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martedì 4 settembre 2007 - ore 01:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non mi ricordo se ho mai parlato di Ballistic però - alla luce del film che ho visto stasera - vorrei comunque avere una base teorica su cui lavorare.

Secondo Rotten Tomatoes, Ballistic è il peggior film di tutti i tempi.

Secondo me, Ballistic è il quanto di qualità cinematografica. Ovvero, la qualità di qualunque altro film si può misurare solo in multipli di Ballistic. Per esempio, il film che ho visto stasera (Captivity), è una oscena merda, e Roland Joffé dovrebbe essere impiccato all’albero più alto della nave per il semplcie fatto che lo ha diretto. La povera Elisha Cuthbert dovrebbe invece venire allo scoperto, ammettere il suo problema con l’eroina e non fare la fine di Dana Plato. E’ veramente, veramente una merda colossale.
Quindi, vale circa 30 KB (kiloballistic).

Un altro esempio è Maial Zombi - Ancvhe i morti lo fanno. Per darvi un’idea di quanto valga questo film: nella locandina ci sono due "figone" che NON COMPAIONO NEL FILM. Mentre la "figona" del film vero sembra la sorella brutta di Tori Spelling dopo il *secondo* frontale in rollerblades con un SUV. La scena clou del film è uno che perde un testicolo. Davvero. Quella è la scena che fa più ridere.
Mentre lo vedevo, sentivo dentro di me l’irrefrenabile desiderio di andare a installare windows 98 per poter far partire il vecchio defrag, che è *infinitamente* più dilettevole.
Come se non bastasse, è un film tedesco. Tipo i telefilm tedeschi, ma meno divertente.
Ecco, secondo me Maial Zombi è nell’ordine del MB - un megaballistic.



Per capirci ancora meglio, se adesso accendete la tv e andate su rai2 ci sono ottime possibilità che vi becchiate un terrificante film americano degli anni ’70, oppure un altro moderno film tedesco, e ci sono ottime possibilità che sia dalle parti del gigaballistic.

Tutto questo per dire che Captivity è una merda, e che se avessi pagato una lira per vederlo adesso sarei in piazza con il forcone e la torcia, e griderei perché mi venga data la possibilità di sfondare il cancello di ferro battuto del maniero in cui vivono more uxorio gli sceneggiatori Larry Cohen e Joseph Tura, per poi fare scempio dei loro corpi. Li voglio morti. La mia vita non sarà più la stessa.

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venerdì 31 agosto 2007 - ore 10:31



(categoria: " Vita Quotidiana ")


18 anni, avevo appena preso la patente e quell’estate maledetta decidemmo di andare a Corfù.Eravamo 15 amici di cui 13 singles (uomini e donne) ed una coppia, molto romantica e dalla invidiabile seppur pedestre attività sessuale.
Padova - Brindisi e poi traghettone per la Grecia. 3 macchine stipate come quelle dei calabresi che partono da Torino per andare dalla mamma di lui al paesello che poi ci fa anche la ’nduja che poi la porto a casa e mi sembra di stare ancora a Roccella.
Ero cotto di Barbara; era stupenda: alta, occhi azzurri come il lago di garda quando non sono ancora arrivati i milanesi, capelli neri, culo rotondo e una dolcezza da panico.
Barbara ed io andavamo spesso in giro con la compagnia, ci tenevamo per mano e una volta abbiamo anche limonato durissimo ma era dopo una tromba poderosa e non so se lei lo considerasse valido. O meglio non lo sapevo allora, ma lo speravo tanto. in realtà la cumpa era composta da 13 amici ma serviva una macchina in più ed allora, stefano disse che invitava 2 suoi amici con cui giocava a calcio che erano troppo simpatici, uno addirittura lavorava già in autoscuola dal padre.
Partiamo una mattina di agosto e io feci carte false per averla in macchina con me ma mentre caricavo le valigie il nuovo arrivato con la Golf GT me la soffiò da sotto il naso con un blitz che stordirebbe un quarterback da nfl. Io avevo la panda 750 fire.
Arriviamo a Brindisi dopo millemila ore di guida, io ero stravolto e tesissimo perchè era la 3 volta in vita mia che prendevo l’autostrada da guidatore, e le rassicurazioni che mi diede mio padre non servirono ad un cazzo. Arrivammo comunque e ci imbarcammo sul traghetto diretto a Corfù. Avrei voluto vedere Barbara e magari portarla sul ponte ed offrirle metà della bomba che avrei girato in onore della partenza ma lei era già con quell’altro, Riki, che rideva sguaiato come pochi e parlava del Padova Calcio. Vomitai per tutto il tragitto perchè c’era mare ed io non sapevo di soffrire il mal del medesimo.
Arrivammo a destinazione, poi al residence. Lei dormiva con le ragazze in una stanza di fronte a quella dove dormivamo noi. La prima settimana passò quasi liscia, non successe nulla ne con me ma neanche con Riki, quel merda. In spiaggia mi diceva che con me era veramente a suo agio, sembrava di stare in una puntata di Dawson Creek perdio. Ma non mi perdevo d’animo e una sera in un pianobar le cantai anche wish you where here, la sua canzone preferita.
All’inizio della seconda settimana: il dramma.
Tornavo dalla spiaggia, volevo fare la doccia e poi raggiungere gli altri per la cena, quando entrai in camera sentii come un grufolare sommesso, il suono del sesso. Cazzo vidi la maglietta di barbara poggiata sullo schienale della sedia a sdraio e capii.
Momenti di merda. Feci quanto di più teatrale potei. Presi la mia cassetta di Trilogy (Malmsteen) il walkman e me ne andai in piscina a soffrire aspettando che lei finisse per farle la più classica delle scene di gelosia; in piscina venni raggiunto dalla Cri a cui, si sussurrava, piacevo. Tantissimo. Mi conoslò e mi chiese se per quella sera mi andava di fare un giro in città per mangiare la mussaka.
Finimmo, dopo cena, in un pub pieno di inglesi ubriachi e per non essere da meno, ed anestetizzare la mazzata, mi presi una stinca micidiale. A fine serata conobbi una ragazza inglese che mi cacciò la lingua in gola, quasi per caso mentre ballavamo al ritmo degli Swing out Sisters. La Cri lo notò ed iniziò la miglior nottata della mia vita.
Ci venne vicino e, anche lei, mi cacciò la lingua in gola.
In un turbinio di lingue e mani uscimmo dal pub e, non saprei dire come, convincemmo l’inglesina a venire da noi. Ah! si le promettemmo un caffè con la moka, che non l’hai mai bevuto, inglesina!
Dopo il caffè ci fu un momento di petting spintissimo e poi: il sogno. Sesso a tre.
Ricordo e non ricordo, sono passati quasi 10 anni. L’essenziale me lo ricordo insieme a certi particolari interessantissimi ma, purtroppo, non tutto. So solo che l’ho fatto e mi sono divertito un sacco.
La mattina dopo, mentre mi stavo lavando, sento entrare Riki e Barbara e, oh, parlava ancora del Padova.
Li guardai. Anzi la guardai. Non mi faceva più nessun effetto.

L’ho incontrata un paio d’anni fa. Si sta per sposare con Riki. Quando le chiesi dove era lei mi guardò e mi disse: " E’ in trasferta, a vedere il Padova".




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martedì 21 agosto 2007 - ore 16:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


credo sia la voce a farmi stare sul cazzo a pelle le persone.
la voce, l’intonazione, la risata.
come ruttano.

le voci troppo impostate classiche dei figli di papà spendaccioni: profonde, nasali. quelle che si riescono a fare piegando il mento verso il pomo d’adamo e tenedo una mano col palmo sollevato a palpeggiare culi invisibili nell’aria.

attenti. il palmo è molto importante.

la voce, i tormentoni ripetuti a lungo solo per rompere il silenzio o perché non si ha niente da dire

"eeehh già"
"oooooh là"
"molto bene"

molto bene un cazzo, idiota.
la tua risata, una sommesso gridolino da checca isterica oppure tu: che hai studiato dizione e ti sei registrata mentre parlavi per ascoltarti e correggere difetti di pronuncia.

ogni frase è misurata, ogni parola è misurata, ogni accento è misurato. probabilmente ti peoccupi di pronunciare correttamente i mugugni mentre suki i cazzi.

c’è chi odia l’accento fiorentino, chi quello romano, c’è chi odia la r moscia.

forse legato a ricordi di infanzia ma ricordo una r che aveva le tette più sode che avessi mai palpato.

però mi sta sul cazzo la s blesa.
ciao, come f*tai?

questo perché un ragazzo che mi stava sul cazzo da piccolo aveva la s blesa.

odio le voci stridule nelle fighe. nella maggior parte dei casi non so perché ma questo si identifica con rompicoglioni noiose prive di creatività incapaci ed idiote. nonché inopportune.

le ragazze con la voce un po’ forte mi sanno invece di porche fighe ninfomani bravissime a letto. ma solo se fighe. e poi brave a ruttare.

con le dovute eccezioni.




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lunedì 30 luglio 2007 - ore 00:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


stanotte mi è capitato di fare un sogno lucido.
Non so se vi è mai successo. E’ molto interessante. Ad un certo punto ti accorgi di essere in un sogno. Di lì in poi, con un po’ di sforzo e concentrazione, puoi proseguire nel sogno e fare più o meno quello che vuoi: volare, creare cose, ecc.

Fare un sogno lucido consente di capire qualcosa (poco, eh) di come funziona il nostro cervello. Intendo capire per esperienza diretta.

La prima cosa che di solito faccio appena mi accorgo di essere in un sogno è provare a volare. Richiede un certo sforzo. Non si è mai del tutto liberi dalla gravità. Dev’essere un concetto troppo radicato nella mente. Riesco a spiccare salti molto alti, ma mi riesce quasi impossibile superare una certa altitudine (diciamo il terzo-quarto piano di un palazzo). Forse perchè diventa difficile, per la mente, ricreare le sensazioni che si provano a volare così in alto.
Poi può capitare che la gravità ritorni. Mi è capitato anche di saltare da una finestra e schiantarmi direttamente al suolo, svegliandomi.

Dicevo, circa il funzionamento del cervello. Negli ultimi due sogni lucidi ho provato a verificare il livello di dettaglio delle immagini del sogno. Guardando le nuvole, ad esempio, o le foglie degli alberi. Il dettaglio è impressionante, e i colori molto luminosi. Tuttavia appare chiaro che quella che viene percepita non è un immagine che si possa fotografare. Anche se c’è l’impressione che sia un immagine ferma, c’è sempre quella mutevolezza che si prova, ad esempio, quando si tenta ad occhi chiusi di visualizzare un’immagine. E’ evidente che il cervello riesce a ricostruire non l’immagine pittorica della foglia, ma l’insieme di concetti (la forma, le venature, i colori e le loro sfumature) che messi insieme danno "la foglia". Tuttavia, il realismo è quasi totale. Dico quasi perchè, a posteriori, mi ricordo che quella foglia non assomigliava a nessuna foglia che avessi mai visto, o quel paesaggio assomigliava di più ad un dipinto impressionista che ad un paesaggio reale.

Forse vi è capitato, in sogno anche non lucido, di provare a leggere un libro. E’ impossibile: si percepiscono le scritte sulla pagina, ma leggere è un’altra storia. Come se quello richiamato alla mente fosse appunto non l’"immagine" della pagina con il suo contenuto di concetti, ma lo schema (flessibile) che ci permette di riconoscere una pagina nella vita reale. O qualcosa del genere.

Il brutto dei sogni lucidi è che durano poco: in poco tempo, tenere insieme la "realtà" del sogno diventa difficile, tutto inizia a sfaldarsi e sembra quasi di intravedere il soffitto della propria stanza (difficile, visto che si è ad occhi chiusi! eppure...). Succede soprattutto se si chiede troppo dal sogno. Ad esempio, creare dal nulla una bella figa. Penso che la cosa migliore sia limitarsi a guardarsi intorno.
Ho letto in rete delle tecniche per prolungare l’esperienza, tipo fare giravolte su sè stessi. Proverò.

Ci sono anche delle tecniche per accorgersi di essere in un sogno. Una è guardarsi allo specchio. In un sogno, l’immagine potrebbe essere deforme o non esserci affatto. Francamente inquietante, penso che non la proverò mai. La più efficace, per me, è proprio tentare di spiccare il volo.

Mi è capitato, qualche volta, di avere il dubbio di essere in un sogno quando sono sveglio. Mi capita in situazioni molto brutte, o molto belle. Pare che non capiti a tutti. Forse è una conseguenza del sognare lucido?
In ogni caso è un dubbio che dura molto poco. Però, la prossima volta che sentite di qualcuno che si è buttato dal terzo piano senza motivo apparente, beh forse sono io.

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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 12:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ora il fatto che questa storiella abbia suscitato grande entusiasmo tra i fenomeni che frequento di solito a Bologna dovrebbe trattenermi dal renderla pubblica qui, ma siccome mi state orrendamente sul cazzo (tutti) ve ne rendo partecipi ugualmente.

allora c’è sto tizio studente di medicina che bazzica intorno a una mia vecchia (di data) amica, che per semplicità chiameremo XX; insomma se la punta da un po’, le si avvicina a lezione, fa un lo scemo, il solito rituale..amen, io che non sono terrone inside anche se lei non gradisce me ne fotto e lascio fare,

il tipo insiste, e sapendo che che la XX cerca una coinquilina, prende il numero di telefono dagli annunci in bacheca e comincia a chiamare col numero nascosto dicendo che vorrebbe visitare l’appartamento per una sua cugina di firenze potenzialmente interessata, però bisognerebbe parlarne, magari un aperitivo, e bla bla.
io sempre più nordico, quasi ariano, sorrido bonario, tanto di sta mezza sega di laureando, che fa medicina solo per avere il tagliandino del parcheggio e questi trucchetti da provolone di terza liceo non rappresenta certo un problema per lei

finchè ieri mi arriva un messaggio della XX: "non riesco ad aprire un mms che mi è arrivato, ti spiace andare sul sito vodafone, aprirlo e girarmelo via mail?"

ora, già sullo scoglionato andante che è domenica, e con le
palle già girate di 3/4 per l’ennesimo dominio mclaren e che mi tocca interrompere la rimonta di raikkonen (che seguo con i tempi ufficiali sul monitor – grazie ancora ed.!!!) per fare sto lavoro di bassa segreteria, mi accingo ad esaudire malvolentieri la richiesta della XX che potrebbe anche imparare a usare le tecnologie del nuovo millennio

vado sul sito, inserisco il codice di rito ed ecco che mi
appare sta fota di un biondo ossigenato in posa da dio greco (però vestito)

alchè, un po’ il nervoso per il fatto che quel nano di massa
fa da tappo (ah ah) al nostro finnico, un po’ perché le tre ore di gara di resistenza a C&C3 non mi hanno dato soddisfazione, un po’perché il tizio comincia effettivamente a cagare non solo fuori dal vaso, ma proprio sul tappeto buono di casa, e lo fa di domenica, alquanto stizzito digito direttamente dal sito la testuale risposta "testa di merda le foto da frocio mandale a quella troia di tua madre"; sono quasi indeciso se aggiungere una foto del mio pene (che chiameremo FRUSTANANI d’ora in poi e che tengo sempre in archivio per situazioni di emergenza), ma alla fine opto per la sola forza delle parole, puntando su eleganza e sobrietà.
non voglio infierire oltre

essendo di base una persona corretta, informo lquindi a XX di
aver preso in prestito il suo numero per inviare una breve risposta al suo spasimante, il quale nel frattempo aveva già risposto con un
"grazie tante..", dimostrando la totale sudditanza psicologica nei
miei confronti di vero maschio dominante di razza insubre.

ora la storia sarebbe a lieto fine se non fosse che il mittente del primo mms non era il fantomatico spasimante, bensì tale al3ssi4, quattordicenne amica di famiglia, a cui
la XX ha fatto di recente da madrina per la cresima, che inviava alla sua amica del Quore e preferita la foto del suo nuovo boyfriend

adesso, io che colpa ne ho se ste troie a 14 anni si mettono a succhiarlo ai ventenni biondo platino dando la stura a questi spiacevoli equivoci?

ora, non lambiccatevi il cervello sul perché se la XX ha la mail ma non si va a cercare da sola le foto sul sito o perchè io possa avere queste rezioni con delle ragazze che ritengo legate a un rapporto di amicizia (non so cosa farei se mi fosse capitato con l’attuale compagna, avrei optato per una motosega penso) ma soprattutto mi chiedo quanti potrebbero aver generato una figura di merda da psicopatico di tali proporzioni, anche se tutt’ora l’idea 14enne arrapata vs 21enne pluribocciato un poco mi turba

ps. Per fortuna che ho tolto le bestemmie che avevo inserito in un primo momento
(al contrario, un po’ mi sono pentito di non aver messo la foto)





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giovedì 26 aprile 2007 - ore 17:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
Le migliori sono sulla cima dell’albero.
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perchè hanno paura di cadere e ferirsi.
In cambio, prendono le mele marce che sono cadute a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere.

Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, pensano che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà "Esse sono grandiose". Semplicemente devono essere pazienti e aspettare che l’uomo giusto arrivi, colui che sia cosi corraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell’albero per esse.

Non devono cadere per essere raggiunte, chi avrà bisogno di loro e le ama farà di tutto per raggiungerle.
La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, ne dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata.
"La terra ha musica per coloro che ascoltano"



W.S.

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martedì 2 maggio 2006 - ore 16:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alla fine dell’ennesima discussione ebbe il coraggio di dirmi che nonl’amavo abbastanza.
Abbastanza rispetto a cosa? Forse paragonato al suo precedente fidanzato? Oppure, soppesato il mio amore con il suo, si era convinta di darmi più di quanto io non dessi a lei? Mi domandai se per caso esistesse una normativa internazionale che sancisse la dose minima ammissibile di amore.

Per un attimo tacqui, fissando in silenzio i suoi occhi a spillo e rendendomi conto per la prima volta di quanto la rabbia la invecchiasse, rendendola simile a un’insegnante di matematica delle scuole medie. Poi feci una cosa che non avevo mai fatto: a fatica, mi apersi il petto e appoggiai delicatamente il mio cuore sul tavolo, esattamente a metà strada tra me e lei.

"Guarda tu stessa", le dissi.

Io per primo ne fui stupito. Era bello, grosso, pulsante. Vivo.
E però, d’aspetto molto complesso e intricato.
Da un lato c’era un piccolo fascio di muscoli scuri, graffiati e pieni di segni. la squadra, pensai. Tutti gli sport che avevo fatto erano sempre stati basati su contatto fisico e una buona dose di dolore, ma erano sempre state passioni che ho avuto dentro fin da bambino.
Accanto, un piccolo grumo rappreso: Marta. Stroncata sul nascere da una gravissima forma di fifa ferina e ansia di prestazione. Verso il nucleo pulsante del cuore, una striscia compatta e forte: mia cugina. Sorrisi pensando a lei e a quanto ci fossimo stati vicini da piccoli; ed eccoli lì, loro due:i miei genitori, un bel fascio di carne pendula che sembrava provenire dritta dal centro ma che ormai si era un pò rattrappita.
Una grande area del cuore, da un lato, era senza dubbio dedicata a Linda. Per un momento pensai quanto sarebbe stato facile, se all’epoca fossi stato in grado di fare il trucchetto del cuore sul tavolo. Non era andata molto bene nonostante tutto il tempo passato assieme, ma ormai erano passati diversi anni e le vecchie domnde erano state riposte in angoli dimenticati della mente.

E poi ancora: Giulia, Monica, i miei nonni Rosa e Bruno, Mary, Alberta, il mio migliore amico d’infanzia Fabio, che constatai occupare uno spazio molto più ridotto e scuro di quanto mi aspettassi, nonni Paola e Baldo, mio zio Marcello che mi aveva insegnato a pescare, persino un paio di insegnanti del liceo.
Trasalii notando una arteria piccola piccola ancora pulsante: Sahid, l’amico danese, accidenti, chissà se quella volta che si dichiarò...

Infine un piccolo vaso sanguigno, ben irrorato di sangue periferico, devono essere gli amici di oggi, tutti assieme lì in quel giovane lembo carnoso e rosiccio, col tempo crescerà prendendo il posto di quelli malandati, pensai. Pareva sul punto di scoppiare. Accanto, un possente lembo di muscolo cardiaco pareva sovrastarlo. Si trattava di lei. Per la prima volta arrossii.

Alzai lo sguardo per spiare la sua reazione: mi fissava sgranando gli occhi, rovesciò la sedia nell’alzarsi di scatto e fuggì via.

Sorrisi.

Poi mi accesi la pipa e tirai la prima boccata,guardandomi orgoglioso riflesso nel mio cuore sul tavolo, avevo sporcato meno della prima volta e adesso notavo di averlo ancora forte e sano. Con la pipa appesa alla bocca e gli occhi socchiusi per il fumo denso e aromatico, presi il muscolo con delicatezza e lo riposi al suo posto nel petto.
Batteva ancora.


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domenica 20 marzo 2005 - ore 02:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Tempo, signori e signore, è un grande ed impetuoso fiume, tra i cui tumultuosi flutti galleggiano, sguazzano e si dibattono le cose animate e inanimate di questo mondo. Spalla a spalla, boccheggianti, si affannano per tenere fuori il naso dalle tetre profondità, ben conscie dell’inevitabile sconfitta ma sempre determinate a lottare per quell’insignificante Secondo In Più.
La prendo alla larga, lo so, ma non è che una cosa come il progresso umano si possa liquidare con quattro parole, porca puttana.
Il Fiume del Tempo, dicevo. Dalle cui torbide acque siamo destinati ad essere inghiottiti. Non per fare i pessimisti, ma vi sfido a smentirmi, vi sfido. Ogni generazione non è che un salvagente gettato alla cieca, nell’incrollabile speranza di riuscire a saltare fuori dalla corrente, di vincere l’ineluttabile, di diventare immortali.
Che peso devono aver sopportato spalle come quelle, che so, di un Armstrong (l’astronauta, non il ciccione trombettista), sul ciglio delle polverose vastità del nostro bel satellite, o quelle di un Marconi, di un Volta, nel sostenere l’audace balzo verso l’eternità, mentre la voce di una Moltitudine si alzava alle loro terga in un accorato, esultante incoraggiamento.
Ecco, è questo tonante coro di antenati in orgasmo il paragone più vicino che potrei fare per descrivere il quieto inesorabile ronzio che produce il nuovo Gillette M3 Power quando lo liberate dalla sua sbrilluccicante guaina di plastica. Niente esagerazioni. Non mi permetterei davvero.
Un tripudio di progenitori compresso in pacato ronzio, la potenza del Fulmine imbrigliata in una batteria da 1,5 Volt al servizio di tre lame di crudele acciaio, forgiato nelle profondità della terra dai migliori maestri armaioli giapponesi.
E’ la grandezza del pensiero umano, signori, che si insinua tra più fini interstizi della materia, dalle fredde profondità dello spazio alla buia minuscola vacuità dei bulbi piliferi, teatro da sempre della feroce battaglia che l’Homo Sapiens combatte contro la propria irsutezza, se mai è esistito questo termine. Non che me ne curi, per altro.
Ad ogni modo, quando sborsate quei miseri 15,90 €, amici, lo fate nella consapevolezza che la battaglia è infine vinta. Ne vale la pena.
Appena avvicinate la mano all’elegante, dinamico apparato, la metà dei peli facciali si caga addosso e se ne va da sola. Premete il bottoncino verde ed un terreremoto di microvibrazioni di ostilità fa tremare di paura gli sparuti superstiti, che la prima lama falcia senza pietà urlando di scherno. E’ conosciuta infatti nell’ambiente come La Feroce.
Sulla glabra scia di cadaveri che rimane al suo passaggio si avventa subito la seconda lama, maestra nelle più antiche tecniche Hokuto, che fa gentilmente strage dei pochi lamentosi moribondi. Nel racket dei rasoi viene chiamata La Compassionevole. Ben poco rimane a questo punto alle cure della terza lama, cui in genere rimane ben poco da tagliare. Rimasugli, per lo più. Le altre due la scherniscono abitualmente, tanto che nel campo della depilazione è conosciuta come La Becchina.
Dopo la breve inesorabile ecatombe, durante la quale la pelle non si accorge quasi di niente in virtù delle mirabolanti micro-vibrazioni e della morbida lubra-strip grazie a cui l’acciaio scorre come su un tappeto di esili raggi lunari, è l’ora del massaggino, effettuato dalla dolce strip curativa che asperge a destra e a sinistra di aloe vera senza risparmiarsi per niente.
Al fin della tenzone le vostre guance saranno due rosee paffute chiappette di neonato, ed i vostri antenati si metteranno a riposare pacifici, grati di aver sparpagliato a buon ragione il proprio materiale genetico.
Il nuovo Gillette M3 Power, amici, è ben più della soluzione definitiva agli inestetismi della peluria facciale. E’ molto più di un’epifania rasatoria, di un orgasmo di micro-vibrazioni pacioccate da crema portentosa. E’ il nerbo della Mente Umana che si scaglia contro le Piccole Cose, è niente di meno che la liberazione da quella moltitudine di insignificanti scocciature tese a sussurrarci, col loro essere inesorabilmente terrene, “Ricordati Che Devi Morire”. Insomma, un acquisto niente male, se qualcuno me lo chiede.


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martedì 8 febbraio 2005 - ore 12:34


La collaborazione tra uomo e donna non è sempre fattibile:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E' inutile che ci giri intorno. Sono daltonico. Ma anche voi lo siete, almeno la metà di voi che possiede un pene.
Gli uomini vedono in EGA, a 16 colori. I più dotati possono arrivare a 20, 24, ma non possono competere: le donne hanno una SVGA a 64000 colori, e in più hanno anche integrato uno di quegli apparecchi che usano dai coloristi, quegli analizzatori di colore che ti sgamano una sfumatura giallognola nel bianco più bianco.
Quello che per un uomo è marrone, può variare per una donna dall'ocra al terra di siena, passando per il rosso di Marte. Un banale verde può essere suffissato mare, pisello, acido, mela, smeraldo.
Un uomo riesce a raddoppiare la sua palette soltanto con gli aggettivi "chiaro" e "scuro". La donna invece conosce anche "brillante", "opaco", "tenue", "con una punta di", arrivando a generare una gamma incomprensibile di colori, come il "rosso sandalo scuro opaco che gira a violetto imperiale di rinterzo ritornato con pallino". Io l'avrei chiamato marrone, forse.
Prendiamo il grigio. Il grigio è grigio, punto. E' solo una via di mezzo tra il bianco e il nero, no?
No.
C'è il grigio fumo, il grigio topo, il grigio argento, il canna di fucile, il fumo di Londra, il bianco grigio, il grigio perla, il grigio cenere, il grigio sabbia, il grigio pietra, il grigio nube, il grigio piombo, il grigio grafite. Che a vederli mi sembrano sì, uno un po' più chiaro uno un po' più scuro, ma non saprei mai dargli dei nomi.
Poi ci sono gli estremi, quando un oggetto chiamato a caratterizzare un colore diventa il colore stesso. Il muschio. Il cielo. E poi, il noce, il tortora, il vinaccia. Prugna mattone sabbia senape champagne cammello canarino limone pesca nocciola. Spinterogeno. Tutti colori comunemente usati. Tranne lo spinterogeno.
E' che le donne vedono diverso, e quindi pensano diverso. E quindi la comunicazione tra uomo e donna è difficile. Talvolta impossibile.

A tutto questo pensai, in un decimo di secondo. L'ultimo decimo di secondo della mia vita. Facevo l'artificiere. Non è un bel mestiere, ma è ben pagato e si fa carriera in fretta, se si sopravvive. Le stronzate dei film, le bombe con il timer che si avvicina a zero, il mondo da salvare, non capitano mai. In genere si tratta di far brillare ordigni della seconda guerra mondiale inesplosi, o banali ventiquattrore dimenticate in un angolo. Talvolta capita un ordigno dimostrativo di qualche gruppo estremista, con tanto esplosivo ma senza innesco, molta risonanza mediatica ma rischio zero. Più raramente, capita una bomba di quelle vere, ma se arriviamo noi in tempo vuol dire che qualcuno ci ha avvertiti, e in genere è lo stesso che ha messo la bomba e voleva che fosse trovata, per avere il brivido di seguire la scena del disinnesco a lontano. Insomma, le bombe con il timer che si avvicina a zero non si trovano mai. Quasi mai. Invece mi capitò proprio quella volta, una bomba con un grosso timer ricavato da una vecchia sveglia digitale, con enormi numeri rossi retroilluminati. In realtà, proprio come quelle dei film. I fili colorati che si intrecciano, ridondanti, corrono da una batteria da 12 volt a un microchip, all'innesco, al timer digitale. Poi, quattro etti di tritolo, tradizionale ma sempre efficace. Il chip di temporizzazione era un modello nuovo. Mai visto. Ci avrei messo mezz'ora per studiarlo, ed il timer segnava pochi minuti. Così feci chiamare la nuova collega, la pivellina appena arrivata dal corso di addestramento.

Dodici giorni di servizio attivo, nessuna esperienza. Ma aveva visto, e da poco, gli schemi elettrici di quasi tutti i microchip utilizzabili nel campo. Era l'unica che poteva sapere la risposta: se no mi sarei affidato all'istinto e vaffanculo. Un filo rosso e un filo blu. Tagliare quello giusto significa fine della storia, tutto si spegne e la bomba diventa un giocattolo inutile. Quello sbagliato, e i numeri sul timer si mettono a correre, e poi bum. E questa bomba avrebbe fatto davvero un bel bum. In genere i colori non sono scelti a caso, il pazzo attentatore assegna loro un valore simbolico, salvezza o perdizione, a seconda del credo politico o religioso. E' per quello che un paio di volte, con le debite informazioni, avevo tirato ad indovinare, indovinando. Stavolta era diverso, non si sapeva chi avesse messo la bomba e perché. Rosso e blu erano due colori qualunque, almeno per me. Cinquanta e cinquanta, davvero. Come giocare alla roulette con la propria vita: se potevo evitarlo, preferivo. Non che ci si potesse davvero fidare della pivellina, ma almeno avrebbe spostato di un po' le percentuali di sopravvivenza.
Finalmente, l'artificiera nuova di corso arrivò trafelata, che mancavano poche decine di secondi. Studiò rapidamente il chip e l'innesco. I numeri scorrevano sul pacchiano display rosso. Lei sembrava dubbiosa, ma annuiva con il capo, come se riconoscesse i componenti elettronici. Seguì uno per uno i fili con le dita. Blu e rosso. Dieci secondi. "Presto", le gridai. "Quale filo taglio!" Mancavano ormai due secondi e qualche attimo. Lei sorrise, trionfante. Un secondo. "Taglia quello turchese!".


.....


a parte il farmi bestemmiare negli ultimi 35 decimi di secondo della mia vita che non mi pare carino, ma che cazzo è il turchese?
Posso anche arrivarci per deduzione, turchese...la fata turchina...pinocchio...azzurro...blu, taglio il filo blu, ma ci ho messo 4 secondi, non 2.
Brutta puttana.


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lunedì 10 gennaio 2005 - ore 00:32


postilla al terzo episodio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dimenticavo quello che la mia memoria non ha voluto ricordare: la risata della grassona.
Immaginate una risata così intollerabile che andreste volentieri a farvi trapanare qualche dente dal vostro dentista di fiducia per rilassarvi dopo averla sentita, un misto tra i singulti di un criceto obeso morente tra gli artigli di una lince e il grufolare di un cinghiale sovrappeso. Proprio così: grufolava.
E quando parlava invece di tirare il fiato , faceva quel caratteristico verso che fanno i bambini quando tirano su il muco dalle cavità nasali, solo che il muco nelle grotte della cicciona ciarliera doveva essere un paio di chili, dato che il rumore emesso era quello di una raschiatrice pesante da petroliera.
Dopo un minuto che parlava non la sopportavo.
Dopo un'ora che parlava mi stava sul cazzo.
Dopo un giorno la odiavo.
Dopo una settimana accarezzavo con desiderio l'idea dell'omicidio.
Dopo un mese l'avevo trascesa, non la sentivo nemmeno più.

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contatto msn: ilreverendissimo@hotmail.com Se posso, non faccio un cazzo. Vivo nel mio mondo casa e amici e ho serie difficoltà a rapportarmi con il prossimo. La massa mi fa un po’ paura, ma non certo per snobismo: solo perché sono troppe persone tutte insieme. Odio il traffico, certi tipi di persone, imbottigliarmi per due ore in un ipermercato... odio un sacco di cose, insomma, ma alla fine sono un buono. Sono lunatico, a volte antipatico, altre volte poco educato, non faccio buon viso a cattivo gioco, sono volgare, distratto, immodesto, spesse volte bastardo, quando parlo con qualcuno in linea di massima lo prendo per il culo, mi ubriaco almeno due volte a settimana, se posso una canna me la faccio, quando i testimoni di geova suonano alla porta alla mattina li mando affanculo (vabbé, questo lo fanno tutti, tranne i testimoni di geova stessi), sono disordinato, immaturo, infantile, puerile, disincantato, disadattato, ho sempre l’espressione disgustata,faccio il grosso perchè sono voluminosamente superiore alla media, piscio fuori dal water (vabbé, questo lo fanno tutti i maschi, credo...) e non abbasso la tavoletta del cesso (e anche questo lo fanno tutti i maschi...) e se finisce il rotolo della cartigienica non lo cambio e aspetto che lo faccia qualcun altro. Se nessuno ne ha preso uno nuovo e me ne accorgo prima di sedermi sul cesso ne prendo uno nuovo io, ma lo lascio dove capita e certo non lo metto nel portarotolo. Se invece non me ne accorgo in tempo e mi devo pulire con Novella 2000 bestemmio peggio di un camallo. Odio le cose serie e non faccio nulla che non abbia anche un aspetto divertente. Il mio senso dell’umorismo volteggia tra il disgustoso e il macabro, e in linea di massima lo uso quando non dovrei usarlo. Non amo litigare e cerco di non farlo mai, ma se mi intrippo a bisticciare da una cazzatina riesco a farne venire fuori una discussione di ore. Ho anche degli hobby.Leggo, ogni tanto scrivo, colleziono fumetti e armi giocattolo (ahah, armi giocattolo alla tua età?, ahah... Sì, armi giocattolo. E vaffanculo.).
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