Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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giovedì 9 agosto 2007 - ore 10:55
Occhialismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sogni di gloria svaniti in un lampo. In una mail, oserei dire. Risposta rapida e concisa. Non ci sono fino al primo gennaio. Che poi, chi è che torna a lavorare il primo gennaio? Visto che c’è si finisce le ferie fino a dopo la befana. Sempre se a Princeton festeggiano la vecchia. Anyway, quell’uomo è irreperibile e la mia tanto importante intervista forse non avrà luogo. Anzi, a questo punto inizio a dubitarne seriamente. Ho perso quasi del tutto le speranze. Sembrava troppo bello, era un sogno, e infatti si è polverizzato in un secondo. Poteva essere il mio trampolino di lancio per la fama eterna. E sarà un trampolino su una piscina vuota. Sai che male il cemento...
Va beh, parliamo di cose più simpatiche. Devo superare, devo somatizzare. Se ne parlo troppo adesso mi viene il magone. Anche se in realtà sto tentando una seconda carta per vedere se ne cavo qualcosa.
Ho una spiegazione logica e scientifica ai fenomeni meteorologici che si sono scagliati sulle teste di tutti noi ieri. Io e Maury ci siamo comprati degli occhiali da sole. Sì, lo so, è stata una follia, ne sono perfettametne consapevole, ma ci ha fatto davvero un prezzaccio da amico, era da stupidi non approfittarne, e ne abbiamo approfittato.
Forse troppo, e l’ira del cielo si è abbattuta su di noi. Ovviamente anche Maury ha fatto la sua piccola follia, mica poteva lasciarmi sola a spendere soldi, e bisogna dire che quegli occhiali gli stanno davvero benissimo... Che bello il mio amore.
Visto che c’ero, ho prenotato anche quelli da vista nuovi, che mi arriveranno poco presumibilmente e tanto sicuramente dopo il 25 agosto. Speriamo prima, perchè i miei hanno bisogno di manutenzione, e non so quanto mi durano ancora in queste condizioni... Come al solito sono entrata per comprare gli occhiali con la montatura bianca, o al massimo verde, per spezzare da questi miei rossi e cambiare completamente genere e colore. Con la convinzione di ogni volta che entro in quel negozio. E come al solito sono uscita con un paio di occhiali che mai avrei pensato di comprare. Sono davvero graziosissimi però, e mi stanno d’incanto. Color ghiaccio, mi hanno detto. Resta il fatto che sono fa-vo-lo-si.
Mah... Io, onestamente, non ci vedo niente che somigli ai miei occhiali nuovi...
Ma la cosa che fa ridere non è questa. E’ che nel giorno in cui abbandono i miei occhiali di plastica colorata per avere dei veri occhiali da sole scende un diluvio che annega la città, che ci fa saltare le telecamere fisse all’ippodromo, che manda tutti in tilt, e che copre il sole che avrei dovuto coprire io con i miei nuovi occhiali da sole. Che mi stanno davvero divinamente.
Mai come te. Se avessi metà della classe che avevi tu sarei già dove dico io. E invece sono a Treviso.
E’ sempre uno dei miei film preferiti. E poi con la colonna sonora di Mancini che ci sta divina. Anch’io ho le paturnie sai, Lulamy. Ce le abbiamo tutte.
Moon River music by Henry Mancini, lyrics by Johnny Mercer
Moon River, wider than a mile, I’m crossing you in style some day. Oh, dream maker, you heart breaker, wherever you’re going I’m going your way. Two drifters off to see the world. There’s such a lot of world to see. We’re after the same rainbow’s end-- waiting ’round the bend, my huckleberry friend, Moon River and me.
Sono perplessa. Quando tiro fuori l’ironia vengo il più delle volte fraintesa. La gente non ride, ed anzi a volte finisce con il ritenermi cinica, insensibile, crudele. La cosa che mi riesce più facile su questa terra, seconda solo all’ingozzarmi di crema di mascarpone, è il riuscire sempre ad usare le parole sbagliate nel momento sbagliato. E quando la mia ironia prepotentemente esce allo scoperto, e il mio sorriso malizioso si insinua tra un sostantivo e un avverbio, nessuno ride. Non bastasse, quando trovo che la mia vivacità umoristica si sia espressa nella sua forma più alta, quando mi compiaccio della mia arguzia intellettuale, nessuno capisce realmente. Allora io esagero una risata di chiarimento, insomma, dai ridete, era una battuta. E contrariamente al caso precedente, nessuno ride ma non perché mi si ritenga una persona senza cuore, ma una persona semplicemente sciocca e frivola. E priva di una vera vena ironica.
Una volta un mio amico mi ha detto che ho un umorismo troppo sottile per essere compreso, e anche qui non so se fosse una pillola zigulì per farmi accettare il fatto che nessuno ride alle mie battute, o davvero un complimento di quelli che non ti aspetteresti mai da uno come lui, sempre riservato e poco propenso al dialogo interpersonale. La nostra amicizia era nata più o meno lì. O forse quella volta che mi ha offerto una Barclay e gli ho detto che non le conoscevo, ma mi ricordava l’etichetta discografica di Jaques Brel. Ha detto che i miei genitori avrebbero dovuto controllare la musica che ascoltavo, e che una ragazza così giovane non aveva motivo di farsi male a quel modo. Mauro, dove sei.
Alcune sere fa è successo di nuovo, ho tentato la carta simpatia e non ho sortito l’effetto sperato. È incredibile, davvero inconcepibile. Non ha assolutamente senso. Perché quello che a me fa un sacco ridere detto da me, agli altri detto da me pare semplicemente un’enorme, strepitosa, gigantesca cazzata? Nasce e cresce come ironia, perché deve essere travisato? Davvero sono troppo sottile? O la mia sottigliezza prende il nome di demenza quando non si palesa alle orecchie degli astanti? Sono semplicemente punti di vista o mi sto arrampicando sugli specchi per non accettare una realtà che è più reale di questo brufolo sul sopracciglio? C’era questo mio amico, che non vedevo da anni, che si è trasformato come per magia in un rapper alternativo e molto bella lì. Mi ha detto perfino ciao zia. Quando dopo 10 minuti di paradossale ed assurda conversazione ho cercato un pretesto per andare a casa (riuscendo a farmi dare della sfigata che va a casa a mezzanotte proprio all’ora in cui lui inizia il puttan tour, bonjour finesse), ha voluto regalarmi un suo personalissimo pezzo d’arte, reppandomi una filastrocca che al momento scusate ma ho freudianamente rimosso. Solo che alla seconda strofa mi si è perso il ragazzo, e non si è ricordato il verso successivo a “cadono in terra verdi fogli”, o qualcosa di simile. Ed io, con la mia arguzia, con la mia intraprendenza, con la mia straordinaria ironia, ho ricambiato il saluto componendo istantaneamente una rima che lo completasse, azzardando un “e se li vedi li raccogli”. Il fatto è che forse non dovevo ridere come un’ebete dopo questa uscita poco decorosa. Lui non ha apprezzato e i suoi amici (tra i quali uno era un misto fra Costantino, il cantante dei Gemelli Diversi e un sedicenne disadattato degli anni ’90) hanno preferito non proferire verbo, mentre la Dany sola ha capito che la mia voleva essere una provocazione neanche tanto mascherata al fatto che un quasi uomo di 26 anni si rifiuti di crescere e saluti un’amica di vecchia data con ciao zia bella lì. Resta il fatto che la mia ironia non la capisce nessuno. Questo era solo l’ultimo esempio.
Mauro, dove sei.
E poi volevo dire che ho capito perché ingrasso con rigore ed equilibrio, nonché con una straordinaria costanza e coerenza. Tengo allenato il mio metabolismo nutrendolo a intervalli regolari di circa due ore. Quando entro in doccia e verso il mio bagnoschiuma sulla spugna gialla (odio le spugne gialle, è una di quelle cose che non capirò mai, i clown, Charles Bronson e le spugne gialle) non posso fare a meno di tornare con la mente al momento in cui l’ho acquistato, al supermercato. Mi ero fatta affascinare da quella scritta sull’etichetta frontale che avevo fugacemente letto prima di infilare la confezione nel carrello, convinta che fosse un bagnoschiuma al sapore di bignolata. Già immaginandomi immersa in una schiuma profumata di bignolata.
Per poi arrivare a casa e scoprire che invece c’era scritto bagnolatte.
Quindi ogni volta che mi faccio la doccia c’è quel misto di soddisfazione e umiliazione che mi accompagna ogni giorno della mia vita.
La mia connessione internet sembra avere vita dura. Dura perchè non riesce a tornare a nuova vita. Intanto mi godo una benedetta seduta disintossicante da schermo, e i miei occhi ringraziano. Poi ho preso delle decisioni fondamentali per una ventiseienne, come ad esempio non comprare più vestiti a fiori e gonne a quadri, e smettere di bere. Almeno prima delle 19.00. Mi sembra un ottimo compromesso con la mia cirrosi.
E per la serie volevo dire che.
Volevo dire che non sto studiando un cazzo, sto lavorando a manetta, sto guadagnando bei soldini, li sto spendendo con profitto, e quelli che ho guadagnato verranno a servire per nuove esilaranti avventure di cui vi narrerò appena sarò tornata in possesso della mia connessione internet nel mio computer nella mia tavernetta fresca fresca.
Vado a letto. Ho finalmente ricevuto la mail che aspettavo, la giornata di domani prenderà una piega diversa.
Soprattutto perchè non mangerò da mia nonna, e riuscirò a finire il pranzo oltre le 12.05. Oggi a mezzogiorno e dieci ero alla frutta. Quella donna vuole esaurirmi. Come se non ci pensassi già io da sola.
Ce ne sarebbero di cose da dire, ma sono le tre per tutti, ragazzi. E dopo una serata di lavoro e birra merito riposo, a casa del mio pasticcino con laria condizionata che ci batte sui reni.
Il freddo tiene bella e giovane la pelle. Dicono.
Bah. Io mi fido poco.
NB - ALTRA COSA DA FARE VISTO CHE SONO UNA VENTISEIENNE
Smetterla di dire che non mi fido di chi lavora sulla bellezza altrui. Ho solo da imparare. Uff.
Da giovane, quando pensavo alla mia futura maternità, volevo 4 figli. Poi ho realizzato che erano tanti da gestire, e ho puntato sul tre, come mia madre. Poi ho pensato che erano tanti lo stesso, e per questione di salto generazionale - siccome mia madre è gemella dovrei averne due io, ho deciso che volevo due figli. I due sono velocemente diventati uno, per questioni che mi sembra superfluo approfondire. Ora credo che ne adotterò uno di quarant’anni, con figli suoi. E sarò la nonna migliore del mondo.
Allo stesso modo si è alterata la visione idealizzante della casa dei miei sogni, che partiva da una villa in campagna con campo da calcio quando ero poco più di una sognatrice adolescente, a una casetta con back garden in periferia, a un grande attico vicino al centro, per ridursi a un grazioso appartamento poco impegnativo da pulire ma arredato con ottimo gusto. Che sarebbe il mio.
Come si cambia, come passano gli anni… Non te ne rendi neanche conto, e sacrifichi giardino, animali domestici e tre figli.
Riflettevo su questo l’altro giorno al mare con la Dany. Un miracoloso pomeriggio al mare, io e lei, dopo due anni che non vedevamo una spiaggia dal vivo insisme. Ma il miracolo è diventato inferno, in quanto eravamo circondate di petulanti, rumorosi, esaltati ragazzini e bambini dai 3 ai 14 anni, con una vitalità che io non ricordo di aver avuto, e una maleducazione che sono sicura di non aver mai dimostrato. Correvano come cavalli zoppi sollevando zolle di sabbia. Sollevandole addosso a me, intendo. Gridavano come aquile malate rincorrendosi perché qualcun altro aveva fatto un castello migliore del loro. Si lamentavano di una bambina di 4 anni che faceva il diavolo a quattro e non riuscivano a fermarla, loro, uomini duri. Alcuni di loro trovavano divertente, in una spiaggia libera frequentata da gente che va al mare per rilassarsi, descrivere verbalmente ogni loro movimento ed ogni azione del loro corpo: “Adesso mi metto in ginocchio, ecco, adesso mi stendo sull’asciugamano, poi prendo l’acqua, ecco, e adesso vado a prendermi un gelato, lo voglio o cono o coppetta, e poi torno qui e lo mangio, adesso mi alzo, vado verso l’ambulante, adesso ho fatto tre passi, adesso respiro di nuovo, adesso faccio un altro passo”. Grazie, questo è un importante ragguaglio, la mia giornata prenderà una piega differente, ma adesso perché non vai a nuotare nell’acqua alta? Non sai nuotare? Meglio. Insofferenza ai massimi storici. Odio i bambini. Credo di odiare i minorenni in generale. Per essermi quanto meno indifferenti mostratemi la patente.
[cercavo su google un’immagine per STRESS e ho trovato questa... mah...]
E comunque volevo dire che nella mia prima giornata al mare ho peccato in prudenza, e sono stata punita. Per paura di scottarmi in viso mi sono abbondantemente idratata di crema solare protettiva, e come risultato ho ottenuto un viso pallido e smunto e un corpo dorato e croccante.
Sono la regina della sfiga.
Inboltre la mia connessione internet è momentaneamente (e probabilmente per il prossimo mese) non fruibile, e lo stress da non scrittura sta provando seriamente i miei nervi. E non è fruibile ora che aspetto una mail importantissima, anzi due. E che mi serve assolutamente msn. Tant’è, la sfiga mi rincorre e non riesco a staccarla.
E poi volevo dire che sto dedicando le mie vacanze al cibo. Contro quella moda massificata della dieta estiva. Io vado contro corrente.
Avevo cominciato a scrivere il diario completo della mia mini vacanza in Umbria, già incerta sul da farsi, indecisa se dare voti o esporre in punti, ma mi sono bloccata all’improvviso. Stavo saltando un sacco di piccoli significantissimi particolari ed eventi minori che avevano segnato in modo straordinario la mia fuga dalla città. Cancella, riscrivi, cancella, e ripartendo dall’inizio modificavo e editavo tutto quello che avevo prodotto nella mezz’ora precedente. Per ricancellare di nuovo. Ci vuole tempo. Forse non ne ho, forse non vedo l’ora di averlo, e quindi di farlo questo diario, e di scrivere tutto. Anche se poi tutto non sarà. Quattro giorni sì, ma ben fatti. Intensi, dolci, freschi, sapidi, indimenticabili. 11 Luglio 2007 - Assisi
13 Luglio 2007 - Spello
13 Luglio 2007 - Spello
Voto 10 all’Umbria. È stata una mini vacanza, ma non potevo immaginare né sperare di meglio. Ora sono sentimentalmente ed affettivamente legata a questa regione. Mai nessuno deve osare termini sconsiderati nel rivolgersi all’Umbria.
La vallata, alle pendici della Rocca di Assisi
La campagna di Santa Maria degli Angeli (PG)
Assisi dalla nostra finestra
Ho solo un appunto: quando viaggiate per l’Umbria munitevi di cartine dettagliatissime e precisissime. Gli urbanisti che hanno pianificato la viabilità perugina dovevano essere completamente sbronzi. Anche se un ubriaco avrebbe fatto probabilmente un lavoro migliore.
Una rilassante vacanza all’insegna della pioggia e del maltempo mi aspetta. Domani mattina sveglia alle ore 6.05 (quello 05 mi da una carica e un ottimismo che non potete immaginare). All’incirca 5 ore di autostrada, o qualcosa di più con sosta brioche, e poi finalmente poggeremo le chiappe su suolo umbro. Suolo umbro, pioggia umbra, vento umbro, umidità umbra, temporali umbri. Mi conviene sperare che l’hotel sia fantastico, e che nei dintorni ci siano attrazioni turistiche da leccarsi i baffi, perché sono meteoropatica e soffro terribilmente quando il tempo è pessimo. E pessimo sarà, come si conviene alle mie ferie. E poi dai, non buttiamoci giù, in quel periodo nella regione ci sono così tante cose da fare, da vedere, da sentire. Ad esempio Sonny Rollins. Ma solo Maury andrà al concerto. Io quella sera la passerò in totale libertà. Abbiamo capito che non abbiamo interessi così comuni come credevamo, e che non siamo disposti a spendere soldi nello stesso modo. E siccome ci amiamo e sappiamo rispettarci, ci dividiamo. Non me la sentivo di pagare una cifra simile per un concerto sì grandioso, ma che non avrei potuto apprezzare fino in fondo. Così ci dividiamo, con amore e serenità, come si conviene alle nostre ferie – abbiamo iniziato ad accettare e in un certo modo amare l’assenza l’uno dell’altra quando siamo in vacanza. Siamo a Perugia dopotutto, non a Hong Kong, io non mi perdo, lui non si perde e possiamo ritrovarci in qualsiasi momento grazie a quella meraviglia tecnologica che è il cellulare.
Mi sono già fatta un programma per sabato sera. Allora, accompagno il mio uomo al concerto, passeggiando mano nella mano alle luci della sera, come due innamorati quali siamo. Poi lui entra a prendere posto, e si gode un concerto che sogna da mesi, da quando ha prenotato quel sedile di vellutino. Io mi allontano con aria sicura, raggiungo una libreria che sicuramente sarà aperta in periodo di UmbriaJazz. Entro ed acquisto il primo libro che attira la mia attenzione (è un periodo in cui credo molto al destino, i segni sono spesso sintomi di un futuro più prossimo che remoto). Dopo di che vado a bere del vino rosso in una cantina, un’osteria che mi ispira fiducia. Qualcosa di economico, rustico e simpatico, con un nome preferibilmente in dialetto, o ancora meglio consigliata da un abitante della zona, al quale chiederò informazioni e magari un suggerimento su cosa ordinare. Mi siedo fuori, sistemo la gonna, pago subito la consumazione, estraggo il mio libro. Scrocco una sigaretta a un gruppo di uomini in giacca e cravatta, parlando in spagnolo. Funziona sempre, perché pochissimi conoscono lo spagnolo e passi per la turista con la quale la razza italiana deve fare bella figura. Fumo la mia sigaretta, bevo il mio vino rosso, leggo il mio nuovo libro. Ogni tanto guardo in giro e assaporo l’aria di Perugia, invento storie sui passanti, creo identità segrete ai camerieri, sorrido a quel vecchietto che mi sta fissando perché gli ricordo la fruttivendola di qualche anno fa. Poi Maury esce dal concerto, mi raggiunge. Beviamo ancora vino rosso, un sacco di vino rosso. Io non ho ancora finito il mio libro, ma me lo porto a casa, lo finisco con calma a Treviso. A meno che non sia necessario terminarlo subito per una insana curiosità sorta a pagina 124.
Saluti a tutti gente. Passate un buon week-end. E con chi ha tempo e voglia ci sentiamo per telefono. Anche se credo che il più delle volte lo lascerò in camera a riposare, così mi riposo io.
PS – visto che ho lanciato lo spoiler, vi racconto sta cosa. Anni fa mi divertivo con un’amica pazza quanto me – e ubriaca quanto me – a farmi fare foto dalla gente in centro a Treviso. Provateci anche voi, dà veramente soddisfazione. Sceglievamo inglese e spagnolo alternativamente, fermavamo il primo che passava con l’aria un po’ da tordo e gli chiedevamo in un finto italiano scorretto con pronuncia straniera di farci una foto ricordo del nostro fantastico soggiorno a Treviso. Abbiamo scoperto che la gente è molto disponibile con i turisti, che molti confondono una trevigiana con una spagnola e soprattutto che pochissimi si accorgono che quelli che parlano non sono madrelingua spagnoli o inglesi. Ma è sempre bello gabbare la gente per bene. Se lo meritano, per essere appunto gente per bene.
Dopo aver controllato calendario ed agenda, e dopo essermi assicurata che è tutto vero, sempre per il fatto che mi piace lamentarmi e compatirmi da sola, adesso mi sfogo del fatto che sono oberata di impegni fino a metà luglio (oberata nel senso che devo trovare il tempo per respirare e dormire e non so a cosa toglierlo), e mi sfogo perché le cose mi arrivano tutte contemporaneamente.
Ho organizzato con Maury un miniviaggio relax, ancora 5 mesi fa, ed eravamo sereni e convinti della nostra prenotazione non ricordando che, come ogni volta succede, quei pochi giorni si trasformeranno nel peggiore dei momenti possibili per lasciare la città.
Lunedì e martedì fuoco e fiamme, tra lavoro, lavoro e lavoro. Stavolta non si tratterà costiera, bensì di zona collinare: la promozione per il Palio Dei Comuni mi porta sempre più distante, e le ore dedicate agli eventi Ippo sottraggono ore preziose al mio studio.
Martedì pomeriggio la laurea di Piccoli, e ci sarà di che festeggiare.
Poi la mattina successiva parto. La mia unica vacanza estiva saranno 4 giorni nelle fresche terre umbre, per poter accontentare il mio amore infinito che non ha mai visto l’UmbriaJazz. E un jazzista che si rispetti ci deve andare assolutamente. E la fidanzata lo deve convincere che 4 giorni a Perugia a sentire concerti jazz sono un po’ eccessivi, così andrà a finire che faranno 3 giorni di Umbria e uno di jazz. Compromesso necessario. Con casa base ad Assisi e poi muovendoci per i centri più interessanti della regione, mercoledì rotoleremo verso sud, faremo un sacco di bellissime foto, passeremo finalmente del tempo insieme lontani dal traffico dal lavoro e dal cellulare, e ovviamente ci riempiremo di cibo fino a svenire. Viaggi enogastronomici come noi non li fa nessuno.
Torniamo il 15, giusto in tempo per andare a lavorare all’ippo alle 19.30.
Entro il 20 devo consegnare le prime due cartelle di tesi. Maury forse ha un esame il 24. Mah. È che non posso lamentarmi, perché me le vado a cercare. Cazzo.
PS – qualcuno mi può offrire un lavoro nei week end estivi? Ho appena perso un po’ di soldini, e mi serve qualcosa in zona. Ho bisogno di denaro, e ne ho bisogno impellentemente.
La giornata a Bologna è stata estremamente produttiva e stimolante. Mi sono stati offerti talmente tanti spunti di scrittura in così poche ore che se ogni giornata fossi così ricca ora sarei ricca io. Certo, se le Leile fossero venute con noi sarebbe stata tutta un’altra cosa, ma noi ci accontentiamo perché siamo persone semplici. E poi le Leile verranno in altre occasioni e, aggiungo in update, anche una Elila...
PUNTO UNO Credevo che la pizza con spaghetti bolognese – con immancabile traduzione deutsch - avvistata in una pizzeria di Eraclea fosse il massimo dell’immaginario trash nell’alimentazione. Mi sbagliavo, non era ancora il massimo. A Bologna infatti oggi ho visto, e lo posso giurare, la pizza con i tortellini e la pizza con spaghetti verdi, vendute al taglio. Disgustorama.
PUNTO DUE Da alcuni mesi il Corriere Della Sera sta sperimentando un Invito Alla Lettura, facendo trovare copie del quotidiano ai passeggeri di Trenitalia sui loro sedili – vorrei far sapere la Direzione che apprezzo molto, e lo vedo come un risarcimento per i 25 minuti totali che ho accumulato in 2 viaggi oggi. Grazie a questa iniziativa ho fatto la stramba conoscenza di un uomo insolito. Non si è presentato, si è semplicemente alzato dal suo polveroso seggiolino e mi ha avvicinata dicendo: cosa vuol dire questa parola? La parola in questione era antisemita. Lo scruto sgomenta; è un uomo sulla quarantina, trasandato e dalla barba incolta, ma gli occhi sono vivaci e, credendolo straniero, gli do una definizione approssimativa, per non confondere troppo il suo approccio con l’italiano. Non era straniero: era più italiano di me, un romano de Roma, buddista quanto Richard Gere, amante dei walkman e odiante degli ipod, che vagabondava zaino in spalla, che voleva sapere il contrario di antisemita e che, dopo aver sputato sulla foto del papa in terza pagina, mi ha chiesto cosa pensassi di Veltroni e confidato i suoi dubbi sull’efficacia dell’indulto. Ha così iniziato il suo Budda pensiero, rivelandomi che sì, è difficilissimo governare un Paese. Una buona parola per tutti insomma, dal premier al pontefice, passando per la polizia e i giornalisti. Tutto ciò è durato la bellezza di 5 intensissimi minuti, dal suo abbordaggio al nostro arrivo a Rovigo. La sua frase di commiato è stata (mostrandomi il retro del giornale con una gigantografia di Gorge Michael) “non fanno più questa musica qua, qua tutti riciclano, tra un po’ faranno i Pink Floyd reggae". Spero di incontrarlo di nuovo. Ho un sacco di cose da chiedergli.
PUNTO TRE E alla fine arriva Gianni. A tutti è capitato, in un assolato pomeriggio bolognese, di sentirsi proporre: "andiamo da Gianni?" E i più sventurati avranno ribattuto:" e chi è Gianni?" O voi ingenui, o voi ignoranti, o voi inconsapevoli non conoscitori di Gianni. Come avete potuto sopravvivere fino a questo momento senza Gianni? L’incontro con Gianni è uno degli istanti di una vita degni di essere ricordati, ed immortalati con una foto, se possibile. Lincontro con Gianni fa parte della formazione essenziale anche se non sufficiente di chi visita la città. Giustamente, le espressioni degli astanti alla ribattuta dell’ingenua matricola saranno molto espressive, e veleranno il loro disappunto con occhi biechi e qualche mezzo ghigno, se non una bocca storta e infastidita: “come, chi è Gianni…”. Qualcun altro approfondirà il tono sorpreso chiedendo: “ma come, non sai chi è Gianni?” Già dal giorno dopo, anche il nuovo affiliato può dire “come, chi è Gianni…” ai nuovi ingenui passerotti che bivaccano inconsapevoli per Bologna con il disappunto consono alla situazione. E’ assolutamente necessario far valere la propria precedenza sulla conoscenza di Gianni, che da non so quanti anni sfama l’emiliana afosa estate con i gelati più straordinari che si possano trovare sulla faccia della Terra anzi no, nell’intero universo. Oggi mi sono saziata con una pallina di mascarpone cacao ricotta e una di crema di latte nocciole mou cioccolato bianco. Maledetto Gianni che diventi una droga dopo il primo cucchiaino.
PS [CHE SAREBBE IL PUNTO QUATTRO] – fino ad ora l’avevo sentito dire solo da uomini, oggi l’ho sentito dire da una donna, e fa uno stranissimo, piacevolissimo effetto. Perché quella donna sono io. E oggi posso dire: me la da, anzi forse me l’ha data.
Mi ha detto di scrivere due cartelle entro le prossime due settimane, con una breve spiegazione di cosa voglio fare, perché e come, suddivisa in punti, con capitoli e bibliografia essenziale. Tocco il cielo con un dito. Oggi deve rimanere una giornata bellissima. La schifezza è stata ieri, con quel brutto tiro ricevuto a tradimento. Peccato. Anche ieri era stata una bellissima giornata. Oggi però di più, e allora godiamocela.
Sono una ragazza paziente. Sono accondiscendente, accomodante. Sono un’anima tranquilla, pacata, solare. Serena. Sono una ragazza d’oro, amichevole, gioviale. Modesta. Sono una gran compagnona, racconto barzellette divertentissime, so un sacco di canzoni, mi faccio in quattro per chi me lo chiede. Rido spesso, sorrido sempre. Ho un’elevatissima soglia della sopportazione.
Poi sorge la luna piena. E cambia tutto.
Quando sono in pms, e quando vedo certe cose, ma soprattutto certe persone poco gradite, non mi toccate. Ci sono persone che riescono a rivoltare il mio umore come un calzino, e riescono a cambiare una giornata che, volta al termine, stava aspettando la cena pacifica e beata. Invece no. Gli invasori di quieti dopo il temporale. È successo oggi: mica era programmato, ma è successo. Bisogna che qualche buon samaritano mi levi dalla vista alcuni personaggi che sfidano la mia sanità mentale con slanci di demenza dei quali non li sospettavo capaci. Bisogna che mi siano levati di torno, bisogna che qualcuno li faccia sparire. Mettiamola così: non voglio stronzi nei paraggi, soprattutto quando sono più debole e fragile, povera piccola Silvietta. Io voglio girare il mondo, loro lo vogliono veder girare attorno alle loro teste di cazzo. Semplice, il discorso è più o meno questo.
State alla larga, lo dico per voi. Divento irascibile. Divento irriconoscibile. Con tutti. Mica ogni mese, mica sempre. Altrimenti sarei una single isterica, perchè Maury ha una soglia di sopportazione inferiore alla mia in periodi tranquilli. Abbiamo stipulato un tacito accordo di non belligeranza, io lo avviso prima e lui mi sta lontano, giusto quel po’ che gli renda facile la sopravvivenza della mia irrequieta settimana di pms. Perchè quando l’attacco di sindrome è violento, divento violenta anch’io.
Quando sono in pms, e quando la pms è di quelle potenti e prepotenti, lasciatemi stare. Ho bisogno di sfogarmi, di ingozzarmi di dolci e di fritto, e di non sentirmi fare la morale, e di non sentire cazzate. Ecco, soprattutto di non sentire cazzate. Perchè sono estremamente sensibile e sincera, in pms. Non è una scusante lo comprendo, dovrei riuscire a controllarmi, dovrei contenere certe manifestazioni: ma le esplosioni ormonali, chi non le ha provate, non le può giudicare. Acidità che fuoriesce da ogni poro della mia pelle. Tranne da quellì già ostruiti da brufoli, sorti appunto col sorgere della pms. Sorti come lune piene, come demoni dall’oltretomba. Presenze inquietanti, spettri di una vita parallela, una gemella cattiva dalla quale alla nascita mi hanno separata, e che mi rinchiude nelle segrete di una grigia magione una settimana al mese. Prende il mio posto, cena con la mia famiglia, esce con i miei amici. Non si fa il mio ragazzo, perchè lui non la sopporta. E meno male.
Sì, oggi va così. Acidità, cattiveria, insofferenza. Eppure fino a poche ore piangevo con tutte le pubblicità in tv. La pms di questo mese è molto più feroce di quella del mese precedente.