spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è
"NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
(questo BLOG è stato visitato 27951 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
venerdì 14 settembre 2007 - ore 09:34
Racconti la mattina...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi.”
Immaginate di essere in una clinica, una clinica psichiatrica, dove volontariamente vi siete recati, a bordo dell’ultimo veloce barlume di coscienza che avete trovato rannicchiato in quel che si chiama volontà di autoconservazione, siete nella vostra stanza finalmente equipaggiata a cella reale, non più stanze che hanno solo la parvenza interiore di una cella, ma siete finalmente in una bella cella comoda e soprattutto istituzionalizzata. Per qualche gioco immaginativo, non siete una persona comune, ma un pittore, e avete il prurito dalla punta del polpastrello fino all’estremità del polso, un’irrefrenabile voglia di proiettare colori e paesaggi interiori su di una tela, però le avete ricoperte tutte, quelle bianche dico, le avete imbrattate tutte. E siete in preda al panico, alla fretta con in mano forme bizzarre di emozioni senza consistenza, vi servono delle tele bianche spazi bianchi, datevi degli spazi, ma le mura di una cella quattro sono, quindi attendete con ansia le stramaledette tele bianche candide, attese e mesi di gestazioni…si perché siete anche nel 1890 e le tele non è che vi arrivino con la posta prioritaria (anche se con poste italiane i tempi non cambierebbero di molto, ma non voglio essere polemica, almeno non nel 1890), bisogna aspettare. Dimenticavo, la persona che state immaginando di essere è Vincent van Gogh. E Vincent d’altronde non è il classico tipo che aspetta, dunque, siete in preda ad un tremito creativo, le mura sono state imbrattate, e allora lo sguardo ansioso cerca all’intorno e cosa trova? Trova frammenti di vita quotidiana, degli stracci. Si siete Vincent, avete una fottuta voglia di esprimervi e iniziate a dipingere sugli strofinacci, sugli ultimi baluardi di spazio espressivo che vi rimane. Ma non basta, perché avete fretta, fretta di alzarvi al mattino e andare poi a vedere subito calare il sole, fretta di vedere un girasole cambiare direzione, fretta di parlare, fretta di amare, fretta di poter nello stesso tempo odiare, tanta fretta in una vita e vi rimane in mano il passaggio più breve che conoscete, una rivoltella. Siete in una giornata di luglio e vi state sparando un colpo di pistola al petto.
Qualche decennio dopo, siete diventati famosi. Si dice che alle volte le persone abbiano più paura del trionfo che non del fallimento.
Tutto questo per introdurre i miei di fallimenti, che non sono Vincent, che non ho i campi di grano come visioni, ma una fretta terribile e insanabile alle volte di attraversarli quei campi di girasoli. Così mi ritrovo a prendere appunti a ricordare incontri, a parlare di qualcuno e a rispondere in fretta a domande, -ehi ma senti un po’ come l’hai conosciuto?-, -No niente io ho gli ho detto che leggevo “Jean Sol Partre”e lui mi ha detto anch’io!-, e da lì è stata una reazione a catena…sinceramente poi avrei voluto fare un’esperienza esistenzialista provando a dirgli –sai, io ti amo-, ma mi è venuta la nausea…perché adesso mi spiego meglio (mentre scrivo ho versato una tazza di tè verde per terra, c’è profumo di arancia in giro ed il pavimento è diventato appiccicaticcio, lo racconto perché mi sembra una buona scusa sulla quale poggiare l’intermittenza di questo logorroico post), fare un esperienza esistenzialista come quella precedente non è poi così facile o semplice, uno le cose se le immagina univoche, lineari, ad a corrisponde b, e viceversa, ed invece con te non è mai andata così, perché dalla volta che ti ho visto non ho pensato –ecco mi sono innamorata-, ho pensato ecco sto parlando e poi mi fidavo, ci si fida alle volte, sempre, con te si è scherzato, ti odiato spesso e volentieri, ammirato invidiato e disprezzato, ti volessi semplicemente bene sarebbe facile si ecco me ne assumerei anche la responsabilità e verrei a dirtelo e invece no, ti voglio bene e tutto il resto, ed è troppo, sarebbe troppo per chiunque…cosa centra con Vincent…no, niente, cioè si, la fretta e l’angoscia ed il fallimento e anche qualche girasole.
Postilla: direi che sono stata schifosamente sdolcinata, peggio di un fratello nazi in maglietta rosa innamorato, ma la premessa è che sono inventata, e che tutto quello che ho detto è talmente vero da essere stato inventato, dunque io “può”.
George Hoyningen Huene_Lee Miller
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
venerdì 7 settembre 2007 - ore 13:11
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Qualcuno una volta, presupponendo la psicologia come ponte architettonico verso lincompresiblie, che vuole essere compreso, mi ha chiesto le ragioni sociologiche dellaumento dei nudi "artistici" allinterno di blog femminili.
Dunque ammesso e non concesso (come diceva sempre il prof di matematica alle medie, senza tanta ragione di causa, ma perchè faceva fico), che il blog appartenga veramente, e con veramente mi riferisco esclusivamente allidentità sessuale anagrafica di chi ci scrive, ad una ragazza, bé non saprei dare un parere univoco...provocazione?rivalsa?(rispetto a chi o a che cosa?)semplice estetica?rafforzativo linguistico e cominivìcativo?tendenze lesbo?bò...non so, davvero...sarà che come dice mia nonna, sono un pò antica e non capisco, sarà che rimane sempre la diatriba sullestetismo perfetto delle forme e la percezione del bello...fatto sta che non capisco, o non voglio capire valà che è meglio detta così che potrei sembrare un pò più intelligente...fatto sta che di tette e di culi abbondano come ad una fiera di vacche svizzere..che poi, sempre alle alle medie ho studiato il processo metabolico delle vacche..interessante il fatto che mastichino, vomitino, rimangino e tutto il resto.
Non son mica capace a dare spiegazioni...bò...mah...intanto, esercitatevi con una gamma di sguardi cinematografici da guardare in 16:9, e nel frattempo beccatevi la pornografia di uno sguardo, poi magari ne riparliamo.
LEGGI I COMMENTI (14)
-
PERMALINK
giovedì 6 settembre 2007 - ore 12:36
Pick up the phone.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Questa mattina mi sono svegliata così...senza molto da dire, con un pupazzo a forma di mio fratellino disegnato accanto...
Allora non dire che i bacetti non li voglio più per favore e smettila sulle massime esistenziali, mi piace fisica, e poi un FISICO (ahahah ci vuole un fisico bestiale...) in casa ci voleva, se non altro per rimediare alla finta intellettuale, alla futura veterinaria che per farla abituare facciamole vedere Hostel 2 (vero?).
E poi sai cosa?
Lo statuto delle graduatorie è un gran fesseria, il mondo è pieno di graduatorie, e di termini di paragone, di leggi finto ontologiche su ciò che è meglio o peggio, povero uomo infimo e la sua voglia di catalogare, che scemenza categorizzare e la norma, la morale...sto sclerando e sembro mio nonno rivoluzionario poco, ma tanto reazionario con la sigaretta e una pellicola come fumetto di parole colorate tra le mani...va bè hai capito il senso...e poi PICK UP THE PHONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
You know this place,
you know this gloom?
We’ve been here before.
When life is a loop,
you’re in a room
without a door.
Pick up the phone
and answer me at last.
Today I will
step out of your past.
"Trouble that we’ve come to know will stay with us".
With every step
it slowly grows.
Rub off the rust.
Pick up the phone
and answer me at last.
Today I will
step out of your past.
Pick up the phone.
(per i fissati dei nomi dei gruppi e che si ricordano sempre tutto di un cd, compreso quante volte sono andati a pisciare i componenti del gruppo durante la registrazione del cd, questi sono i
Artista: Notwist (The)
Album: Other
Titolo: Pick Up The Phone)
LEGGI I COMMENTI (4)
-
PERMALINK
mercoledì 5 settembre 2007 - ore 16:25
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Misia Batista stanca di guerra...
sul letto conta le stelle che mancano
e il giovane nazi a darle la mano...
Tu conosci mica qualcuno,
luomo che cammina sui pezzi di vetro,
sai, dicono abbia due anime e il cuore di cartone.
Misia Batista stanca di guerra...
ti hanno detto che ci è voluto coraggio,
io non ne voglio di coraggio...
Io conosco qualcuno,
un ragazzo che cammina sui pezzi di stoffa.
sai, dicono sia anche quello coraggio.
Misia Batista stanca di guerra...
si alza volta la carta,
forse ritorna forse rimane.
Misia Batista stanca di guerra
per ora ringrazia dio
che lha fatta troppo poco intelligente per scappare.
LEGGI I COMMENTI (3)
-
PERMALINK
giovedì 30 agosto 2007 - ore 22:02
Appunti...#1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bé da qualcosa bisogna pur cominciare, e la notte, si la notte mi sembra un buon inizio…quando tutto si dice in attesa a dormire su un cumulo di sogni…ecco io credo di essermi svegliata alle soglie di un essere senza tempo, non cercare un principio vero e proprio, la notte, come tutti gli inizi era solo una scusa, ed io una storia prima dell’alba.
“La luna gira il mondo e voi dormite
La luna gira il mondo e voi dormite
La luna gira il mondo ed io dormo”
Erano le tre, le tre e mezza o le quattro…per quanto mi riguarda sembrava essere notte e non dormivo, dunque sarebbe potuto essere giorno, ma credo nella notte dal sonno sotto le palpebre come un solletico persistente, senza sogni con i pensieri che si assemblavano veloci, accatastati in una cosalità di linguaggio e parole. Una storia dicevo, di solito le racconto, ma quella sera qualcuno le raccontava a me. Una vita, messa in una giornata di azioni quotidiane, la colazione, il lavoro, l’amore, no, non quello che t’immagini, ma quello che ti abbassi ad ottenere, la serata sotto lampioni che ti accompagnano per le strade silenziose con quella luce fioca a fior di pelle e ancora giorno. Inquieta, poi ti svegli nel ritmo circadiano che ti sei costruita addosso e le ore le vedi, iniziano a scorrerti giù per i fianchi, risalgono dalle arterie e rifluiscono nelle zone del cuore…quasi non respiro. Non mi venire a dire che sono paranoie, che la vita sotto i piedi scivola solo a me, che l’età che si invola sono solo parole date alle note di una vecchia canzone…e inizia il non senso, tu ti sforzi ogni giorno a cercare le cose nel linguaggio, nella logica reificatrice di una frase, ed io me ne vado, inizio a sentirmi lo straniero, me ne vado sud.
Provo. A sud provo l’incoscienza, mi stupisco delle età degli ulivi pazienti, delle rughe gentili di mio papà, di quel sorriso breve ma talmente ampio da contenere tutte le mie cazzate di un’estate di fughe, di litigi, di sabbia fredda sotto i piedi e di una chitarra abbandonata sulla spiaggia, di una telefonata e di una ammissione d’aiuto. E la banda passò, con un coro di consigli non richiesti e nei motivetti stonati ho scoperto che la mia felicità non può dipendere dalle canzoni altrui. Il suono di fuori non dovrebbe inghiottire il suono di dentro. Le proprie parole vanno difese ed i propri silenzi, che certe espressioni non ricrescono. Dal mare ho provato a difendermi a difendere la musica di un’identità…c’è un che d’invadente nella musica che non scegli…
Anche quando tutto intorno vorrebbero essere note condivise. Mi guardo le mani, i polsi, sono pieni di domande di arterie che vanno e vengono ma non ne cerco di consigli, non ne voglio…e non potevo stare appresso ai santi e ai veggenti e a tutti i tuoi eroi, quando chiedevo un noi.
Da uno scoglio i tagli si ricuciono, ma ancora non parlo, il viaggio non sono le distanze ma le parole che decido di non dire e l’asfalto che corre accanto solo una sensazione.
In stazione. Dovrebbe esserci un divieto, il divieto di lasciare da sole le persone, non la gente, ho detto persone. Un divieto di lasciarle ai proprio bagagli, al peso del loro viaggio, alle felicità che vorrebbero subito smistare…alle volte non costa niente, ve lo consiglio caldamente, andate a prendere i vostri cari ogni volta che rientrano da un viaggio, è l’unico regalo che potete permettervi.
Qualche giorno sospesa come un punto interrogativo su un discorso di mezza estate e le parentesi di gioia nel rivedere per una sera le mie dolci e dispettose e ballerine e curiose (nel senso epistemologico) ancore padovane.
E poi ancora treno e mucche e nuvole basse e qualche banco di nebbia
Le ipocrisie leggere di una nebbia fitta, di quando non ci vedo, quella cui si nascondono fragilità, paure e distanze. Penso –verrei a trovarti nella tua inossidabile presenza ma saprei dirti (ancora) poco perché incontenibile è il silenzio davanti ad una catastrofe di verità celate-.
Inizio a sentirmi straniera, ancora ma questa volta anche nel linguaggio, mi piace iniziare a non capire quello che si dice e osservare solo quello che si fa, i gesti che accompagnano le frasi, gli occhi che ne apostrofano il significato, la bocca veloce a modellare ogni discorso. E capita che così ti senti, senti le voci Misia? No, no ancora per quelle credo ci sia tempo…quello che ascolto sono le frasi che partono per il futuro, e allora inizio a farneticare programmi di città e a vedermi circondata da architetture nuove…come una nuvole mi ridisegno quando il vento di chi non mi conosce mi lascia andare sui ciottoli che hanno altri nomi.
Si negozia si dice la propria vita, la propria identità, io non la vendo o la contratto né al diavolo né al “padreterno” me la mangio, proprio.
Sembra sia tornata allora, con le mie opinioni non richieste, i deodoranti e le calze a rete…
un settembre che sembra la mia rivoluzione…gioia e rivoluzione...vedremo…ma sono a casa adesso, si decisamente.
siamo casi difficili tra chirurgie e analgesici
residui complicati d’infauste ideologie
psico-sociali estetiche religioso-politiche
vivi di vaccini, trapianti e molti molto buoni sentimenti
[Casi Difficili Lyrics on http://www.lyricsmania.com]
dove qualcuno muore di lamentele e stenti
qualcuno ingrassa s’accarezza il ventre
se s’azzoppa l’incassa se cade si rialza
dolorante e dritto, dolorante e dritto
anima pura che stai lassù in montagna
la vita è un falso piano non un palo di cuccagna
anima dolce che stai tra i cottonfiock
metti i piedi per terra sentirai che elettroshock
anima bella che giochi la tua pelle
il prezzo va alle stelle dovrai pagarlo Tu
anima forte che cerchi miglior sorte
la forza è qualità e viene giudicata
per quel che fa o non fa.
crescere morire in pace, non c’è assicurazione che vale
c’è terra sotto i piedi, il cielo oltre i pensieri
costruirsi l’inferno a ognuno ognuno il suo
abitarlo a fatica, imposti manutenzione e costi
perdite in tasca, profitti, occhiali scuri non ci sono gli occhi
cuori comprati al mercato: chiamarlo Paradiso e crederci.
nascere, non è caso ideologico medico etico
e antecedente all’idea di diritto divina
conseguenza d’amore
sia almeno sano scopare, sia almeno sano scopare
umano atto animale -
vale più un cuore puro e un cazzo dritto
d’ogni pensiero debole, piagnone, contro
solo soddisfatto di sè. Insoddisfatto.
occhio bimbo stai dritto.
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
mercoledì 1 agosto 2007 - ore 09:47
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E grazie...
per tutto questo: grazie.
Per tutto quanto: grazie.
Per tutto: grazie.
E grazie.
Semplicemente grazie.
Perdutamente grazie.
Solennemente grazie
... a presto,
carroarmatorck
LEGGI I COMMENTI (2)
-
PERMALINK
giovedì 26 luglio 2007 - ore 20:25
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ecco si, spostati un po’, quel tanto che basta per non fami leggere poi tutta…che avrei una miriade di romanzi, qui, sulla punta della lingua, quella terra di nessuno, lascia passare delle indecisioni.
Dicevo a qualcuno che in fondo sono stata anche una persona abbastanza decisa nella mia vita, decidere di poter anche nascere a otto mesi, scegliersi un colore preferito ad un anno, a due sentenziare la teoria del plasmon, e a tre ficcarsi con la testa nel torace di papà, tenendomi aggrappata sulle due ruote più rumorose del mondo, e sentire solo il suono del suo cuore, quasi fosse ombrello incubatrice, anziché preferire la comodità di salire sullo scuolabus con gli altri nani, a quattro ero convintamente fidanzata con mio cugino, poco importa la morale degli adulti quando si hanno le mani sporche con i colori dei pastelli e convinzioni infantili, e via dicendo…ma da qualche parte poi, da qualche parte il lume della decisione dev’essersi smarrito…s’è perso e non sa tornare. Decidi una marca di biscotti, decidi il detersivo della lavatrice, decidi dove andare a fare le vacanze, decidi se sia il caso o meno di licenziarti…io francamente non decido…l’essere diabolico del proclamo all’indipendenza e ai massimi principi aulici della libertà dentro di me si rotola e si attorciglia, dice che se non scelgo non sono libera…ma che diavoleria va dicendo, da quando in qua la libertà è stare sopra un albero e dettare decisioni?
Credo forse, questo si, ma non come atto di fede, che se mai ne ho avuta una aveva il viso di un ragazzo e gli occhi di chi si era innamorato, e non sto parlando di cristo ovviamente, credo alle partenze come carta bianca e calamaio, credo al ritorno da desiderare aspettare attendere (Schopenhauer non ti arrabbiare, ma un po’ ti odio da quando ti ho letto, perché credo che poi non avessi tutti i torti), credo nelle canzoni che non hanno un titolo ma hanno un viso un’emozione e pure un’odore, credo nelle palpebre quando si chiudono e le mie si aprono curiose di intravedere chissà quale trasognare, e credo in un lavoro in una tesi, in una, anzi no, in due prossime lauree, e nei silenzi e tante altri credo incastonati tra perle di vita quotidiana…e poi un bicchiere di vino o montenegro…
Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
...il bicchiere o il pozzo o entrambi.
Anouk Aimée
LEGGI I COMMENTI (1)
-
PERMALINK
mercoledì 18 luglio 2007 - ore 14:03
Chi dorme con un occhio...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è mai semplice fermarsi sulla porta e guardasi, veder il posto che occupa ogni singola cosa, e l’influenza che esercita senza nessuna logica o reazione causale la presenza fenomenologia degli accadimenti.
Così non racconti, lasci che siano gli altri a raccontarti e a chiederti, a farti domande su quello che vedono…un disordine e un’ordine mal riposto, sorrido. L’irrazionale pesantezza dell’essere diventa un muto trasalimento di ciò che sento, e me ne sto con le mani a stropicciare parole che non saprei neanche dove collocare in questo momento, e tra le notti insonni catalogo le inerzie stella dopo stella, in fila indiana. E poi costellazioni di “vorrei” e pianeti di piccole cose quotidiane, e satelliti di –mi prenderò cura di te, perché lo so che il piccolo principe è triste e non dice-.
Una galassia e non sono più nella mia stanza, qualcuno afferma che corro troppo, -Misia pié veloce fermati che sei già arrivata a scuola e stai cantando le tue canzoni strampalate che chissà che bambini ne verranno fuori dal tuo asilo!-, ma nella mia classe si può…Misia pié veloce si dice in giro che scappi…ma è vero?
Cosa vuoi che sia paura in più paura in meno, si quelle le conto da anni oramai e infondo non mi danno poi così fastidio altrimenti l’essenza del vivere si perderebbe nell’inutile sapienza di galleggiare, ma non scappo, corro, ma non è scappare. Corro incontro a quello che non so dire, corro incontro a quello che prima o poi finirà, corro incontro all’audace tua dolcezza nel richiuderti sopraffatto da eventi e niente rimproveri sia ben chiaro, una sterzata e via che il resto ti aspetta, e corro ancora –perché?-anonima domanda che non dice nulla, (si dice che l’importanza della risposta stia nella formulazione della domanda), corro e basta…dite pure che sono tre metri sotto terra, vero Tiz (ma ci hanno usurpato anche questo) o tre metri e mezzo sopra i materassi, i cofani delle macchine, gli ascensori, le piattaforme di lancio degli aerei di guerra, le scrivanie degli uffici, i tavoli dei ristoranti chiusi, i cimiteri tutti...e non mi importa niente delle femminucce, sappilo...e vi siete aggiudicati una forte inesorabile dose di piccio.
LEGGI I COMMENTI (2)
-
PERMALINK
venerdì 13 luglio 2007 - ore 12:15
(categoria: " Vita Quotidiana ")
LEGGI I COMMENTI (1)
-
PERMALINK
martedì 10 luglio 2007 - ore 12:49
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Baby i’m afraid of a lot of things
but i aint scared of loving you
baby i know your afraid of a lot of things
but don’t be scared of love
cause people will say all kinds of things
that don’t mean a dam to me
cause all i see is what’s in front of me
and thats you
well, ive been dragged all over the place
ive taken hits time just don’t erase
and baby i can see you’ve been fucked with too
but that don’t mean your loving days are through
cause people will say all kinds of things
that don’t mean a dam to me
cause all i see is what’s in front of me
and thats you
well i may be just a fool
but i know were just as cool
and cool kids they belong together
LEGGI I COMMENTI (1)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI