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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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lunedì 25 dicembre 2006 - ore 13:52


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")



DALLA SHAULETTA VOSTRA E IL SUO QUINTALETTO DOLCE

con baci grandi e piccoli, a seconda dei casi



FATE I BRAVI


Vi controllo. Non mi vedete ma vi controllo.
E vi bacio tutti, belli e brutti. Ma possibilmente belli.



E non sarebbe stato Natale senza queste meraviglie qua







E senza questa torta qua...



...che la Fede ha regalato a me e alla Dany per Natale, visto che la aspettavamo da più o meno circa 8 anni: la nostra attesissima amatissima desideratissima fregolotta con mascarpone e nutella (ve la consiglio alle 2 di notte post cenone della vigilia)



La foto che avete appena visto si chiama "a noi ci piace vestirci uguali".

Questo qui sotto invece è il titolare di un locale in cui siamo capitate per scambiarci i regali, che ci ha invitate a bere qualcosa, si è mangiato la nostra torta, si è seduto con noi, ci ha fatto ordinare a gogò sorridendoci sornione, facendomi complimenti per il mio profumo come se fossimo amici da millenni, e poi ci ha fatto dare il conto da una sua cameriera perchè non aveva le palle per dire che ci aveva inculate la notte di Natale. Trediciecinquanta. Stronzo. E noi ci siamo fatte la foto con lui perchè sembrava tanto simpatico ed educato, e ci aveva fatto credere che ci offriva un bicchiere di vino.
Voto zero. E solo perchè a Natale siamo tutti più buoni.



E comunque non ne è rimasta una sola briciola





Vi amo, mie stelline!!


*******************************************************

UPDATING

You say goodbye, I say hello.






Foto di repertorio - settembre 2004

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venerdì 22 dicembre 2006 - ore 09:31


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ovvero

Mi sento come i panda: una specie protetta.

Perché è così difficile amare il Natale? Perchè siamo diventati una specie in via di estinzione? Perchè non va più di moda? Perchè per essere alla moda e "in" bisogna criticare, boicottare, odiare, detestare il Natale e dirlo a tutti? Perchè bisogna manifestare il proprio disappunto, il proprio fastidio, la propria insofferenza ferendo le persone che amano il Natale?
Perchè non va più di moda essere semplicemente contenti senza complicarsi la vita? Perché siamo così pochi?
Pochi, ma buoni, e insieme.


21 dicembre - La cena Natalizia

I regali



Il nostro Babbo Natale



E i fioi, tutti insieme berrettamente













ma anche, amorevolmente


21 DICEMBRE 2006
Buon Anniversario Natalizio

Due anni insieme, che sono volati.
E volano anche oggi come due ani fa.






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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 13:22


Capellismi e liscismi comparati
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’ho fatto.
Sono una donna.
Ho fatto la stiratura permanente e adesso sono più o meno così.



Ma con qualche chilo in più accumulato negli ultimi due mesi. E chi se ne frega, ho i capelli dritti, posso anche vomitarmi addosso adesso. E stamattina ci mancava poco. Ma l’ho ricacciato in gola, ed è stata un’esperienza straordinariamente schifosa.

E poi ho preso parole perchè quando la mia parrucchiera mi ha chiesto che marca di maschera per capelli usavo la mia faccia a punto da domanda ha esclamato "cos’è un maschera?". Così la Cinzia che è simpaticissima e carinissima mi ha pazientemente spiegato che sono una testa di cazzo e che i capelli vanno trattati meglio delle scarpe da ginnastica. Più o meno ho capito questo, e sono soddisfatta delle mie capacità percettive.
E ho capito che per anni non ho fatto niente per la mia sensibile femminilità, e ora è il momento di crescere, di diventare donna.
Adesso mi manca poco così per poter dire sono una signorina. Ho i capelli dritti, alcune sere riesco anche a truccarmi, ho dei tacchi che superano i 2 cm (di 2 cm) e ho delle gonne carine e dei vestiti a fiori. Se non sono signorina io ditemi chi.

PS: juve merda.

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lunedì 18 dicembre 2006 - ore 11:23


Mangismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se non mi metto a dieta stavolta mi scoppiano le coronarie. Una fragorosa esplosione in pubblica piazza. Ma tenendo conto che siamo sotto le feste e che ho cene organizzate quasi ogni sera fino al nuovo anno credo che imploderò senza disturbare gli astanti – vorrai mica rovinare le vacanze natalizie alla famiglia, eh. So che un giorno non lontano mi pentirò di non essere mai stata coerente in nessuna mia manifestazione, in particolar modo nelle diete, e che piangerò lacrime di coccodrillo sulla bilancia che si sfascia sotto il mio peso elefantiaco.
Questo a premessa del resoconto della giornata di ieri, con pranzo di laurea del prode Toto dottore in Legge (avremo le diapositive tra qualche giorno) e cena da amici con portate messicane e venezuelane di una bontà fuori dall’immaginario comune. E siccome la sera prima avevo mangiato leggero, mi ero premurata di fare pure colazione, perché sono una demente e merito che il mio colesterolo abbia più zeri del conto in banca di Bill Gates. Me lo merito. Toglierò dall’armadio un altro paio di pantaloni, la selezione si fa sempre più drastica, non entro più nei miei vestiti. Positivo perché si tratta di shopping obbligatorio, mica posso andare in giro nuda, e non sarebbe un bel vedere. Ma negativo perché primo mi mancano i soldi, secondo lievito di giorno in giorno come una pagnotta, terzo la mia taglia non esiste ancora. Trattasi di una taglia in evoluzione che segue l’andamento delle maree. Su e giù, su e giù. Ma più che altro su.
Oggi ho deciso di non andare in biblioteca dalla mattina, avevo bisogno della mia intimità mattutina, e avevo bisogno di poterla ottenere in qualsiasi momento avessi voglia. E di assecondare ogni mio stimolo, di qualsiasi natura. In biblioteca non riesco ad esprimere me stessa, ho come un blocco psicologico ed emotivo, e ieri mi era stato completamente impossibile trovare qualche minuto di silenzio nel mio spazio privato per eliminare le tossine in eccesso. Ecco, non so se mi sono spiegata bene, se sono stata comprensibile, ma era l’unico modo per rendere nota la mia situazione, scusarmi della mia mancanza dallo studio che si protrae anche stamattina e contemporaneamente rendermi conto che i dodici chili di cibo ingeriti ieri prima o poi cercheranno uno sbocco, che i fagioli e le tortillas non passano attraverso i pori, né dalle narici (solo in rarissimi casi di cui parlerò in separata sede) e devo essere pronta ad ogni evenienza.
Ho come la vaga sensazione che tra poco correrò di nuovo nella stanza accanto. Che non è una cucina, non è un salotto, non è un corridoio, non è un soggiorno, non è una camera da letto, non è un ripostiglio, non è un’anticamera, non è una palestra, non è un privè, non è una sala prove.

E l’unica cosa a cui riesco a pensare con un timido sorriso oggi è questa.



Ma mi sono fatta una mangiata ieri, ragazzi, che voi non potete capire.


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venerdì 15 dicembre 2006 - ore 12:39


Ittismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un regalo che voglio per Natale? Superare la mia atavica paura dei pagliacci. In particolar modo, superare il trauma di IT. Ero abbastanza piccola quando è uscito il film. E come per The Crow eravamo lanciatissime, io e le mie amiche: volevamo volevamo vedere i film dei ragazzi grandi, per sentirci grandi. Invece eravamo cinque tredicenni che al massimo andavano in piazza a prendere un gelato il sabato pomeriggio. Così ci siamo guardate The Crow sottraendo la videocassetta alla sorella maggiore della Beba, tutte e cinque arroccate sul divano, nel buio più totale, spezzato dalla flebile luce di una candela sul tavolino, facendo finta che fosse una paurosa notte. Erano credo le 3 di pomeriggio, e uno dei ricordi più indelebili che ho dei fallimenti della mia adolescenza sono appunto gli spifferi di luce che passavano tra le persiane chiuse un po’ alla buona. Eravamo ragazzine che ancora non si truccavano e non si tiravano i capelli. Guardavamo The Crow in soggiorno con l’adrenalina nelle vene perché avevamo detto ai nostri genitori che dovevamo fare una ricerca, e non era vero. Ma The Crow era un’altra cosa, non era impressionate. Non faceva paura, era tinteggiato di neri e grigi, qualche incendio qua e la, come una favola, surreale e fantastica, in cui i cattivi fanno una pessima fine.

IT è un’altra cosa.



Non mi è mai passata. La prima volta l’ho visto in TV qualche anno dopo che era uscito (cioè il lontanissimo 1990), lo proiettavano in doppia serata se non sbaglio, e non credo di aver avuto più di 14 anni. Avevo insistito un sacco con i miei che non volevano, forse avevano letto qualcosa, forse sapevano, ma non mi avevano lasciato guardare Twin Peaks e io ero un’adolescente scostante e permalosa, e non avevo perdonato ai miei genitori di avermi privato di Laura Palmer mentre tutte le mie compagne di classe conoscevano il telefilm, e io ero l’unica ad arrivare a scuola il giorno successivo senza occhiaie. Mi avevano permesso di guardare IT solo per farmi tacere, per dimenticare Twin Peaks.
Per puro orgoglio avevo seguito il film anche la seconda serata, trascorrendo la maggior parte del tempo a mangiare patatine con la faccia rivolta allo schienale del divano, la fronte incassata su un cuscino e il pigiama zeppo di briciole e fregole. Non avevo dormito. Avevo controllato sotto il letto almeno venti volte, sentivo qualcuno respirare, percepivo la sua presenza, vedevo acqua rossa scendere dai rubinetti. E palloncini, un sacco di palloncini.

Una sera a Bologna, quando ancora vivevo lì da universitaria impenitente, dopo aver raccontato di questa mia paura folle agli amici, avevamo noleggiato il DVD, per aiutarmi a superare con una terapia d’urto. Tutto bene, mi giravo quando non riuscivo a seguire, ma non avevo mai chiesto di spegnere il video. Mi sentivo finalmente vincitrice, IT era in un cassetto con gli altri brutti ricordi. Invece mentre uscivo dal loro appartamento e salivo sola in ascensore per tornare a casa mia, uno di loro da una fessura della porta, con un ghigno diabolico mi ha detto: Silvia, attenta ai palloncini. Le porte dell’ascensore si sono chiuse fra noi. Avevo di nuovo paura. Vedevo palloncini uscire dai pulsanti dei piani. Vedevo sangue colare dalle scanalature dell’interno. Uscita dal loro palazzo volevo correre, ma aveva iniziato a piovere. Ricordo di essermi spostata sull’altro lato della strada, dove il marciapiede era protetto da portici. Sulla strada invece, rapidi rii acquosi che trasportavano volantini di vecchie discoteche, feste universitarie, centri sociali. Come tante barchette di carta. Che andavano a morire nei tombini. Ho corso fino a perdere il fiato fino all’incrocio successivo, dove mi aspettava un dandy con una siringa in mano, seduto in una macchina con la portiera aperta. Ho attraversato senza aspettare il semaforo verde, ho percorso la mia via sotto la pioggia, sono salita in casa continuando a correre, mi sono infilata a letto levandomi solo le scarpe. Mi sono spogliata sotto le coperte, ho dormito senza pigiama per la paura di uscire e farmi vedere, fargli capire dov’ero, anche se Lui già lo sapeva. Mi sentivo spiata.
Era come la prima volta che avevo incontrato IT. Ricordo di aver passato una notte terribile, tra incubi e sudore. Non mi sono sentita così per nessun altro film.

Anche Maury ha provato ad aiutarmi, e quest’estate ci siamo preparati un cesto di biscotti a casa sua, pronti alla visione. È stato più forte di me, alcune scene ancora la quinta o sesta volta che lo vedo mi costringono a voltarmi. Quando il fratellino viene risucchiato nel tombino, quando IT appare nella vecchia fotografia come un giocoliere al circo, quando apre la bocca con quei denti. So tutto, ho un tempismo perfetto, calcolato al nanosecondo. Le so a memoria, pur non avendo mai guardato quelle scene perché il mio istinto mi ha protetta sin dalla prima visione. Non riesco ad uscirne. Non ne ho la forza. Non lo posso superare, non lo posso sconfiggere, non vincerei mai contro di lui, IT esiste e non morirà mai. Dove sta la catarsi di quel film? IT tornerà. Dov’è la catarsi? Ne ho bisogno!
Odio i pagliacci, detesto il circo e i suoi giocolieri e acrobati ed animali puzzolenti, ma porto in borsa con me un naso da clown. Ha senso? No, cioè sì perché il mio naso ha un significato a parte, ma IT ne ha? Forse. Il bene e il male che si mescolano, il sorriso e il pianto. Non c’è niente di più pauroso di un oggetto di uso comune, una persona conosciuta, che diventa cattivo, sanguinario. È il perturbante, l’inquietante. Pennywise è il male che è dentro ognuno di noi, Pennywise è lo specchio delle nostre paure. Freud avrebbe dovuto guardare IT. Magari insieme a me, sul divano, o meglio tra me e Maury, per farmi forza e spiegarmi cosa ci trovo di tanto terribile nei pagliacci, e per dire a Maury che non serve rimproverarmi e lamentarsi che gli strappo le maniche e gli stringo troppo le mani. Non bisogna lamentarsi, IT fa parte di me ormai, è dentro di me.
La mia generazione è stata segnata da IT. Eravamo bambini, come erano bambini i protagonisti. Maury non capisce, lui ha visto IT già grande. Io ero una bambina, una vera bambina. IT è ancora, da più di 10 anni, la mia paura più grande. E non la supererò mai.

A sproposito. Avete mai notato la somiglianza di Ronald McDonald con il clown di IT? È inquietante. Si somigliano da morire. E i bambini di oggi non se ne rendono conto. Per loro è solo un pagliaccio. E invece è il male. Secondo voi, perché si somigliano così tanto?








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lunedì 11 dicembre 2006 - ore 11:12


Pecorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io, che sono l’antilogica e l’antirazionalità per eccellenza, io che non ho mai avuto una vera sufficienza in matematica fino all’ultimo compito del secondo quadrimestre, che detesto schematismi algoritmi funzioni e iperboli quanto l’aglio cotto, stanotte ho scoperto la pragmatica funzionalità del mio cervello in modalità silenzioso notturno.
Per una sciocca, ingenua distrazione ho dimenticato il cellulare acceso sul comodino, al ritorno dalla mia serata con le donne. Alle 2.34 ho ricevuto un messaggio, che mi ha destata da un consolatorio sonno conseguente alla stanchezza divampata dopo la terza birra. Leggo il messaggio, incuriosita e lievemente preoccupata, chi mi scrive a quest’ora? Dopo aver appurato che “tale persona” stava decisamente meglio di me sono tornata sotto le coperte pacifica e beata come il bambino nel presepe. E invece.
Non ho più chiuso occhio. Mi giravo e rigiravo nel letto. Ho scardinato il piumone e le lenzuola almeno quindici volte. Ho sagomato il cuscino altre trenta. Bromboli nella pancia, acidità di stomaco – se sono intollerante al formaggio e mangio tost con doppio formaggio la demente sono io. Mi sono alzata a bere, ho acceso la luce e mi sono messa a leggere, alle 3 e mezza di notte, ho scoperto che il termo era ancora acceso e sono risgusciata fuori per spegnerlo, ho rifatto il letto, nonostante Clizia. Niente, sonno zero. La mamma mi dice sempre che se non riesco a dormire devo dire le preghiere. Mamma adorata, no. Le preghiere mi scaraventano in uno stato di agitazione che tutto aiuta tranne il sonno, perché inizio a riflettere e le mie elucubrazioni mi portano su mondi paralleli in cui la religione è vietata dalla Società delle Nazioni.
Allora cosa faccio? I rimedi tradizionali funzionano sempre. Proviamo. Conto le pecore. Comincio, conto con gli occhi chiusi, fingo di non aver mai provato rigetto per i numeri. A un certo punto perdo il conteggio. Non mi ricordo, 60 o 70? Ricomincio? Si, dai, che mi fa bene. Allora ricomincio tenendo le dita della mano a promemoria delle decine. Solo che mi fa male, perché la mano è sotto il cuscino e il cuscino sotto la mia testa, e la mia testa pesa su una mano che è grande un decimo. Allora smetto di tenere i multipli con le dita e raggruppo mentalmente a decine.



Le pecore saltano un ideale steccato di legno, così passano una per volta e le conto correttamente. Una pecora salta, un’altra pecora salta e siamo a due, un’altra e siamo a tre. Saranno una quindicina ventina. Ma poi si ingrumano a un passo dallo steccato e devo idealmente creare un pastore che le sposti. Però devo star dietro anche al pastore, e come faccio a tenere bene il conto delle pecore? Le metto dentro sottorecinti, a gruppi di 10. In questo modo arrivo a 100. Iniziano a diventare tante, bisogna creare un contesto. Galles, primavera. Prati verdi. Un casolare in lontananza. Pecore. Chiudo le prime 100 in un recinto maggiore, e ricomincio da zero. Ma non è la stessa cosa, è troppo semplice, allora conto con 101, 102, 103, che teoricamente dovrebbe fare più sonno perché i numeri sono più lunghi e complicati. Perdo il conto. Non me ne frega un cazzo. I maledetti pendoli di mio padre suonano alternati, così ogni quarto d’ora ho la colonna sonora doppia alla mia disperazione. Quattro tocchi, sono sveglia da un’ora e mezza. Arrivo a 380 pecore. Un gregge di dimensioni che non speravo di raggiungere. Se il metodo funzionasse alla centesima pecora sarei già sprofondata in un sonno bianco, e invece no. Le pecore aumentano. Iniziano a belare, mi infastidiscono. Il pastore alza le mani per zittirle, le pecore lo attaccano in gruppo. Lo sbranano, sangue ovunque, brandelli di pastore su tutto il prato (sono le mie pecore e fanno quello che voglio io).



Alle 4 e mezza ancora inveivo contro alcune pecore per ottenere un nuovo maglioncino di lana che non mi volevano concedere. Sono sicura dell’ora perché il pendolo è un efficace testimone del mio sonnolento (nel senso che sono lenta a prendere sonno) massacro. Niente sonno, niente riposo, niente maglioncino. Peggio non può andare. Mi sono addormentata con enormi fatiche e sacrifici non molto prima delle 5, perché ho ricordi di un tocco da 4 e tre quarti e non so se l’ho sognato o se l’ho rimosso per disperazione.
Sono però molto compiaciuta della mia ottima organizzazione, del mio piano operativo. Raggruppare le pecore è stata davvero un’idea geniale. Peccato che concentrarmi così fortemente abbia risvegliato il mio cervello e le estremità dei miei arti superiori. Io l’antilogica, proprio stanotte dovevo fare il beautiful mind?

Morale della favola: ho un sonno che mi viene da vomitare.
Ma sono la maggiore produttrice di lana del Galles. Nel giro di qualche anno sarò ricca sfondata.




Ah, “ieri” una” mia amica” è “andata in onda” su un “TG nazionale” ma non è perfettamente “riconoscibile” perché è stata “ripresa” da un’angolazione “particolare” e in un atteggiamento “singolare” ma anche “inconfondibile” per gli “intenditori” della città.


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sabato 9 dicembre 2006 - ore 14:35


Messaggio MMS
(categoria: " MMS & SMS ")




Prova. Colgo l’occasione per mostrarvi il mio amico larry,con cui vado a festeggiare il capodanno. La foto risale alla primavera scorsa e si intitola il gigante e la bambina. E’ storta perché Maury non capisce un cazzo.

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giovedì 7 dicembre 2006 - ore 20:33


Autobussismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perché le disgrazie che capitano a persone che ci disgustano riescono a raddrizzarci una giornata storta? Perché siamo così cinici e sarcastici (ma simpaticissimi) che la sfortuna di qualcun altro ci provoca ilarità e sorrisi a mezz’asta per non farci scoprire? Perché godiamo delle sventure del nostro prossimo?

Torno dalla biblio in bus, mi tocca aspettare perché “stranamente” è in ritardo. Timbro il mio biglietto multicorse. Cazzo, che culo, me ne restava una sola. Per poco non mi toccava pagare 2 € per il biglietto in vettura. Mai sentito di biglietti così costosi in altre città italiane, e ne ho viste.
Insomma, mi accomodo sul primo seggiolone disponibile, drammaticamente in direzione contraria al bus. Inizio a leggere il mio libro e mi pervade un leggero malessere, come quando si sta male in macchina, ma senza sentire il vomito che spinge, solo una nausea fastidiosa. Lazzaro mi distrae ma riesco a percepire una figura minacciosa che mi avvicina: biglietto prego. Spavalda mostro il mio multicorsa al controllore, tutto ok. Mi rimetto a leggere perché Lazzaro ha conosciuto la quinta bella ragazza dall’inizio del libro, questa si chiama Patrizia. Mi stava più simpatica Dea, a parte il fatto che è bionda. E qui succede l’evento che ha scatenato in me le domande delle prime righe del post.
Due ragazze prendono la multa, una perché non ha fatto il biglietto, una perché ha usato un biglietto comunale e doveva prendere l’intercomunale, che costa 1.30 €. Il controllore bello e tenebroso controlla quest’ultima, il controllore scialbo e malocchialuto si occupa della prima delle due. Le prescrive una leggera multa senza troppo sale, forse per pietà, lei lo guarda con una inutile aria di superiorità. Questa ragazza è una mia cugina di 3 grado. E ho goduto, da impazzire ci tengo a sottolineare. Ci eravamo viste pochi secondi prima, quando lei era salita e io avevo per un attimo abbandonato il Trentino. Avevo abbozzato il sorriso di cortesia, che attende una controparte per diventare saluto e sorriso a tempo pieno. E lei cosa fa? Distoglie lo sguardo, mi evita, sprezzante, stronza. Ho provato nei secoli sentimenti discordi per questa cugina alla lontana. Da piccole eravamo quasi amiche. Poi lei l’ultimo anno delle superiori si è trovata il ragazzo, ed è stata la fine non solo di un’amicizia, ma anche della parentela. Non mi ha più salutata. Da dire che il fidanzato in questione esiste ancora, povero disgraziato, e che mia cugina nel tempo è diventata una lunatica, scontrosa, musona sciocca ignorantella arrogante. Lui invece è un Rio Mare che lo spezzi con un grissino, e non ho mai capito che cazzo ci trova in lei. Comunque lei aveva il moroso, e io no. Quindi si sentiva molto migliore di me e del resto delle cugine, nonché del parentado tutto. Ma soprattutto delle cugine in età da moroso. Che non ha più salutato, a parte quella che vive a un metro da casa sua.

E quando ho visto che prendeva la multa ho sorriso. Ho addirittura chiuso il libro. Per non destare sospetti non l’ho fissata come avrei voluto, non ho ben controllato il controllore. Ho preferito rimanere nell’ombra. Ma ho recitato la parte dell’utente soddisfatta che i trasgressori venissero puniti, e mi sono voltata con disapprovazione.
So che dopo tutto questo la settimana prossima prenderò la multa anch’io, perché chi la fa l’aspetti e leggende popolari simili. Ma mi sono presa una piccola, parziale rivincita. E adesso ho il moroso anch’io, ed è diecimila volte più figo del tuo. Non mi caga, ma è più figo. Devo portarlo in giro come un trofeo, ho deciso.
Ah, giusto per la cronaca. L’altra ragazza della multa ha pianto. Ha giocato la carta commozione occhi da triglia col bel tenebroso. Ma quello ha il cuore d’acciaio, non so se l’ha convinto a risparmiarle la contravvenzione. La vecchietta che era seduta davanti a me non sarebbe stata d’accordo.


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mercoledì 6 dicembre 2006 - ore 10:53


Cipismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cip. Mi fa ancora ridere. Cip.

Ci volevano Aldo Giovanni e Giacomo per farmi ridere di nuovo fino alle lacrime. Peccato per Silvana che non c’entrava una mazza, ma loro sono sempre i migliori. L’ho sempre detto.
E andare al cinema con Dany e Fede è stato la ciliegina sulla torta. O il caramello sulla pannacotta.






E siccome ho appena litigato con mia madre credo che non andrò più in palestra.
Che è come dire siccome ho i capelli castani la bicicletta ha le ruote sgonfie, o qualcosa di vagamente simile; solo che, al contrario, litigare con la mamma e non andare più in palestra ha un preciso significato.
Voi credete che non centri un cazzo vero? E invece ha senso, nel mondo Silvia tutto questo ha incredibilmente senso. Vi devo spiegare tutto? Ci sono connessioni logiche talmente immediate nel magico mondo Silvia che non tutti gli umani le possono percepire. A volte sono talmente immediate, nella loro fuggevole essenza, che è difficile coglierle perchè sono velocissime e scappano come furetti.

Sono bravissima con gli avverbi, soprattutto quelli di modo. Mi piacciono incredibilmente, anche se, lo ammetto schiettamente, non mi piacciono proprio tutti. E gli aggettivi, madò quanto mi piacciono gli aggettivi, mi piacciono quanto gli avverbi. I sostantivi meno, banalissimi sostantivi, a me piacciono gli avverbi, e anche le subordinate. Mi piacciono i che, mi piacciono i -mente, mi piace giocare con le parole.

A proposito di parole. Ho finito di leggere Le mille luci di New York, stiloso. Era quello che stavo valutando per l’anniversario, ma non c’entra una mazza, come Silvana. L’unica cosa che c’entra sempre è New York. Quella sta bene con tutto, come il rosa.
Libro consigliato, certo, perchè è intrigante e affascinante, perchè il protagonista è umano, disincantato, malinconico, strafatto e divertente. Perchè è scritto come si mangia, e si legge in pochissimo tempo. Ma prima viene il cane di mezzanotte, quello è davvero fotonico.

Ma se nel mondo ci sono Aldo Giovanni e Giacomo, perchè la gente litiga? Perchè non vanno invece tutti al cinema o a teatro a vedersi l’Anplagghed? Perchè i ragazzi trattano male le ragazze? Perchè sono così indietro con gli esami? Perchè non possiamo essere tutti amici? Perchè? Perchè ho perso la mia lista dei libri da leggere? Perchè manca ancora così tanto a Natale? Perchè ho la fronte piena di brufoli a quasi 26 anni? Perchè mangiando come bufali non si dimagrisce?
Questo proprio non lo capirò mai.



Sta per cominciare la battaglia di Magenta...


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lunedì 4 dicembre 2006 - ore 10:50


Canismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho terminato il primo dei miei nuovi libri disimpegnati e rifocillanti.
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è una storia forte, dura - ma dolcissima. Lo stile è semplice, pulito, chiaro, diretto e senza inutili giri di parole, sincero perché proviene da una piccola mente, che dice di no ma ragiona alla grande. È una favola per bambini buoni ma anche per bambini cattivi, e se vogliamo per chiunque abbia un po’ di bambino dentro. Credo che sarebbe un bellissimo regalo di Natale - se a qualcuno può servire un’idea così, a caso. E’ un libro veloce, sia da leggere che da capire, ma soprattutto da seguire. La storia ha un ritmo toccato, amaro ma profumato. E’ la storia di un bambino con disturbi comportamentali, che odia il marrone e il giallo. Un bambino che ama la matematica e odia sorridere. Che non si fa toccare da nessuno, ma che conosce tutti i numeri primi fino a diecimila. È un libro divertente, sciolto, sussurrato e gridato. In poche parole delizioso. Proprio un bel libro.



Adesso sviluppiamo lo spoiler che ho seminato amorevolmente qualche post più sotto. So che siete tutti estremamente curiosi, quindi sarò breve e concisa.
La leggenda vuole che tanti anni fa, quando i cani erano la razza più intelligente e dominavano la terra, il re dei cani doveva scegliere il suo successore. Ma non era una decisione facile, gli eredi erano numerosi, e tutti volevano diventare re dei cani. Così l’anziano re dei cani in una notte senza luna e senza stelle, senza essere visto da nessuno, scrisse il nome del suo successore su una pergamena, e la infilò nel culo di un cane. Dopo poco tempo, questo cane scomparve, e di lui non si seppe più nulla. E nessuno conobbe mai il nome del successore al trono dei cani. Quindi quando vedete un cane che annusa il culo ad un altro cane, non fatevi ingannare dall’apparenza, perché non lo sta annusando. Sta cercando la pergamena su cui è scritto il nome del nuovo re dei cani.

E poi volevo dire che cazzo ho perso la lista libri da non ardere. La mia preziosissima lista dei libri da comprare. Sto cercando di ricostruirla mentalmente, ma era una lista di almeno 30 titoli di libri e relativi nomi di autori trascritti in almeno 4 anni, libri che non avevo ancora comprato ma che stavano lì in attesa di diventare miei possedimenti privilegiati. Libri magari citati all’interno di altri libri, e prontamente inseriti nella mia lista dei desideri. E l’ho persa, e mi ricordo pochissimi titoli, e sarò eternamente costernata per questa tragedia. Sono triste.
Macchè triste e costernata: sono disperata.
Ci vuole un recupero - ci vorrebbe - e porca merda mercoledì lavoro. Non ci voleva. Le cose che ci vogliono e quelle che non ci volevano capitano sempre insieme. Come quando hai una bella cosa da fare un sabato sera, tipo ti invitano amici che non vedi da un sacco. E la stessa sera c’è la finale di coppa, c’è un concerto, un tuo amico sta male e ha bisogno di aiuto, è in città solo un giorno una tua ex compagna di classe che vive in Australia e la nonna ha fatto le tagliatelle in casa. Tutto la stessa sera. E poi il sabato dopo ti ritrovi a guardare depressa Maria de Filippi e vorresti morire.
O hai i capelli sporchi e trovi un milione di persone che conosci in giro, e tutti ti salutano e ti abbracciano e poi non tolgono gli occhi dai tuoi capelli.
O hai male che ne so, sul ginocchio, tipo hai preso una botta e hai un ematoma grande come la ruota di un hammer, e tutti gli ostacoli che trovi in un tragitto breve o lungo che sia, beh sono tutti ad altezza ginocchio.
Questo per dire che non vengo mercoledì. E che sono una sfigata. Se ci aggiungiamo i 2 mesi di palestra e neanche il minimo risultato visibile, beh. Sono davvero pessima.



UPDATE
Meno male che ci sono loro, loro e loro.
Se no sarei ancora in buca. E invece smile.

Pensando sempre alla mia preziosissima lista, ma con smile.

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