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è
una brutta bestia

L’amore,
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Il sesso,
un’astrazione

Io
sono
una persona
semplice solare e sincera.


giovedì 2 gennaio 2014 - ore 17:40


Il sogno del prof. operaio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gli occhi si richiudono, finalmente. Scorrono immagini di neve che copre cartelli e campi scuri. La sensazione è di sereno distacco e discesa in luce blu cobalto. Qualcosa di simile ad un’anestesia totale. Poi mi trovo di fronte ai cancelli di una fabbrica in mezzo al niente, prevalenza di marrone e grigio. Entro. Sono lì perchè è l’unico posto dove posso trovare certi dati che - se esposti nel modo giusto - possono salvarmi da una certa brutta situazione in cui mi sono cacciato. (Forse prima della discesa-anestesia?). Non importa che questi dati siano da sempre accessibili a chiunque, che nessuno li stia nascondendo e che una loro esposizione non aggiunga nulla alla loro evidenza. Il fuoco al culo da cui sono guidato ed il fatto che siano stati raccolti direttamente alla fonte, li ammanterà di valore scientifico per non so che commissione o tribunale. In una frazione di secondo compaiono gli operai, sagome indaffarate blu e rosse. Tra questi una faccia nota: un mio professore, con la faccia più segnata e più rossa di come ricordavo. Ci riconosciamo con disagio a vicenda. Ora Lui sa che sto cercando dati inutili per soli motivi di forza maggiore. Ed io so che lui è costretto ad un’assurda doppia vita alla catena della fabbrica in mezzo al niente. Mi fa accomodare in uno spogliatoio che diventa studio elegante e assume di nuovo il suo tono accademico. Si mette a fare certe telefonate e dare certi ordini e nel contempo comincia a dipingermi concrete possibilità. Penserà lui a tutto. Risolverà lui quella mia bega di dati da raccogliere. A patto che io prenda il suo posto alla catena della fabbrica in mezzo al niente.

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domenica 29 dicembre 2013 - ore 12:29


La porta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ una serata normale sono rimasto a casa ciondolando sull’intero palinsesto televisivo: dal preserale alla terza serata. Trovo un vecchio film, lo conosco a memoria. Decido di guardare l’inizio per riassaporare le sensazioni visive che ogni volta mi da e finisco col guardarlo tutto. Moto, inseguimenti su viadotti assolati, fucili a canne mozze e porte che saltano in aria. Deve trattarsi di terminator 2. Durante lo scorrere delle scene compare un fotogramma con un citofono pieno di campanelli. Su uno è scritto con una biro blu ed un corsivo chiaramente infantile il nome di un mio professore universitario. Sbiadito ma ancora chiaramente leggibile. Poco dopo mi ritrovo a letto ma non riesco a dormire. Mi alzo per prendere qualcosa dal frigo in cucina. Passo davanti alla porta di ingresso. Sento graffiare sul suo esterno. Mi avvicino per capire cosa sia quel rumore ed eventualmente chiuderla con una mandata in più. Nel momento in cui appoggio la mano sul pomello qualcuno o qualcosa da fuori la socchiudono di colpo. Terrore e soprassalto puro. Faccio per resistere e richiuderla ma una seconda spinta dall’esterno - molto più forte - mi scaraventa indietro. La percezione dello spostamento del mio corpo è orrenda. La porta è spalancata ed io mi trovo non so come in piedi rabbioso e impotente a biascicare qualcosa come "bezzo di bedda" (pezzo di merda molto probabilmente). Non vedo chi o cosa stia entrando perchè mi trovo dall’altra parte della porta spalancata. Ma mi trovo in mano una bottiglia di vetro (la avevo presa dal frigo prima?). e la impugno dalla parte del collo. Come un’arma.

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mercoledì 25 dicembre 2013 - ore 13:33


Il volo e l’orgia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono un nano, sto volando sul dorso di un gigantesco uccello di squame marroni. Ha la forma di una manta ma il muso di uno scoiattolo. Sotto di me immense distese d’acqua scorrono veloci e azzurre mentre l’intensità della luce le trafigge. La mia natura ed i miei paramenti pesanti sono quanto di più lontano dal volo. Ma data l’investitura che mi è stata conferita per questa missione non mi scompongo più di tanto. Non posso permettermi di farlo. Nemmeno per il fatto che la posizione che ho sul dorso dell’uccello squamato è veramente instabile. Non ci sono briglie ed il collo deve rimanere libero per l’orientamento. O almeno così mi dice il mio compagno di viaggio, il domatore di uccelli squamati: un manichino di metallo dal nobile portamento. Sul dorso di questo animale si vola in piedi e basta. Devo puntare cosce e polpacci con tutta la forza che ho perchè lo spostamento d’aria non mi sollevi col rischio di farmi cadere giù. Ma dati i miei muscoli di nano, la cosa riesce e mi permette di pensare alla missione. L’osservartore esterno di questo volo vede solamente un puntino nero muoversi nell’aria. Arrivo sopra una città. Deve trattarsi di New York negli anni ’70: mattoni a vista e grondaie. Con una mossa perfetta che forse stupisce anche l’inespressivo domatore, salto giù dall’ uccello squamato. Mi attacco ad una grondaia, poi salto verso un altra e così via. Fino a trovarmi in un salotto. Vi si sta svolgendo una specie di lunga e intensa orgia notturna. I partecipanti sono molti e molto diversi tra loro, ma tutti hanno il corpo attraversato da una banda metallica sul petto. La luce rossa del salotto fa sembrare i corpi bianchi ed il metallo nero. Le urla delle donne ma soprattutto l’attrito del loro metallo su quello degli uomini producono una confusione uniforme ma insopportabile, mi ricorda quella di una fonderia. Il rumore sta facendo letteralmente impazzire di dolore tutti quanti, ma non riescono a fermarsi. Allora sodomizzo una delle partecipanti e nello stupore generale cala un silenzio ovattato sul salotto. L’orgia può procedere ora senza la dannosa confusione.

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martedì 24 dicembre 2013 - ore 12:27


Scene di caccia in bassa baviera o il gatto col cazzo di legno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I nobili guerrieri organizzano periodicamente la caccia nelle campagne ancora incolte. E’ un momento in cui si mescolano alla popolazione locale e li si distingue a malapena mentre si dedicano a questo rituale. Il suo aspetto è tutt’altro che sadico o arbitrario, mostra piuttosto la necessità della comunità tutta di regolare il suo rapporto con la bestialità esterna. E’ tutto un brulicare di cuoio marrone tra le pietre e gli arbusti. Urla e canti scandiscono la giornata diffondendosi tra i sentieri. Pare tuttavia che sia in arrivo un’orda difficilmente contrastabile. Succede qualche volta, E’ registrato nelle cronache e la tradizione in questi casi impone il ritiro. Daltronde attraverso la caccia delle scorse ore il territorio è stato adeguatamente bonificato e la selvaggina in eccesso abbattuta. In questo modo l’orda bestiale non troverà di che sfamarsi e si sposterà altrove. Uno dei capi si rivolge a me che indugio tra le pelli. Mi dice che è ora di andare e che sarebbe bizzarro se ancora mi trattenessi in queste campagne. Non è un ordine, sembra più un consiglio. Quasi quello che darebbe il sottoposto al folle sovrano. Si allontana a cavallo lanciandomi un ultimo sguardo di ironica accettazione: rimango e tutt’intorno è tramonto, rosso. Mescolato alla popolazione locale mi attardo alla bonifica delle ultime case di confine: potrebbero esserci ancora della selvaggina domestica di piccolo taglio o gli ultimi roditori sopravvissuti. Mi dedico a tutto ciò con curiosità, come se fosse la prima volta. E da sotto un cassettone vedo spuntare delle zampe, tigrate. Poi un coda. Movimenti rapidi. E’ un gatto di dimensioni e fierezza straordinarie, che mi guarda. Lo devo uccidere, nonostante la sua tigratura rossa, nonostante la sua fierezza. Ma prima chiamo i coloni, l’intera famiglia. Forse per scusarmi con loro, forse per farli assistere. Durante la mia esitazione i gatti diventano due, uno maschio ed uno femmina. Si abbracciano, sotto le volte del cassettone. Sembra che stiano in piedi. E l’abbraccio si trasforma in coito umanoide. In piedi appunto. Noto ora che tra la rossa peluria del maschio spunta un paletto di legno, con delle venature di metallo arrugginito. All’arrivo dei coloni nella stanza il maschio non mi guarda più. Sta penetrando la femmina che sanguina copiosamente, ormai persino dallo stomaco. E’ lei che ci guarda ora, soddisfatta.

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lunedì 23 dicembre 2013 - ore 15:18


Il sogno delle capre stilizzate
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’aula in cui siamo ha la forma bianca e stretta della cucina di casa mia. Un insegnante specializzato spiega pratico e magro come è riuscito a sintetizzare l’immagine di una capra in modo che anche il più problematico degli alunni riesca a copiarla: sembra Travaglio. Vicino a me Diego, caschetto biondo e autismo immobile. Il mio lavoro: aiutarlo a copiare capre tutte le mattine, mentre la sua mente e i suoi quaderni rimangono bianchi come l’aula-cucina. Poi stanno per assegnarmi un altro caso: Marco faccia tonda, capelli a spazzola tratti stravolti e verbalizzazione sostituita da spinte e sputi. Bestiale ma efficace, quando sorride sembra un po’ Sid Vicious. Rassegnato al nuovo compito faccio per alzarmi dal banco di Diego e avvicinarmi a Marco. E in quella Diego mi blocca il braccio, con una forza delicata che non ammette resistenza. Comincio a piangere silenziosamente e mi risiedo: commosso per la vita segreta rivelata da Diego, per il suo attaccamento a me. Rimango lì seduto e continuo a piangere: nè Marco in preda a gioiose convulsioni nè lo specialista di capre sembrano accorgersene. La mia professionalità è salva. Ma intanto il pianto di commozione si trasforma in pianto di disperazione. Diego è lì, quasi compiaciuto di essere di nuovo immobile ed io sono costretto a rimanere di fronte a quaderni bianchi e silenzio.

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sabato 21 dicembre 2013 - ore 12:46


Edipo xxx o il bucato della pornostar
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Casa libera, ho quarant’anni e il numero di una famosa pornostar in declino. La chiamo, ci accordiamo e viene da me. Pregusto meccanicamente la sua degradazione (la mia è sottointesa), le sue rughe (le mie sono ovvie) ed i suoi capelli biondi, tagliati corti, geometrici di lacca (i miei non esistono più). Tutto liscio come da copione, tanto che nè io nè il mio corpo ne conserviamo ricordo. Poi rientra mia madre. Lei sparisce. Io penso che il suo nuovo lavoro o la destrezza acquisita col vecchio le abbiano consentito di rivestirsi e uscire in tempo utile. Giro di perlustrazione, trovo una scarpa. E’ sicuramente della mia ospite di poco fa, è nera, col tacco e luccicante. Rassicurato dall’umanità di quella dimenticanza, rimedio e la spingo sotto il letto di mio fratello. Non abita con noi da tempo - lui - ma la sua camera è esattamente come quando ci giocavamo alla lotta da piccoli: stessi mobili e stessi spigoli. Anche la polvere sotto il letto è la stessa di quando mi ci nascondevo io per farmi trovare. Ma c’è un bagliore insolito ora lì sotto. Sono le labbra della pornostar che si muovono. E’ al telefono con qualcuno, si scusa per il ritardo ma sembra tutto sommato abituata a contrattempi di questo genere, quasi divertita. Passano le ore e lei rimane lì, appena possibile uscirà e la camera tornerà come prima. Sono teso, ma la situazione sembra sotto controllo. Finalmente mia madre si cimenta in un lungo lavoro di bucato dall’altra parte della casa. E’ il momento, le dico di uscire dal suo nascondiglio e lei comincia a gattonare sul pavimento verso di me, ma al posto di rimettersi la scarpa dimenticata mi provoca e ricominciamo: faceva parte degli onerosi accordi? Passa mio padre, ci sente. Ma a lui posso sempre spiegare qualcosa in qualche modo. Insomma tutto ancora quasi ok, ma ora il tempo stringe davvero, il bucato di mia madre non è infinito e l’ospite devo farla uscire. Solo ora comincio a chiedermi che effetto potrebbe fare la sua tenuta da lavoro agli occhi dei miei vicini quando la vedranno uscire da casa mia. Lei sembra telepatica e incurante delle mie proteste e dell’ordine maniacale di mia madre si prova alcune delle sue gonne lunghe: la faranno passare inosservata - dice - e mi improvvisa una specie di sfilata straffottente. Il punto è che le gonne le stanno esattamente come a mia madre, cammina esattamente come mia madre e mi fa le stesse insistenti domande su quale le stia meglio e perchè, I capelli sono tutt’altro che biondi laccati e geometrici e non può essere colpa solo della polvere. Intanto dall’altra parte della casa la lavatrice è ferma da ore ma il bucato non è ancora steso...

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venerdì 12 luglio 2013 - ore 11:13


noi la chiameremo sedimentazione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ciao Ferio come stai? il tempo è veramente una cosa bizzarra.

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