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mercoledì 12 dicembre 2007 - ore 06:19


L’ultimo muro: perchè tenerlo?
(categoria: " Riflessioni ")


INGEGNERIA EDILE
"Alice ti aspetta nel paese delle meraviglie"

L’ex parroco di Monterosso che oggi abita a Lovertino di Albettone ha ammesso ieri nel corso di una intervista a Buona Domenica su Canale 5, dove era già stato ospite, di avere un figlio che ora ha 18 mesi. «Si chiama Rocco e l’ho riconosciuto la scorsa settimana» ha detto Sante Sguotti, sospeso a divinis con un provvedimento firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo. Il prete ha anche sottolineato di essere innamorato della madre di suo figlio.
«Sono il papà di Rocco - ha ribadito - lo sono sempre stato. Sono stato il primo a prenderlo in braccio quando è nato. Mi sono sempre preso cura di lui, di notte quando si svegliava, l’ho cambiato, gli ho dato il latte». Riguardo alla sua storia d’amore, Sante Sguotti ha detto che «È stato difficile accettare di innamorarmi; è stata una lotta interiore molto forte perchè Tamara si era separata dal marito da poco tempo.
(Il Giornale di Vicenza, 10.12.2007, pag. 18)

di don Marco Pozza
da Il Mattino di Padova, giovedì 13 dicembre 2007, pag. 1

L’uomo che tentò la scalata della montagna ma, non riuscendoci, decise che la vetta andava abbassata. La maestra delle elementari, nell’intento di dar luce al dramma-commedia-farsa dell’estate padovana, scriverebbe alla lavagna: cvd (“come volevasi dimostrare”). D’altronde è già noto nella letteratura profana il tentativo di riscrivere un processo. Ma non da zero, bensì partendo dalla sentenza. Essendo noto il caso di Alice nel paese delle meraviglie non c’era bisogno dell’apporto passeggero di un istant book. Finalmente il sipario è calato: non è stata tanto una buona domenica come avrebbe voluto la Perego-nazionale, ma almeno ce la ricorderemo perché prevista e prevedibile. Anche se priva di contraddittorio. E, quindi, falsata in partenza.


Scrisse Pacere Titinga: “Se il ramo vuole fiorire, onori le proprie radici”. A poggiare l’orecchio sul mondo, si direbbe che la gente chieda Pane Spezzato, non che chi spezza il Pane si divida tra altari – microonde - pannolini da asciugare. Azione meritevoli certamente, ma in tutt’altre scelte annoverata. Divennero celebri i cento giorni di Napoleone Bonaparte: ma non perché una farsa si ripete per 100 giorni ogni primo mattino diventerà automaticamente storia! Spiacenti per un confratello che nella quotidianità della vita, forse, non ha saputo attingere alla Sorgente di Colui che l’avea scelto per pescare uomini nei mari perturbati del mondo. Adesso chi spiegherà a quel bambino - una volta cresciuto come crescono tutti i bambini - che solo la settimana scorsa, dopo 15 mesi (sommati ad altri nove, se la natura - che nemmeno la famiglia di Nazareth ha risparmiato – non cambia le carte), è stato riconosciuto da papà? Motivo semplicemente meschino da spiegare: si necessitava di suspence per centellinare le puntate della soap opera nella borsa della TV. Affetti e sacerdozio, chiesa e anime, responsabilità e onestà… resi relativi a quattro dollari, tre momenti di gloria e quattro risate da osteria. Forse una “cassa spia” gli avrebbe fatto tornare l’eco di una rivoluzione partita come un commiato funebre: “un colpo de mona” l’ha definito Bepi Covre. O, più educatamente, il tentativo mal riuscito di voler giustificare una marachella.
Come i bambini alla Scuola Materna.
A sentenza emessa, si può anche abbattere il muro di cinta tra le due camere: l’amore umano ha le sue esigenze!
Quello divino ne aveva altre…!


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lunedì 10 dicembre 2007 - ore 10:03


Strategie di cielo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


II^ DOMENICA D’AVVENTO
"Urge conversione: un calcio in culo e via!

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile.

(Vangelo di Matteo cap. 3, 1-12)

di don Marco Pozza

“Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: in realtà suo padre era senatore. Il nonno portaborse del Vice Ministro agli Esteri. Lo zio Capo Gabinetto del Ministro. La mamma segretaria del Partito. Insomma: la sua famiglia era parte dell’arredo casa del Partito. “Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: veramente la signorina di fatica ne ha fatta! Una tournee infaticabile tra le lenzuola di registi, cameraman, attori, produttori, fotografie e spazzini della Rai. “Che fatica: ma ce l’ho fatta!”: veramente, eminenza, lo sanno tutti che sotto quella porpora c’è un inciucio scandaloso!
“Che fatica: ma ce l’ho fatta!”. Ascolta: se queste balle le racconti a qualcun altro forse ti crederanno. Qui nessuno più ti presta fiducia!


Strano lo era pure il Battista. Perché un Tipo strano stava anticipando. Eccentrico nei vestiti: una specie di mantello fatto di peli di cammello, i fianchi stretti – devono essere stati di una magrezza impressionante – e una ruvida cintura di cuoio. Stravagante nel vestito, eccentrico nella dieta: cavallette e miele selvatico. Prelibatezze tutte da gustare! Strano nel parlare: non questione di accenti, di doppie dimenticate o di frasi sconclusionate. Strano perché invece di parlare…urla! Ispido, selvatico, rozzo, selvaggio. Ma pure appassionato, pungente, maleducato al punto giusto! L’altro amico, annunciato fra poco a Nazareth, sarà proprio l’opposto: passerà in incognito e discretamente. Mescolandosi, confondendosi, complicandosi. Strane storie sotto il cielo di Galilea: così strane che se non lo fossero non sarebbero Scrittura Sacra.
Arrivato tardi per far la carriera di profeta (sulla tomba dell’ultimo ci sono ancora i fiori del commiato funebre); arrivato troppo presto per far carriera tra gli apostoli (Pietro di Galilea sta venendo al mondo in quei giorni). Troppo tardi o troppo presto: un destino infame! Generato al crepuscolo della vita – da madre ormai data per sterile e padre vedente a intermittenza – sembrava uscito senza un perché! Sarà stato per quel suo apparire non annunciato che la diplomazia non fu mai il suo forte! Sarà per quello che i peli li aveva nel vestito, ma non nella lingua! Isaia, altro pazzo per “conto terzi”, così l’aveva presentato sullo schermo del mondo: “Voce di uno che grida nel deserto!”. Era solo voce: figurarsi Colui che avrebbe seguito tale voce! Urlava: cioè disturbava, svegliava e strapazzava. Colpiva, innalzava e sotterrava. Smascherava, impazziva e tremava. Percuoteva, sfuriava, saltava. Amava! Lo sentì Erode, animale intrepido sulle strade di Palestina. Lo invitò e Lui ci andò. Entrò a testa alta, uscì con la testa nel vassoio! Ma con l’Amore nel cuore…
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Seppur giunto con due treni di ritardo, s’accorse subito cosa bisognava fare! E lo rinfaccia spudoratamente: “raddrizzate i suoi sentieri”. Hai ragione: ha urlato 24.084 mesi fa. I tempi cambiano, le esigenze pure, le mode dettano stili nuovi, le diete alleggeriscono persino i cervelli, Cristo è morto: perché credere ancora a quel ciarlatone?!


Forse hai ragione: ai tempi di Gesù non c’erano frotte di ragazzine che zampettavano per mesi per andare sulla stalla di Striscia la notizia. Non c’erano giovani e adulti, vecchi e bambini in fila per entrare nel bidone del Grande Fratello. Non c’erano folle di ragazze con tacchi da 19 a farsi strada per Miss Italia. Non c’era ancora la moda di Amici e del Maurizio Costanzo Show. Non c’erano attrici, soubrette, professoresse e spazzacamine pronte a tutto per farsi immortalare. Non c’erano nonne, prossime al secolo, disposte a rischiare il femore per diventare Velone … Hai ragione! Eppure il Battista urlava: “Razza di vipere, chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?... Che non crediate di poter dire fra voi: abbiamo Abramo per Padre”. Hai ragione. Qualcosa sarà cambiato. Ma non hai capito che il cuore dell’uomo non è migliorato! Il cuore: cioè il pensiero, lo sguardo, la riflessione, il vivere la vita da giganti, il non raccontare balle. Al tempo del Battista, come oggi, c’erano i tromboni, gli spaccatutto, i “figli di papà”, i “tu non sai chi sono io”: il cuore non è cambiato! Oggi, se ci guardassimo mentre camminiamo nel mondo, lo stomaco esploderebbe. “Egregio Signor Commendatore reverendissimo, che onore incontrarla”: e ieri il giornale ha smascherato un’onestà marcia firmata con le sue parole! Ma tu hai bisogno di protezione. “Onorevole, i miei rispetti e ossequi: che grand’uomo è lei!”: e tu sai per certo, perché l’hai visto su Studio Aperto, che quello va a Monza con tutta la sua nidiata al seguito in aereo a tue spese. Ma tu hai bisogno di protezione. “Oh, guardi chi c’è: Eminenza Reverendissima, che Uomo di Dio”: poi sotto la porpora ci stan due vite, una Bmw, riciclaggio di denaro sporco, polvere sul Breviario: quisquiglie! Ma tu hai bisogno di protezione. Quanti imbrogli e giri di parole, quanti contorcimenti, quanti “lo sai cos’ha fatto quello la?” sussurrati dietro le spalle. Il Battista entrò da Erode con la testa e uscì senza. Motivo? “Che non crediate di poter dire tra voi: Abbiamo Abramo per Padre”. Che non crediate di poter dire: “sono figlio di”, “conosco il portaborse del vice-segretario del Ministro Azzeccagarbugli”, “mi ha mandato sua eminenza reverendissima…”, “mio padre è il sign. Paperoni, commendatore della Repubblica”.
Micidiale il Battista. Ma queste cose in città non le vogliono: disturbano la quiete pubblica. Chi se ne importa? Va nel deserto, ovvero nella palestra di Dio! Non a caso…
Quando tutto gli va bene, quando ha tranquillità economica, prestigio sociale, l’uomo è sicuro di se stesso, si sente al centro del mondo, si sente un Dio, anche se continua ad adorare il Dio dei cieli che – secondo la sua povera testolina – gli ha concesso soldi e onore perché se li è meritati con la sua onestà e le sue opere buone. E allora Dio gli fa la più grande grazia: gli da un gran calcio nel culo che lo manda con il muso nella polvere. Da’ una scossa all’edificio di sabbia, di presunzione, di illusione che quell’uomo si è costruito. Nel cadere, quell’edificio fa un gran polverone. Quell’uomo non vede, non capisce niente. Ma poi, un po’ alla volta, il polverone si dirada, e l’uomo comincia a capire, a vedere la realtà della vita, a respirare un’aria nuova di libertà.
Strategia di lavoro tutta celeste…


In principio era l’Amore. Un tempo si celebravano le nozze d’argento. Le nozze d’oro. Taluno osava oltre: alle nozze di diamante. 25, 50, 75 anni d’amore. Di fedeltà. Dall’anno 2000 in poi abbiamo deciso che le tappe vanno accorciate: non più 25, 50, 75 anni, bensì 25 giorni, i più robusti 50, 75 secondi i più veloci: tempo di un morso al punto giusto e via! Il “compimese” oggi è, quindi, equiparabile al diamante di una volta!
Oggi una mamma e un papà festeggiano 30 anni di matrimonio. Cioè 360 “compimesi”: un’impresa. Una possibilità. Mi piacerebbe tuffarmi dentro questo mucchio di giorni e tornarmene con una manciata di segreti: le loro fatiche di giovani sposi, i dubbi e le tristezze, le angosce e le speranze, lo stupore e il nervosismo. Papà che per 30 anni, da appassionato cultore del particolare, spia i bisogni della sua donna, ne intuisce le ansie, ne interpreta le sue improvvise stanchezze. E mamma che, tra lavatrici e fornelli, fatica ad intercettare gli spazi vuoti di un marito taciturno. E loro due, mano nella mano, a viaggiare, tra timore e stupore, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza dei figli.
30 anni in cui ogni primo mattino hanno ringiovanito il loro amore!
Perchè a casa mia i fiori sono bellissimi. Ma pure esigenti.
Ogni mattina chiedono acqua per poter guardare il sole!

GOD BLESS YOU!


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sabato 8 dicembre 2007 - ore 12:19


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"360 compimesi. Ovvero la storia di un Amore vero!"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 8 dicembre 2007, pag. 6

In principio era l’Amore. Un tempo si celebravano le nozze d’argento. Le nozze d’oro. Taluno osava oltre: alle nozze di diamante. 25, 50, 75 anni d’amore. Di fedeltà. Un tempo che oggi pare entrato nel Guiness dei Primati, tanto da dubitarne l’esistenza. Questo è l’uomo: quando non s’arrischia più di scalare una cima, decide che la vetta va abbassata. O, più comunemente, insinua che nessuno ci è mai arrivato. Annota Veronica – un’adolescente vicentina – nel suo blog: “Oggi è un mese che stiamo insieme e ti amo da una vita”. Ovvio che non riuscendo più a reggere il tempo, accorciamo le tappe: non più 25, 50, 75 anni, bensì 25 giorni, i più robusti 50, 75 secondi i più veloci: tempo di un morso al punto giusto e via! Il “compimese” oggi è, quindi, equiparabile al diamante di una volta! Ma le chiamano comunque “storie d’amore”. Pur essendo avventure, non storie! La storia fiorisce quando dietro gli eventi se ne sta nascosto e inizia a dischiudersi un senso, un fine. Un senso: ovvero la capacità di dispiegare lo sguardo oltre lo scorrere degli ormoni, oltre il fascino della giovinezza, più in là di un seno perfetto o di un fondoschiena da urlo. Qualcosa che vinca il semplice e ripetitivo gesto di un istante. L’Amore, ovvero l’occasione bella di scoprire il senso custodito nell’animo. Scrisse Viktor E. Frankl: "Noi non possediamo la libertà d’inventare un senso qualunque, bensì abbiamo la responsabilità di scoprire in concreto il senso".




Domani a Calvene una mamma e un papà festeggeranno 30 anni di matrimonio. Cioè 360 “compimesi”: un’impresa. Una possibilità. Mi piacerebbe tuffarmi dentro questo mucchio di giorni e tornarmene con una manciata di segreti: le loro fatiche di giovani sposi, i dubbi e le tristezze, le angosce e le speranze, lo stupore e il nervosismo. Papà che per 30 anni, da appassionato cultore del particolare, spia i bisogni della sua donna, ne intuisce le ansie, ne interpreta le sue improvvise stanchezze. E mamma che, tra lavatrici e fornelli, fatica ad intercettare gli spazi vuoti di un marito taciturno. E loro due, mano nella mano, a viaggiare, tra timore e stupore, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza dei figli.
30 anni: cioè 360 mesi. 10800 giorni in cui, ogni primo mattino, hanno rinfrescato un amore. Il loro amore!
Lo rinfrescano perché “l’abitudine è una morte a rate” (C. Peguy)


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venerdì 7 dicembre 2007 - ore 00:10


Collaborazione con Il Padova
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"All’incrocio tra Ponte Milvio e la Gerusalemme Celeste"

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 7 dicembre 2007, pag. 6

Nuvole all’orizzonte e profumo di pioggia rammentano al viandante che è preferibile rimandare la partenza. Per i palati fini, basta fiutare l’aria, posare gli occhi sulla rugiada, tradurre la voce del gallo. Della natura. Di se stessi. Ci s’incammina se abbiamo presupposti probabili per riuscite fortunate: la convinzione sembra non importare. Tutto relativo alle perturbazioni. Meterologiche, culturali, sentimentali. Partenza per una scalata, per un viaggio, per una scampagnata. Per una scelta di vita.




Tanti ragionano così. Troppi ragionano così. C’è un rifugio, però, – non annoverato dal CAI - in cui più le perturbazioni minacciano, più sembra crescere la voglia di partire. Rifugio – il Seminario Maggiore di Padova – in cui s’allenano atleti strani: purosangue qualcuno lo è, ma apparentemente sono incapaci di cogliere l’attimo giusto per scattare. Eppure a scuola apprendono – con fatica – come leggere i “segni dei tempi”. Tommaso (nella foto) è uno di questi. Nei muscoli abita una storia che non affonda nell’ovvietà, nel “pane che manca”, nella sicurezza di un clergyma che faccia da contraccettivo al mondo. E’ storia giovane: sogno e follia, fatica di giovinezza e profumo di sapienza, stupore di Dio e passione per l’uomo. Domani firmerà una delle ultime rifiniture davanti al suo Vescovo. Poi sarà avventura pura sui pascoli di Dio.
A pensarla da escursionista, il momento per partire non è dei migliori. Ad essere “esperti del settore” è deleterio scommettere su di lui, su uno sprovveduto. Se lo incontrassero a Ponte Milvio, lucchetto in mano, a scarabocchiare graffiti - “sei la mia toporagna”, “panzerottina mia”, “tigrotta e tigrino fanno una coppia felicemente felina” - forse firmerebbe più credenziali. Magari troverebbe agenti fiduciosi. Ma sembra non capirci ragione: e allora…che vada! Che diventi pure prete, ma che sia un prete bello: per guardare in faccia le persone. Per accostarle. Per incrociarle. Che sia un prete innamorato: del suo Dio. Della sua gente. Della sua scelta! Non brillerà: perché oggi un prete vero non può brillare! Ma almeno non dovrà mettersi occhiali finti per camminare nel mondo…
Un giorno una nonna disse con orgoglio: “mio nipote diventa prete!” Una sua comare, vestita di ignoranza post-moderna, rispose convinta: “Piuttosto che si droghi…”.
Gli “straordinari”. Ovvero: il contratto lavorativo di Dio!


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mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 00:02


Appuntamento mancato con la storia
(categoria: " Riflessioni ")


UNA PROMESSA MANCATA
"Ci pensiamo elefanti: poi scopriamo che la savana è più grande di noi"

"«Avevo litigato con un’operatrice - rivela - e per fare pace, dopo tanti contrasti, ci abbracciammo. Per me fu una folgorazione, non avrei più voluto togliere le braccia da quella ragazza. E quell’abbraccio mi è rimasto sulla pelle per due giorni. Ci sono momenti in cui il corpo ti manda dei segnali inequivocabili, e quei segnali non tradiscono».

E vabbè, però allora la veste dove la buttiamo? Basta dimettersi, andare per la propria strada, farsi una famiglia e tutto ritorna a posto. Non ditelo al parroco di Monterosso.

«Io voglio restare nel diritto canonico - obietta - che non impedisce di innamorarsi e nemmeno di fidanzarsi. Io frequento Laura da otto anni e, nonostante mi siano state attribuite decine di donne, è di lei che sono innamorato. Se lei sarà d’accordo, ci fidanzeremo in eterno, o almeno fino a quando la Chiesa vieterà ai preti di sposarsi. Ci fidanzeremo ufficialmente il 2 dicembre prossimo, prima domenica dell’Avvento».
(Sguotti Sante, Il Giornale di Vicenza, 29 agosto 2007, pag. 17)

di don Marco Pozza
da Il Gazzettino di Padova, mercoledì 5 dicembre 2007, pag. 1
da Il Giornale di Vicenza, sabato 8 dicembre 2007


E adesso chi li rimborsa tutti i giornalisti? L’appuntamento era per il 2 dicembre in quella Monterosso salita così velocemente alla ribalta da far pensare che, con altrettanta velocità, sarebbe capitolata nell’anonimato. Annunciato più di 100 giorni fa, gonfiato dalla presunta e ingombrante presenza di Emmanuel Milingo (forse ancora in lotta alla frontiera per problemi di passaporti revocati), annunciato come la sfida titanica per antonomasia che avrebbe fatto crollare la chiesa (da qualcuno in tempi passati scelta liberamente)…la sua epigrafe è stato uno scarno annuncio giornalistico: il fidanzamento “è rimandato perché, adesso, ho troppe cose da fare” (Il Corriere del Veneto, 2.11.2007).
Una sinteticità scioccante!





Sconcertante perchè, cercando tracce dell’uomo nella vita quotidiana, vado scoprendo che per Amore si fa di tutto: si cancellano impegni e si prolungano scadenze, si firmano contratti e dimissioni. Si spostano uffici, piani di lavoro e segretarie. Si viaggia, ci si riposa, si suda. Ci s’arrabbia, ci s’intestardisce, si lotta. Ci s’inventa lavori, si raddoppiano le passioni, si trasformano gli hobby. E’ incredibile la potenza dell’Amore. Invece qui l’amore sembra non scandire sospiri di vita! Partito nel bel mezzo d’agosto rendendo relativo l’Amore per eccellenza (che in quanto assoluto non accetta d’essere relativo a nessuno – ma nemmeno ti rende relativo a nessuno), anche l’altro amore divenne relativo. Relativo alla sindrome dell’ "ospite fisso" presentatagli dallo star system mediatico. Calato il sipario su un convegno-dibattito più o meno riuscito, rimane la tristezza di vedere un confratello smarrito tra riflettori che si stanno spegnendo, applausi scolorati, sorrisi che si spengono. Rimane tenera nella sua onesta concretezza l’annotazione mossagli da don Vinicio Albanesi nella puntata di Matrix: il fatto che non tutti i sacerdoti rimangano fedeli al celibato non è motivo valido per scolorarne la sua millenaria idealità. Ma se non era il celibato era la pedofilia, l’abuso edilizio del Seminario Minore di Tencarola, la cattiva condotta morale di altri confratelli, la richiesta di TFR alla sua chiesa, le lettere-monologo scritte al vescovo, la stesura di un instant book fatto passare per novello Decamerone! L’importante era sparare, magari invocando San Lorenzo Milani, profeta della disobbedienza: ma basta salire a Barbiana per rendersi conto della portata della castronata elaborata. Ci pensiamo tutti elefanti: poi un giorno scopriamo che la savana è più grande di noi.
U. Folena, commentando l’assurda vicenda che ha gettato alla ribalta la parrocchia di Este, scrisse su Avvenire: “Il peccato di Alberto non è la lussuria, ma la superbia. Ed è ben peggio”. Ecco perché a don Paolino che gli suggerisce: “Lascia stare il coro, per ora; siediti tra i fedeli e lasciamo passare la buriana”, Alberto non può dar retta”.
Ma nemmeno il mio confratello poteva dar retta al Vescovo!
Monterosso non diventerà mai Barbiana. Il motivo è semplice: non è perché un legno sta nell’acqua che impara a nuotare.


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lunedì 3 dicembre 2007 - ore 07:41


Strategie di cielo
(categoria: " Riflessioni ")


I^ DOMENICA D’AVVENTO
"Tutto bene, grazie!" Ma smettila, per favore...

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo".
(Vangelo di Matteo 24,37-44)

di don Marco Pozza

“Tutto bene, grazie!”. In realtà a casa è un disastro: urla, piatti che volano, stoviglie trasformate in kalashnikov, corna che sbocciano come funghi. “Tutto bene, grazie!”. Veramente a Montecitorio è un disastro: tangenti, privilegi, balle narrate al vento, promesse, bugie, pagliacciate. “Tutto bene, grazie!”. In verità nella mia chiesa c’è un po’ di caos: il vangelo sembra essere “in ristampa”, non si nomina più Cristo (Papa a parte), la Madonna non affascina, il diavolo non esiste. La gente non crede più! “Tutto bene, grazie!”. In realtà la scuola è artigianato: il professore telefona, lo studente rulla un cannone, la bidella fotocopia i compiti, il preside acquista kg. “Tutto bene, grazie!”. In realtà al Gruppo della parrocchia si mormora, si fa i lavativi, si scredita il lavoro altrui, si ringrazia se il prete lascia russare la camerata.
“Tutto bene, grazie!”. In realtà…è proprio tutto bene?


“Buon anno, mia chiesa”! Dovremmo scambiarcelo oggi quest’augurio! Già, perché oggi inizia l’Avvento: tempo d’attesa. Attesa: di cosa? Del Signore che nasce. Ma – siamo sinceri - non solo! Per lo studente è attesa delle vacanze; per l’operaio attesa della tredicesima, per la nonna attesa di una visita, per l’albergatore attesa del “tutto esaurito”, per il prete attesa delle buste natalizie, per la politica attesa di barattare una messa per un pugno di voti. Comunque sia, s’attende. Si attende! Sempre e solo attesa! Si attende un treno, un autobus, un taxi. Lo sbocciare di una gemma, l’esplosione di un fiore, il maturare di una mela. Un amore, un bacio, la nascita di un figlio. A scuola s’attende: l’alunno il voto, il maestro la risposta, l’autista la campanella. Si attende a casa: il marito la moglie, la moglie il marito, la mamma e il papà il figlio. L’attesa ingozza tutto: il mondo, la politica, lo sport. La fede… Si: anche qui c’è attesa! L’uomo attende Dio! Anche Dio attende l’uomo! Ricordi? L’uomo: era un pugno di polvere. Dio ci accompagnò dentro la vita: affiorò un’opera d’arte voluta per sfidare i millenni. Pugno di polvere ambita dal Creatore. Assurdo: Dio cerca l’uomo! L’infinito cammina per braccare il finito, la Perfezione sulle tracce del peccato, l’Immenso ad incrociare il perduto. Solo Lassù riescono queste umane contraddizioni! Assurdo, ma c’è qualcosa di più assurdo: l’uomo sembra non accorgersi che Dio lo sta cercando.
Il Vangelo ti oggi spoglia tutti: “Nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non s’accorsero di nulla finchè venne il diluvio e inghiottì tutti”. Elegantissimo Dio: non c’accusa di cattiveria, di frodi fiscali, di malvagità: almeno ci sentiremmo potenti! No, ci sveste ancora di più: ci rinfaccia la distrazione. La sbadataggine, la svagatezza, la dissipazione. L’incoscienza, l’imprevidenza, la sventatezza. Come a dire: “siete incapaci di leggere la vostra storia!”. Noi?! Ma cosa dici, Cristo? Non facciamo niente di male. Tutto normale tutto regolare, tutto rosa. Mangiamo, beviamo, ci accoppiamo. Qualche volta esplodiamo. Firmiamo grossi affari: d’amore, si sesso, di successo. Combiniamo appuntamenti: di festa, di morte, di mondanità. Trasformiamo gli assassini in status symbol: ma è solo una provocazione. Organizziamo vacanze, moltiplichiamo i partiti, blocchiamo le città. Leggiamo giornali, stampiamo riviste. Sappiano tutto di oroscopi, cartomanzie e pendolini vari. Dai: qualche enciclica la compriamo pure! Meglio di così…


“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno” - raccomanda Paolo di Tarso -. Motivo? “Perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti”. Hai presente le coperte che la mamma strappa con veemenza perchè è da mezz’ora che ti dice: “Micino, alzati. La colazione è pronta. L’autobus parte”? E’ proprio il gesto della Scrittura di oggi: svegliati, ragazzo! Ma svegliati anche tu, mamma e papà. Nonno e nonna. Prete e giardiniere. Svegliati: perché anche al tempo di Noè facevano così. E l’acqua s’avvicinava! Facevano così e il mare cresceva. Facevano così e i fiumi si cancellavano, Le montagne scomparivano. Facevano così e l’umanità affogò! Affogò perché distratta… Ma oggi il Maestro di Nazareth affonda ancora: “Due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata”. Nel campo? Alla mola? Come dire: a scuola, alla lavatrice, in officina, sui fornelli. Cioè: nella vita quotidiana! Quella vita che tu pensi inutile, vana, faticosa, schifosa, insulsa. E’ preziosa per Dio. Così preziosa che è il suo “laboratorio”. Sono in due nel campo: uno preso, l’altro lasciato! Benedetto XVI ha scritto ieri nella sua seconda enciclica: “il Giudizio Finale di Dio non sarà quello dell’iconografia minacciosa e lugubre, ma nemmeno un colpo di spugna che cancella tutto”. Uno sarà preso e l’altro lasciato – ammonisce il Vangelo di oggi. Perché? “Esso – continua il Santo Padre - chiamerà in causa le responsabilità di ciascuno”. Mi piace questo Dio, pur spaventandomi un pochino! Un Dio che fruga nel mucchio. E nel mucchio, sceglie. Valuta. Esamina. Distingue. Pensa. Riflette. Usa misericordia…e applica la giustizia!


Cosa fare? Spararsi in anticipo, fuggire sui monti con i Testimoni di Geova, lasciarsi andare? Oppure mandare a quel paese Dio, Scritture e Profeti compresi? Cosa fare, miseria!? Semplice: sta attento! Smettila di distrarti e di farti fregare! Prova a pensare che certe azioni non sono poi così insignificanti: un bacio, una scritta, una carezza, una firma. Che certi appuntamenti possono ri-girarti la vita: verso il bello, verso il brutto, verso l’amarezza, verso la gioia. Che la vita si può vivere diversamente. Che questo tempo lo posso vivere diversamente. Che se metto un assassino come testimonial incentivo a diventare assassini per far carriera. Che se un ministro di giustizia toglie la giustizia non è più credibile nella giustizia. Che se una chiesa si scolora nel mondo, dell’arca di Noè dimostra di non aver capito un fico secco. Sta’ attento perché quando scrivi sui jeans, sui quaderni, sugli zaini o sulle pietre di Ponte Milvio: “Vivi questo giorno come se fosse l’ultimo, amore” scrivi una castronata! Perché questo giorno è l’ultimo: questo non tornerà più. Questa messa è l’ultima. Quest’azione è unica. Questo gesto. Questo momento. Questa occasione. Tutto è unico: sta attento! Che se passa…non ritorna! Però se una cosa è unica è inimitabile. Insostituibile. Meravigliosa.
Pensa te: l’uomo, per Dio, è unico! Unico: da venirlo a cercare. Qui in terra oggi inizia l’Avvento: l’uomo attende il ritorno di Dio. Lassù in cielo oggi inizia l’Avvento: Dio attende il ritorno dell’uomo!


Autobus 64, altezza di Largo Argentina. Roma centro. Sono ascoltatore esterrefatto di una conversazione profondissima: “Si, io sto qui, tu dove sei? Ah, e dopo dove vai? Si, forse vengo anch’io, ma tu ci sei? Si, domani io sto qua, tu vai via o stai qua?... Se vado via chiama che ti raggiungo. Se no ti chiamo io per dirti che non vengo e che è inutile che mi chiami. Beh, magari ti telefono se decido che torno, se no se decidi che torni chiami tu”.
Proprio come ai tempi di Noè. “Tutto bene, grazie”! Ma… è proprio tutto bene?

GOD BLESS YOU!


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domenica 2 dicembre 2007 - ore 00:00


Collaborazione con L’Altopiano
(categoria: " Riflessioni ")


SAPOR D’ACQUA NATIA
"Petali di fiori appassiti"

di don Marco Pozza
da L’altopiano, sabato 1 dicembre 2007, pag. 2

E adesso spiegatemi! Proclamata e celebrata anzi-tempo l’insignificanza di Dio, forse non si pensava che l’uomo, dimentico delle altezze, smarrisse la bellezza d’essere uomo nell’abisso della brutalità. Si è ripulito l’umano sentiero dalle tracce di Dio per far accasare comodità che giuravano serenità a prezzi irrisori. Ci si è trastullati tra le braccia inebrianti della scienza: prometteva prospettive vertiginose e moderne sul futuro dell’uomo. E sull’uomo del futuro. Abbiamo sollazzato a lungo sulle sponde allettanti delle rivoluzioni. Per troppo tempo i nostri padri si sono prostituiti alle sorgenti inquinate di utopie irrealizzabili. Ma d’altronde Dio era insignificante: palliativo pubblicizzato per sedare l’angoscia della finitezza umana. Peccato scoprire che grandi promesse, sganciate brutalmente da Dio, non hanno mai ripagato le preferenze accordate loro. C’han lasciato come “provvigione” per il favore arrecato inquinamenti generalizzati, disastri sociali, disuguaglianze ormai divenute da casta. Odorava di bigottismo il futuro colorato di promessa del Maestro di Nazareth: meglio il mordi e fuggi del tempo presente. D’altronde, del domani non c’è certezza!
Alle cattedrali abitate da una Parola Sacra, abbiamo preferito gli outlet, residenza folle di chi è disposto a mettere in svendita pure l’anima. Il pensiero. Il corpo! Conseguenza deleteria: abbiamo s-colorato la Bellezza, smarrito la poesia, annebbiato il mistero strozzandolo nel prurito. Garlasco e Perugia: ovvero gli outlet “ultima versione” in cui l’uomo ha nostalgia di un Dio strangolato in fretta e furia. E’ rimasta una marionetta sull’altare vuoto. Una marionetta chiamata sesso: da tutti deificata, innalzata, elogiata. Fino a farsi schiavi di lei.



Apri Youtube e t’accorgi che il video di Sara Varone è il più cliccato: ci entri e vedi tette penzolanti, mutandine bene in vista, provocazione sulle labbra, sorriso ammaliante. I titoli successivi: “Canalis senza mutande a Controcampo”, “Varone nuda per Capri”, “studentessa in perizoma”. Il tutto corredato di foto e video che certificano l’onestà dei titoli. E poi ci disgustiamo perché i bambini s’inventano baby prestazioni sessuali per pagare i debiti del gioco. Ma perché?! Applaudiamoli: finalmente qualcuno presenta il conto ad una sapienza frettolosamente promossa a dogma. Sono semplicemente piccoli alunni obbedienti di maestri scioccamente seguiti nelle loro nude lezioni. Violentati mentalmente da un sesso venduto in allegato a qualsiasi prodotto, la sua grandezza chi la riconosce più? Ridotto a puro movimento ginnico e streching inadatto per un cervello stressato, non abbiamo calcolato gli effetti collaterali. Spaventosi, anche se non l’ammetteremo mai!
Svuotato di originali significati, rimane come petalo di fiore appassito. Forse non si pensava che dalla sessualità al Mistero il cammino fosse così breve: passeggiano entrambi ai limiti dell’Abisso. E su quelle sponde il prezzo per la superficialità è ancora spaventoso da pagare!
Stasera inizia l’ Avvento! In terra s’attende il ritorno di Cristo. In cielo bramano il ritorno dell’uomo. Segui gli sviluppi delle indagini di Perugia e una strana storia, celante la soluzione, fa capolino all’orizzonte!
Storia di sfrenata smania sessuale. Guarda caso…!
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!


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sabato 1 dicembre 2007 - ore 07:39


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"Assessore alla morale: che complimento! "

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 1 dicembre 2007, pag. 6

“Educazione è esempio. Esempio è educazione”. Titolo firmato con intelligente coraggio dall’Assessore vicentino all’Istruzione Elena Donazzan presso Job Orienta in Fiera a Verona. Hanno creato dibattito le immagini tra loro contrapposte che per tre giorni hanno arrestato lo sguardo dei passanti. Li chiamano versus: ovvero l’altra faccia della medaglia! Non necessariamente indicatori di giudizi morali, bensì semplici provocazioni tese ad accendere il pensiero in un epoca storica che propone in diretta lo spettacolo della pazzia – travestita di normalità - cacciando negli outlet il giovane per fregargli l’anima! Se l’educazione è esempio e l’esempio è educazione allora all’orizzonte si dischiude il tema della coerenza.



Coerenza: ovvero la passione, il sacrificio, l’onestà, la bellezza, la tradizione, la speranza. Cioè il mondo a colori! Che ai giovani non si vuole più proporre, perché ci caccerebbero tutti a casa. Consolante che a farlo sia stato un politico! L’hanno ribattezzata “assessore alla morale”: non poteva starci definizione più bella per una donna che pensa, concretizza e coinvolge. Il ministro – foriero nel pomeriggio di parole ingabbiate nell’astratto (propongo un versus Elena Donazzan – Cesare Damiano con scritto "praticamente - teoricamente") - lo giudica scandaloso perchè l’istituzione deve rimanere neutrale! Neutrale: cioè il mondo in bianco e nero. Ci provano già in tanti, perché omologarci? Ero presente come testimonial venerdì mattina e ho raccolto con orgoglio le parole di un ragazzo: “Grazie, assessore, che mi ha aperto gli occhi".
Sono stupidi i ragazzi, vero? Torna alla mente la Lettera a Diogneto, inizi dell’era cristiana: “i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. Coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare”. I tempi non cambiano: la coerenza è ancora principio ermeneutico salutare da proporre ai ragazzi. Non sono le immagini a scioccare: è la coerenza. E questo è un indicatore severo per chi ragiona. Criticata per aver additato ai ragazzi tale valore: degna conclusione di un “politicamente corretto” introvabile nel messaggio di Cristo. Per fortuna! A vederci un giudizio ci vuole fantasia. A leggerci uno choc ci vorrebbe l’estraneità. Per leggerci una mano tesa occorre passione. E questa non tutti ce l’hanno.
La coerenza: ovvero una scatola di pastelli per colorare il mondo!


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venerdì 30 novembre 2007 - ore 07:44


Collaborazione con Il Padova
(categoria: " Riflessioni ")


CON I PIEDI PER TERRA
"Cala il sipraio sull’anno liturgico. E che anno...!"

"Fratelli, ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza, a motivo della quale deve offrire anche per se stesso sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo.
(...)
Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek" (Lettera agli Ebrei 5,1-10)

di don Marco Pozza
da Il Padova, venerdì 30 novembre 2007, pag. 6

“Buon anno, mia chiesa”. Poche ore e il sipario spedirà negli archivi celesti un altro anno liturgico. Anno di chiesa padovana: surplus di Passione e voglia di Risurrezione, Avvento di orizzonti storditi e speranza di Natali da celebrare angelicamente. Troppi giorni ad echeggiare il Venerdì santo! Ma sotto il Calvario una circonvallazione è ancora in fase di studio nelle moderne teologie. Il cartello “Direzione obbligatoria” sfida lo scorrere dei millenni. Speriamo che anche quaggiù - tra meridiani agitati e paralleli da interpretare - la Settimana Santa chiuda i battenti la sera di Pasqua!


Anno sudato, come sudata sarà la storia dell’umanità fino al fischio finale. Anno stremante: troppo amore trasportato con le gru nei tubi catodici confonde l’Amore disceso a piedi nudi dal cielo. Dai tribunali ai piedi dei colli attraverso la piazza assurda di Ciao Darwin… forse Cristo qualcosa ha scarabocchiato sui muri delle nostre chiese. Per noi preti: “siate santi come io sono santo”. Per voi: “Non temere, piccolo gregge”. Per noi e per voi: “Vi ho dato l’esempio perché ne seguiate le orme”. Sfida ardita. Sfida folle. Sfida che ti sfida perché sveste l’animo di chi l’acciuffa. Sfidati, noi preti ci siamo trovati assieme: anche da noi l’unione fa la forza (oltre a qualche chiacchiera). Assieme per alzare gli occhi, per stringere una mano, per abbracciare una fatica. Assieme per ripeterci che il nostro Amore (da non confondersi con amore) non è peccato. E’ Amore: esigente, immenso, straripante, esaltante. Costoso! 35.000 volte ce lo siamo ripetuti. Forse non basterà:perché la sua tiratura è illimitata!
Nati per confonderci tra di voi, parliamo di Dio magari senza prima aver parlato con Dio: e i sorrisi non sbocciano, non esplodono. Rimangono avvolti nella loro insensata stitichezza. Linguaggio strano anche per noi quello del Creatore. Ad extram appare chiarissimo, ad intram sembra troppo confuso. “Siamo uomini” – ce lo ripetiamo spesso! Voi rinfacciateci che “siamo uomini di Dio”! E’ forma di Chiesa gradita a Cristo.
Domani sera, avvolti in violacei colori, ci ritroverete ai nastri di partenza. Magari con gli scarpini slacciati perchè a correre non c’è voglia. O con i muscoli nervosi. Che bello se ci trovaste in ginocchio: a chiedervi scusa se vi abbiamo parlato di Dio senza essere in Dio.
Vieni, Signore Gesù!


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mercoledì 28 novembre 2007 - ore 06:14



(categoria: " Pensieri ")



MATITE COLORATE
"Signore, tu mi scruti e mi conosci!"

“Matite colorate” è una rubrica dedicata al mondo degli adolescenti. Una piazza virtuale, una terra di mezzo, un’occasione di confronto e di dibattito. Una tavola di colori a disposizione per chi si nutre di creativa giovinezza.
Firma questo spazio – che tornerà puntuale ogni mercoledì mattina nel blog di don Marco – Enrico Calvanese (nella foto), studente di II^ superiore al Liceo Nievo di Padova. Corrispondente diretto dal mondo degli adolescenti, con la sua penna vivace e profonda proporrà stralci di pensieri attuali ad illustrazione di temi che abitano il mondo dei nostri ragazzi.

di Enrico Calvanese
studente di II^ sup. del Liceo Nievo di Padova

Salmo: dal greco psalmos, voce correlata a psallo: cantare, suonare uno strumento. Un salmo è quindi un canto umano rivolto a Dio, una preghiera, una supplica, un ringraziamento, accompagnato dalla cetra e dal suono soave della gioia. Una festa, un banchetto aperto a tutti, con la ricetta delle vivande perfette per un pranzo divino. Classificare, sinonimo di generalizzare: dalla lingua del futuro foolish: stolto, sciocco.
Nella scienza, la stessa scienza che definisce la religione come una spiegazione primitiva dei fenomeni naturali, visti come la manifestazione di una divinità, ogni elemento conserva le caratteristiche principali dell’insieme cui appartiene.
La scienza moderna (non la sapienza moderna!) vastissima, così definita dagli stessi scienziati, e “strafottente” inizia a vacillare di fronte a una piccola Scrittura, a un piccolo salmo fuori dal coro.


Il salmo 119 è uno dei più belli e complessi salmi della Bibbia. Negli otto versi delle sue ventidue strofe, una per ogni lettera dell’alfabeto ebraico, sono nascosti gli altrettanti termini della legge: testimonianza, precetto, volontà, comando, promessa, parola, giudizio, via. Otto parole che da sole riescono a tenere salda una comunità grande come quella di Davide. Un salmo con innumerevoli segreti. Le sue bellezze sono celate sotto una veste che si fa più leggera, per farci solo intravedere le infinite curve che Dio ha disegnato nel suo libro. Curve strette e larghe, inversioni e imbocchi, partenze e arrivi.
Ma questa, allora, che curva è? La scienza vuole classificare, perché ha la necessità di catalogare ciò che “conosce”. L’uomo stolto pensa a definire. Il saggio, invece, pensa e basta. Questa è una curva difficile, studiata apposta per l’allenamento dei piloti più talentuosi. Una curva di montagna, tra sassi e terra, all’ombra di una cima che copre il sole. Una curva difficile. Difficile e basta. Questa è una curva difficile perché non si passa al primo colpo. È un tratto di strada dove Dio fa l’Allenatore esigente che chiede tanto dai suoi allievi. Un Allenatore tuttavia sicuro di avere poi la sua soddisfazione nel vedere in gara, una gara tra l’altro indetta da Lui, la vittoria strameritata di tutti i suoi pupilli. Dio ci chiede tanto. Ma è così buono che non è capace di starsene con le mani in mano: dice, semplificandoci pure la preghiera già in prima persona: ”A chi ti insulta darai una risposta, perché avrai fiducia nella mia parola. Non togliere mai dalla tua bocca la parola vera, perché confiderai nei miei giudizi.[…] Davanti ai re parlerai della tua alleanza senza temere la vergogna”. Lui ci dà i problemi da risolvere ma, rendendosi conto della difficoltà della dimostrazione, allega uno schema da seguire per arrivare senza intoppi a dare la tesi. Una tesi che ci sudiamo, fatta di polvere, di cadute, di tentativi falliti e di non tentativi, con il freno all’ultimo per il timore di trovarsi ancora sulla polvere. Una tesi che, però, non arriva mai.
Noi non abbiamo capito, Dio ci ha sorpresi tutti. Di nuovo. La curva non si supera. Dopo la curva non c’è niente. La tesi da dare è la dimostrazione stessa, anzi, i tentativi di dimostrazione! Lui vuole mandarci tra la polvere. Per capire la sua grandezza dobbiamo riempirci di fango, dobbiamo lasciare tutto, dobbiamo rinnegare noi stessi. Dobbiamo scendere, salendo sulla croce! Sulla nostra croce! “Perché i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi” (Mc 10,31).


Gli uomini “che sanno” le prendono per puttanate: lo conferma la scienza sperimentale moderna! Il non esperimento non dà verità alle ipotesi.
Cara scienza rinuncia. Dio è più grande. L’uomo è solo uomo. Dio è Dio che si è fatto anche uomo. Non è proprio lo stesso. E poi, come dici te, se non è vero dimostralo!


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