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shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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domenica 1 luglio 2007 - ore 12:46


Lavorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri è successo che ho lavorato un sacco. Tipo dalle 3 e qualcosa di pomeriggio, fino a mezzanotte e mezza. Con un rapido intervallo di traffico in macchina per muovermi di una quindicina di chilometri da un lavoro all’altro. E poi sono successe altre cose, all’interno di tutto ciò, di cui intendo rendere tutti partecipi in quanto non ricapiteranno mai più per altri 26 anni della mia vita.
Spero di godermele ugualmente quando sarà un’arzilla ultracinquantenne.

- All’ipermercato, mentre io e la Dany ci facevamo scambiare per coccobelle, sono arrivati due cicciobelli: due ragazzi (dei quali uno decisamente carino) che, dopo averci intrattenuti con un simpatico abbordaggio finalmente non noioso o patetico, ci hanno invitate alla festa con grigliata a cui andavano quella sera. Peccato che entrambe avessimo un altro impegno. Io un impegno lavorativo, per giunta, che non è possibile rimandare tre ore prima dell’inizio delle corse. Quando mi ricapita un’occasione così? Due ragazzi carini che invitano me e la mia amica a una festa in modo così carino?
Almeno io me la sono fatta passare in qualche modo. La Dany ha continuato a pensarci per tutto il resto del pomeriggio.



Che tra l’altro io il cocco lo preferisco così...



- All’ippodromo la festa americana si è risolta con ettolitri ed ettolitri di birra gratis. Spinatori sul prato, tende con salsiccia e fagioli, birra. Soprattutto tanta birra. Avete mai provato la Cannabis? È una doppio malto corposa, molto saporita, colore paglierino con riflessi dorati tendenti rame, retrogusto forte e virile, si possono riconoscere essenze di muschio, malva e frutti rossi. Da servire fredda. Buonissima. Il 90% del personale dell’ippodromo ha lavorato con un tasso alcolico da ritiro patente. Il 9% per cento non ha bevuto per incomprensibili idiosincrasie alla birra. L’1%, nonostante una vivace passione per la birra, ha bevuto poco perché doveva sopperire alle mancanze del 90%.
L’uno sono io.



- La sera prima ho indossato i miei meravigliosi sandali marroni tacco 8 per quasi 4 ore, e non sono stata male. E così anche per quest’estate ho sfruttato le mie due uscite stagionali con i tacchi, posso stare tranquilla fino a settembre.



PS - Credevo di aver salvato il mio fratellino sedicenne dalla musica per giovani sedicenni di adesso. Fin da piccolo gli ho vietato di ascoltare certe cose, gli ho infilato direttamente nelle orecchie canzoni di Elio, Beatles, Bruce, Pearl Jam, U2. Ma oggi, controllando i download, ho trovato una canzone nuova. Chiamasi Radio Cristiane. Vediamo cos’è, mi consiglio. Ascoltiamola, mi suggerisco. Parte la canzone che fa da sottofondo al cornetto Algida, che fa du du du durududdu.
Era meglio vivere nell’ignoranza. Anche se con il terrore nel cuore devo ammettere che dopo un po’ di ripetizioni inizia a piaciucchiarmi. Era meglio vivere nell’ignoranza 2.

Poi volevo dire che sono abbronzata, ma con i segni del lavoro sulla schiena. Si chiamano maglie. E poi volevo dire anche che oggi lavoro di nuovo, e faccio una sorpresa al mio uomo che va prima di me a montare la telecamera nuova. Ma non posso scriverlo perché ogni tanto legge, e allora non posso svelare la sorpresa. Ma sono proprio una donna speciale. Donna eh.



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venerdì 29 giugno 2007 - ore 13:32


Emmeil
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Mamma: scusa, sei libera?
Silvia: sì dimmi, cosa ti serve?
Mamma: ha chiamato papà, ha detto che devo mandare un fax con questi fogli al ragionier X, ma ho da fare.
Silvia: ok, faccio io se vuoi.

DRIIIIIN DRIIIIIIIIIIN

Mamma: era papà, ha detto che non vengono bene, bisogna inviare i fogli per emmeil [pronuncia materna] a X. Puoi?
Silvia: non abbiamo lo scanner, non posso mandarglieli...
Mamma: cosa?
Silvia: quello per mettere i fogli di carta dentro il computer.
Mamma: ma mi ha detto che è qui [estrae da un cassetto un cd], devi spedire questo disco.
Silvia: ...
Mamma: hai tempo per spedirlo al ragioniere?
Silvia: certo, posta prioritaria?
Mamma: no, devi spedirlo nell’emmeil.

Mi è piaciuto interpretare il messaggio di mia madre, che immagina che un disco si possa inserire in un computer, smaterializzare e ricomparire nel computer di destinazione. Qualcosa di simile al teletrasporto.

La mamma mi ha anche chiesto se le do lezioni di computer. Per imparare ad accenderlo e pagare le bollette. "Me l’avevi promesso" mi ha ammonita ieri. Ok mamma, lo faremo.
Prima però devi superare la tua atavica paura del mouse.



PS - domani, per chi avesse tempo libero e voglia di salutarmi, lavoro all’Emisfero di Silea, uscita A27 Treviso Sud, e spaccio cocco ai visitatori del centro commerciale. Gratis, sì. E siccome devo finirlo tutto posso farvene dono in quantità familiari.
Finisco alle 7 e poi corro di corsa all’Ippodromo di Treviso, per lavorare di nuovo - Stakanov mi fa una pippa. Ci sarà la Old American Night per festeggiare l’apertura estiva delle corse. Ci saranno auto americane, roping (presa al lazo), carrozze d’epoca, pony per bambini e un concerto country, ma anche cibo americano e fast food. Cose così.



Mi faccio pubblicità.


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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 10:24


Giochismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il nuovo gioco che io e alcuni giovani amici stiamo prorogando per tutta l’estate non ha ancora un nome. I giovani amici hanno quasi 30 anni (uno di loro mi è compagno di vita da 2 e mezzo e i 30 li ha già passati), il gioco è una demenza presenile della quale abbiamo per mesi sottovalutato la portata. E’ semplicemente, in poche parole, senza tanti discorsi, un gioco senza senso, fatto di domande tutte diverse e risposte tutte uguali.
Le risposte tutte uguali fanno più o meno così: sì, molto. devono essere date con aria di sufficienza, quasi con arroganza, presunzione, con altezzosità, come se fosse dietro l’angolo, quell’eventualità.
Le domande, come ho già accennato, sono tutte diverse.
E’ un gioco nato per sondare i reali interessi di ogni membro della nostra piccola setta di lobotomizzati frontali, ma è degenerato in uno studio sociologico delle difficoltà di accettare la realtà. Le domande che si pongono a ogni affiliato rappresentano sogni irrealizzabili di ipotetiche carriere irrealizzabili.
Ad esempio, le domande che pongono a me sono le seguenti:

Ti piacerebbe curare un’installazione al MoMA? Sì, molto.
Ti piacerebbe lavorare alla Rizzoli International di NYC?
Ti piacerebbe pubblicare un libro con la Einaudi?
Ti piacerebbe essere direttrice di Barnes & Noble a NYC?
Ti piacerebbe essere una scrittrice famosa?
Ti piacerebbe vincere lo Strega?
Ti piacerebbe essere la direttrice del Louvre?
Ti piacerebbe essere capo redattore alla Mondadori?
Ti piacerebbe vivere nel Village e avere una galleria moderna a Soho?


Poi ci sono le domande a Maury, che cambiando il soggetto sono estremamente diverse dalle mie, ma un punto di contatto emerge chiaramente :

Ti piacerebbe vivere a NYC in un attico che dà su Central Park?
Ti piacerebbe suonare al Blu Note di NYC?
Ti piacerebbe essere primario al Mount Sinai a NYC?
Ti piacerebbe avere uno studio privato sulla 5th?
Ti piacerebbe vincere l’enalotto?
Ti piacerebbe diventare un famoso jazzista e girare il mondo?
Ti piacerebbe duettare con Mike Sterne?


E avanti così. è un gioco scemo, lo so. Ma a volte solo pensarci fa stare bene. Poi si cade in un baratro di disperazione che solo la realtà può aprire. Ma intanto ci siamo fatti quella mezz’ora di sogni a occhi aperti.

Ti piacerebbe che almeno una di quelle domande diventasse per un giorno realtà? Sì, molto.





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domenica 24 giugno 2007 - ore 10:10


Compleannismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sottotitolo: Non ho più 16 anni.

No, sono passati. Li ho avuti, me li sono goduti in modo mio. Di sicuro non ero “mona” (simpaticamente eh) come i nuovi giovani, ma li ho avuti, e non posso essere una sorella maggiore di quelle serie e repressive, di quelle che rompono i coglioni. Non sono la mamma, sono la sorella. Devo essere coerente e di polso, devo essere compagnona ma severa, perché se gli dai corda, a quei piccoli diavoli, ti smontano una casa che ha poco più di un anno di vita.
I miei sono partiti venerdì sera.
Ti arrangi vero? Fai da mangiare, li tieni sotto controllo, che non facciano casino.
Certo mamma, ghe pensi mi.
A mio fratello non pareva vero.
Mi compri l’alcol?
No. Va ben tutto, ma comprarti alcolici no.
Ma tu lo facevi alla mia età.
Si, ma stavolta ho la responsabilità di una dozzina di ragazzi. No.

Vediamo cosa posso fare, dai. Basta che non esageriate.
Ok, compromesso raggiunto.

Ho passato la mattina in libertà con la Dany, un po’ di svago prima dell’inferno. A ora di pranzo ho iniziato a cucinare e preparare la taverna con il necessario – patatine ciotole giambonetti bicchieri piattini bibite in frigo. Questo fino alle 2 e mezza, quando sono andata a preparare me stessa per andare a lavorare (ieri era il giorno melone, stesso lavoro della settimana scorsa ma con questo frutto arancione che da oggi odio profondamente). Alle 8 sono tornata a casa, ho ordinato le pizze e sono andata a prenderle. Pizze formato famiglia, gusti semplici e vari, per accontentare tutti.

Dacci l’Havana.
Zitto, non te la darò mai, siediti. E se trovo quella bottiglia aperta vi spacco il culo a tutti. Terrorismo, bieco ma inoffensivo. Non ci credevano loro, non ci credevo io.
Un compromesso che si chiama spritz.

Hanno tagliato le pizze con la forbice.
Hanno avanzato la capricciosa perché “ha la verdura”.
Hanno versato succo d’arancia nell’unica caraffa di spritz che gli avevo concesso.
Hanno spruzzato il patè di olive nere nella coca-cola.
Hanno seminato tappi per tutta la stanza.
Hanno nascosto una bottiglia di Baileys comprata con una colletta, a mia insaputa. Credevano, loro. Ragazzi, per la miseria, non sono nata ieri.
In uno dei miei rari interventi giù in taverna ho chiesto ad alcuni invitati se mi aiutavano a sparecchiare un po’, per far stare altre ciotole in tavola. “Fatemi spazio, togliete quello che è inutile, quello che non serve”. Uno di loro ha aggiunto “Togliete la Elena ”. Ridevano, contenti. Contenti come sedicenni. Ogni tanto si alzava la voce di Simone “dai porta gli alcolici”. Zitto, accontentati dello spritz. Cazzo, li ho visti crescere io alcuni di quei ragazzi, sono amici di mio fratello dall’asilo. Non potevo dare alcolici a 12 sedicenni, non potevo e non posso. Le parti avversarie mi hanno nominata RCSDFDC Responsabile Controllora Suprema Della Festa Di Compleanno. I miei per tenere d’occhio quelle giovani esplosioni cutanee ed ormonali, mio fratello per spedire i miei al mare quando lui voleva festeggiare. Tutti pro e contro Silvia.
Silvia compromesso, come lo spritz è il compromesso tra l’aranciata e l’havanacola. "Dai, porta gli alcolici". Ho detto no, state zitti.

Ogni tanto tendevo l’orecchio, dal piano di sopra. Grida e schiamazzi. Mi dicevo di stare tranquilla, che erano solo giovani. Solo ragazzi. Poi una voce più insistente. Sentivo gridare “Piscia!! Piscia!” Un ragazzo aveva chiuso in bagno un’amica, e dalla porta le gridava “Dai piscia! Se non pisci non ti apro, piscia!!”.

Siccome nessuno controlla i controllori, a una certa ora sono fuggita, per fare una passeggiata. Io e Maury usciamo un po’, torno subito, dico ai giovani. Il po’ è diventato un’ora di concerto di Lele alla sagra di Villorba. Poi di corsa a vedere cosa avevano combinato...

Uno stava lanciando le bottiglie vuote in mezzo ai campi davanti casa.
Due stavano cercando di convincere mio fratello a farli dormire lì.
Mio fratello spiegava loro che domani va al lago con la morosa e i genitori e non può.
Il tiramisù di mia madre era sul tavolo, fuori dal frigo da non so quanto. Salvo per miracolo, in caso contrario avrei compiuto un massacro.
Le finestre aperte, le luci accese, le zanzare che festeggiavano, padrone incontrastate della sala.
La taverna sembrava un atollo su cui sono stati effettuati esperimenti nucleari.
Però nessuno ha sboccato, nessuno ha rotto niente, hanno sporcato solo cose lavabili. Nessuna ragazza è stata denudata, nessun ragazzo si è denudato.
Sedicenni.

Una volta era decisamente più facile.

E che bello quando stamattina, mentre cercavo di recuperare gli occhi che mi cadevano, ho trovato un biglietto di mio fratello in cucina. SONO PARTITO PRESTO, TORNO STASERA. GRAZIE PER IERI SERA.
E un suo sms sul cellulare: SEI GRANDE.

È diventato grande anche lui.



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giovedì 21 giugno 2007 - ore 11:37


Vaschismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vasco invecchia. Vasco parla di figli, di famiglia. Il rock se lo porta dentro come un ricordo bellissimo, ci prova ma non è più il rock di una volta. Io che Vasco lo portavo su un palmo di mano, che mi sento dire dai ragazzini che Generale è la più bella delle sue canzoni. Io che ci sono cresciuta, e non solo musicalmente, perché è stato la colonna sonora di una gioventù bruciacchiata. Quanto ho cantato: la gola secca, l’acqua finiva sempre troppo presto. La gola arsa, e la voce cominciava a mancare, e invece che gridare si faceva playback con lui. Tre concerti. In cui ognuno cantava come se quella canzone fosse stata scritta per lui, per lei, nel momento giusto e al posto giusto.
Vasco univa. E con quelli a cui non piaceva Vasco si litigava, e si stava insieme lo stesso. Un grande, perché mai è stato indifferente. I miei non volevano che lo ascoltassi, e non ne capivo il perché. Si droga, beve, è uno spostato non vedi? Senti cosa dice, sarà mica musica questa. Lui e Jovanotti erano off limits, come fossero stati sullo stesso piano. Adesso Jovanotti si chiama Lorenzo, è cambiato, non fa più il rap demente, ma scrive rime e farebbe meglio a stare zitto. Vasco è invecchiato e non è più rocker, ma lui non cambia.
Vasco è cresciuto, il tempo passa per tutti. Ed il tempo crea eroi. Vasco è diventato grande e si gode gli anta con serenità. Vasco non arranca mai, Vasco riempie San Siro come nessun altro in Italia può fare. E ciò non grazie ai suoi ultimi opinabili successi, ma perché c’è un sacco di gente che Vasco se lo porta dentro. Vasco non cambia mai. Si adegua. Invecchia. Smette. Ma non cambia.
Mi rendo conto che invecchio anch’io, insieme a lui. Ti rendi conto che il tempo passa quando lo vedi passare su ciò che ti circonda. Un fratello che compie 16 anni, e pare ieri che te lo portavi a spasso in bicicletta sul seggiolino, con le amiche in piazza a prendere il gelato. Un paese, il mio, che quand’ero piccola si chiamava periferia e campagna, e ora si chiama fuori centro e cemento. Non case, ma opere d’asfalto. Rotonde, palazzi, condomini, abbinate a schiere lunghe, verso quei campi in cui correvo. I libri: quanti libri. Libri che non c’erano, tutti datati, e sviluppano il mio sviluppo letterario umanistico. Amici che incontri dopo tanto tempo, che si sposano e non si ricordano più quanto sorridevano un tempo.

Vasco cambia? No. Vasco ride sempre come un bambino dispettoso. Con la sua vena polemica, quell’ironia che solo dalle sue labbra non è saccenza, arroganza, strafottenza. Vasco invecchia e matura, scrive canzoni per tutti, non solo per chi lo ama, come faceva un tempo. Cerca di accontentare tutti, perché è un papà, un uomo che i suoi anni li sente e se ne rende conto. Sta tutto sul rendersi conto. Anche lui vede gli amici invecchiare, i musicisti invecchiare, i suoi fan invecchiare. Erano ragazzi, sono uomini. Erano bambine, sono donne.
Vasco invecchia. Ma quelle canzoni non invecchiano mai. Per la radio prima hanno trasmesso una sua vecchia canzone. Non se ne sentono più di rock italiani così. Non li fanno più, hanno buttato la matrice. Meno male. Così me la porto dentro io, con il Vasco di qualche lustro fa, con il Vasco che piaceva a noi. Quella canzone è un video, non il suo ma il mio. Immagini che scorrono velocissime, a riassumere un’estate intera. Quanto ci ho pianto sopra, quanto ci ho riso sopra. È questo il bello. Tutto con una canzone…
Quei momenti sono passati, sono diventati storia. E basta una canzone per farmi sentire ancora 20 anni sulle spalle, pelle fresca, primi innamoramenti da far girare la testa. Dolori, gioie, amici, tanti amici.

Non ti ascolto più come una volta Vasco. Non metto più a ripetizione Anima Fragile nei momenti neri, non ascolto più sfogando tutti i miei pensieri Dillo Alla Luna. E tutte le altre, ognuna per un particolare momento. Non lo faccio più, sono invecchiata anch’io. Ma quando appari, in coda a un semaforo, con l’aria condizionata che fa le bizze, mentre gli operai trivellano la strada, mentre lo zapping della radio si fa insistente, quando partono quelle prime note: allora io mi riempio di brividi dalla testa alle gambe, e mi scappa un sorriso. Così, all’improvviso.


Ti sei accorta di me
quasi per caso
quasi per caso hai deciso poi
di commettere un piccolo peccato
quando sei riuscita a farmi cadere
con la tua logica di calze nere
ti sei voluta prender gioco di me
ti sei voluta divertire
ed hai voluto vedere
fino a che punto potevi arrivare
fino a che punto mi potevi umiliare
fino a che punto mi avresti potuto anche cambiare
e sei riuscita a farmi credere che
tu fossi pulita
mentre in realtà giocavi solamente
spero che ti sia divertita
Certo è un peccato però sai
allora ero puro
allora forse avrei potuto anche amarti
davvero
e adesso invece non ci credo più
non credo più a niente
e la mia vita non la rischio più
per nessuno e per niente
Certo eri brava però tu sai
a fare l’amore
sembravi nata per farlo
ricordo bene
ricordo bene
ricordo bene
lo ricordo bene



Fine del momento commozione.
Fine del momento come sono invecchiata.




Ma come sono invecchiata...

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mercoledì 20 giugno 2007 - ore 09:17


Ritornismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se dovete fare volantinaggio in una spiaggia vestitevi come i venditori ambulanti di collanine e asciugamani. Giubbotto, pantaloni lunghi e quelle Birkenstock che tanto detesto ma sono tanto comode.



Brutti ma buoni erano anche quei biscotti deliziosi ma informi, e per nulla invoglianti. Per chiunque tranne che per me, ovviamente, che ne vado ghiotta e al solo pensiero mi viene una fame…

Ma torniamo a noi. Mi sono presa un crampo pazzesco al piede destro. Non era necessario specificare, perchè anche fosse stato il sinistro non cambiava niente; ho comunque un terribile crampo da 3 giorni, perchè ho camminato in infradito per 8 ore diurne entrando ed uscendo dagli alberghi della costiera, e i miei piedi non hanno retto l’urto.
Vi suggerisco di vestirvi da ambulanti non solo per la calzatura, che deve essere comoda e resistente, ma per l’abbigliamento in generale. Infatti, a meno che non siate dei nudisti o dei cittadini di NYC, resta il segno di qualsiasi capo abbiate addosso. Come ad esempio una canottiera, un paio di bermuda, una maglia senza maniche. Il risultato, vagamente simile all’abbronzatura da muratore o da ciclista che dir si voglia, è tutto fuorché figo. E io ho un’elegantissima spallina bianca tatuata sulle spalle.

[Chi non ha letto il giornale recentemente difficilmente saprà che non è più reato per le donne girare in topless nella grande mela… Sono proprio avanti a New York…]

E proprio per non fare il segno anche del calzino, cosa che paragono solo a un calcio sugli stinchi, ho camminato per due giorni sotto il sole cocente con le mie (o i miei?) infradito colorati. E ho un crampo inesauribile sotto e sopra il piede destro. Oltre ad una altrettanto elegantissima spallina sui piedi, perché l’infradito lascia il segno, eccome.
Tanto bella e tanto cara pare la scarpa mia quando l’indosso. Ma camminarci, scusate, è un altro discorso. Non per niente le chiamano pianelle, e come tutti ben sappiamo il piede ha bisogno di un minimo di tacco. Solo che io che sono notoriamente ebete continuo a camminare in scarpe da ginnastica e infradito. E mi prendo i crampi ai piedi.

Oggi però devo fare shopping, e ogni dolore passa. No, non quello shopping. Vado al Centro Del Libro a prendere i libri che mio fratello dovrà leggere nelle vacanze. E siccome scontano del 20 tutti i volumi, e so che ci sono promozioni Feltrinelli ed Einaudi, e i soldi me li da la mamma perché i libri sono per Anni, ci scappano un paio di regalini-ini per la Silvietta che è tanto buona. Non vedo l’ora. Ho una lista di almeno 30 libri fra cui scegliere. Devo partire con le idee chiare però, romanzo o saggio? Storia o critica? Ardua scelta. Mi farò conquistare dalle terze di copertina. O dai colori, come una bambina dell’asilo.

Quando compro libri so essere completamente deficiente.



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E non potete immaginare quante di queste porcherie ho visto in giro per le spiaggie... Mi fanno quasi senso. Bbrrrrrr...

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lunedì 18 giugno 2007 - ore 08:39


Eracleismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Me ne vado due giorni in esilio a Eraclea. Il lavoro chiama e la Silvia risponde. Mi ha fatto un’interurbana dalla costiera adriatica, e devo volantinare quei trequattro hotel fra Caorle e Jesolo, giusto trequattro eh. Per due giorni quindi sarò reperibile unicamente al cellulare. Sarò sola, desolata e isolata.

Datemi il vostro appoggio morale con un messaggino, una telefonata, un fax spedito alla vicina cartoleria, qualcosa che mi riporti al calore della vita sociale. Già Eraclea è un mortorio, già vado al mare non per godermi la spiaggia e non per prendere il sole o fare il bagnetto, devo anche girare con una macchina senza aria condizionata la costiera e depositare volantini dove noto la presenza di due o più esseri umani.



Sento già la malattia mentale che mi invade.

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domenica 17 giugno 2007 - ore 13:59


Week-end-Ismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Week-end alternativo, finalmente. Finalmente novità, finalmente facce nuove, finalmente cose nuove, finalmente musica nuova.
La birra invece no: cambia marca, ma rimane un punto di riferimento. Una di quelle cose che ti fanno sentire a casa ovunque.




Il giovedì sera casalingo si trasforma in un’uscita di un’ora e mezza, giusto per far prendere un po’ di aria al mio necessario cellulare nuovo e alla mia “nuova si fa per dire” autovettura. Abbiamo preso possesso di una Nissan Micra del 2001, in ottime condizioni ma senza aria condizionata, che non infastidisce con gli ultimi rumori della Saxo ma non ha l’autoradio. E quindi viaggi silenziosi, in ambo i significati. Che è un bene e un male insieme.
Parlerò separatamente di quanto mi donano addosso una macchina rossa e un cellulare rosa.



Venerdì sera dalla Nea a salutare il buon Lele che parte, e se ne va a vivere a Barcellona. Mi spiace perdere un volonteroso cameraman e un simpatico amico, ma sono allo stesso tempo molto felice di avere un utile contatto a Barcellona, città che non ho mai visto – e credo di essere rimasta l’unica italiana che non è mai stata a Barcellona. Quindi la partenza di Lele è un bene e un male insieme. Come la Micra, come il mio cellulare nuovo che è bellissimo, ma ha un sacco di funzioni che non ho intenzione di imparare a usare, e quindi tutti credono che io mi sia tecnologizzata e invece è solo che mi piaceva com’era fatto. E il mio piccolo iniquo cellularino giace in stato comatoso in un cassetto. Da usare come piano di riserva.
Stessa sera piacevole concerto incorporato degli Ska-J e spiacevole incontro con Luna Rossa. Chi ha orecchie per intendere. Sembrava il giusto coronamento di una brillante carriera di Cupido, e invece è stato un fallimento. La promozione me la posso scordare.



Questo sabato doveva essere una giornatina del cavolo: la Dany doveva essere all’Heineken, la Fede al torneo, Maury a lavorare al Media e quindi la Silvia a casa, mestamente e tristemente. Invece all’ultimo la Silvia ha recuperato un carinissimo lavoro in un centro commerciale a distribuire ciliegie ai clienti.
Me ne sono stata per 4 ore pomeridiane in un giocoso gazebo di paglia all’interno della galleria che conduce ai negozi, e per 4 ore ho lavato e regalato ciliegie. Ho fatto un solo errore: assaggiarne una. Si sa poi come finisce con le ciliegie. Ne avrò mangiate quante, una ventina dai.
Alcuni passanti sono riusciti a rifiutare il mio dono. Rifiutare ciliegie? Ma sei matto? Un panciuto signore mi ha sorriso e ha rinunciato alle mie ciliegie dicendo “no posso, grassie istesso, ma e me move”. Grazie, è un importante ragguaglio. Una bimba invece mi ha consigliato di “non mangiare gli ossi delle ciliegie se no fai la cacca dura”. Grazie, anche questo è un importante ragguaglio. Terrò presente. Positivo perché ho mangiato un sacco di ciliegie, le prime dell’anno (mi sono dimenticata il desiderio…) e ho guadagnato bei soldini, negativo perché mi è venuto un po’ di mal di schiena, con quell’aria che mi batteva sulle spalle. Sabato prossimo per il melone mi organizzo meglio, seggiolina e maglioncino, tiè.



E ora la domenica, sorprendente domenica. Stasera andremo a mangiare la fortaja rognosa a Monfumo con gli amici del gruppo di Maury, e si prospetta una cena da leccarsi le dita. Stamattina invece, che doveva essere la mia mattinata di relax, ho ben pensato di andare a fare un giretto in bici con la Dany fino in centro. Caffè, brioche, movimento. E shopping. Lei e quella sua maledetta shopping mania. Alla Dany è stata trasmessa geneticamente dalla sorella, a me l’ha attaccata lei. Contagiosa e pericolosa. Ho preso una canotta e degli orecchini. Inutili, acquisti assolutamente inutili. Ma bellissimi.
E tra l’altro, fare shopping porta buon umore, così si vive meglio, si mangia meno, i morosi non si sentono frustrati e il mondo prende tutto un altro colore.

Rosso, come il conto che tra poco avrò in banca. Ma che bel rosso…



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giovedì 14 giugno 2007 - ore 08:45


Donnnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che a piasa, che a tasa, che a stia casa.
Quante volte l’ho sentito dire. La trevigianità, la bucolica vena ironica del veneto: questa sarebbe la donna ideale dell’uomo medio. O mediocre, come lo vogliamo chiamare. Sì insomma, valorizzare al massimo la compagna di vita che il maschio si sceglie. Portarla su un palmo di mano e rispettarla nella buona e nella cattiva sorte. Ho tentato allora di immaginarmi nel ruolo di questa donna ideale, per capire se questi termini valgono a descrivere una Silvia in via di sviluppo e che solo recentemente ha scoperto la sua versione femminile.
E ho concluso che non sono e non sarò mai una donna ideale. Per tre solide ragioni.

Che a piasa. Mmmmmmm… Maury l’altro giorno ha detto che il più delle volte mi vesto male. E ciò non perché io non abbia gusto, anzi, ma perché la cosa non mi interessa assolutamente. In effetti il mio interesse per l’apparire, il mostrare e l’ammirazione da suscitare nell’altro rasenta i minimi storici, se mai ho avuto un massimo storico. È vero, non ho passione per la cura del mio corpo, dei miei capelli, del mio abbigliamento. Non provo il desiderio di piacere ai miei concittadini, vicini di casa, conoscenti, né di stimolare appetiti sessuali, né di rappresentare canoni di eleganza, né di diventare un’icona sexy, né di fare tendenza, o incarnare la modaiola media della piazza. No, non mi interessa. Rimango una sciatta ragazza normale che si appropinqua al suo essere donna con sforzi immani, ma spesso soddisfacenti. Un po’ alla volta, sull’orlo della tuta da benzinaio ma ci accontentiamo di quei pochi passi avanti.

Che a tasa. Mmmmmmm… Non è il mio forte. A parte che sono una logorroica cronica, e solo negli ultimi anni ho imparato a controllarmi e mantenere un certo tono in società. Sono uno di quelli a cui parlare piace, e tanto. Parlo, parlo, parlo. Mi vanto di poter costruire un monologo dai 10 minuti in su con a tema qualsiasi argomento. Per sfida una volta l’ho fatto con “ombrelli”, una volta con “copertone”. Ma soprattutto sono una che dice la sua, e a volte pure la scrive. Sono una che di essere zittita si è stancata, e vuole esprimere pensieri, parole, opere e omissioni. Omissioni degli altri, e io dico tutto. E le volte che taso non sono silenzi assensi, ma propositi di vendetta, riflessioni ponderate che esploderanno in discussioni serrate. Io non taso. Ho lottato una vita per parlare, tacere non fa per me. Con diplomazia, senza ferire e senza polemizzare inutilmente: parlo per dire la mia perché non sono una bella statuina.

Che a stia casa. Mmmmmmmm… No, neanche questo. La vita da casalinga non fa per me. E non parlo solamente delle mie aspirazioni, dei miei sogni e delle mie velleità artistico letterarie, della mia ipotetica carriera e di un lavoro che spero mi porti più lontano da casa possibile. Ma sono proprio una a cui piace uscire, e nell’uscire la cosa che mi piace di più è viaggiare. La maggior parte delle litigate con il fuhrer avvengono dopo i miei viaggi. Lui è convinto che viaggiare sia inutile. Di più, che sia distruttivo, deleterio, che a una donna non serva perché perde prezioso tempo in cui a casa imparerebbe a stirare i polsini delle camicie a testa in giù, piuttosto. E io mi ostino a viaggiare, contro i suoi divieti.

Io non sarò una casalinga qualunque, non farò la fine di tante donne che stanno a casa a pulire tutto il giorno, e non rinuncerò alla mia vita. Non passerò le mie giornate con l’aspirapolvere in una mano e il mestolo nell’altra. Ho idee, ho sogni, ho voglia, ho tempo. Ho la forza per non perdere di vista la mia vita.
Il mio uomo dovrà scegliere: o devolvere una percentuale del suo stipendio a una donna di servizio, o aiutarmi nelle faccende domestiche. Mai, dico mai, qualcuno mi dovrà dire che io in quanto femmina dovrò rimanere a casa a cucinare perché qualcuno non vuole surgelati, non sa farsi una pastasciutta, non si ricorda di cambiare il rotolo della carta igienica.



E qui si collegano il fatto che non taso, e che gli dico spudoratamente che se qualcuno non ha mai voluto viaggiare ciò non significa che sia la cosa giusta, e che non piaso, perché spendo tutti i miei soldi in viaggi e in libri, che sono i miei viaggi da ferma, anziché tra lampade e boutique.
Ora sto dando una svolta bon ton al mio armadio, ho dato una pausa alle maglie e gonne a fiori, con grande stupore di amici e parenti. Ma ho deciso di diventare grande, e ho bisogno di rivoluzionare qualcosa. E siccome sto lavorando come una matta e avrò una vacanza di soli 4 giorni quest’anno, mi spendo tutto per cambiare abiti che indosso da 6 anni (ho trovato canotte che di anni ne hanno 7, gonne che ne hanno di più, sfido io che mi dicono che ho roba vecchia…), e che hanno esaurito anche il loro effetto vintage. Non ho più speranze, quindi divento donna. Che non piase, che non tase, che non sta a casa, ma sempre più fiera di se stessa.

Mi sento molto la mia donna ideale, in questo modo. Mi prendo i miei tempi e i miei spazi. Farinelli sarebbe orgoglioso di me. Geograficamente parlando, sono un Ulisse.

E a Maury piaccio anche così. Chi si accontenta gode. E lui ha un bel popo’ di donnino in evoluzione. Che sarei poi io.


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