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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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martedì 2 maggio 2006 - ore 09:58
Paesismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non c’è niente di così gratificante e allo stesso tempo imbarazzante delle feste di paese. La campagna che si allunga attorno al piccolo borgo in cui sono nata è diventata una ragnatela di edifici, spazi commerciali, villette abbinate e condomini gialli. E in questo coacervo di vie e vicoli in ascolto si celano le pettegole e le suocere più pericolose d’Italia: anziane signore che vivono delle disgrazie e delle fortune altrui come fossero le proprie, donne pie ma con un’innata propensione per il gossip, termine che quando erano giovani loro non era ancora stato coniato. La base storica di Fontane siamo noi, poche ma numerose famiglie radicate da sempre sul terreno di Villorba da generazioni e generazioni: ci si conosce tutti e ci si chiama per elaborati cognomi di antica e tradizionale invenzione o soprannomi che sono delle onomatopee. E poi ci sono loro, i nuovi arrivati, quelli che vivono nelle case nuove, quelli che abitano nei palazzoni della curva, e sono generalmente coppie giovani o single medio-borghesi. La popolazione è discretamente variegata e prolifica, anche se non molto numerosa. Le famiglie che vantano il parentado più vasto si contendono il primato del paese con orgoglio e fierezza. Nei paesi piccoli la gente mormora, e quando tutti conoscono tutti (discendenze e antenature) è impossibile passare inosservati, soprattutto nelle esperienze comunitarie. Due sono le ricorrenze in cui la cittadinanza al completo si ritrova con gran spirito di aggregazione e unità (e sono ahimè entrambe organizzate dalla parrocchia e la polisportiva ad essa affine): la sagra paesana e la festa del capitel.
La sagra nasce e muore intorno alla santa patrona del paese, se non sbaglio la Madonna Annunciata, e cade intorno a metà settembre: la sagra è fracassona, eccentrica, luminosa e fosforescente di giostre e attrazioni, giochi, colori ed esibizioni. Zucchero filato, arachidi zuccherate, frittelloni ricoperti di zucchero filato. E poi l’immancabile stand gastronomico, il quale si distende con i suoi teli giallognoli e consunti sul sagrato della nostra bella chiesa, con tanto di tombola domenicale – che io odio in maniera quasi patologica – e lotteria, e la sua celebre statisticamente impossibile opportunità di vincere un premio diverso da mollette per stendere il bucato e set di penne a sfera. Lo stand dipende interamente dalla parrocchia, dal parroco e alcuni bigotti che gli girano intorno. Le attrazioni dipendono in toto dai giostrai, i quali tacitamente hanno deciso di non immischiarsi in niente: si portano i loro autoscontri, le catenelle, i tappeti elastici, baracca e burattini e stanno lì pacifici per 5-6 giorni. Interessi paralleli, contemporanei ed economicamente affini, ma che non si disturbano e non si aiutano, ognuno per la sua. La sagra non mi è mai piaciuta moltissimo, primo perché detesto le giostre, la tombola e la lotteria. E secondo perché la vicinanza alla chiesa mi mette soggezione e mi ricorda momenti poco felici della mia infanzia. E l’obbligo del catechismo.
E poi c’è
la festa del capitel, che si tiene tra il 25 aprile e il 1 maggio. È organizzata quasi dalle stesse persone, ma con accento laico – e non c’è l’obbligo di andare a messa. E’ questa, secondo mio modestissimo parere, la vera festa di Fontane. Decisamente più tradizionale, popolana, bucolica, campestre, rustica, più festa de noaltri, dei vecchi del paese, degli storici fontanesi. Niente attrazioni tecnologiche, niente dolciumi industriali ma cibi artigianali, riscoperta dei valori della campagna e dei campi, gastronomia grezza e grassa, salumi de casada, vino de a cantina. La festa del capitel raccoglie attorno al suo capanno di nuova costruzione in laterizio e muratura l’intera popolazione, della nostra frazione e sovente anche del resto del comune. Nessuno vuole né può mancare alla festa del capitel, va messa la firma almeno una volta. Quindi, con ogni probabilità, andando a cena al capitel una domenica sera puoi stare tranquillo che troverai come minimo, nell’ordine: uno zio o parente non stretto che saluta con cenno del capo e naso rosso di merlot – un anziana vicina di casa di tua nonna che non vedi da tempo e troverà il modo di informarsi sulla tua vita privata da qualcuno con cui ti ha vista parlare – ragazzi con cui si giocava all’oratorio una decina d’anni fa e che chiamavi i piccoli, e ora misurano due metri per due – giovani fanciulle adornate di ogni porcheria e bigiotteria con accostamenti demoniaci per sfruttare al completo gli orpelli contenuti nel portagioie – coppie sposate che non lo erano pochi mesi fa e lui è davvero ingrassato – coppie sposate da anni con un infante nel passeggino che non c’era pochi mesi fa e lei è davvero un sacco ingrassata – il padre della cugina del tipo che usciva con la Chiara – quella che si faceva quell’altro e adesso guarda a chi è insieme – mi hanno detto che la figlia di Pippo si è fatta la liposuzione – mi hanno detto che Pippo ha fatto il trapianto di capelli. E via dicendo moltissimi altri, finché non sarai stanco e con le orecchie in fusione, e ti trascinerai alla porta per cercare refrigerio all’aria delle vigne circostanti, magari con una buona sigaretta. Facendo attenzione che nessuno dei compaesani ti veda fumare.
La pluri studiata propensione allo spostamento dalla campagna alla città sta invece dimostrando una tendenza inversa nelle personalità mia e delle mie amiche. La nostra presenza al capitel è una certezza matematica, almeno una volta. L’anno scorso abbiamo saltato per problemi di natura superiore, con immensa vergogna e la rassegnazione di una sconfitta. Pur rimanendo fermamente convinta che lascerò Treviso, prima o poi, per una città più stimolante e ricca di interessi culturali e lavorativi, sono allo stesso modo convinta che tornerò sempre nel mio paesino per la festa del capitel. È pulita, semplice, naturale, è una tradizione locale solo di Fontane, solo nostra, con tanto di pesa della sopressa, torneo di tresette, cucagna, tiro alla fune e scommesse sulla corda (altro che tombola, lotteria e giostre). Ed è bello vedere come cambia la gente, quella gente che abita a poche centinaia di metri da me, e che non vedo da settembre, dalla sagra. E che non vede me dalla sagra, ma sa che son so fia de e so nevoda de, sanno quanti anni ho, cosa faccio e se ho o no il moroso, e non essendo ancora sposata a 25 anni sono tra le alternative dissidenti anarchiche che vengono tollerate solo perché i tempi stanno cambiando. Il fatto è che io ormai il paese lo vivo poco, sono evanescente, ma qui ci sono le mie radici, ed è una sensazione che non voglio perdere mai, tornare alle radici. Mi ricordo di tutti, vedo crescere i bambini, vedo zie che diventano nonne, vedo ragazzi che diventano padri, vedo fighe diventare barili di lardo. E le soddisfazioni sono infinite.
Così riscopro la mia indole da provinciale, da campagnola, da coldiretti. Non passerei mai la mia vita a Fontane, non potrei limitarmi così, non potrei autoinfliggermi una simile punizione. Non potrei passare la mia vita qui dove ogni passo, ogni avvenimento della mia vita viene segnato sull’agenda di qualche megera, che ne discuterà davanti a un tè con la cognata. Ma tornerò di sicuro per la festa del capitel, sempre. Non ha paragoni, è la nostra festa, di Fontane, ed è mia, è di noi tre. Quando si andava a vedere gli amici che giocavano a calcio, o a mangiare costesine tutti insieme, o quella volta con Michele e Jack, o quando mi sono finta malata per non lavorare lì – perché ai parrocchiani gli dai un dito e si prendono il braccio, e non ho più fatto l’animatrice alle bambine dei centri estivi.
A me la festa del capitel piace un sacco. Inizialmente ci sediamo su una qualsiasi panchina fra limbarazzato e quella sensazione di essere fuori luogo, ma basta prenderci la mano: dopo neanche mezzora l’atteggiamento da signorina scompare per lasciare posto a ombrette di rosso e polenta, squadriamo le persone ad ogni ingresso allo stand, commentiamo e attacchiamo qualsiasi cosa si muova, ci reinventiamo pettegole e infide curiosone, facciamo a gara a chi riconosce quella o quell’altro, stizzite aggiungiamo “questo sarà uno de quei novi”, facciamo gossip come le vecchie di paese che sanno i cazzi di tutti, io Dany e Fede, che è la più informata e la meglio inserita nel tessuto di ciaccole della zona (ma la Fede per queste cose è universale).
Sto scrivendo troppo e non ho ancora detto tutto, mi devo fermare o la mia sensibilità latente si trasferirà dal mio cervello alle mie dita alla tastiera. Adoro il capitel, è parte della mia infanzia, della mia adolescenza, è una festa legata ai miei primi anni di gioventù, ai miei primi amici, ai primi rossi de scondòn alle pedalate per arrivare fino lì, stremata, e poi sistemarmi perché cerano un sacco di ragazzi. Sono talmente legata al capitel che non me ne sono mai resa conto, lho sempre coltivato dentro con un amore che non avrei creduto.
Mi mancano il cappello di paglia e il grembiule a quadretti. E le scarpe atlanta game, e i jeans cinesi, e i calzini di spugna bianca. Solo stereotipi, ma belli - da immaginare, da vedere. Addosso agli altri.
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domenica 30 aprile 2006 - ore 15:11
Regalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Maury è tornato da Roma, finalmente. E io che oltre ad essere una ragazza deliziosa sono anche una morosa perfetta, sono andata a prenderlo (lui e ovviamente anche gli altri due martiri) in aereoporto. Con ben due dico due sorprese.
La prima: il CD di Mike Stern a palla nell’autoradio.
La seconda: un fantastico regalino! La sceneggiatura di Manhattan!!
Sono eccelsamente formidabile, direi senza paragoni.
Peccato l’unica edizione disponibile all’ordine fosse una BUR.
Ma sono comunque straordinariamente ottima.

Ma poi Maury mi ha stupito con effetti speciali, perchè è arrivato anche lui con un regalino per me... e che regalo!!!

Ho iniziato a leggerlo ieri sera, è un super regalo, è perfetto per me, è uno di quei regali azzeccati che calzano a pennello, che neanche una maglietta in microfibra.
Ok, dai, anche Maury è un moroso perfetto

Ma parlando di perfezione, com’è che un film carino e giovanile come Footlose è in programmazione alle ore 9.30 di domenica mattina? Non un film da oscar, non l’ho insinuato, ma è piacevole e sempre attuale, metaforizzando il mondo contemporaneo con una società in cui le forme di espressione individuale vengono represse finchè degli sperimentatori arrischiati e coraggiosi non decidono di vivere per le loro idee e aspirazioni.
E lo mettiamo alle 9 di mattina quando i pomeriggi domenicali hanno un palinsesto da crisi epilettica?????
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venerdì 28 aprile 2006 - ore 09:17
Fatuismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Quando ti ho conosciuta mi sei piaciuta subito perché non eri la solita ragazza fatua e vanesia. Mi devo forse ricredere?”Trattasi di un quesito posto alla scrivente dal fidanzato, uomo di poca fede e indelicatezza sublime, che non disdegna parole fuori luogo e non recepisce messaggi palesi se l’argomento discusso non prevede cibo o attrezzature scientificamente prodigiose. Premetto che fatua e vanesia non lo sono mai stata, e la mia sciatteria è più spesso un vanto e un vessillo d’orgoglio, piuttosto che un rimprovero. Il mio dolce ed infinitamente squisito ragazzo sostiene che la scelta dell’abbigliamento non dovrebbe dispiegarsi in un arco temporale superiore ai 45-50 secondi. Non sono una ossessionata modaiola, né una fighetta d’alto borgo che può perdersi nel solo armadio delle scarpe, ma sento il bisogno impulsivo (e prettamente femminile) di perdermi nella foresta dei miei cassetti per accostare alla perfezione il bordino elastico dello slip con i fiori applicati della maglietta, oppure più frequentemente ricorro all’animismo ed invoco un clima consono all’abbigliamento che sto per scegliere, di modo da non dover riversare chili di biancheria e maglieria sul letto. Nonostante tutto ciò, necessito di più di mezzo minuto per rendermi attiva e prendere una decisione definitiva. E se ci metto più di 15 minuti non divento automaticamente superficiale e vanitosa, ma recupero i giorni trascorsi in scarpe da ginnastica e felpa col cappuccio: cioè ritorno semplicemente la
donna che si cela sotto questa scorza di indifferenza estetica. Perché il mio uomo deve lamentarsi se impiego più tempo del previsto nel vestirmi o nello scegliere la giusta commistione di cotone e jeans? Perché la mia femminilità recondita non riceve il giusto apprezzamento dopo reiterati ed impegnativi tentativi di esternarsi? Perché Maury si lamenta che non mi trucco mai, che non metto mai i tacchi, ma se decido di cambiare giacca perché preferisco mettere la sciarpa nera mi accusa di essere fatua e ridicola? Perché quello che secondo me e secondo ogni donna è normale non può essere considerato tale da un maschio? Perché se tutti i giorni dell’anno faccio doccia capelli fon schiuma piega acconciatura vestizione abbinamento scarpe calze intimo mollette in 50 minuti netti, devo essere rimproverata quando cerco di essere piacente per il mio ragazzo e ci impiego qualche minuto di troppo??
Suppongo dovrei trovare un giusto compromesso tra pignoleria e sciatteria, tra l’essere un maschiaccio e l’essere una signorina per bene. Quindi dovrei interrogare tutte le ragazze che conosco, far compilare loro un questionario, stilare una classifica e tracciare una linea media di comportamento alla quale adeguarmi per essere neutralmente e naturalmente normale.
Poi mi domando come mai mi faccio tutti questi problemi, visto che Maury non mi ha mollato per aver atteso neanche una ventina di minuti che io decidessi quanto caldo e quanto freddo faceva fuori, dato che uscendo alle 17 e tornando alla 23 ci saremmo trovati al cospetto di un’escursione di 15 gradi che lui, maschilmente, non aveva calcolato. Insomma, non tornerò single per una deviazione di percorso. Oggi sono pronta in meno di 30 minuti, tutto compreso.
(Eccetto la depilazione. Ma signori, Maury è a Roma per 3 giorni… Non spreco così tutto quel lavoro.)
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giovedì 27 aprile 2006 - ore 09:52
Milanismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dichiarazioni sportive e diplomatiche del post partitaMetaforicamente è stata una gara tra fair play e bel gioco, risoltasi in un giusto, meritato e meritevole pareggio. Il Barca ha vinto perché aveva giocato ottimamente la gara di andata, ha mostrato un calcio di altissimo livello ed ha raggiunto il suo obiettivo. Entrambe le squadre comunque ce l’hanno messa tutta, il Barcellona ha mostrato il gioco migliore, ha delle eccellenti individualità, e ci ha battuti con onore. Ammettiamo che ci dispiace non essere arrivati in finale, ma ci siamo battuti con orgoglio, non abbiamo mai mollato, e abbiamo corso per i nostri tifosi, i veri destinatari di ogni nostro successo. È stata una partita bellissima e ricca di emozioni. Non la consideriamo una vera sconfitta, perché quel che conta sono la grinta, la forza, la spinta con cui si gioca, e il Milan è una squadra di veri campioni, non dimentichiamolo. Era la nostra occasione di riscattare la partita con il Liverpool, ma sarà per l’anno prossimo, non ci siamo demoralizzati. Ronaldino è sicuramente uno dei migliori giocatori al mondo, e auguro a lui e a tutti i suoi compagni, e soprattutto al loro allenatore, di vincere la finale di Parigi il 17 maggio, e di poter festeggiare degnamente sul gradino più alto d’Europa.
E’ la dura legge del gol
fai un gran bel gioco però
se non hai difesa gli altri segnano
e poi vincono
Loro stanno chiusi ma
alla prima opportunità
salgon subito e la buttan dentro a noi
la buttan dentro a noi
E’ la dura legge del gol
gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi
non molliamo mai
Loro stanno chiusi ma
cosa importa chi vincerà
perché in fondo lo squadrone siamo noi
lo squadrone siamo noi
Dichiarazioni del post partita senza riserve e moralismi del cazzoMaledetti spagnoli de mierda. Come la mettiamo col gol di Sheva? Era regolare, mentecatti. Pareggio sta minchia, era 1 a 0 e si dovevano fare i supplementari, e voglio vedere io dopo come finiva. Dovevamo andarci noi in finale, non quei quattro rincoglioniti. Abbiamo giocato alla pari, non hanno giocato meglio di noi, solo che ci hanno segnato in casa, per colpa di quel testa do cassu di Dida, zio cane un brasiliano in porta, ma prendiamo attaccanti brasiliani come tutti i club del mondo! No, noi in porta, giuda bestia, un brasiliano con le mani a saponetta, maledetto lui, coi capelli rasati e la riga in parte, ma sei mona? E non stiamo a parlare di Kaka e Pirlo, che dovevano risolvere tutti i problemi e invece li hanno solo creati. Dovevamo andarci noi in finale con gli inglesi, per riscattare la partita dell’anno scorso, e sti quattro idioti ci buttano fuori! E Ronaldino? Con tutti i cazzo di miliardi che prende, non può andare a farsi fare un preventivo da un dentista bravo? Lo mando dal mio amico Michele, che magari gli fa anche bene, braccine corte di brasiliano che non è altro… E quel traditore di Rijkaard? Quel pezzo di merda, che è stato parte della nostra famiglia per anni, e adesso ci butta fuori dalla coppa dei campioni… Non me ne chiava un cazzo di come va la finale, se non ci siamo noi può vincere chi cazzo vuole, no, non faccio l’in bocca al lupo a nessuno, non mi interessa!
E se non mi toglie sto cazzo di microfono dalla bocca glielo faccio ingoiare.
però la dignità
dove l’avete persa
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martedì 25 aprile 2006 - ore 14:03
Pappismi [festismi a casa di Pappa]
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tramezzini. Crostini e mousse di tonno. Patatine, nachos con salsetta piccante da berci sopra un litro d’acqua, ma l’acqua non l’hanno comprata, neanche con le bolle. Palline al cacao e cocco. Spritz, che finisce sempre presto. E non perché siamo beoni di spritz, perché ne comprano poco, e poi si sa, finisce in fretta. Invece l’havana non finisce mai. Non perché non si beva, ma perché hanno svaligiato il discount e le bottiglie si accoppiano in cucina producendo altre bottiglie. E le cose che piacciono a me finiscono sempre, mentre il gin si autogenera. Le palline al cocco e cacao però le ho finite io, e non si sono autogenerate, loro che ci sarebbero state a manetta. Pesanti alle due di notte, va ammesso con coscienza, ma anche con un chissene e la dieta inizierà, con calma, un giorno, lontano, speriamo. Musica lounge, long drinks, girls trendy e ragazzi dandy, free bar, light snack (mi sembro Bisio nella pubblicità).
Le feste di Pappa sono sempre spettacolose, con una cura speciale per l’addobbo del giardino, le lucerne appese agli alberi, tappeti e cuscini orientali sull’erba, bancone per i baristi a turno, fighe a non finire e alcol che piove dalle grondaie. E un ananas grande come un ananas riempito di vodka e latte condensato, e ovviamente succo e pezzi di ananas, che rapisce il mio uomo e mi fa passare feste da single. Fragole con panna. Birra a fiumi. Laghi di vino. Torrenti di impetuoso rum. Anima nera che scorre tra le rocce. Angolo “il confessionale”, mi ci piazzo – venite a turno, prendete il biglietto. E sotto la tettoia, aromi naturali mela verde frutti di bosco vaniglia (vaniglia…) e aspirazioni non nocive, ma pestifere, che non condivido ma comprendo la miracolosa diversità del creato. E il mio amore marcio che parla a vanvera, ma nell’orgia dell’alcol dice che mi ama, e in vino veritas. Così siamo tutti felici, io perché vengo corteggiata, gli amici perché possono ridere di lui. Amore mio.
foto di repertorio, agosto 2005, ma siamo abbronzati, e devo tenerlo a mente, come promemoria, urge colorazione cutaneaDoveroso omaggio alla colonna sonora ideale, alla musica vera, perché nessuna festa ha luogo senza questa colonna sonora, nevvero. Ovvero, nessuna festa ha inizio né fine senza una tapparella giù.
Tapparella - Elio e le Storie Tese
Brufolazzi,
tapparella giù e poltiglia,
più ascella purificata:
ti ricordi che meraviglia
la festa delle medie?
"Tu non vieni!".
Non importa, sai, ci avevo judo.
Ma se serve vi porto i dischi
così potrete ballare i lenti.
"Porta pure ma non entri!".
Ma perché siete così?
Io che credevo, io che speravo.
Parteciperò, mi autoinviterò,
dannata festa delle medie!
Mi presento: "Burp, haha, ciao ragazzi!"
Faccio un vento e gli cambio il clima,
temporeggio bevendo spuma;
chiedo Fonzi e mi danno avanzi.
Cristo, perché?
Parapiglia: scatta il gioco della bottiglia.
Se avrò culo potrò
"Tu non giochi!"
baciare
"Abbiam fatto le squadre prima!"
palpare
"Ma se aspetti fra un po’ finiamo!"
amare.
Sì va bé però poi balliamo.
"Non ci rompere i coglioni!".
Sul piatto gira un geghegé,
danzo da solo e me ne vanto.
Fantastico zimbello, io.
Non consumerò, non deglutirò
questa amarissima aranciata.
"Ue’, ciao, amici, come state?"
"Ciao, e allora, come stai?"
"Bella questa festa eh?"
"Bellissima!"
"Oh, ma... mi fa piacere che sei venuto,
perché sai chi ti saluta un casino?
"Chi?"
"STO CAZZO!!!"
"Cioè... sei un boccalone!"
Eh, va bè, che scherzo del menga,
cioè, veramente, che intelligenza scarsa!
Sempre questi soliti scherzi.
A me questa festa non mi piace - No -
è frivola, non mi va giù, - invitato no -
c’è della gente che non ci sta dentro - niente Fonzi no -
Non mi hanno invitato.
Non mi hanno dato le Fonzi - sul bicchiere no -
Sul bicchiere di plastica non c’è scritto il mio nome,
- niente nome, no - non si può fare
un ballo lento - ballo lento no -
un ballo forte - ballo forte no -
un gioco della scopa - la bottiglia no -
un gioco della bottiglia - gioco scopa no -
non si può fare niente,
non c’è amicizia, oh,
non c’è - amicizia no - convenienza,
non c’è - cortesia no - cortesia,
- convenienza no -
e arrivando non ho visto neanche
l’ampio parcheggio - ampio parcheggio no -
all’ingresso. Insomma, dai, basta, finiamola lì.
Basta!
Questa festa è insoddisfacente,
ma ne ho un’altra nella mia mente.
Una festa molto particolare
dove saranno invitati tutti:
molti amici, molti nemici e anche Panino.
Forza, Panino
(ripetuto 32 volte) Questo è un brano riguardante la festa delle medie. Esso consta di varie parti inerenti, che so, la pratica della vessazione per qualche tempo del giovane alle prese con la festa delle medie, e codesta attività riguarda l’ascella di quello stesso giovane, un’altra è la parte finale che dice prevalentemente Forza Panino.
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lunedì 24 aprile 2006 - ore 12:10
Glacismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il livello culturale del mio blog si stava pericolosamente alzando, con un post sulla serata teatrale e uno che ancora non so se divulgare di satira politica a modo mio. Anche perché noto polemicamente che la politica in questo sito è l’unico argomento la cui competenza porti all’assoluta precedenza sugli altri iscritti, cervelloni italiani, supereroi dell’attualità -superiorità immotivata, ma tant’è. Quindi, per spezzare l’alone erudito e involontariamente colto, torno alle mie shaulate, o shaulismi che siano.
Così ieri, invece di “Le particelle elementari” (film di produzione tedesca appena apparso sui maxi schermi, e di cui ho letto anni orsono il vivace, colorito, sensibilmente erotico e scientifico romanzo, che consiglio vivamente a chi voglia immergersi in un mondo di ossessioni e perversioni) abbiamo preferito puntare sulla superficiale (non agli occhi di tutti) ma divertente serata proposta da L’Era Glaciale 2 – il disgelo. Semplicemente delizioso. Il riferimento non casuale e poco mascherato al twister è stato una chicca di genialità. Sono un’amante delle citazioni, qualsiasi esse siano. I piccoli bradipi erano una vistosissima parodia dei lemuri di Madagascar, quindi un pollice a mezza via (non si da pollice verso all’era glaciale), ma simpatici e crudeli, come nella migliore tradizione comica. Riuscitissimi i due opossum, fastidiosi rompiscatole, tipici bulletti di periferia. Come non innamorarsi di quello con l’occhio ceruleo, con coraggio da vendere e una probabile discendenza dai Corleone, che minacciava una tigre dai denti a sciabola e un mammut?

Ma magari, voi, miei diletti, state aspettando la serata giusta per andare al cinema e godervelo in pace con voi stessi, pronti ad uscire col sorriso come la prima volta che avete visto Scrat e la sua adorata ghianda, e io vi sto rovinando la sorpresa… Povera me, poveri voi. Allora non leggete, non ho intenzione di fermarmi, potrei riassumere la storia ma non avrebbe senso. Devo invece tessere le lodi di una creazione miracolosa. Il disgelo!! La grafica e tutta l’elaborazione sono eccezionali. La diga di ghiaccio che si sgretola giorno dopo giorno è di una perfezione realistica davvero maniacale, come l’onda gigantesca che sta per estinguere l’intera popolazione animale. Il cambio sulla sedia del regista non ha provocato danni, finalmente un sequel degno del primogenito. Non vi ho rovinato troppo la sorpresa, vero? Sono stata dignitosamente caritatevole. Avrei potuto continuare a svelare i punti salienti del cartone, ma non l’ho fatto. Perché è effettivamente da gustare. E allora, stasera o quando sentirete il bisogno di una fuga dal mondo reale, trasportatevi al cinema e immergetevi, giù in fondo, fino a milioni e milioni di anni fa.
E poi lui, da solo, vale un oscar...
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sabato 22 aprile 2006 - ore 10:26
Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Devo ancora decidere alla maniera di chi recensire lo spettacolo di ieri sera. Recensire? Mi permetto anche di recensire? Io mi permetto di dare giudizi? Io che sono solo una microcellula infinitesimale dell’infinita moltitudine universale? Io che non sono nulla? Io, che vago ancora domandandomi nel mondo quale sia il mio posto. Io, che non posso permettermi di commentare, di criticare, di recensire… quali parole posso usare, io inferiore, io piccola, io infima creatura, io come posso sentirmi autorizzata a recensire, a recensire capite! Come posso io, guardatemi, io! Preferisco gettarmi dalla finestra. Preferisco farla finita.
[Alla maniera di un pessimista cronico]
Spettacolo è una parola ambivalente per descrivere quello che è successo al Piccolo Teatro dalle 10 a mezzanotte di un venerdì sera che poteva essere un solito venerdì qualunque, e invece si è trasformato, un po’ Silvan e un po’ Power Rangers.
Spettacolo, vedi lo spettacolo teatrale, definizione di categoria per l’opera di rappresentazione, drammatica comica satirica; e poi
Spettacolo nell’altro senso della parola, cioè spettacolo spettacolare, spettacolo favoloso meraviglioso (e una lunga serie di superlativi e vezzeggiativi, perché tanto carucci e tanto bellini loro…).
Match, gare, scontri diretti fra artisti. Ma non quegli artisti virtuosi, quei sedicenti artisti onniscenti che pullulano lungo le strade – e sui siti web – e ostentano cultura e nozionismi come se l’attività principale delle loro giornate fosse trovare degli infedeli da indottrinare sotto il loro divino lume di conoscenza (oh, dovevo metterci la polemica). Artisti che fanno dell’arte una forma di vita quotidiana. Perché se sono così spettacolosi su un palco, devono avere qualche rimasuglio di spettacolosità nella vita. e vorrei invitarli tutti a cena una sera. Attori, comici, maschere, facce di gomma, acrobati di un circo maggiore, pittori con la lingua e l’espressività, col dialogo e la canzone. Perché anche cantanti (San Remo, lirica, farfugliamenti rap) e un po’ poeti, un po’ teatranti, ma è limitativo. Bravissimi, davvero eccezionali. Con una preparazione invidiabile, capaci di pirandellare sul palcoscenico e due secondi dopo passarsi di mano in mano un’anguilla – che fa rima con fanciulla, non è che l’anguilla fosse lì a caso, eh.
Non ho ancora fatto capire niente, ma so che chi ha presente, ha presente. E il mattino ha l’oro in bocca, mai dire mai. Ci vediamo il 5. Mi sono drogata di improvvisazione teatrale. Ho già le prime manifestazioni di crisi di astinenza, sono iniziate già ieri sera, col Pork che interpreta un petalo che cade, una Ceres con pizza tonno pancetta uovo e noci (grazie alla quale ho un nuovo amore spettacolare), Emiglino e Umberto Eco
Eco Eco Eco che vive in un feudo sulla riga di mezzadria, la dolce Stefy che di tutti i comuni di Treviso doveva conoscere proprio il mio? Il mondo è piccolo, ma ieri sera era giusto, ci avrei dato solo un paio di punti sulle spalle, ma non di più. Perfetto, ieri sera era speciale. Fatto apposta.
Infine piccola dedica personale a un Webbò che voleva gli improvvisismi. Ma il titolo era un po’ traballante, troppo cadenzato, foneticamente imperfetto. Volevo qualcosa di più teatrale, di più moderato, poi scrivo cose troppo interessanti e la prossima volta non troviamo posto. Ti pare? Webbo, c’hai i teatrismi adesso, mi pare ci stiano bene lo stesso. E salutami la Cu!!
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mercoledì 19 aprile 2006 - ore 20:38
Librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono arrivata al ragguardevole traguardo di acquistare un libro a settimana, a volte due – a volte ricevuti in dono, meraviglioso dono. Non sempre riesco a leggerli immediatamente, nonostante per la maggior parte vengano divorati in qualche giorno. Posso spolverare il mio libro di tanto in tanto, leggere un saggio alla volta, un racconto ogni sera, e alternare un po’ di qua e un po’ di la tra un romanzo e un’antologia o un catalogo, saltellando dall’uno all’altro senza perdere il filo, facendoli correre su due binari complementari ma paralleli. La carta non va a male, l’inchiostro stampato non scade; e posso parcheggiare un romanzo sullo scaffale riavviandolo dopo mesi per leggerlo quando sarà il momento adatto – quando mi sentirò pronta, come Cent’anni di solitudine che mi aspetta da quasi un anno.
Solo che poi è la curiosità che mi frega. E oggi mi hanno fregato Fruttero e Lucentini, con i loro
Ferri del Mestiere. Nell’enfasi della curiosità, della trappola insieme diabolica e paradisiaca in cui mi sono cacciata già con le prime righe, ho per qualche momento dimenticato di avere già sulla sedia accanto al letto due libri cominciati e non terminati. Poi il dramma personale, l’intima fustigazione, l’impossibilità ad una reazione che fosse coerente e matura. Aperto e chiuso nel giro di una giornata – un gratificante massaggio al cervello.
Inizio a non sentirmi più in pace con la coscienza davanti a questa sete di lettura che mi distrae dai miei studi principali (perché anche questi alla fine sono studi, è tutta roba mia, mi fa bene, mi guarisce, mi asciuga il sudore, mi allena, mi arricchisce, mi forgia, mi stiracchia, mi alimenta), mentre fino a prima mi sentivo autorizzata a tali deviazioni di percorso.
Ma era troppo divertente, troppo fascinoso, troppo ben fatto, troppo adatto al momento per essere depositato accanto ad altri che magari meritavano più attenzione immediata, ma sono arrivati tardi, o troppo presto.
Cest la vie (non so il francese, ma i francesismi fanno molto chic).
Estrapolo dal libro alcuni brani, composti per voi, solo per voi, in un favoloso gioco. Eccolo.
COS’E’ LA FANTASCIENZA?
Riconoscere i libri qui raccontati. Le soluzioni nei commenti.1. In un pauroso, desertico paesaggio rischiarato da uno pseudo “pianeta”, uno sperduto terrestre incontra un “non uomo” (un alieno? un umanoide?) che lo accompagna a una specie di soglia intercosmica, oltre la quale i due sprofondano in un abisso “senza tempo” fino ad un punto di gravità zero.
2. Delle “muraglie intrise per lunghissimi tratti di non so che sudiceria, biancastra, giallognola”, ecco porte di abitazioni umane lorde della stessa sostanza “sparsavi sopra come con delle spugne”, ed ecco gli abitanti del luogo morire a decine di migliaia, vittime di un morbo di natura sconosciuta.
3. Il più venduto libro di robotica.
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martedì 18 aprile 2006 - ore 09:58
Pasqua con chi vuoi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
- C’è sempre un motivo per lamentarsi e tra un po’, quando la realizzazione dei fantomatici progetti sarà risultata effettivamente impossibile e quando finalmente tutti si renderanno conto che il male minore era uguale al maggiore, si tornerà al casino di prima.
- Devo prenotare dalla parrucchiera perché mi sa tanto che sto diventando quasi bionda, e perdo due amiche se divento bionda ed è molto meglio correre ai ripari.
- Filosofia delle scarpe bianche: meno male che Marco Simone insegna, e rimane nella memoria da monito eterno.
- A pasquetta mi hanno piazzata all’angolo del campo a tirare cross e corner, che sarebbe una bella cosa, stimolante d’orgoglio e fierezza virile, ma suppongo che dovrei essere più fiera dei complimenti che ho ricevuto per le mie doti culinarie. La vita di una massaia al bar sport.
- Ma tiro i rigori come Van Basten.
- Cime Tempestose mi sta impegnando seriamente: me l’ha regalato Maury e quindi lo leggo, non si discute, ma non riesco ad andare avanti. Ormai c’ho le preferenze e sono diventata intellettualmente e librariamente limitata.
- Mi sono anche fatta insultare da una cassiera di una maleducazione senza paragoni. Ma lavorava da H&M, e me ne sono francamente infischiata della brutta puttana stronza dedicandomi al puro godimento di 4 piani di H&M.
- "Per un pugno di libri" non dovrebbero farlo la domenica pomeriggio. A me piace tantissimo. Non possono metterlo alle 6 di domenica pomeriggio. Non ha senso. Lo voglio una sera, che ne so, il martedì sera, così io sono sicuramente a casa, mio fratello è ad allenamento, non sempre ci sono partite di coppa (così non me le perdo) e quindi ho una televisione libera per guardarlo in pace. Tanto dura un’oretta, e magari mi porto anche il fratellino e gli faccio capire qualcosa.
- Comprare “Le Combustible”, e informarsi sull’autrice.
- A mia nonna piace la faccia di Dio sulla volta della Cappella Sistina. Bella scoperta.
- Stare con Maury porta a delle devianze che esulano dall’essere semplici incidenti di percorso tramutandosi rapidamente in un vocabolario anatomo-scientifico.
- La Juve merda ha rubato il torneo a mio fratello: scuola Juve non si smentisce mai.
Nanna putei, nanna bobò
tutti i putei fa nanna, a Silvia no.
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