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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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venerdì 5 dicembre 2008 - ore 16:40


You just call out my name and you know wherever I am i’ll come running
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aggiornamento della lista:
Le cose belle

[...]
Quando finalmente vedi un sorriso dopo settimane di tensione.
[...]




Dinah Washington - What a difference a day made

What a diff’rence a day made
Twenty-four little hours
Brought the sun and the flowers
Where there used to be rain

My yesterday was blue, dear
Today I’m part of you, dear
My lonely nights are through, dear
(Since you said you were mine)

What a diff’rence a day makes
There’s a rainbow before me
Skies above can’t be stormy
Since that moment of bliss, that thrilling kiss

(It’s heaven when you find romance on your menu)
What a diff’rence a day made
And the difference is you

(What a diff’rence a day makes)
(There’s a rainbow before me)
(Skies above can’t be stormy)
Since that moment of bliss, that thrilling kiss

(It’s heaven when you find romance on your menu)
What a diff’rence a day made
And the difference is you




Aggiornamento della lista:
Le cose brutte

[...]
Quando vuoi parlare e non ci riesci.
[...]


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giovedì 4 dicembre 2008 - ore 19:22


Silvia o il pessimismo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Basta parafrasare il titolo di un’opera celebre, con una connotazione semplicistica legata alla sola forma. Basta limitarsi al cambio di due parole su quattro, e di un articolo determinativo, mantenendo intatta la struttura della frase. Basta sostenere di essere un’inguaribile ottimista tramutata nella più tetra creatura delle tenebre che sia stata messa al mondo ed eccallà, pronto il primo romanzo di una scrittrice in erba. Sfruttando una delle idee migliori che mai mente umana abbia partorito. Sfruttando la genialità di Voltaire e trasformandola in un becero sfogo di repressioni e frustrazioni.

Urca. Avevo detto che sarei stata ottimista, che avrei guardato la vita col sorriso.

Sorriso.

E allora facciamolo, postiamo questo Link a Repubblica e tiriamoci un attimo su il morale.



A volte chi si impegna viene premiato.
A volte chi se lo merita ottiene ciò per cui lotta.
A volte chi mette in gioco la propria vita riesce a stare meglio.
A volte crederci non è un fallimento.
A volte basta aspettare.
A volte l’occasione non arriva mai. E a volte te la lasci scappare di un soffio. Ma a volte riesci ad afferrarla per i capelli, e a tenerla con te. Stretta. È su quello che bisogna aggrapparsi quando fuori c’è la nebbia.

Ieri sera è calata all’improvviso, esci dalla porta e non ci vedi più. Hai il tuo bello stropicciarti gli occhi, caro mio, ma non è la vista che si offusca. È l’aria densa e umida che ti si para davanti e ovatta tutto quello che hai intorno. La nebbia si prende tutto. Ti scompaiono sotto i piedi strade, palazzi, alberi e cose. E restano solo i fari delle macchine che si avvicinano.
Eppure bisogna ammettere che la nebbia ha il suo fascino. Solo che noi ce l’abbiamo tutti i giorni, e allora non ce la godiamo. Ma penso a chi la vede per la prima volta.
Dev’essere bellissimo vedere la nebbia per la prima volta, è come un pacchetto regalo che non sai cosa c’è dentro.

La prima nebbia.




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mercoledì 3 dicembre 2008 - ore 09:25


Del perché lui è il maestro e noi allievi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dice il maestro: “Imparate movimento di libellula per volare su palcoscenico di vita e su vita di palcoscenico.”

Rispondono allievi: “Maestro, credi che saremo anche noi un giorno delle libellule?”

Sorride il maestro: “Non posso dire con certezza di montagna, ma pettorali e bicipiti fioriranno come primavera.”



Dove: corso di teatro, Treviso.
Quando: ieri sera, ore 22 circa.
Chi: 15 teatranti (2 assenti ingiustificati) e un magnifico rettore.
Perché: bea domanda.
Cosa: Esercizio - con il culo adeso al palcoscenico in legno sgualcito e in fase di decomposizione, roteare a gambe tese facendo perno sul proprio baricentro.
Una cagata, dite voi. Provate. Poi mi dite. Vederlo fare agli altri ti pare la roba più facile del mondo. Provate, poi mi dite.

I primi sei teatranti passano indenni, nonostante uno stile non proprio ineccepibile, e dal luogo dell’esibizione scelto arbitrariamente in mezzo alla scena si spostano sul lato sinistro. A destra rimaniamo in otto. Io e Alvise ci proponiamo insieme, uno vicino all’altra. L’unione fa la forza. Dicono.
Da due ballerini impegnati nella roteazione con perno sulle anche, ci trasformiamo in due emeriti imbecilli che non riescono a coordinare movimenti e risate. Io portoa compimento i primi due giri correttamente, poi non so come non so perché (forse perché mi sono scorticata un fianco sul parquet non parquet) mi rendo conto che sto pulendo il palcoscenico stile rana. Mentre Alvialvi si rotola su sé stesso come una cotoletta impanata, mi incita a gran voce di provare lo stile libero, e testa fuori ogni tre. Scopriamo che il maestro “xe ndà via col fià vedarme”, e ci rallegriamo di aver portato cotanta simpatia in una serata che stentava a decollare. Siamo simpatici, niente da dire.
E invece mancava da dire: “Bocciati, rimanete qui lo rifate alla fine” indicando l’angolino a destra vicino al maestro, dove stanno i perdenti. Che umiliazione. Quelli dopo di noi passano, quelli dopo anche. Ci opponiamo alla promozione di alcuni compagni che non l’avevano fatto meglio di noi, anzi. Il maestro ci zittisce pena flessioni. Tacciamo. Va a finire che al secondo tentativo lo facciamo giusto. Fra scroscianti applausi generali.
“Balene spiaggiate” ci definisce il maestro quando tutti abbiamo finalmente concluso l’esercizio. “Ora che avete imparato il movimento, sarebbe bene che ci metteste dell’eleganza” ci comunica con la fronte rigata dal sudore. Ma questo è solo l’antefatto.
A fine lezione il sommo maestro delucida le menti dei suoi allievi e spiega loro cosa hanno imparato, a cosa sono serviti gli esercizi portati a termine e quali siano gli insegnamenti che li hanno accompagnati da un anno a questa parte nel loro percorso di miglioramento. E tornando all’esercizio precedente commenta “L’obiettivo, quando imparerete a conoscere il vostro corpo e ad usarlo con eleganza, sarà trasformarvi da balene piaggiate a leggiadre libellule”. Punti di domanda negli occhi di chi si vede più come un orso affamato, o un cassetto, o una roccia.
“Diventerò anch’io una leggiadra farfalla, maestro?” ode con la coda di un orecchio il maestro. È lei, l’allieva stupida. Quella che la madre mandava a danza “così magari diventi un po’ aggraziata”, perdendo drammaticamente le speranze dopo una manciata di ore. Il maestro si gira e guarda l’allieva con compassione e affetto: “Non lo so, ma potresti cominciare facendo cinque flessioni”.
“Ma io sono ferita di guerra” comunica l’allieva stupida, e alza la maglia. Eh già. Non era una semplice graffiatura. Sangue e arrossamenti sono presenti sull’anca sinistra dell’allieva stupida. Che va a teatro con una normalissima tuta da ginnastica, una tshirt a manica lunga e sotto la canottiera perché il riscaldamento parte che i teatranti sono già dentro, e non sapete quanto ci vuole a scaldare un teatro.
Ma ballando la breakdance del mutilato sul pavimento, roteando facendo perno sul baricentro, la maglia va su. Uno step dell’esercizio presuppone infatti una mezza sdraiatura che comporta lo spostamento indiscriminato di qualsiasi capo di abbigliamento. E siccome le assi del palcoscenico non sono quel che si dice levigate, e la maglia si alza, e non è proprio pulito eh, e ogni tanto c’è pure qualche chiodetto che fuoriesce dalla base lignea, credo che oggi andrò a farmi l’antitetanica.
Funziona lo stesso se la si fa a posteriori?




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lunedì 1 dicembre 2008 - ore 09:23


Due di tre
(categoria: " Vita Quotidiana ")


No, De Carlo non me lo farete leggere mai. La citazione è volontariamente involontaria, perché ho comprato tre libri nell’ultimo periodo, e ne ho finiti due.

Ho finito Igiene dell’Assassino di Amelie Nothomb: interessante ma fastidiosamente acuto. Con questo intendo dire che non è possibile fornire spiegazioni, motivazioni, allusioni, conclusioni e assiomi così inconfutabili da non poter essere criticati, fatto salvo il particolare per alcuni insignificante che sono privi di buon senso. Non si tratta così la gente. Ragionamenti logici e matematicamente corretti, se così si potessero definire i discorsi deliranti e cinici che se ne escono dalla mente malata un folle genio che sputa sentenze. E per tanto i suoi sproloqui sono drammaticamente inappuntabili.
Nelle sue prime pagine il romanzo ironizza sull’incapacità di alcuni giornalisti a porre le domande e farsi dare le risposte – sì, mi sento presa in causa, ma vi assicuro in maniera molto limitata. Succede che quattro inviati intervistano un premio nobel morente e riescono con incredibile tenacia e pervicacia a farsi demolire psicologicamente e fisicamente. L’unica giornalista che riesce nel suo intento è la ragazza che entra per ultima. Apparentemente può sembrare un libro femminista, ma giunti alla conclusione ci si rende conto di come la donna, essenzialmente, sia l’essere più debole fra tutti i protagonisti del romanzo. Soggiogata, amorfa, inconsistente, informe, malleabile come il pongo. La donna vince, è vero, ma sbatte contro la forza di un uomo e la sua arte retorica, perché pura retorica è quella dello scrittore. La donna rinnega i suoi principi, nega le sue convinzioni si scontra con il suo lato debole e assume tutte le caratteristiche di chi dice di amarla. La Nothomb è curiosa e intelligente, brillante e ironica, ma un giorno vorrei chiederle perché odia così questa terra. E quale donna le ha fatto così male da essere trasformata nella Nina di Igiene dell’Assassino.

Ho finito anche Ogni cosa è illuminata, di Jonathan Safran Foer: ecco, questo è un romanzo che potete leggere. Il tutto senza sentirvi in colpa per non poter schiaffeggiare le persone che intervengono fra carta e inchiostro (e mi permetto di aggiungere “dovete leggere”). La storia è dolce e amarissima – termini in antitesi che non necessariamente si contrappongono, in questo caso. Dolce per la dolcezza, la purezza, l’ingenuità. Amaro per l’amarezza, il dolore, la tristezza. Nazismo fuori dalla Germania, ebrei fuori dai campi di concentramento. E quanto più male fa rendere normali i carnefici, gli assassini e i traditori.
Ora passiamo a parlare delle cose belle, ma con discrezione, per non rovinarvi sorprese davvero gustose. Uno dei punti forti del romanzo, per quanto mi riguarda, è la traduzione istantanea e mentale che il lettore fa parola dopo parola nelle lettere di Alex a Jonathan. Serve una discreta base di inglese, ma si possono apprezzare alcune finezze lessicali e sintattiche favolose. Nella sua lingua approssimativa e didattica, il giovane ucraino utilizza sinonimi in disuso, termini obsoleti e spesso ambigui. Sdrammatizzano molto bene l’ansia che sale man mano che i protagonisti si avvicinano alla verità e allo smascheramento dei segreti. Che, come catarsi vuole, appena vengono rivelati consentono a chi li ha custoditi per anni di morire in pace.
Di J.S.F. avevo letto mesi orsono Molto forte incredibilmente vicino: anche qui la storia è quella di una ricerca, un viaggio intenso e pieno di incontri, conoscenze, scoperte. Si legge d’un fiato. Ma non chiedetemi di scegliere, posso brevemente affermare che trattasi di due capolavori. Forse mi sono affezionata di più al primo che ho affrontato, per una mia personale vocazione alla scelta del meno noto, ma decretare il migliore dei due farebbe un torto all’altro.

Povera Silvia, che giudizi inconsistenti, che analisi letterarie sommarie e superficiali. Tanto studio par gnente.

Torniamo al momento attuale. Sto ora leggendo Circolo Chiuso di Jonathan Coe, il romanzo che idealmente continua la Banda dei Brocchi (invece io fra uno e l’altro ho letto L’amore non guasta, sbagliando clamorosamente perché adesso conoscere i personaggi che tornano mi sarebbe d’enorme aiuto). Ancora non me la sento di parlarne, perché non sono arrivata a un terzo del libro. Siccome mi piace poter dire di aver letto tutto di un autore – di Foer ho letto tutto, credo, tranne il dizionario – prossimi acquisti saranno i due romanzi di Coe che mi mancano.
Poi dovrò trovare un altro romanziere da sfruttare.

E comunque leggete, gente. Vi ho consigliato una discreta quantità di libri in questo post, traetene profitto.

Ho detto abbastanza fesserie? Siete soddisfatti dei miei sproloqui? Porgo cordiali saluti e vado a cominciare la mia settimana.



Bjork - It’s oh so quiet


Its, oh, so quiet
Its, oh, so still
Youre all alone
And so peaceful until...

You fall in love
Zing boom
The sky up above
Zing boom
Is caving in
Wow bam
Youve never been so nuts about a guy
You wanna laugh you wanna cry
You cross your heart and hope to die

til its over and then
Its nice and quiet
But soon again
Starts another big riot

You blow a fuse
Zing boom
The devil cuts loose
Zing boom
So whats the use
Wow bam
Of falling in love

Its, oh, so quiet
Its, oh, so still
Youre all alone
And so peaceful until...

You ring the bell
Bim bam
You shout and you yell
Hi ho ho
You broke the spell
Gee, this is swell you almost have a fit
This guy is gorge and I got hit
Theres no mistake this is it

til its over and then
Its nice and quiet
But soon again
Starts another big riot

You blow a fuse
Zing boom
The devil cuts loose
Zing boom
Whats the use
Wow bam
Of falling in love

The sky caves in
The devil cuts loose
You blow blow blow blow your fuse
When youve fallen in love

Ssshhhhh...


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sabato 29 novembre 2008 - ore 18:39


Spammismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene, sento che sta per capitarmi tra capo e collo una denuncia per spam violento. Involontariamente violento. Una denuncia di massa per spam violento e virulento.
Poche settimane fa avevo invitato la mia rubrica per intero (compresi enti internazionali contattati anni fa per delle ricerche, segreterie didattiche e professori universitari) a usufruire di un simpatico e gaudente sito di vendite on line. Tutto questo senza esserne a conoscenza, e scoprendolo solamente per il ritorno di alcune mail inviate a indirizzi non più esistenti. Figura di merda, scuse pubbliche a tutti coloro che avevo infastidito e nuovo antivirus nel computer.

Detto questo, oggi ho scoperto di aver inviato altrettante mail ad altrettanti indirizzi mail con una luminosa introduzione di auguri natalizi. Mi prostro a voi. Mi inginocchio e invoco la vostra pietà.

Chiunque di voi voglia perseguirmi o perseguitarmi legalmente per la mia incapacità a gestire una casella di posta e i relativi virus in cui è solita incappare beh, può farlo ma perde solo il suo tempo. Lo dico per evitare a chiunque esso sia inutili diffide o atti avvocatizi, che può sostituire rapidamente mandandomi affanculo - come so essere fine io nessuno mai - o inviandomi lettere minatorie anonime, tanto epr togliersi lo sfizio. Non mail, attenzione. Il mio computer potrebbe rispondervi automaticamente ed essere molto, molto scurrile.
Non gli ho insegnato niente. E’ proprio uno screanzato.
Mi scuso per me e per mio fratello, che ha usato questa tastiera su cui ora scrivo per ultimo, e che suppongo essere il responsabile degli ultimi siti che ho trovato in cronologia. Su mio fratello si scaricherà la mia ira, finchè il cielo non si trasformerà in sangue, i pesci voleranno e il mio stomaco si sentirà sazio.

Avete un esorcista da consigliarmi? Referenziato e bella presenza, sono particolarmente intollerante, ultimamente.

Ultimamente??????




Badly Drawn Boy - Something To Talk About

I’ve been dreaming
Of the things I’ve learnt
About a boy who’s bleeding
celebrate to elevate
The joy is not the same without the pain
Oooh

Ipso facto
Using up your oxygen
You know I’m shallow
Calling out for extra help
You’ve got to let me in
Or let me out

Oooh something to talk about
Oooh something to talk about
Oooh Oooh Oooh

I’ve been dreaming
Of the things I learnt
About a boy who’s leaving
Nothing else to chance again
You’ve got to let me in
Or let me out
Oooh something to talk about
Yeah something to talk about
Oooh Oooh Oooh


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giovedì 27 novembre 2008 - ore 18:47


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quest’anno sono stata graziata. La mia Pms è giunta con perfetto tempismo e mi sta traumatizzando adesso che le pubblicità natalizie ancora stentano a decollare (a proposito, non sono un po’ in ritardo?). Questo significa che il suo prossimo intervento si manifesterà presumibilmente quando Natale sarà già passato, e trascorrerò praticamente indenne le festività. È un traguardo, e mi solleva da pacchi e pacchi di Tempo da ordinare direttamente al produttore per risparmiare qualche euro.
Quando arriva Natale, infatti, io soffro. Amo il Natale, e lo sanno tutti, ma soffro come un’otaria all’equatore perché di mio sono maledettamente sensibile alle pubblicità. E quando la Pms esplode in tutto il suo splendore sono ancora più sensibile, e quindi ancora più sensibile alle pubblicità. E quando la Pms esplode in tutto il suo splendore sotto Natale raggiungo i livelli massimi dell’ipersensibilità alle pubblicità. E non mi si tocchi. Piango con un nonnulla.
Le pubblicità natalizie sono fatte per distruggere fisicamente e moralmente. Attaccano all’improvviso e sconvolgono qualsiasi tipo di giornata. Sono tutte pessime, sono tutte dolcissime e buonissime, sono tutte struggenti, luminose e luccicanti. Ma le peggiori fra tutte sono due: quella della bambina che distribuisce i Baci Perugina e quella di Bauli. Alla prima non può resistere nessuno, neanche Sgarbi o la strega cattiva di Biancaneve . “E io? Io sono tanto buona” dice quella bambina bellissima. E si mangia un Bacio. E io ho un crollo emotivo: in situazioni normali mi inumidisce gli occhi, quando la Pms avanza inondo fazzoletti. L’altra è quella della Bauli, ma avremo modo di parlarne fra poco.
C’è infatti prima da aggiungere un dettaglio significativo, e cioè che sono autolesionista. Premetto che mi assumo totalmente la responsabilità delle mie azioni. Insomma: non ascolto altro che canzoni di Natale da una settimana. Ho quindi creato con minuziosa attenzione la mia compilation natalizia del 2008, che a dire il vero differisce poco da quella del 2007 in quanto non ci sono grandi produzioni in atto, e le canzoni sempre quelle sono, ma è personalizzata. E appena avrò stabilito le sue potenzialità lacrimose la inserirò nel mio ipod e la porterò con me tutto il giorno, e la ascolterò durante tutte le ore di veglia e dormiveglia.
I grandi classici non mancano, come i grandi moderni. Non mancano Sinatra e Dean Martin, Mariah Carrey e gli Wham, i Queen, Lennon e i Ramones, Elio e la Cortellesi, De Gregori e Marylin Monroe. E poi ci sono le news ghiotte e curiose. Quest’anno ho fatto una scoperta davvero allucinante, di cui voglio mettervi al corrente: la canzone della pubblicità Bauli del 2005, quella cantata dalla bambina, è una canzone vera. “A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai”. Quando il bambino con la faccia un po’ da stronzetto spezza la fetta di pandoro e la dà alle persone arrabbiate e sole, e poi all’uccellino infreddolito. Poi va a casa senza il suo pandoro tutto triste e ne trova uno sotto l’albero. “È Natale e a Natale si può fare di più per noi, a Natale puoi”, canta Alicia. Si chiama Alicia. Pensavo si chiamasse numero 15, o provino 45 bis, invece si chiama Alicia.
Ha un nome, come fosse una bambina vera.
Invece è solo la voce di una pubblicità che mi fa piangere, annodare lo stomaco e venire i brividi, e per tanto crescere i peli delle gambe – cosa che voi umani di sesso maschile non capite.



È quasi Natale e ancora non lo sento.

Speriamo che le canzoni aiutino. Questa della Bauli sta dando buoni risultati. Ripeto, speriamo, ma devo comunque tenere conto del fattore Pms che esalta qualsiasi emozione sensazione eccetera. E poi la mia compilation è davvero favolosa. Come può passarti la voglia di festeggiare Natale a meno di un mese dalla vigilia?
Non voglio perdermi il Natale solo perché ultimamente mi va tutto di merda.
Vi pare?


Blink 182 - It’s Christmas time again
Deck the halls with boughs of holly
Fa la la la la la la la la
Tis the season to be jolly
Fa la la la la la la la la

Outside the carollers start to sing
I can’t describe the joy they bring
Cause joy is something they don’t bring me
My girlfriend is by my side
From roof are hanging ’sicles of ice
Their winey voices get irritating

Its Christmas time again

So I stand with a dead smile on my face
Wondering how much of my time they’ll waste
Oh, God, I hate these Satan’s helpers
And then I guess I must have snapped
Because I grabbed a baseball bat
And made them all run for shelter

It’s Christmas time again
It’s time to be nice to the people you can’t stand
All year
I’m growing tired of all this Christmas cheer
You people scare me
Please stay away from my home
If you don’t want to get me down, just leave the presents
And then leave me alone

Well, I guess it’s not cool to freak on Christmas Eve
Cause the cops came and arrested me
They had an unfair advantage
And even though the jail didn’t have a tree
Christmas came a night early cause
A guy named Bubba unwrapped my package

It’s Christmas time again
It’s time to be nice to the people you can’t stand
All year
I’m growing tired of all this Christmas cheer
You people scare me
Please stay away from my home
If you don’t want to get me down,just leave the presents
And then leave me alone

I won’t be home
I won’t be home for Christmas
I won’t be home
I won’t be home for Christmas
I won’t be home
I won’t be home for Christmas
I won’t be home
I won’t be home for Christmas
I won’t be home
I won’t be home for Christmas



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martedì 25 novembre 2008 - ore 17:14


Incompresismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Battute incomprese. Inviti incompresi. Simpatia incompresa. Risate incomprese. Commenti incompresi.
Decisioni incomprese. Scelte incomprese. Cambiamenti incompresi.
Capelli incompresi, calzini incompresi. Spille incomprese.
Articoli incompresi, status incompresi. Blog incompresi.
Incompresa. Destinata a essere incompresa.
Oh, fioi, se dovessi star qua a incontentarve tutti no finiria altro.

Destinata ad essere melodrammatica. Magnificamente e straordinariamente melodrammatica.
Apprezzatemi adesso, eviterete la coda dei ritardatari.

Ah, quanto mi piace essere melodrammatica. E lamentarmi. Oddio quanto mi piace lamentarmi. E quanto sono diventata brava a lamentarmi. Sono vecchia dentro e fuori.





Sella le renne - Paola Cortellesi

Quello che a noi
bambini piace
son le strenne di Natal

Oh yes
Babbo Natale mio lo sai
qual è il dono che vorrei
per queste feste io desidererei
pace per tutto il mondo
mentre invece per me
se c’è se si può la borsa Kelly di Hermès in coccòdrill

Dai chiama le tue renne
le più migliori che c’hai
tre da una parte più tre dall’altra, sei
un bacio alla più bella
e poi via che si va
in slitta per consegnarmi la Kelly coccodrill

Now listen and repeat

I know we’ve got to… Sabbobbidibidibi
I know we’ve got to… I know we’ve got to… Sabbadabibidibu
I know we’ve got to… I know we’ve got to… Yeeeeeeee
Sabbadi dai I know we… I know we… I know we’ve got to… Oooh
You… we’ve got to… I know we’ve got to… Yes, I know we’ve got to…
Yes we know… somebody with the bai bai iamm’

Santa Claus fagliela vedere ai tuoi molteplici cloni
da Santa Lucia alla Befana e pony
sul mantello di neve tintinnan le campane
e la slitta fa l’eco per la gioia dei bambin

Notte Santa dov’è il Babbo di Natale
dov’è devo incontrarlo
lo aspetto qui da me lo aspetto qui da me
Qualcuno mi dia dei ragguagli
non so se festeggiare potrei
sono pronta ma mi manca lei
la borsa quella fatta in coccodrill

Eppure la slitta canta
è già notte di vigilia
quanta gioia dentro il cuore
buona festa pure al coccòdrill

Ehhhhhe eh ehi che sarà mai…




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lunedì 24 novembre 2008 - ore 09:44


Castiglione dei Pepoli - 22/23 novembre 2008
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siete curiosi? Sì? No? Non ve ne frega niente? Volevate venire anche voi? Nel dubbio, vi lascio un antipastino del mio week end. Che fa sempre bene.



Here: Vania, Sandro, Alvise, me and Marco

AGGIORNAMENTO

Ci sono posti che ti restano dentro. Uno di questi è Castiglione dei Pepoli. Un posto che di per sé non ha niente di speciale. Un paese arroccato su un colle scosceso, che si arrampica su o si cala giù, dipende da dove lo guardi. Poche case, due bar, un salumificio, due negozi di abbigliamento, l’Urp sempre vuoto. Un corniciaio artista che inaugura il negozio e ti offre una mestolata di brulè. D’estate qualcosa si muove, in autunno spariscono anche gli abitanti. Si trasferiscono, fanno la stagione e vanno a lavorare altrove, dove di lavoro ce n’è.
Ma a Castiglione c’è Ca’ di Fatino: il mio piccolo paradiso raggiungibile con tre ore di macchina a farla granda – per dire, se ti vuoi fermare a prendere una stecca di cioccolato Lindt al tiramisù in Autogrill il viaggio dura tre ore, se no molto meno.
Ma io lascerei parlare le foto, sono molto più brave di me. I posti non sono nuovi, l’agriturismo è una seconda casa, gli amici sono collaudati. Due compagni di viaggio si sono aggiunti al nostro gruppetto, e più siamo meglio stiamo.
Un week end con le persone a cui vuoi bene. Fuori da tutto e lontano da tutti. Per due giorni incantevoli. E già lo sapevamo.


Innanzitutto a trovare Pia (in mezzo nella foto davanti all’agriturismo), che se non fosse così lontana andrei a trovarla tutti i fine settimana.
Ma anche tante, tante altre cose...


A mangiare crescentine e tigelle


...a fare sporchessi sotto il tavolo


...a passeggiare per Castiglione


...a passeggiare in riva al lago


...a imparare a far saltare i sassi in acqua


...a scaldarsi davanti al fuoco


...a cibarsi di prelibatezze cucinate a mano da Pia (qui con Alvi e Arturo)



...a incidere castagne


...a cucinare castagne


...a travasare il vino avanzato nella fiaschetta


...a ballare i Watussi


...a sussurrare ai cavalli


...a scrivere per non perdere gli attimi preziosi




...a scambiarsi teneresse

...e a farsi prendere in giro da due matti.


Da leggersi in sequenza: scherzano, si parlano e mi fanno i dispetti.

Di questo passo ci torniamo in primavera...




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venerdì 21 novembre 2008 - ore 20:22


Passa il treno tra le foglie, tra le case vecchie e sporche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono venuta a dirvi una cosa bella che mi è successa. Siccome le cose belle sono poche, e bisogna godersele, me la sono coccolata un po’ tra me e me (sì, l’ho raccontata, ma solo a una persona), e adesso la regalo anche a voi. È giusto che le cose belle possano entrare negli occhi di tutti.

Mercoledì sera, ore 20.30: le sbarre di un passaggio a livello mi fermano lungo la strada che mi separa dalla mia cena. Spengo il motore e attendo: solitamente passa un solo convoglio, le tempistiche sono indolori, e non si aspetta mai moltissimo, al massimo cinque minuti. Mi piazzo il mio mini ipod nelle orecchie e canticchio. Vedo che le rotaie alla mia sinistra si illuminano: il treno è in arrivo. Che strano, è così lento, penso. Arriva alle sbarre a velocità ridotta, piano pianissimo. Arriva all’incrocio con la Castellana, piano pianissimo.
E allora il macchinista che fa? Perché è qui il bello. Lui si ferma. In mezzo al quadrivio fra ferrovia e asfalto. Guarda a sinistra, guarda a destra. A destra ci sono io. Io che lo guardo, incantata. E riparte, sempre piano pianissimo.
Ecco. Non è bellissimo? Il macchinista che guarda a destra e sinistra prima di attraversare la strada, come un bambino a cui la mamma ha detto di stare attento alle macchine. Io l’ho trovato bellissimo.
Il treno mi sfila davanti, piano. Come se aspettasse qualcuno, come se si aspettasse il segnale di qualcuno. Come se non so: come qualcosa come se.
Dopo il macchinista passano i vagoni: ci sono poche persone, i pendolari hanno già dato. Qualcuno legge, qualcuno mi guarda dal finestrino. Io mi chiedo dove vanno loro; ma loro si chiedono dove vado io?
Le cose belle sono quelle che ti viene da ridere e da pensare, insieme. Che sono semplicemente belle. Che non hai altre parole per dirlo. Come la nonna con l’insalata. Tu sì che hai capito cosa intendo per cose belle.



Mi dispiace tanto per chi non le vede. Non bisogna essere particolarmente svegli, né intelligenti: io non lo sono. Non serve mica spirito di osservazione, curiosità o attenzione. Basta aver voglia di vederle e capire che sono belle. Chi era con me al passaggio a livello continuava a pensare alla cena fredda o alla partita già cominciata, e a quelle sbarre che non si alzavano e vedevano un macchinista lento. Semplicemente lento. Superficialmente lento.
E poi veramente le sbarre non si sono alzate, perché a causa di un guasto tecnico non hanno funzionato prima di mezz’ora. Hanno aspettato anche l’altro treno, senza far passare le macchine nell’intermezzo. Ma quando finalmente si sono alzate io avevo già fatto inversione di marcia ed ero arrivata a destinazione sfruttando viabilità alternativa. Feltrina o Noalese non fa differenza, la strada non conta, la meta era quella giusta.
Chissà chi si è accorto che il macchinista ha guardato a destra e sinistra prima di attraversare. Chissà chi se l’è perso. Chissà chi si chiede se l’ho visto io, dentro la mia micra rossa tutta ammaccata.

Un paio di giorni senza Silvia vi faranno bene, così vi disintossicate un po’ dal mio angosciante pessimismo e dal mio trabordante ottimismo, che a giorni alterni confondono e innervosiscono. Torno a Castiglione.

Inoltre sono senza Adsl fino alla prossima settimana perché i guasti tecnici non sconfiggono solo le sbarre dei passaggi a livello, ma se la prendono anche con le connessioni internet. E il mio computer ne ha passate tante quest’anno che una settimana senza Adsl ormai non lo tocca gnanche più.

Buon 21 novembre a tutti. E siccome è quasi finito, anche buon 22 novembre.

E visto che me l’hanno messa su stamattina su radio Dj, e che potrebbe starci visto il tema del post, e che io detesto Jovanotti, e che mi sono venuti un po’ di brividi lo stesso. Eccola.


Bella - Jovanotti
E gira gira il mondo e gira il mondo e giro te
mi guardi e non rispondo perché risposta non c’è
nelle parole
bella come una mattina
d’acqua cristallina
come una finestra che mi illumina il cuscino
calda come il pane ombra sotto un pino
mentre t’allontani stai con me forever
lavoro tutto il giorno e tutto il giorno penso a te
e quando il pane sforno lo tengo caldo per te ...
chiara come un ABC
come un lunedì
di vacanza dopo un anno di lavoro
bella forte come un fiore
dolce di dolore
bella come il vento che t’ha fatto bella amore
gioia primitiva di saperti viva vita piena giorni e ore batticuore
pura dolce mariposa
nuda come sposa
mentre t’allontani stai con me forever
bella come una mattina
d’acqua cristallina
come una finestra che mi illumina il cuscino
calda come il pane ombra sotto un pino
come un passaporto con la foto di un bambino
bella come un tondo
grande come il mondo
calda di scirocco e fresca come tramontana
tu come la fortuna tu così opportuna
mentre t’allontani stai con me forever
bella come un’armonia
come l’allegria
come la mia nonna in una foto da ragazza
come una poesia
o madonna mia
come la realtà che incontra la mia fantasia.
Bella!




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giovedì 20 novembre 2008 - ore 14:58


Come i sogni che farai o prenderai a noleggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Basta, non se ne può più dei miei post malinconici e depressi. Non se ne può più di leggere cose che non hanno senso, che cercano di mascherare la verità pur rendendola palese, che tentano di spiegare ma non dicono niente di più di quel che c’è da dire, cioè niente. Non se ne può più di leggere i miei problemi, le mie frustrazioni, i miei sogni infranti e quant’altro. Basta. Sì, è vero, è il modo migliore che conosco per sfogarmi senza dover pagare un analista. Ma la prossima volta che scrivo qualcosa di drammaticamente lacrimoso lasciatevi andare a insulti e provocazioni, accetto qualsiasi tipo di improperio. E ricordatemi che ho promesso di sorridere.



Detto questo, parliamo di cose belle. Partirei quindi dal mio corso di teatro.
Da martedì una nuova punizione corporale ci viene inflitta se non eseguiamo alla perfezione gli ordini che ci sono comandati. Secondo me Daniele ha notato il compiacimento di Alvise nel tastarsi i suoi nuovi pettorali da flessioni, e ce le ha tolte. Ma forse non è neanche questo il motivo. Di sicuro non è per pietà o per uno slancio affettivo. No, è che ha pensato a qualcosa di peggio.


Io e Alvise in una foto di repertorio, estate 2008

Il nuovo esercizio barra punizione è facile. Un movimento leggero, circolare, lento e poco faticoso. Dobbiamo stare in ginocchio, seduti sui nostri piedi incrociati dietro; tenere le mani e le braccia alzate, portarle lentamente giù e infine rialzarle, compiendo un unico cerchio e producendo le vocali e le consonanti indicate dal sommo maestro. Ecchessarammai. Ci domandavamo perché la chiamasse punizione e anzi all’inizio non capivamo se fosse quella, la punizione. Quattro minuti in detto stato, tutti in cerchio sul palcoscenico. Tutto ok. Esercizio finito. Non è successo niente, l’abbiamo scampata bella, forse non era tanto arrabbiato. Uno alla volta cerchiamo di riprendere la posizione eretta. Ed ecco l’inganno. I miei arti inferiori sono percorsi da piccole formiche arrabbiate. Ho difficoltà a mantenere l’equilibrio.
Ci guarda tutti, uno per uno. “Dopo 10 minuti perdete la sensibilità dei piedi, dopo 15 quella delle gambe, dopo mezz’ora qualcuno sviene”.
“Dopo un’ora sopraggiunge la morte cerebrale”
aggiungo per sdrammatizzare.
Momento sbagliato per sdrammatizzare. Scelgo sempre il momento sbagliato per sdrammatizzare. Nel dubbio, comunque, Daniele non ha mica negato.



Abbiamo anche fatto un esercizio di lateralità. Io ovviamente l’ho cannato in pieno. Ma il maestro mi ha guardata con gli occhi compassionevoli che gli vengono ogni tanto, quando torna buono. "Insisti", mi ha detto, perché abbiamo già discusso del mio piccolo problema. Così, sospinta dal mio regista, ho insistito convinta e orgogliosa.
"Ce la devo fare - pensavo fra me e me mentre cercavo di toccarmi naso e orecchie - devo impegnarmi e un giorno riuscirò a muovere destra e sinistra contemporaneamente e distintamente". E ho insistito.
Col risultato di produrmi in una serie di movimenti scimmieschi e di difficile comprensione.
Sono goffa e scoordinata. Sono impacciata e maldestra. E sono tanto poco femminile. E mi muovo senza eleganza e con la nobiltà di un cammello.
Così è, se vi pare.

“Non so cosa mi è preso – disse un giorno – Oggi avevo paura di perderti, senza una vera causa scatenante. Solo ho tanta paura di non essere come tu mi vuoi”.
“Ma io ti voglio come sei”.
E si amarono l’un l’altro, sospesi su un filo di neve.


PS 1- Di bello c’è che ho imparato il canto V della Divina Commedia, Paolo e Francesca. E che studiarlo per interpretarlo su una scena lo rende ancora più bello di quanto già non sia.

PS 2- Ieri sera facevano Elf. Non l’ho guardato.


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