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GIULIA BLASI
NUDO D’UOMO CON CALZINO
2009 Einaudi.




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ANPLAGGHED AL CINEMA,
di Rinaldo Gaspari con Aldo, Giovanni e Giacomo; regia
teatrale di Arturo Brachetti
;

I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN, con Heath Ledger
e Jake Gyllenhaal, di Ang Lee
;

IL DIAVOLO VESTE PRADA,
di David Frankel, con Meryl
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;

IL 7 E L’8, di Giambattista
Avellino, Ficarra & Picone;
nel cast, Salvatore Ficarra,
Valentino Picone, Remo
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;

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un film di Rob Marshall;

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regia di Fausto Brizzi;

"PIRATI DEI CARAIBI" - LA
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FANTASMA, un film di Gore
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;

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SATURNO CONTRO, regia di
Ferzan Ozpetek; con Luca
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Favino, Margherita Buy
.


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ORA VORREI TANTO...



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ORA VORREI TANTO...







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1) Quelli che si appendono un Cd allo specchietto retrovisore dell'auto....
2) Quando arrivi a fidarti solo di te stesso...
3) essere ammalati quando in realtà hai un sacco di cose divertenti in programma
4) non aver avuto il coraggio di dire in tempo ad una persona quanto importante fosse per te e scoprire che ora non puoi più farlo...
5) Pensare di essersi dimenticati la macchina aperta con il portafoglio dentro
6) Sapere che il tempo passa inesorabile e aver paura un giorno di dimenticare tutto,la vita,gli amici,gli affetti,le persone....e aver paura di tutto questo!
7) svegliarmi e scoprire che mi piace la musica di dj Francesco..potrei morire..sul serio eh

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) suonare col proprio gruppo a San Siro con milioni di persone
3) Sarebbe una meraviglia se riuscissimo a essere onesti con noi stessi e con gli altri allo stesso tempo sempre...
4) Lo stupore di sentire che ogni giorno ti vuoi bene sempre di più e in modo diverso
5) ...vivere senza illusioni...
6) mio padre che viene da me e mi dice di essere orgoglioso di me...
7) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.


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giovedì 26 gennaio 2006 - ore 23:19


Letting the days go by
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Serata a casa per via della neve, completa di nervosismo e discussioni a casa; se il 2005 si è chiuso bene, tutto si sta azzerando in questo mese di gennaio tutt’altro che esaltante e ancora sospeso in un limbo. Passeranno mesi e forse anche anni prima di vedere qualcosa di concreto, nel frattempo ho passato il pomeriggio sul sito dell’Università in cerca di stage che forse non mi serviranno più di tanto, se non per riempire qualche riga in più nel mio stremenzito curriculum. Mi manca la mia vita da studente, sapevo che sarebbe successo ma non immaginavo così presto; ho chiuso con la compagnia teatrale con cui ho collaborato per sei anni, e anche con l’agenzia di promozioni. Anche con la musica non si ingrana, ho tentato con una nuova band, ma ho chiuso dopo un paio di prove. E’ andata bene, invece, la serata al Daniel’s con un numeroso gruppo formato da Momo (col quale ho duettato in una convinta Through The Barricades – ma non è mancato il momento supertrash con La donna del mio amico, urgh!), Mist, Tobor, Snap, Paola, Fabio ed altri ancora. Intanto ho avuto il piacere di fare qualche nuova conoscenza, come Christian (Nico) e Federico (M@rcello) agli spritz sabato scorso e la new-entry Rebecca, che ha visto I Segreti di Brokeback Mountain con me domenica pomeriggio. Purtroppo non ho visto i Beat Shop ma spero di rimediare presto. Se il film di Ang Lee mi ha parzialmente deluso, non posso dire lo stesso dell’ottimo Match Point di Woody Allen. Questi due film saranno oggetto dei prossimi post, e spero di concludere entro il weekend la lettura del nuovo libro di Bret Easton Ellis. Un "in bocca al lupo" per chi è prossimo alla consegna della tesi (Lisetta e i colleghi Pietro e Mattia) e per mio fratello che è sparito dalla community perché impegnato nella sua prima sessione di esami.





Magra anche la playlist della settimana, all’insegna del capolavoro dei Talking Heads Remain In Light (1980) ripubblicato venerdì in edizione rimasterizzata, con quattro tracce aggiunte e un DVD (negli Stati Uniti invece è uscito nel nuovo formato Dualdisc) e del doppio CD antologico di John Lydon uscito in autunno, con i brani salienti del repertorio dei Sex Pistols, dei Public Image Limited e le collaborazioni con Afrika Bambaataa (Time Zone) e i Leftfield (Open Up è stato anche un "video pin up" sulla rimpianta Videomusic). Meglio di quanto mi aspettassi, anche se non tutto è facile da digerire. Domani, oltre a Richard Ashcroft, Pacifico, Gianna Nannini, gli Afterhours in inglese, gli INXS, Bryan Adams con la sua terza raccolta e Mondo Marcio, ci sarà nei negozi di musica After All These Years della sofisticata vocalist Sarah Jane Morris, per la Irma Records; molti ricorderanno Me And Mrs. Jones, o la cover di Don’t Leave Me This Way registrata con i Communards di Jimmy Somerville, oppure ancora le due apparizioni sanremesi dell’inizio degli anni Novanta quando gli artisti stranieri eseguivano nella loro lingua madre le canzoni in gara (la seconda volta era in coppia con il vincitore Riccardo Cocciante). Ho visto Sarah Jane dal vivo pochi anni fa quando ha presentato l’album Love And Pain e assicuro che vale la pena tenerla d’occhio (nonché d’orecchio). A presto!


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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 20:30


Loving the alien 1966 - 2006
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Quarant’anni fa usciva il primo singolo a nome di David Bowie e i Buzz, “Can’t Help Thinking About Me”; erano già stati pubblicati alcuni 45 giri-flop a nome di Davy Jones and the King Bees, Manish Boys e i Lower Third, ma stavolta David Robert Jones ha scelto un nuovo nome per non farsi confondere con Davy Jones dei Monkees. Si torna a parlare del camaleonte del rock perché la Recording Academy ha annunciato che l’8 febbraio riceverà il secondo Grammy Award della sua vita, quello alla carriera – il precedente gli era stato assegnato per un video. In più, pochi mesi fa in Europa, e solo da pochi giorni negli States, è uscita una tripla raccolta della serie Platinum Collection della EMI, che ha già dato ottime soddisfazioni di vendita con i titoli dedicati a Battiato, ai Genesis, a Mina (di cui avremo addirittura un secondo volume), Charles Aznavour, Bryan Ferry e i Roxy Music, i Queen, ma anche Karajan, Riccardo Muti e, tanto per non farsi mancare nulla, Maria Callas. La prossima settimana uscirà un cofanetto triplo dedicato agli Scorpions e il prossimo mese vedremo anche una Platinum Collection di Mike Oldfield... Nel caso di David Bowie, la domanda nasce spontanea: ce n’era bisogno? In effetti, nell’era del compact disc, ci sono già state antologie per tutti i gusti e tutte le tasche, da Changesbowie alla doppia Singles Collection, arrivando fino al Best of Bowie del 2002 che ha avuto diverse scalette per ogni Paese in cui è stato lanciato - molto buona l’edizione inglese, insufficiente quella italiana. Non mi dilungherò in commenti su ogni singolo album rappresentato in questa Collection, ma vale la pena soffermarsi sulle rarità incluse e i motivi che dovrebbero far preferire questa raccolta alle altre già pubblicate; intanto, è interessante la divisione in tre distinte epoche bowiane, ovvero quella più teatrale del glam rock, quella più eclettica che va dal Philadelphia sound alle atmosfere elettroniche di Brian Eno e una terza fase in cui il successo commerciale è stato inversamente proporzionale alla qualità degli album proposti. Mancano dunque tutti i dischi successivi al 1987 (dai Tin Machine all’ultimo Reality) e il materiale inciso prima di Space Oddity.





1969 – 1974. Il primo e il secondo cd della Platinum Collection di David Bowie erano già stati pubblicati nel 1997 quando la EMI ha acquistato i diritti degli album incisi per la RCA; l’ordine non è rigorosamente cronologico ma aiuta a sintetizzare il riuscito tentativo di abbracciare il glam-rock dei T.Rex e il rock decadente (non dimentichiamo che Bowie è stato il mecenate del Lou Reed solista e ha prodotto il suo Transformer). Prima di arrivare ai pezzi chiave di Ziggy Stardust (Starman, la title-track, Suffragette City e Rock’n’roll Suicide) ci si sofferma su The Man Who Sold The World, riproposta con grande successo oltre vent’anni più tardi nell’Unplugged in New York dei Nirvana, in una cover di Let’s Spend The Night Together dei Rolling Stones proveniente da Aladdin Sane (gioco di parole su A Lad Insane) e qualche interessante rarità. John, I’m Only Dancing, singolo mai incluso in un album ufficiale del nostro, è qui presente nella Sax Version; Velvet Goldmine è invece una b-side che in precedenza era reperibile in una ristampa su compact disc di Ziggy Stardust, e che ha ispirato il titolo del film di Todd Haynes. The Prettiest Star è qui nella versione originale con Marc Bolan dei T-Rex (c’era anche nel cofanetto Sound and Vision, ma in mono) e alla fine del CD c’è una versione di quella All The Young Dudes donata ai Mott The Hoople. Curiosamente, l’orwelliana 1984 da Diamond Dogs è nel secondo volume.

1974 - 1979. Annoiatosi del glam-rock, Bowie si invaghisce del soul americano (Young Americans è qui presente nella più breve versione del singolo, ma c’è anche Fame, scritta con John Lennon e molto simile alla contemporanea Hot di James Brown) e in seguito diventa il sottile Duca Bianco con Station To Station. Wild Is The Wind, cover già interpretata anche da Johnny Mathis e Nina Simone, è stata pubblicata come singolo solo nel 1981 per promuovere una raccolta di successi, Changestwobowie (che conteneva anche la versione disco-funky di un vecchio pezzo, John I’m Only Dancing Again, presente anche nella scaletta di questo CD). C’è spazio anche per un prescindibile rifacimento di Bruce Springsteen, It’s Hard To Be A Saint In The City (del Boss aveva già cantato Growin’ Up per un lato B dei tempi di Pin Ups). I momenti più intriganti dell’intero CD sono quelli tratti da Low, Heroes e Lodger, che erroneamente vengono indicati come la sua trilogia berlinese (solo Heroes è stato registrato in Germania); non ci si spiega come mai Be My Wife (un singolo) e Always Crashing In The Same Car siano assenti, e c’è una versione in studio di Breaking Glass anziché quella registrata dal vivo presente nel 45 giri, ma le selezioni di Heroes e Lodger sono impeccabili. Heroes è qui nella single version, e DJ è presa dal singolo promozionale. Beauty and the Beast anticipa gli Human League, The Secret Life of Arabia sarà in seguito ripresa da Billy McKenzie degli Associates; un verso di Boys Keep Swinging era stato censurato nei puritani Stati Uniti (“when you’re a boy...other boys check you out”) ma qui è fortunatamente nella versione integrale. Look Back In Anger sembra ispirata dai lavori più sperimentali di Scott Walker, crooner che omaggerà in Black Tie White Noise del 1993.




"You’d better not mess with Major Tom..."



1980 – 1987. Sicuramente, tra i tre cd, questo è quello più interessante perché evita ai fan casuali l’acquisto dei dischi Let’s Dance, Tonight e Never Let Me Down. Ormai le sonorità della trilogia di Eno avevano fatto scuola e dopo il valido Scary Monsters del 1980 anche David Bowie, come altri suoi colleghi (Elton John in primis) perde l’ispirazione e si ritrova a corteggiare il grande pubblico con dischi molto commerciali ma poveri di idee. Ci sono tutti e tre i singoli tratti da Let’s Dance, l’album prodotto da Nile Rodgers degli Chic, e troviamo anche una versione non facilmente reperibile di Cat People (Putting Out Fire), brano dalla colonna sonora de Il Bacio della Pantera. In questo periodo il repertorio di Iggy Pop viene costantemente saccheggiato (China Girl e Tonight, per esempio) ma i due migliori brani del successivo Tonight, ovvero Blue Jean - con un video di Julien Temple - e Loving The Alien, sono opera di Bowie. La breve parentesi brechtiana è qui rappresentata da Alabama Song, inferiore alla versione registrata dai Doors nel 1967, e da Drowned Girl, dall’irreperibile mini album Baal. Non mancano le collaborazioni con i Queen (Under Pressure) e il Pat Metheny Group (l’eccellente This Is Not America) ed altri contributi a colonne sonore: Absolute Beginners resta uno dei suoi singoli più azzeccati del decennio, meno indispensabili sono When The Wind Blows e Underground – quest’ultima è tratta dal film Labyrinth (ma secondo “40 Anni di Hit Parade” di Dario Salvatori, Magic Dance dalla stessa colonna sonora ha avuto un successo maggiore). L’essenziale è tutto qui, e non si sente la mancanza della brutta cover di Dancing In The Streets con Mick Jagger. Sarebbe stato interessante, tuttavia, riascoltare Little Drummer Boy, il singolo natalizio cantato insieme a Bing Crosby.

David Bowie, la cui carriera è stata eclettica ma talvolta confusa (specie a metà degli anni Settanta, assai probabilmente per colpa delle droghe), è stato di certo un genio del marketing ed è riuscito a portare l’avanguardia alle masse. Eppure, sono stati troppi i suoi voltafaccia, le uscite da cui in seguito si è dissociato – dall’ambiguità sessuale, dapprima sbandierata e poi rinnegata, alle simpatie naziste del Duca Bianco – e troppi i suoi tentativi di inseguire le mode, come dimostrano l’avventura con i Tin Machine e l’album drum’n’bass Earthling. Si discuterà all’infinito sul suo valore come musicista, intanto qui si trovano 57 buoni (talvolta ottimi) motivi per riscoprirlo, o per avvicinarsi alla sua musica per la prima volta.






DAVID BOWIE – LOOK BACK IN ANGER
"You know who I am," he said
The speaker was an angel
He coughed and shook his crumpled wings
Closed his eyes and moved his lips
"It’s time we should be going"

(Waiting so long, I’ve been waiting so, waiting so)
Look back in anger, driven by the night
Till you come
(Waiting so long, I’ve been waiting so, waiting so)
Look back in anger, see it in my eyes
Till you come

No one seemed to hear him
So he leafed through a magazine
And, yawning, rubbed the sleep away
Very sane he seemed to me

(Waiting so long, I’ve been waiting so, waiting so)
Look back in anger, driven by the night
Till you come
(Waiting so long, I’ve been waiting so, waiting so)
Look back in anger, feel it in my voice
Till you come

(Waiting so long, ahhh...)
(Waiting so long, I’ve been waiting so, waiting so)





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venerdì 13 gennaio 2006 - ore 22:55


Eighteen easy steps
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Il 2005 è stato un anno di autocelebrazioni per Alanis Morissette: prima dell’estate, infatti, è stata pubblicata un’edizione completamente acustica di Jagged Little Pill in occasione del decennale del fortunato disco della cantautrice di Ottawa (che però ha avuto vendite scarse e recensioni ben poco generose) e a novembre è stata la volta di una raccolta, una buona occasione per fermarsi, come suggerisce il palmo della mano aperta in copertina di The Collection. L’adesivo sulla scatola avverte che il CD contiene “18 of Alanis Morissette’s most recognizable hits, as well as some of Alanis’ personal favourites”: non si tratta dunque di un banale greatest hits, in poche parole, con tutti i singoli disposti in ordine cronologico, dal momento che trovano spazio anche album-tracks, lati B, cover e brani da colonne sonore o progetti collaterali, per la prima volta in un disco ufficiale di Alanis. “C’è voluto un po’ per decidere quali canzoni inserire in questa collezione”, assicura la cantante nelle note di copertina, “molti artisti considerano le proprie canzoni come dei figli, e io le vedo come stanze della mia casa, ognuna delle quali ha odori, ricordi ed energie distinte”. Oltre a diciassette brani già editi nel corso degli ultimi dieci anni di carriera, c’è anche un brano inedito, una cover di “Crazy” (un grande hit radiofonico datato 1991, interpretato da Seal e prodotto da Trevor Horn).





L’album di debutto, Alanis, e il successivo Now Is The Time (entrambi all’insegna di una musica pop-dance debitrice di Madonna) non sono rappresentati nella raccolta, e sarebbe stato interessante avere almeno il singolo più venduto degli esordi, “Too Hot”. Il lavoro successivo si sposta infatti su un territorio rock-cantautorale che ha più a che fare con Pat Benatar ed Alannah Myles che con Madonna, che nel frattempo le fa firmare un contratto con la Maverick Records. Jagged Little Pill, un best seller tra il 1995 e il 1996, è stato scritto e prodotto insieme a Glen Ballard, ma tra i musicisti figurano anche Flea e Dave Navarro, Gota Yashiki e Michael Landau. Con l’eccezione di All I Really Want, gli altri singoli sono qui presenti, mescolati al resto delle canzoni in scaletta: Head Over Feet, Ironic e You Learn sono nella prima parte della Collection, You Oughta Know è al centro e Hand In My Pocket chiude la tracklist. Jagged Little Pill ha venduto finora 30 milioni di copie e ha fruttato alla Morissette ben quattro Grammy Awards: purtroppo negli anni successivi un risultato simile non è stato più raggiunto. Forse ci aspettava troppo, e le vendite di Supposed Former Infatuation Junkie sono state molto meno lusinghiere; il disco è piaciuto ai fan, ma il grande pubblico lo ritiene logorroico e autoindulgente. Molti sarebbero stati i momenti da antologia (Joining You, Unsent, Front Row e So Pure) e invece qui c’è posto solo per Thank You e That I Would Be Good – una scelta bizzarra, visto che la versione che è stata trasmessa per radio e su MTV è quella del successivo album Unplugged. Il ritorno nel 2002 non vede grandi innovazioni a parte l’assenza di Glen Ballard: Under Rug Swept piace poco sia al pubblico che alla critica, ma il singolo Hands Clean riesce ad avere buone vendite e un adeguato airplay. Imprevedibile l’inclusione di ben due canzoni dalla raccolta di b-sides e brani esclusi da Under Rug Swept che è stata pubblicata poco dopo con un DVD allegato, Feast on Scraps: la melodica Simple Together e l’arrabbiata Sister Blister (già il retro di Hands Clean).





Everything è l’unico singolo che si ricordi dal suo quarto album internazionale, il deludente So Called Chaos. Eppure, qui c’è anche quella Eight Easy Steps che, una volta remixata, è arrivata nelle prime posizioni della classifica dance statunitense. Arriviamo ora alle chicche: Princes Familiar, dall’MTV Unplugged, è tra i momenti migliori dell’intera compilation insieme a Mercy, cantata da Alanis in ungherese insieme allo scomparso cantante pakistano Nusrat Fateh Ali Khan, il miglior interprete del canto qawali (stile musicale nato con lo scopo di diffondere in tutto l’Oriente la religione islamica) e già collaboratore di Peter Gabriel. Mercy proviene dal progetto The Prayer Circle di Jonathan Elias, che ha coinvolto anche James Taylor, Perry Farrell, Ofra Haza, Salif Keita e Linda Ronstadt. Notevoli le due canzoni prestate a colonne sonore, Still (dal film Dogma, in cui Alanis interpreta il ruolo di Dio) e Uninvited, incisa per City Of Angels. Imbarazzante, purtroppo, il remake di Let’s do it, let’s fall in love, classico di Cole Porter inserito nel film De-Lovely. La Morissette e lo swing sono due mondi troppo distanti tra di loro e, considerando l’assenza di brani ben più meritevoli, resta una curiosità e nulla più. Ciò non toglie che la Collection in questione sia tutt’altro che inutile, e non va pensata come l’unico suo disco davvero indispensabile. Semmai, è un ottimo modo per ricapitolare ciò che è stato fatto finora, sperando che le ritorni l’ispirazione.






ALANIS MORISSETTE - EIGHT EASY STEPS
How to stay paralyzed by fear of abandonment
How to defer to men in solve-able predicaments
How to control someone to be a carbon copy of you
How to have that not work and have them run away from you

How to keep people at arm’s length and never get too close
How to mistrust the ones you supposedly love the most
How to pretend you’re fine and don’t need help from anyone
How to feel worthless unless you’re serving or helping someone

I’ll teach you all this in eight easy steps
A course of a lifetime you’ll never forget
I’ll show you how to in eight easy steps
I’ll show you how leadership looks when taught by the best

How to hate women when you’re supposed to be a feminist
How to play all pious when you’re really a hypocrite
How to hate god when you’re a pray-er and a spiritualist
How to sabotage your fantasies by fears of success

I’ve been doing research for years
I’ve been practicing my ass off
I’ve been training my whole life for this moment I swear to you
Culminating just to be this well-versed leader before you

How to lie to yourself and thereby to everyone else
How to keep smiling when you’re thinking of killing yourself
How to numb a la holic to avoid going within
How to stay stuck in blue by blaming them for everything

I’ll teach you all this in eight easy steps
A course of a lifetime you’ll never forget
I’ll show you how to in eight easy steps
I’ll show you how leadership looks when taught by the best





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mercoledì 11 gennaio 2006 - ore 11:45


Sanremo è Sanremo? Bah...
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Ieri pomeriggio sono stati resi noti i nomi dei 18 big che prenderanno parte al Festival di Sanremo tra febbraio e marzo; la commissione ha bocciato Al Bano e manca nella lista anche Loredana Bertè, nonostante si chiacchierasse di una sua possibile partecipazione. Sanremo, da anni, non è più lo specchio fedele del panorama musicale italiano; è noto infatti che molti grandi nomi che hanno debuttato sul palco dell’Ariston si guarderebbero bene dal tornare in gara (Eros Ramazzotti, Zucchero, Andrea Bocelli, Laura Pausini) mentre altri come Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Claudio Baglioni, Gianna Nannini e Pino Daniele hanno una specie di allergia che li ha sempre tenuti lontani dal festival dei fiori. Cosa ci attende quest’anno? Leggendo i nomi e i titoli delle canzoni pare non ci sia nulla di buono, o almeno, di buono c’è ben poco...piaccia o no, lo si ami o lo si odi, Sanremo è tuttora LA manifestazione musicale italiana per eccellenza, con delle caratteristiche uniche (le canzoni inedite, il meccanismo di eliminazione, la classifica finale e soprattutto le immancabili polemiche) che rendono il festival un media-event vero e proprio. Già sono stati comunicati i nomi dei giovani, e mi incuriosiscono molto sia L’Aura che Ivan Segreto; si passa ai big, anche se sfuggono i criteri per cui i due artisti appena citati (così come Cristicchi) siano tra i giovani e i Sugarfree e Simona Bencini siano nella gara principale.

Uomini: l’anno scorso c’erano 4 categorie, nel 2006 spariscono i “classic”. Questo dovrebbe, in teoria, far supporre che questo festival sia aperto alle novità, invece la musica non cambia più di tanto. Già si sapeva che Gianluca Grignani avrebbe partecipato, e difatti lo vedremo con una nuova canzone, che sarà inclusa nella futura ripubblicazione del disco dell’anno scorso (pessima abitudine di chi partecipa dopo aver lanciato un album pochi mesi prima...e poi ci si lamenta che non si vendono dischi). Grignani ha fatto delle buone cose, prima di sputtanarsi con “L’aiuola” e “Uguali e diversi” (cover non dichiarata della dylaniana Knockin’ on Heaven’s Door), dunque attendo di ascoltare prima di giudicare. Molto meno allettante è Alex Britti: anche lui farà il repackaging (per la terza volta: anche “It.Pop” e “La Vasca” hanno avuto l’edizione sanremese), ma soprattutto non si capisce perché uno tra i più validi chitarristi blues che abbiamo debba vendersi a fare canzoncine senza arte né parte (con Maurizio Costanzo, per di più). Torna Ron, che ho sempre apprezzato, dopo qualche anno di assenza, e potrebbe essere l’occasione per ripresentare al grande pubblico il disco di duetti “Ma quando dici amore”, reso disponibile solo nelle edicole qualche mese fa; torna anche Michele Zarrillo, il cui profilo si è abbassato dopo il successo del greatest hits del 1997 (L’amore vuole amore). Le ultime due canzoni presentate al Festival non sono particolarmente memorabili, ma si può sempre ben sperare. La palma del peggiore della categoria la contendono Povia e Luca Dirisio. Il primo ha strarotto con “Quando i bambini fanno oh” l’anno scorso, quest’anno proporrà “Vorrei avere il becco” (evidentemente l’album sarà allegato a un libro da colorare nella collana per bambini delle edizioni Paoline). Si spera almeno che il titolo della canzone di Dirisio (“Sparirò”) sia profetico. Non ci sono né Mango né Riccardo Fogli né Renato Zero, che ha appena smentito la sua presenza per un premio alla sua lunga carriera.




"Il premio alla carriera me lo diano quando avrò 80
anni. Ma non a Sanremo, a casa mia" (Renato Zero)



Donne: non ci sono grandi novità in questa categoria, fatta eccezione per Simona Bencini, ex cantante dei Dirotta Su Cuba, che porterà una canzone firmata da Elisa (che a quanto pare quest’anno pubblicherà il suo primo best e una più interessante raccolta di videoclip). Non ci si spiega perché Anna Tatangelo sia sempre a Sanremo: è una bella ragazza, ha una voce gradevole, ma il repertorio che si ostina a cantare (opera di Gigi D’Alessio) non la farà decollare mai e poi mai. Torna dopo qualche anno anche Spagna, la cui carriera è sempre più confusa: dai successi dance in inglese (con cui, ricordiamo, ha raggiunto le classifiche statunitensi e britanniche) alla melodia italiana, per poi passare di nuovo all’inglese e poi di nuovo all’italiano. Anna Oxa festeggia 28 anni di carriera proprio al Festival (dove debuttò con Un’emozione da poco); si spera che torni al pop dopo le ultime divagazioni non proprio convincenti. Non ispira molto il titolo del nuovo pezzo, “Processo a me stessa”. Chi manca all’appello? Nicky Nicolai, che l’anno scorso ha vinto la categoria gruppi con Stefano di Battista, e Dolcenera, vincitrice della seconda edizione di Music Farm e uno dei successi discografici a sorpresa del 2005. Il bilancio è senz’altro magro e lascia l’amaro in bocca; ci si poteva aspettare la Bertè, o Rettore, ma anche qualche altra artista che meglio rappresenterebbe la musica di qualità in Italia (Giorgia, Carmen Consoli, la sottovalutata Cristina Donà).

Gruppi: solo tre sono le band vere e proprie che partecipano al festival. Gli storici Nomadi tornano dopo una trentina d’anni, e francamente non riesco a comprenderne il motivo: sarà forse per aumentare il cachet delle loro serate? Nonostante qualche canzone, il repertorio post-Daolio non è poi così rilevante. Gli altri due gruppi sono i Sugarfree (quelli di “Cleptomania”) e gli Zero Assoluto. Dopodiché abbiamo l’ex Denovo Mario Venuti, che partecipa con gli Arancia Sonora, abbiamo un bizzarro ensemble che riunisce Carlo Fava, Noa (ma non è il festival della canzone italiana?) e i Solis String Quartet e (dulcis in fundo) una band dal nome Figli di Scampia il cui direttore artistico (...) sarebbe nientepopodimeno che il già nominato Gigi D’Alessio, firmatario della canzone insieme a Mogol – e considerando la scarsa fantasia del cantautore napoletano, sarà come averla già sentita. Non è chiaro come mai l’ex énfant prodige partenopeo sia ovunque: non si rinnova mai, i testi che propone (con il "poeta" Vincenzo D’Agostino) sono pieni di cliché, ha una pessima dizione italiana (e quando parla dimostra una scarsa padronanza della grammatica, mai un congiuntivo neanche per sbaglio), ha copiato spudoratamente a destra e a manca - soprattutto da Claudio Baglioni - ed è insopportabilmente arrogante. Tuttavia, sono contento di rivedere Finizio (a mio avviso una delle più belle voci in circolazione) a Sanremo. Almeno quest’anno non c’è la DJ Francesco Band! Sicuri che non ci siano altri gruppi meritevoli di essere esposti in una vetrina così prestigiosa? Perché la commissione non ha fatto scelte più coraggiose, considerando band come gli interessanti Baustelle o i La Crus? Non dimentichiamo che il maggior successo discografico dello scorso anno è stato l’album dei Negramaro, eliminati la prima sera. Lo vedremo dunque, questo Festival? Mah, io propenderò per la diretta radiofonica con la Gialappa’s Band, che almeno riesce ad ironizzare, svecchiare e rendere meno austera la kermesse. Fatto sta che è impossibile non restare delusi da un cast del genere. Un vero peccato.


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mercoledì 4 gennaio 2006 - ore 19:26


Comme d’abitude
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il gettonato giochino delle abitudini più o meno paranoiche dei gggiovani d’oggi, ovvero, la versione riveduta e corretta per Spritz di un giochino burlone e frizzante che sta andando per la maggiore nei blog di mezzo universo. Come si partecipa? Prendete cinque vostre singolari abitudini, spiaccicatele sul vostro blog e invitate altri cinque adorabili amici a fare lo stesso, segnalando il loro nome al termine del post ed avvisandoli tramite commento nel loro blog. Questi saranno a loro volta tenuti a girare il gioco ad altri cinque amici. Ladies and gentlemen, ecco la mia TOP FIVE:

1. Spesso non ricordo di aver chiuso bene la porta di casa (in seguito mi prende l’angoscia in autobus) o la macchina (con conseguenti corse al parcheggio quando sono di servizio in negozio). Puntualmente, è tutto ok.





2. I miei libri sono disposti per dimensione e casa editrice più che per ordine alfabetico o di genere. Sono stato capace, più volte, di restare sveglio durante la notte per poter giungere alla fine di un romanzo.

3. I miei CD devono sempre sembrare nuovi di zecca, mi lavo sempre le mani prima di sfogliare i libretti per non lasciare impronte (specie se le pagine sono nere) e cambio le scatole se sono graffiate. Li presto malvolentieri, e a volte mi sono ritrovato ad acquistare dei compact disc di nuovo credendoli persi. Non porto mai le scatoline originali in macchina, specialmente se hanno adesivi o se sono edizioni limitate. Se un disco appena uscito è in digipack di cartone (in genere più fragile), lo acquisto solamente se proprio non ne esisterà una versione in jewel box in plastica.

4. Rispondo agli sms quando sono in bagno, sostandovi spesso inutilmente. Per non parlare dello spreco di carta igienica di cui sono responsabile, e a volte non ricordo neanche di prendere un rotolo nuovo per chi ne necessiterà dopo di me (un certo Lyriannos ne sa qualcosa...)

5. Quando guardo un film in TV, anche se non ne ho bisogno, metto sempre il televideo alla pagina dei sottotitoli. In alcune trasmissioni RAI li metto addirittura in inglese. Se guardo la TV non voglio essere disturbato, eppure i miei girano proprio in quel momento per la casa (vietati i commenti) o peggio ancora mia madre accende il Folletto, il cui rumore è più paragonabile a quello di un elicottero, facendomi perdere dialoghi.





Ovviamente, le mie stranezze sono ben di più delle cinque sopra elencate, ma queste sono quelle che mi sono venute in mente subito. Questo simpatico giuoco mi è stato mandato da Lisa "Molectra" e lo passo a:

Malice, Leonida, Renyceront, IenaFerox e Nico


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venerdì 30 dicembre 2005 - ore 12:38


I’ll be coming home next year...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Penso sia giunto il momento di aggiornare un po’ questo blog: in questi giorni non sono praticamente mai a casa, mi sono riposato ben poco dopo la laurea (tra autoradio da Trony e piccoli elettrodomestici da MediaWorld), ma avrò modo di scrivere, spero più frequentemente di adesso, dai primi giorni di gennaio. E’ stato un anno di conoscenze nuove e amicizie consolidate, e un "grazie" a tutti coloro che hanno partecipato alla mia festa di laurea del mese scorso (Malice, The Fly e mio fratello Lyriannos che si sono occupati anche del lunghissimo papiro; Momo, IenaFerox, Mist, Molectra, Sabry8, Chiara@, Feather e altri non-spritzini) è sicuramente troppo poco. Ma non è stato, per fortuna, un anno di solo studio. Nonostante si sia sciolta la cover band in cui suonavo, ora ci sono nuovi progetti più o meno concretizzabili. A gennaio ascolterò diversi CD che ho acquistato e cui non ho dedicato abbastanza tempo; nel frattempo segnalo l’ottimo blog di Beat Shop. Devo ammettere che questo 2005 ha avuto buoni dischi, ma non ottimi; mi hanno impressionato positivamente Wind in the Wires di Patrick Wolf, Alligator dei National e Funeral degli Arcade Fire. Tutto sommato è stata una conferma You Could Have It So Much Better dei Franz Ferdinand, nonostante non si distacchi troppo dal disco precedente. Il tempo dirà se Antony merita l’hype (e il Mercury Prize) che ha ricevuto. Mi aspettavo di più dai Depeche Mode, ma attendo le ristampe che usciranno a febbraio. Film dell’anno? La sposa cadavere di Tim Burton e Million Dollar Baby di Clint Eastwood. Concerto dell’anno: U2 allo stadio di San Siro. Domani sera sarò al DNA per la festa di Capodanno: attendo notizie da fonti più attendibili riguardo alla chiusura del locale dovuta a recenti disordini. Ci risentiamo nel 2006, buon anno!


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giovedì 1 dicembre 2005 - ore 21:29


Dottooooooreee
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E così, ieri si è concluso infine anche il capitolo universitario. Speravo di poter postare qualche foto della festa (bellissima) ma oggi è stato un giorno di relax e telefonate. Di certo nessuno potrà dire che questo post sia lungo come l’anno dea fame! Vado allo Spaccone, a presto dunque!

Consiglio di visitare il blog di Lyriannos per la cronaca e altre foto





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mercoledì 16 novembre 2005 - ore 23:36


C’è una luce che non si spegne mai
(categoria: " Riflessioni ")


Gli Smiths sono oggi ricordati come un gruppo di culto, con appena quattro album all’attivo (senza considerare le tante compilation uscite dopo il loro scioglimento); gli Oasis, Belle and Sebastian, i Magnetic Fields di Stephin Merritt, i Suede, The La’s, i Cranberries e i Dears devono di sicuro molto alla band di Morrissey e Johnny Marr. E deve molto a loro anche il protagonista del nuovo romanzo di Davide Tessari, autore veneto che ha debuttato con Nordest Hotel. Marcello, leader di una tribute band degli Smiths (gli Eutanasia), ha 30 anni e vive ad Anguillara Veneta; cacciato di casa dai genitori in quanto gay, vive prima con Ettore, pittore più vecchio di lui che in seguito gli preferirà un ballerino russo, e poi con una cantante di balera, Luana. La sua ossessione è Morrissey, e ha un debole per gli Housemartins, i Prefab Sprout e Bruce Springsteen, eppure finirà a suonare coi Campagnoli del Po. Chi sono i personaggi del Nordest di Tessari? Manager delle orchestre liscio con retroscena inquietanti (Mafia del Brenta) e farmacisti dalla doppia vita, settantenni di passaggio per il Centro Giotto che avrebbero voluto duecento Bossi, oppure ipocriti figli di papà schierati a sinistra. Ci sono momenti che disturbano (l’amico pedofilo di Armando), altri che divertono (il video dei Campagnoli, con Luana che munge una vacca e Marcello che non vuol farsi riconoscere con barba alla ZZTop e occhiali scuri). Il romanzo è a volte interrotto dalle lettere che Marcello scrive ad un altro fan, creando un parallelismo tra la carriera degli Smiths e il ritmo del racconto; il finale è affrettato e dolceamaro, proprio come lo è stata la loro fine, con l’LP "Strangeways, here we come".






Nel libro traspare spesso la nostalgia di Davide Tessari per il decennio in cui è stato adolescente (gli anni Ottanta, con gli album in vinile, una scena musicale molto viva) ed è stato decisamente bravo nel dipingere la figura di Marcello, anche con una certa delicatezza (anche se più volte ci si chiede se il suo essere ’diverso a tutti i costi’ non sia quasi un vezzo); Morrissey è stato un’icona per i perdenti, per chi canta fuori dal coro ma anche per la gay community inglese. Brani come Hand in Glove, This Charming Man, The Boy With The Thorn In His Side e Accept Yourself hanno aiutato adolescenti gay ad accettarsi, a sentirsi meno soli, negli anni in cui la paura dell’AIDS e la politica della Thatcher inasprivano l’omofobia. Un altro spunto che viene offerto è la riflessione sulle tribute band: il concerto finale vede un Marcello liberato dal feticcio di Morrissey, sorta di Oscar Wilde del pop con i gladioli nelle tasche dei Levi’s, e finalmente più maturo... Il titolo bizzarro è tratto da un dialogo (Marcello lavora in un supermercato). Il precedente Nordest Hotel è un giallo che è stato esportato anche in altri Paesi; le recensioni in rete sono molto buone, si spera che anche questo Il Margine Sugli Ossibuchi riceva la meritata attenzione. Ringrazio Ienaferox per avermi fatto conoscere il romanzo e per avermi segnalato la conferenza dello scrittore di Marghera, tenutasi ieri sera; nel frattempo attendo una sua opinione sugli Smiths, gruppo che citerò di sicuro in qualche altro post (ci sarà un nuovo cofanetto nel 2006).

E tu...quale canzone degli Smiths sei? Per scoprirlo, clicca qui. LINK






THE SMITHS – PLEASE, PLEASE, PLEASE...
Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man turn bad
So please, please, please
Let me, let me, let me
Let me get what I want this time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had can make a good man bad
So, for once in my life, let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time


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giovedì 10 novembre 2005 - ore 23:01


Good news from the next world
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi sono finalmente ripreso dal mal di gola (tra Grisignano e briefing milanese, sei ore passate in treni e metropolitana), e dopo un po’ di monotonia ho saputo che il sottoscritto, in data 30 novembre, sarà dottore del buso del cul. Emozione, sì, ma anche già un filo di nostalgia per i compagni, persino per la tensione agli esami e le file al Portello (beh... ora sto esagerando). Non so cosa mi attenderà da dicembre in poi.

Si sa... l’uomo prima di tutto è un essere umano. La mia vita dopo la serata di ieri a casa di Momo in compagnia anche di Lisetta e Mist, non sarà più la stessa, tra partite di Buzz per Playstation2, Brancamenta, Al Bano Carrisi e l’altro degli 883, Mauro Repetto (mi mangio le mani pensando all’occasione che ho sprecato la volta in cui vidi il compact disc di Zucchero Filato Nero a 4900 lire nelle ceste dell’allora Città Mercato!).





Passando a cose serie, ieri ho rivisto un amico in ospedale e ho preso i biglietti per tre concerti jazz al Teatro Verdi per il 17, 18 e 19 novembre - McCoy Tyner, Dee Dee Bridgewater con un repertorio francese coerente con la sua ultima fatica J’ai deux amours, e Kenny Wheeler. Intanto proseguono gli ascolti con del nuovo materiale: il nuovo CD degli Starsailor, al di là dell’assai modesto riscontro in Italia, è molto buono.

Stupisce Rick Astley (chi se la ricorda Never Gonna Give You Up?), Portrait è un bel cd di cover realizzato con classe adatto a chi non disdegna del sano easy listening di tanto in tanto. Ci si aspettava qualcosa di più da Stevie Wonder, ma A Time 2 Love ha più a che fare con gli anni Ottanta che con Songs In The Key Of Life... Domani esce nei negozi il DVD degli U2 e farò un po’ di rilevamento prezzi (ho già visto in rete e si va dai 16 ai 30 euro come se nulla fosse). Rimandato il dvd Pulse dei Pink Floyd.






STEVIE WONDER – STAY GOLD
Cease ... upon the moment of long ago
One breath away and there you will be
So young and carefree again you will see
That place and time
So gold

Still ... away into that way back when
You thought that all would last forever
But like the weather nothing can ever
And be in time
Stay gold

But can it be ... when we can see
So vividly a memory
And yes you say so lost a day
To fade away
And leave a red sun
So gold

Life ... is but a twinkling of an eye
Yet filled with sorrow and compasion
Though not imagined all things that happen
Will age to old
Though gold


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mercoledì 2 novembre 2005 - ore 22:41


What if it’s love?
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Non è la prima volta che mi occupo della band di McCulloch e Sergeant, ovvero gli Echo and the Bunnymen. Sicuramente i fan dei Coldplay li hanno sentiti nominare perché sono fonte di ispirazione per Chris Martin e compagni (al punto tale che Ian McCulloch era presente alle registrazioni del loro A Rush Of Blood To The Head). Seal ha ripreso l’anno scorso la loro Lips Like Sugar per il suo best of, e i Simple Minds nel 2001 hanno reinterpretato Bring On The Dancing Horses... Siberia è il titolo del nuovo album che li rivede con Hugh Jones, già loro produttore per lo storico Porcupine. Le troppe Marlboro hanno modificato la voce di Ian, meno melodrammatica, più sussurrante; quasi immutata, invece, la capacità di incidere buone canzoni, arrangiate senza eccessi. Estimatori di Cure e U2 (ma anche di nuove band come gli Editors) troveranno di sicuro pane per i propri denti in questi nuovi undici pezzi. Stormy Weather apre la scaletta ed è anche il primo singolo estratto dall’album ma è All Because Of You Days la prima canzone a colpire davvero. Parthenon Drive cita The Cutter ed un classico di Frank Sinatra, It Was A Very Good Year (le citazioni tornano in Of A Life – le “songs to learn and sing” rimandano al titolo del loro primo greatest hits)...Ottima In The Margins, non a caso promossa come secondo singolo (anche se le radio italiane non se ne sono accorte).





Gli accordi della strofa di Make Us Blind sono gli stessi della Jesus doesn’t want me for a Sunbeam riproposta da Cobain nell’Unplugged In New York ed Everything Kills You ricorda il passato più recente della band, quello post-reunion (Rust e Nothing Lasts Forever), e contende con What If We Are il titolo della migliore ballad del disco. Scissors In The Sand è un’altra perla (immaginate i T-Rex rieseguiti dagli Interpol!).

A dire il vero qui non ci sono cadute di tono. Di innovazioni, chi li segue da 25 anni non ne troverà, ma è sicuramente il disco più convincente dagli anni Ottanta ad oggi (si è quasi disconosciuto Reverberation, il disco senza McCulloch). Non lo si troverà neanche al 100esimo posto delle nostre charts perché i dischi della Cooking Vinyl (Nasco) non si trovano in tutti i negozi; consiglio di tralasciare la nuova raccolta WEA intitolata Seven Seas perché incompleta e con diversi errori di cui ho già parlato sul post dedicato agli Aztec Camera. E’ Ocean Rain, semmai, il miglior biglietto da visita disponibile, rimasterizzato e con tanto di bonus tracks.






ECHO AND THE BUNNYMEN - EXCERPTS
You want it, you got it,
There’s nothing chained down
You need it, I’ll steal it
Just put your name down
I don’t want to run, I don’t want to hide
I just want a kiss goodnight
Say goodnight one last time
And airplanes flew when I was 22
And growing pains grew when I was 22

Tuck me in I need to sleep now
I need to dream how I used to dream
Is this how the end begins
Infra-reds and ultra-violets?
Someone bought me a ticket tonight
Dangerous...dangers

Everything shakes you, everything fakes you
Everything breaks you
A rarer borealis born to be made of lights
It’s us counting the ones we love
On the fingers of one glove
Something on the roof, I’m in the wall
My silverfishing youth, swim don’t crawl
Maybe it’s just a lie but what if it’s love?





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