sabato 1 aprile 2006 - ore 08:54
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"ALZATEVI, ANDIAMO!"
"Karol Magno"
di don Marco Pozza
Più di un milione di chilometri percorsi, 1400 incontri con personalità politiche, 222 udienze a primi ministri, 1100 udienze generali, 104 viaggi internazionali… quasi 27 anni come successore del ribelle pescatore di Galilea, Pietro. E come sintesi provocatoria, quei milioni di volti giovani che, stregati dalla semplicità divina di quel vecchio prete polacco, han fatto rimbombare migliaia di volte nei loro cuori la domanda che i discepoli di Emmaus hanno scandito al silenzio della luna: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?” .
Un uomo che ha vinto la scommessa che sembrava essere la più assurda: ri-accendere nel cuore dei giovani un sorriso entusiasta parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un’insulsa sessualità… ma raccontando
Gesù di Nazareth . E poi quella preferenza mai nascosta - che a tanti ha dato fastidio - per una giovane donna, straniera eppure assai familiare, per quella ragazza così dolce e sensuale che si è servita dei lunghi silenzi di Efeso per rileggere la sua storia attraverso le vetrate della Risurrezione. Per lei,
Maria di Nazareth, la dichiarazione d’amore più trasparente ed elegante:
“Totus tuus ego sum” (
“Maria, sono tutto tuo” ).
Storia di un uomo che nella vita è andato
controcorrente , non
contromano … Storia di un profeta che i suoi giovani celebrano già santo… Storia di un testimone che ha insegnato loro la cosa più illogica:
per diventare grandi, mettetevi in ginocchio! “O Signore nostro Dio,/ quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:/ sopra i cieli s’innalza la tua magnificenza” (Sal 8,2).
Grazie, Giovanni Paolo II!
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giovedì 30 marzo 2006 - ore 15:29
(categoria: " Vita Quotidiana ")
CRONACA
I ragazzi delle ostie? Incontriamoli nei loro "pulpiti"
di don Marco Pozza
Da Il Corriere del Veneto di giovedì 30 marzo 2006
Seduto su un banco della maestosa cattedrale di Saragozza, in Spagna, osservo un gruppo di giovani studenti che sta facendo una visita culturale. Uno di loro, visto il Crocifisso, domanda con una certa serietà all’insegnante:
“E’ Spartaco questo qui?” .
Ho pensato: da questa “ignoranza” occorre partire per continuare ad annunciare la bellezza e la validità non di Spartaco ma di
Gesù di Nazareth . L’episodio portato alla luce ieri da
Il Corriere del Veneto di un ragazzo che a scuola scherza con le ostie (che anche se non consacrate rimangono comunque uno dei segni più delicati della nostra fede) non mi ha sorpreso più di tanto. Mi ha costretto a pensare!
Certo, oggi i giovani svuotano le chiese e riempiono le piazze per celebrare le loro “liturgie”: nelle piazze vivono i loro riti, “consacrano” i loro ideali, portano sugli altari del loro pensiero valori sempre più laici e sradicati dal messaggio cristiano. La “sacralità” per i giovani è collegata molto spesso a ciò che va di moda, a ciò che è da loro guadagnato, a quello che sentono più di loro proprietà e controllo. Questo porta a smarrire il concetto di “sacro” cristiano e finisce con il non accettare più il senso del mistero che si nasconde. D’altronde una razionalità esasperata come quella che a volte ci propinano i manuali scolastici non sempre è segno di intelligenza. Giocare con i simboli cristiani significa non accettare più l’ultimo dono dello Spirito Santo, il “timore di Dio”. Che non è tanto la paura di Dio, ma la capacità di sorprenderci di fronte ai suoi doni nutrendo un grande rispetto per non rovinarli. Ha ragione Giuseppe Povia:
“Voglio tornare a fare oohhh”, miseria.
Ma a questi giovani occorre continuare a proporre Gesù Cristo. Come? Il messaggio non può cambiare, si deve giocare sulla modalità, facendoli riflettere, costringendoli a partire da questi episodi incresciosi per accompagnarli (non mandarli) al mistero. Da dove partire? Sempre dalla parte del più bisognoso: in questo caso dai loro “pulpiti”, entrando nelle loro “cattedrali” a cieli aperto, smontando i “falsi profeti” del sacro, urlando che il Mistero può disturbarti, avvolgerti, ma non lasciarti indifferente. Non lo spieghi, ma mentre constati che ti sfugge, avverti che ti ha preso dentro. Purtroppo far parte di un setta satanica, oggi, va di moda più che inginocchiarsi sotto un crocifisso. Ma attenti, cari ragazzi: quando il Male s’insinua la libertà, da voi tanto innalzata, è la prima ad esservi rubata e si diventa prigionieri di qualcosa di subdolo fino a diventare schiavi. Io non amo gli eroi dell’adolescenza e ne ho paura. Amo gli adolescenti che sanno ritagliarsi spazi di tempo per “progettare” un senso alla loro vita, sogno i patronati che si aprono per raccontarti un Gesù “difficile” non per vendere solo “ciucetti”, a scuola sogno ore di religione che non siano “riempite” da videocassette ma che smantellino i falsi ideali, che urlino che “perso” Gesù Cristo è persa la Speranza. Per sempre.
Questa è una delle sfide più azzardate ma nello stesso tempo affascinanti che possiamo “architettare” noi cristiani. Non è impossibile. In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di
Giovanni Paolo II. Un uomo che ha vinto la scommessa che sembrava essere la più assurda: ri-accendere nel cuore dei giovani un sorriso entusiasta parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un’insulsa e sfrenata sessualità… ma raccontando Gesù di Nazareth. Quel Crocifisso al quale si appoggiava nelle ultime ore di vita rimane un gesto commovente di cosa significhi aggrapparsi a ciò che quaggiù è Mistero Altissimo. Questo è il “sacro” di cui è intessuta la Storia della Salvezza. Non il Crocifisso sbandierato su seni prorompenti e rifatti, tatuato su fisici palestrati, incastonato in gioielli miliardari…
E si parte sempre dal poco: dalla tavola di casa, dove mamma e papà a volte si vergognano di parlare di tutto ciò. La differenza tra Spartaco e Gesù Cristo sono i vostri discorsi a chiarirla, cari genitori! Ricordiamoci che tante volte le “cavolate” dei giovani hanno origini lontane… come anche le speranze affondano lontano! Chi gioca…è responsabile del risultato finale di una sfida!
Bertolt Brecht, il grande drammaturgo tedesco, diceva:
“Beate le società che non hanno bisogno degli eroi” . Perché questo bisogno di eroismo esasperato nella mia generazione fino a giocare con il “Sacro” e poi scoprirsi vigliacchi?
Una domanda mi rimane e chiedo aiuto al mondo adulto. E se queste “cavolate” giovanili nascondessero una grande insoddisfazione? Di chi è la responsabilità?
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