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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

STO ASCOLTANDO

Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

ORA VORREI TANTO...

Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

STO STUDIANDO...

Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

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Destinato a volare, non riesco a decollare.


lunedì 14 luglio 2008 - ore 10:14


CURA RICOSTITUENTE 5/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mirko incrociò per la seconda volta lo sguardo con Céline, ne sostenne la vista, quasi con le lacrime agli occhi. Avrebbero potuto dire questo di lui su un risvolto di copertina (azzurra), se solo fosse stato capace di scrivere qualcosa che lo meritasse. Ma era possibile? Si mosse di qualche passo, scansò un commesso imbambolato che aveva in mano delle copie di libri commerciali, tipo “La sai l’ultima?” oppure “Il senso dell’umorismo dei cammelli”. Libri orrendi che però vendevano più di tutti i classici messi insieme. Mirko ebbe un attimo di smarrimento. Anche il mondo gerarchico, meritocratico delle lettere, sembrava subire attacchi sempre più duri dal mondo esterno volgare e commerciale. Decise di continuare l’ispezione, volontariamente ignaro circa le provocazioni della cultura di serie b. Ed eccolo un altro gigante: J. D. Salinger. Altro autore letto e riletto. Una delle prestazioni di maggior rilievo durante il servizio di leva( in un anno di già rilevanti prestazioni culturali) per Mirko era stato proprio quello di aver letto il “Giovane Holden” in una sola mattinata. Aveva approfittato di un giorno di permesso del suo capitano, con il quale condivideva l’ufficio, ma non le letture ovviamente, per leggere indisturbato quel libro strepitoso in sole tre ore. Poi, facendo mente locale, Mirko ricordò che quel libro era legato a più avvenimenti particolari nella sua vita. Infatti oltre a leggerlo in una sola mattinata durante il servizio di leva, l’aveva, contro la propria abitudine, riletto una seconda volta, in una calda nottata estiva. Adesso in libreria ricordò quella notte nella quale si addormentò sentendo nelle orecchie interi pezzi di quel libro strepitoso.
..ed eccolo finalmente sbarcato in Italia il Giovane Holden. Finalmente quella maniera struggente e ironica, delicata ed insieme sardonica di vedere le cose, è sbarcata in Italia ed ha assunto le sembianze di un giovane autore apparentemente timido e spento, eppure acutissimo osservatore: Frank (uffa Mark!!) Zweiter….
Mirko scantonò ancora si mosse di qualche passo verso la sinistra, ricordava quella notte d’estate quando risentiva nelle orecchie dormendo i pezzi di Salinger, e ricordando ancora quella notte estiva eccolo afferrare senza un motivo ben preciso, un volume di poesie di Sa Carneiro, il cuginetto dell’immenso Pessoa. Uno di quei letterati che sembra poter godere di ottima fama solo perché ha frequentato il Genio. Eppure Sa Carneiro, a giudizio di Mirko, era stato molto sottovalutato come poeta, non era assolutamente male. Mirko depose il libro, un po’ deluso da questa incomprensibile ingiustizia nel mondo delle lettere. Riflettè sul fatto di quanti letterati, geni, erano stati poi lentamente inghiottiti dall’oblio.
E se succedesse questo anche a me? Rabbrividì in un attimo, poi distolse lo sguardo dal povero e sfortunato Sa Carneiro, ed i suoi occhi vagando per il reparto di letteratura straniera raggiunsero invece i titoli di uno degli inarrivabili. Uno degli immensi, uno sicuramente al di sopra di tutti. Di tutti, persino di……Frank (Mark!Mark!Mark!) Zweiter…..


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giovedì 10 luglio 2008 - ore 21:54


CURA RICOSTITUENTE 4/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Subito Mirko cominciò a spulciare le ultime edizioni di alcuni dei grandissimi. Il resto della clientela appariva pigra, non molto disposta ad acquistare nulla. Tutti si aggiravano attraverso le pile di libri, come se si trovassero in un pianeta diverso, lontano. Alcuni facendosi coraggio, afferravano repentinamente qualche volume, ma dopo aver leggiucchiato i risvolti di copertina deponevano il fardello con gesti insieme di deferenza e di distacco. Mirko pensò che una delle cause maggiori dell’esiguità dei lettori in Italia, fosse proprio il fatto che quasi nessuno concepiva la letteratura come uno svago, un divertimento. Quali grasse risate si era fatto lui leggendo Jerome o Rabelais, quale inimitabile ironia vi era nei personaggi di Chandler. Eppure nessuno amava leggere quei libri. Li pesavano, quasi fosse un pacco di verdura, ne vedevano la mole e li abbandonavano spaventati. Mirko quasi inavvertitamente assunse uno sguardo pieno di degnazione, di compianto per quei piccoli borghesi ignoranti, ed assolutamente allergici ad ogni forma di miglioramento spirituale. Cominciò a passeggiare impettito fra le pile. Era il suo regno, quello. Lui, estraneo dappertutto, lì era a casa, nei suoi possedimenti. Lì
nessuno avrebbe potuto offenderlo o deriderlo. Erano gli altri che lì camminavano a capo chino, imbarazzati davanti a qualcosa che percepivano come fantasticamente bello ma che ugualmente non riuscivano ad afferrare. Lui sì invece che aveva la capacità di capire persone del genere, artisti di quella levatura. Si impettì ancora di più fece, ondeggiare lo sguardo con un vago senso di potere. I sui occhi indugiarono su alcuni volumi di autori di seconda levatura, amplificando così la propria sensazione di onnipotenza, poi girandosi incrociò lo sguardo sardonico di una fotografia di Céline. Mirko divenne daccapo piccolo piccolo.
Ed eccolo Céline con il suo monumentale “Viaggio al termine della notte”. Quanto aveva amato quel libro! La prima pubblicazione di un medico misantropo che durante la seconda guerra mondiale aveva addirittura collaborato con i nazisti! Quanto preferiva un autore immorale ma geniale, a quelli politicamente corretti ma vacui che oramai sembravano l’unico pane quotidiano degli appassionati! Mirko afferrò una copia del libro e cominciò a leggere il risvolto di copertina
Chi più di Celine ha indagato con sguardo sprezzante ed insieme commosso sulle innumerevoli debolezze dell’uomo
E poi
Eppure quella che sembrava una splendida abitudine persa da molti autori, quella cioè di riscoprire la parte più bassa, meno nobile dell’uomo, come il Vecchio Cèline per intenderci, ha trovato finalmente dopo tanti anni un epigono, ancora giovane, inesperto, ma per questo forse più struggente…Mark Zweiter....



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martedì 8 luglio 2008 - ore 22:05


CURA RICOSTITUENTE 3/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il bus era arrivato alla fermata. Mirko oltrepassò bruscamente la vecchietta di prima, che lo squadrò con uno sguardo pungente. Mirko scantonò. Cominciò a camminare per strada, con le mani in tasca. Si era un po’ tranquillizzato rispetto a prima. In una maniera o in un’altra aveva rimosso l’ossessione dei vecchi tromboni che ti ignorano.
Come definire l’istinto di Mark Zweiter nello svelare senza infingimenti quelli che sono i grandi segreti della vita? Quella intuizione fulminante, illuminante, ma che in fondo appare scaturire da elementi comuni, quasi banali……
Come presentazione anche questa non era male. Sarebbe stata ottimale se la copertina del libro fosse stata azzurra. L’azzurro donava in maniera tremenda a tutti i titoli, anche se Mirko ignorava ancora il titolo del suo prossimo libro. Ma poi non aveva detto che voleva chiamarsi Frank Zweiter? Ed allora perché Mark? Solo che Mark a pensarci bene era più fonicamente accettabile. Frank dava un senso di persona troppo comune. In fondo glielo aveva detto suo padre, gli americani quando passarono per la Puglia durante la seconda guerra mondiale, venivano chiamati dai pugliesi tutti Frank. Frank di qui, Frank di lì.
Continuò a camminare per le strade del centro storico. Aggirarsi in quel dedalo di strade inserite in uno dei quartieri urbanisticamente più importanti ed economicamente più ricchi dell’intera città, gli dava un senso di sottile sollievo. Sentiva che dentro di sé si stava immagazzinando una energia che avrebbe potuto avere un unico sbocco. Una volta a casa continuerò a scrivere, si disse. Al diavolo che sembri una scopiazzatura di Platonov, pigolò fra sé fiducioso. E dopo questa riflessione in un empito di furore agonistico diede un calcio ad un ciottolo, che sfiorò un’auto che passava proprio in quel momento. Mirko dopo un attimo scorse lo sguardo irato dell’autista. La sua energia subì una battuta d’arresto. Il suo stato d’animo un brusco mutamento.
Per quanto sia stato un autore che ha detto delle cose fondamentali in tutti i suoi scritti, Frank (Mark) Zweiter ha sempre subito una oscura persecuzione dalla sorte. Per quanto sia strano a dirsi ogni semplice afflato di vita, ogni suo istinto liberatorio è stato continuamente frustrato da una strana sorte avversa che ha disegnato per lui una parabola completamente opposta rispetto a quella che l’autore aveva immaginato.
La libreria non era in fondo molto lontana. Mirko continuò a camminare, mentre una bella signora gli passò davanti, ma lui la ignorò. Aveva già da tempo fatto solenne promessa di dedicarsi interamente all’arte. Era terrorizzato da quegli spettacoli nei quali gli capitava di vedere persone notevoli finire implacabilmente persi nelle pastoie dei cosiddetti sentimenti. Gente dotata di talento non comune che di fatto abdicava a gran parte della propria fortuna, solo per correre dietro a creature belle ed affascinanti, ma anche lunatiche e poco affidabili. La felicità totale non esiste, se una persona è dotata di un talento artistico non può certo augurarsi anche di essere appagato dall’amore. E poi, si disse ghignando, una buona dose di stranezza in ogni artista, non avrebbe fatto male, e la misoginia, come stranezza, non era male. Dopo un attimo però una bionda monumentale gli passò davanti, facendogli sentire interamente il peso della propria scelta.
In un mondo letterario diviso in camarille e schieramenti contrapposti, un solo autore rimane da solo, appartato, ma con il proprio sguardo implacabilmente assorto nella realtà, descrittore preciso e disincantato del proprio mondo, autore che cerca nel caos esistenziale di seguire solitario un proprio progetto di scrittura: Frank (Mark cacchio!) Zweiter…..
La bionda era rimossa. La solitudine era una ben misera pena da soffrire davanti alla prospettiva di una tale presentazione, di un simile risvolto di copertina. Già, il risvolto di copertina, ma cosa ci metteva dentro? Il racconto che stava scrivendo, e poi almeno altre cinque o sei idee. Quelle c’erano, altroché se c’erano, ci voleva solo un po’ di pazienza, e poi un po’ alla volta tutta sarebbe venuto fuori. Che rimanessero tranquilli gli altri. Tempo ci voleva e Mirko ce l’aveva.
Qualche altro passo, poi finalmente eccolo lì: il Santuario. Ci entrò in fretta. All’entrata le riviste di cinema e quelle letterarie, poi gli ultimi successi, insieme ad una collana di edizioni economiche di un gigante dell’editoria. Poi la cassa ed eccoli lì tutti schierati, pazienti, in attesa di perpetua ispezione, i capolavori, i libri che lo avevano fatto sognare per tanto tempo. Quegli oggetti, che unici, gli avevano fatto scoprire il fascino della vita.




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sabato 5 luglio 2008 - ore 21:53


CURA RICOSTITUENTE 2/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel bus, lo spettacolo è quello solito. Tutti sono immersi nei propri pensieri. Non sembra che nessuno abbia particolare voglia di socializzare. Questa però è una delle poche cose delle quali Mirko è contento. Che in città nessuno ti rivolga la parola, è una cosa indubbiamente utile, per un carattere come il suo perennemente immerso in riflessioni disordinate, disorganiche, ma dalle quali non è in nessuna maniera capace di liberarsi.
Ora il suo sguardo è oziosamente immerso nella contemplazione di un cassonetto d’immondizia. Una metafora della nostra società, si dice ridacchiando mentre osserva poi una bionda che transita vicino al cassonetto donando con la propria bellezza una atmosfera profondamente diversa a quell’angolo di strada. Come è inerte in fondo il mondo che ci circonda, pensa Mirko. Siamo noi a dare un senso a tutto quanto. Altroché. La profondità di questa riflessione lo rende improvvisamente euforico
Eppure pochi autori hanno dimostrato al pari di Mirko….di Frank Zweiter come si possa descrivere la realtà con caustica attenzione e nello stesso tempo con pathos...
Certo, Frank Zweiter come pseudonimo non andrebbe mica male per il prossimo libro. E’ un nome che ha una musicalità tutta sua, un nome anglosassone, di quelli che vengono appioppati a persone in grado di fare cose importanti. Ma quello di prima andrebbe meglio come risvolto di copertina, oppure come incipit di un articolo su una pagina culturale? L’angoscioso dubbio di uno scrittore misconosciuto.
Mirko rialza la testa, incrocia lo sguardo di una vecchia che lo fissa con una faccia imbambolata. Abbassa daccapo lo sguardo, non è il caso di cominciare a socializzare in pullman proprio oggi.
I suoi pensieri ritornano repentini al risvolto di copertina: la parola pathos in qualche modo lo infastidisce, sa tanto di scrittore ipersensibile che non parla altro che di bambini che muoiono di malattie incurabili.
"Eppure anche Camus aveva pathos, ma ugualmente scriveva delle cose strepitose… Nonostante questo però, quello che sembrava un seme che dopo lo scrittore francese oramai non avrebbe più potuto dare frutti ha ripreso ugualmente a fiorire, ed è sbocciato in Frank Zweiter…..Un autore che nonostante il nome è italianissimo…."
Questo dovrebbe calmare i vecchi tromboni di casa nostra. Quelli che non fanno altro che piangere sul fatto che l’Italia non sia più terra di narratori, ma appena ne esce uno nuovo lo stroncano…..Mirko pensò a tutte le recensioni che non aveva avuto, a tutte le volte che aveva telefonato ai giornali per ricevere un minimo di attenzione, ma tutti avevano ostentato indifferenza. Tutti a lamentarsi che la cultura non ha più spazio, non appena però qualcuno nuovo, che non apparteneva a nessuna camarilla, cercava di trovare spazio, eccoli tutti ad ostentare il massimo disprezzo. Del resto in un mondo asfittico come quello letterario, non è necessario dimostrare di essere più bravi dei nuovi, ci si limita ad ignorarli. Il tempo è galantuomo, dicevano i tromboni….



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mercoledì 2 luglio 2008 - ore 22:14


CURA RICOSTITUENTE 1/A parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I sintomi erano stati chiari, inequivocabili. Dubbi sulla propria missione letteraria, abulia, voglia di fare degli acquisti di largo consumo del tutto inutili, sogni di una non meglio identificata “sistemazione”. Poi, tetra era arrivata la noia, sommergerdo tutto quanto anche gli incubi, ed in breve la situazione era divenuta così incresciosa da far capire in modo inappellabile il fatto che si stesse smarrendo la retta via.
Per riuscire a cambiare la situazione ci poteva essere una sola soluzione: recarsi al più presto in libreria, in quel luogo, in quel santuario per dire meglio, dove la sua missione sarebbe parsa finalmente ancora necessaria, utile, stringente. Chi infatti poteva ancora avere voglia di leggere un libro? Chi poteva sentire quell’empito così poco attuale di poter far navigare la fantasia immersi, nella lettura di fogli stampati di pessima fattura? Non certo il suo vicino di casa che litigava con il suo coinquilino ogni sera per chi dovesse andare a portare la spazzatura, o non certo il suo dirimpettaio ed il suo pestifero barboncino. Era diventato un lusso oramai quello di leggere, e le persone che oltre a leggere si prendevano addirittura la briga di voler dire qualcosa scrivendo, erano oramai considerati alla stregua degli extraterrestri.
Mirko preso immediatamente in queste luciferine visioni, ebbe un fremito di rabbia. Dopo un attimo le archiviò, come un sintomo ancora più chiaro della esigenza di recarsi nell’oramai inevitabile luogo di culto. Il suo luogo di culto, quello che non avrebbe mai condiviso con nessuno, se non con degli estranei, bruttini, occhialuti,vestiti in modo trascurato, che leggevano sillabando piano i risvolti di copertina di alcuni nuovi vecchi libri.

Eppure il racconto che stava scrivendo era cominciato sotto i migliori auspici. Il primo giorno nella immediata stesura aveva scritto già cinque facciate, e poi via via era andato avanti sino a perdersi. Erano i racconti più difficili ed insidiosi, quelli. Infatti sono quelli che ti appaiono sin dall’inizio chiari e definiti. Riesci ad immaginarteli perfetti, compiuti. Sai che devi solo metterli su carta, scriverli, come se il loro destino fosse già tracciato, come se quella storia aspettasse solo te per essere scritta. Poi però il demone della diffidenza ti assorbe. Ti accorgi che è stato troppo facile: la stesura, il guizzo vincente ed insondabile della creazione letteraria, tutto quanto, ti appare troppo scontato perché possa essere vero. E così dopo che hai riletto tutto, e trovi che però, mica male!, potrebbe andare…mentre sei ad asciugare i piatti con una sensazione di delizioso stupore, ( immaginandoti gli sguardi di quelli che ti hanno sottovalutato in soggezione davanti al tuo talento emergente) eccolo, che ti assale il panico.
Ma che originale! che racconto nuovo, e se….se fosse una scopiazzatura di Platonov ?
Guarda che “Vento dalle Immondizie” di Platonov descrive proprio questo: un uomo che si sacrifica contro il potere dell’odio, sacrifica tutto di sé anche quello che non ha più….
Ma guarda che stronzo….come si fa a paragonare a “Vento delle immondizie” di Platonov una storia, che sì…ammetto tratta di un uomo che da solo si rivolta contro il potere, ma poi poi…e l’ambientazione è proprio diversa se proprio lo vuoi sapere…..
E così via per altri venti minuti, fino a quando persuaso dalla tua coscienza ti convinci di essere un volgare plagiatore, per giunta di un scrittore russo e misconosciuto. Ma la sua poca popolarità fa diventare il tuo crimine ancora più odioso. Se solo avessi scopiazzato Dostoevskij avresti potuto dire a quelli che ti hanno preso in castagna “ Ma sì ci avete preso ! era un pastiche del buon vecchio Fiodr…” affondando così la diffidenza altrui in un mieloso sorriso di circostanza, ma Platonov, chi lo legge oramai? Quei pochi che ti avrebbero scovato denigrandoti, alla stregua di uno scrittore da operetta, che sfrutta capolavori (perché “Vento dalle immondizie” è un vero capolavoro) misconosciuti per appagare una ambizione smodata ( come se non fossero capaci di copiare anche loro, se solo ne avessero avuto la possibilità.)
Così sconfitto, frustrato, convinto dalla sua implacabile coscienza di essere un scopiazzatore, per giunta di quelli più perfidi ed infidi, Mirko non riesce più neanche ad avvicinarsi a quello scritto. Guarda i fogli da lontano, ma non aggiunge nulla. Li squadra, cerca di ricordare qualche frase ma sa già che non farà nulla per aggiungere qualcosa a quanto già scritto. E l’unica strada a questo punto appare la visita al santuario.



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venerdì 27 giugno 2008 - ore 22:27


UN RICORDO DOLOROSO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Poi sullo schermo compare proprio lui in carne ed ossa. Ride fa un segno di vittoria con la mano destra. Si sentono urla scomposte da parte dei suoi sostenitori. Ride, i suoi lineamenti regolari si aprono. Non è un brutto uomo, Debbie. Tutto si può dire di lui, tranne che sia brutto. Dalle sue spalle emerge una donna. Della mia stessa età. Lineamenti non brutti, ma spenti. La donna scelta dal cavallo vincente per consolarlo dalle batoste della vita. Il caldo focolare dove difendersi dagli uomini cattivi che sono fuori dalla soglia. Una donna carina, educata e di modesto ingombro. Una donna ideale per qualcuno che crede di avere troppa vicinanza con l’Assoluto. Sto diventando sentimentale Debbie mentre i tuoi occhioni imploranti vorrebbero che io fossi lì, seduta insieme a te. Il mio sguardo rimane però prigioniero della tv. Vorrei sentire cosa dice, il mitico John Simpson un attimo dopo aver vinto le elezioni comunali. Ma l’uomo non ha voglia di parlare. Ha sprecato la retorica tutta nella campagna elettorale. Ora sorride come un ebete, fa continuamente di sì con la testa. Ora i suoi discorsi si faranno fumosi. Come quella sera quando mi implorava.
Il disgusto mi pervade. Debbie, Debbie. Faccio dei passi verso la sala d’aspetto, mentre la barista, che è la fumatrice abusiva, cerca come manovra diversiva, di dirmi qualcosa sulla stupidità dei politici. Vorrei risponderle che nudi come vermi, fanno ancora più impressione.
Sono di nuovo nella sala d’aspetto. Un ultimo urlo della tv mi raggiunge. Non poso fare a meno di pensare che è andata male. Lui è su un palco a ricevere applausi, io invece accompagno una bambina di diciannove anni a togliersi un pezzo di se stessa. Non lascia cadaveri la storia nelle vite dei più fortunati.
Debbie mi guarda spaurita.
<< Ma dov’eri???>> mi chiede quasi terrorizzata. << E’ quasi il nostro turno…..>> la sua voce si fa quasi singhiozzante. Debbie, Debbie. Le stringo la mano. Le accarezzo i capelli, sei l’ultima Debbie. Sei l’ultima cosa che nella vita voglio abbandonare. Debbie la Paurosa si calma. Ricomincia a guardare il muro e tracciare i suoi strampalati ghirigori sul pavimento. La porta si apre, e l’infermiera sillaba decisa: Breaker. Debbie la Paurosa, non ha avuto il coraggio di lasciare il suo cognome. Ci alziamo. Dopo un primo momento di debolezza, Debbie si riprende. Mi sorride incoraggiante.
Tranquilla, gli sussurro, tranquilla tra poco sarà tutto finito.


3/A e ultima parte.


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martedì 24 giugno 2008 - ore 22:04


UN RICORDO DOLOROSO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutto quanto in questo ufficio sembra essere stato creato per lenire le pene di povere creature che credono troppo alle bugie dei maschi. Non appena sono fuori dalla sala d’aspetto il luogo si fa meno accogliente. Una radio sta gracchiando in una sala, dove qualcuno di nascosto sta fumando. Mi avvicino ad un bar. La barista è una donna sulla cinquantina: subito in difesa davanti ad una donna più giovane, e forse, più carina. Gli chiedo due bottiglie d’acqua. Il mio tono pratico la tranquillizza. Prendo le due bottiglie, le pago, e faccio per uscire. Mi accorgo, però, che nella stessa sala è accesa anche una televisione. Il programma tratta delle ultime lezioni elezioni comunali. Il volto del nuovo sindaco, vincitore per una manciata di voti, invade la schermo. John Simpson. Eccolo. Lo so che tu non l’avresti fatto…lo so. Debbie e le sue teorie sballate sulla vita. L’ho fatto, Debbie. L’ho fatto, angelo mio. Anche io tanti anni fa ho creduto ad un uomo bugiardo. Poi l’uomo bugiardo è andato via. Nella vita tutto va in modo casuale. Le due bottiglie d’acqua sono ghiacciate, mi provocano dolore alle mani. Debbie, Debbie. La mia ultima speranza. Anche a me è capitato che un uomo dopo essersi infilato nel mio letto, mi ha lasciato un Peso. Nel mio caso l’uomo aveva anche le idee chiare. Doveva fare qualcosa di buono nella vita. Me lo aveva detto, aveva idee di sfondare. E dopo aver passato qualche notte nel mio letto, si era accorto che rischiava di lasciarsi dietro qualche pezzo di troppo. L’ho accontentato Debbie. L’ho accontentato, perché mi faceva pietà, quando quella notte è venuto a chiedermi di farlo. Non mi ha costretto, mi ha semplicemente impietosito. Mi ha lasciato un tale disgusto di me e di lui, che il povero Peso, ne ha fatto le spese. Debbie, la bambina che non conosce la persone. Tu non lo faresti mai….lo so…Debbie l’ingenua, Debbie la piccola libellula, irretita dall’uomo cattivo. Anche io, angelo mio, ho avuto il mio uomo cattivo. Ora è diventato sindaco di una città di tre milioni di abitanti. Ha sulle spalle la vita di tre milioni di abitanti un uomo che non ha saputo neanche prendersi la responsabilità di una creatura. Ma questa è la vita Debbie, questa è la vita. Bisogna mettere in conto tutto, anche l’uomo cattivo, ed un studio ginecologico elegante e costoso.


2/a Parte


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domenica 22 giugno 2008 - ore 11:27


UN RICORDO DOLOROSO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


<< Lo so, lo so che sei contraria……lo so eppure dovevi aiutarmi…… me lo dovevi…..>> Debbie ed il suo sguardo da bimba spaventata. Faccio di sì con la testa. Debbie e le sue splendide gambe lunghe, Debbie e i suoi capelli dorati, Debbie e gli occhioni che ti fissano. Glielo dovevo? Forse sì. Visto che è mia amica, e visto che tutto sommato non ha nessuna alla quale affidarsi nella Grande Città.
I suoi piedi tracciano delle linee particolarmente arzigogolate sul pavimento. I rumori dall’esterno giungono soffusi. Sembra tutto così bello, funzionale. Lo studio del dottor Merson è perfetto per questo tipo di cose. Una donna viene qui, ed è tutto tranquillo. Decidi un frammento della tua vita, butti nel cesso qualcosa di te stessa. Ma il pavimento insonorizzato e l’arredamento ultramoderno ti fanno quasi pensare che non potevi fare altrimenti. Non ci vogliono traumi per le ragazzine moderne.
<< Cecyl è dire che non mi sembrava all’inizio qualcuno di quelli che beh….. insomma…..voglio dire……>> Debbie e le sue idee strampalate sui maschi. Quando mai ne hai trovato qualcuno che ti sembra un poco di buono all’inizio? C’è tutta la vita per mettere alla prova gli uomini, e quasi nessuno la supera quella prova.
Mi guarda ancora insistente. Vorrebbe un sostegno. Qualcosa di quelle indefinibili capacità femminili che gli uomini non capiscono. Dovrei stringerle la mano. Ma non ci riesco. Gli accarezzo comunque la testa. Mi sorride riconoscente. Debbie e la grazia dei suoi occhi.
<< Lo so. Tu non l’avresti fatto…… i tuoi principi te lo impediscono. Ma io sono giovane…….vorrei solo…..rimanere libera>> Debbie, e le sue teorie sulla vita. Le faccio di sì. Ha ragione, fa bene a sbarazzarsi del Peso. Saresti rimasta da sola piccola, gli sussurro, e non è giusto. E poi non è vero che io non lo avrei fatto.
La radio comincia a soffondere una musica gradevole, inutile, amorfa. Mi alzo, le dico che vado a prendere un bicchiere d’acqua. Mi stringe la mano, non vorrebbe lasciarmi andare. Non vado mica in capo al mondo, le faccio sorridendo. Gli occhioni hanno un momento di struggente tenerezza. Poi, Debbie la Paurosa, mi lascia la mano.
Mi alzo, esco dalla sala.



1/a parte


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giovedì 19 giugno 2008 - ore 23:11


ERAVAMO ANGELI
(categoria: " Poesia ")


La vita sfugge,
evapora
con istanti senza senso.
Noia e dolore
Si alternano
Mentre un’alba frizzante,
immaginata come prodromo del paradiso
si allontana sempre più.
Il cuore diventa di
pietra così dura
Che nessuno scalpello
Riuscirà più a forgiare.
Eravamo angeli,
ma corrotti
sin dal primo respiro,
diventiamo di pietra.


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lunedì 9 giugno 2008 - ore 20:35


PRECARIETA’
(categoria: " Poesia ")


Ho perso un fratello,
tempo fa.
Eppure a volte lo rivedo.
Vi è sempre
Nella sua situazione
Una sensazione
Di drammatica precarietà.
Una volta
È malato
E deve curarsi
Con mezzi di fortuna
Un’altra sta traslocando
E vive in una stanzetta,
Prestatagli da un amico;
due coperte in un angolo
in una stanza polverosa.
Cerca disperatamente di
Ritrovare il proprio posto
Nella vita
Si vede che ci prova
Ma evidentemente è
Difficile
Vincere l’oblio
A cui i vivi
Condannano i morti.
Mi sveglio piuttosto
Amareggiato,
vorrei aiutarlo, salvarlo
Ma lui è già andato
Via.


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