PENSO DI ESSERE CIO’ CHE DICO:
SPERO DI FINIRE COL TRASFORMARMI
IN CIO’ CHE DICO DI ESSERE
*** Per Aspera Ad Astra ***
Il nostro albero genealogico, da un lato, è la trappola che limita
i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita...
e dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.
[A. Jodorowsky]
A me occorre una vita divorante.
Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare;
mi occorrono una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere,
un’opera da compiere.
[Simone de Beauvoir]Sono semplicemente quel che sono...complicata e contraddittoria, cinica, anticonformista, spesso sprezzante, a volte brutale, difficile, eccentrica, sincera, sempre e comunque onesta con me stessa e con gli altri, perennemente inquieta...
Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
[V. Alfieri]
Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.
[Oscar Wilde]
AVVISO AL LETTORE: in questo blog scriverò tutto quello che mi passa per la testa... e per la testa mi passano, sempre, un sacco di riflessioni, di pensieri, di considerazioni, di connessioni, di associazioni, di frasi e di poesie della più varia e strana natura...
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mercoledì 11 ottobre 2006 - ore 16:41
POPPER E LA SOCIETA’ APERTA
(categoria: " Riflessioni ")

[Karl Raimund Popper]
Non esistono verità, ma solo interpretazioni. [F. Nietzsche]In questo periodo mi ritrovo spesso a filosofeggiare... mi ritrovo cioè a cogitare sui pensieri e sulle affermazioni di intellettuali famosi... l’argomento prediletto, al momento, è il relativismo e la mia attenzione è rivolta al grande filosofo Karl Raimund Popper che ha formulato il concettodi “società aperta”.
KARL RAIMUND POPPER (Vienna 1902 – 1994) epistemologo, austriaco di nascita e britannico d’adozione: è considerato uno dei più influenti filosofi della scienza del ’900. Notevole è inoltre il suo contributo alla filosofia politica, che lo ha visto difendere la democrazia ed il liberismo, avversando ogni forma di totalitarismo. E’ noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, per la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e metafisica e per la difesa della società aperta.
In La società aperta e i suoi nemici e in Miseria dello storicismo, Popper difende lo stato democratico e liberale e critica lo storicismo, perché sostiene che la storia si sviluppa inesorabilmente e necessariamente secondo leggi razionali, fondandosi su una concezione erronea della natura delle leggi e delle previsioni scientifiche, che ne fa il principale presupposto teorico di molte forme di autoritarismo e di totalitarismo. Per il filosofo la crescita della conoscenza umana è un fattore casuale nell’evoluzione della storia e “nessuna società può predire scientificamente il proprio futuro livello di conoscenza”, e, non esistendo così una teoria predittiva della storia Popper si schiera dalla parte dell’indeterminismo metafisico e storico.
Il RELATIVISMO è una posizione filosofica, comparsa in Europa con la sofistica greca ed in seguito fatta propria dallo scetticismo antico e moderno, dal criticismo, dall’empirismo e dal pragmatismo.
Chi è relativista sostiene che una verità assoluta non esiste, oppure, anche se esiste, non è conoscibile o esprimibile o, in alternativa, è conoscibile o esprimibile soltanto parzialmente (appunto, relativamente); gli individui possono dunque ottenere solo conoscenze relative, in quanto ogni affermazione è riferita a particolari fattori e solo in riferimento ad essi è vera. Per i sofisti, nessun atto conoscitivo raggiunge la natura oggettiva delle cose né rappresenta una verità assoluta valida per ognuno. Ludwig Wittgenstein, partendo da questo assunto, sostiene inoltre che, poiché tutto viene filtrato dalle percezioni umane, limitate ed imperfette, per forza di cose ogni conoscenza è relativa alle esperienze sensibili per l’uomo.
Esiste inoltre la teoria del relativismo culturale, formulata, a partire dal particolarismo culturale di Franz Boas, dall’antropologa statunitense Melville Jean Herskovits (1895 – 1963), secondo la quale, considerato il carattere universale della cultura e la specificità di ogni ambito culturale, ogni società è unica e diversa da tutte le altre, mentre i costumi hanno sempre una giustificazione nel loro contesto specifico: sono partite da questi assunti numerose tesi che raccomandano il rispetto delle diverse culture e dei valori in esse professati. Si è inoltre partiti da queste idee per un riesame degli atteggiamenti nei confronti dei paesi del Terzo Mondo, che ha portato ad una maggior cautela negli interventi, ossia negli aiuti umanitari condizionati dall’adozione di determinati comportamenti.
Nel pensiero di Popper e della corrente che sviluppa la sua filosofia “tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l’eliminazione di errori [...]. La scienza è fallibile perché la scienza è umana” ed inoltre “la società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”. Questa idea popperiana della società aperta si è poi sviluppata, in alcuni pensatori, nel fatto che una società democratica, libera, aperta deve essere legata al relativismo inteso come rifiuto di ogni verità oggettiva: la pretesa di conoscere una verità condurrebbe alla società chiusa e autoritaria.
Strettamente associato al relativismo culturale, infine, è il relativismo morale, per il quale i valori, le regole di condotta adottate da un determinato gruppo sociale (o anche da singoli individui) sono legati ai loro specifici bisogni e non hanno quindi alcun fondamento di assolutezza o necessità.
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martedì 10 ottobre 2006 - ore 00:13
IL GATTO NELLA SCATOLA
(categoria: " Riflessioni ")
Avere un
ragazzo che, per
schema mentale ed
impostazione culturale, ti è all’
opposto, certe volte mi consente di fare
connessioni mentali originali, spesso
assurde e decisamente
non scontate: un
matematico (è più matematico che ingegnere) e un’
umanista (sono più letterata che giurista), se messi a confronto (alle 3 di mattina e per diverse ore di chiacchiere a ruota libera), possono veramente fare
discorsi originali...
In questi giorni stavo riflettendo sull’esempio di vita e sull’opera di due personaggi molto noti della cultura americana:
Henry David Thoreau, autore del
Walden ovvero la vita nei boschi (è sua la frase su cui medito da qualche tempo: “
Per noi spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli”) e
Truman Capote, autore di
A sangue freddo: il
primo è un saggio filosofico, di riflessione e accusa della società mercantilistica americana della prima metà dell’800; il
secondo è un romanzo che racconta in modo magistrale un fatto di cronaca nera avvenuto in Kansas nel 1959 e che ha consacrato Capote come il più famoso scrittore del suo tempo...
Confrontando Capote e Thoreau, mi sono trovata di fronte due individui che hanno fatto una
scelta esistenziale opposta:
il primo ha “
venduto l’anima al diavolo” per scrivere il romanzo della sua vita (ebbe un rapporto molto stretto con entrambi i killer, per conoscere così la loro versione del crimine, e soprattutto con Perry Smith instaurò un ambiguo rapporto fra l’amore e l ’amicizia) e il prezzo per questa sua scelta è stato il non aver aver più scritto nulla di compiuto fino alla morte, convivendo con un rimorso enorme che l’ha portato all’alcolismo e alla droga;
il secondo ha deciso di
vivere per 2 anni nei boschi del Massachusetts in condizioni estreme di povertà e privazione, per dimostrare che gli
ideali che professava erano
realistici e che potevano servire a migliorare le condizioni di vita dei suoi concittadini, sempre alla ricerca del profitto e perennemente schiavi del lavoro...
Mi affascina la natura umana e il suo essere in
continuo mutamento e, pensando a Thoreau e Capote, mi sono trovata di fronte a
2 opposti modi di vivere: una coerenza granitica in ciò che si crede e un’incrollabile desiderio di emergere...
Discutendo di tutto questo con la mia dolce metà, gli ho chiesto quale dei due uomini apprezzasse di più e
se per lui è vero che “spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli": la sua
risposta è stata che, se partiamo dal
principio di indeterminazione di Heisenberg e dall’
esperimento mentale del Gatto di Schrödinger, possiamo affermare che “
sappiamo che spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli”...
La natura umana è veramente affascinante:
filosofia e
fisica quantistica si incontrano, una mente scientifica e una umanistica arrivano, per strade diversissime, alla stessa soluzione...
2 cuori (e 2 cervelli),
una riflessione antelucana sul senso dell’esistere, una capanna in mezzo al bosco ed un gatto in una scatola...
WERNER KARL HEISENBERG (Wurzburg, Germania, 1901 – Monaco, Germania, 1976) è stato un famoso fisico e Premio Nobel, fra i fondatori della meccanica quantistica. Celebre è il
principio di indeterminazione che porta il suo nome: “
Non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria”.
Mettendo in discussione questa teoria, Einstein disse la celebre frase: ”
Non credo che Dio abbia scelto di giocare a dadi con l’universo”, a cui un altro celebre fisico, Bohr, rispose: “
Non credo che Dio abbia scelto di giocare a dadi con l’universo” e a cui Feyman aggiunse "
Non solo Dio gioca a dadi, ma li lancia dove non possiamo vederli”.
ERWIN RUDOL JOSEF ALEXANDER SCHRÖDINGER (Vienna, Austria, 1887 – 1961) fu un fisico famoso per il suo contributo alla meccanica quantistica (con l’equazione di Schrödinger vinse il Premio Nobel nel 1933). Suo il famoso
esperimento mentale del Gatto di Schrödinger, cioè del Gatto nella Scatola: si supponga di avere un gatto rinchiuso in una scatola e che esista un meccanismo per cui una fiala di veleno si rompa all’interno della scatola (avendo come effetto l’uccisione del gatto) se un atomo radioattivo decade. Dopo un certo periodo di tempo, il gatto ha la stessa probabilità di essere morto quanto l’atomo di essere decaduto. Visto che fino al momento dell’osservazione l’atomo esiste nei due stati sovrapposti, il gatto resta sia vivo che morto fino a quando non si apre la scatola, ossia non si compie un’osservazione.
DAVID HENRY THOREAU ( Concord, Massachusetts, USA 1817 – 1862) fu scrittore, filosofo, ambientalista e attivista statunitense. Nel 1845 (e fino al 1847), per sperimentare una vita semplice, si stabilì in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden, dove poté dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e all’osservazione della natura. Nel 1854 pubblicò
Walden, ovvero La vita nei Boschi, in cui descriveva questa sua esperienza.
TRUMAN CAPOTE ( New Orleans, Louisiana, USA, 1924 – Bel Air, California, USA, 1984) è uno scrittore statunitense, autore di
Colazione da Tiffany, il cui libro più acclamato è
A sangue freddo (1966), romanzo che racconta dell’assassinio -realmente accaduto- di una famiglia di agricoltori del Kansas da parte di due spiantati, che finiranno sulla forca per il loro brutale crimine. Capote parte dal fatto di cronaca per scrivere la sua
nonfiction novel: una combinazione perfetta tra giornalismo e letteratura, dove nessun fatto viene inventato, ma diventa romanzo grazie alla bravura dello scrittore. La sua inchiesta durerà 6 anni: tra il 1959 e il 1965, quando il caso si chiuse con l’esecuzione capitale dei due colpevoli, Richard Eugene Hickock e Perry Edward Smith, lo scrittore si occupò quasi esclusivamente del suo reportage, raccogliendo più di 6000 pagine di appunti su una storia che anch’egli aveva vissuto in prima persona.
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 23:36
IL PAESE DEI BALOCCHI
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Pinocchio, quand’ero piccola, non mi piaceva , tanto che mi metteva addirittura tristezza la storia del burattino che diventa un bambino (anche se non ho mai capito bene il perché... sarà che muore la Fata Turchina, sarà che il Gatto e la Volpe sono veramente 2 brutti ceffi, sarà che il Grillo Parlante è antipatico e saccente...), e, ad essere sincera, non mi piace molto nemmeno adesso che sono cresciuta e che ne riconosco l’indubbio valore letterario (mi affascina soprattutto la lettura in chiave massonica che parte della critica ha dato alla favola)... C’è però un capitolo che mi ha sempre affascinato, tanto da fare presa sul mio immaginario di adulta: il Paese dei Balocchi... Ho sempre adorato e ancora oggi adoro i giocattoli, tanto che conservo ancora le bambole di quand’ero bimba ed i loro vestitini nell’apposito armadio, i puffi nella loro casetta ed i peluche: lo strano è che da piccola passavo il mio tempo giocando con mia nonna e puntualmente i miei gingilli finivano dimenticati in un angolo... però li tenevo con cura e non li rompevo... pensavo che di notte si svegliassero e mi guardassero dormire... Quindi, il fatto di lavorare part-time durante l’inverno in un negozio di giocattoli (un negozio di giocattoli vecchio stampo, dove i giocattoli ancora si montano e si riparano, dove ci sono i balocchi di legno e non solo i videogames, dove si trova tutto quello che un bambino può desiderare) mi pare un segno del destino: ho trovato il mio Paese dei Balocchi!
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martedì 26 settembre 2006 - ore 14:02
VUOTE PAROLE
(categoria: " Pensieri ")
Ieri notte, mentre mi giravo e rigiravo nel letto, aspettando il sonno (in questo periodo faccio fatica a dormire) ho continuato a riflettere sui
Nuovi sofisti (vedi post precedente) e mi è venuto in mente un
tema che, qualche giorno fa, un
mio allievo (faccio ripetizioni di italiano, fra le altre cose), mi ha consegnato: era un tema di
riflessione sulla guerra, che prendeva spunto da una lirica di
S. Quasimodo, Uomo del mio tempo. Il compito faceva schifo, ma mi ha colpito molto una frase, che diceva pressapoco così: “
Quasimodo esprime benissimo la sua avversione per la guerra, che è unavversione che tutti, penso, condividiamo, però le parole, anche le bellissime parole di un premio Nobel, servono a poco”. Così mi sono trovata a rimuginare su questa frase scritta da un ragazzo di 16 anni e sullodierno
potere della parola: questo
potere è
presunto oppure la parola riesce a
smuovere veramente gli
animi, le
coscienze e quindi a rendere questo nostro mondo il
migliore dei mondi possibili? Il pensiero che le parole non servano a nulla
mi annichilisce perchè la mia
esistenza è fatta di parole...
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Di certe parole apprezzo, a livello anche fisico (mi piace pronunciarle, accarezzarle con la voce) il suono:
premura, cocciaio, cispa, ganghero, Eulalia, ammennicolo; di altre invece considero il significato:
empatia, Irene, politica, samadi, civile, diverso, satyagraha, ideale...
Senza parole il mondo sarebbe fatto solo di
silenzio, di un silenzio
senza significato, di un silenzio
vuoto, perchè l
anima delluomo sarebbe
vuota...
Il
nostro, allora, è
un tempo fatto di parole vuote? Oppure
cè ancora la
Parola che salva, la
Parola che cambia, la
Parola che sovverte e che rivoluziona?
Vedremo se la
notte mi porterà
una risposta per questa domanda...
E’ stata detta una parola…
E mi ha ucciso. Vorrei dimenticarla, ma, ahimè,
pesa sulla mia memoria come un orrendo delitto
sull’anima del colpevole.
…
Non c’è fine, non c’è limite, misura, confine,
alla morte che porta questa parola.
[Shakespeare, Romeo e Giulietta]
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lunedì 25 settembre 2006 - ore 21:57
I NUOVI SOFISTI
(categoria: " Pensieri ")
La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti.[K. Popper]
Non esistono verità, ma solo interpretazioni [F. Nietzsche]
Ieri sera io e la mia dolce metà siamo andati al cinema (adesso che arriva il freddo lo spettacolo domenicale delle 22:30 diventa un must per noi!) a vedere Thank you for smoking, una satira divertente ed ironica sulle lobbies (cioè i gruppi di pressione che provano, e spesso riescono, ad incidere sulle istituzioni legislative) e sul politically correct (il politicamente corretto è quel linguaggio che, diplomaticamente, è privo di termini che possono essere considerati discriminatori) nel mondo del tabacco americano con uno strepitoso Aaron Eckhart (sono, naturalmente, un’acerrima nemica delle multinazionali in generale e del tabacco in particolare... e non poteva essere altrimenti viste le mie opinioni politiche!): di fronte al lobbista Nick Naylor e al suo potere affabulatorio, mi sono ritrovata a pensare che la sofistica non è morta nel V secolo avanti Cristo e che ci sono al giorno d’oggi degni eredi di Ippia, Gorgia e Protagora, senza entrare però nel merito del valore etico di questa categoria di persone. Tralasciando la tipica retorica americana sulla libertà, il messaggio del film mi è piaciuto: sarà che sono una sostenitrice del relativismo e del relativismo culturale in particolare -Nietzsche, Wittgenstein e Popper docent-, sarà che di conseguenza odio gli assolutismi, ma il concetto di fondo mi è piaciuto e mi ha stimolato la vis dialettica... adesso devo solo trovare qualcuno con cui sfogare questo mio desiderio di confronto...
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venerdì 22 settembre 2006 - ore 12:09
L’ALBA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Martedì, in Feltrinelli a Bologna, ho preso il WALDEN di HENRY DAVID THOREAU: voglio leggerlo da quando mi è passata sotto gli occhi questa frase: “Per noi spunta solo quel giorno, al cui sorgere siamo svegli”. Ne sono rimasta colpita, molto colpita, perché esprime un mio imperativo esistenziale: cerco infatti di essere sempre presente a me stessa, di vivere pienamente ogni attimo, perché, non potendo vivere tutta la Vita od ogni possibile vita, cerco di vivere in modo completo la mia vita, quella che mi è toccata in sorte, quella che mi sto costruendo giorno dopo giorno, in ogni suo aspetto, a partire dalle piccole azioni quotidiane fino ad arrivare ai mie grandiosi -e forse utopistici- progetti per il futuro...

HENRY D. THOREAU (1817-1862), scrittore, filosofo, ambientalista e attivista statunitense, seguace di Ralph W. Emerson, fu una delle figure di spicco del movimento trascendentalista (movimento che, partendo dall’affermazione di trascendentale kantiano come unica realtà, esprimeva una reazione al razionalismo e un’esaltazione dell’individuo nei rapporti con la natura e la società). Tra le sue opere si ricorda Disobbedienza civile, pubblicato nel 1849.
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martedì 19 settembre 2006 - ore 14:11
FLUSSO DI COSCIENZA
(categoria: " Pensieri ")
Vi capita mai di essere preda di un flusso di coscienza? A me succede di continuo... Il mio cervello frulla insieme decine di notizie raccolte in ogni dove, fa connessioni assurde e spesso improponibili e mi propina idee e pensieri pazzeschi (Magritte ed il suo ascoltare “il silenzio del mondo”)... In questi giorni mi sono trovata a riflettere su: la vita di Oriana Fallaci e la sua pazzia... sono convinta infatti che gli ultimi 3 libri siano il frutto di una mente squilibrata (Erasmo e Lelogio alla follia), che lautrice sia stata colta da follia nel corso dei suoi lunghi anni di silenzio, visto che con la produzione fino agli anni 90 non ci azzeccano per niente gli sproloqui e gli anatemi contro Europa e Islam dellultimo periodo; le ultime affermazioni del Papa e il suo citare a caso e fuori contesto...ma pensarci prima no? A cosa serve smentire (Bosch ed Il trittico delle delizie)? A mettere un dito in una falla che ormai si allarga inesorabilmente (la favola olandese della bimba che salva la diga)? Il rispetto per laltro ormai non esiste più; lidea di fondare una nuova associazione... mille finestre mi si aprono nella testa e mille possibilità: qualcosa di culturale, ma che sia anche aggregativo, qualcosa di stimolante e sempre imprevedibile, come una porta sul possibile (Abulafia ed il tetragrammaton); il mio prossimo viaggio ad Atene e i miei infiniti sogni ad occhi aperti sulla Grecia Antica... mi immagino sullAcropoli mentre parlo con Pericle o litigo con Socrate (Fidia che scolpisce i fregi del Partenone); le mie amiche e la “sindrome di Giulietta”... tutte alle prese con amori impossibili e tutte destinate a fare una brutta fine (Il bacio di Hayez)!
...questo mi passa per la testa al momento... però la situazione è altamente instabile e non so cosa mi scorrerà davanti agli occhi fra unora!
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venerdì 15 settembre 2006 - ore 16:15
FORMA MENTIS
(categoria: " Pensieri ")
...riuscii ad allargare il mio limitato spazio mentale. Ogni volta che si presentava unidea, imprigionata nella sua collana di parole, esplodeva in mille echi che si trasformavano come nuvole. I miei pensieri non andarono mai più in linea retta, bensì seguendo complesse strutture, labirinti dove a volte leffetto precedeva la causa. [A. Jodorowsky, La danza della realtà]
Questo brano di A. Jodorowski descrive perfettamente il modo in cui la mia mente percepisce la realtà, la scinde, frantuma, parcellizza e ricompone, il modo in cui il mio cervello elabora le idee, gli stimoli e gli spunti che gli vengono dal mondo... questo brano descrive quella che i latini chiamerebbero la mia forma mentis, la complessità delle mie elucubrazioni mentali, delle strutture culturali che compongo e scompongo, incessantemente, da mattina a sera, in maniere sempre diverse e originali... Le parole “esplodono in mille echi” e tutto è unenorme ragnatela, dove causa ed effetto si intrecciano e si sostituiscono luna allaltra, dove ogni idea ne richiama mille altre: il mio pensiero è sempre in evoluzione, sempre preso in un continuo cambiamento...
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mercoledì 13 settembre 2006 - ore 13:10
LA DELUSIONE CONTINUA...
(categoria: " Riflessioni ")
La mia riflessione, disillusa e triste, sulla politica e sui politici continua: ultimamente vado a riunioni su riunioni, per vedere se ho mal compreso o mal interpretato il modo di operare e di muoversi delle cosiddette persone impegnate politicamente: mi trovo di fronte sempre e comunque ad un muro... un muro fatto di assoluto disinteresse per la realtà che li circonda, per i problemi del territorio, per le dinamiche che lo pervadono e alimentano, un assoluto disinteresse, misto a diffidenza e maliziosa superiorità, per la società civile, che è, a mio avviso, il motore di ogni rinnovamento, il punto da cui partire per fare veramente qualcosa per cambiare il nostro mondo!
Mi rendo conto che la politica non può essere esclusivamente locale, che cioè non può guardare solo alla realtà del Comune in cui si vive, ma deve anche avere un respiro più ampio, su scala nazionale: se però si è completamente avulsi dalla realtà che ci circonda, dai problemi della piccola comunità di cui comunque si fa parte, come si può pensare di riuscire a fare qualcosa che comunque migliori la vita delle persone?
La politica parte sempre dalla città, dalla piazza, perchè così ci si immerge in tutti i problemi del vivere associato: se questi non vengono considerati, anzi, vengono snobbati dai politici, la politica diventa solo sterile esercizio del potere, demagogia... tutto questo mi atterrisce!
PS: ho passato Civile! 26!
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domenica 10 settembre 2006 - ore 18:08
PANICO DA ESAME
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Sono entrata, da circa un’ora, in una fase parossistica di nevrastenia, nervosismo e stress: domani ho l’esame ed è panico! Ma panico vero! E non so come controllarlo! Non riesco a controllarlo! Sarà che ho fatto troppa roba in poco tempo; sarà che la materia è molto estesa (ad essere eufemistica); sarà che il diritto, soprattutto Civile, non lo digerisco proprio; sarà che non sono mai e poi mai andata ad un esame con la certezza di passarlo… Insomma non ne esco più! Crisi nera! E sarà sempre peggio... prevedo una nottataccia!
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