OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS
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THEN DON’T COME AROUND
CAUSE I’M GONNA BURN ONE DOWN>>
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martedì 3 ottobre 2006 - ore 20:46
I predict a Riot(maker)
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Considerando la teoria dell’INVOLUZIONE universitaria
Considerando che gli artisti Riotmaker sono validi, decisamente
Considerando che mercoledì sera questa settimana vuol dire solo due cose, a Padova: alle 19 apertura Chupitos Club, via Belzoni 51, quartiere Portello, e sapete dov’è, pigroni
...e Banale, club con tessera Arci che conoscete tutti, e piccolo contributo di 5 euro
... che non è un cazzo di niente, pensando a quanto spendete nei locali o in piazza una sera (e io lo so bene)
... che è una giusta spesa per una serata strafiga, quale sarà anche grazie al VOSTRO contributo, sì, proprio al vostro, di voi che state leggendo qui.
... che vi siete sempre potuti fidare dei miei consigli "serali", ricordandovi quanto avete riso, bevuto, ballato e scopato grazie al Pachuca (quello vero, non quella cosa che non hanno coraggio di chiamare con il suo nome ora) ed alla Golena (diamo a Cesare quel che è di Cesare ed a Momo le donne d’altri, ma anche quelle single)
insomma
cazzo
mercoledì sera 4 ottobre, cioè domani se leggete ora, cioè oggi, se è già mercoledì quando state leggendo codesta epistola
VI ASPETTANO. e vi aspetto pure io

... e non ditemi che a Padova il mercoledì sera ha già aperto qualcosa, perché, onestamente, non ho mai gradito gli insulti al buon gusto.
...e, comunque, qualcosa è cambiato. non come nel film con Nicholson.
(martedì) Kais in consolle. sempre lì, al Banale.
I PREDICT A RIOT - KAISER CHIEFS
Watching the people get lairy
Is not very pretty I tell thee
Walking through town is quite scary
And not very sensible either
A friend of a friend he got beaten
He looked the wrong way at a policeman
Would never have happened to Smeaton
And old Leodiensian
La-ah-ah, la la lalala la
Ah-ah-ah, la la lalala la
I predict a riot, I predict a riot
I predict a riot, I predict a riot
I tried to get in my taxi
A man in a tracksuit attacked me
He said that he saw it before me
Wants to get things a bit gory
Girls run around with no clothes on
To borrow a pound for a condom
If it wasn’t for chip fat, well they’d be frozen
They’re not very sensible
And if there’s anybody left in here
That doesn’t want to be out there
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PERMALINK
domenica 1 ottobre 2006 - ore 17:38
Il locale ideale
(categoria: " Riflessioni ")
Ci vuole un po’di selezione all’ingresso. Ci vuole molta selezione. Se è vero che un libro non va mai giudicato dalla sua copertina e che l’abito non fa il monaco, è necessario comunque scongiurare i più ovvi inconvenienti da subito. Meglio fare la figura degli stronzi fin dall’inizio, che trovarsi a lottare contro problemi già "attesi" al primo sguardo, alla prima valutazione. C’è già molto che riguarda la sfera degli imprevisti, per potersi permettere di tenere aperta la zanzariera in piena estate.
Una volta fatte entrare le persone è necessaria una sorta di limbo, una sala d’attesa, un questionario che preceda l’iscrizione. Una sorta di test attitudinale, una scrematura anti-stupidità, anti-personalità troppo complesse da gestire, anti-problemi, sostanzialmente. E’già difficile, per il personale addetto, gestire le proprie personalità. Diffidare, soprattutto, da chi fa troppo il sornione. Da chi esprime falso entusiasmo mentre sulla di loro frequenza si sentono interferenze da radio lontane in modulazione d’ampiezza.
Per chi in tal limbo resta, può bastare un drink di benvenuto. Offerto, perché un drink non si nega a nessuno. Un po’di musica da ascolto, semplice downbeat, sotto le cento battute al minuto. Cose poco impegnative, cose che si sentono tra i dialoghi al bancone del supermercato, luoghi comunque *non* comuni per lasciare intravedere cosa la mediocrità possa far perdere.
Ed è il tempo di gettarsi nell’arena, la famosa "sala grande", quella dove tutti parlano, ballano, fanno festa. Ed è il caso di aspettare ad aprirsi, ad essere disponibili, a pagare da bere, ad offrire ristoro. Le persone si stanno presentando, stanno grattuggiando un po’della loro scorza. Si può cominciare ad intuire un po’di odore di merda, nel sottobosco, ma è l’attesa dell’imprevisto la fase più importante. Cercare di capire esattamente *come* tale imprevisto nasca, attraverso l’evoluzione di certe frasi opportunamente lanciate come esca, come un disco carino di cui molti rivendicheranno la "paternità", come una donna della quale molti rivendicheranno gli umori.
E’allora che si capirà che tipo di clientela è arrivata. Che si parlerà, tra i membri dello staff, di tutti i tipi di umanità pervenuti. Di quelli che si isolano perché non ce la fanno. Di quelli che si isolano per mettersi in mostra. Di chi si dichiara senza soldi e ne ha le tasche piene e di chi non li ha davvero. Di quelli che si sbronzano perché la vita non ha dato loro altro e di quelli che si sbronzano perché, forse, non possono o non vogliono far uscire il proprio ego così, come Natura li vorrebbe. E pure quelli che si sbronzano per fare uscire il vero essere che li abita.
E qualcuno verrà accompagnato fuori a fumare, e lì lasciato con i suoi simili. Altri verranno ingannati con abile opera di disimpegno, consigliati verso altri lidi o abbandonati a loro stessi una volta accompagnati all’uscita. Qualcuno non meriterà nemmeno una sosta nel limbo: una o l’altra categoria potrebbe non meritarsi la controparte.
Altri potranno entrare nel privee. Potranno conoscere le dinamiche dello staff, qualche piccolo segreto, di poca importanza. Berranno gratis, con qualche coupon infilato nella loro tasca, magari per qualche intrallazzo in corso. Si godranno la musica più bella, i divani più comodi, uno spazio sempre libero nella rubrica e nella memoria messaggi di ogni giorno.
Dopo qualche frequentazione, dopo almeno una decina di imprevisti nel privee, i più meritevoli potranno anche entrare in cucina. O nell’appartamento personale, fino alla camera da letto. E non serviranno a loro i buoni drink, perché sapranno come aprire il frigo. Fino a quando, miseramente, i loro guai li faranno tradire. E se se la saranno cercata, la fuga sarà a calci in culo. In barba a qualsiasi legge.
E già sai che le code di paglia fioccheranno. C’est la vie.
Martedì sera Banale, DJ set di Kais.
Mercoledì: preparty @ Chupitos Club, via Belzoni 51, Padova
Mercoledì sera Banale: Riotmaker Night con dal vivo Amari e Carnifull Trio, a seguire djset Faresoldi, ingresso di soli 5 euro. Che, considerando la qualità della serata e le alternative che offre la città, ad esempio quel posto storico la cui musica, ora, fa cagare, è l’unica scelta. E di classe, direi.
Venerdì sera: i Club11 aprono il concerto dei Forward Russia al Covo, Bologna.
BOLOGNINA REVOLUTION - AMARI
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa, scusa ho
solo stupide parole che ti accompagneranno se
mi stai ascoltando, inizio dal fondo, ho
bisogno di silenzio, incondizionabile la scelta dell’assenza,
posso nascondermi dietro
l’alone di una generazione che le rivoluzioni
le pensa sul divano, in sottofondo un disco suona piano e accende
sensi di colpa, c’è qualcuno che li svende.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
Scusa ma devo vegliare
candele da umide soffitte, devo
aggiornare il diario di tutte le sconfitte,
quel gomitolo che poi non userò,
un altro anno un’altra bella sciarpa,
non sarà su quella strada, è troppo presto per
scoprire un sassolino nella scarpa,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
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PERMALINK
sabato 30 settembre 2006 - ore 12:37
La sicurezza ha un ventre tenero, ma è un demonio steso fra di noi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ovverosia: i controlli ai locali avrebbero anche rotto il cazzo.
Fenomenologia della serata di controlli.
Forze dellordine ed organi di controllo si incontrano, come al solito, riunite in piazzetta. Il loro PR di fiducia li invita: stasera ci troviamo tutti lì, cè festa, mi piace pure il dj!.
Costoro prendono e partono, lucidano le macchine, le adornano con strani led blu, come le macchine rumene. Ma i led sono lampeggianti. Montano anche clacson che sembrano sirene, molto in voga ad Ibiza.
La frangia più estremista della compagnia arriva addirittura con lautopompa. Che, per inciso, non è una self-fellatio.
Il PR, però, non si presenta allappuntamento.
Orfani del parcheggio preferenziale e dellingresso VIP, tale agglomerato di persone entra nel locale tentando una sorpresa ad effetto.
Quando entrano loro tutti accendono le luci.
Quando entrano loro, si pronunciano più bestemmie che in un pomeriggio in cantiere.
Quando entrano loro, il divertimento è finito.
Ci sono due modi di reagire, per il pubblico pagante. Il primo è gettare ogni forma di sostanza ricreativa a terra e cercare le uscite di sicurezza, probabilmente per aiutare nel loro compito i signori vestiti di rosso.
In quel caso, beh, si sa che, come si dice nel Nebraska, sono cazzi.
I signori appena arrivati prendono qualcuno, fanno la voce grossa e.. amen.
Ma non è il caso di sempre, nemmeno di ieri.
Laltro caso, infatti, è quello in cui dentro va tutto bene. Non cè troppa gente, ma nemmeno poca. Nessuno si sta picchiando. Tutti hanno la tessera, nel caso ipotetico di un circolo. Non ci sono ubriachi che volteggiano da una parte allaltra della sala cantando riders on the storm. Le porte di sicurezza ci sono, ed in numero cospicuo. La musica è ad un volume accettabile e fuori la gente non si rende autrice di schiamazzi.
Ea questo punto che, per gli "appena arrivati", avviene la vera festa. Chiamano tutti i loro amici, provenienti da compagnie dalle strane sigle: siae, nas, ulss... Nemmeno lUnione Sovietica o la sigla di "bia" avevano acronimi così bizzarri.
La festa è finita, andate in pace. Nessuno entri più, se è uscito a fumare, la musica vada pure avanti. E controlla questo, controlla quello. Loro amano il locale. E vogliono vedere tutto. E se proprio non si trova nulla, beh.. andiamo a controllare le prese di corrente!
Altro che i trainspotters.
Grazie a "casa Dreamers", dove continuano le feste interrotte.
E grazie a "SpritziamociSu" Portini per il bellissimo regalo da Londra.
Un bel dubbio. Stasera Afterhours a Bologna, allEstragon?
Io non voglio più quella compagnia lì, però, eh?!
Una frase che non sempre si può dire.
DEJA VU - CLUB11
I am tired of your sick complaints
Then you always cry like a sort of training
but I am leaving! Yes I am leaving!
It has no sense this game!
set in a cage!
I’m twisting underground!
It’s like I’m living for a long time... now I am leaving!
I say that I leave!
You say “No you can’t!”
People in the street are staring at us…
We are screaming again!
Enjoy the first time you stay with a girl
Cause later sex and fun fade away!
I’m tired of your very loud screams
Of the stupid things you say just trying to hurt me…
There’s no way to hurt me
I say that I leave!
You say “go to hell!”
Don’t run after me my doors are closed now…
Cause it’s over!
Enjoy the first time you stay with a girl
Cause later sex and fun fade away!
Enjoy the first time she says “I love you”
The second time smells like a déjà vu!
Enjoy the first time you stay with a girl
Cause later sex and fun fade away!
Enjoy the first time she says “I love you”
The second time smells like a déjà vu!
I keep on living…I keep on living by my own!
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PERMALINK
venerdì 29 settembre 2006 - ore 13:56
Portini ed Appiani
(categoria: " Sport ")
La "famigghia" diventa sempre più famosa. Non bastava la tv, la radio, i locali, i locali di scambisti e gli orinatoi più "in" d’Europa, ora anche la carta stampata, nella veneta edizione del Corriere. Con buona pace di miss Portini, protagonista indiscussa, e di uno Swiffer nell’articolo citato.
Ha comunque mentito: per un bar dove le offrono da bere, ce ne sono dieci in cui paga lei. Colpa, ovviamente, del "Club del Cavallo".
Per locali tristi che riaprono, ci sono anche nuove, piacevoli scoperte. Quindi la seconda serata dell’Unwound, locale dal nome impronunciabile una volta raggiunto lo stato "bocca impastata", ma pur sempre rock n’roll.
A suonarvele (dai piatti e dai cdj) il "padrone di casa" Checco Merdez, direttamente dalla cantina del Rock On The River di Zelarino, dalla quale riuscirà a muoversi per sopraggiunti limiti etilici attorno alle sei del pomeriggio dopo una non-stop iniziata ieri sera, e due (?) ospiti d’eccezione: il terzo inquilino ed il re del kebab . Ad accompagnarvi all’uscita, come sempre, la vostra scimmietta sulla schiena, tanto domani è sabato.
Ed oggi, sarà l’articolo di giornale, sarà il sole dell’Arcella che la fa ancor più bella, sarà la birra di ieri sera, sarà quel che sarà, sarà perché ti amo, sarà svegliatì è primaverà mi sento un po’sedicenne, con il vantaggio innegabile del fatto che non devo pensare all’acne.
Alla figa penso lo stesso, tranquilli. Ora accendo la Dreamcast e gioco a Crazy Taxi, spero di trovare Sandy Marton barcollante lungo le strade e dargli uno strappo fino ad Ibiza. Come ai vecchi tempi. Non Sandy Marton, la partita a Crazy Taxi.
BASKET CASE - GREEN DAY
Do you have the time
to listen to me whine
About NOTHING and EVERYTHING
all at once
I am one of those
Melodramatic fools
Neurotic to the bone
No doubt about it
Sometimes I give myself the CREEPS
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I’m CRACKING UP
Am I just PARANOID?
Or am I just STONED
I went to a shrink
To analyze my dreams
SHE says it’s lack of sex
that’s bringing me down
I went to a whore
HE said my life’s a bore
So quit my whining cause
it’s bringing HER down
Sometimes I give myself the CREEPS
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I’m CRACKING UP
Am I just PARANOID?
Uh,yuh,yuh,ya
Grasping to CONTROL
So I BETTER hold on
Sometimes I give myself the CREEPS
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I’m CRACKING UP
Am I just PARANOID?
Or am I just STONED
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giovedì 28 settembre 2006 - ore 11:04
You wanna go where everybody knows your name - arrivederci, Naviglio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ultima serata per "il Naviglio". L’uovo di Colombo per una città altrimenti addormentata, grazie a "fortuiti" eventi che hanno costretto chi ha investito due lire in un locale a dover tenere chiuso.
Si ringrazia la giunta comunale per seguire la gioventù patavina così da vicino, nell’intento di guastarle la festa.
Il Naviglio è stata l’ancora di salvezza per chi la sera cercava un po’di divertimento, nonostante le ordinanze contro la musica, il comitato del quartiere Portello, giudicato assurdo dagli abitanti (sessantenni) stessi, i clandestini che una sera, stanchi del curling, si sono cimentati nel lancio delle bottiglie. Qualcosa per non essere troppo tristi tra una vacanza e l’altra, e pure un modo per amare un po’più la propria città. Oltre che la manna dal cielo per i gestori dei bar, si intende, dopo un paio d’anni di polemiche su questo cazzo di aperitivo che dà il nome pure a questo sito.
La tristezza si dipinge sulla Birmania: ecco una diapositiva di Ilaria

e sulle facce dei presenti

E da qui in poi, dal

se ne vedono di tutte, al consueto grido di battaglia del...









Un ringraziamento agli uomini valorosi che colorano le altre notti patavine, quelle passate in casa: i dipendenti di Telenuovo.

Un saluto all’Urioli sposato, a Cinzia from curva Belluno, a Paolo, Ale e al milione di persone che hanno animato il Portello ieri: grazie a chiunque abbia contribuito ad una serata memorabile, per aver sopportato quelle persone che, non molto sobrie, ieri parlavano, bevevano, parlavano, bevevano, parl...
E, per qualcosa che chiude, complimenti a chi è riuscito a chiudere in.. bellezza una prima serata. Sentir dire lasciatemi uscire quasi in lacrime da un ragazzo, con due volanti presenti, quando già le serrande sono abbassate, è indice di grande capacità di gestione.
Come disse pure Morrissey, time will prove everything.
Stasera Rock On The River, in quel di Zelarino: Mojomatics live. In mezzo, tra ieri sera e stasera, solo qualche cliente che vuole tutto subito e paga sei mesi dopo. Bella la vita del libero professionista.
Dopo le 21, però.
COMPRAMI - VIOLA VALENTINO
Se sei giu’ perche’ ti ha lasciato
Se per lei sei un uomo sbagliato
Se non sei mai stato un artista...
O non sai cos’e’ una conquista
Se per lei sei stato un amico
Se non hai lo sguardo da fico
Se non vuoi restare da solo
Vieni qui e fatti un regalo.
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicita’
E’ una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
Se non sai da un film a colori
Portar via le frasi agli attori
Se per te il sabato sera
Non c’e’ mai una donna sicura
Se non hai sulla tua rubrica
Una che sia piu’ di un’amica
Se non sai andare lontano
Dove non ti porta la mano
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicita’
E’ una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
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martedì 26 settembre 2006 - ore 01:01
Puzza
(categoria: " Pensieri ")
Quando penso alla frase "è una stronza", la associo sostanzialmente a tre occasioni in cui viene pronunciata: la prima, quando vieni mollato da una donna e la vuoi infamare, la seconda, quando qualche tuo amico è stato mollato da una donna e lo vuoi consolare, la terza, quando vieni mollato da una donna e gli amici vogliono consolare te.
C’è però un quarto caso: l’amica bastarda.
Nell’amicizia tra uomo e donna, solitamente, l’amica bastarda si incontra di colpo, per caso, dalla mutazione genetica di colei che, solitamente, è tua amica da tempo. Secondo te, si intende. Colei che ha raccolto le tue lamentele, le tue gioie, i tuoi dolori, quelli del giovane Werther e quelli reumatici dell’intero quartiere.
L’amica stronza, generalmente, è l’amica a cui non ti avvicineresti neanche da morto per scopo sessuale. Sì, proprio quella della quale parlando con amici dici, inizialmente, simpatica, in seguito, un tesoro. E, come ovvio epilogo visto il topic, stronza.
L’involuzione di codesta amica, sempre che di amica si possa parlare, nasce solitamente da due fattori, uno sufficiente, l’altro necessario.
La conditio sine qua non per codesto funereo avvenimento è il suo essere pettegola. Nessuna amica può essere stronza senza essere pettegola. Un’amica può essere acida, vendicativa, bastarda, ma non stronza. E trovate, voi, un sinonimo italiano per la parola "stronza". Difficile, impossibile. Pezzo di merda è troppo figurativo, più che figurato. ’Stronza’ ha una storia a se stante, ha talmente poca classe da risultare un aggettivo "privatista", è terribile.
La condizione sufficiente, invece, è l’invidia. Quando c’è di mezzo pure l’invidia, l’amica stronza può diventare pericolosa. In assenza di essa, infatti, l’amica stronza può fare la mafiosa, può provare a rompere i coglioni, ma non ti cambierà la giornata. Resterà solo un essere inutile, piccolo, un errore di calcolo, ricorderai i bei momenti passati con lei e nulla più, se non un poverina, quando le dedicherai una sana sorsata di indifferenza.
In presenza dell’invidia, l’amica stronza si svela pure per ciò che è: la peggiore delle puttane. Quella che la darebbe pure gratis ad un milione di appestati, si umilierebbe sporcando quella parvenza di dignità che, evidentemente con fatica, nelle settimane, mesi, anni precedenti aveva ostentato.
L’amica stronza pettegola ed invidiosa generalmente ha una storia, ha un legame sentimentale, solitamente lungo e ben confezionato. Una di quelle storie in cui lui, a distanza di anni, lava ancora la moto per portarla in giro, o compera i telefoni in coppia, magari quello personalizzato per lei con il calcolo dei giorni fertili pure. Non si sa mai che la stronza rischi di avere una discendenza, pensa l’inconscio di lui.
Ha generalmente molta cura di se stessa, cura presa non nel fiore degli anni, ma nel loro sfiorire. Un trucco abbondante che non riesce a nascondere un viso rovinato, un bisogno di agghindarsi in stile "Moira Orfei" per coprire un aspetto banale, o di comprare qualsiasi cosa per mettersi in mostra almeno con quello, in assenza d’altro.
L’amica stronza ti telefona un milione di volte al giorno, e metà della telefonata è costituita da risate, versi che starebbero bene come abbreviazioni su cellulari o in una chat, pettegolezzi su chi, pochi giorni prima, ti ha presentato come ’i suoi migliori amici’.
Questo, nella tua mente innocente, è visto da te come un segno di stima, di TUO valore ai suoi occhi, e ti senti importante. Sei troppo preso da tutte queste attenzioni per poter capire che prima o poi la trave arriverà nel tuo, di culo.
E così aperitivo dopo l’altro, gita stile famiglia allargata felice con amici di amici di amici, agganci per serate "di gala" o inutili ruffianerie per presentarti il personaggio importante, passi le giornate fiero di un’amicizia che, in fondo, non ti dà nulla. Ma tu, buon’anima, continui ad essere convinto, chissà perché, che qualcosa di buono ci sia in questa persona.
L’amica stronza e invidiosa, solitamente, ha una situazione difficile da presentarti. Che so, lutti in famiglia o simile. Ma quando parla di ciò che le resta, ha solo cattiveria.
Un giorno, avviene l’inimmaginabile. Non sei più solo. Ed entusiasta parli a codesta capra della tua gioia, che lei sembra dividere con te. Ma ti abbraccerà, non sorriderà mai. Guardala bene, quella stronza, perché ti sta rovinando. Con le tue mani. Mettila a conoscenza dei fatti tuoi, esponile le tue angosce quando sei in crisi, e sei nella merda. Fino al giorno in cui, per invidia, si inventerà con la tua donna pure che ci sei andato a letto. Culmine, ovviamente, di una serie di cattiverie a cui assisti impotente, perché mascherate da atti di bontà verso di te, per "salvarti". E quando le chiederai perché si sia inventata simili troiate, ti dirà che non è lei la cattiva, ma quella che stava con te.
Se passate tra Bologna e Ferrara, evitate i centri estetici. Specialmente se lì di fianco, una volta all’anno, ci passa l’entourage del Blasco.
Ma se proprio passate, beh, avrete l’occasione di vedere una persona inutile. Una delle peggiori trasformazioni che dio o un’alga azzurra abbia causato alla materia.
Cristina, si respira un’aria più pulita senza la tua merda. Fatti schifo.
Io mi faccio un Brancamenta.
BLOOD - EDITORS
This wicked city just drags you down
You’re with the red lights, your side of town
Don’t say it’s easy to follow a process
There’s nothing harder than keeping a promise
Blood runs through your veins, that’s where our similarity ends
Blood runs through our veins
Blood runs through your veins, that’s where our similarity ends
Blood runs through our veins
There’s nothing believable in being honest
So cover your lies up with another promise
Blood runs through your veins, that’s where our similarity ends
Blood runs through our veins
Blood runs through your veins, that’s where our similarity ends
Blood runs through our veins
Blood runs through your veins, that’s where our similarity ends
Blood runs through your veins
If there’s hope in your heart
It would flow to every part
If there’s hope in your heart
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PERMALINK
domenica 24 settembre 2006 - ore 16:29
Ars imbucandi et "Nunc est bibendum!" v. 2.0
(categoria: " Accadde Domani ")
Certe serate iniziano come cene di famiglia
Proseguono come cene di famiglia

Si rivelano riunioni di famiglia
Nelle quali incontri amici di famiglia

Brindi con la diligenza del buon padre di famiglia 
Brilli brillo alla religione di famiglia
E noti baci di volti familiari, cioè relativi alla famiglia
Nel tentativo di fare una foto di famiglia

Che venga come si deve, come vuole la famiglia 
Quando è troppo, la famiglia
Grazie ad Enrico e a Teo (spacca)... E grazie a qualche santo, progettista della Toyota, per la collaborazione nel non rovinarmi la festa. Che è proseguita all’Unwound, astro nascente patavino. Finalmente via Fowst ha un parcheggiatore che impedisce ai figli di puttana in loco siti di aprire le macchine. Anche se nessun parcheggiatore sarà mai come Francuzzo, o Lulù che "love" si voglia.
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Checcefrega der parcheggio, noi c’avemo Frank’uzz’oh.
Serata decisamente idroponica, più che idratata. Eppure non c’erano cavallini di strani colori. Per lo meno nella realtà.
Ricordo, comunque, di essermi alzato dal divano di "casa dreamers" alle 8 e 30 del mattino, dopo aver fatto il mio dovere di coinquilino aggiunto, di aver preso la macchina, in precedenza guidata dal fradeo , essere andato a casa e, lentamente, aver ripreso contatto con il mondo attorno alle 18: destinazione Mussolente, festa 55DSL, da ieri brand chiamato brimful of asha on the fiftyfive.
Era una festa ma sembrava una guerra, recitava un pezzo hip-hop che passavamo in radio nel ’93. Per il secondo giorno consecutivo, assistiamo alla novità della fine estate 2006, la free grigliata.
Ma, poiché siamo a una festa "fighetta", c’è più classe nella corsa alla salsiccia. Le persone, inizialmente, non bestemmiano, non inneggiano alla passera, sono vestite con stile. Anche Fish, che indossa la maglia collezione TimTour 2001.
Si notano alcune facce non-note-ma-presto-sì, quelle che magari hanno fatto il tronista da Trony, o l’isolano dell’isolato. Tutti pronti, noi compresi, ovviamente, a posare per la campagna Feel at home.
Formazione: miss Portini -sessanta, me medesimo meco, il nonno, la vecchia . Ed in veste ufficiale, una giorna-bau di Vice, il suo direttore e Stefano di Rocksound.
Inizia così, un po’in sordina, sul palco Montefiori Cocktail, al bar non esistono invece cocktail. La barista della zona-grigliata, però, di cui mi innamoro all’istante, dispensa vino rosso formidabile e birra XXXX. Che, per i profani, non è una bevanda pornografica, né birra di canguro.
L’altro nostro grande amore, la barista bionda, ci regala un calippo di RedBull. Quel frigo aveva qualcosa che non andava. Ed altre bariste, simpatiche, ci regalano la Vodka. La magia del Vokarè si ripete.
E la festa cambia, eccome se cambia. Tra trenini, baci con lingua a casaccio, fotografe spagnole e momento in cui tutti si tuffano in piscina, con telefoni in tasca annessi, diventa uno spettacolo. Anche se la musica è quella che è, la solita magica formula fatboyslim, felixdahousecat bla bla bla.

Ma è festa, e spiace quasi andare via. Grazie a Karina, regina indiscussa del club del cavallo.

E ad Elsa, see ya @ fiberfib next year.
La Rosso-family si sa divertire e sa come fa divertire i propri ospiti, non c’è che dire. Tanto di cappello (o giacca). E ora aspetto di vedere la foto momokaistica nel sito. Un po’temo quel momento.

Parlando di momenti, scatta quello di migrare, destinazione: Romano d’Ezzelino, villa Negri. Maestro di cerimonie il dottor Giovanni Calmonte.

Maestra di bancone, a sorpresa, Valentina. Che ci stecchisce definitivamente, dandoci pure le scorte per il viaggio. Ti amiamo, Vale.

Partenza, direzione Banale. Ma, come in una pubblicità dell’amaro Montenegro, qualcuno ha bisogno di noi a Padova Est. Rapido recupero di acqua (solo per il radiatore, non pensate male) al Greenwich, dove David, Silvia, Sara e Giovanna (bentornata!) hanno appena chiuso bottega. Fuga agli antipodi, poi ritorno in centro: destinazione Banale.
Drink, Brancamenta, SoundPark al bar ed in consolle, Nora al bancone, amici sparsi, where is my mind?
E grazie a chi mi ha accompagnato a casa 
Il coma diurno mi impedisce di andare a Milano a vedere i Rapture, ma se penso che anni fa sembravo uno scafista il cuore mi piange un po’di meno.

Tutti noi abbiamo scheletri nell’armadio e storie da raccontare. E tanta voglia di scopare.
Sarà una caduta di stile, ma è divertente, a quanto ricordo.
Postilla
Sto riascoltando il concerto di sabato scorso. Ed ho le lacrime.
Postilla due
Mi sono messo a fare il trenino su "Tanti auguri" della Carrà. E ho ballato davanti ai wc chimici Dancing Queen. Il bello è che lo stavano facendo tutti. Certi ricordi potrebbero anche non riemergere
IL VINO - LA CRUS
Ma com’è bello il vino
rosso rosso rosso
bianco è il mattino
sono dentro a un fosso
e in mezzo all’acqua sporca
mi godo queste stelle
questa vita è corta
è scritto sulla pelle
Ma com’è bello il vino
bianco bianco bianco
rosso è il mattino
sento male a un fianco
vita vita vita
sera dopo sera
sfuggi tra le dita
spera, mira, spera
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venerdì 22 settembre 2006 - ore 12:48
(The) Last Kiss
(categoria: " Cinema ")
Cinque anni fa circa usciva nelle sale L’ultimo bacio, opera seconda di un allora non conosciutissimo Muccino sull’inevitabilità delle tentazioni. Film (visto "tardi") che a me, uscito da una romana faccenda da terzo (in)comodo, a cui poi si aggiunse un quarto e, per quanto ne posso sapere, pure chissà quanti altri numeri ordinali, "disse" parecchio. Nel cast anche un Marco (Cocci), già salito alla ribalta con Ovosodo e, per quanto mi riguarda, con il suo fantastico gruppo, pronto al quarto album, oltre, per quanto conti, ad essere una persona che stimo.
L’America ci ha dato tanto. Anche solo musicalmente, a me basta quello.
E gioisco, provo piacere quasi fisico, quando hanno bisogno di noi.

Nel "nuovo mondo" è appena uscito The Last Kiss, remake dell’opera principe mucciniana. Il cast è notevole, Zach Braff in testa. La colonna sonora ancora di più: Cary Brothers, Snow Patrol, Coldplay, Athlete, Imogen Heap, Fiona Apple, Aimee Mann, Turin Brakes ed altri.
L’Italia ha vinto, un’altra volta.
E pure Padova, e diciamo anche Limena, ha vinto, con i Pornopilots osannati a Rock Targato Italia. Congratulazioni ad un gruppo che, anche se non vedo dal vivo da tre mesi, è nel mio cuore, nelle mie orecchie e nelle mie giornate e serate ormai da anni, dai locali, alle gite, ai matrimoni imminenti.. e alle dichiarazioni dei redditi!
Stasera festa ufficiale di questo simpatico sito, al Badia di Montemerlo, come ormai usuale. In consolle mio fratello e il cugino acquisito, nonché il dj Pearl. Ed in più altre cose che sapete già: un altro ambiente con musica commerciale, la free grigliata ed il free drink, il concerto della band che suona i successi delle colonne sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill.
E stasera altro importantissimo appuntamento, con Checco "MadeInPop" Merdez maestro di cerimonie all’Unwound, vicino al compagno di vita Piazzale Bernina, vicino a quel tanto amato e compianto Pachuca. Che, vorrei ricordare, non c’entra un emerito cazzo con la gestione che arriva al "Love" al mercoledì e scrive sui flyer "nuova location: Pachuca".
Non confondiamo arte e musica da supermercato. Grazie.
Le tentazioni. Tante. Un po’come i tradimenti. A volte fanno paura, a volte li si scongiura, a volte li si cerca, altre volte si auspicano.
I punti di vista fanno miracoli. A volte, anche la vita.
"L’ultimo bacio": il pezzo più bello della colonna sonora è di strane ragazzotte tedesche.
TU E L’ESTATE - BAM BAMS
Porta via la macchina
prendi la chitarra
porta anche la musica
non me ne frega che sarà
Ciò che voglio è
è stare accanto a te...
Faccio ciò che vuoi per te
Perché mi fai impazzire
Passa a prendermi
E fammi divertire
Ciò che voglio è
è stare accanto a te...
Voglio solo te e l’estate
Tu e l’estate
Voglio solo te e l’estate
Tu e l’estate
Fai cosa ti viene in mente
Io ti do la libertà
Cosa penserà la gente
Non me ne frega una sega
Ciò che voglio è
è stare accanto a te...
Voglio solo te e l’estate
Tu e l’estate
Voglio solo te e l’estate
Tu e l’estate
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mercoledì 20 settembre 2006 - ore 14:55
Pearl Jam @ Palaisozaki - Torino 19/09/2006
(categoria: " Musica e Canzoni ")
(tutte le foto qui)
Tutto iniziò sei anni fa circa, il 20 giugno 2000, quando alcuni baldi giovani dell’allora quartiere Pontevigodarzere di Padova, oggi confluito nel quartiere madre "Arcella", si dirigevano felici, tronfi per i loro biglietti di fila 20, all’Arena di Verona. Tra questi se ne evidenziavano tre. Paolo, che si è sposato qualche settimana fa. Un altro, che sta picchiando sulla tastiera. Un altro ancora, Damiano, amico di sempre, compagno di sbronze, chiacchere esistenziali e musicali.
Paolo lascia perdere il tour 2006 per ferie matrimoniali. Damiano per sopraggiunte spese per concerto di Springsteen.
La wristband numero due del Ten Club finisce al polso di Damiano. Inutile dire chi ancora indossa la prima.
L’arrivo è in pole position, transenna stavolta vicinissima al palco. Con l’uso di qualche stratagemma ed un litigio con una bomba sexy inglese (la gioia di dirle shut up!, sentirsi minacciare dal suo morosetto alto un metro e un cazzo e fargli paura è cosa notevole), mi spingo a ridosso di due gemelle incollate alla transenna (ciao sara, ciao giulia!).

Iniziano, come usuale per questa parte di tour, i My Morning Jacket con una scaletta ridotta e pezzi più trascinati.

Questo gruppo mi piace sempre di più. E, stavolta, succede pure qualcosa di strano. Il cantante annuncia lo special guest, e capire che si tratta di Eddie Vedder non è difficile. Sale e suonano e cantano un pezzo insieme.

La tranquillità della transenna comincia a farsi sentire di meno, sotto le spinte dalle retroguardie, ma poco importa: sono a due metri dal palco, l’audio è ottimo, sto sentendo un gruppo di supporto fenomenale e sto per rivedere la band che più al mondo mi sa dare emozioni.

Manca poco ai familiari primi istanti di Ten, la intro di ogni concerto.
Esce la band, e le mie ossa si rassegnano a morte certa. Sono incastrato tra una quantità imprecisata di persone, poco importa.
E’un attimo, parte Go, ed è il delirio per tutto il pubblico. Il responsabile alla sicurezza del gruppo guarda preoccupato la folla, sperando rispetti il cartello "no pogo" all’esterno del palazzetto.

Che, per inciso, è un capolavoro quanto ad estetica, organizzazione ed acustica.
Poi torna Corduroy, stavolta senza pioggia a farle da cornice, e viene naturale che a seguirla sia Animal.

E’tempo di raffreddare la tensione, ma non le anime: ancora una volta Elderly woman..., giusto qualche minuto tranquillo prima del turno del nuovo album: in rapida sequenza Life wasted

World Wide Suicide

Comatose
Severed hand
Marker in the sand

Parachutes
Unemployable
Big Wave
una straordinaria Gone

Life Wasted reprise

Army reserve

Ed i famosi (in Veneto) "penotti", o pelle d’oca che dir si voglia, si fanno strada sulle braccia all’arrivo di Come back

Scende ancora una volta il globo luminoso e si diffonde un azzurro sullo sfondo, è il momento della PERFETTA Inside job, a mio parere suonata nella sua migliore versione di questi tre live.

Dopo tante "novità", però, si torna al passato. E la band di Seattle sta preparando una sorpresa, attesa in tutte le ultime date.
La anticipa Do the evolution, tra le bandiere di praticamente tutto il mondo. Eddie nomina i vari stati presenti e ringrazia per uno striscione davvero infinito che prende spunto dall’anthem di Neil Young tanto amato dai ragazzi sul palco. E da quelli sotto, aggiungerei.
E’tempo di Rearviewmirror. Abbiamo seriamente paura. L’Isozaki sembra vibrare sotto i colpi di migliaia di fan che non aspettavano altro. E la mia buona volontà di far sentire la canzone agli assenti svanisce: abbassare le braccia sarebbe stato il miglior modo di farsele amputare da colpi, persone, mobili da ufficio volanti.

E’tempo, per fortuna, di una breve pausa. C’è tempo di rendersi anche conto, parlando anche con gli altri, del fatto che la band, forse, è un po’stanca. Intendiamoci: non si vede. Sono carichi, l’esecuzione è anche più "dura" di quella bolognese, ma, usando un termine tecnico, si notano "cappelle". E non tanto nei pezzi nuovi, quanto nei vecchi. Cameron a volte sbaglia gli attacchi, lo stesso McCready, che sembra il più in forma dopo Vedder, semplifica gli assoli che nei giorni scorsi lo vedevano in corsa per un posto tra gli aspiranti guitar hero.
Ma è bello anche così. E’un suono sporco quello che abbiamo sempre amato, e sporco sia.
Torna sul palco la band, parte Jeremy, al cardiopalma. Ma è il famoso minuto scarso di Lukin a far ripetere la sensazione di "guerra" vissuta pochi minuti prima.

Ed è bello pensare che all’inizio del concerto Vedder avesse parlato di scaletta "per portare pace in un periodo di troppa guerra". Finché si tratta di guerra di musica, non vedrei l’ora di mettermi in divisa.
Better man sempre più bella, nonostante un dilettante allo sbaraglio dalla voce da tenore che dietro di me la stona. Non "la canta stonata", la dilania. E canta più forte degli amplificatori. Ho istinti omicidi, per qualche minuto. Specie se non smette di battermi il ritmo sulla spalla. Dopo un’occhiata, smette. Se lo guardavo in modo diverso, forse, c’avrebbe pure provato. Forse non capiva che sono un estimatore delle grazie femminili.
Grazie femminili che fanno soffrire, nei pensieri che nascono ascoltando Black, con un infinito we.. we belong.. we belong together, together, together.

Penso sia durata dieci minuti. E con la band che ci guarda compiaciuta per il nostro tu du du du ecc. (che chi conosce la canzone intenderà sicuramente) perfettamente a ritmo, anche solo con la bassline.
Arriva Tremor Christ, mai sentita prima dal vivo. Ma è Alive, nonostante gli errori di Cameron, ad infiammare il palazzo, ovviamente.

Tempo per un altro break, l’ultimo.
Qualche scarica al cuore
Blood
Even Flow
la familiare cover di Baba O’Riley
ed a chiudere tutto, Indifference

Mike è sceso tra noi, e la tentazione di battergli sulla spalla è stata troppo forte per resisterle, security o non security, dopo che ha passato il concerto in simbiosi con il pubblico, scambiando occhiate, smorfie, gesti.

Ament suona e salta, non con i capelli di una volta, ma con la stessa carica.

E un Gossard rilassato rassicura più con il suono che con lo sguardo

Eddie che ti guarda, ti sorride, ti filma con una cinepresa

si mette quasi in posa per le foto quando ti vede attento con la fida digitale in mano, non ha davvero prezzo.

Soprattutto nello sguardo curioso dopo il decimo "cavallo" chiamatogli, come si vede qui

E poi si esce, si contrattano improbabili maglie "di taglia sbagliata", incontro per caso Glenda di Torino, dopo Frequenze Disturbate.
Via, verso il familiare Giancarlo ai Murazzi, dove, dj a parte, non ci sono facce note. Una piadina, una birra e via, verso un’autostrada costellata di lavori, Autogrill con le scorte finite ed altri inspiegabilmente chiusi. Per fortuna, in tutti quei km un doveroso "Apollo" - post - concerto si trova.
La quiete, dopo la tempesta, non arriva nemmeno tornati a Padova.. alle sei del mattino.

Io, dopo un concerto del genere, non riesco a dormire.
Ed oggi vorrei essere a Torino. Per la festa appena iniziata al Cacao, zona Valentino, con tutta la musica della città (ed oltre) riunita per ricordare "Piero": Fratelli di Soledad, Mao, Meg, Linea77, Medusa, Max Casacci, Samuel, Vicio, Ninja, Bluebeaters, Africe Unite, Mau Mau, T-Bone, Wah Companion, Petrol ed altri.
E per la riapertura dell’Hiroshima Mon Amour.
Amen.
Ho già goduto abbastanza.
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martedì 19 settembre 2006 - ore 11:51
Now here’s the sun, it’s alright! (Lies, lies!)
(categoria: " Pensieri ")
Padova sotto l’acqua, fino a ieri. Pensavo a quel sottopassaggio allagato di Montà, così vicino alla casa dove sto trascorrendo ormai metà delle mie serate (un giorno vi pagherò l’affitto, fratelli), a come è strano guardarlo a volte da un terrazzo, altre volte in un telegiornale regionale. E ripensare al suono delle griglie metalliche quando ci passo sopra con la macchina, cosa che ricomincerà a succedere a giorni.

(grazie ad Elena per le foto)
Certo, un suono di griglia non dà nostalgia, a riviverne le onde sonore in testa. Al limite fa pensare alla scomodità di fare un altro giro, in luogo della tangenziale, senza i giri dalle familiari curve che ormai puoi affrontare in qualsiasi condizione, anche ad occhi chiusi. Il parcheggio dell’Euganeo, dove passi le serate di Sherwood, dove attendevi con ansia concerti a volte memorabili, o i pullman di una squadra rivale da prendere di mira quando eri ragazzino. Un sorriso, ci pensi e passa tutto.

Non passano, però, le emozioni di questi giorni. Sto per affrontare una terza data, e la maggior parte delle persone, come è normale, penserà che sia un maniaco, che abbia del tempo da perdere.
Non ho mai avuto la pretesa di essere visto "come gli altri". Ed è per questo, forse, che capisco chi mi dice che ha il magone, dopo due date, a perdere le successive, chi sente una "sindrome post Costa crociere", chi come me si sta ingegnando per una tappa all’estero.

Perché certe cose non bastano mai, perché la musica fa sì che sconosciuti si abbraccino, perché assieme a quelle di stupore le lacrime dovute all’amplesso di sette note fanno solo star bene, perché una musica può fare veramente tanto, se quando siamo felici ascoltiamo canzoni tristi per provare altre emozioni, perché basta una foto, una parola con "chi c’era" e torna tutto a galla, insieme ad un immenso bisogno di quel qualcosa che entra dalle orecchie e va in metastasi in tutto l’organismo, in te e in chi ti sta intorno. Ed è l’unica droga concessaci, seppur costosa. E non basta mai.
Pearl Jam, Torino, sto arrivando. E tra concerto, "Gianca", Hiroshima Mon Amour spero di rivedere le tue belle facce, città. E non le tue facce di cazzo. Ce n’è già abbastanza.

E per rivivere Verona.. un click qui (grazie a Max dei Canadians per la dritta)
GIMME SOME TRUTH (JOHN LENNON COVER) - PEARL JAM
I’m sick and tired of hearing things,
from uptight, short sighted, narrow minded hypocrites,
all I want is the truth,
just gimme some truth,
I’ve had enough of reading things,
by neurotic, psychotic, pig headed politicians,
all I want is the truth,
just give us the truth,
No short haired, yellow bellied, son of tricky Dicky is
gonna mother hubbard, soft soap me with just a pocket full of oil,
money for oil,
money for oil.
I’m sick to death of seeing things,
by tight lipped, condescending, mommy’s little chauvinists,
all I want is the truth,
just gimme some truth,
I’ve had enough of watching scenes,
of schizophrenic, egocentric, paranoia prima donnas,
all I want is the truth,
just give us the truth,
No short haired, yellow bellied, son of tricky Dicky is
gonna mother hubbard soft soap me with just a pocket full of oil,
money for oil,
money for oil,
No short haired, yellow bellied, son of George-Porgy is
gonna mother hubbard soft soap me with just a pocket full of oil,
it’s money for oil,
no blood for oil,
I’m sick to death of hearing things,
from uptight, short sighted, narrow minded hypocrites,
all I want is the truth,
just gimme some truth,
I’ve had enough of reading things,
by neurotic psychotic, homophobic hypocrites,
all I want is the truth,
just give us the truth,
all we want is the truth,
just give us the truth,
we can handle the truth,
just give us some truth,
share with us the truth,
we’ll give you our truth
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