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“Scopo del mio Blog non è solo quello di parlare di me stessa e di quello che mi piace, ma anche quello di diffondere una mia grandissima passione:il palio di Siena...ed in particolare la mia contrada (il NICCHIO)!

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giovedì 12 febbraio 2004
ore 12:38
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-9°puntata
IL SEICENTO: IL PALIO IN PIAZZA


Nelle prime decadi del Seicento il Palio concluse il suo processo di trasferimento in Piazza del Campo e la sua trasformazione in festa popolare. La proposta di correre il Palio in Piazza venne ufficialmente al Comune l'11 luglio 1605 dai due Deputati della festa per il Palio d'agosto, il Capitano Sigismondo Santi e il Cavalier Fortunio Martini. Diverse le ragioni addotte a sotegno della proposta:
Nelle prime decadi del Seicento il Palio concluse il suo processo di trasferimento in Piazza del Campo e la sua trasformazione in festa popolare. La proposta di correre il Palio in Piazza venne ufficialmente al Comune l'11 luglio 1605 dai due Deputati della festa per il Palio d'agosto, il Capitano Sigismondo Santi e il Cavalier Fortunio Martini. Diverse le ragioni addotte a sotegno della proposta: il Palio con i cavalli per le strade era pericoloso e, inoltre, era impossibile godersi interamente lo spettacolo. Invece in Piazza "si vedrebbe tutto insieme e da ognuno con più lungo spatio ed in somma mentre ella durasse". La lunghezza della corsa in Piazza doveva essere equivalente a quella dal Santuccio al Duomo, ossia di un Palio alla lunga di quegli anni. Infine se la carriera venisse disputata non più da privati ma dalle Contrade, (come già si faceva alle feste rionali) il drappo e gli altri premi della corsa sarebbero rimasti a Siena: "rimanendo il Palio nella città se ne farebbero donativi a Chiese e luoghi pii, come sempre si è usato di fare a esse Contrade, quando a simil carriere hanno guadagnato cosa alcuna". Oltre all'aumentata spettacolarizzazione si sarebbe ottenuto un tangibile accrescimento dei beni culturali cittadini.
L'idea fece subito breccia fra i senesi. Dopo, forse, altre corse in Piazza di incerta memoria, per il 1632 una stampa di Bernardino Capitelli ci offre data certa e prova sicura di un Palio alla tonda corso in Piazza. Nell'immagine i fantini cavalcano a pelo; sono all'arrivo della corsa e si stanno scambiando una gragnola di colpi furibondi con il sovatto, una sorta di gatto a nove code dal manico a forma di animale, metà arma, metà amuleto. All'interno della Piazza, contradaioli esultanti salutano la vittoria saltando giù dal palco, mentre i maestri di campo a cavallo corrono a mantenere l'ordine.
Il Palio alla tonda fu corso in Piazza sempre più di frequente, ma fino alla metà del secolo coesistè con le bufalate, popolarissime a Siena ed in Italia dopo che nel 1597 il Concilio di Trento aveva lanciato i suoi fulmini contro le cacce ai tori ed altri giochi pubblici non tanto perchè violenti nella forma quanto perchè, nella sostanza, portatori di quegli elementi pagani (dionisiaci e bacchici) che si volevano definitivamente estirpare dalle tradizioni italiane.
Le bufalate erano corse intorno alla Piazza. Presentate dalle Contrade, le bufale erano scortate da dodici pungolatori, muniti di un lungo bastone chiodato che non si sa bene quanto venisse usato per pungolare la propria bufala e quanto contro bufale e pungolatori di parte avversa. Il percorso, che era lungo tre giri partiva dal Vicolo di S. Paolo e la mossa si dava con uno squillo di tromba.
Grande e sentita fu la partecipazione delle Contrade anche nelle sguaiate asinate che in qualche occasione si corsero in Piazza con carnevalesca e accesa pugnacità tra asini dipinti coi colori della Contrada sospinti intorno al Campo dai propri contradaioli, mentre quelli di parte avversa cercavano di spingerli e mantenerli fuori percorso con tutti i mezzi.
Ma alla fine, nel 1656, il Palio alla tonda assunse forma strutturalmente definitiva e cadenza regolare riunendo passione di popolo e di nobili.
Ad essa si aggiunse l'ultimo elemento che mancava, in una città di tanto acceso misticismo: la dedica alla Madonna. Non all'Assunta ma alla miracolosa Madonna del Fosso, venerata per grazie ricevute e guarigioni miracolose nell'allora malfamato e vitale Provenzano, quartiere abitato dalle soldataglie spagnolesche e dalle prostitute che gravitavano loro intorno.
Il culto si accrebbe enormemente quando circolò la storia di un soldato spagnolo ubriaco che volle sparare un colpo di archibugio alla sacra immagine: l'archibugio scoppiò uccidendo sul colpo il sacrilego. La festa titolare intorno alla grande collegiata, che era sorta con rapidità inusitata per ospitare la sacra immagine, riguardò subito non il rione ma l'intera città, e dal 1656 la Madonna miracolosa di Provenzano ebbe il suo Palio popolare che si corse in Piazza del Campo tra le Contrade, come compimento della sua annuale festiva liturgia.
Il Palio di Provenzano prese subito carattere di stabilità: dal 1659 lo organizzò direttamente la Biccherna, ufficio di magistratura che aveva il compito di organizzare tutte le celebrazioni con carattere di continuità e rappresentanza civica.
La supervisione della festa toccò a tre "Signori del Brio", che offrivano i 90 talleri di premio alla Contrada vincitrice. C'è da supporre che pagassero anche per far mettere i propri stemmi di famiglia sul drappellone, che da arazzo era divenuto pittura.
Nel 1657, scrisse il cronista Flaminio Rossi, "fu il primo drappellone coll'immagine della Santissima Vergine di Provenzano e le tre armi genrilizie dei Signori della Festa"...(continua)


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giovedì 12 febbraio 2004
ore 11:40
(categoria: "Vita Quotidiana")


ieri sera!
ieri sera con altre 10 persone sono andata a bere uno spritz nella nuova casa di un amico...davvero bella!secondo voi come farò a buttarlo fuori di casa e prendere il suo posto in quel piccolo angolo di paradiso?

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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 18:45
(categoria: "Vita Quotidiana")


san valentino

sabato è san valentino...che fare?...dopo tanti san valentino passati in vari modi...cena romantica in ristorante...pizzeria....a lume di candela...al cinema...non mi resta che ANDARE AD UNA FESTA PER SINGLE!così le provo tutte!chissà magari il prossimo anno andrò in vacanza da sola!


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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 16:20
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-8°puntata
...(continua)IL RINASCIMENTO: CARRI SIMBOLI E COLORI (1400-1500)

La più antica fonte a stampa sul Palio: è un anonimo
resoconto in versi delle feste d'agosto del 1506.
Siena-Biblioteca degli Intronati

Ma la grande storia tornò ad occuparsi di Siena.
Nel 1559 dopo una guerra d'assedio disperata e memorabile e un Governo in esilio a Montalcino, Siena ricevé dal trattato di Cateau-Cambrésis, che dette nuovo assetto all'Europa, una condanna inappellabile.
Privata del suo stato e della sua indipendenza, fu ridotta a provincia del Granducato che per di più aveva capitale nella sempre invisa Firenze, della quale avrebbe forzatamente seguito le sorti fino al Risorgimento.
Così le feste di mezz'agosto, salva la componente devozionale, persero di colpo il loro antico significato politico di trionfo cittadino. Invece di ricevere l'omaggio annuale di terre e castella, città, borghi e signori per la festa annuale della sua Madonna, Siena sarebbe stata costretta per l'innanzi a render omaggio annualmente al San Giovanni dei Fiorentini, secondo un cerimoniale che conosceva anche troppo bene per esserne stata in precedenza la destinataria.Così, senza interrompersi ma con una brusca "desemantizzazione e risemantizzazione", un brusco ribaltamento dei significati, la festa divenne non più celebrazione del presente quanto rievocazione del passato, storia e memoria, sogno e nostalgia della perduta età dell'oro, della Siena libera, indipendente e sovrana.
Forse proprio da questa fine della grande festa nacque nel secolo '500 quel pullulare di feste e giochi e Palii rionali che rafforzarono le mura invisibili delle Contrade, ne fecero definitivamente città nella città, custodi della memoria e delle tradizioni di una città che voltò le spalle alla storia e si racchiuse in se stessa.
Esempio probante di questo processo furono le feste dell'estate 1581 durante le quali, scriveva a Firenze il Governatore di Siena Federigo di Montauto "quasi tutte le Contrade vollero far correre il proprio Palio... chi con cavalli, chi con cavalle, e chi con mule non di vettura, ma levate di sotto ai primi medici e principali prelati di questa città et altri con le bufale per imitare il costume romano".
I corteggi e le comparse furono ricercati e ricchi di fantastici capricci, di favole e storie accompagnate da belle musiche e ingegnose composizioni poetiche a stampa. Le feste ebbero il loro colpo di scena nella presenza della fanciulla Virginia, una villanella che corse il Palio giungendo terza e incantò i senesi con la sua grazia e la sua destrezza; il Montauto le dette in dono un cavallo.
La baldoria delle celebrazioni fu generale e assai partecipata: "dopo il corso de' Palii i vincitori se ne vanno trionfando per tutto, visitando le Contrade più antiche, e tenendo quasi corte bandita de' vini e tavolacci". Le Contrade dotarono fanciulle bisognose e riscattarono prigionieri dalle stinche, come il Comune aveva fatto nelle feste d'Agosto ai tempi della Repubblica.(FINE)


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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 15:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena- 7°puntata
...(continua)IL RINASCIMENTO: CARRI SIMBOLI E COLORI (1400-1500)

Vincenzo Rustici: le Comparse delle Contrade
alla caccia al toro in Piazza del Campo (sec. XVI). Siena,
Sede del Monte dei Paschi

A Siena, nel 1482, secondo le Storie dell'erudito prelato Sigismondo Tizio, gli abitanti del rione di S. Marco costruirono un carro allegorico a forma di Chiocciola e quelli di San Pietro a Ovile una macchina con la Giraffa.
Nel 1506 a una "cacciata" in Piazza del Campo fatta per le feste di Nostra Donna, intervennero con le loro comparse Aquila, Chiocciola, Drago, Giraffa, Istrice, Liofante (l'attuale Torre), Montone, Nicchio, Oca, Onda e Selva. Pochi anni dopo, nella famosa relazione delle feste per l'Assunta stilata e stampata da Cecchino Chartaio, nel 1546 troviamo presenti tutte e diciassette le attuali Contrade: Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Dravo, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre, Valdimontone.
I loro simboli erano già quelli di oggi, i loro colori avrebbero subito una genesi e un assestamento sistemico più lungo e complesso, Aquila e Chiocciola uscirono nel 1546 con i colori attuali; (ma poi li variarono occasionalmente) cinque altre Contrade li presero per la prima volta nel Seicento, otto nel Settecento e due nel secolo scorso. Tutte cambiarono nei secoli partiture e bordure, listre e arabeschi, a riprova che niente nel Palio è immutabile.
Anche il Comune ebbe il suo carro allegorico già nel secolo decimoquarto. Il Carro degli Angeli era una macchina la cui armatura sosteneva dei fanciulli vestiti da angeli e un complicato sistema di funi e carrucole li faceva salire e discendere intorno a un'immagine della Madonna. Una nota spese del 1406 documenta 36 soldi spesi per le arance che questi bambini gettavano alla folla quali benaugurali proiettili festivi. Sul Campo degli Angeli, e più tardi sul Carroccio, si portava il palio montato su un'asta dipinta con in cima un leoncello d'argento.
La preziosa stoffa del drappellone veniva spesso da fuori, da Firenze o Lucca, da Bologna e Venezia. Per foderare il palio di rosado di seta lungo diciotto braccia senesi (13 metri e 42 cm.) del 1430, con fregi e bande di seta e d'oro, occorsero bel 1400 pelli di vaio. Nel 1447 il palio era di velluto cremisi e se ne comprarono 30 bracci (22 metri e 38 cm.).
I drappelloni di questo periodo non sono giunti fino a noi perchè a differenza degli attuali erano premi non simbolici ma fungibili. Se ne facevano, di regola, paliotti da altare, baldacchini, arazerie e paramenti sacri, ma c'è da supporre che finissero anche indosso ai vincitori e alle loro madonne terrene, che spesso nei giorni del Palio avevano la possibilità di indossare gioie e vesti di seta e velluto a far sfoggio di quel lusso che normalmente le leggi suntuarie della Repubblica non permettevano. I giorni del Palio erano occasione mondana perchè in città venivano i grandi nomi dell'aristocrazia del sangue e del denaro d'Italia, alti prelati e teste coronate d'europa (come l'imperatore Sigismondo che vi assisté nel 1432), i Borgia, i Gonzaga, i Medici, i Malatesta, i marchesi di Mantova, i signori di Milano. Da quando i signori smisero di combattere personalmente le guerre, delegate ai mercenari, cessarono anche di correre il Palio, delegandolo ai fantini. Così il Palio, divenne per loro spettacolo da vedere e la corsa occasione mondana alla quale inviare i loro corsieri e i loro portacolori, putti o ragatii dai soprannomi pittoreschi come le loro casacche.
A correre il Palio del 1461 furono sguaiati gavazzieri chiamati Paganinus Pagani dei Romania, Furaboscus dei Cremona, Fallatutti Factinnanzi de Schiavonia, Tremalmondo de Ferraria, Setacchiappo Barilis de Montefiascone, Fiascus Barilis de Montefiascone.
Nel 1492 il fantino di Cesare Bolgia falsò l'esito della Carriera e il Comune attribuì il Palio al Marchese di Mantova. Nel 1514 Muccia Farasche vinse il Palio per il suo illustre e bizzarro padrone, il Sodoma, montando un morello "fregiato a la turchesca nelle cosce e in testa". Gli altri cavalli erano due sauri , un saginato di nero, due bai e due leardi...(continua)


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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 12:36
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-6°puntata
IL RINASCIMENTO: CARRI SIMBOLI E COLORI (1400-1500)


Nel Quattrocento documenti e memorie storiche sempre più frequenti e consistenti riportarono i nomi attuali delle Contrade, che iniziarono a far comparsa alle pubbliche feste prendendo parte ai giochi rituali con gruppi di uomini in livrea.
Le pugna furono un pugilato collettivo, con centinaia di contendenti, erede dei giochi gladiatori e antesignano del pugilato moderno. A Siena furono in voga nel basso Medioevo, e più volte vietate per i morti e i tumulti che regolarmente provocavano.
In quelle ricordate da Gentile Sermini in una sua novella, databile al 1424, scritta in uno stile che precorre la cronaca in diretta, si segnalano le schiere della Chiocciola e della Giraffa, e quelli di Val di Piatta (l'attuale Selva). Nelle pugna del 1494, menzionate nella Cronica di Allegretto Allegretti, fatte in occasione della visita a Siena del Cardinale di San Malò, parteciparono tra le altre le schiere di Chiocciola, Drago, Giraffa ed Onda, e quella di Camollia (l'attuale Istrice). Il gioco sarebbe continuato a lungo. Nell'Ottocento, Niccolò Tommaseo avrebbe definito il pugilato "gioco fatto alle pugna: usato molto appresso i Greci, e mantenuto fino agli ultimi anni appresso ai senesi". Dalle pugna si sarebbe poi trasfuso nel Palio quello spirito di teatrale ma virulenta pugnacità che vi si riscontra ancor oggi.
Le cacce videro invece le comparse delle Contrade entrare in Piazza accompagnate da carri allegorici rappresentanti animali esotici o fantastici dai significati allusivi a mitici eventi o a nobili virtù.Nell'arco di pochi decenni, tra il Quattrocento e il Cinquecento, le Contrade completarono in maniera definitiva il loro fantastico bestiario mitologico dal quale presero gli stemmi. In mancanza di documenti o memorie al riguardo, c'è da ipotizzare un processo abbastanza spontaneo, cioè che diverse Contrade si unissero per costruire le macchine e che la scelta degli animali da rappresentare venisse fatta attingendo dal repertorio dell'araldica festiva allora in voga a Siena come ovunque in Italia, prendendo spunti e simboli dagli stemmi di sovrani e famiglie nobili, di compagnie di ventura, arti e mestieri, paesi e città, o dai "Bestiari"medievali, come quello di Brunetto Latini.
Per ogni Contrada c'è da ricostruire e da ipotizzare un percorso e un processo individuale e diverso dagli altri. Per esempio l'impresa dei Borghesi fu forse fonte per quella del Drago, quella dei Marescotti per la Contrada dell'Aquila.
Per il Bruco il simbolo è quello dell'arte dei sataioli ricordata nel 1370. Per la Pantera si è ipotizzato un posssible rapporto diretto con la presenza a Siena di una colonia di setaioli lucchesi. Per l'Istrice costruito dagli uomini di Camollia, è possibile una sua derivazione dallo stemma dei Ricci o da quello di Luigi XII re di Francia.
Carri allegorici si vedevano in molte città. Ad esempio nella vicina Firenze a una cacciata del 1459 era presente una grande macchina lignea a forma di Giraffa e nel 1514 si videro carri a forma di Istrice e di Tartaruga.
Tali macchine, con più uomini dentro, servivano a impaurire e a far muovere gli animali, e da rifugio per i cacciatori che per di più "frugavano" dall'interno con le lance gli animali per tutta la Piazza, così da far sembrare che le fiere di legno combattessero con quelle vere, ossia il totem contro la feracità, il mito contro la realtà...(continua)


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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 11:10
(categoria: "Vita Quotidiana")


mia nipote

lunedì sono andata in ospedale a Mirano a trovare mia cognata,mio fratello e soprattutto a vedere la mia nuova e pensate un pò QUINTA nipotina( gli altri 4 nipoti sono figli di altri miei fratelli)...ho aspettato un'ora e mezza...morale della favola: ho fatto tanta strada ma non ho visto la piccina.Si trovava in un altro reparto sotto flebo ed antibiotico perchè durante il parto ha bevuto e respirato il liquido amniotico.
poverina!


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martedì 10 febbraio 2004
ore 15:35
(categoria: "Vita Quotidiana")


oroscopo!
ARIETE

Cercate di tenere bene a mente alcuni sogni fatti durante la notte. Siete in un momento di ipersensibilità e potreste essere oggetto di insoliti fenomeni paranormali che vogliono indicarvi il cammino da seguire. In amore dedicate più tempo al dialogo col partner, prima di diventare due estranei nella stessa casa.


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martedì 10 febbraio 2004
ore 11:45
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-5°puntata
...(continua)Miti, leggende ed il Palio alla lunga (1000-1300)

Per l'organizzazione del Palio, il Comune nominava annualmente i Deputati della Festa, menzionati regolarmente nei documenti del Trecento, con compiti e attribuzioni assai più ampi degli attuali. A correre il Palio erano i nobili e i notabili sui loro cavalli da battaglia, perchè i giochi rituali medioevali furono battaglie mimate e training per la guerra.
Si correva alla lunga, cioè in linea su un percorso che andava da fuori le mura al Duomo, dall'esterno all'interno, dai prati del suburbio sul tufo delle strade interrate, fangose e sconnesse come Pantaneto, fino ai marmi del Duomo, dalla campagna alla città. Il premio era un Pallium, una lunga pezza di stoffa preziosa, talvolta cucito a bande verticali e foderato da centinaia di pelli di vaio. Il Pallium avrebbe dato il nome alla corsa e poi alla festa intera, fatto linguistico che sottolinea una stretta unità di segni e contesti, di simboli e cerimonie, di significanti e significati.

Il Palio alla lunga al Chiasso Largo (stampa del sec. XVIII)

La corsa fu all'inizio sensazionale e drammatica, ricca di eventi e di incidenti.
Il più antico documento sul Palio è del 1238 e tratta di giustizia paliesca. Fissa a 40 soldi la pena pecuniaria inflitta a Ristoro di Bruno Ciguarde perchè quia cum currisset palium in festa Sante Marie de Augusto, et fuisset novissimus, non accepit sune sicut statutum est pro novissimo. Ossia perchè correndo il Palio ed essendo giunto altimo non aveva preso il porco, il premio derisorio che per regolamento veniva assegnato al perdente più perdente di tutti (allora l'ultimo, oggi il secondo arrivato). Tale "purga" era obbligatoria, per meglio definire vittoria e sconfitta (anche allora il Palio stabiliva classifiche e gerarchie tra vincitori e vinti, dettando perentoriamente il simbolico ordine dell'homo ludens.
Un altro impagabile segno dei tempi lo troviamo in un disposto del Costituto del 1262, nel quale si decreta che coloro qui current eques, i partecipanti al Palio, i nobili fantini dell'epoca, non siano perseguibili per omicidi e ferimenti riconducibili alla carriera, purchè predicta maleficia non committerint studiose, ossia purchè non lo abbiano fatto apposta. Anche allora, ai fantini si chiedeva prima di tutto la rappresentazione teatrale dell'onesta.
Ma questi primi Palii furono affare di nobili. Le Contrade parteciparono, invece, ai crudi giochi le cui grandi masse di contendenti si opponevano su base territoriale (per esempio Città contro Camollia e San Martino). Siena, infatti, era nata al plurale, su tre colli. I tre castelli primevi si allargarono in Terzi (Città, Camollia, San Martino) e crebbero fino a incontrarsi e quasi dettare l'ubicazione del Campus Fori; l'attuale Piazza del Campo. Le Contrade presero, così, vita e forma all'interno di questa tripartizione, una matrice indoeuropea che fu anche degli Etruschi e a Siena resistè ostinatamente al modello quadripartito imposto ovunque dai romani.
La più antica memoria d'archivio delle Contrade è nel regolamento del 1200, dove si prescrive che tutti i cittadini rechino il cero in Cattedrale cum hominibus sue contrate.
Il cronista Andrea Dei afferma che i Senesi "cominciarono a fare le compagnie per la città delle Contrade" nel 1209. Contrada significò dapprima "strada principale abitata" poi "rione" e infine anche associazione fra i suoi abitanti.
Per Giovanni Cecchini, autore imprescendibile nella storiografia del Palio, la "Contrada, come circoscrizione territoriale e amministrativa, è antica quanto la città stessa".E William Heywood, un altro importante storico del Palio,aggiunge "per gli ultimi quattrocento anni le Contrade sono state caratteristica distintiva della vita senese della quale non si trova l'uguale in nessun'altra città italiana".
Le Contrade furono assai più numerose delle attuali. Dopo la peste del 1347, il loro numero si ridusse a 42. Presero i loro nomi da strade, porte o fonti, chiese o da illustri famiglie residenti nel loro territorio. Ebbero funzioni devozionali, amministrative, militari e ricreative. Capo della Contrada era un Sindaco, che rispondeva direttamente al Podestà, coadiuvato da consiglieri eletti dal popolo. La Contrada era soggetto di imposte, fungeva da polizia urbana, provvedeva al mantenimento delle vie ed espletava altre funzioni e servizi di pubblica utilità.(FINE)


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martedì 10 febbraio 2004
ore 11:11
(categoria: "Vita Quotidiana")


il Palio di Siena-4°puntata
...(continua)Miti, leggende ed il palio alla lunga (1000-1300)
La Madonna del Voto (sec. XIII) nel Duomo di Siena
riceve ancora oggi l'omaggio delle contrade e della città

Proprio al sagrato del Duomo Nuovo bianco e nero dal 1200 fu posta l'insegna del Comune a segnare l'arrivo della corsa dei barberi, il Palio alla lunga che nei secoli precedenti si era corso per le vie tortuose della città fino al Duomo vecchio, dedicato a San Bonifazio, come attestano documenti del XII secolo. E quando Siena divenne una delle più ricche e colte città dell'Europa del Medioevo, il Palio fu l'evento ludico e il momento culminante e conclusivo delle splendide feste annuali in onore di Nostra Donna d'Agosto, Maria Vergine Assunta regina e patrona di Siena e del suo Stato. A lei la città si sarebbe consacrata e raccomandata, offrendole le chiavi della città, in tutti i momenti estremi della sua storia, dalla vigilia della battaglia di Montaperti nel 1260 fino a quella del passaggio del fronte nel 1944.
Per la festa dell'Assunta Siena diveniva "città aperta". Le catture venivano sospese, i fuorusciti potevano tornare e andar franchi per la città, merci e bestiame giungevano in gran copia per il grande mercato, le strade si animavano di musici e giullari, mimi e buffoni che intrattenevano la folla; saltimbanchi e forzaioli, cavadenti e guaritori, treccole e baldracche, osti e mercanti offrivano le loro merci e i loro servigi. La città esponeva arazzi e bandiere, addobbi, ammaj e ghirlande: nel 1329 il Comune ne fece intrecciare 600.
Nel 1378 si spese per fare i fuochi artificiali, che per l'epoca rappresentarono una meraviglia.
Il momento culminante delle feste era la cerimonia dell'offerta dei ceri e dei censi in Cattedrale, rito insieme religioso e politico, atto di devozione alla Madonna dei Senesi e di sudditanza ai suoi vicari in terra, i reggitori del Comune di Siena. Questo collettivo giuramento di fedeltà aveva un suo preciso rituale: una pergamena del 1220 ne dà la descrizione, riferendo un capitolo di uno statuto ancora più antico andato perduto. La quantità di censo in cera fina da offrire variava con l'importanza di chi faceva l'offerta, ma a presentarla erano tenuti e obbligati tutti i cittadini (tra i 18 e i 70 anni) e le istituzioni di Siena e del suo Stato, primo di tutti il Comune che come oggi offriva un cero fogliato e istoriato, ossia dipinto. Negli anni di maggior splendore i senesi che gremivano la Cattedrale avrebbero visto genuflettersi davanti alla loro Madonna del voto (e ai loro governanti che le stavano a lato) i loro nemici di ieri e di oggi concittadini: i Conti della Scialenga e quelli della Gherardesca, i saggi Aldobrandeschi e i Guidi, leggendari guerrieri. E la cera che gli operai del Duomo ammassavano sotto la cupola avrebbe raggiunto il peso di trentamila libbre, poi ridistribuite a tutte le pievi e parrocchie del vescovado, a rappresentare il paradigma antico del dono rituale con i suoi obblighi simbolici del dare, del ricevere e del ricambiare. Ossia, come suonava un detto caro al Boccaccio, "la Chiesa è come il mare: da tutti prende e a tutti dà".
Analogo era il ruolo del Comune negli aspetti profani della festa. Dalle stinche si liberavano prigionieri estratti a sorte, come i nomi delle fanciulle virtuose e bisognose che venivano dotate "a spese del pubblico". Pubbliche riconciliazioni tra fazioni e famiglie alleviavano le faide cittadine. Si provvedevano cibi e bevande per tutti. Nell'atto di sottomissione e Montelaterone (1205) il Comune si impegna a fornire il vitto a chi porterà a Siena il tributo di cera fina. E' questa la prima testimonianza di un costume che sarebbe continuato nel banchetto offerto dalla Signoria e ai nostri giorni nelle grandi e popolari cene della vigilia imbandite per la città a migliaia di commensali. In un'età storica che viveva, anche nelle città più splendide come fu Siena, la "cultura della fame", la festa fu anche libertà dalle strette misure quotidiane del pane e del vino. La città reperiva, offriva e ostentava cibo e bevande per tutti, vini e carni, confetti e morselletti, biricuocoli e biancomangiari, tutti i diretti antenati dei cavallucci e dei ricciarelli, delle copate e dei panforti di oggi...(continua)


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