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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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mercoledì 20 aprile 2005 - ore 13:17


sognismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ un brutto, bruttissimo periodo per la mia vita onirica. Mi sveglio in condizioni pietose ogni mattina, come se avessi dormito ma non riposato. E spesso non ho nemmeno dormito.
I sogni sono residui diurni? Allora voglio una spiegazione delle cretinate che mi vengono in mente mentre non sono vigile.
Non posso sognare di essere a NY o di fare il bagno in una piscina di crema di mascarpone, per favore? Lo preferirei. Anche se nelle condizioni in cui sono adesso a NY mi scipperebbero e affogherei nella crema.

[Quando uno fa incubi, si dice che incuba? Voce del verbo incubare?]

Una volta ho sognato che mio padre mi rimproverava e voleva togliermi dall’università perché non sapevo mettere le virgole mentre parlavo.
Un’altra volta ho sognato che andavo in giro in minigonna e scarpe col tacco, e avevo delle gambe meravigliose snelle e dritte, ma me le avevano prestate. E tutti mi dicevano “che belle gambe, ti stanno proprio bene!” e io “grazie, ti piacciono? Me le sono fatte prestare, e siccome mi stanno benone me le faccio prestare anche per la cena della settimana prossima!” e sorridevo felice e gaudente.
Un’altra volta ancora ho sognato che c’era un’inondazione, ma quando è passata ho razionalizzato che l’onda che ci aveva sommersi proveniva dalla campagna, e che il mare era dall’altra parte. E spiegavo ai miei compagni di sventura come funzionano le maree. Ho solo letto il Dialogo Sopra i Massimi Sistemi di Galileo, non ho competenze necessarie per disquisire di scienza e filosofia... Ma con che saccenza e arroganza discettavo tra i miei amici!
Mi sarei schiaffeggiata da sola. Ma credo che nella sfiga lo avrei fatto veramente e mi sarei svegliata con le 5 dita rosse.



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lunedì 18 aprile 2005 - ore 19:14


bloggismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ci sono veramente dei blog bruttissimi su spritz.
autocelebrazioni, pietose leccate di culo, patetiche lodi strascinate, aggiornati quasi quotidianamente senza motivazione apparente (una qual sorta di un narcisismo ed egocentrismo che verrà studiato prossimamente da sedicenti massmediologi e sociologi di nuova generazione).

questi sfregi alla dignità umana andrebbero sfoltiti, i loro proprietari sono degli invasati, persi in un turbine di amore per se stessi, complimentosi e moralisti con chiunque. o polemici solo per sentirsi alternativi, diversi, per uscire da una massa che li ha inglobati interamente. aberrante.
e spesso, spessissimo, si colpevolizzano e si autopuniscono; autolesionisti, autocritici in modo assoluto, con cali di autostima dovuti solo alla speranza di mielose odi alle proprie qualità, in attesa di parole piovute da altri iscritti al sito (??) che caritatevolmente - e prontamente, non sia mai - si cimentano in dei "noooo, non dire così!". e io mi sbellico dal ridere.

eppure non riesco a non leggerli. l’incoerenza nella narrazione di alcuni avvenimenti mi costringe a visionarli di tanto in tanto. ci casco sempre, ci torno. una droga..
come quando guardi una cosa che ti fa schifo, ti giri dall'altra parte, e poi succede che ti rigiri a guardare. è automatico...



sia chiaro. non ho detto che il mio è bello. ma Dio mi salvi dal paragone con uno di quelli. sarebbe la mia tomba.





..caspita come sono polemica oggi!!!



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sabato 16 aprile 2005 - ore 13:36


dermatologismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non è che mi piaccia poi tanto quella donna, la mia dermatologa. Se non fosse che è davvero brava (sentito dire da tanta, tantissima gente) l’avrei già scaricata. Ma è una che ne sa a pacchi, e faccio finta di passare sopra a quel carattere insopportabile e la sua strafottenza, che a volte irrita in maniera quasi urticante.

L’altro giorno avevo preso appuntamento con lei in ambulatorio, ma la dottoressa non aveva voglia o tempo di visitare i pazienti perché, dalla finestra del suo studio, stava litigando con il portiere dell’edificio per questioni relative al parcheggio della sua macchina. Eravamo in 4, fuori in sala d’aspetto, io due anziani e un uomo, e ognuno di noi aspettava il via degli altri per i commenti su quelle sfuriate terribili.

Quando finalmente mi sono accomodata all’interno dello studio lei era al suo tavolo, con la testa tra le mani, silenziosa, e con delle orribili calze semi trasparenti di tono grigio – bianco, con degli assurdi disegni di fiori e farfalle coloratissimi.
E guardando il piano di legno, senza alzare gli occhi verso di me, senza un minimo di educazione che io avrei sinceramente dato per scontata, mi ha detto: “su, mi dica…”. Dissimulando l’imbarazzo e il nervosismo mi sono tolta le scarpe e accomodata sul lettino, lei sempre senza dare la minima importanza alla mia presenza si è alzata, è andata alla finestra e, con le mani incrociate dietro la schiena, ha controllato le mosse del portiere, bofonchiando risoluta… Mi sono chiesta se non fosse un gioco di ruolo, una specie di guerra dei bottoni o qualcosa di almeno umano. Niente da fare, ci ha messo un pezzo ancora, prima di visitarmi. Scambiava occhiate complici con la sua assistente e tornava a sbirciare giù, verso il giardino, per cogliere in fallo il nemico, per monitorare ogni suo movimento. Si studiavano a vicenda, lei e lui, fissandosi dall’alto al basso e vice versa. Lì ho deciso che non mi importava della sua bravura, che i 45 minuti di attesa nell’atrio più i 5 di attesa sul lettino a guardare una dottoressa che sfidava mentalmente un decerebrato erano abbastanza, e che volevo andarmene presto.

Ma non avevo fatto i conti con la mia mente contorta. Quando una persona non mi piace non riesco ad ascoltarla, nemmeno se mi sforzo, nemmeno se mi concentro: è per me un evidentissimo segnale di disprezzo non dar retta a una persona che parla, e lo utilizzo come risorsa ultima. Inizia tutto involontariamente, non sono così cafona di mio. Vedo la persona in questione sfuocata davanti a me, sempre più pallida e insignificante, e la sua voce svanisce lasciando il posto nella mia testolina a una canzone. Partono delle note e io mi fisso su quelle, tanto che non sento più una parola di ciò che il mio inquietante interlocutore sta blaterando.
Così, mentre la dermatologa mi spiegava il mio problema e cosa dovevo fare per risolverlo, io nella testa cantavo Mamma Maria dei Ricchi e Poveri. Nel mio mondo parallelo, mentre lei parlava, io ballavo e cantavo con i Ricchi e Poveri. Ero talmente infastidita da quella donna che il suo ruolo di medico non mi faceva né caldo né freddo, e la mia salute mi interessava quanto un documentario sull’accoppiamento dei macachi. La ignoravo silenziosamente, con discrezione, e lei continuava a sparlare.
Coglievo solo qualche sillaba ogni tanto, e siccome il riassunto mentale a cui ero arrivata a fine visita non aveva senso logico, mi sono coraggiosamente lanciata in una caduta libera di supposizioni (fortunosamente azzeccate) cosicché ho compreso il trattamento che dovevo fare, e mi sono contemporaneamente sentita a posto con la coscienza.
Da dire che la dottoressa ad un certo punto deve essersi accorta del mio disinteresse e della momentanea fuga dei miei neuroni, perché fissandomi e aggrottando le ciglia mi ha detto: mi stai seguendo? Lì sono rinsavita per qualche interminabile secondo. E poi di nuovo libertà.

Quella donna orribile non sa che, mentre lei si metteva i guanti e si lamentava dell’uomo lassotto che le aveva fatto venire una terribile emicrania, io cantavo Mamma Maria.



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giovedì 14 aprile 2005 - ore 21:02


le gioie della vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nella vita ci sono cose belle, cose brutte, cose super brutte e cose super belle. Proviamo con alcuni esempi, giusto per farci un’immagine mentale tutti insieme:
- cose belle sono, per dire, quando nasce la prima margherita in giardino dopo che ha nevicato, quando sgami uno che doveva essere da un’altra parte e invece no, quando fai una bella dormita, quando senti una canzone per radio che avevi proprio voglia di sentire…
- cose brutte potrebbero essere uno che ti pesta un piede spostando una sedia, o farti inculare all’esame di guida perché inchiodi all’incrocio, o quando mancano le viti nei mobili comprati all’Ikea…
- cose super brutte sono tipo un gol di mano in fuorigioco preso a un minuto dalla fine, tipo in finale di coppa del mondo contro Francia e addirittura segnato da Zidane, o sei vestito malissimo e i capelli non stanno il giorno della foto di classe, o al mare con una bella ragazza e un tuo amico che ti dice “non ti alzare in piedi quando sei vicino a lei che ci fai brutta figura”, o che la mamma passa l’aspirapolvere ed erroneamente stacca la spina del PC mentre tu stavi scrivendo un capolavoro e non avevi salvato nulla nell’entusiasmo della creazione…
- cose super belle sono un muro doppio con passo laterale in posto 4 e fermare la schiacciata di uno che gioca da 15 anni ed è alto il doppio di te, o partire finalmente per un viaggio che prepari da mesi, o leggere un libro che sembra scritto apposta per te. O ad esempio mangiare.

Gente, il cibo è una delle maggiori gioie della vita!! Cosa non farei per un piatto di pasta (io adoro la pasta!!), cosa non darei per una vasca da bagno di crema di mascarpone, cosa pagherei per un barile di lasagne, o una botte di tagliatelle...
O chilometri e chilometri di pizza...

Il cibo dà gioia, il cibo illumina. Penso a quando sto mangiando una delizia e mi sazio, sono piena, non ho più fame: beh, io continuo a mangiare e me la spazzolo tutta, non si butta via nulla, per Dio! Io anche al ristorante lecco il piattino su cui mi portano la creme caramel, se no mi resta tutto il caramello li sul fondo! Lo so che è squallido e poco educato, poco fine, poco elegante, ma non resisto!! (..poi mi lamento pure che non dimagrisco..)

E come dimenticare la felicità di un panino con gli amici, un tramezzino mangiato di corsa tra una lezione e l’altra, un toast con la salsa rosa per inzuppare lo spritz, o un club a 10 strati guardando una partita in tv.. il cibo da gioie al corpo e alla mente, che poche altre cose possono dare.
[Non credo sia necessario elencarle.. ]

Al solo pensarci ho l’acquolina in bocca. E sinceramente anche ora, appena dopo cena, non è che mi senta proprio a posto.. un languorino persiste.

- tutto questo perché ho deciso di mettermi in dieta in preparazione dell’estate. E sarà la mia fine. Mi sento già spossata, stanca, nervosa e affamata.

E devo iniziarla domani.
O dopodomani.




questa canzone mi carica parecchio. quindi in prospettiva di una carenza di calorie e cibo necessito di carica. o di un piatto di carbonara, a scelta...



Manic Monday - Bangles

Six o'clock already
I was just in the middle of a dream
I was kissin' Valentino
By a crystal blue Italian stream
But I can't be late
'Cause then I guess I just won't get paid
These are the days
When you wish your bed was already made

It's just another manic Monday
I wish it was Sunday
'Cause that's my funday
An I-don't-have-to-run day
It's just another manic Monday

Have to catch an early train
Got to be to work by nine
And if I had an aeroplane
I still couldn't make it on time
'Cause it takes me so long
Just to figure out what I'm gonna wear
Blame it on the train
When the boss is already there

It's just another manic Monday
I wish it was Sunday
'Cause that's my funday
An I-don't-have-to-run day
It's just another manic Monday

All of the nights
Why did my lover have to pick last night
To get down doesn't it matter
That I have to feed the both of us
Employment's down
He tells me in his bedroom voice
C'mon honey, let's go make some noise
Time it goes so fast when you're having fun

It's just another manic Monday
I wish it was Sunday
'Cause that's my funday
An I-don't-have-to-run day
It's just another manic Monday


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giovedì 14 aprile 2005 - ore 09:29


decisioni importantissime
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ieri non era giornata.
da domani mi metto in dieta.

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mercoledì 13 aprile 2005 - ore 10:03


decisioni importanti
(categoria: " Accadde Domani ")


da domani mi metto in dieta.

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domenica 10 aprile 2005 - ore 13:42


Aeroportismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da grande voglio fare quella che va a prendere la gente in aeroporto.
L’idea mi è venuta ieri che siamo andati a prendere Jason e Larry, e guardavo le famiglie riunite al ritorno del figliol prodigo partito per l’America, o al rientro dell’amico da un lungo viaggio - c’è sempre qualcuno che ti corre incontro, che sorride quando ti scorge e ti abbraccia quando gli sei davanti. E’ una cosa bellissima.

Ecco, io voglio fare quel lavoro. Mi sono entusiasmata del mio intuito, e ho deciso di crearci un businnes. Credo che nel mondo ci sarebbe davvero bisogno di persone come me: sensibili, amabili, generose, ingegnose e creative.

Contatti via internet, allegando foto del viaggiatore e dettagli utili al riconoscimento (ad esempio fiore rosso all’occhiello, cappello da cowboy, scarpe di vernice argentata, …), e ovviamente luogo e ora di atterraggio. Al resto ci penso io.

Mi faccio trovare all’aeroporto in splendida forma, agli arrivals. Entro di corsa, trafelata, con gli occhi illuminati, felici. Controllo ansimante tutte le persone che escono dalle porte automatiche, una dietro l’altra, e abbasso gli occhi se non sono Lui, chino la testa se non è Lui il prossimo ad uscire da li, dopo le file di carrelli, valigie, sconosciuti, volti anonimi… finché Lui…
Chi non ha nessuno che lo aspetti in aeroporto, ha me. Io sono li, e appena lo riconosco inizio a chiamare… Lui sorridendo e arrossendo corre verso di me, io senza sistemarmi troppo i capelli (giusto un attimo per fare scena) corro verso di Lui, Lui getta a terra le valigie, io gli salto al collo e gli dico “bentornato”… come fossimo amici che non si vedono da anni, o fratelli, cugini, a scelta del cliente. E poi si diventa amici davvero, andiamo a bere il caffè, e io lo porto a prendere un treno, o chessò io.

Arrivare in aeroporto, soprattutto quando si è soli, e uscire mesti dalle porte, dirigersi verso un autobus, e parlare solo con il conducente è triste. Io voglio sopperire alla mancanza di gente che ti aspetta all’aeroporto perché ha altro da fare. Io evito la solitudine. Io regalo sorrisi.


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venerdì 8 aprile 2005 - ore 20:15


bellezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La bellezza di una finestra piccola piccola, sul tetto spiovente di una mansarda, che quando sei disteso sul letto e alzi gli occhi vedi le stelle, io l’ho scoperta mentre già stavo sorridendo.

Bello scoprire all’improvviso cose che rendono il mio mondo ancora più perfetto. Bello stupirsi ogni giorno che passa di quante cose ci siano da scoprire. E da riscoprire.






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mercoledì 6 aprile 2005 - ore 11:36


teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fontane – Paese in 11 minuti, facendo stradine interne per evitare il traffico, senza esagerare ma con l’acceleratore a tavoletta, curvando come se la mia schifosissima saxo fosse stata una macchina vera. Mi ha dato un certo senso di onnipotenza e desiderio di governare il mondo.. bah.
Tutto questo per fare in tempo a caricare la Ari in macchina, andare al teatro ed elemosinare i biglietti residui – che comunque abbiamo trovato senza difficoltà – per vedere il Macbeth rappresentato da una compagnia veronese, l’Atlantide Teatro di Verona (di cui la Ari diceva di aver sentito parlare bene.. bah). Non male, attori discreti, ma la danza contemporanea mi da relativamente fastidio. Relativamente a quando la vedo, intendo.
Forse avrei apprezzato di più lo spettacolo se la visione non mi fosse stata impedita dall’educazione che alcuni genitori non sono riusciti ad insegnare ai loro figli.

Le poltrone della sala cinematografica in cui si svolgeva la rappresentazione non erano esattamente comode, né potevano dirsi adatte a soddisfare le esigenze degli spettatori meno alti: lo schienale era altissimo, i sedili molto bassi e la scarsa inclinazione del pavimento rendeva la visione effettivamente precaria.
Buttando l’occhio qua e la, prima dell’inizio, vedo in un cantuccio una pila di cuscini rossi in velluto tipo quelli per alzare i bambini, altezza circa 15 cm e, senza curarmi delle malelingue e dei miliardi di orecchie, propongo alla Ari di andare a prendercene uno a testa, da mettere sotto il culo per alzare i nostri occhi e vedere finalmente il palco.
Stavamo litigando e ridendo su chi delle due doveva andare quando ecco che un tipo vicino a noi si alza e va a prenderne un paio. L’inizio della fine: la gente inizia a scomodare i vicini per andare in direzione cuscino e alzarsi il sedere di quei miracolosi 15 cm.
Faceva ridere, improvvisamente tutta la popolazione trevigiana era diventata alta e boriosa, ritta sulla schiena e sorridente dall’alto dei nuovi centimetri acquistati in un così breve arco spazio-temporale. Incredibile a dirsi, non ho mai visto tante oche rincoglionite ridere contemporaneamente solo perché avevano un cuscino sotto il culo.
È stato li che ho deciso di farci il blog. Uno scorcio di vita mondana, contornato dall’educazione delle nostre troie concittadine.
Credevamo di aver visto tutto, invece no, il peggio doveva ancora venire. Tre puttane in abiti da sera si siedono davanti a me e la Arianna. Ridendo come iene cretine si alzano sbattendo sulle ginocchia degli altri spettatori (senza scusarsi, ci tengo a sottolineare) e vanno a prendersi i miracolosi cuscini. Davanti a loro non c’è nessuno, senza cuscino la visuale era comunque libera. Le tre puttane svettano sui sedili e occupano l’intero palcoscenico con i loro capelli cotonati. E biondi.

E’ troppo. Io e la Ari iniziamo a lamentarci ma non ci sentono, continuano a parlottare tra loro con quelle labbra rifatte e quei nasi all’insù – femmine acide che non siamo altro ma si notava davvero troppo – e facevano commenti ignobili sul teatro e la letteratura. L’unica cosa che hanno letto in vita loro è stato l’opuscolo del chirurgo plastico, e se lo sono fatto tradurre in dialetto perché alcune parole erano troppo lunghe.

Educatamente aspetto di vedere chi si siede davanti a loro e, quando mi accerto che l’altezza dei dirimpettai non impedisce lo spettacolo alle 3 puttane, mi accosto alle loro poltrone e con tutta la dolcezza di cui dispongo sussurro: cortesemente potreste togliere i cuscini? Qui dietro non ci vediamo niente, abbiamo le vostre teste in mezzo e non vediamo il palco, lo spettacolo inizia tra poco. Sorridevo, giuro, sorridevo e parlavo lentamente, con gentilezza.
E la bionda più rifatta: beh prendine uno anche tu.
Cosa??? La Arianna mi tiene una mano. Continua a borbottare Silvia no Silvia no Silvia no Silvia no. Rapidamente. Io faccio finta di non sentirla. Rispondo alla puttana che se pure io alzassi il mio culo, quelli dietro dovrebbero metterne due, di cuscini, e quelli dietro ancora tre, e quelli in ultima fila su guarderebbero il Macbeth con la nuca sul soffitto [incastro ogni tanto un sorriso ironico ma dignitoso] e per RISPETTO si chiede prima agli spettatori dietro se non da fastidio. E la puttana: beh io non ci vedo e mi tengo il cuscino [ride di me, grasse risate, ride guardando le sue amiche e ridono tutte e tre, maledette streghe puttane] se non ci vedi ti sposti.
Stupida vacca scema, ma quando ti hanno rifatto il naso non potevano metterti quello che ti toglievano da li nel cervello? Almeno quel po' di materia grigia che ti è rimasto non sballotava sulle pareti di quel misero inutile cranio. Se vuoi ti presto del polistirolo per tenerlo fermo, quando parli si sente che il cervello sbatte!
Ce le avevo sulla punta della lingua. Solo che la Ari continuava a dire Silvia no Silvia no Silvia no Silvia no, e un mio minimo gesto l’avrebbe mandata in crisi. Ho evitato. E mi sono guardata il balletto ondeggiando come alcuni cervelli, spostandomi tra un sedile e l’altro, muovendomi, scostandomi perché quelle puttane erano davanti a me, giusto in mezzo, e non avevano tolto i loro sporchi luridi cuscini.

Maledette sporche rifatte streghe puttane.


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sabato 2 aprile 2005 - ore 12:58


Trivialismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Trivial Pursuit non è un gioco: è un suicidio collettivo.
Soprattutto a mezzanotte, a giocare in 6 uno contro l’altro, niente squadre che è più divertente. [dicono loro...]
Si, e lo sarebbe, se il gioco non si dilungasse a dismisura! All’una e mezza non avevamo ancora finito. Tragico. È il mio gioco da tavola preferito, e ci gioco davvero volentieri, sul serio... Ma ieri sera non c’erano le condizioni necessarie e sufficienti, né i presupposti per una partita a Trivial che è stata inventata dal buio e dalla nebbia della cucina della Elisa da 4 commensali dalle menti confuse. Al nostro arrivo abbiamo solo dovuto acconsentire.

Trivial non è un gioco: è una visione di morte - sbagli una domanda e subito tutti gli altri in coro noooooo!!! aggrottando le ciglia, e ti sparano in faccia l’esatta soluzione, con arroganza, pure. E ti guardano come uno che non ha nemmeno il diploma di terza media, come se fossi un povero senzatetto analfabeta. E ti senti un po’ morire. A Trivial non devi sbagliare, o sei finito, classificato come un ignorante.
Il Trivial distrugge psicologicamente.



Tipologie di giocatori di Trivial
…quelli che non riescono mai a finire sulle lauree, e continuano a lanciare il dado all’infinito e rispondere a milioni di domande senza guadagnarci nulla. E poi sbagliano sulla laurea.
…quelli che gli capitano solo le domande difficilissime, che non se le ricordano più nemmeno gli autori.
…quelli che gli capitano le domande a pennello sugli argomenti preferiti.
…quelli che tocca a te rispondere e la sai, ma per fare i personaggi rispondono prima di te, alzando la voce e risvegliandosi da un finto torpore, con la faccia pure annoiata, “il dollaro australiano” e sbuffano, e tu perdi il turno e ti girano assai.
…quelli che lanciano il dado e subito sono sopra una laurea, e gli capita la domanda tipo “quanti anni hai”.
…quelli che hanno giocato anche la sera prima e gli ricapitano le stesse domande e per forza le sanno.
…quelli che hanno giocato anche la sera prima, e hanno la faccia tosta di dire questa me l’avevano fatta anche ieri ma non mi ricordo – almeno taci.
…quelli che cercano di suggerire.
…quelli che suggeriscono sbagliato per ingannarti.
…quelli che capitano sempre sullo stesso colore, e non c’è modo di venirne fuori, e di scienze non ci capiscono nulla.
…quelli che chiedono “aspettate due minuti che me la ricordo di sicuro intanto andate avanti” e poi se un altro non gli viene la risposta fanno il conto alla rovescia partendo da 3.
…quelli che suggeriscono al moroso per farlo vincere
…quelli che non capiscono che le carte già fatte vanno messe dietro e così tornano sempre le stesse domande.
…quelli che hanno memoria e si ricordano le risposte anche di quando hanno giocato un’estate di sei anni fa.
…quelli che hanno 5 lauree e tu una e ti dicono “se vuoi te ne regalo una”, ma col sorriso.
…quelli che non hanno capito che è un gioco.
…quelli che sanno che è un gioco e giocare è l’unica cosa bella.
…quelli che “facciamo l’ultimo giro a domanda secca” e su 6 giocatori una sola è decifrabile.
…quelli che fino all’ultimo non vogliono smettere. Perché il Trivial, alla lunga, diventa una droga.

Assuefazione da Trivial Pursuit. Non vedo l’ora della prossima partita…


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