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GIULIA BLASI
NUDO D’UOMO CON CALZINO
2009 Einaudi.




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ANPLAGGHED AL CINEMA,
di Rinaldo Gaspari con Aldo, Giovanni e Giacomo; regia
teatrale di Arturo Brachetti
;

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e Jake Gyllenhaal, di Ang Lee
;

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di David Frankel, con Meryl
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;

IL 7 E L’8, di Giambattista
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nel cast, Salvatore Ficarra,
Valentino Picone, Remo
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;

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regia di Fausto Brizzi;

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;

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.


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1) Quelli che si appendono un Cd allo specchietto retrovisore dell'auto....
2) Quando arrivi a fidarti solo di te stesso...
3) essere ammalati quando in realtà hai un sacco di cose divertenti in programma
4) non aver avuto il coraggio di dire in tempo ad una persona quanto importante fosse per te e scoprire che ora non puoi più farlo...
5) Pensare di essersi dimenticati la macchina aperta con il portafoglio dentro
6) Sapere che il tempo passa inesorabile e aver paura un giorno di dimenticare tutto,la vita,gli amici,gli affetti,le persone....e aver paura di tutto questo!
7) svegliarmi e scoprire che mi piace la musica di dj Francesco..potrei morire..sul serio eh

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) suonare col proprio gruppo a San Siro con milioni di persone
3) Sarebbe una meraviglia se riuscissimo a essere onesti con noi stessi e con gli altri allo stesso tempo sempre...
4) Lo stupore di sentire che ogni giorno ti vuoi bene sempre di più e in modo diverso
5) ...vivere senza illusioni...
6) mio padre che viene da me e mi dice di essere orgoglioso di me...
7) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.


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giovedì 7 luglio 2005 - ore 15:21


Living in danger
(categoria: " Cinema ")


Mi ritrovo oggi a scrivere sul blog dopo 6 giorni di assenza (il sito è troppo lento); il post di oggi è, in realtà, già stato ultimato un paio di giorni fa su un file Word. Senza cadere nella retorica, sono vicino ai familiari delle vittime londinesi; dopo l'11 settembre negli States e l'11 marzo a Madrid c'è ancora l'allarme terrorismo. Trovo inutile e di cattivo gusto aggrapparsi alla xenofobia, che non manca in diversi forum e post letti sparsi qua e là per il web. Seguirò senz'altro i vari messaggi in bottiglia o dibattiti nel forum di Spritz.it.



Succede che a volte si vada al cinema pieni di aspettative ed entusiasmo. Si legge il nome del regista, in questo caso di Steven Spielberg, e ci si ritrova davanti ad un film noioso come La Guerra Dei Mondi; e magari si abbandona la sala irritati (specie dopo il finale) per aver buttato via sette euro.

La pellicola in questione è un remake (l'originale risale più o meno ad una cinquantina d'anni fa), e Spielberg ha cercato di rendere più attuale la trama, invecchiata piuttosto male, cambiando il punto di vista: Ray (Tom Cruise) non è uno scienziato. E' un gruista che non capisce cosa stia accadendo. Un subplot è quello della famiglia disastrata, cliché sempre attuale – lo stile di vita dei due figli che vivono con la madre è completamente diverso dal suo. Nella prima scena il figlio esce dalla macchina con un lettore portatile senza salutare, mentre la piccola Rachel non fa che urlare per tutto il film.



Gli effetti speciali, pur non essendo originalissimi, sono la cosa migliore; ma restano dubbi su alcune caratteristiche degli orridi tripodi che sterminano la popolazione (tranne Ray ovviamente, che ha l'unica macchina funzionante in città): evoluti, eppure sono capaci di farsi fregare da uno specchio, non hanno raggi X, ignorano cosa sia una bici.

Sarà il nostro eroe Tom Cruise a ripristinare l'ordine e a dare una lezione? No, signori. Riuscirà però a portare la figlia a Boston dai nonni e dalla madre – da notare che a Ray non viene mai in mente che l'ex moglie possa essere morta, e soprattutto, il figlio sopravvive ad un'esplosione; miracolosamente si ritrova a Boston prima del padre Ray.

Ahimè, il tedio riaffiora a più riprese, la trama è esile e i dialoghi sono ridotti all'osso. Interessante la citazione sul terrorismo, spettro dell'11 settembre, evitabile invece la solita minestra dell'orgoglio dell'americano che non muore invano, del figlio che sente il dovere di combattere... Mi chiedo come si possa parlare di un ennesimo capolavoro. Film deludente. Pollice verso per Steven Spielberg. 2/10.

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venerdì 1 luglio 2005 - ore 22:32


Sing sing sing...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene, i nostri eroi si sono presentati al Daniel's Pub di Montegrotto Terme per la terza volta, con ben tre new entries (canterine e non): The Fly, mio fratello Lyriannos nonché Alessandro Snap che si è aggiunto a metà serata. Niente aria condizionata, due 'caraffe di bionda media' e il gioco è fatto (compresa l'inaugurazione di una stagione di 'cavalli'... vero Mist?): ormai d'obbligo la mitica ToborCam!



Il sottoscritto ieri s'è impegnato in ben due duetti con l'ex collega dei tempi dei Curtain Call: passi Il Volo, singolo di Zucchero datato 1995, ma non chiedetemi come abbiamo fatto a scegliere nientemeno che Tre Parole, tormentone estivo di Valeria Rossi; non è stata l'unica scelta bizzarra della serata: Mist si è cimentato in Io Sono Francesco di Tricarico (dalla metrica assassina, devo ammettere; la sua performance più convincente è stata con il fratello Daunt e Tobor ne La terra dei cachi), poi Tobor è riuscito a non far rimpiangere Max Pezzali in Nient'altro che noi e ha rappato in Clint Eastwood dei Gorillaz. Mr. Lyriannos nonostante le titubanze iniziali si è fatto valere con un'ispirata El Diablo dei Litfiba (e la prossima volta ci delizierà con Tex, a quanto pare...!). E le canzoni serie? Sing dei Travis, Hotel California (duet with Daunt) che si è rivelata meno semplice di quanto credessi – evidentemente non sono Don Henley – ma che è venuta bene, una strana versione lenta di The Boxer (opera di Simon & Garfunkel, 1970, Bridge Over Troubled Water*).

La versione toboriana di Bambina dallo spazio di Gianluca Grignani è stata molto buona, meno esaltante il finale con Quando i bambini fanno oh (proprio lei; non c'è confronto con 'Finalmente tu'!) Enjoy the pics above and... see ya!



LITFIBA - EL DIABLO
Giro di notte con le anime perse
Sì della famiglia io sono il ribelle
Tu vendimi l'anima e ti mando alle stelle
E il paradiso è un'astuta bugia
Tutta la vita è una grassa bugia
Sì!

La vita dura è una gran fregatura, sì sì
Ma a volte uno strappo è una necessità
A chi va bene, a me va male
E sono un animale e sia!
Tutta la storia è una grassa bugia
Tutte le vite per primo la mia

Ah, mama mia el Diablo
Ah, Ariba ariba el Diablo
Ah, mama mia el Diablo
666

Spara al serpente della prima mela
Che ruba la forza a chi lo condannò
Ed io con la musica gli cambio la pelle
Ma il paradiso è un'astuta bugia
Tutte le vite per primo la mia

Ah, mama mia el Diablo
Ah, ariba ariba el Diablo
Ah, mamamamamama mia el Diablo
Ah, sua santità el Diablo!
666
666


* grazie a Daunt per la segnalazione

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martedì 28 giugno 2005 - ore 17:12


Flying at the speed of sound...
(categoria: " Musica e Canzoni ")


C'è gran movimento, specialmente nei forum e nelle radio, per individuare come ogni anno il famigerato tormentone estivo. Ma è anche vero che tra maggio e giugno sono stati pubblicati diversi album molto attesi, che già hanno scalato le hit parade e che contribuiranno alla colonna sonora della nostra estate 2005; si inaugura oggi uno spazio (con post meno lunghi del solito) con qualche suggerimento per tutti coloro che non sopportano Jovanotti, Cristicchi & the others.

E magari una guida per evitare i greatest hits più inutili sul mercato (Max Pezzali e la sua terza raccolta in poco più di dieci anni, ma anche un lacunoso cofanetto di Patty Pravo, Canzoni stupende, presentato come definitivo in diversi siti quando ignora il periodo Philips e tutto ciò che la cantante ha inciso dall'inizio degli anni Ottanta fino ad 'Ideogrammi'. Come se non fosse già abbastanza, è stato annunciato un triplo best di Vasco, Canzoni al massimo, della BMG Ricordi).



Il disco più atteso del momento è senza dubbio X&Y dei Coldplay, terzo capitolo della carriera discografica di una band che ha venduto milioni di copie con il cd di debutto Parachutes e soprattutto A Rush Of Blood To The Head. Inevitabilmente c'è chi è rimasto soddisfatto dalla qualità del nuovo materiale (è un buon disco pop: non spicca per originalità, ma è ben prodotto e le melodie accattivanti non mancano di certo) e chi aspettava qualcosa di più, o meglio di diverso. Forse per colpa delle aspettative della EMI, o forse per limiti di scrittura, Chris Martin e i compagni non hanno voluto rischiare. X&Y è attualmente al primo posto sia in Italia che in Regno Unito che negli States, e il boom delle prenotazioni è paragonabile a quello di Be Here Now degli Oasis e Life For Rent di Dido. Molto più accessibili e meno elitari dei Radiohead, in questo disco sembra si siano maggiormente ispirati agli U2 più recenti (ma Chris Martin ha citato anche gli scandinavi A-ha durante le interviste).



La copertina enigmatica vorrebbe richiamare quelle dei Pink Floyd (ma anche i New Order di Power, Corruption and Lies) mentre le canzoni sono divise, come succedeva con i 33 giri, in un lato X e uno Y - pessima comunque la scelta dei titoli scritti in verde su sfondo blu scuro. La partenza con Square One è buona, meglio di Politik del disco precedente e molto più magniloquente di Don't Panic. Gli archi e un piano alla Elton John caratterizzano il secondo brano, What If, ma è il tris d'assi che segue a colpire: White Shadows è uno tra i migliori brani composti dai Coldplay finora; l'arrangiamento profuma di new wave (dei Talk Talk di The Party's Over, gli Psychedelic Furs e gli Echo and the Bunnymen) strutturato in crescendo. La delicata Fix You è un'altra carta vincente (ispirata, pare, dagli Elbow) mentre Talk rielabora un riff di Computer Love dei Kraftwerk (non lo ruba, come affermano i detrattori: il libretto, d'altronde, è fatto per essere letto) come non accadeva dai tempi di 'Dream Of Me' degli O.M.D. (canzone basata sul Love's Theme di Barry White). Un altro link con gli U2, che hanno inciso una cover di Neon Lights, sempre del gruppo tedesco. Tra le false accuse che potrete trovare in rete ci sono i presunti 'plagi' (White Shadows e When Doves Cry di Prince, e c'è chi afferma che Speed Of Sound ricalchi Running Up That Hill di Kate Bush, ripresa recentemente sia dai Placebo che dai Within Temptation).



Concordo invece sulla somiglianza tra il primo singolo - che purtroppo è stato sconfitto nelle charts inglesi dalla Crazy Frog, fenomeno che è riuscito a mettere in crisi pure Bono and Company (City Of Blinding Lights) – e la nota Clocks. Entusiasma un po' meno la seconda parte del disco: Low per esempio ha una melodia annacquata, e la conclusiva Twisted Logic è troppo enfatica. Funzionano molto bene invece A Message e The Hardest Part (a metà strada tra 'Can't Stop Now' dei Keane e 'Imitation of Life' dei R.E.M.).

Sul retro copertina non è segnalato, ma c'è un tredicesimo brano, dedicato a Johnny Cash (che a suo tempo aveva chiuso l'album Zooropa degli U2 con 'The Wanderer'), che starebbe bene anche in Devils and Dust di Springsteen. Si intitola Til Kingdome Come. X&Y è un passo avanti, o un capolavoro dunque? No, è troppo calcolato e piacione per esserlo; la malinconia del canto di Chris Martin e lo stile chitarristico derivativo (da The Edge, soprattutto) non faranno certo cambiare idea ai detrattori... Il mastering è buono ma migliorabile (già: a volte la voce di Chris Martin è distorta per colpa del volume di registrazione troppo alto); l'edizione in vendita in Italia è Copy Controlled, come gran parte dei dischi EMI. X&Y è un bel CD per le serate estive, ma è più una colonna sonora per la notte di San Lorenzo che un chiassoso ed improbabile tormentone da spiaggia.



COLDPLAY - WHITE SHADOWS
When I was a young boy I tried to listen
And I wanna feel like that
Little white shadows
blink and miss them
Part of a system, I am

If you ever feel like something's missing
Things you'll never understand
Little white shadows
Sparkle and glisten
Part of a system again

All this noise, I'm waking up
All this space, I'm taking up
All this sound is breaking up
Ohhhhhhhh

Maybe you'll get what you wanted
maybe you'll stumbled upon it
Everything you ever wanted
In a permanent state

Maybe you'll know when you see it
Maybe if you say it, you'll mean it
And when you find it you'll keep it
In a permanent state, a permanent state

When I was a young boy I tried to listen
Don't you wanna feel like that?

You're part of the human race
All of the stars and the outer space
Part of the system again

All this noise, I'm waking up
All this space I'm taking up
I cannot hear, you're breaking up
Whooaaaaaaa

Maybe you'll get what you wanted
Maybe you'll stumble upon it
Everything you ever wanted
In a permanent state

Maybe you'll know when you see it
Maybe if you say it, you'll mean it
And when you find it you'll keep it
In a permanent state, a permanent state

Swim out on a sea of faces
Tide of the human races
Oh, an answer now is what I need...

See it in a new sun rising
See it break on your horizon
Oh, come on love, stay with me...


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giovedì 16 giugno 2005 - ore 18:34


Almeno, l'italiano...SALLO!
(categoria: " Riflessioni ")


Mi può disinnescare la segreteria telefonica?
Soffro di vene VORTICOSE.
Di fronte a queste cose rimango PUTREFATTO!
Quando muoio mi faccio CROMARE.
Arriva il treno, hai blaterato il biglietto?
Come faccio a fare tutte queste cose simultaneamente?
Dovrei avere il dono dell'obliquità!
Un'onda ANONIMA ha travolto i surfisti.
Basta! Vi state COAGULANDO contro di me!
E' nel mio carattere: quando qualcosa non va io SODOMIZZO!
Anche l'occhio va dalla sua parte...
Non so a che santo RIAVVOLGERMI.
Avete i nuovi telefonini GPL?
Il cadavere presentava evidenti segni di decesso.
Prima di operarmi mi fanno un'AUTOPSIA generale.
Vorrei un pacco di cotone IDRAULICO.



Abbiamo mangiato la trota salmonellata.
Vorrei un'aspirina in SUPPOSTE EFFERVESCENTI.
Vorrei una maglia con il collo a VOLPINO.
Devo andare dall'OTORINOLALINGUAIATRA.
Ho visitato palazzo degli Infissi a Firenze.
Vorrei una pomata per l'IRPEF. (Herpes è difficile...)
Se lo sapevo glielo divo!
Usare il DDT fa diventare più grande il buco nell'ORZORO.
Tu non sei proprio uno STERCO di santo.
Tu l'hai letto il fu Mattia BAZAR?
E' andato a lavorare negli Evirati Arabi.
Lo scontro ha causato 5 feriti e 10 CONFUSI.
A forza di andare di corpo mi sono quasi DISINTEGRATA.
Mia nonna ha il morbo di Pakistan.
La mia auto ha la marmitta PARALITICA.
Verrà in ufficio una stragista per il tirocinio.
Sono momentaneamente in stand-BIKE.
Che lingua si parla in Turchia? Il TURCHESE.
Davanti alla sua prepotenza resto illibato.

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giovedì 9 giugno 2005 - ore 22:08


Guitar in the sky
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Brothers In Arms dei Dire Straits, uno tra i più clamorosi successi commerciali degli anni Ottanta, compie vent'anni. Per l'occasione è uscita una nuova, elegante edizione in Super Audio CD ibrido del quinto album del gruppo di Mark Knopfler, curata dal leader in persona e remixata in DSD Surround 5.1 (la rimasterizzazione digitale è stata curata da Bob Ludwig – un nome che è una garanzia di qualità).



Chi non è in possesso di un lettore specifico per SACD può in ogni caso notare il miglioramento della qualità del suono grazie al procedimento HDCD (High Definition Compatible Digital), che riduce le distorsioni additive e sottrattive. Le registrazioni hanno dunque una dinamica più ampia, un timbro vocale e strumentale più naturale, una maggiore spazialità e profondità e migliore risoluzione nei dettagli. Questo procedimento è stato utilizzato anche per il best Sultans Of Swing pubblicato nel 1998, che privilegia le versioni rieditate presenti nei singoli e nella cui tracklist figura anche Twisting By The Pool, altrimenti irreperibile.

La 20th Anniversary Edition di Brothers In Arms è sugli scaffali in due diverse confezioni: una standard in super jewel box e una limitata in digipack di cartone. Il libretto interno è ben curato e contiene tutti i testi delle canzoni.

Tra i premi che l'album Brothers In Arms ha vinto, vale la pena citare quello assegnato all'ingegnere del suono Neil Dorfsman, quello per il miglior video (Money For Nothing), senza dimenticare il Brit Award del 1987 nella categoria Best British Album. Nello stesso periodo Mark Knopfler si è fatto notare anche grazie a progetti collaterali alla band; colonne sonore, produzioni per Randy Newman, gli Aztec Camera e Tina Turner (per la quale firma il singolo Private Dancer) e collaborazioni con Bob Dylan e Van Morrison...



Diverse peculiarità rendono questo disco una pietra miliare del rock degli anni Ottanta, anche se molti fan, forse per lo straordinario successo (tredici volte disco di platino, oltre venti milioni di copie vendute, è arrivato al primo posto nelle classifiche di 22 Paesi), gli preferiscono l'omonimo disco di debutto e il più sofisticato Love Over Gold. I Dire Straits non sono mai stati un gruppo trendy; le radici di Knopfler sono ben salde nel rock e nel blues più classici. Tuttavia sono riusciti a trovare un compromesso tra il pop da classifica più raffinato e le inclinazioni jazz dell'album precedente, il tutto utilizzando le più moderne tecniche di registrazione (è stato realizzato con un 24 piste digitale). Rilassato e malinconico, Brothers In Arms contiene nove canzoni, e molte versioni del CD sono più lunghe di quelle presenti nell'edizione in vinile (Your Latest Trick nell'LP è senza introduzione, Why Worry dura tre minuti in meno).

I primi due brani del CD sono entrambi celeberrimi; So Far Away e soprattutto Money For Nothing. Sting partecipa ai cori ('I want my MTV') e il testo, in cui Knopfler interpreta il pensiero di un operaio che sogna di essere famoso nell'era di MTV e la cui ironia non è sempre stata compresa, è stato privato di un verso (in cui il rozzo operaio critica l'immagine new romantic, la pettinatura e gli orecchini di quello che lui definisce, in tono politicamente scorretto, un 'little faggot') nella versione radiofonica. L'organetto e la cadenza boogie di Walk Of Life ravvivano per qualche minuto l'album, ma indubbiamente si tratta del brano invecchiato meno bene.



L'introduzione di Your Latest Trick è affidata ad una tromba, ma è il seducente assolo di sax di Michael Brecker a rendere indimenticabile questo felice episodio latin jazz (che ben si inserisce tra Sade e gli Everything But The Girl degli esordi). Segue Why Worry, canzone che è stata utilizzata come sample, alla fine degli anni Novanta, per 'Relax' di Deetah. La seconda parte del disco è meno immediata, e già lascia intravedere lo stile che Mark Knopfler ha abbracciato nei progetti successivi, sia da solo che con i Notting Hilbillies.

Ride Across The River ha sonorità in bilico tra la new age che sarà e ritmiche reggae, che si scontrano con la seriosità del testo; The Man's Too Strong è senza percussioni, One World restituisce verve e non sarebbe fuori posto in un LP dei Pink Floyd più recenti, o nel repertorio solista di Bryan Ferry (Mark Knopfler ha anche collaborato con l'ex leader dei Roxy Music per Boys And Girls). Con il brano che dà il titolo al disco, si conclude il viaggio. 55 minuti di musica.



Le uscite discografiche successive della band sono state un greatest hits (Money For Nothing), un deludente album di inediti intitolato On Every Street e il CD live On The Night. La PolyGram ha ristampato tutti i cd nel 1996, e due anni dopo ha lanciato l'antologia Sultans Of Swing, disponibile anche in VHS e (più recentemente) in cofanetto con DVD.

Brothers In Arms è tra i migliori dischi pop inglesi del 1985, insieme a Songs From The Big Chair dei Tears For Fears, Steve McQueen, capolavoro dei Prefab Sprout di Newcastle (ne parlerò in un prossimo post) e Hounds Of Love di Kate Bush. Se vi piace, consiglio di ascoltare anche Still Loving You di Tom Robinson, Strange Kind Of Love dei Love And Money e una raccolta (o The Road To Hell) di Chris Rea.



DIRE STRAITS - WHY WORRY
Baby I see this world has made you sad
Some people can be bad
The things they do, the things they say
But baby I'll wipe away those bitter tears
I'll chase away those restless fears
That turn your blue skies into grey

Why worry, there should be laughter after the pain
There should be sunshine after rain
These things have always been the same
So why worry now

Baby when I get down I turn to you
And you make sense of what I do
I know it isn't hard to say
But baby just when this world seems mean and cold
Our love comes shining red and gold
And all the rest is by the way

Why worry, there should be laughter after pain
There should be sunshine after rain
These things have always been the same
So why worry now


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martedì 7 giugno 2005 - ore 12:11


La calma è la virtù dei forti...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cazzeggio ergo sum - volume sette



Un camionista sta viaggiando da ore su una di quelle lunghe strade americane, quando scorge un'area di servizio con ristorante. Allora decide di fermarsi a mangiare qualcosa e parcheggia il suo bestione nello spiazzo davanti. Entra, si siede e la cameriera gli chiede cosa desideri mangiare:

"Vorrei un hamburger al formaggio con patatine,
una tazza di caffè ed una fetta di torta di mele"


Mentre si prepara a mangiare entrano nel locale tre tipacci, tre bikers tutti vestiti di pelle borchiata. Uno di questi si avvicina all'ometto, gli strappa l'hamburger dalle mani e se lo mangia. Il secondo gli beve la tazza di caffè in un sorso ed il terzo si abbuffa con la sua torta! L'ometto, a questo punto, si alza con estrema calma, si infila la giacca, il cappellino, paga alla cassa e senza dire niente se ne va.

Allora il capo dei teppisti, rivolgendosi alla cassiera:
- Beh, mi pare che come uomo non sia un granché...

- Eh già... - risponde la cassiera -
Nemmeno come autista è un granchè:
è appena passato col camion sopra
tre Harley nuove di zecca!!!




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lunedì 6 giugno 2005 - ore 12:01


Dancing on the valentine
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Il ritorno dei Duran Duran nella formazione originale degli esordi all'Arena di Verona è stato decisamente un trionfo. Oltre dodicimila presenze tra il pubblico, misto tra giovani fan e nostalgici ultratrentenni; due ore di successi storici (tratti soprattutto dai primi tre album) e brani nuovi dal recente CD Astronaut. Arrivato all'Arena in compagnia di Paola 'Feather', di sua cognata e di un'altra ragazza, non avevo grandi aspettative sulla resa live della band inglese (Simon Le Bon è noto per le clamorose stecche al Live Aid; anche in altri concerti, come nel bootleg che ho ascoltato con Paola in macchina durante il viaggio, non ha dato una buona impressione); invece mi sono accorto, infine, di aver sottovalutato Le Bon come animale da palcoscenico e vero e proprio showman. L'ultraquarantenne leader dei Durans ha mostrato una buona forma fisica e si è scatenato per tutta la durata del concerto; è incredibile come tutte le loro canzoni storiche siano tornate attuali, grazie al recupero della new wave attuato da band come i Killers e i Bravery (dieci anni fa sarebbero stati considerati archeologia), e i nuovi pezzi si inseriscono bene nel contesto. Gli anni '90 non sono stati un decennio felice per la band; solo due canzoni dal Wedding Album (1993) occupano la scaletta.



Una nota negativa è stata, a mio avviso, la mancanza di un supporter; per le due ore prima del concerto, hanno messo su dischi (da Lou Reed ai Bloc Party, dai Roxy Music fino a Sly and the Family Stone). Puntualmente, alle 21 i cinque Durans si sono presentati sul palco; si parte con Sunrise, eseguita con uno stile più vicino al remix di Jason Nevins (ovvero la versione utilizzata sia nello spot TIM che nella colonna sonora di Queer Eye For The Straight Guy) che al pezzo originale dell'album. Simon, vestito con pantaloni e camicia scuri e una giacca bianca, si rivolge in italiano al pubblico (seppur leggendo degli appunti). Il secondo hit single della scaletta è Hungry Like The Wolf, dallo storico album Rio, e anche con i successivi Planet Earth (il loro primo singolo) e Union Of The Snake il pubblico risponde coinvolto ed entusiasta. Si torna al nuovo album con la titletrack, Astronaut – da notare che stavolta l'elettronica degli arrangiamenti ha fatto sì che Nick Rhodes, dopo un basso profilo negli anni Novanta, tornasse a scatenarsi ai sintetizzatori. Una lunga introduzione permette a Simon di scendere dal palco e raggiungere i fan della prima fila sulle note di I Don't Want Your Love, unica canzone dall'album Big Thing – l'ultimo degli anni Ottanta. Dopo tanto brio, seguono Come Undone e What Happens Tomorrow (che sembra ispirata dalla guerra in Iraq), con un messaggio di speranza. The Reflex (da Seven and the Ragged Tiger) è una delle migliori esecuzioni della serata. Dopo tanti pezzi famosi, è stato intelligentemente ripescato dal primo LP Sound Of Thunder; una bella corista black, Anna Ross, ha accompagnato Simon e ha finito la canzone con un medley (I Feel Love di Donna Summer, già riproposto da gruppi come i Bronski Beat e, di recente, i Red Hot Chili Peppers).



La EMI, sfruttando il rinnovato interesse nei confronti dei Duran Duran, ha deciso di ristampare Greatest, raccolta pubblicata nel 1998, allegando un DVD con i video storici (togliendo però tutte le easter eggs e gli extra) a prezzo ridotto. L'antologia lascia a desiderare, molti brani sono presenti in versioni rieditate in modo da far stare tutti e diciannove i successi e ci sono molte assenze strategiche (tra cui The Chauffeur, che conserva ancora un fascino particolare – come hanno dimostrato sabato sera). Sing, blue Silver... In scaletta non poteva mancare neppure A View To A Kill, realizzata per un film di James Bond; da notare che quasi tutti i brani sono stati eseguiti in tonalità originale (solamente Wild Boys è stata abbassata). L'altra canzone degli anni '90 presentata live è Ordinary World, ballad di grande successo (presentata al Festivalbar 1993) dopodiché si torna agli anni d'oro con Save A Prayer, uno dei loro cavalli di battaglia, cantato praticamente solo dal pubblico che conosceva il testo a memoria! Tornando al presente, convince meno Taste The Summer, ipotetico successo estivo – e tormentone da suoneria per cellulari. L'interessante medley tra Notorious (il brano più funky del loro repertorio) e We Are Family di Sister Sledge si può interpretare come tributo a Nile Rodgers degli Chic, loro collaboratore in più occasioni. Funziona bene Nice, altro brano da Astronaut che precede Careless Memories (dal disco di debutto, assenza clamorosa in Greatest). L'inno paninaro Wild Boys è tuttavia invecchiato meno bene...



I bis? Si inizia con un'ottima cover di Steve Harley, Make Me Smile (Come Up and See Me), che già i cinque hanno inciso negli anni Ottanta per il lato B di un singolo. Durante Girls On Film – sempre dal primo album, da ricordare per il video sexy censurato – Simon ha presentato la band e ha cercato una ragazza dal pubblico che lo presentasse; infine una voce lo annuncia, come il best singer in the world (ma sarà vero?). Le Bon flirta col suo pubblico femminile (I'd love to know you a bit better tonight...you know what I mean), il chitarrista accenna All Right Now dei Free e il tutto finisce con una rilettura di Groove Is In The Heart dei Deee-Lite, che permette alla sezione ritmica e alla corista di esibirsi.

Il concerto si conclude con Rio. Mancano dunque all'appello Is There Something I Should Know, New Moon On Monday, Skin Trade, Do You Believe In Shame. Quattro album sono stati totalmente ignorati (l'incerto Liberty del 1990, l'inutile album di cover Thank You, il sottovalutato Medazzaland, al tempo uscito solo negli States, e il trascurabile Pop Trash).

Non è mancata neppure una capatina all'Hotel Due Torri di Verona dopo il concerto, dove abbiamo visto Andy, Nick e Simon (nonché Red Ronnie, dal cui borsello usciva il tour book di Astronaut, in vendita fuori dall'Arena a 35 euro). Saluto Paola e un membro (di Modena) dello staff del sito Astronaut.it che ci ha fornito palloncini prima del concerto!



DURAN DURAN - SOUND OF THUNDER
I've been in this grass here for the last ten hours
My clothes are dirty but my mouth isn't dry
How does it happen does it fly through the air
Woah I gave up asking days away
I gave up asking days away

And now I'm lying here
waiting for the sound of thunder
Waiting for the sound of thunder

Here I am I'm a dotted line cut in
through corners stick me through your door
I'm the man who stepped off the path
Am I just lying here that's what I was made for

And now my eyes are closing but I still feel the land
Leaning out for the touch of my hand
The world spins so fast that I might fly off
The world spins so fast that I might fly off
The world spins so fast that I might fly off

Waiting for the sound of thunder
I'm waiting for the sound of thunder [repeat and fade]


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lunedì 30 maggio 2005 - ore 21:04


Movement is noted
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Recensione congiunta per tre interessantissimi dischi in cui si intrecciano a meraviglia un'impronta rock e velleità più marcatamente dance. Due nomi sono storici; i New Order, nati all'inizio degli anni Ottanta dalle ceneri dei Joy Division, e i Primal Scream – un collettivo che ha iniziato anticipando la corrente baggy che avrebbe avuto un gran successo in Inghilterra nel corso del decennio passato e che in seguito ha miscelato con intelligenza l'elettronica più ricercata al classico rock alla Rolling Stones che li ha sempre ispirati.

Torniamo invece in Italia per i Planet Funk, che col loro secondo album si confermano il miglior ensemble dance degli ultimi anni; The Illogical Consequence, pubblicato il primo aprile, è un disco meno immediato di quel Non Zero Sumness che ha suscitato interesse anche oltre i confini (è stato distribuito anche nel Regno Unito dalla Sony Music).



NEW ORDER Waiting For The Sirens' Call
Una copertina sobria, bianca, con le iniziali della band in primo piano (soluzione che ricorda, stranamente, gli ultimi capitoli panelliani di Lucio Battisti) per un CD privo, forse, di grandi innovazioni e che si appoggia sul mestiere di Bernard Sumner e compagni – una summa di tutto quello che in 25 anni sono stati capaci di fare... I primi tre brani dell'album rimandano al rock di Get Ready, il loro album precedente; Krafty è stato il primo singolo, e il videoclip ha presenziato per un bel po' nelle programmazioni di MTV (peccato che però non abbia trainato a dovere l'album, che è scomparso dalle classifiche italiane in poche settimane). Quanto segue ha più a che fare con il pop dell'album Republic del 1993...

I Told You So è un 'guilty pleasure': un reggae elettronico che richiama gli Ace Of Base (ma gli accordi ricordano più i Pet Shop Boys di Love Comes Quickly); il secondo singolo Jetstream è una collaborazione con Ana Matronic (Scissor Sisters). Alla fine del CD troviamo tre brani diversissimi tra loro: Guilt Is A Useless Emotion è dance allo stato puro, e le chitarre di Turn ricordano l'album Technique (1989) e gli Electronic (un side project del cantante Bernard Sumner e l'ex Smiths Johnny Marr). Infine, gli Stooges (!) flirtano con l'elettronica in Working Overtime. Come sempre, si tratta di un album ben prodotto; la tastierista storica, Gillian Gilbert, lascia il posto a Phil Cunningham, ma resta uno dei marchi di fabbrica, il basso inconfondibile di Peter Hook. Non è un capolavoro, ma è tuttavia consigliabile a chi si avvicina per la prima volta ai New Order. Su CDWow costa 6.99 sterline.



PRIMAL SCREAM Dirty Hits
Da pochissimo entrata nel catalogo Nice Price della Sony, questa raccolta di singoli dei Primal Scream è un'egregia introduzione alla loro musica; sono trascurati i due primi album, ritenuti mediocri persino dai membri del gruppo, sono invece presenti quasi tutti i singoli dal 1990 (anno della pubblicazione del capolavoro Screamadelica) in poi, partendo da Loaded – qui presente nel più breve 'single edit' – e arrivando fino all'inedito Autobahn 66 (...si può considerare il titolo un omaggio ai Kraftwerk?). Emergono, dalla sfilata di classici, Movin' on Up, Higher Than The Sun, Rocks (un classico pezzo rock paragonabile tutto sommato ad Are You Gonna Go My Way di Lenny Kravitz); Kowalski, dall'album Vanishing Point; ottime anche Swastika Eyes, quasi un ibrido tra i Chemical Brothers di Elektrobank e i Prodigy di Breathe, e Kill All Hippies. Dall'ultimo disco, Evil Heat, provengono Miss Lucifer e Deep Hit Of The Morning Sun. Trova posto nella scaletta del CD anche una nuova versione di Some Velvet Morning, con la voce di Kate Moss. Settantaquattro minuti di musica senza dover mai premere il tasto skip. La prima tiratura della raccolta, pubblicata nel 2003, includeva anche un secondo CD di versioni remixate.



PLANET FUNK The Illogical Consequence
Un concept album sulla condizione umana, con messaggi non banali nei testi (tutti in inglese) per i napoletani Planet Funk. Si nota una maggiore coesione, mentre il precedente Non Zero Sumness dava più l'impressione di una raccolta di singoli. Stop Me è usata al momento come sottofondo per lo spot della Coca Cola, e come la maggior parte dei brani,
è cantata dal DJ John Graham. L'istrionico Dan Black, reduce dal successo dei Servant, stavolta canta solo tre canzoni: Trapped Upon The Ground (un pop che deve ai Beatles ma anche ai Tears For Fears di The Seeds Of Love), Peak (la nuova Who Said?) e la conclusiva Out Of The Dancefloor, che ospita persino Cecilia Chailly all'arpa. L'amore per le sonorità new wave anni Ottanta si manifesta attraverso l'attenzione alle melodie, sorrette da ritmiche elettroniche come nella migliore tradizione synth-pop (Everyday è un candidato come prossimo singolo). Come Alive è un'altra canzone azzeccata, anche se ricorda Shattered Dreams, delle meteore Johnny Hates Jazz. Laces strizza l'occhio al brit pop dei Coldplay, Dusk si dirige verso lo stile di Bjork.

Claudia Pandolfi presta la sua voce (resa robotica) per il brano Inhuman Perfection; particolarmente interessante invece è lo strumentale Tears After The Rainbow con un espediente che rimanda a 19 di Paul Hardcastle (contiene un campionamento del discorso di Robert Oppenheimer, il fisico che creò la bomba atomica, tramesso dalla Nbc nel 1965 – dove si pente pubblicamente di aver causato morte e distruzione). Un disco che farà ricredere tutti coloro che reputano vacua e senza valore la musica dance. Davvero.



NEW ORDER - WHO'S JOE?
Hey Joe what you're doing?
It seems like it's all going wrong
There's a storm in the sky passing over
And it looks like it's going to be strong
You've got eyes like an old wounded soldier
They cry tears to the losts in the wind

Hey Joe
Hey Joe
Hey Joe
What are your gonna do?

I looked for you
I'll get you home
Wherever you go
Whatever you do
I've got to find you
I've got to find you (Whatever you do)

I looked for you
I'll take you there
Wherever you go
Whatever you do
I've got to find you
Whatever I do (Whatever you do)

Hey Joe what you're doing?
They say you don't care anymore
You had your heart [hurt?] by a woman
Now it doesn't work anymore
She said that you had it coming
That you were no good from the start

Hey Joe
Hey Joe
Hey Joe
Time to go home

I looked for you
I'll get you home
Wherever you go
Whatever you do
I've got to find you
I've got to find you (Whatever you do)

I looked for you
I'll take you there
Wherever you go
Whatever you do
I've got to find you
Whatever I do (Whatever I do)
Whatever I do (Whatever I do)
Whatever I do (Whatever I do)
Whatever I do (Whatever I do)
Whatever I do (Whatever I do)


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martedì 17 maggio 2005 - ore 15:25


Band on the run
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Beh...penso sia giunto il momento di aggiornare un po' questo blog (non è vero, Mist?). La settimana che si è appena conclusa è stata piena di avvenimenti, partendo proprio dal concorso Emergenza Rock al Banale lunedì.

Dopo aver ascoltato i Feedback e un gruppo di giovani ragazzi punk (gli Astoria), e dopo aver pazientemente sopportato le sciagurate cover 'di razza' degli Even Soul, talmente "spavaldi" da cimentarsi in classici dei Cream (Sunshine of your love), dei Led Zeppelin e in un inedito sufficientemente scialbo, il tutto condito con un'attitudine machista, devo assolutamente segnalare due band, con stile e target differente, ma con tutte le carte in regola.



Sto parlando dei Club11 (in cui suona l'amico Kais) che già ho avuto modo di ascoltare e vedere live al DNA a marzo e in seguito venerdì scorso; autori di un rock chiaramente 'british', hanno in repertorio pezzi scritti di loro pugno, per di più in inglese, capaci di restarvi in mente già dopo soli due ascolti. Consiglio di visitare anche il loro sito web!

L'altra band, che si è classificata seconda e che già sta avendo a quanto pare delle buone soddisfazioni in un serio impegno discografico, è Lucenera. Mi hanno piacevolmente sorpreso; sembra una band affiatata, ed è facile supporre che i membri del gruppo capitanato dal carismatico Enrico (un cantante preparato, senza pacchianerie, che al tempo stesso può risultare un sex symbol enigmatico, un po' alla Dave Gahan...) provino interesse per le diverse sfumature della pop music italiana ed internazionale (dal synth pop al rock, alla New Order). I testi sono in italiano, e funzionano.

E che dire della band che nascerà dalle ceneri dei Curtain Call? Fitta nebbia in Val Padana, oserei dire...nonostante i discorsi e i buoni propositi per una virata (anche se non drastica, dopotutto) verso sonorità indie, magari in modo tale da non suonare cover per tutta la vita e tentare presto o tardi un'avventura con brani propri, con tanto di demo, pare si preferisca suonare le canzoni più ovvie e scontate delle quali proprio non servono ulteriori cover. Il batterista indubbiamente è bravo, ma la sa lunga. O si parlerà chiaro o sarò costretto ad uscire dal nucleo superstite. Vedremo.



PAUL McCARTNEY – BAND ON THE RUN
Stuck inside these four walls,
sent inside forever,
never seeing no one nice again
like you, mama, you, mama, you.

If I ever get out of here,
thought of giving it all away
to a registered charity,
all I need is a pint a day
if I ever get out of here,
if we ever get out of here.

Well, the rain exploded with a mighty crash
as we fell into the sun.
And the first one said to the second one there,
"I hope you're having fun!"
Band on the run, band on the run,
and the jailer man and sailor Sam,
were searching everyone
for the band on the run,
band on the run,
band on the run,
band on the run.

Well, the undertaker drew a heavy sigh,
seeing no one else had come.
And a bell was ringing in the village square
for the rabbits on the run.
Band on the run, band on the run,
and the jailer man and sailor Sam,
were searching everyone
for the band on the run,
band on the run,
band on the run,
band on the run.

Yeah, the band on the run,
the band on the run,
the band on the run,
band on the run.

Well, the night was falling as the desert world
began to settle down.
In the town they're searching for us everywhere
but we never will be found.
Band on the run, band on the run,
and the county judge, who held a grudge,
will search forever more,
for the band on the run,
for the band on the run,
the band on the run, yeah,
the band on the run, yeah.


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venerdì 6 maggio 2005 - ore 15:03


Lasciatemi cantaaaareee...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene, alla fine è successo: ad oltre quattro mesi di distanza dalla mia prima incursione nel settore 'karaoke', rieccomi, stavolta al Daniel's Pub, in compagnia dei fidi Mist e Tobor, ma anche di Elisewin29, il suo ragazzo (Narra), Feather e di un neo-spritzino di cui non ricordo il nick...

Ecco la magggica scaletta della serata:

Tobor: Per me è importante
Alex & Mist: Don't look back in anger
Alex & Mist: Lucky Man (dei Verve)
Tobor feat. Elisewin29: Giudizi universali
Mist (solo): One (di Bono & company)
Tobor & Alex: Ovunque andrò (!)



e dulcis in fundo, il trio Tobor&Alex&Mist in:


Hey Jude (dei Beatles, in una strana versione simil-Buble)
ma soprattutto Finalmente Tu di Fiorello, scelta dal Mist in persona - avrei preferito qualcosa di molto più trash, tipo 'Italia' di Mino Reitano o 'Sbucciami' di Malgioglio, ma avrei girato incappucciato per Padova per il resto della mia vita.

Grazie a tutti i presenti per la bella serata; spero che la prossima volta venga anche The Fly (vero?). Peccato per il martedì sera meno esaltante del solito - ormai si attenderà l'apertura del Banale estivo; by the way, lunedì 9 ci saranno le semifinali di Emergenza Rock con i Club 11. Domani sera gli Acrobat suoneranno al City Hall. That's all, folks!



OASIS - DON'T LOOK BACK IN ANGER
Slip inside the eye of your mind
Don't you know you might find
A better place to play
You said that you'd once never been
All the things that you've seen
Will slowly fade away

So I start the revolution from my bed
Cos you said the brains I have went to my head
Step outside the summertime's in bloom
Stand up beside the fireplace
Take that look from off your face
You ain't ever gonna burn my heart out

So Sally can wait
She knows its too late as we're walking on by
Her soul slides away
But don't look back in anger I hear you say

Take me to the place where you go
Where nobody knows if it's night or day
Please don't put your life in the hands
Of a Rock n Roll band
Who'll throw it all away

Don't look back in anger
Don't look back in anger
Don't look back in anger
At least not today


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