Hai presente quanto fanno i preziosi i calciatori al momento di mettere la firma su un contratto? Fanno bene, perché poi gli sponsor cedono alle loro lusinghe. Hai presente quanto se la tira una top model per sfilare mezza nuda sulla passerella di Piazza di Spagna a Roma? Fa bene: cosa non gli darebbero gli stilisti per coprire quel seno con la loro firma? Hai presente un vincitore dei reality show: perché è così irraggiungibile dopo aver conquistato un successo effimero? Lo capisco: insiste un po’ e per averlo ad una serata sei disposto a tutto. Conosci quel ragazzo seduto sul muretto della piazza, vero? Ralph Laurent, Levis, Prada, Gucci… per quale motivo si fa desiderare in quel modo dalla vicina di banco? Comprensibile: tanto quella non sa fare altro che guardarlo, sbavare e sognare da sola.
Ma può anche capitare che dall’altra parte non sempre trovi qualcuno disposto ad assecondare i tuoi capricci.
In quel caso…hai presente come te la sei presa?
Un giovane si avvicina da Gesù. Gli evangelisti che raccontano il fatto non riferiscono il nome. Lo chiamano un tale. Ci sarà un motivo. Vedremo il perché!
Il giovane chiede:
“Che cosa devo fare per ottenere la vita eterna? . Ottenere! Uhm… puzza di bruciato questo verbo. Non sarà che avendo molte ricchezze il tipo voglia comperare anche la vita eterna come se fosse una cosa? Giovane, svegliati! La vita eterna non la si mette in tasca, la si conquista! Infatti Gesù precisa:
“Se vuoi entrare (non “ottenere”) nella vita eterna osserva i comandamenti…” . Cioè: non pensare ad ottenere, ma ad essere.
E il giovane? Gli evangelisti non lo dicono, ma è facile immaginarlo: gonfia il petto, risponde forte perché tutti lo sentano:
“Tutte queste cose le ho osservate da sempre”. Se Nicodemo è un curioso, un povero diavolo con la sua piaga nel cervello, questo è un ambizioso. Nella dimensione più nobile. Vuol essere perfetto. Tutti i ragazzi puntano ad essere perfetti. Non è orgoglio. Non è ambizione di carriera: è puerile, spavaldo ardore, è inesperienza della vita. Poi, guardandosi attorno, aspetta che Gesù gli dica:
“Tranquillo! La vita eterna è tua”. Invece le cose non vanno come lui pensa. Di quella spavalderia, noi disillusi della maturità ci saremmo infastiditi. Gesù, invece, guardandolo con tenerezza, lo amò.
Quel giovane è in gamba, ha stoffa, ma anche tanta confusione: vede tutto come “cose”, anche i comandamenti. Però una cosa ce l’ha: la convinzione che la vita non dipende dai beni, dalle cose che uno ha, ma da come uno se ne serve. Quel giovane va aiutato a capire. Lo ama. Perché un ragazzo che crede ancora in questi ideali – onestà e ubbidienza – che vive con impegno la bontà fa tenerezza. E sarà quasi crudele, anche se necessario, dovergli rispondere:
“Perché mi chiami buono? E perché m’interroghi di ciò che è buono? Nessuno è buono tranne Dio solo”. Lo ama perché quella creatura che gli sta inginocchiata davanti dice – e dice il vero – che i comandamenti li ha osservati. Bravo piccolo. Che commovente mistero un giovanotto puro, sincero, docile ai suoi doveri. Che voglia di spettinarti festosamente quella testolina ricciuta, di mandarti via promosso al Regno dei cieli.
Ma quest’uomo non è ancora un santo: è un ricco. E Gesù lo aiuta lanciandogli una palla formidabile:
“Se vuoi essere perfetto…”. Coraggio, giovane. Fa’ uno scatto di reni, lanciati sulla palla! Prendi in mano la tua vita! Dimostra a te stesso che non sei il servo delle cose, ma il padrone, tanto che puoi farne ciò che vuoi, anche venderle, anche regalarle.
Niente! Il giovane rimane di sale, immobile, completamente spiazzato come i portieri di fronte ai rigori di certi campioni. Ahi… ahi… ahi… E’ bravo, ma non ama l’avventura. E’ per bene, ma non ama l’azzardo. I comandamenti? Fossero stati quaranta… tutto ok! Ma rinunciare alla sicurezza delle cose… questo no!
“Ma allora chi si può salvare?”. Lo chiedono gli apostoli. E la pagina di questo vangelo torna a complicarsi. Come dire: nessuno. Quasi che tutti, in un modo o nell’altro, fossimo ricchi. Ed è vero anche questo. Tutti infatti possediamo ricchezze. Forse buttare lo scrigno in mare, cancellare con un frego tutto quello che il catasto annovera di nosto è il meno difficile. Ma l’altro tesoro? Amori, abitudini, luoghi, bravure nostre, nostalgie coltivate, dolci veleni del pensiero, frammenti di materia o di sogno familiari a noi soli… I miei figli, quella donna, gli amici…? Crediamo siano legittimi, invece sono ancora “cose”, sono i “molti beni” che aveva quel giovane di cui ci parla l’evangelista.
Abbassa la testa, gira i tacchi e se ne va via triste. Triste. Perché capisce che gli è stata offerta un’occasione che non si ripeterà più. Nella vita nulla si ripete! Le ore, i giorni, gli anni e ciò che essi offrono non sono né fotocopiabili, né riciclabili. Sono unici e irripetibili. Sempre! O li firmi, o li vivi da protagonista, o li perdi. Triste. Perché intuisce che rimarrà “un tale”: uno dei tanti, uno del gregge, uno che segue la corrente. Perché solo chi ha il coraggio di firmare la propria vita ha il diritto e la gioia di essere chiamato per nome!
E Gesù lo vede allontanarsi. Ma cosa fa? Non prova assolutamente a fermarlo, non cerca di convincerlo abbassando il prezzo. Lo lascia andare via. Rispetta la libertà di quel giovane come quella di tutti. Non ricorre al
“tu devi essere perfetto…”, ma rimane fedele al
“se vuoi essere perfetto…”. Non c’è gioia senza libertà!
Sono entrato in un negozio degli
“se vuoi essere perfetto…” Svarowskj e ho chiesto quando comincia la svendita totale. Mi hanno riso in faccia! Ho chiesto ad una commessa di
Gucci quando iniziano gli sconti dell’80%. Mi ha riso in faccia. Ho chiesto a
Flavio Briatore quando posso entrare gratis al Billionaire: mi ha riso in faccia. Ho chiesto a
Mister Prada quando regala l’ultimo modello delle sue scarpe: mi ha riso in faccia. Infine ho chiesto a
Stefano Ricucci quando abbassa il prezzo della sua casa davanti a Villa Borghese. Mi ha riso in faccia.
Mi hanno riso in faccia tutti…perché la loro è merce di prima qualità. Scusa, e
Gesù di Nazareth dovrebbe fare “svendita totale”?
Attento perché l’ultimo che se l’è tirata… se n’è andato triste!
Buon fine settimana
don Marco Pozza Quando il gregoriano...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Meglio il Miserere di Zucchero che un rumore di fondo"
di don Marco Pozza
Il Corriere del Veneto, domenica 15 ottobre 2006, pag. 7
Ero studente vivace ma appassionato quando m’imbattei in un’affermazione dell’allora card. J.Ratzinger: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita ‘etsi Deus non daretur’: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta”. Pochi mesi di pontificato e già arriva qualche sferzata a quelle forme liturgiche da lui ritenute “avventurose e spettacolari”.
E così chi era ormai convinto che il latino fosse lingua morta dovrà ricredersi:
Benedetto XVI riabilita la vecchia messa che per 400 anni ha custodito i segreti di milioni di cristiani che così tornerà ad avere piena cittadinanza! Il latino… Chissà quante volte – magari dubbiosi sul significato di un termine (ogni traduttore è un po’ “traditore”,non me ne vogliano loro signori) – siamo tornati all’originale austerità del latino per assaporarne la profondità nel suo etimo più recondito! Anche se in alcune circostanze liturgiche – ammettiamolo - s’era tramutata in una sorta di rumore di fondo, in un segno di cui ai più sfuggiva il significato.
Un “motu proprio” che farà brindare ai lefebvriani che subito han visto nel successore di Woitjla il garante di una tradizione che dal 1988 vanno urlando. Esulteranno tutti coloro che in Giovanni Paolo II hanno visto il rischio della “spettacolarizzazione” della fede, della tradizione messa al bando, delle folle oceaniche che appaiono e scompaiono, del “tuttolecito” liturgico.
Tornare alla sorgente della fede è sempre garanzia di autenticità, perché ritrovare le radici significa ritrovare il vigore, l’identità, la bellezza del rito e l’evidenza del Mistero in un tempo in cui gli uomini, assetati del sacro, lo vanno cercando a squarciagola.
Ma mi sembra parziale affermare che assisteremo al ritrovamento della grande tradizione liturgica della Chiesa, che sarà l’inizio della fine per il “progressismo” dentro la Chiesa. Come se le liturgie celebrate in questi 40 anni fossero “spazzatura”. E tutte quelle folle di giovani che si sono avvicinate al Mistero attraverso la musica e lo spettacolo, l’arte e la creatività, la manualità e l’intuito trasformando l’Eucaristia in una festa di colori, danze, musica ed emozione…? Tutto questo è “immondizia” al cospetto della millenaria tradizione della Chiesa sussurrata in latino? La sciatteria non è lode di fronte a Dio, son d’accordo. Ma trasformare la fantasia in preghiera può aiutare ad avvicinarsi al senso del Mistero racchiuso nel pane spezzato. E’ la vita della gente che chiede di diventare storia sacra sull’altare!
Ieri un noto linguista ricordava il suo dialogo con una vecchina. Lui:
"Perché prega in latino, una lingua che non capisce?". Lei:
«L’importante è che capisca Lui!». Quella vecchina è una comunicatrice raffinatissima, ma magari non lo sono tanti ragazzi della mia generazione che già avvertono la lontananza di linguaggio e la fatica dei concetti nel loro outback quotidiano. Una parola del Santo Padre chiarisce le idee, ma spero non considerai eresia se qualcuno della mia età arriverà al Mistero intonando il “Miserere” di
Zucchero , scorgendo frammenti di Vangelo in note lontane dal gregoriano, elevando lodi a Dio da linguaggi di novità…
Bentornato tra noi, nostalgico latino!
Sperando non sia per passione d’antiquariato…bensì
ad maiorem Dei gloriam !
Che ne pensi?
Don Marco Pozza
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giovedì 12 ottobre 2006 - ore 08:59
Pensieri in corsa III
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FOTOGRAFIE DI STRADA terza puntata
"Verginità. Vocabolo ingiallito? Tutt’altro..."
di don Marco Pozza
Ti trovi davanti una ragazzo (un ragazzo) che è pieno/a di cielo. Intravedi in lei/lui un’armonia senza limite che non è di questa terra. Anche la sua bellezza ne riflette un’altra. La/lo senti unita/o ad una realtà che non è umana. E’ con Qualcuno che ti sfugge, del quale non provi gelosia. Vive su questa terra ma non è di questa terra. In lei/lui c’è una presenza misteriosa che ti affascina. Ti sembra nata/o non dalla carne e dal sangue, ma da Dio. Lei/lui vive si, ma non è lei/lui che vive, è un Altro che vive in lei/lui. Tutto da decifrare, tutto da scoprire. I tuoi occhi vedono ciò che non si può vedere con gli occhi della carne. E’ il mistero di una realtà che è oltre il limite umano che ti avvolge e ti sconvolge. Il modo di pensare, di sentire, di giudicare proviene da un’altra dimensione.
T’incontri con una ragazza (ragazzo) che è troppo bella/o per sposarsi. Senti che è destinata/o a qualcos’altro. Non è per il matrimonio. I suoi occhi ti guardano ma ti lasciano libero. La sua mano stringe la tua mano ma non la trattiene. Il suo amore ti avvolge, ma non si chiude.
Senti la sua purezza, il suo candore, come la gioia di una cascata d’acqua sulle pietre levigate di un torrente alpino. Pur essendo bellissima/o tu senti di gridarle/gli: “Rimani sola/o perché non sarai mai sola/o. Non legarti a nessuno perché tutti abbiamo bisogno di te. Rimani vergine, perché tutti abbiamo bisogno di essere rigenerati da te per essere tuoi figli. La tua purezza ci è necessaria come la stella polare per navigare nelle acque inquinate di questa società. Non amare uno/a solo/a perché tutti abbiamo bisogno di essere amati da te. Rimani sacra/o perché il bisogno del sacro è troppo forte in noi consacrati”
Cosè per te la verginità?
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mercoledì 11 ottobre 2006 - ore 15:36
Pensieri in corsa II
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FOTOGRAFIE DI STRADA seconda puntata
"Voglio conoscere il pensiero di Dio..."
di don Marco Pozza
Gesù di Nazareth ammette i rapporti prematrimoniali? Almeno Lui una certa autorità in campo potrebbe averla. I ragionamenti di una sacerdote possono incuriosire, far arrabbiare, essere contestati… ma potrebbero non dare forza. Uno mi ha chiesto in uno speed message: “Questi ragionamenti sono belli, ma di uomini. Io voglio conoscere il pensiero di Dio. Secondo la Bibbia si possono avere rapporti prematrimoniali o no?”.
“No” – e se t’incammini entriamo assieme tra i sentieri della Scrittura Sacra per scoprire come quel "no" racchiuda bellezza, fascino ed austerità che lo scorrere dei millenni non riesce a scalfire.
Prendi carta, penna e seguimi!
Il
Deuteronomio (22,13-12) riporta le leggi di Dio nel caso di un uomo che accusi sua moglie perché non l’ha trovata vergine. I parenti della sposa, che sono i responsabili della verginità della ragazza, devono provare la verginità della ragazza con dei “segni”. Questi segni visibili non possono essere altro che le coperte del letto nuziale macchiate di sangue, conservate dai parenti come prova della rottura dell’imene. Se l’accusa è falsa, il marito che ha pronunciato la calunnia viene frustrato, multato e gli è proibito divorziare dalla donna che ha calunniato. Ma se non vi sono i segni della verginità, la ragazza colpevole viene lapidata.
Anna, la profetessa, è vissuta col marito sette anni dal tempo della sua verginità (Lc 2.36).
Nel libro dell’
Apocalisse sta scritto:
"Non si sono contaminati con donne. Sono vergini” (Ap 14,4). Mentre nel libro delle
Lamentazioni si legge:
“Hanno disonorato le vergini nella città di Giuda” (Lam 5,11). Il libro di
Giobbe regala una domanda al suo lettore:
“Come avrei fissato gli sguardi su una vergine?” (Gb 31,1).
“Come un giovane sposa una vergine” (Is 62,5), come moglie colui che ti ha formato sposerà te.
“Come lo sposo gioisce per la sposa vergine, così Dio gioirà in te”.
I
rapporti pre-matrimoniali sono un problema di una società in decadenza che cerca il piacere e rigetta il significato e lo scopo del piacere. Sono problemi per questa società consumistica che ha sconvolto i ritmi naturali non solo del creato ma anche dell’uomo e della donna stessa.
Anche al tempo di Gesù non erano pensabili i rapporti prematrimoniali. L’uomo sposava la sua vergine secondo i costumi di allora. Tutto il pensiero di Gesù è in questo senso:
“Non avete letto la Scrittura che dice che all’inizio Dio ha creato l’uomo maschio e femmina. Per questo motivo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno uno solo” (Mt 19,5).
Il rapporto fisico era il sigillo di un amore che faceva dei due uno solo. E ci sono delle
conseguenze nella vita.
Innanzitutto la
gioia : il sentire che ci si appartiene con tutto l’essere e nessuno dei due si è mai dato ad un altro crea l’atmosfera di gioia proveniente dalla certezza che così sarà sempre e non ci sarà mai nulla da temere.
Il
riflesso sui figli : la certezza dell’unità totale rafforza la sensazione profonda nei figli che papà e mamma sono una base sicura.
Non bruciare le tappe : l’adolescenza è la base umana per l’amicizia di gruppo tra ragazzi e ragazze.
I migliori matrimoni sono quelli sbocciati dall’amicizia.
Buona riflessione
don Marco Pozza
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martedì 10 ottobre 2006 - ore 16:57
Pensieri in corsa I
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FOTOGRAFIE DI STRADA prima puntata
"In mezzo alla polvere, nostalgia di trasparenza..."
di don Marco Pozza
E’ venuto da me e mi ha detto: “Lascio V.”
“Dopo cinque anni di fidanzamento? Come è possibile! Non mi hai sempre detto che la tua storia d’amore va a gonfie vele?” – ho replicato.
“Si, ma è successo quello che non doveva succedere, siamo andati a letto insieme! E adesso la lascio. Sono stato io a convincerla. Tanto – le ho detto – stiamo per sposarci! Ho fregato anche Dio!”
E io gli ho gridato: “Sei tu il primo colpevole e la lasci?”.
“Si – mi ha riposto – la colpa è sua!”
“Come” – gli ho urlato.
“Lei mi doveva prendere a schiaffi!”.
“Se vuoi, puoi riparare” gli ho risposto.
Non mi ha detto più nulla e l’ha lasciata.
“Mi chiamo Stefania, ho diciannove anni e sto soffrendo troppo. Infatti ho conosciuto un ragazzo di 21 anni che mi piace moltissimo, durante un campo estivo con la mia parrocchia. Io con lui sto benissimo, insieme viviamo la vita della nostra parrocchia e sentiamo in noi la presenza di Dio. Però lui ultimamente è cambiato. Mi chiede sempre più spesso di stare sola con lui, e io sono molto turbata perché so che queste cose non si devono fare. Lui mi dice che quando si vuol bene non si fa del male a nessuno, tanto meno a Gesù. A novembre con le nostre famiglie andremo in vacanza insieme e ho paura delle tante occasioni che si possono creare. Non so cosa fare perché a lui tengo troppo. Ti prego: consigliami come fare per restare con lui ed essere fedele a me stessa”.
"Mandalo a gambe all’aria" le ho risposto.
"Ti verrà a cercare se ti vuole bene, ti verrà a cercare ma in altro modo!".
“Ho voglia di andare con una ragazza vergine, questo è il malessere che mi tormenta. Quando mi sono fidanzato, nove anni fa, la ragazza che è diventata mia moglie mi ha detto che non era vergine, che era stata con un altro, è stata sincera. Io le ho detto che non m’importava, io le volevo bene, senza di lei non avrei potuto vivere. Ci siamo sposati, abbiamo tre bellissimi bambini, ma ogni giorno che passa cresce in me il rifiuto di lei. M’immagino lei fra le braccia di un altro. Non la posso sopportare. Non la seto più come mia. Così quando vedo una ragazza che penso sia vergine, mi accendo. Non è il piacere di andare a letto con lei; la vorrei sposare perché sento che sarebbe tutta mia; nella bellezza dello sguardo, nella freschezza dei sentimenti, nella sincerità delle espressioni, nella gioia del corpo… Sento che la mia vita diventa un inferno con mia moglie: alle volte desidero farle il funerale, allora mi vergogno e mi odio. Ma perché l’ho sposata?
Poi guardo i miei bambini, sono bellissimi; mi do del disgraziato, eppure non bastano più ad unirmi a lei. Tuttavia essi non hanno chiesto di venire al mondo, li ho messi io al mondo, io li ho voluti. Essi hanno bisogno di mia moglie, la loro madre; io sono marito della madre dei miei figli. Che inferno!”
Purtroppo non è l’unico a parlare così...
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venerdì 6 ottobre 2006 - ore 09:03
La Parola di Dio della domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")
XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario "Il modo migliore per farlo? In ginocchio..."
di don Marco Pozza
Martedì sera un ragazzo mi ha attaccato. Mi ha detto:“Ce l’ho con te, don!”.“Perché?” – ho chiesto. “Ma che cazzate dici? Vai dicendo dappertutto che i rapporti prematrimoniali sono la tomba dell’amore. Due che si vogliono bene perché non possono fare l’amore del tutto? Che cosa vai dicendo ai ragazzi? Perché non ci lasci in pace? Che te ne frega? Pensa ai c**** tuoi!”.
“Vedi… io e gli altri – gli ho detto – siamo una cosa sola: se mi interesso di me, devo interessarmi anche degli altri, altrimenti non m’interesso nemmeno di me! Tu ti rompi solo perché non vorresti che io ti richiamassi alla tua dignità. Io dico ai ragazzi quello che dà veramente pace. Non mi rendo complice della loro distruzione”.
Mi ha fatto il gesto dell’ombrello e se n’è andato nervoso. D’altronde…non ho mai visto un toro sorridere…
Mi nascondo tra le pieghe della Scrittura Sacra. Che emozione i primi giorni della creazione. L’uomo si sente solo, sperduto, naufrago nei suoi pensieri, non trova occhi in cui appoggiare il suo sguardo. Non gli basta un universo di piante, arbusti e animali al quale imporre il nome: giunto a sera si sente incompleto e insoddisfatto. E al sesto giorno un pensiero geniale fa capolino nella mente di Dio:“Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18). E in quell’universo ancora vergine, quando all’orizzonte appare la donna…un uomo stregato eleva al cielo il primo poema d’amore: “Essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”. E scoppia un grido di gratitudine e di lode avvertendo le vibrazioni della compagna che si univa a lui nella carne.
Che emozione potrebbe nascondersi dietro la porta delle nostre case. Papà, amando, scopre le ricchezze della sua donna, le sue possibilità e, perché ama, vuole che lei le utilizzi per “fare umanità”. Egli non teme che lei s’impegni nella vita sociale ed ecclesiale, perché sente che anche incontrando mille maschi ne conosce solo uno: suo marito, che per lei è l’unico!
La mamma conosce le capacità, i doni del marito e vuole che egli abbia gli spazi “per fare umanità”. Ella sa che potrà vedere mille donne, ma è certa che ne conoscerà una sola: sua moglie. Ella è certa che solo il proprio corpo è capace di parlare a lui. Come tutti i grandi amori anche mamma e papà qualche sera hanno dei momenti di crisi, non sempre capiscono i loro silenzi. Come tutte le donne anche mia mamma spierà tra timori e speranze le pieghe dell’adolescenza di suo figlio. Come tutti i padri anche papà prova sofferenza quando vede diradarsi i clienti dalla sua bottega. Ci guardiamo in faccia in questo crepuscolo tormentato di XXI secolo e ci scopriamo incapaci di generare, incapaci pure di riparare. Perché non abbiamo più tempo per accarezzare!
“L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha unito” – abbiamo letto nel Vangelo. E tutti, in automatico, abbiamo risposto:
“Lode a te, o Cristo”. Poi entriamo a casa ed è davvero una lode a Cristo? Un papà baciava sempre la sua bambina quando rientrava a casa. La bimba un giorno, con le sue manine, stringendo il volto del papà, ha rifiutato il bacio e gli ha detto:
“Bacia prima la mamma”. Ma lui non ha voluto baciarla. Da quel giorno la piccola non ha più permesso al papà di baciarla.
Mi viene in mente un episodio raccontato da Tommaso da Celano a proposito di
Francesco d’Assisi. La notte di Natale, a Greccio, quando venne fatto il primo presepe, Francesco era diacono, perciò venne invitato a cantare il Vangelo. Il cronista annota che, ogni volta che pronunciava il nome Gesù, Francesco si passava la lingua sulle labbra per assaporare la dolcezza di quel nome. Questo “leccarsi le labbra” mi sembra molto bello: che dolcezza il nome della persona amata!
Questo è il vangelo per voi, ragazzi. Che mistero la nostra sessualità. Lasciate che il corpo segua le meravigliose vie della vita. Che meraviglie porti dentro di te! Che stupore! Che rispetto devi avere per i tuoi organi genitali strumenti di comunicazione e di vita, segno della meraviglia dell’amore tra l’uomo e donna. Tanta complessità e perfezione deve darti gioia, suscitare stupore. Contemplati, sta’ sereno e benedici Dio! Lungo i sentieri della vita v’innamorate. Tu, ragazza dai mille sogni, ti scopri conquistata da lui. Rimani incantata. Ti senti sicura di fronte alla sua robustezza, al suo essere “orso”, viaggi forte con la decisione che è in lui. Il suo fare un po’ misterioso ti prende. La sua intelligenza profonda ti affascina. Lo vorresti abbracciare nella sua purezza.
“Don” – mi ha gridato una ragazza una mattina in una scuola –
“lui non mi lascia stare”. “Per forza – le ho risposto – gli mostri solo quella! Sforzati di ragionare, di sognare, di amare e allora ti coprirai”.
Tu, ragazzo dai sogni concreti, ti commuovi. La sua dolcezza ti conquista, il suo sguardo ti avvolge, la sua delicatezza ti fa sentire forte e ti fa desiderare di proteggerla. La sua attenzione, la sua premura semplice e sincera, la sua castità ti prendono. La sua bellezza t’incanta. Non la toccheresti neanche con un dito. Ti basta guardarla e lasciarla libera d’essere così com’è, pura. E’ troppo bella per rovinarla. Come una Madonna di Raffaello.
Vi accorgete… Per imitare gli adulti abbiamo smarrito l’ebbrezza della gratuità e ci è rimasta solo l’ebbrezza dell’alcoll! Nel loro mondo regolato dai petro-dollari, angosciato dai crolli di Wall Strett, retto dalle bilance dei pagamenti abbiamo imparato a infischiarcene di chi sta morendo per fame, di chi monetizza il rischio dei terreni per fare basi militari, sordo al grido del mondo… Ragazzi: come può esplodere la gioia? Ci si lascia vivere. Si fa l’amore con il fatalismo. Senza più stupore, senza più spessore e compiamo le nostre scelte come se spingessimo i tasti di un telecomando: crediamo di scegliere, invece siamo scelti. Si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie, gli incontri frastuoni, i rapporti umani orge da lupanari.
Ogni estate tutti i vip hanno la ricetta magica. Da Formentera a Bora Bora, dalle Maldive a Cuba, dalle Mauritius alla Costa Smeralda su Novella 2000 fanno notizia solo le “esibizioni sessuali e sentimentali” di chi, debole e confuso, non fa altro che alimentare poi la debolezza nei giovani che li prendono come modelli.
Sesso tantrico, seduzioni animalesche, pruriti affabili…ad ogni tecnica una coppia di vip correlata.
La Scrittura Sacra consiglia: uno vicino all’altro, in ginocchio, con lo sguardo al cielo!
Effetti: economico, redditizio, reiterabile. Controindicazioni: non somministrare a chi ha il cervello scollegato.
Buona settimana
don Marco Pozza
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mercoledì 4 ottobre 2006 - ore 00:21
Il bene comune: cos’è?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
AVETE ROTTO LE *****! "Scendete dall’elicottero"
Ovvero...
perchè i giovani non possono innamorarsi della politica
di don Marco Pozza
C’è ci si scopre artista intagliando il legno, chi modellando la creta, chi dipingendo note su di un pentagramma, chi lavorando la terra, chi inanellando emozioni su una tela, chi traducendo in poesia i lineamenti di una donna… chi facendo politica. Certamente! Perché anche la politica è un’arte, “un’arte nobile e difficile” come ricorda la Gaudium et Spes. Un’arte! Il che significa che il politico è un artista. O dovrebbe esserlo! Uomo di genio, poeta di fantasia, naufrago degli schemi di partito e avventuriero della creazione. Non è un hobby, un “secondo lavoro”… è l’esaltazione della dignità della persona umana.
“La politica non mi dice niente. Non amo le persone che sono insensibili alla verità” (B. PASTERNAK, Il dottor Zivago) Mi è tornata alla mente questa frase vedendo le foto nervose della giunta comunale di Padova, della miseria del parlamento italiano, della trattoria davanti alla quale per mesi il premier ha rilasciato interviste, le foto di una classe politica dirigente che ironizza sulla sicurezza di quel Papa che tanto ossequiarono in mesi passati.
“Siamo all’alba del terzo millennio – scriveva
Giorgio La Pira –
e, come all’alba del secondo, vanno a fiorire di nuovo, come allora, i mistici e gli artisti”. E sui muri della Sorbona, nel ’68 gli studenti scrivevano:
“L’immaginazione al potere”. L’artista – mi dice sempre papà - è colui che sa convertire uno strumento in un’emozione. Qui parliamo di scarsità umana… Siamo derisi sul New York Times, vantiamo mezzo mondo di tv piantonate in via Anelli e non ci accorgiamo che ci prendono in giro, ci son pagine di storia, di fede e di cultura che non sappiamo difendere a spada tratta. Vi siete mai chiesti perché noi giovani c’innamoriamo dei cantanti, degli sportivi, dei romanzieri e dei poeti... ma della politica non c’interessiamo più se non per disegnare graffitti e scrivere barzellette? Perché il cantante trasforma una nota in emozione, uno sportivo nel gesto atletico dipinge suggestione, il poeta nasconde musica in una rima… il politico dove suscita emozione? Certo… lo so che oggi il vostro mestiere (mi verrebbe da dire “come il mio” – ma essere prete è una “missione”, invece) è fra i più ingrati e incompresi. Per dieci applausi, venti contestazioni. Per cento consensi, duecento proteste. Un motivo in più per scommettere con noi! Anche se sarà una scommessa in perdita, all’inizio!
Come fare? Noi ragazzi abitiamo nella strada, rompiamo la quiete di una città, bussiamo, sfondiamo ma pochi rispondono! Cresciamo sulla strada, nella polvere dipingiamo sogni, urliamo per le nostre idee. Veniteci incontro! Ma sulla via. Non guardateci dall’elicottero, come usate spesso quando fate l’analisi della situazione. Vi mettete al di là, da bravi, e dite:
“Il mondo va male. Il mondo è frammentato, policentrico, i giovani non sognano…”. Begli slogan che ci girano attorno, di cui vi gonfiate la bocca, che vi rivoltiamo contro, però, perché ci hanno rotto. Questa è la
mentalità dell’elicottero che a noi fa semplicemente schifo. Perché non camminate con noi? Chi siete? Ovvio che noi giovani applaudiamo
Beppe Grillo e voi ne avete paura: perché se un politico non compie bene il suo dovere va buttato giù dalle stesse mani che ne hanno firmato la stima. La storia ce lo additerà come delitto se lasceremo la politica in mano agli avventurieri!
“Il futuro è nelle nostre radici” – ha inciso una penna giovane sull’altalena di un giardino pubblico. Le nostre radici! Che non affondano in un comodo pluralismo come volete farci intendere, ma in un Veneto profondamente cristiano e geloso delle sue tradizioni.
“La più grande virtù politica è non perdere il senso dell’insieme” (E. MOUNIER, Suite francaise). Buon lavoro, politici! Pensate, gozzovigliate o giocate: libertà!
Ma non sparate sui sognatori!
don Marco Pozza
N.B.: Ho detto anche
"pensate"perchè qualcuno c’è ancora che si salva. Grazie a Dio!
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 15:44
Riflessione della domenica
(categoria: " Vita Quotidiana ")
XXVI^ Domenica del Tempo Ordinario "Tangentopoli, sexy-gate e Viale Mazzini"
di don Marco Pozza
Scoppiò Tangentopoli: corruzioni, corrutele dei potere, tangenti sottobanco, furberie. E subito gli esperti gridarono allo scandalo del millennio. Una donna annusò Bill Clinton e fece esplodere il sexy-gate: l’America assopita nello scandalo del secolo. Intercettarono la cornetta di Luciano Moggi e il calcio, immortale per denaro, rischiò di affogare. Sembrò lo scandalo della storia. Scoprirono i veli alle vallette della Rai ed esplose il finimondo: scandalo nei corridoi di Viale Mazzini. Tra avventurieri della politica si aggomitolano nel Municipio di Padova: scandalo per una settimana.
Li chiamavo scandali anch’io questi.
Fino a martedì sera. Valentina, una bambina di sette anni, guarda la tv. Esce un servizio su Padova, la sua città: un muro, dei lacrimogeni, scudi, manganelli, botte e risposte. Si alza dal divano, guarda papà e gli dice: “Uffa,fate schifo. E’ possibile?”. Prende il suo flauto e si nasconde in camera a suonare.
E’ altamente improbabile che un tifoso di calcio si lamenti se l’arbitro è talmente “venduto” o “cieco” da lasciare uno o due giocatori in più alla sua squadra del cuore. Considerazioni negative a parte… quel tifoso ha le idee più chiare dei discepoli. Difatti, perché si lamentano se c’è uno in più nella loro squadra? Esigenze di “cartellino”? In fin dei conti, quando c’è lavoro due braccia sono sempre benedette e non si è mai in troppi a dividere la fatica. Forse, allora, è che siamo in fila per dividere la torta e la fetta promessa diminuisce se aumenta il numero delle bocche… Ma allora questa è gelosia! La stessa gelosia che Il vecchio Mosè ha rimproverato al giovane Giosuè che, rivolgendosi alla guida, pretende subito un interveto di censura:
“Mosè, signore mio, impediscili!”. Ma la risposta di Mosè è folgorante, centra subito la gelosia ed esalta gli orizzonti infiniti di Dio che disegnano paesaggi improvvisamente troppo grandi per la nostra ristrettezza di vedute. Pure Giovanni, l’amico prediletto del Maestro di Nazareth, l’uomo dal cuore profumao di dolcezza…oggi sfoggia un cuore “di provincia”:
“Abbiamo visto uno che scacciava i demoni in tuo nome e glielo abbiamo proibito”. Perché non sempre è facile scommettere sull’inedito di un Dio che non accetta di essere “proprietà privata” delle nostre storie. La sua è una fantasia musicata di misericordia, una fantasia che rompe gli steccati, che infrange il calcolo dell’uomo.
Anzi, di più. Il Signore non disprezza nulla di ciò che è buono e favorisce la causa del regno, persino di offrire un bicchiere d’acqua nel suo nome a chi sempre nel suo nome sta combattendo, genera grande ricompensa. Di ogni piccolo sforzo ha bisogno il Signore nella sua dura battaglia e decisivo è “essere di Cristo”: se non si salva Gesù Cristo tutto è perduto, un po’ come in quel racconto dei chassidim in cui il Rabbi, giocando a scacchi con un manipolo di bambini, dice: vedete com’è importante per tutti la difesa del re, se viene fatto fuori il re è la fine.
Ed è proprio dei più deboli che il Signore prende le difese, egli non tollera il ferimento della sensibilità del credente, specie se piccolo e gli basta un niente per perdere la sua fede.
“Chi scandalizza uno solo di qusti piccoli…”: gelosia alla stato puro l’emozione che viaggia nel cuore di Dio. D’altronde il suo è un amore folle, un amore geloso, un amore libero e tu non sei nessuno per deturpare cotanta trasparenza. Ma chi sono i piccoli? Non certo i bambini…Oggi i piccoli e i deboli sono soprattutto coloro che sono tentati di abbandonare la chiesa perché non si riforma, o che stanno sulla soglia senza osare entrarci, perché troppe cose non vanno o non vengono cambiate. Sono i tanti volti che non appartengono a nessuno. Appartengono alla notte perché
“alla notte le ragazze sembrano tutte belle” (Jovanotti). Son tutti quei volti giovani che ogni tanto emergono, tentano di spiccare voli nella vita, s’infrangono, riprovano. E’ come se ogni tanto esplodessero con lo sguardo alla ricerca di un Volto nuovo. Osservano… ma poi se ne vanno. Si infilano di nuovo nella notte con una speranza in meno e una nostalgia di Cristo in più. Eppure cercano esattamente quello che noi possediamo: una visione a tutto tondo della persona di Gesù. Guarda lo scandalo! Siamo scontati ai loro occhi! Abbiamo perduto lo stupore di un amore che ci ha sedotti, coinvolti, incoraggiati!
D’altronde… Se tu pensi che la salvezza sia uno scherzo – anziché la difficilissima lotta di Dio con le potenze del male – non puoi concepire (e te ne rendo ragione) le durissime parole di condanna nelle quali ogni tanto c’imbattiamo nella Bibbia. Gesù di Nazareth fa la sua tremenda profezia di Isaia in cui si parla di “cadaveri” di uomini ribelli che un “verme” e un “fuoco” divorano e bruciano per l’eternità (Is 66,24). Ma il guaio vero è che di quelle “sciagure che ci sovrastano”, di cui parla l’apostolo Giacomo nella sua lettera, non importa più un fico secco a nessuno: noi continuiamo indifferenti a gozzovigliare e ingrassarci “per il giorno della strage” (Gc 5,1,5). Gesù ci pro-voca, noi dormiamo. Mettiamo le etichette sulle persone: quello lì, so come la pensa. Quell’altro? Che cosa vuoi che dica di buono. Quell’altro? Che pensi ai fatti suoi piuttosto che far prediche agli altri. Va bene, chiuditi pure. Hai ragione solo tu. Non tolleri pro-vocazioni. Solo qualche percotimento di petto in più la domenica, qualche rigo in più nella preghiera dei fedeli. Cambia qualcosa?
“Uffa,fate schifo. E’ possibile?” – rinfacciò la bambina a papà. Prende il suo flauto e si nasconde in camera a suonare.
Scusate il disturbo. Cosa abbiamo letto?:
“Chi scandalizza uno solo di questi bambini…”.
Come la mettiamo?
Buona settimana
don Marco Pozza
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