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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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mercoledì 11 gennaio 2006 - ore 10:17


verdismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Finalmente una bella giornata. Decido di non andare a studiare in biblioteca, prevedo lunghe lunghissime giornate uggiose in cui il giusto riparo saranno le quattro mura grigie della comunale, avrò tutto il tempo di recuperare. Prendo la bici e vado a farmi una corsetta per la campagna, è qui a due passi. Come dire ci metto un attimo ad arrivare a Milano, a Ravenna, al Brennero. Io ci metto un attimo ad arrivare alla campagna, nella campagna, dentro la campagna, come fosse un luogo fisico, un punto sulla carta geografica.
Decido di fermarmi sotto un melo, quando un pero mi cade in testa. Miracoli della scienza. Scendo dal mio veloce biciclo e respiro a pieni polmoni l’aria salubre della campagna. I motori delle auto si sentono lontanissimi, fingo siano passeri col mal di gola, o al massimo rane con la polmonite.
Mi distendo sull’erba profumata di mattino e chiudo gli occhi, sognando mondi in cui è tutto campagna e non esiste il cemento: un incubo che mi riporta fortunatamente e con molta rapidità alla mia vita reale, al che mi alzo di scatto e cerco con lo sguardo la punta di una gru in fondo, giù da quella parte, dove costruiscono la zona industriale. Meno male, nessuno sta cambiando il mio universo.

“Aspettavo di sapere proprio questo, ora possiamo trattare” mi fa eco una voce strana, con fare divertito. Strano ancora di più il fatto che io non avessi parlato, ma solo pensato piano tra me e me. Mi giro intorno un po’ di volte, poi seguo a lunghi passi il contorno dell’albero (ancora non identificato) ma niente, non vedo nessuno. Parlo spesso da sola, sento le voci, poteva tranquillamente essere la mia gemella cattiva che mi credeva arrivata al mio obiettivo finale, e cioè impadronirmi della Terra.
“No, non credo tu sia l’imperatrice, ho bisogno di parlarti per ben altri motivi”. Stizzita per tanta irriverenza, con un balzo felino raggiungo la cima dell’albero. Lì, seduto su un ramo fiorito, un grazioso minuscolo verdoso ometto mi sorride, con quell’unico dente rimastogli; forse ha fatto a botte con un muro. La domanda che spontaneamente mi nasce in testa non è come potrebbe sembrare logico “ho le allucinazioni?”, ma “come faccio a portarlo a terra che mi viene da vomitare qui sopra?”. Prendo fiato e con tutta la cortesia di cui dispongo lo prego di seguirmi sul prato, per poter disquisire con maggiore tranquillità. Alla parola disquisire, il nanetto estrae da dietro un enorme brufolo a forma di orecchio un dizionario tascabile. Penso che è la volta buona che prendo il coraggio per andare a una casa editrice con manoscritto. Dovranno solo credere che mi ha ispirata un alieno.
Il nanetto mi spiega di essere in missione, e di dover imparare qualcosa sulla nostra specie. Cerco di convincerlo che la lepre che ci è passata davanti è un umano nella sua fase pre-natale, ma mi spiega di aver letto qualcosa su come nascono i bambini. Se me lo diceva prima gli mandavo mia madre.
Insomma, lo hanno spedito sulla Terra - dopo un corso accelerato di italiano, deve cercare un esemplare femminile e uno maschile della nostra razza e farsi insegnare le cose principali che un umano deve sapere per convivere e coesistere con i suoi simili. Io sono la prescelta. Ha detto che il verde del campo mi donava, faceva risaltare i miei occhi, anch’essi verdi, il suo colore preferito – non stento a crederlo, ma mi innorgoglisce a dismisura. Il verde mostriciattolo tenta di sorridermi per rendermi più malleabile e sconfiggere ogni mia reticenza, ma lo imploro di non aprire mai più la bocca davanti a me – non a tutti è concesso di sorridere, e lui con quel dente non è tra i fortunati che possono permetterselo.
Mi chiede cosa deve imparare da una femmina. Intanto non chiamarmi femmina, gli dico. Non sono una femmina, sono una ragazza, una donna, una bambina, una vecchia, una troia, una studentessa, una casalinga, un’avvocatessa, una maestra. Ma mai usare la parola femmina, in alcuni contesti è spreggiativo, può infastidire. Invece se dici maschio lo fai sentire un supereroe, quindi per gli uomini va bene. L’alieno sempre più confuso mi racconta che aveva scelto un maschio per avere le notizie della parte azzurra degli esseri umani, ma lui aveva preteso di farsi chiamare "the rebel for justice", così ha dovuto eliminarlo e sceglierne un altro. Gli ho suggerito Dustin Hoffman e Jack Nicholson, ci tenevo tanto a conoscerli. Ma ha detto che deve ancora valutare.
Gli ho parlato del Grazie e del Per favore, gli ho mostrato il sorriso vero e il sorriso ipocrita, gli ho fatto vedere come si guida una bicicletta, gli ho descritto i 5 sensi e gli ho fatto assaggiare la crema di mascarpone. Gli ho raccontato alcune storie per bambini, gli ho mostrato qualche libro d’arte, ho messo su qualche buon cd - dopo avergli spiegato come funziona un lettore portatile, gli ho insegnato le parolacce e a fare le linguacce.



Ci ritroviamo tra una settimana, stessa ora stesso posto. Secondo voi, cosa gli devo dire ancora? Se non si è capito, dalla lunga inutile prolissa ma stimolante almeno per me prefazione, è un sondaggio, una specie di domanda quiz, ma senza premi.


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lunedì 9 gennaio 2006 - ore 11:12


Favolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Riflettevo sulle favole, qualche giorno fa, con un vivace interlocutore telematico che chiameremo approssimativamente E. Tale E. non scrive favole, non scrive fiabe, ma le sa raccontare.
Stabiliamo un altro riferimento. Un misterioso romanziere moderno che chiameremo B. diceva che nessun uomo è finito finché ha una buona storia da raccontare… il mio nuovo amico E. ha una bella storia in testa. Girare con una storia in testa deve essere bellissimo.
Anch’io ne ho una. Un giorno la scrivo.
Qualche tempo fa vado in biblioteca e incontro un mio amico che chiameremo semplicemente F.. Insomma, F. mi espone un dubbio angosciante al quale non riesce a trovare risposta, e si confida con me perché una che studia lettere deve avere risposte come questa, se no cosa ti mantengo gli studi a fare. Ma come può la mamma di Harry Potter sfornare così tanti libri? Ma che fantasia ha? Ce ne vuole, è arrivata al 6 e sta progettando il seguente! Io non ce la farei mai… Certo F., perché tu non hai idea di quanti soldi prenda quella donna, di che castello si sia costruita e di che cassaforte paperoniana debba avere per contenere quel ben di Dio. Che neanche un calciatore si immagina, mettiamola così. Ed era partita raccontando una favola a suo figlio prima di dormire. E ha creato un impero.
Questo è il modo in cui ho spiegato la faccenda a F..

Allora la domanda me la sono fatta anch’io (come se non me la fossi mai posta prima), io che le storie per bambini le vorrei scrivere per davvero, io che le favole le mangio a colazione da quando sono nata.
Fantasia soprattutto, sogni desideri e immagini nella testa, ma anche e tanta voglia di esprimere, di scappare, di scrivere, di capire, di sfogare, di creare qualcosa di puro, in cui sono sempre i buoni che vincono, i bambini sono più bravi dei grandi, sono più buoni e più sinceri. E in cui i cattivi fanno la fine dei cattivi, non dei finti buoni. E guardare fuori dalla finestra e non vedere un cielo ma un teatro, non un campo ma un palcoscenico, non una montagna ma una scenografia pronta per una bella storia da raccontare. Non uccelli fiori perle chiavi steccati cappelli, ma protagonisti, eroi e principesse. Streghe fate unicorni alati che fanno i nidi sulle nuvole, così quando piove non si bagnano.

Io credo che Pennac ci ha fottuti un po’ tutti.
Come Hornby, come Calvino.
E pure Benni ci ha messo del suo.



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sabato 7 gennaio 2006 - ore 13:26


artismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ da sempre ne la natura umana iudicar le cose pel loro uso e utilità. Oggetto che fusse di estrema beltade e vaghezza, ma a lo steso tempo inutile, fusse de la peggiore specie. Sono numerosi quali iudicano le cose e le persone e l’esistenza tuta in base de la utilità, invece seria cosa giusta iudicare le cose pel significato posseduto o pe la sensatione che crea ne l’animo.
L’arte per sua invenzione nasce inutile, priva de ogni funzione pratica. Architettura pur inutile parrebbe, se non fusse pegli ordini de capitelli, pe le facciate armoniose e li tetti colorati. Fu debitrice de la sua nascita per necessità, ma avendo saputo rivestirsi di piacevolezza si pose accanto a le belle arti per onore. Scultura e pittura paiono alli occhi de l’uomo stolto come fucine di vizio e orpelli futili, co’ lor colori e forme inventade e fantasiose, ma dovesse tutta l’arte esser utile, allora soltanto oggetti vedrebbe l’uomo. Esiste differenza tra l’esser arte e l’esser comune oggetto; nobilissima dunque e utilissima sarà la cognition de le belle arti.
La ambition de disquisire de pittura scultura et architettura senza un buon maestro è malattia propria de l’uomo arrogante, mentre buona abitudine è studiare ma sopra tutto guardare e no criticare senza sapere.
Amiamo le cose de le quali abbiamo cognitione, desideriamo l’amato, andiamo a caccia de le cose desiderate. Desiderare el bello è desiderare l’arte e le bellezze sue. Condannare l’arte a la opinione e al uso è uccidere l’uomo e la storia sua. Tutti sanno del costo de la cultura, ma pochi veggono el prezzo de la ignorantia.
La mente mia torna a volgersi a lo studio del libro dei libri, la università spinge l’occhi miei verso la critica de l’arte rimasta sopita secoli e secoli finché un saggio, valente et ingenioso cuore non la fè storia. Parlo del Vasari e de le Vite sue, le quali per la santa festa del Natale regalatami con magno gaudio furono. Quatro volumi rilegati de quali non se ne troveno altri in tuta la cita e quali non se ne incontrano de più perfetti.





Per chi no lo avesse notato, ho scritto senza usar el che, come un autore de Rinascimento italiano il quale scriveva de l’arte e de suoi maestri. In onor suo, seppur il nome non mi sovviene, non ho usato el che.



Un genio di ragazza.


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giovedì 5 gennaio 2006 - ore 10:22


Il simpatico giochino delle abitudini più o meno paranoiche dei giovani d’oggi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ovvero, la versione riveduta e corretta per Spritz di un giochino burlone e frizzante che sta andando per la maggiore nei blog di mezzo universo.
Prendete cinque vostre singolari abitudini, spiaccicatele sul vostro blog e invitate altri cinque adorabili amici a fare lo stesso, segnalando il loro nome al termine del post ed avvisandoli tramite commento nel loro blog. Questi saranno a loro volta tenuti a girare il giocone ad altri cinque amici. Per esempio, le mie:

1 - Dopo essermi lavata i denti, dopo aver sciacquato ed asciugato il mio spazzolino, lo ripongo nel mio armadietto personale di fianco allo specchio, perché non sopporto l’idea che qualcuno lo prenda per sbaglio o per fretta – ed è già successo. Meglio evitare.
2 - Quando arrivo a casa con un nuovo libro, la prima cosa che faccio è scrivere in alto a destra sulla prima facciata la data e la città in cui l’ho comprato, e poi ci scrivo il mio nome. E se è un libro di testo a volte metto anche il numero di telefono, perché fa più “studente universitario”. E poi in prima pagina prendo appunti sul libro, pagine che mi sono piaciute e idee che mi vengono. Finchè è piena e uso l’ultima facciata bianca in chiusura del libro.
3 - Odio le porte socchiuse. Aperta, chiusa, a metà, non fa differenza. Mi basta che non sia socchiusa, tipo una feritoia. E me ne accorgo se la porta è aperta o chiusa o quell’insipida via non di mezzo, lo capisco dall’aria, non è una fissa mia, davvero sento aria diversa, e a ragione. E devo chiudere la porta, perché così è incompleta. Odio tutte le cose incomplete, le devo completare. Mi piace completare. Ma non le parole crociate già iniziate.
4 - Di solito non sto male in auto. Ma se sento una canzone che non mi piace mentre sono in macchina mi viene da vomitare. Tipo Tina Turner, o i Nomadi, è un trauma infantile. Invece se sento una canzone che mi piace devo cantarla, anche se non so le parole.
5 - Il rituale quando la sera torno a casa tardi e i miei sono a letto è: annullare la soneria del cellulare, salire le scale in punta di piedi evitando accuratamente gli scalini che cigolano, li ho imparati benissimo trattasi di esperienza decennale (e non tolgo i calzini perché se no il piede sudato appiccica e fa rumore), trattenere il respiro (mi sembra un grido nel silenzio della casa addormentata, e sento meglio i movimenti altrui), e farmi luce col cellulare, che par di no ma ha la quantità giusta di luminosità per permettermi di non sbattere da nessuna parte senza destare sospetti o destare il can che dorme.

Peccato che se ne possano scrivere solo 5, ne ho a migliaia.


* Sono stata invitata da Chobin e Valevally.

* E io lo giro a Elwood, Void, Ceres, Miss, Sbe

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mercoledì 4 gennaio 2006 - ore 13:11


dottorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho la gola in condizioni terribili e le previsioni sono inquietanti: diciamo che non credo di cavarmela in meno di una settimana – e io odio stare male. Non deglutisco correttamente da 4 giorni. Tosse, e da stamattina anche raffreddore. Pessima, Silvia, sei davvero pessima. Inoltre provo un acuto dolore, che quasi quotidianamente mi colpisce sull’alto costato come una matita con la punta appena temperata. Fortissimo. Su consiglio del mio amore che ne sa a pacchi di queste cose vado dal dottore.
Ha la faccia da papà buono, con la barba bianca e gli occhi azzurri e i denti piccoli. Tipo Babbo Natale in borghese, che fa il medico di base quando non consegna regali, ma magro. Non gli resisto, confesso come una bambina che ha rubato le caramelle, giustificandomi scioccamente: si, dottore, fumo, ma poco, non sono un’accanita. Tipo: le ho rubate le caramelle, ma poche, ce n’erano ancora nel sacchetto, non le ho finite tutte.
E lui: poco o tanto lei fuma, non fa differenza.
Allora le paranoie, l’omelia, poi le parole dolci, il sorriso affascinante, quello sguardo affettuoso da “ti conosco da quando sei nata ero in classe con tua zia e in squadra con tuo zio e conosco benissimo tua mamma e tua nonna”. Un bell’uomo, tra l’altro, il mio dottore. E soprattutto non ha l’infermiera segretaria, mi sono sempre immaginata i dottori che fanno le corna alla moglie con l’infermiera, e sapete com’è, la cosa mi altera alquanto.
Tornando a noi, il dottore, dall’alto della sua infinita bontà (volendo ha anche un po’ di figliuol prodigo o anche Redentore devo decidermi), dopo la mia confessione, mi spiega i danni del fumo e tric e trac. Discorso trito e ritrito, ma lo lascio continuare, è contento di dire la sua. Prima di me era entrata una coppia sposata da 60 anni, non credo che i due uomini abbiano mai aperto bocca.
Botta e risposta per qualche minuto, poi mi spiega che la maturità è un conflitto fra interno ed esterno, un compromesso tra bene e male, tra intimo e sociale.
Quindi io, adesso, partendo dal presupposto dei dolori, della tosse, dei chili presi sotto le feste, devo decidere se smettere di fumare o fare una sana dieta per tornare in forma. Le due cose si escludono vicendevolmente.
Se smetto di fumare mi devo iscrivere in palestra [cosa che mi terrorizza a morte], o come li spiego a casa i chili di cioccolatini che spariscono senza motivazioni plausibili? Potrei inventare un buco nero nella dispensa, o una porta interstellare nel frigorifero, o un passaggio per Marte nell’armadio della mia camera. Ma poi ci sono i brufoli. E mia madre non è così tonta da credere che sia ancora colpa della pubertà.



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lunedì 2 gennaio 2006 - ore 11:32


Capodannismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A casa della Emi, che non sapeva cosa volesse dire invitarci tutti a casa sua per una festa. Che non sospettava il livello di degenero. Ma l’abbiamo aiutata a sparecchiare, scendere la spazzatura, recuperare i gatti che fuggivano, pulire per terra, lavare le pentole, ripristinare le impostazioni iniziali dell’appartamento e ricollocare oggetti vari al loro posto.
Bella serata. Mangiato come bifolchi e bevuto come beduini - senza offese ai signori bifolchi e ai signori beduini, anzi i miei omaggi. E poi tutti insieme appassionatamente, solo noi. E quell’infiltrato di Sunday.

Ho imparato a caricare le foto, quindi stavolta poche parole. Vi mostro i miei amici!!
(purtroppo però le mie stelline adorate Dany e Fede non ci sono...)


Le perversioni generali dopo i primi 4 spritz. Lo scimmione era una specie di regalo di fidanzamento della sorella della Emi. Questa foto deve restare più segreta dei misteri di Fatima.



Mr. Bean alias Fede (o Fede alias Mr. Bean)



Io e la padrona di casa. Lei lucida le posate d’argento per la cena, io di nascosto mi tuffo nel vasetto del latte condensato.



Con le girls! Foto tutte insieme la volta che non manca nessuna...
[Sedute: Emi e Isa - In piedi: Sara, Ale e io]



Il mio uomo e il suo ananas. Mi ha lasciata per ore abbandonata sul divano per rimpinguare questo ananas di vodka, pezzi d’ananas e latte condensato. Un beverone ripugnante, ma l’amore è cieco - e neanche con gli altri 4 sensi se la cava bene.



Io e Gabri, conosciuto anche come l’amante di Maury. Ho lottato, ho vinto. Ma la vittoria è dividerci Maury equamente. Non vi spiego in che proporzioni nè quali sono le percentuali.



Non siamo mai stati una coppia normale. Ci abbiamo provato. Ma ogni tentativo di intimità viene sventato da questa creatura malvagia.



Questa la carico perchè mi fa ridere, ma a chi non c’era potrebbe non far ridere. Il fatto è che si telefonavano con i fissi di casa della Emi. No, ho capito, non fa ridere neanche così. Non posso fare di più, alla prossima festa vi invito.



E poi noi. Un giorno mi spiegherai perchè nelle foto con gli altri vieni sempre "carinissimo" e con me hai costantemente tragicamente ogni volta una terribile imbarazzante faccia da beota.




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sabato 31 dicembre 2005 - ore 12:29


2006ismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


2006 di questi giorni

niente felpe arancioni col cappuccio.
espressione seria, e senza facce strane.
barba quasi rasata, solo quel piccolo vortice sulla guancia destra.
capelli quasi in taglio, fatti neanche da 2 mesi.
occhiali puliti, senza impronte striature e macchie.
che sembri un 28enne e non mio cugino che fa la terza liceo.



mannò dai, che discorsi matti...
tu sei bello sempre amore mio.
e stanotte nanne insieme, e tante coccole.



oh, ragazzi. il blog romantico ogni tanto lo faccio anch’io. ecchecchèzzo. c’ho un moroso da coltivare. poi mi dice che lo trascuro e mi tocca portarlo fuori a cena, fargli dei regalini e portargli dei fiori.

[ah no, questo è quello che dovrebbe fare lui]



ma lo stesso buon anno a tutti.
vi amo.
ma non tutti.





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mercoledì 28 dicembre 2005 - ore 10:08


BuonAnnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il 2005 mi è piaciuto assai. È stato un anno positivo a parte il freddo improvviso di ottobre che mi ha rovinato la salute. E un’estate disastrosa di vento e pioggia. E qualcuno che è andato via di testa e si è dimenticato cosa sono gli amici e cos’è l’educazione. E a parte qualche piccolo insignificante ritardo negli studi. E la partenza di Mauro e non credo che ci rivedremo mai più.
E a parte i rumori a tavola, a parte il terzo pendolo, a parte la finale di Champions, a parte che hanno cercato di mettermi nei guai col lavoro, a parte che il mondo è pieno di mentecatti, a parte quelli che chiedono consigli e poi combinano disastri, a parte maledette FS, a parte i falsi amici che da quando c’è Maury non si vedono più, a parte la macchina che la prende sempre mio fratello, a parte che il Bulli ha chiuso, a parte APBR FDL e amici vari, a parte i passaggi a livello, a parte le code in macchina, a parte le pare di mia nonna.

Del resto non mi posso lamentare. A parte i chili che ho perso e ho ripreso interamente, a parte che ho perso vista e sto peggiorando, a parte che ho avuto un po’ di problemi di salute in varie parti del mio maltrattato corpo, a parte che non sono riuscita a smettere di fumare, a parte che ragazze della mia età si sposano o fanno figli e io ho paura di compiere 25 anni, a parte il governo ladro e le mezze stagioni, a parte che con l’euro costa tutto il doppio, a parte mio fratello 14enne in discoteca, a parte che lo shopping è un lusso per pochi, a parte quelli che parlano per niente, a parte che non posso scegliere i mobili della mia camera, a parte che sono più equilibrata.

Bell’anno il 2005. Un uomo accanto che è un sogno diventato realtà - baci come se piovesse, due amiche meravigliose che sono sempre una conferma, Parigi, un bimbo che cresce e diventa uomo un po’ alla volta. Una compagnia forte, unita, serena. Foto, scontrini, biglietti. Soddisfazioni, scrivere leggere e imparare. Sorrisi, mare montagna campagna, giochi e discorsi seri.

Sembrano di più le cose brutte, la lista è più lunga – e mi sono limitata. Le cose belle, è vero, sono meno. Ma durano di più e sono una costante di tutto l’anno.
Buon anno a tutti, e rinnovo il mio invito a lasciare in un cassetto i buoni propositi, che vi prendete in giro da soli. I buoni propositi nascono strada facendo. E non si chiamano buoni propositi. A volte qualcuno le chiama botte di culo. A volte li chiamano per nome, e poi piano piano
“dai che questa è la volta buona”.


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lunedì 26 dicembre 2005 - ore 13:13


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non voglio mica la luna...
Non ho mica chiesto di vincere la lotteria. Non ho domandato un attico che da su central park. No, non ho chiesto niente di supergalattico, niente di irraggiungibile. Non ho chiesto potere fama gloria. Non ho chiesto soldi oggetti cose. Ho chiesto di passare un Natale senza problemi, tranquilla, senza agitazioni, senza silenzi imbarazzanti, senza lacrime soffocate.

Non voglio mica la luna. Voglio soltanto un Natale normale.

Babbo Natale mi deve delle spiegazioni. Dove cazzo sono finite le mie letterine? E perchè a me non mi ascolti mai? Perchè non posso avere quello che ti chiedo? Per una volta, solo per una volta, ascolta me invece che lui...






Ma anche, e va detto, grazie a chi ci ha provato, a farmi passare un bel Natale. Aiuta, non salva, ma aiuta.

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giovedì 22 dicembre 2005 - ore 21:05


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io a Natale non sono più buona. Ho deciso di essere buona durante l’anno e di essere un po’ più cattiva a Natale. Ci guadagno in sanità mentale, fisica e soprattutto in attacchi cardiaci e collassi improvvisi.
Mi do al pessimismo così le belle sorprese mi tirano su il morale, e se le cose vanno male beh, tanto me lo aspettavo.

Faccio i regali lo stesso, anzi, adoro fare i regali di Natale, e li faccio prima, quando sono buona e cioè durante l’anno. Ma siccome a casa mia c’è qualcuno che ogni anno mi rovina il Natale perché soffre quando vede le persone felici, quest’anno a Natale fingerò di essere arrabbiata con tutti, di essere disperatamente triste, di aver perso ogni speranza nel futuro, di essere irrimediabilmente depressa e di odiare il Natale. Così questa persona sarà felice e non mi rovinerà il Natale. E io mi autocompiacerò infinitamente del mio genio, della mia mente, del mio essere così squisitamente sublime, della mia arte, del mio dissimulare, delle mie prospettive come nuova proposta sugli schermi di Hollywood – accontentandomi di Cinecittà forse faccio prima.

Insomma. Buon Natale a chi se lo sa godere.
E a chi si mette a rompere anche il giorno di Natale, a chi non vede l’ora di rovinare le feste agli altri, a chi non aspetta altro che distruggere una famiglia il giorno di Natale, beh... hai presente le canzoni di tutte dolci e tenere? Ti faccio un regalo, personale... Cambiaci le parole e mettici solo un grosso spaventevole immane gigantesco VAFFANCULO.




Vanno sulla luna, perchè sulla luna ci sono tutte le cose di cui ci dimentichiamo. Anche i fiori, d’inverno, vanno sulla luna. E chi si ricorda che esistono, i fiori, d’inverno?

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