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mercoledì 15 novembre 2006 - ore 14:18
LE CERTEZZE DELLA VITA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lo vedo tutte le mattine mentre vado a lavorare, e tutte le sere quando ritorno a casa. Avrà all’incirca 40 anni, capelli scuri, barba incolta, zaino sulle spalle e la solita inconfondibile andatura. Impossibile non riconoscerlo, anche di sera col buio, perché una gamba malfunzionante lo costringe a zoppicare vistosamente e a usare un bastone da passeggio. I suoi lineamenti non sono occidentali, potrebbe essere turco, o egiziano, più probabilmente è di origini mediorientali, ma il suo viso è quello di una persona buona, che ha sofferto molto in passato ma che sa affrontare con serenità le difficoltà della vita. Lo incrocio tutti i giorni nel medesimo tratto di strada, tra la rotonda di Fiesso d’Artico e il centro di Fossò, circa 3 Km che percorro ai 30 all’ora a causa dell’intenso traffico; ho il tempo di osservarlo bene, di guardare la sua espressione concentrata, di seguire i movimenti innaturali della gamba malata, di scorgere ad ogni passo la fatica sul suo volto, di immaginare quali possano essere i suoi pensieri. Cammina velocemente nonostante zoppichi, guardando dritto davanti a sé, portando il suo fardello di ricordi e speranze. Mi hanno detto che va tutti i giorni al supermercato di Fossò, aiuta le signore con la spesa, mette via i carrelli, sistema gli scatoloni. Quello è il suo lavoro. Io e lui abbiamo gli stessi orari, e chissà magari gli stessi sogni. Ormai è da un anno che lo conosco, mi sono abituato a vederlo camminare sul ciglio della strada, in maniche corte in primavera ed estate, chiuso in un cappotto pesante d’inverno, nascosto sotto l’ombrello nei giorni di pioggia, sempre sorretto dal suo fedele bastone. Non gli ho mai parlato. I nostri percorsi sono inversi e lui cammina sempre sul ciglio della carreggiata opposta alla mia. Anche se non gli ho mai parlato mi sembra di conoscerlo, perché è l’unica persona che vedo tutti i giorni, oltre ai colleghi e ai miei familiari. Ogni mattina quando parto da casa so che lo vedrò salire faticosamente il cavalcavia, o passare davanti alla fermata dell’autobus, e quando esco dal lavoro so che a breve lo incontrerò nei pressi della zona industriale, una sagoma scura e ondeggiante illuminata a fasi alterne dai fari delle automobili che gli sfrecciano accanto a pochi centimetri. Credo che se un giorno non lo vedessi sarei dispiaciuto, forse addirittura mi preoccuperei. Insomma voglio dire che fa parte della mia giornata, è un pezzo del puzzle che raffigura questo capitolo della mia vita e senza di lui il puzzle non sarebbe completo, resterebbe un buco nel disegno a cui corrisponderebbe un piccolo vuoto anche dentro di me. E’ tanto strano? Secondo me non lo è. In un mondo così incerto, così contraddittorio, dominato dalle frivolezze, dall’apparire, dalla forma anziché dalla sostanza, in cui è vero tutto e il contrario di tutto, e in cui sono davvero esigue le cose su cui si può ancora contare, lui rappresenta una delle poche certezze che ho.
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giovedì 9 novembre 2006 - ore 12:19
FRANCESCO LIBERTA’
(categoria: " Poesia ")
Questo è un sonetto che mio zio Elia ha scritto quando stavo per compiere 1 anno.
Chissà com’ero...di sicuro ero già juventino e avevo l’abitudine di inserire le dita in tutte le prese di corrente, altro non ricordo.
El bòcia xà da sòeo el vol tentare
eà gran scaeàta so sto porco mondo
e xà co e man e co’ i piè a girotondo
tuto el te toca e tuto el vol ciapare.
Ma tuto xè proibio: “E no toccare,
questa xè caca, e questo qua te eò scondo!”
El bòcia el sgrana i oci fin in fondo
da eà meravija, e xà el vuria sigare:
“Se pol manco saver parchè so nato?
Pa’ star ligà? Sto mondo no xè mio?!
E aeòra asseme libaro e sol fato
cavè sta bruta scritta: PROIBIO,
e vedarì de mi el pì bel ritrato
de mi, Francesco: s’hémo o no capio?” Elia Quaggio (10 febbraio 1978)
Mio zio con me e mio cugino (io sono quello figo..)
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martedì 7 novembre 2006 - ore 16:26
OGGI NON CAVERO UN RAGNO DAL BUCO
(categoria: " Riflessioni ")
Di favole ne conosco tante, e se ne inventano ogni giorno di nuove.
Mi piace molto quella della casa di appuntamenti in cui vengono rinchiuse 10 bellissime ragazze disinibite e 10 intelligentissimi ragazzi timidi, e le femminucce devono riuscire a far indovinare ai maschietti qual è l’oggetto misterioso (di cui i maschietti sono COMPLETAMENTE ignari, dal momento che nei libri di metafisica e di paragnostica non se ne parla) che nascondono in mezzo alle gambe, mentre i maschietti devono riuscire a convincere le femminucce che all’interno della calotta cranica c’è un ammasso informe di materia grigiastra che loro, femminucce, non usano affatto, ammesso ovviamente che ne siano provviste. Le femminucce si danno un gran da fare per far scoprire l’identità dell’oggetto misterioso, stimolando in ogni modo l’intuito dei maschietti alquanto disorientati: fanno immaginare l’oggetto, lo lasciano annusare, lo vestono in modo da rendere più evidenti la forma e le dimensioni, infine esauste lo mostrano chiaramente ai maschietti ammutoliti, in certi casi sbattendo in faccia la soluzione al malcapitato ma intelligentissimo interlocutore. Ma non c’è verso, i maschietti (dotati di un Q.I. elevatissimo, è doveroso ricordarlo, dove ovviamente Q.I. sta per Quoziente di Imbecillità) negano l’evidenza e non accettano l’esistenza di un qualcosa di cui fino ad allora non erano mai venuti a conoscenza, perché una scoperta di questo tipo minerebbe irrimediabilmente il loro ecosistema! Meglio fingere di non aver visto e sentito nulla, un po’ come il mondo intero fa con Bush quando gioca a Risiko (perché tutti vedono che aggiunge di nasosto dei carri armati sui suoi territori quando gli altri giocatori vanno in bagno o starnutiscono, ma nessuno ha il coraggio di smascherarlo). I maschietti a loro volta sudano 9 camicie e mezzo per far capire alle femminucce che no, quella massa grigia non è silicone che serve a dare una bella forma alla testa, ma è qualcosa di più, qualcosa che può (se Dio vuole) essere utilizzato in modo positivo e anche utile se ci si riesce. Ma alla vista di un compasso e di un pallottoliere le femminucce svengono, e riprendono i sensi soltanto dopo il tempestivo intervento di un’estetista.
Poi c’è la favoletta del simpatico contadino toscano condannato a 14 ergastoli per aver ucciso 8 coppiette salvo essere scarcerato dopo 3 anni perché “scusaci ma forse il mostro non sei tu ma il tuo compagno di merende”. La verità è che Mario Vanni era talmente invidioso dell’improvvisa fama del buon Pietro che decise di convincere il commissario Basettoni di essere lui il mostro di Firenze, e ci riuscì. Anche se ancora oggi, nonostante siano passati ormai molti anni, tutti noi non possiamo fare a meno di chiederci: Puffetta era una ninfomane? Perché sì, ormai non ci sono più dubbi sul fatto che Puffo Vanitoso fosse gay almeno quanto lo è Cecchi Paone, e no, non posso credere che esista sulla terra qualche maschio bianco che abbia visto almeno una puntata di Lamù senza restarne perdutamente invaghito (con conseguenti sogni erotici ad occhi aperti e un’invidia smisurata per Ataru Moroboshi). Morale della favola: l’invidia è una brutta bestia, e gli insetticidi servono a ben poco.
E poi c’è la storia della mia amica Tizi che ha deciso di passare qualche giorno nella pancia di una balena lilla (sì la sua balena è color lilla) con lo scopo, credo, di capire che relazione intercorre tra i getti d’acqua improvvisi e le diete mediterranee. Ecco cosa scriveva nel suo ultimo sms: ”Stare dentro sta cazzo di balena mi fa venire fame, ma ho lasciato sotto lalbero i denari al gatto e la volpe perchè prendano qualche birra e pizze da asporto”. Beh, cara Tizi, mi duole assai dovertelo dire ma proprio stamane ho visto il gatto e la volpe perdere (come due polli) tutti i denari nelle scommesse clandestine sui combattimenti fra galli. Un bel modo di utilizzare i tuoi soldi, non ti sembra? Fidarsi uguale fregarsi, lo diceva sempre anche Gesù parlando di Giuda.
Infine l’ultima favoletta di Esopo, scritta proprio pochi minuti fa, che parla di un minuscolo ragno di colore giallo intrufolatosi non si sa come nella mia bottiglietta d’acqua probabilmente alla ricerca di qualche particella di sodio da invischiare nella sua tela. Di primo acchito ho pensato che la bottiglietta blu fosse in realtà la balena lilla e che quel simpatico ragnetto altri non fosse che...(rullo di tamburi)...sì, proprio Tizi! Poi ho riflettuto qualche istante e sono giunto alla conclusione che non poteva trattarsi di lei, dal momento che quel ragnetto restava perfettamente a galla mentre Tizi non sa nuotare. Dunque si trattava semplicemente di una fantastica coincidenza: un’amica dentro la balena lilla e un nuovo amico nella bottiglia blu. Una simpatica corispondenza biunivoca. Ora, dal momento che notoriamente il ragno porta guadagno mentre Tizi ha perso ingenuamente tutti i suoi denari, ne conviene che la più logica conclusione (e intrinseca morale della favola) è: Puffetta tradì Giuda con Pacciani.
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giovedì 2 novembre 2006 - ore 13:37
SCOPERTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mammaaaa! Per caso hai visto la mia chiavetta USB??
La tua che?!?
Umpf...lascia perdere...la cerco da solo..
Ah hai sentito l’ultima?
No, sono rimasto alla penultima..
Riguardo al cane della signora Parker
Cos’ha fatto quel cane di merda?
Non essere volgare! E’ morto poverino..
(raggiante) Davvero? Era ora cazzo!
Ma dai stupido cosa dici!! Povera bestiola..
Povera bestiola un paio di palle! Sono ANNI che di notte non riesco a dormire perché quell’ammasso di pelo puzzolente abbaia come un dannato!
Esagerato! Io non lo sentivo mai abbaiare..
TU non lo sentivi, perché sei sorda! E perché la tua camera da letto è dalla parte opposta. Ma la finestra della mia camera dà proprio sul giardino di quella zoccola della signora Porker!
Non parlare così della signora Parker! Comunque Birillo non meritava di fare questa fine.
Beh aveva i suoi anni. I cani non vivono mica a lungo. Sarà morto di vecchiaia, o di freddo.
Macchè di vecchiaia! L’hanno ammazzato!
(incredulo) Come ammazzato? L’hanno tirato sotto con la macchina?
No, qualcuno la notte scorsa l’ha ucciso mentre dormiva nella sua cuccia.
Seeeee!! Non ci credo!
Davvero! Ho parlato stamattina con la Parker, l’ha trovato in una pozza di sangue. Poverina..
(pensieroso) Cavolo.. E chi è stato il genio che ha ucciso quel cane schifoso? Vorrei congratularmi con lui!
Perché devi sempre fare lo stupido?!! Era un cagnolino innocuo.
Ma quale cagnolino innocuo! Ti ricordi quella volta che mi ha quasi staccato una gamba??
Sì ma tu gli avevi dato un calcio!
Per forza! Mi aveva bucato il pallone!
Sì ma tu il pallone glielo avevi calciato addosso apposta!
Ovvio! Quella bestiaccia continuava ad abbaiare come un ossesso!
Perché tu gli spruzzavi addosso l’acqua con la gomma!
(evasivo) …mah…non mi pare…..comunque era un cane di merda.
Smettila di dire parolacce! La signora Parker è disperata. Ha detto ch qualcuno ha ucciso Birillo a bastonate sulla testa.
(stupito) Orco giuda! Che brutta fine...ma come fa la vecchia a sapere che l’hanno ucciso così? Quella è rincoglionita!
Ha trovato un bastone sporco di sangue vicino alla cuccia.
Ahn..
E poi ha scoperto una cosa strana..
Cioè?
Quando ha tirato fuori la bestiola dalla cuccia ha notato che perdeva sangue anche dal...
..dal?
..dal didietro..
..DAL CULO?!?
Sì, dal sedere.
CHE SCHIFO!
Poverino! E insomma sai qual era il motivo? Il tipo che l’ha ucciso gli ha infilato un oggetto nel..
NEL CULO!
Umpf…sì, nel sedere.
(entusiasta) CHE FIGATA!
…
(estremamente curioso) E cosa gli ha infilato???
Un oggetto strano, grande come un accendino. La signora Parker non sapeva cosa fosse, allora l’ha..
Mi stai dicendo che la vecchia ha infilato la sua mano nel culo insanguinato di quel cane lurido??? Ma che RAZZA DI SCHIFO! BLEAH!!!
Sì..poverina..amava quel cane..e insomma stavo dicendo che ha mostrato l’oggetto a suo figlio e lui ha detto che è una di quelle cose elettroniche, non ho ben capito, che attacchi al computer, che ci puoi memorizzare dentro delle cose..boh…
(strabuzzando gli occhi) Una chiavetta USB!
Eh? Una chiavetta cosa??
(imbarazzato) ..ehm…no niente…boh, non so cosa può essere..non me ne intendo di computer…
Comunque era una cosa di plastica, grande circa come un accendino. Ma chi può essere quel pazzo ad aver fatto una cosa del genere?
(sudando) Non ne ho proprio idea. Povera bestia.. Certo che c’è di quella gente in giro..
Sì, c’è da aver paura. Che razza di mascalzoni! Di gente senza cuore!
…
Ma cos’è che stavi cercando?
(cadendo dalle nuvole) Chi? Io?
Sì, mi avevi chiesto se ho visto dov’è la tua..la tua…cos’era?
(agitato) Ah! ..no niente..lascia stare…devo averla prestata a qualcuno..
E’ così che ho scoperto di essere sonnambulo.
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martedì 31 ottobre 2006 - ore 16:41
A ILENIA
(categoria: " Poesia ")
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’ incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(Wislawa Szymborska)
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venerdì 27 ottobre 2006 - ore 11:59
VOGLIA ZERO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ho la benchè minima voglia di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Nello specifico non ho intenzione di lavorare oggi, no. Né ho voglia di fare qualsiasi altra attività, nemmeno il mio hobby preferito (che per chi non lo sapesse è verniciare il gatto dei vicini). Sì, voglio oziare, e necessito di un ozio che sia solamente mancanza di attività, assenza totale di moto e di sforzo mentale.
Ecco, trovato: voglio trovare un bel muro con un bel colore riposante tipo azzurrino o rosa tenue e appoggiarmici contro. Sì, mi sembra perfetto, appoggiarmi contro un muro e star lì immobile, per ore. Magari ricomincio a fumare, giusto perché mi piace avere qualcosa in mano, e poi non necessita di grossi movimenti e tantomeno di sforzi mentali. Fatta. Ora mi resta solo che trovare il muro adatto, ma non sarà poi così difficile, ce ne sono talmente tanti.
Scelto.
Bene, ci sono. Si sta proprio bene appoggiati a questo muro. Ha un colore perfetto per il mio scopo: un giallino pallido che mi fa pensare alla sabbia delle Canarie e mi mette una gran voglia di non far nulla. Ed è quello che farò almeno per le prossime due ore, nulla. Un’attività assolutamente improduttiva.
Un’attività meno produttiva di starsene appoggiati ad un muro fumando sarebbe forse essere il muro stesso. Però se io fossi il muro contro cui sono appoggiato offrirei a qualche altro buontempone la ghiotta possibilità di appoggiarsi su di me, e in quel caso finirei per avere una certa utilità. E in più non potrei fumare..
No, meglio starsene qui appoggiati al muro e fumare uno dopo l’altro questi rotolini cancerogeni.
Che bene che sto..
..l’ozio è meraviglioso..
..e queste sigarette senza filtro sono ottime..
..........................................................
AAARGHHH UN CRAMPO!!!
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martedì 24 ottobre 2006 - ore 15:00
UN PUNT IS MEGL CHE UAN
(categoria: " Sport ")
Secondo 1 a 1 consecutivo, contro il Legnaro84. Poteva andare meglio, poteva andare peggio, ma un punto è meglio di niente, o come dice qualche buontempone è sempre meglio di un calcio sulle palle. E di calci ne son stati dati, a palloni, gambe e coglioni, come da copione. Perché il calcio è anche questo, ricevere e dare, saper incassare ed esser bravi a colpire, al momento opportuno. E non mi si dica che la categoria dei
Lovers è più pericolosa, che ci giocano solo macellai, perchè vi smentisco seduta stante! D.Z. nostro glorioso terzino, possente e arcigno difensore, bandiera per molti anni della nostra squadra, ha appeso le scarpe al chiodo dopo aver aperto una macelleria: perfetta confutazone della tesi! Uno a zero e palla al centro.
Pomeriggio uggioso in quel di Vigorovea, cariche elettrostatiche fra le nubi e negli spogliatoi, Aulin presi da poco e il solito dubbio amletico: scarpe da 6 o da 13? Che forse i profani non sanno che la giusta scelta del numero di tacchetti è fondamentale, assieme ad un’accurata analisi del campo di giuoco, perché è il connubio NumeroDiTacchetti –CondizioniDelTerreno a determinare quasi sempre l’esito di una partita. E con CondizioniDelTerreno si intende l’insieme di questi fattori:
- Grado di Impantanamento
- Livello di Smossamento Talpico
- Tossicità della calce utilizzata per le linee
- Grado di Umidità
- Percentuale di Ortaggi
- Altimetria del rettangolo di giuoco
Poi è ovvio che per vincere basta regalare un pandoro Melegatti all’arbitro, questo è lapalissiano. Ma se restiamo nel campo puramente teorico di una sana partita di calcio avulsa da ogni squallido tentativo di imbroglio, allora è necessario tener conto dei fattori sopracitati e procedere con mezzi tecnologici alla disamina minuziosa delle condizioni al contorno relative all’evento sportivo in questione.
Detto fatto.
“Ghe ze bastansa paltan, mettive quee da siè.” Analisi effettuata con successo. Clicca su OK per calzare le scarpine con 6 tacchetti, altrimenti scegli ANNULLA per tenere quelle da 13.
Ho cliccato su OK e ho sbagliato un gol grande come un capannone industriale, tirando clamorosamente fuori (di 2-3 metri per giunta) a pochi passi dalla porta, dopo essermici trovato lì come per incanto, tutto solo, davanti al portiere avversario, forse teletrasportato dall’Enterprise. E ricordo che il portiere a un certo punto assomigliava talmente tanto al Capitano Kirk che ho dovuto per forza tirare fuori, per non recare offesa a un comandante di tale statura interplanetaria. Quante nebulose e galassie alcoliche che galleggiavano nel mio stomaco, quasi fossi stato la sera prima a una festa free drink (questa è una delle ipotesi al vaglio). Che razza di sciocchezza, io a una festa free drink?Ma quando mai! Io che bevo 3 spritz al Campari, 2 all’Aperol, 1 prosecco, 2 Havana-Cola, 2 Gin Lemon e 1 Vodka-Lemon? Ma andiamo! Io che la sera prima di ogni partita mangio una minestrina e corro a letto ancor prima che finisca l’appuntamento giornaliero con “La troia e il Coglione”.
Avrò...semplicemente preso freddo..tutto qua..
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venerdì 20 ottobre 2006 - ore 13:36
QUESTA NON E LA SOLITA CATENA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Scarico la posta: “
Hai 134 nuovi messaggi nella Posta in arrivo”. Umpf, l’avevo scaricata anche la sera prima, dannatissimo spam! Ok, con calma passo in rassegna a una a una ogni mail, leggendo il nome del mittente e l’oggetto. Ne elimino 132. Svuota cestino.
Bene, apro le 2 mail sopravvissute. La prima è del Rettore Magnifico (nonché Stronzo Straordinario) dell’Università di Padova, il quale mi informa che gli organi federali hanno riscontrato delle gravi irregolarità nel mio piano di Studi e che dovrò sostenere di nuovo l’esame di Laurea. Ah, e sarò penalizzato di 17 punti, come la Juve.
La seconda invece ha come mittente un fantomatico Roger Sanchez e l’oggetto è “
CATENA”. Premetto che non sono mai stato superstizioso, anzi: mi diverto a far cadere il sale, passo appositamente sotto le scale, adoro il 17 e il viola, apro sempre l’ombrello dentro casa, giro in macchina per la città alla ricerca di gatti neri. Però questa volta è diverso. Solitamente, leggendo nell’oggetto la parola “CATENA”, avrei cestinato immediatamente la mail senza pensarci due volte, ma quel giorno no. Quel giorno, non so ancora bene perché, VOLEVO leggere quella mail.
Leggi mail. Il testo inizia con la frase “
Questa non è la solita catena..”, e mentre leggo penso che invece sarà sicuramente la solita catena. E infatti è proprio così. La solita catena.
“…possa ognuno essere protetto dal ricevere questo Messaggio…..bla bla bla…..Non rompere la catena, per favore….bla bla bla…..non ci sono costi ma molti benefici….bla bla e ancora bla.”
E alla fine la somma sentenza: se manderò la mail ad altre 75 persone entro i prossimi 47 secondi mi succederà qualcosa di meraviglioso esattamente fra 3 giorni. Matematico.
Esattamente la solita ridicola catena. Eppure quel giorno ci ho creduto, ho voluto crederci. Almeno non erano scritte velate minacce del tipo ”Se interromperai la catena ti esploderà un braccio entro 36 ore” oppure “Se cancellerai questa mail non ti si rizzerà mai più l’uccello”. Prometteva soltanto qualcosa di meraviglioso.
Non so spiegare il motivo per cui ho dato importanza a quella mail, forse perché in quel periodo non me la stavo passando molto bene, anzi diciamo pure che ero parecchio giù, soffrivo di solitudine e c’erano giorni in cui mi sembrava che tutto andasse storto. Anche fisicamente non stavo granchè bene: soffrivo da un po’ di giorni di una grave forma di stitichezza, io che MAI avevo avuto problemi di questo tipo, e vi assicuro che non è una bella cosa. Le frequenti ma inutili sedute in bagno mi estenuavano, il forte senso di pesantezza e i dolori allo stomaco mi sfiancavano, e questo problema finiva per condizionare negativamente le mie giornate. In definitiva mi sentivo a terra, sia fisicamente che psicologicamente, e quando sei in fosso ti aggrappi con tutte le forze a qualsiasi cosa possa aiutarti a risalire, anche se si tratta di una stupida mail che ti promette un piccolo miracolo nel giro di 3 giorni. Che poi lo sai che non accadrà niente, ma dentro di te un po’ ci speri, e avere una speranza ti aiuta ad essere positivo e ben disposto. Così quella volta ho voluto crederci, e devo ammettere che ci speravo, speravo davvero che potesse accadermi qualcosa di bello, di inaspettato, perché ne avevo proprio bisogno.
E così ho copiato il testo della catena, l’ho incollato su una nuova mail e l’ho spedita agli indirizzi di TUTTA la rubrica (anche perché in 47 secondi non avrei fatto in tempo a selezionare i 75 destinatari voluti..), ahimè non considerando il fatto che tra di essi c’erano persone a cui forse non era proprio il caso di scrivere una mail del genere, tipo un’ex con cui non parlavo da 2 anni, Felice Maniero, e il mio capo. Amen. Quel che è fatto è fatto.
Beh, quello che successe ha dell’incredibile.
A distanza di quasi un anno provo ancora una certa emozione nel parlare di questa esperienza, perché fu qualcosa di davvero inaspettato, di sorprendente oserei dire, e soprattutto estremamente piacevole. So che la maggior parte di voi non mi crederà ma ho sentito ugualmente il desiderio di raccontarvi ciò che mi è accaduto, perché quando succede qualcosa di magico, di inspiegabile e allo stesso tempo meraviglioso, senti il bisogno di condividerlo con qualcuno.
Sembrava soltanto una stupida catena ma era molto di più, qualcosa di grande e davvero potente. Ringrazio ancora qualcuno lassù per avermi spinto a leggere la mail anziché cestinarla immediatamente, non so proprio come sarebbe ora la mia vita se non l’avessi fatto. Ma per fortuna l’ho letta, e per fortuna ho anche fatto esattamente quello che mi chiedeva di fare. Pazienza se la mia ex mi ha risposto con una serie di insulti, se Felicetto mi ha minacciato di morte e se il mio capo mi ha ridotto lo stipendio, ne è valsa comunque la pena.
“
..ti succederà qualcosa di assolutamente meraviglioso esattamente fra 3 giorni..”
E qualcosa di meraviglioso mi è veramente successo
Proprio come diceva la mail
Esattamente dopo 3 giorni
Qualcosa che aspettavo da molto
Finalmente
Sono riuscito a cacare.
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PERMALINK
martedì 17 ottobre 2006 - ore 14:01
IL REAL SANT’ANGELO STECCA LA SECONDA
(categoria: " Università / Scuola ")
Ebbene sì, anche i migliori sbagliano. Soltanto 1 a 1 in casa del Longbridge (alias Pontelongo) dopo una partita combattuta, a tratti bella, a tratti stucchevole.
Condizioni del terreno: perfette, tavolo da biliardo.
Condizioni climatiche: ottime, bel sole e temperatura ideale.
Condizione fisica dei giocatori del Real: imbarazzante, con una buona metà della squadra reduce da una notte brava all’insegna di droga, alcol e sfruttamento della prostituzione. Chi aveva dormito di più aveva dormito sì e no 5 ore, ed era il guardalinee.
Pubblico: presente, ed è già una novità.
Arbitro: di scuola moggiana, una buona caraffa di thè sarebbe bastata a corromperlo, ma ahimè abbiamo scordato il thermos.
Dopo l’abituale rito propiziatorio (ogni giocatore incrocia il proprio pene con quello del compagno avente il numero di maglia successivo al suo, in segno di reciproca stima) siamo scesi in campo pimpanti al punto giusto, con la stessa carica agonistica che avrebbe un gigolò che è stato appena sottoposto a vasectomia.
Triplice fischio, la commedia calcistica ha inizio:
3’ Un difensore del Real viene ammonito per aver invitato gentilmente il n°9 avversario a ritornare nel grembo materno
8’ L’arbitro inciampa da solo e cade lungo disteso perdendo i sensi per qualche minuto. Ne approfittiamo per tramortire con una mazza l’allenatore del Longbridge e per spezzare un braccio al loro portiere.
13’ L’arbitro rinviene, sembra avere un vuoto di memoria e gli diciamo che stiamo vincendo 7 a 0. Ma lui non si fida e dopo aver controllato il taccuino ammonisce il nostro capitano per tentato raggiro.
18’ Gigi, la nostra punta per l’appunto, la spunta su un difensore avversario ma poi s’impunta e continua a dribblarlo per 6-7 volte, con nostro disappunto. Lo punta per l’ennesima volta, lo dribbla e infine tira in porta di punta; il portiere para in punta di piedi. Gigi non segna, questo è il punto. E siamo ancora punto e a capo.
24’ Il n°7 avversario CROLLA in area di rigore, anzi sembra proprio sprofondare nel terreno, tra urla disumane che farebbero accapponare la pelle anche a Tarzan. L’arbitro abbocca come un pesce-pollo e concede il calcio di rigore, scatenando nella nostra squadra una reazione scomposta e incline all’apostasia: il più calmo dei nostri espone una foto della figlia 17enne dell’arbitro e manifesta con ampi gesti inequivocabili l’intenzione di renderla madre di 3-4 marmocchi. L’arbitro ritratta assegnando una punizione per noi ed espellendo il loro giocatore per simulazione (per la cronaca, era rigore netto).
Tra il 25’ e il 45’ non succede nulla.
Secondo tempo.
2’ Partita sospesa gioco-forza causa morte accidentale dell’arbitro. Una trappola per talpe posizionata non sufficientemente in profondità stacca di netto il piede destro del direttore di gara, il quale stramazza al suolo e inizia a contorcersi come un cimice tra dolori lancinanti e grida sgraziate. Uno spettacolo orrendo. Il sangue fuoriesce copioso dal moncherino, sporcando il terreno di gioco e rendendolo impraticabile, il che è davvero inaccettabile da parte dell’arbitro. Si decide quindi, dopo un’attenta analisi della situazione da parte di entrambe le squadre (un vero e proprio brainstorm) di porre fine a quella ridicola pantomima sparando una doppiettata nella schiena dell’uomo. Si patteggia quindi un 1 a 1 politico che non accontenta nessuno.
Niente puttane stavolta, non c’era voglia di festeggiare.
Per la cronaca, ho segnato io. In rovesciata.
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PERMALINK
lunedì 16 ottobre 2006 - ore 13:49
RELAX
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Apro il frigo. Beck’s. Uau.
Vado in supermercato e compro delle Ceres. Un cartone da 6.
Torno a casa. Metto le Ceres in frigo. Aspetto che raggiungano la temperatura ideale.
Fumo 12 sigarette. Passa 1 ora.
Apro il frigo.
Prendo una Beck’s. Lo so, non dite niente..
Torno al divano. Mi metto comodo. Bestemmio. Mi alzo e vado in cucina.
Prendo l’apribottiglie. Ritorno al divano. Mi rimetto comodo.
Apro la Beck’s e bevo un sorso. E’ calda. Bestemmio.
Torno al frigo. Apro il frigo. Prendo un’altra Beck’s, è calda. Prendo una Ceres, è caldissima. Prendo il latte, lo annuso. Bestemmio. Andato. Prendo il tonno, lo apro. E’ vivo. Apro la dispensa. Prendo un grissino e uccido il tonno.
Vado al cesso. Getto il tonno nel cesso. Tiro lo sciacquone. Salutami Nemo.
Torno al frigo. Lo apro. Noto un movimento. Immobilizzo il formaggio. Lo soffoco col Domopak.
Vado al cesso. Getto il formaggio nel cesso. Tiro lo sciacquone. Salutami il tonno.
Torno ancora al frigo. E’ una questione tra me e lui.
Prendo la maionese. E’ solida. La taglio a cubetti con un coltello Shogun. Do i cubetti di maionese al cane. Il cane li mangia avidamente.
Mi riposiziono davanti al frigo aperto. Osservo. Il cane vomita. Bestemmio. Continua a guardare nel frigo. Un wurstel mi fissa. E’ verde.
<< Cosa sta succedendo qui? >>
Il wurstel non risponde. Mi fissa.
<< Cosa diavolo sta succedendo qui??>>
Il wurstel indietreggia. Diventa viola. Poi con un filo di voce: << Fine del ciclo, amico >>
Afferro il ketchup. Lo scaglio contro il muro. Pulp.
<< DI CHE STRACAZZO DI CICLO STAI PARLANDO??? >>
Il cane abbaia. Molto pulp.
Il Kinder Pinguì si tuffa nel vaso di marmellata di more. Sembra un disastro ambientale.
Fulmino il wurstel con lo sguardo. Il wurstel si nasconde dietro le ciabatte.
Sì, tengo le ciabatte nel frigo. Mi piace avere i piedi freschi.
<< Mai sentito parlare del ciclo frigorifero? >>
. . .
Perdo un battito.
Sudore freddo.
. . .
Esame di Fisica Tecnica. 5 anni fa.
<< Allora..vediamo...mi parli del ciclo frigorifero. >>
<<...del...del...ciclo frigorifero..? >>
<< Sì ha capito bene. Anzi le faccio una domanda più specifica: mi tracci il diagramma pressione-entalpia relativa ad un ciclo frigorifero con miscele non azeotropiche. >>
<< . . . ehm . . . >>
<< Arrivederci. >>
Bestemmio.
Afferro il wurstel. Me lo infilo nel culo. Vado in cesso. Mi tuffo nel cesso.
Il cane tira lo sciacquone.
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