1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD
5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI) DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL 19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY 25 GIUGNO DJSET @ BANALE 26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE) 3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI @ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
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sabato 1 dicembre 2007 - ore 20:55
Amari vi voglio bene
(categoria: " Vita Quotidiana ")
e magari non ve lo posso fare capire, perché siete amici. però sono sotto il palco per sentirvi, contento che siate arrivati dove siete, di vedere crescere il numero della gente alle mie spalle.. per quando beviamo assieme. per quando ci si vede "fuori zona". per lapertura ai dEUS. per la pioggia a torino. per sfoghi biascicate ad occhi lucidi al magnolia. per la festa alla notte riot al banale e il bar di lfp successivo. per lultimo concerto degli arab strap. per il mei. per i petardi al fish e il grunge verso lunwound. per le chiuse in consolle al covo. per una calda giornata al rivolta. per il sette luglio a sherwood e nel parcheggio del banale (e seguito). per un nuovo album assaggiato per mesi in silenzio e, finalmente, goduto a pieno regime. per gli spritz dalla patty e lo showcase in radio. per la conferma al new age. e per certe cose a voi legate. magari non direttamente. vi voglio bene, cazzo.
WHALE GROTTO - AMARI questo è il vento che spazza la gioia che ci separerà, lo so, lo leggo nei tuoi occhi sei agitata e pure io ci lasceremo prima che tu te ne vai è meglio così quello che rimane qui non arriverà più in là
un vuoto così vuoto fa bagliore attorno a me bagliore attorno a me bagliore attorno a me
fischian le rotaie in ogni stazione lodore del metallo sotto il sole in ogni stazione il parlare dei robot in ogni stazione le persone si parlano in ogni stazione, in ogni stazione, in ogni stazione, in ogni stazione
Me ne frego di chi legge perché scrocca banda al lavoro. Me ne frego di chi legge perché non ha un cazzo da fare. Me ne frego dei commenti compiacenti per stringersi le mani riconoscendosi per etichetta. Me ne frego di finire nella carrellata di foto della fabbrica dei mostri. Me ne frego di far l’uomo sandwich per il primo filantropo del cazzo. Me ne frego delle bambinate di chi non sa gestire le situazioni e ne crea dapprima una tragedia greca, poi un divertimento, poi un motivo di eremitaggio. Me ne frego della sacra vittima, del suo vociare simile alla montagna de La Storia Infinita e del suo eterno lamento, se lo ficchi nel culo. Me ne frego del prete che va sui giornali e non ha i coglioni di lasciar parlare le persone dal suo micro pulpito autogestito: mi fai cagare. Me ne frego del contatore delle visite, fosse di carta potrei arrotolarlo. Me ne frego degli esperimenti sociologici in questo sito: avete capito tutto. Me ne frego pure del blog: senza rss e permalink serve a ben poco. Me ne frego della mafiosetta alcolizzata. Me ne frego delle vostre emoticon in msn, ho messo adium apposta per chi non ha un cazzo da dire nemmeno con le parole. Me ne frego degli improvvisatori di serate: state colando a picco. Me ne frego degli invidiosi: vi state creando terra bruciata intorno da soli. Me ne frego del mio fegato, parla troppo ogni giorno, ed è anche merito tuo, forse. Me ne frego dei giudizi: ognuno porta acqua al suo mulino, chi più velatamente, chi con meno attenzione. Me ne frego di chi ha trenta secondi da perdere per scrivermi stronzate, forse ho imparato a valutarti. Me ne frego di chi ha sempre la soluzione in tasca. Tienila lì, magari un giorno ti ci soffi il naso. Me ne frego del silenzio dei lettori. Me ne frego degli ’ospiti’. Me ne frego di chi parla, parla, parla e non sa un cazzo. Me ne frego di chi sparla, perché quello che sto facendo, forse, lo so solo io. Me ne frego di chi ha paura anche se dici "bu". Me ne frego ormai delle attese telefoniche. Me ne frego.
Me ne frega di me, però.
CIRANO - FRANCESCO GUCCINI
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto ! Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria ma non avete scorza ; godetevi il successo, godete finché dura ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli ? L’arrivismo ? All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti ; venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatti del qualunquismo un arte ; coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato ; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz’ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore ; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d’essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi ; a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.
Venite gente vuota, facciamola finita : voi preti che vendete a tutti un’altra vita ; se c’è come voi dite un Dio nell’infinito guardatevi nel cuore, l’avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada ma in questa vita oggi non trovo più la strada, non voglio rassegnarmi ad essere cattivo tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ; dev’esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole ; ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché ormai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.
correte di più sognando un futuro così
(categoria: " Pensieri ")
Non dovrebbe essere molto difficile. Cantare, canticchiare una canzone non è una cosa molto impegnativa. Ci si può riuscire bene o male ma, fatta eccezione per il momento in cui sei su un palco, cantare è liberatorio, divertente, semplice. Cantare è un gioco, diceva qualcuno allo Zecchino dOro quando ero piccolo, per poi vedersi copiata la canzone dagli 883.
Eppure è necessario complicarsi le cose pure cantando. Silvestri diceva che è possibile amarsi cantando. Battisti che una donna può essere un canto libero. Ogni cantautore si è espresso almeno una volta con un tributo o un riferimento al canto.
E noi quattro coglioni ci premuriamo di fare le seconde voci. In un mondo che vende la linea melodica principale, noi dobbiamo sempre trovare una cazzo di seconda voce. E se manca la inventiamo. Maledetto scellerato semidio che non sei altro, uomo, che hai bisogno di ritrovare unaltra onda che vada a intersecarsi con la tua regolare musica dogni giorno. Qualcosa che vada fuori dalle righe, che strabordi dal tuo fottutissimo pentagramma di misolsirefa, faladomi. Una melodia nella melodia, che se non stai attento stona. Di brutto.
E noi no, non possiamo ascoltare una canzone. Ci impegnamo a mettere chi un basso, chi un alto. Non possiamo cantare come il fesso al microfono. Non possiamo accontentarci di watt, decibel, canzoni alla radio. Laccompagnamento. Quel codroipo di accompagnamento, ridopoco. Magari un accompagnamento che deve ancora partire nel disco. Ma tu, stronzo saccente, sai già che la strofa successiva lo prevede. E lo aggiungi. Ci metti del tuo. Facendo un gesto compiaciuto perché pensi immagini sai sogni che la prima testa di cazzo trovata per strada ti stia guardando, ti senta, ti ammiri perché TU stai facendo la seconda voce. O la terza voce. O la quarta. Giusto per incasinarsi ancora di più.
O chi ti sta a fianco noti il tuo belcanto del cazzo. E sogni di non starti più di fianco. O al tuo fianco, soprattutto.
La prima voce non se la caga nessuno. La voce guida, quella che ti consiglia, che ti indirizza. E guai a chi si permette di improvvisare nel tuo pentagramma. Peste lo colga, più che a quei miscredenti che aggiungono lamen alla fine di un padrenostro a messa da piccoli, più che a un assassino. Nessuno rovini la tua colonna sonora. Nessuno rovini il tuo microcosmo, il tuo ecosistema perfetto che TU puoi devi vuoi rovinare mettendoci una seconda voce del cazzo. Per pensare a lei come uno strumento musicale. E suonarla, accarezzarla, pensarla come musica, quella che le piace. E stare merdosamente bene a suon di aghi piantati nella schiena.
Ecco, questa è la musica. Un esercito di cazzute seconde voci alle quali avvicinarsi volontariamente. Mentre la prima alza le spalle con un non è colpa mia.
Estragon, arrivo.
WHEN ANGER SHOWS - EDITORS
It creeps all over you like a dull ache Think of all the things your hands could make It pulls you to the ground like soaking wet gloves The change in your face when anger shows
In that moment you realise That something you thought would always be there will die Like everything else
These thoughts I must not think of Dreams I cant make sense of I need you to tell me its ok These thoughts I must not think of Dreams I cant make sense of I need you to tell me its ok
You are a sleeping lion in your bed I will not wake you Youre the moment Love has passed We all must learn to hate you Youre a memory from before Please dont let me forget you Youre the wolves at my door
In that moment you realise That something you thought would always be there will die Like everything else
These thoughts I must not think of Dreams I cant make sense of I need you to tell me its ok These thoughts I must not think of Dreams I cant make sense of I need you to tell me its ok
How can you know what things are worth If your hands wont move to do a days work?
Ognuno ha il suo carattere. Ed è per questo motivo del cazzo che nulla sembra cambiare all’interno dell’esistenza, perché sembrano sempre le stesse tipologie di cose quelle che ci piacciono, sempre le medesime quelle che ci disturbano, le cattive abitudini quelle che non perdiamo e quelle buone ad andarsene per lasciar spazio a qualcosa di più tortuoso. Nel bene e nel male. A volte, però, qualcosa cambia. E ci sono periodi, magari passati in fretta, in cui le cose che cambiano davvero sono *tante*. Le fondamentali per prime, le secondarie in coda, come maratoneti dietro Gianni Morandi, intonando una corale "Happy Together" in un ideale documentario di sta cippa.
Amo certe cose che non cambiano mai. Ad esempio essere servito in un minuto al ristorante dove anni ed anni della tua vita sono scappati veloci come un treno. Anni che vorresti solo poter raccontare a qualcuno per rendere giustizia a quegli anni, gettati dalla finestra dal dio denaro, dalle multinazionali dei media e da una forte dose di idealismo stupido. Entrare dalla porta e sentire saluti festosi di cuochi camerieri proprietari che negli ultimi cinque anni avrai visto al massimo tre volte. La pizza "come una volta", la fetta di dolce al mascarpone che potrebbe sfamare una famiglia africana, il tuo amaro davanti alle foto di tante cene di lavoro, di tanti paletti nella mia vita che custodisco gelosamente nel mio album dei ricordi e di cui renderei partecipe al massimo una persona.
O un amico con cui dividi concerti, segreti, paranoie, cazzate, partite alla tv o momenti strani da un paio d’anni, per il quale ancora non sai chi ringraziare.
Ma anche certe cose *belle* cambiano. Per cui vedere i Bloc Party per la prima volta, dopo un esercito di persone abili nel dirti quanto facessero cagare dopo un paio di canzoni bla bla bla bla bla Mancava solo blue light. Ancora una volta ho fatto bene a fidarmi solo di me. E di chi stava sul palco. Un concerto del genere, per di più regalatomi dal signor "Indipendente", mette a posto tante cose. Anche uno stomaco innervosito ed irritato da eccessi culinari, di caffeina e di testina di cazzo. E pochi secondi di ’balletto’ possono bastare a fare sorridere per ore chi scrive.
Cambiano tante cose. Altre devono cambiare, ma cambio anch’io. Eccome. Cazzi vostri. Omissis, omissis.
I’D RATHER DANCE WITH YOU - KINGS OF CONVENIENCE
I’d rather dance with you than talk with you so why don’t we just move into the other room there’s space for us to shake, and hey, I like this tune
even if I could hear what you said I doubt my reply would be interesting for you to hear because I haven’t read a single book all year and the only film I saw, I didn’t like it at all
I’d rather dance than talk with you
the music’s too loud and the noise from the crowd increases the chance of misinterpretation so let your hips do the talking I’ll make you laugh by acting like the guy who sings and you’ll make me smile by really getting into the swing
ho davanti due settimane assurde. due settimane in cui vedere un sacco di gruppi che ho "solo" messo un milione di volte per un numero di orecchie variabile da due a un migliaio. altri che ho già avuto modo di vedere. due settimane in cui sfidare me stesso, dopo essere sopravvissuto al mio personale "giorno uno". giorno uno che è iniziato con qualcosa di cui avrei voluto parlare con te. penso più prima che dopo. perché era più importante il "prima". forse i momenti più importanti sono stati proprio quelli nel rincorrere i cerchi con in mezzo il 60 di via friburgo, scivolando tra unauto e laltra. continuando a chiedermi cosa mi avrebbe aspettato nella mezzora successiva, più che nel resto della mia vita, o in un periodo di essa. strade mai dimenticate che ogni anno sembrano avere una diversa consistenza, sotto le ruote di una bicicletta, di un "sì", di una vespetta, di due diversi scooter, di una y10, della mia macchinetta. sotto la pioggia di una notte di inizio giugno del 95 mentre trovo riparo sotto un ponte, sotto le stelle delle notti di bibita, sotto il piumone di pensieri che mi coccolano e a volte schiacciano. sentirsi dire le cose più belle che nemmeno potevo immaginare e mettere in attesa la gioia. come su mysky quando vado a cagare, anche se qui non si tratta di un film. lo standby durerà ancora. sperando che il disco non si consumi. senza intenzione di tirare lacqua. tutte le date, tutti i programmi sono episodi meravigliosi. sono macigni contro il dovere di questi giorni, i doveri forse di una vita che mi sembra già vecchia. e tra le tende abbassate dei locali anni 70 di una fiction del cazzo, tra i sorrisi e le code di parole di chi ti inventa leggende addosso, tra le ore in un bar ma fuori da un bar, tra le parti del mio passato che ritornano in ritardo resta unaltra notte senza sonno. e il mio chiedermi in continuazione che cazzo sia successo venerdì.
30 ANNI CHE NON CI VEDIAMO - AMARI Vorrei conoscerti da 15 anni, bere una birra per parlare dei tuoi amori come fossero trentanni che non ci vediamo,
con te, vorrei aver rubato mele da un albero, vorrei aver fatto buca a scuola, la prima volta, con te;
e se, quando abbiamo fatto lamore, se avessi detto se giocassimo e basta.
Se giocassimo a nascondino come non abbiam mai fatto, se giocassimo a pallone senza toccarci ma in contatto, se giocassimo col dolore senza risentirne affatto, se giocassimo e basta.
Ma i bambini quando fanno queste cose, le fanno per bene, si arrabbiano, se voglion andare a casa, si sbracciano, ma è una scusa per noi, che non lo siamo stati mai, è una scusa per noi.
Se giocassimo a nascondino come non abbiam mai fatto, se giocassimo a pallone senza toccarci ma in contatto, se giocassimo col dolore senza risentirne affatto, se giocassimo e basta.
ho preso il cuore e l’ho nascosto sotto un mucchio di foglie avoltecantadalaggiù
(categoria: " Vita Quotidiana ")
potrebbe essere divertente un post di lamentele. c’è chi ci marcia e ci si crogiola dentro. ma ho visto troppa dignità ieri pomeriggio. troppe cose che ancora adesso fanno mancare il respiro. qualcosa che ti fa sentire che, per fortuna o purtroppo, le emozioni che provi sono tante e di diversa potenza. mi sento come una carota piantata a terra che viene irradiata da una centrale appena esplosa. così, mentre pensava a crescere, a stare dritta, a guardare il campo intorno a sè.
e quindi grazie a davide, cero, dario, marco e enrico, oltre che a un altro enrico e max. perché, dopo una brusca inversione di marcia, trovare chi viene con te al "tuo" bar, ti aspetta in un attico - rifugio e suona quella che in qualche modo è un pezzo della tua colonna sonora è impagabile. per la comprensione, per le poche parole ma sentite, per non aver contribuito a peggiorare ulteriormente la giornata o piegarla definitivamente. e non è poco.
grazie per quaranta minuti di poesia e felicità in mezzo a lacrime, delusioni e antidolorifici. perché questo è. quanto una t-shirt colorata può servire molto più di mille cazzo di foto vintage e parole sdrucciole allineate per succhiare un lembo di passera.
vi voglio bene.
ho capito che the shy retirer è forse il più bel testo mai scritto al mondo. ho capito anche perché l’open live di sherwood mi piace così tanto. mi ricorda una piccola sala dove i gruppi suonavano in mezzo agli amici. il primo roxybar.
una scimmia si compiace del suo scheletro passionale rimane sempre a piedi con gli occhi a gocciolare si innamora di qualsiasi cosa ed in qualsiasi istante ignora le distanze prende fiato solo quando ha già sbagliato
il suo cuore da scimmietta non dà retta non impara e nulla lo ripara
guardale, sono scimmie d’amore guardale, sono scimmie d’amore scimmie d’amore guardale, son comiche fan ridere su quel filo nero sopra il buio si dimenano per non cadere giù la coda non gli basta più le mani i piedi perdono la presa è la testa che gli pesa sono scimmie d’amore
una scimmia si compiace del suo impermeabile non può piovere dentro da dentro piove fuori lei crede non si veda e si nascondono i dolori
indossa le sue scarpe di piombo in fondo al mare se si nomina l’amore accarezza un malore in cento mosse non una sola rimanda il sonno e si sveglia di buon ora
guardale, sono scimmie d’amore guardale, sono scimmie d’amore scimmie d’amore guardale, son comiche fan ridere a volte anche pianger sopra il buio si dimenano per non cadere giù la coda non gli basta più nemmeno i denti servono alla presa e la testa è quasi arresa sono scimmie d’amore
una scimmia si compiace che possa andare sempre peggio e non oscilla più rinuncia ad ogni ramo ieri è già caduta giù ha paura come i bimbi fa fatica ad accender l’abat-jour
schiva frecce di cupido a destra e a manca e forse è anche troppo stanca per una scimmia senza onore né paura
guardale, sono scimmie d’amore guardale, sono scimmie d’amore scimmie d’amore guardale, son comiche fan ridere cattive anche da odiare sopra il buio si dimentica
per non cadere giù non bastan neanche le bugie nemmeno i denti per difender le follie la testa senza corpo sono scimmie d’amore scimmie d’amore
Entrare al congresso e trovarsi di fronte al "divino mago Otelma", che almeno si toglie i paramenti per entrare, assumersi un ruolo a te congeniale per il futuro del partito e della musica, scoprire che la commissione ha effettivamente prodotto, sentire Marco Giacinto Pannella parlare per due ore e mezza, così, come in quell’estate 2002 in una Roma caldissima, commuoversi di fronte all’uomo col megafono, osservare 36 ore di sciopero della fame fino al panino tentatore delle quattro e mezza del mattino del secondo giorno, finire gioioso un pomeriggio di lavoro e lavori, recuperare il Dido anche dopo cena per una birra come ai vecchi e non vecchi tempi, comunque come non succedeva da tempo, chiacchere, the wind cries mary, sigarette a Sherwood, per poi continuare la serata in un Unwound pieno di parole. E fare il giro dell’isolato per prendere sonno. Sapere che c’era chi ti aspettava su quei monti "oltre confine", per una volta saperlo davvero. Non chiedersi niente, non aspettarsi niente, nemmeno dire niente. E per quanto tenti in tutti i modi di sembrare il contrario, non sono scemo. E tengo un’età.
Stasera di nuovo Unwound, dall’altra parte della consolle.
i think you’re old enough to know better but i’m old enough to remember (don’t even trip........) i won’t use that stupid boy forever (cross your heart and hope to die)
don’t even trip, don’t get too big for your britches (don’t even trip........) all these bones been jumping out of your closet (you’re not in your closet yet) so blasé, don’t turn and look the other way (you wanna be a star) you want to be a star you’re oh so near, yet oh so far
(don’t even trip........)
you’ll be back inside before the winter on that long, long trip before december (don’t even trip........) don’t be throwing stones at the window (lock in peace and close your house?)
don’t even trip, don’t get too big for your britches (don’t even trip........) all these bones been jumping out of your closet (you’re not in your closet yet) so blasé, don’t turn and look the other way (you’ve gotta have it all) you’ve got to have it all you’re oh so near, yet oh so far
And i know that arseholes grow on trees but i’m here to trim the leaves and i’m afraid daddy you’re still my friend and you’re just a piece of shit but i can over-look it today ’cause you’re still my friend
(don’t even trip........)
drop that gun, you aren’t my fuckn hero (don’t even trip........) you think its cool to be a fuckn zero i can’t believe i called you my amigo (take a deep breath you’ll be fine)
speek up now and one of you is a hundred loud? (when you preach you come off?) when you preach, they’ll join you on the roofs and streets (like crystal clear) crystal clear, i’m hanging like a chandelier (watching over you) watching over you, i’ll move you from a song to tears
and i know that arseholes grow on trees but i’m going to trim the leaves and i can say daddy you’re still my friend and you’re still a piece of shit but i can over-look it today ’cause you’re still my friend and i know that arseholes grow on trees but i’m here to trim the leaves and i’m afraid are you still my friend? and you’re still a piece of shit but i can look the other way ’cause you’re still my friend (don’t even trip........)
la prima volta del Dido a un congresso radicale, il mio primo intervento dell’anno, il solito pagliaccio col cappellino, i primi incivili che interrompono gli ospiti, le prime facce riviste anche dopo anni, Cappato più che in forma, la moglie di Luca a presentare, le mele bianche accese dietro il monitor...
sì, anche questa è casa. siamo in Fiera, vi aspettiamo.
OVERDOSING WITH YOU - BILLIE THE VISION AND THE DANCERS I’ve been thinking ’bout Gabrielle Solis and all the Desperate Housewives and I’ve been thinking ’bout Mike Delfino and his gun. I’ve been drawing patterns in my mind, but I can’t fall asleep. I’ve been counting all the sheep there is to count.
No, I can’t fall asleep, that’s why I’m here with you tonight. Can you lend me a DVD box or sing me a lullaby?
Hello Mrs. Van De Kamp did you clean the whole kitchen and drink all the wine? Hello Saferide, can you give me a safe ride back to sleep? Cause I wanna OD on DH. I wanna OD on DH. Let me overdose on DH with you.
I’ve been trying to kill the pain by watching make-believe people’s fake disasters. And think if I’d been Elaine this misery’d been followed by studio laughter. I’ve been looking so hard for someone who could love me like Will loves Grace, but they say “It’s not like on your flat screen TV”. It’s gotta be like on my flat screen TV.
I’ve seen you around I can tell that you’re just like me. You’d rather watch reruns than deal with the bad spin-off called life. I’ll put the kettle on. Let’s not speak, talk ruins every conversation. I’ve downloaded Dexter. Come, there’s room next to me.
Hello Mr Sipowicz, ’ginning to understand why you act like you do. Hello Pablo, I got this vision we can dance to. I need to OD on NYPD. I need to OD on NYPD. Let’s overdose on NYPD when we’re blue.
lui non scherzava
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At home Drawing pictures Of mountain tops With him on top Lemon yellow sun Arms raised in a V Dead lay in pools of maroon below Daddy didnt give attention To the fact that mommy didnt care King Jeremy the wicked Ruled his world Jeremy spoke in class today Jeremy spoke in class today Clearly I remember Pickin on the boy Seemed a harmless little fuck But we unleashed a lion Gnashed his teeth And bit the recessed ladys breast How could i forget He hit me with a surprise left My jaw left hurtin Dropped wide open Just like the day Like the day i heard Daddy didnt give affection And the boy was something mommy wouldnt wear King jeremy the wicked Ruled his world Jeremy spoke in class today Jeremy spoke in class today Try to forget this... Try to erase this... From the blackboard