OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

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DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
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domenica 17 settembre 2006 - ore 16:09
Pearl Jam @ Arena di Verona 16/09/2006 -
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Foto online qui

Il vino e l’Arena, due ingredienti magici per Eddie Vedder. Due ingredienti che mescolati gli fanno dare il meglio. Giusto due giorni per pensare che il concerto di Bologna fosse il migliore visto nella mia vita ed arriva un diluvio universale di pioggia, musica, emozioni, facce a farmi ricredere: ancora una volta la cornice dei miei più grandi sconvolgimenti emotivi è l’Arena di Verona, dove storia passata e capitoli del mio presente si fondono con la magia dei concerti più cari che abbia visto: Pearl Jam appunto (2000 e 2006), Battiato (2003), Radiohead (2001).
Formazione di ieri: Momo, Nicola, Luca, Luca (dido). Due file indietro, a sorpresa, Samantha, pochi posti più in là il romano che era attaccato a noi a Bologna, ancora più in là il mio bassista, che ieri ha festeggiato il suo compleanno anche all’Arena, "er fonico", Marco, e l’immancabile Dido.

La poltronissima della fila 19 che mi accoglieva è servita, per qualche manciata di minuti, più che altro ad ospitare la cerata. Questa volta il servizio di sicurezza nulla ha potuto con il pubblico, complice la pioggia, che è stato in piedi per tutto il concerto anche in platea

My Morning Jacket sempre più convincenti, e il tastierista sempre più anello debole di una band forte, dal suono pieno, che merita di essere vista in un tour proprio, non da supporter. Auspico una data al New Age o simile quanto prima, da vivere in prima fila.

Signore e signori, la migliore band al mondo.
Inizio che aspettavo da sempre: Release. E la pioggia si confonde tra le urla e le lacrime dei presenti. La carica arriva poi con una versione di Given to fly un po’meno convincente di quella di Bologna di due sere fa. Sembrava una canzone conscia del suo importante ruolo: quello di introdurre l’attesissima Corduroy. Naturale l’arrivo di World Wide Suicide con tutta l’Arena a battere le mani a tempo. "Qualcuno" ha provato a ballare. Salvandosi dal cadere grazie alla spalla del vicino di posto irlandese e del dj Bosello. Arriva nuovamente Do the evolution, seguita da Severed Hand.

E’ Love boat captain, però, a confermare la sensazione che ho sempre avuto su Riot Act (che adoro). Un album uscito dopo un altro disco "strano", in un periodo di pessima promozione italiana del gruppo, senza tournee, il cui unico pezzo "sentito" da gran parte del pubblico italiano è I am mine. Io, però, godo parecchio. Torna anche la versione tiratissima di Even flow già apprezzata a Bologna, con un assolo ancora più lungo di Cameron, re incontrastato dell’Arena per qualche minuto, e mi viene da inneggiare ai Soundgarden.

1/2 Full ha solo il compito di introdurre il pezzo che non vedevo l’ora di sentire dal vivo, sogno avveratosi già nel pomeriggio durante il soundcheck: la straordinaria Gone. E l’accoglienza dell’Arena dimostra che i fan questo ultimo album lo amano, parecchio. La mia voce sta terminando, ma non so come torna in una rabbiosa Not for you ed una trascinata Grievance mi fa sperare in un break per riuscire a continuare a cantare in coro.
Ed invece arriva Marker in the sand, suonata meglio dell’altra sera, a mio parere.

E, finalmente, Jeremy. Tutta l’Arena sta cantando, quasi incredula. Il reprise di Life Wasted pt.2 con il suono di organo in sottofondo accoglie una commovente Better Man e le sue mani protese verso il palco. A sorpresa, chiude la prima parte del concerto Blood. Brividi.

Che continuano dopo l’uscita / rientro del gruppo, con l’altra mia preferita di "Pearl Jam", Inside Job, mentre risuona in tutta Verona Life comes from within your heart and desire, che continua a fare eco dentro me.
Eddie tutta la sera legge messaggi già tradotti in italiano. Ma sono sentiti, e si capisce bene quando introduce la struggente Comeback portando i saluti della vedova di Johnny Ramone, genio della cui morte era appena trascorso il secondo anniversario. Ed il testo di "comeback" sembra fatto apposta per questo momento.
Il tributo ai Ramones prosegue con una meravigliosa I believe in miracles, cantata da metà del pubblico almeno, in parte "evangelizzato" dal live alla Benaroya Music Hall, per il resto innamorato di un altro grande gruppo che ha messo parte di fondamenta in almeno metà della musica che oggi veneriamo.
E sono Porch, sempre più bella e carica, e (sigh) Life Wasted a concludere il penultimo blocco.

Sui biglietti dei Pearl Jam andrebbe un disclaimer. Un avviso per i deboli di cuore, un incoraggiamento a scegliere il loro concerto solo per ottenere una degna morte. Sto per avere un infarto recita l’sms di un anonimo qualche fila più indietro. E proprio da infarto è l’ultimo blocco.
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town apre con la giusta "calma" e scalda le ugole del pubblico, incurante di pioggia, umidità e piedi affogati. Una cover di My Sharona ricantata come My Verona prosegue il delirio, come potete vedere e sentire da qui, anche se qualcuno tra il pubblico si è lasciata scappare una bestemmia nel finale, quando arriva l’attacco di una sorprendente versione di Once. L’Arena trema, ma la sua solidità è messa ancora più a dura prova dall’esecuzione dell’anthem per eccellenza: Alive, che fa abbracciare tutti, dopo averli fatti innamorare.

E la musica di Neil Young arriva finalmente all’Arena con una Rockin’in a free world che mette a dura prova la mia capacità di contenermi. Inizio a saltare e cantare come un pazzo, e mi accorgo che svariate migliaia di persone stanno comportandosi come me. Per un attimo ho reminescenze adolescenziali, e l’istinto da stadio mi farebbe voglia di sradicare le poltroncine. Fortunatamente ci ripenso ancora prima di valutare tale opzione e mi godo l’ultimo pezzo, una indimenticabile Yellow Ledbetter con Eddie Vedder palesemente provato dal vino ingerito durante il concerto (e, forse, pure prima) che fa felice il suo pubblico correndo come un pazzo per tutto il palco ed arrampicandosi, non senza qualche "problema tecnico", sulle gradinate più alte, per stringere la mano al pubblico laterale. Invidio un po’Elena ed i suoi vicini. Ma giusto un po’, eh. Il disco di "In the Coliseum" ci accompagna all’uscita, dove si incontrano decine di facce note, dal dj dal nome inequivocabile, Pearl, a Elena stessa, a volti noti patavini.
E dopo un’ora fermi al garage Arena, ripartiamo, giusto il tempo di arrivare in autogrill per mangiare un panino con un signore ed una signorina con cui condividere emozioni in musica.
E poi, accompagnati gli altri a casa, l’arrivo al Banale sulle note di "About a girl". Si parla del concerto con gli Jena, pure loro da Verona reduci.
E il mio fratellino sceglie l’ultimo disco per me (ma anche un po’per lui, che per lavoro ha rinunciato al concerto). Parte Daughter, e canto e ballo come fossi ancora all’Arena. E, forse, al Palamalaguti, dove ho lasciato un altro pezzo di me, che ora gira e fa kilometri. E tra due giorni ne farà parecchi, destinazione Torino.
Un nuovo record di godimento concerto da battere.
Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie.
Solo chi c’era può capire, ma io vi amo. Davvero.
Ed auguri ad una mamma a caso, che oggi di anni ne compie 60, rompe come ne avesse 180, dipinge da 20 ma ne dimostra 40.
FOOTSTEPS - PEARL JAM
don’t even think about reachin’ me, i won’t be home
don’t even think about stoppin’ by, don’t think of me at all
i did, what i had to do, if there was a reason, it was you...
don’t even think about gettin’ inside
voices in me head...ooh, voices
i got scratches, all over my arms
one for each day, since i fell apart
i did...oh, what i had to do, if there was a reason, it was you
footsteps in the hall, it was you, you...oh...
pictures on my chest, it was you, it was you...
hey...i did, what i had to do...oh, and if there was a reason
oh, there wasn’t no reason, no
and if, there’s something you’d like to do
just let me continue, to blame you
footsteps in the hall, it was you, you...oh...
pictures on my chest, it was you, you...oh...
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venerdì 15 settembre 2006 - ore 12:36
Pearl Jam @ Palamalaguti - Casalecchio (Bologna), 14/9/2006
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Foto online qui
Potrei parlare di un meraviglioso mercoledì al Naviglio patavino, con la mia "bar-ila" preferita provata da un gavettone formato famiglia

o di riminesi, rimini, rimini, rimini, rimini in visita guidata al livello epatico della nostra città

Oppure, da "brava" guida turistica, potrei spendere milioni di parole sulla nostalgia assurda nel vedere le foto di Corfù pubblicate, quelle di Ingrid e quelle di Pio, aspettando che Udinesi e Coneglianensi (si dirà così?) provvedano a mandarmi le altre.

Ma oggi la mia testa, il mio cuore, le mie orecchie sono solo per qualcosa di atteso per 6 lunghi anni.. un altro concerto dei Pearl Jam, il primo di una serie di 3 in una settimana.

Concerto vissuto al meglio da me e un’amica-gletta , che ama questo gruppo credo quasi come me, anche grazie ai pass del Ten Club.

Ten Club che unisce ovunque fan da tutto il mondo: Messico, Turchia, Svezia, Inghilterra, America. Tutti per un solo scopo.

E tra le conoscenze casuali all’entra fan club due "idoli" per chi segue il gruppo di Seattle, i ragazzi fondatori di Estupida Fregona, da sempre sito di riferimento sul gruppo, grazie agli inediti, rarità, concerti, foto da loro tempestivamente pubblicati.
Ed una discussione su grunge, musica, gnocca e derivati nasce spontanea con altri innamorati rappresentanti modenesi, mentre assistiamo a come un esagitato possa prima tirare un pugno sul petto al security personale della band, e poi finire sotto i suoi piedi.

Un ragazzo della sicurezza diventa da subito il nostro eroe, salvandoci per tutta la sera dalla disidratazione. E, sentendo i Pearl Jam per la prima volta, se ne innamora pure lui

Ma parte la musica. Il concerto inizia (presto QUI il link per il filmato) con Elderly woman behind the counter in a small town. Dopo aver sentito Long Road durante il soundcheck, credevo in un inizio uguale all’Arena sei anni fa. E invece no: la canzone con il titolo forse più lungo della storia fa vibrare il palazzetto ed i suoi 14000 abitanti
I changed by not changing at all
Small town predicts my fate
Perhaps that’s what no one wants to see
I just want to scream, hello
E spuntano le prime lacrime

Arriva un’energica Do the evolution a far saltare la folla, a scuotere quelle che prima erano solo bocche aperte e mani alzate al cielo
I crawled the earth, but now I’m higher
Twenty-ten, watch it go to fire
It’s evolution, baby
E la carica prosegue con Animal.. Said one, two, three, four, five against one. Per arrivare poi alla prima traccia dall’ultimo album, Severed Hand
Like a tear in all we know
Once dissolved we are free to grow
What is human, what is more?
I’ll answer this when I get home

Ma il palazzo esplode con un sogno che torna ad essere realtà: sentire Given to fly dal vivo non ha prezzo: 28000 braccia aperte verso il cielo, "raised in a V" ma in un modo diverso da Jeremy, ne sono il segno
He floated back down ’cause he wanted to share
His key to the locks on the chains he saw everywhere
But first he was stripped and then he was stabbed
By faceless men, well, fuckers
He still stands
E la carica riprende con World Wide Suicide, che ci ha fatto scoprire come con i Pearl Jam si possa anche ballare. Di gusto.
Medals on a wooden mantle
Next to a handsome face
That the president took for granted
Writing checks that others pay

Rabbia, rabbia, rabbia con una tiratissima versione di Save you da pelle d’oca.
And fuck me if I say something you don’t wanna hear from me
And fuck me if you only hear what you wanna hear
Fuck me if I care,... but I’m not leaving here
E da settimane leggevo, a proposito di pezzi "tirati", di una versione memorabile di Even flow per questo tour. Un capolavoro. Oh, whispering hands, gently lead, lead him away...him away...him away...

Una sola nota e tutti capiscono che sta arrivando la splendida I am mine. - Questa è la mia! - No, è la mia! E ci si guarda in faccia cantando con sconosciuti dalla parte opposta, e sorridendo con gli occhi lucidi.
The ocean is full cause everyone’s crying
The full moon is looking for friends at hightide
The sorrow grows bigger when the sorrow’s denied
I only know my mind
I am mine
Si torna al nuovo album, con Marker in the sand
I feel a sickness. A sickness coming over me
Like watching freedom being sucked straight out to sea
And the solution? Well, from me far would it be
But the delusion is feeling dangerous to me

Green disease riprende la scia di Riot Act.
Well I guess
There’s nothing wrong with what you say
But don’t sell me
There can’t be better ways
Ma uno dei pezzi che tutti aspettano è la splendida Daughter, anche stavolta conclusa con "It’s ok", che Eddie canta in parte in italiano ("Tutto OK"), con il testo in mano. Tutto il palazzo canta
Don’t call me daughter, not fit to
The picture kept will remind me

Si riprende sempre con Alone
I can help myself, don’t talk to me
Per arrivare a Whipping
Don’t need a helmet, got a hard, hard head
Don’t need a raincoat, I’m already wet
Don’t need a bandage, there’s too much...blood...
After a while, seems to roll right off

Ma il momento più toccante, per me, di tutto il concerto, è l’arrivo totalmente imprevedibile di Present tense. Elena la chiama "un regalo". E così è. Lacrime, braccia alzate, brividi, abbracci, Eddie sembra essere tra di noi, lì, sotto, sulle gradinate, ovunque.
Are we gettin’ something out of this all-encompassing trip?

Torna il presente, tornano i salti, con Comatose
Consider me an object
Put me in a vacuum
Free of all conditions
Free of air and friction
Ed il meglio del più "remoto passato" arriva con Porch
What the fuck is this world
Running to, you didn’t
Leave a message, at least I
Coulda’ learned your voice one last time
Daily minefield, this could
Be my time, ’bout you?
Would you hit me?

Il gruppo esce, pronto a rientrare per far estrarre centinaia di telefonini che invano provano a chiamare "a casa" per far sentire la canzone d’amore più bella, cruda e triste della storia: Black
All the love gone bad turned my world to black
Tattooed all I see, all that I am, all that I’ll be
E il "magone" e le urla continuano con Better Man
Memories back when she was bold and strong
And waiting for the world to come along...
Swears she knew it, now she swears he’s gone
She lies and says she’s in love with him, can’t find a better man

Arriva anche il pezzo che mi convince di meno nell’ultimo disco, l’ultimo singolo, Life Wasted, suonata carica e pesante da far per qualche minuto dimenticare anche i propri gusti
Seen the home inside your head.
All locked doors and unmade beds
Ma è solo un assaggio di forza, per una Alive memorabile, sentire il pezzo che ti ha fatto innamorare di una band al primo ascolto, la prima canzone dei Pearl Jam che hai sentito, che hai cantato milioni di volte dentro il casco, in macchina, in doccia e qualche volta anche sul palco di qualche locale vale ogni singolo centesimo speso.
Is something wrong, she said
Well of course there is
You’re still alive, she said
Oh, and do I deserve to be
Is that the question
And if so...if so...who answers...who answers...

Il gruppo esce e rientra nuovamente, con un Eddie con in testa una familiare maschera: la faccia dell’assassino seduto alla Casa Bianca è accompagnata da una giacca luccicante, come le sue rassicurazioni, le sue belle parole del cazzo. Parte Bu$hleaguer, ed Eddie prima, la maschera di Bush poi fumano una sigaretta, che sulla maschera verrà poi spenta.
He’s not a leader, he’s a Texas leaguer
Swinging for the fence, got lucky with a strike
Drilling for fear, makes the job simple
Born on third, thinks he got a triple
E la rabbia continua con Why go?
She seems to be stronger, but what they want her to be is weak

Una familiare cover degli Who, Baba O’Riley, ci avvia verso il finale
Don’t cry
Don’t raise your eye
It’s only teenage wasteland
E tutto viene chiuso da una struggente Indifference. Questa volta senza Ben Harper sul palco.
I’ll swallow poison, until I grow immune
I will scream my lungs out till it fills this room
How much difference does it make
E finisce. Saluti e baci, scambi di contatti, incontri con altre persone di questa community , per poi trovarsi dietro il mixer con qualcuno a caso dei Venerea, dei Pornopilots ed altri padovani. Le stesse facce che sei anni fa affrontavano l’Arena di Verona, più altre.
E i saluti servono a poco se, qualcuno a sorpresa, qualcuno meno, dopo un’ora di coda per uscire dal parcheggio, ci si trova TUTTI allo stesso autogrill.
Una delle cose che più amo dei concerti, finire in autostrada e incontrare "mandrie" di persone con maglie dalla stessa scritta, che hanno condiviso le stesse emozioni, con la stessa (poca) voce, le tracce di stanchezza ben visibili, le macchine con la stessa musica sparata fuori. E dopo un diluvio universale, tornare a casa. E non riuscire a dormire.
Grazie. Il vostro gruppo, soprattutto dopo un concerto del genere, è una delle cose per cui vale la pena vivere. Davvero.
Anche quando non suonate la mia canzone preferita e devo ascoltarla da me.
STATE OF LOVE AND TRUST - PEARL JAM
state of love and trust as i busted down the pretext
sin still plays and preaches but to have an empty court, uh huh
and the signs are passing...grip the wheel can’t read it
sacrifice receiving the smell that’s on my hands...hands, yeah
and i listen for the voice inside my head, nothing, i’ll do this one myself
lay her down as priest does...should the lord be a-counting?
will be in my honor, make it pain, painfully clear, uh huh
promises are whispered in the age of darkness
want to be enlightened like i want to be told the end...end, yeah
and the barrel shakes aimed a-directly at my head
oh help me, help me from myself
and i listen from both sides of a friend, nothing, i’ll do this one myself
myself, myself...
hey, na na na na hey that’s something
hey, na na na na hey that’s something
hey, na na na na hey that’s something
want it back, back to the left, yeah huh uh
and i listen oh for the voice inside my head, nothing, i’ll do this one myself
oh, ah and the barrel waits, trigger shakes, aimed right at my head
won’t you help me? help me from myself, oh...
hmm, state of love and trust and a...
state of love and trust and a...
state of love and trust and a...
state of love and...yeah...woh woh woh
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martedì 12 settembre 2006 - ore 01:25
A recuperar palloni su Mai Speis
(categoria: " Riflessioni ")
La socializzazione, un fenomeno che mette in relazione le persone, le predispone a conoscersi, fottersi, adorarsi, andare in vacanza insieme, fare grosse abbuffate o, nel caso, orge.
I modi di socializzare sono sempre stati molteplici. Esistono contatti cercati e contatti incrociati per caso, conoscenze mediate da "step" intermedi, identificabili come persone "nella catena".
Per un P.R. la socializzazione è essenziale. Qualcosa è nel simpatico addetto alle pubbliche relazioni fin dall’imprinting, ma manca qualcosa, quel quid che porti alla luce quel gene recessivo.
Ebbene sì: il P.R. generalmente è un timidone. E per questo gli riesce spontanea una certa forma di logorrea, per quell’esplosione di "vitalità" che solo chi era un tempo incapace di stabilire rapporti umani sua sponte sente il bisogno di mostrare agli interlocutori. Come quando passi qualche settimana senza vedere un corpo nudo che non sia il tuo e, immancabilmente, appena trovato uno ti barrichi in casa per ore. Senza seppellirlo, si intende, ma facendone buon uso.
Ho pensato per lungo tempo a quale fosse il primo modo di approcciare il "resto del mondo". E per mesi, anni ho avuto convinzioni smontate da una riflessione più approfondita.
Non è merito del gioco della bottiglia. Non avrei più baciato nessuna, né mi sarei avvicinato ad anima viva, dopo la fiatella di tale Deborah. Con l’acca, purtroppo. Quando lo specificava, profumo di cimice sofferente riempiva la stanza.
Non è nemmeno merito di Internet, delle chat. Troppo tarda, come invenzione.
Non è merito neppure delle sale giochi. Le ragazze giocavano solo a Tetris, e a noi maschi quel gioco dava l’allergia dopo le prime sei ore.
Non è stata nemmeno la scuola, e neppure il catechismo. Non tutti abbiamo fatto l’asilo, ma nessuno è stato solo e zitto fino ai 6 anni.
L’origine del coraggio di conoscere il prossimo tuo, di affrontare l’altro sesso, di parlare a sconosciuti sconfiggendo ogni timore nasce da un’esigenza vitale: recuperare il pallone.
Ebbene sì: uno dei problemi fondamentali del bambino, prima di scoprire che Babbo Natale non esiste (perdonate lo spoiler), è quello di recuperare il pallone quando finisce in giardini, terrazze, macchine, mogli (?) altrui.
Nel 50% dei casi non si sa con chi si avrà a che fare, nella restante metà ce la si fa sotto per evitare il vicino bastardo. Quello che batte in garage pezzi di metallo fino alle tre del mattino, quella che batte sul viale vicino a casa ed ha sempre splendide calze, quello che batte ogni record di urla alla consorte dopo pranzo, quella che batte cassa dall’ex marito ogni mese.
Porterò per tutta la vita il segno dell’angoscia degli ultimi cinque metri. Quello spazio che separa il mondo di tutti, o il tuo, dal mondo del vicino. Quella scelta impulsiva che devi affrontare: aprire il cancello di frodo, scavalcare o suonare il campanello?
Tale decisione è motivata da variabili in qualche modo dipendenti l’una dall’altra:
- numero di palloni finiti nel giardino
Sotto i cinque, i problemi, solitamente non si manifestano. Sempre non siano cinque in un giorno.
- tono di voce percepibile dal di fuori
Se i volumi sono simili a un orgasmo di Pavarotti alle terme di Caracalla, desistete. Se le voci sono sovrastate dal rumore di piatti e si odono lontane parole simili a puttana, stronzo o qualsiasi variante di "figlio di...", lasciate comunque perdere. Lì dentro non stanno studiando un musical degli Abba.
- clima
Quando è troppo è troppo. Per cui se piove, se c’è troppo sole, se fa freddo, se si muore dal caldo, evitate. I palloni si recuperano nei giorni medi. Scomparsi assieme alle loro mezze stagioni.
I problemi cambiano con il passare del tempo, insieme alle loro soluzioni. Oggi, se perdi un pallone puoi dire a mamma di avvisare il vicino con un SMS. Discreto, economico, permette di lasciar trascorrere un certo lasso di tempo nella window lancio - perdita - bestemmie - atti di vandalismo sul pallone - restituzione.
E’per questo che è nato MySpace.
A place for friends, hanno il coraggio di chiamarlo. Stocazzo, aggiungerei.
MySpace nasce dalle idee di Tom. Tom voleva essere amico di tutti, ma i vicini non gli restituivano il pallone. Tom ha perso più SuperTele che un intero rione napoletano negli interi anni ’80, tra un latte intero e un Tango parzialmente scuoiato. Tutto questo l’ha decisamente provato.
Tom riceve in regalo un computer e fiuta il bìs-nes.
Pensa guarda qua l’Internèt, tutti questi coglionazzi che si fanno una pagina web in cui dicono cosa amano e cosa odiano. E a nessuno frega un cazzo di loro. Ma ... allora ... sono come me!!!
Tom aveva letto sicuramente il primo post di questo blog, un po’come Prince ha rubato Purple Rain a Gene Gnocchi, ed ha reso possibile l’impossibile:
con una pagina del cazzo in cui parli di te SEI QUALCUNO!
Comunque sia, Tom crea LA community. Una community pessima, che gira a carbonella. Che si inchioda un milione di volte al giorno. Dove i template per gli sfondi vanno a coprire tutte le parti importanti, anche quelle intime della tua ragazza che, stufa di aspettarti a letto mentre diventi amico di Mauro Repetto, decide, per ripicca, di scoparsi la tua intera top 8, mascotte, fanzine ed animali compresi. E sei fortunato a non avere una top 24, nella sfiga.
In Mai Speis passi il tempo ad aggiungere amici, probabili o meno, dalla tua band preferita alla gnocca di turno, agli amici di amici, agli amici di amici di amici. E sparisce la necessità di chiedere indietro il pallone.
L’isolato, la strada, il quartiere? Concetti superati. Su Mai Speis conta solo la tua lista. E che nervi, quando qualcuno arranca nell’autorizzarti a dire al mondo "Pinco Pallino è mio amico!". Quanta ansia per un "Approve".
Forse, stando su Mai Speis sei qualcuno solo per Tom. Ma è già qualcosa: tutto il mondo lo conosce per questa foto

Ogni volta che vedo tale immagine, provo un irresistibile desiderio di gettare un pallone nel giardino della vicina. Magari lei non ha ancora visto il mio spazio.
TURN INTO - YEAH YEAH YEAHS
I know what I know
I know on the car ride down
I hear it in my head real low
Turn into the only thing I ever
Turn into hope I do
Turn into you
I know what I know
Well I know that girl you found
Keep that kind of window closed
She’ll turn into the only thing that ever
Turn into hope I do
Turn into you
Can’t say why I kept this from you
My those quiet eyes become you
Leave it where it can’t remind us
Turn this all around behind us
Well I know
How far I am to keep you out
I’d like to tell you all about it
I know what I know
I know this last time round
I’ll hear it in my head real low
Turn into the only thing that ever known
Only thing that ever knows
I know what I know
I know, ah yes
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domenica 10 settembre 2006 - ore 04:53
See me falling cold as ice, the love inside me turned to ice. Afterhours @ Asolo
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Sarà più giusto dire chilometri o kilometri? Ci sarà forse una componente marxista nella "k", agli occhi di chi legge? O sembrerà forse al subconscio del lettore uno slang adolescenziale da sms?
Poco importa. Il numero di "quella cosa lì" è cresciuto notevolmente negli ultimi due giorni. E i miracoli ed i ritardi "fisiologici" organizzativi hanno voluto che arrivassi comunque puntuale anche a questo tanto atteso appuntamento.
Asolo free festival atto 2: Afterhours carichi, con un suono imponente, una scaletta sulla scia di quella di Urbino, ma.. un altro gruppo sul palco. Forse il più bel concerto degli Afterhours che abbia visto negli ultimi.. 7 anni? Ho perso il conto, ma non il gusto. Un set troppo breve, per me. Nella realtà, il più lungo concerto a cui abbia assistito.
Ma troppo bello, troppo intenso perché il tempo non volasse. Il gruppo felice per un pubblico "adatto", il gruppo che torna sul palco una, due, tre volte, compresa una The long and winding road con Manuel al piano da fare accapponare la pelle. Come del resto, ma sono di parte, una inaspettata Cose semplici e banali ed una "vecchia" Icebox.
E ci sono cose che fanno piacere, quando il signor Agnelli cambia direzione evitando sguaiati fan che gli urlano qualcosa tra l’italiano ed il veneto stretto per chiedere un autografo ed avvicinandosi a te, a far due parole su concerto, amicizie comuni, neovicine di casa. Mentre una felpa Carlsberg rapisce l’attenzione, fino a quando la chiave gira nel blocchetto, teletrasportandomi in Golena, dove every picture tells a story, dove ogni faccia sembra ricordartene un’altra dell’anno scorso. Come in una crittografia di persone, quando ogni singola persona "vissuta" lì, tra il Piovego e le vecchie mura della tua città, è diventata davvero simbolo, simbolo di qualcosa a cui ripensi, quasi sempre con un sorriso, spesso nostalgico.
E’incredibile come una stessa, lunga, strada possa sembrare così diversa, da un giorno all’altro. Quella d’asfalto o la tua.
L’ELEFANTE BIANCO - AREA
Corri forte ragazzo corri
La gente dice sei stato tu
Ombre bianche vecchi poteri
Il mondo copre senza pudore
Vecchie immagini santi stupidi
Tutto lascian così com’è
Guarda avanti non ci pensare
La storia viaggia insieme a te
Prendi tutto non ti fermare
Il fuoco brucia la tua virtù
Alza il pugno senza tremare
Guarda in viso la tua realtà
Guarda avanti non ci pensare
La storia viaggia insieme a te
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PERMALINK
sabato 9 settembre 2006 - ore 15:55
Portami fuori a cena, Baustelle
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Pochi giorni all’impatto con la "mia" musica.

Nel frattempo, Asolo cornice di una bellissima serata con il mio.. quinto concerto dei Baustelle di questo 2006, in mezzo a facce note e meno note. Ed una conclusione nottata tra Spaccone e "casa Dreamers".
Mi fa strano. Mi fa stranissimo sentire parlare di ciò che scrivo, specie da persone che non conosco, con cui non ho mai parlato prima. Ed è ancora più bello sentire parlare di cose che nemmeno tu ricordi di avere scritto, o..
Ci sono cose che non stanno bene in un blog.
E sono adatte a stare in un tragitto in macchina, lungo giusto l’ascolto di un album chiamato "Pearl Jam", partendo da Inside Job per per farla finire nuovamente una volta giunti a Montà. Cantare, pensare, sorridere mentre lunica compagna di viaggio superstite dorme. Del resto, è stata la prima a definire "culla" la mia macchina.
Domani sera, presso "Casa-Greenwich", altresì nota come Greenwich Pub di Curtarolo (PD), dj-set di uno sconosciuto. Alcuni lo chiamano SoundPark. Festeggiamo la non-fine dell’estate a nostro modo, dalle 22.

Chissà com’è andato un esame, stamattina.
E stasera, un po’a malincuore, eviterò i White Rose Movement. Ma mi godrò un altro "quinto concerto" di questo 2006. Di nuovo Afterhours, di nuovo ad Asolo, di nuovo quelle note che non mi bastano mai. Del resto, vedere in due settimane i tuoi gruppi italiani preferiti e la migliore band del mondo per tre volte è uno di quei sogni che posso fare avverare with my own two hands. O anche con una.
CARNE FRESCA - AFTERHOURS
Fai ciò che devi
non guardare mai giù
perchè sei ciò che vedi
se c’è un senso sei tu
E tutto è tranquillo
intorno a te
Sei carne fresca
non so dirti perchè
Ma è dentro te che sei solo
E’dentro te che sei re
Tutto è calmo
intorno a te
Tutto è calmo
intorno a me.
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giovedì 7 settembre 2006 - ore 13:05
Wake me up when September ends
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La mia estate è iniziata presto. Più o meno a metà aprile, vista la chiusura dei locali e lo stato catatonico della nostra ridente provincia.
Primo giro a Nizza: 1, 2 , 3, 4, 5 , 6
Arctic Monkeys in Nonantola
A night in Bologna
Shout out louds in Milano
Secondo giro a Nizza: 1 , 2 , 3
VICE night @ Marina di Ravenna
Terzo giro a Nizza: 1 , 2
Italia campione del mondo
Torino Traffic Free Festival
Benicassim Fiberfib 2006 Festival
Frequenze Disturbate Festival in Urbino
Corfù 2006
Grazie a chi era qui in mezzo, tra una foto, un drink, un disco.
Non mi sembra che la stagione sia finita. Almeno per il clima, la poca voglia di lavorare, le sensazioni. Ma il ritorno a "questa" realtà si fa ogni giorno più pressante, sembra che l’inverno voglia muoversi a spazzar via quanto accaduto in questi pazzi, fantastici mesi. Non credo glielo lascerò fare.
E quando salgono i pensieri basta poco. Una serata con i fratelli ed i Club11 a "casa Dreamers", un giro al Naviglio, "sconfinando" per una birra.. bionda ed un film in divano, nel relax più completo, naturale ed indotto.
E, soprattutto, una canzone in grado di cambiarti la giornata. Uno di quei pezzi stile salvaluomo, che dovunque io sia, in coda in riviera del Brenta, in autostrada, mentre vado a fare la spesa o quando cerco un parcheggio mi fanno sentire macchina e "pesi" di ogni giorno più leggeri. In attesa del 21 ottobre al New Age, quando le vedrò dal vivo.
E oggi, dopo 6 anni d’attesa, posso finalmente dire che tra sette giorni esatti rivedrò i Pearl Jam. E che, se qualcuno ne ha bisogno, mi chieda: ci sono biglietti.
Vita impossibile, senza musica.
Stasera: Spritzstock @ golena s. massimo, padova
Domani, venerdì 8: Amari live @ parrock festival, montecchio maggiore (vi) + Baustelle live @ Asolo, pornopilots live + spritzstock
Sabato 9: Afterhours live (concerto per beneficenza) @ Asolo (tv) + pornopilots live @ spritzstock. O White Rose Movement ad Ancona. Decidere è dura.
PULL SHAPES - THE PIPETTES
Dance with me pretty boy tonight
Dance with me and we’ll be alright
There’s a whole floor before us, just for you and me
So follow my lead and we’ll one two three
Pull shapes!
I like to Disco
I like to Rock ’n’ Roll
Well I like to Hip Hop
You can do it all
Just don’t let the music fall
Pull shapes!
I lead with my left hand
I stomp with my right foot
Well I just want to freak out
I just want to move
I don’t care what the song’s about
Dance with me pretty boy tonight
dance with me and we’ll be alright
There’s a whole floor before us, just for you and me
So follow my lead and we’ll one two three
Pull Shapes!
Is that a drum beat?
(Pull shapes)
And is the bass sweet?
(Pull shapes)
Well then the rhythm is complete
So get up on the floor
It’s time for you to move your feet
Dance with me pretty boy tonight
Dance with me and we’ll be alright
There’s a whole floor before us, just for you and me
So follow my lead and we’ll one two three
What do you do when the music stops
What do you do when the music stops
What do you do when the music stops
What do you do when the music stops
Pull shapes
Clap your hands if you want some more
Pull shapes
Clap your hands if you want some more
Pull shapes
Clap your hands if you want some more
Pull shapes
Clap your hands if you want some more
Clap your hands if you want some more
Clap your hands if you want some more
Dance with me baby boy tonight
Dance with me and we’ll be alright
There’s a whole floor before us, just for you and me
So follow my lead and we’ll one two three
Pull shapes!
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mercoledì 6 settembre 2006 - ore 03:08
FiloFax - un’agenda che vale un tesoro
(categoria: " Riflessioni ")
Recitava il titolo di un vecchio film con James Belushi.
Il segno inequivocabile del passaggio tra adolescenza ed età adulta è lo stile del bisogno. Bevande alcoliche, sostanze stupefacenti, sagre paesane e gastrite mutano le necessità della persona.
Da giovane, senti un impellente bisogno di mettere per iscritto solo le stronzate, da "grande" OGNI stronzata necessita traccia. Un po’per sbadataggine, un po’per memoria, un po’me l’aspettavo.
Da giovane chiami il tuo giornale di bordo "diario", da "grande" lo chiami "agenda".
I più grandi studiosi di agende al mondo suddividono le suddette in tre macrocategorie:
- agenda tascabile
La sua aspettativa di vita si aggira tra i 3 ed i 9 mesi. L’agenda tascabile viene per lo più utilizzata come rubrica telefonica, appoggio per frasi carine da colleghi, amici, scippatori ed appoggiabicchiere d’emergenza.
- agendona da tavolo
Aspettativa di vita: da 1 a 5 anni. Con il rischio di ripresentarsi ad ogni 2 febbraio dal dentista, domeniche e colpi di Stato compresi, o riscoprire una rinnovata fede cristiana nel festeggiare il Natale tre giorni prima.
- agenda, e che cazzo
FiloFax, Mont Blanc, Lidl, Cassa di Risparmio di Orbetello e Mezzolara. Aspettativa di vita intorno ai 4 mesi. Poi ci si rompe i coglioni.
C’hanno provato, i signori dell’elettronica. Hanno inventato gli organizer prima, i palmari poi, le agende per cellulare come "contentino". Nulla, però, può sostituire un’agenda cartacea, almeno in appoggio. Nemmeno un palmare in carbonio sincronizzato con il computer, il decoder del digitale terrestre, il ciclo mestruale della moglie, un gruppo di beoni monaci trappisti e gli orologi della propria banda di teppisti.
Nella propria borsa, sul proprio tavolo da lavoro, in mezzo ai fotomontaggi osceni ed ai libri di Harry Potter non può mancare un’agenda, fedele compagna di vita, memoria sostitutiva, fonte di ricordi felici e non negli anni futuri, utile aiuto al RIS o per gli amici di Grissom se un giorno verrete coinvolti in un fatto di sangue.
Non c’è spazio, in un agenda, per i testi delle canzoni. Quelle lasciamole alle Smemo, ai diari (cfr apposito blog celebrativo), ai muri dei bagni pubblici, ai blog di strani personaggi in cerca di editore.
Nelle agende stanno le cose serie. Quelle che, per decisione di qualcuno, sembra debbano per forza svolgersi tra le 8 e le 22. Le restanti ore sono spesso righe bianche, inquadrabili nell’orario solo da note da scrivere di proprio pugno. L’alternativa garantista, per chi ha un’agenda, è il coprifuoco tra le 22 e le 8, promosso da una bizzarra setta di adoratori delle Agende dell’Ulss di Padova negli anni ’80.
Ogni appuntamento, dalla piega da Ugo&Sabrino, alla consegna di codici di lancio per missili nucleari a Georgy Porgy, al cliente depravato delle cinque viene documentato, indicato con assoluta improbabile certezza temporale. Nel senso che piove sempre.
Parafrasando le leggi di Murphy, ogni orario viene indicato in anticipo in una agenda per essere più facilmente soggetto a slittamento.
Gli orari non indicati corrispondono spesso ad appuntamenti persi, dimenticati, ignoti, come in un vecchio pezzo di Josè Feliciano, che cantato dalla brunetta dei Ricchi e Poveri aveva tutto un altro fascino, sia inteso.
L’uomo, però, è un eterno bambino. Fonti molto vicine all’Istat rivelano che la durata media della serietà sull’agenda si attesta tra i due ed i tre mesi. Passati i quali, generalmente, iniziano a farsi vedere sulle pagine i primi segni di cedimento.
La top five dei simboli più frequenti nelle agende, classificati per generi
5 emoticons e frecce verso l’alto o il basso
Tutti abbiamo sognato, per almeno un secondo nella vita, di essere un astrologo famoso. Chi di noi non ha mai fantasticato di sapere fare i bioritmi con il solo pensiero? Nella nostra agenda ci è concesso tutto. Nessuno ci punirà se prevediamo il nostro umore "del giorno" con un ritardo di una settimana. E quando smetteremo di farlo potremmo smetterla con quelle pillole colorate e le voci nella nostra mente che ci implorano di uccidere i lavavetri.
4 piccole caricature
Hai capito che qualche figlio di puttana legge la tua agenda? Hai un amico col doppio mento? Un’amica procace? Bene. Nessun nome parla meglio di un segno di riconoscimento. E tra tre anni anche tu bestemmierai copiosamente, cercando di ricordare chi fosse la misteriosa tritette.
3 disegni di cibi
Utili al calcolo delle calorie e al lavoro del tuo dentista, sono anche molto comodi per capire quante cazzate si segnino sulle agende dopo un paio d’anni, quando si procede ad una nostalgica ripassata degli anni trascorsi.
2 simboli fallici od opposti
Quale miglior modo di ricordare un amplesso (o un ci sono andato vicino!) con un ideogramma? Il ritorno allo stato primitivo (di Manduria) è uno dei primi segni di schizofrenia. O, comunque, di schizzo.
1 palloncini rossi
Ebbene sì, la più votata tra le allegorie da agenda è proprio lei. Osannata da uno spot televisivo che l’ha consacrata regina indiscussa delle agende, si presenta per brevi periodi, con cadenza più o meno regolare. Forse un lungo compleanno, si chiedono le aquile spione. Iniziate a preoccuparvi quando la voglia di gavettoni sembra svanire. Dall’agenda, si intende.
Diffidate, inoltre, delle agende con ricambi. Oltre al costo medio di un semplice ricambio, collocabile nella fascia di prezzo di una rètina usata ma tenuta bene, dovete considerare il fattore P, come ’pigrizia’.
Fattore per il quale comprerete il ricambio "settegiorni" (mutuato da The Ring) solo ad estate inoltrata. Cercando, tra l’angoscia e le imprecazioni, di ricordarvi che cazzo abbiate combinato nei sei mesi precedenti.
Scusate, ma ho un impegno. E’da dieci anni che mi aspettano per il tagliando allo scooter, non credo sia il caso di farli aspettare oltre. Domattina voglio proprio essere il primo ad arrivare all’officina.
Del resto, sono sulla loro agenda. Nera.
I WANT YOU TO STAY - MAXIMO PARK
I rewrite my life beneath the moonlight,
Please hold me now till my breath runs out,
There are many things that I am not,
But there’s one thing that I cant deny
A double bluff you fed me lines,
The shortest cut you’re searching for,
A mesh of tones surround your eyes,
I wish I knew how it came to this
I always said you could rely on me,
Now it seems that I was wrong,
I want you to stay,
I want you to stay with me
Cos nothing works round here,
Where cranes collect the sky,
I long for the neon signs of night,
Cos nothing works round here,
You know the way I feel,
Can you remember what we had?
Why do you think I over take?
I speak to you and you say no,
A camera runs just to collect,
I wish I knew how it came to this
The lies we tell are bound on film,
And you start to push your lips to mine,
Outside my room you closed your eyes,
And in the end it came to this
I always said you could rely on me,
Now it seems that I was wrong,
I want you to stay,
I want you to stay with me
Cos nothing works round here,
Where cranes collect the sky,
I think of your face at night,
Cos nothing works round here
You know the way I feel
Can you remember what we had?
As time gets more compressed,
You’re always my reminder,
A lifetime disappears,
Can you remember what we had?
As time gets more compressed,
You’re always my reminder,
You’re always my reminder
You know the way I feel,
You know the way I feel
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lunedì 4 settembre 2006 - ore 16:00
Forza Francesco
(categoria: " Cinema ")
perché se non ha vinto lalcool, se non ha vinto la depressione, se non ha vinto lostracismo non è il caso che vinca una stupida caduta.
per una volta, è giusto che a vincere sia tu, perché un coma non vale un briciolo delle opere meravigliose che partorisci. forza.

SARAPER TE - FRANCESCO NUTI
E se il tempo passa
Sarà per te
E se non è mai presto
Sarà per te
Se ho sbagliato e riprovato
Sarà per te
Se quando sono solo
Ho paura, ho paura a star con te
E se qualcosa resta
Sarà per te
E se un sogno resta
Sarà per te
Se adesso sto cercando
Di capirti fino in fondo
E non mi accorgo che
Rimango troppo solo
In mezzo al mondo
Ma quando son sereno io
Non posso fare a meno di pensare
Mamma mia che fortuna che ci sia
Sarà, sarà, sarà, sarà, sarà per te
Tutto quello che è stato
Sarà per te
Adesso vieni fuori
Che io mica ti conosco
O forse lascia stare
Che mi sembra ancora presto
E se il cuore batte
Sarà per te
E se mi sento forte
Sarà per te
E adesso nel silenzio io
Ti prenderei per mano
E con un bacio raccontarti
Che mi manchi che mi manchi
Sarà, sarà, sarà, sarà, sarà per te
Tutto quello che è stato
Sarà per te
Adesso vieni fuori
Che io mica ti conosco
O forse lascia stare
Che mi sembra ancora presto
Sarà, sarà, sarà, sarà, sarà per te
Tutto quello che è stato
Sarà per te
Adesso vieni fuori
Che io mica ti conosco
O forse, forse lascia stare
Che mi sembra ancora presto
Sarà, sarà, sarà per te
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lunedì 4 settembre 2006 - ore 01:24
Afternoons and coffeespoons
(categoria: " Pensieri ")
Arrivare a casa presto. Un concetto molto relativo, vista la percentuale di persone che adesso già sta dormendo. Un concetto strano per chi fino alle 3 e mezza o 4 difficilmente prende sonno, anche ricorrendo a enzimi morfeistici quali televendite Eminflex o repliche di "Un medico in famiglia".
La sveglia è puntata ad un orario ad una sola cifra, un sette che un po’infastidisce. Quello che al resto del mondo sfugge è il pensiero malsano che in queste sei ore circa una parte del mondo resta sveglia, e con essa i pensieri che viaggiano, verso di lei o verso la sua sorella dormiente. Sembra di perdere tempo, a dormire. Sembra che il tempo sia troppo poco. Sembra che sia il caso di viverla fino all’ultima goccia, perché un giorno potrei avere sete, perché non ti va di smettere di sorridere, facendo scontrare la tua giornata con la federa di un cuscino.
Un weekend che ha funzionato da catapulta.
Catapulta verso Milano, con tante cose diverse, cose che cambiano, gente conosciuta e facce nuove, facce diverse di una stessa medaglia anche nelle persone, bicchieri diversi da imparare a tenere in mano, visi nuovi a cui riferirsi da un aperitivo di pesce crudo all’ultimo rhum.
Catapulta verso Padova, con test alcolemici che si rompono in piazzola, porte che si aprono per fare uscire teste assonnate, parole rotte dalla stanchezza, confessioni volate, palpebre schiacciate, messaggi fantasma.
Catapulta verso quel posto lì. Quel posto dove sei cresciuto, sotto certi aspetti e per un certo periodo di tempo. Quel posto abbandonato con rapidità, di colpo, per digerire quell’ovosodo fatto di pazienza esaurita. Verso le facce del coro, impostate per dimostrare chissà cosa a chissà chi, orfane anche di un pubblico immaginario. Verso gli sguardi basiti dei troppi "farisei", giovani porci, rossi in faccia, neri in testa, sporchi e basta. La patria del coglione con il colletto bianco ed il vizio del canto, pronto a dare dei coglioni alle pecorelle smarrite per un cilindro di tabacco. La patria delle parole sussurrate per preparare il terreno alla sagra del cattivo gusto. La patria di tante finte strette di mano. Ma anche la patria di alcune persone che è bello rivedere, salutare dopo mesi, anni. Di chi ha meno capelli ma la stessa faccia da cazzone, di chi sembra sempre uguale, di chi non si fa più vedere, di chi ti dice che è aggiornato sulla tua vita perché ha deciso di "leggere" le tue stronzate ogni tanto.
Ed allora scusate se non vi ho stretto la mano, e se quando lo avete fatto voi vi ho mandati a cagare. Pochi, maledetti ed utili vaffanculo alle fortunatamente poche brutte facce presenti, nella giornata in cui una vecchia amica ed una persona splendida si sono sposati. Entrare in un edificio di mattoni con una croce sopra non mi è cosa abituale da tempo. Ma entrarci per Paolo ed Elisa vale ogni sforzo, ogni ora di sonno persa ed ogni corsa per la regione in macchina, recuperando il ritardo accumulato.
Elisa e il campo delle panchine, Elisa con cui vai in vacanza un anno in Sardegna, Elisa in difficoltà, Elisa felice, Elisa con Paolo, Elisa sposata con Paolo.
Paolo cantante, Paolo per le estati tra concerti, sagre, giardini, casa momo con Jack Daniel’s e film fino ad ora tarda, Paolo al concerto dei Pearl Jam all’Arena il 20/6/2000, Paolo che ti dava le scarpe da Footlocker, Paolo grande uomo, Paolo sposato con Elisa.
Tanti anni, tanto tempo, eppure mi sembra davvero ieri. Uno "ieri" un po’invecchiato, a rivederlo ora, tra le mani che lanciano il riso. Uno ieri che ti lasci alle spalle, ma non così tanto, tirando fuori le chiavi della macchina.
Catapulta verso Vicenza. E pezzi di Padova anche a Vicenza, tra un negozio Mod ed un’esposizione in porta Padova, guarda caso.
Catapulta verso Mestre. E forte Marghera 7 anni dopo il concerto di Gazzé. Con meno zanzare e più gatti, con la rivincita dei suoni che l’estate padovana aveva soffocato solo nei grandi altoparlanti, a giudicare dalla risposta del pubblico, che sembrava non aspettare altro.
Tante facce conosciute, una pista che si riempie con le stesse schegge che fanno vibrare insieme le travi e le tue sensazioni, gli stessi pezzi che ti fanno godere all’ascolto tra le tue quattro mura, tra le tue due auricolari. Metà pubblico che canta "Orange drunk", l’altra metà incuriosita a ballare, Rebellion a suggellare tante cose, forse anche a ricordare che sta finendo una parte di una stagione che dura da molti, molti mesi.
E la testa viaggia, catapultata a sua volta verso casa "dreamers", per poi scontrarsi di nuovo con il letto, con la casa dove passerai la giornata, prima di buttarti al Gigapalluusa, dove ricevi una fantastica busta con l’invito a un certo matrimonio. E che fa parecchio, parecchio piacere.
Tornare al Greenwich dopo quasi un mese, poi, è stato naturale. Gli occhi vorrebbero chiudersi. Io no. Forse sono ancora a Corfù.
Top five per Paolo
5 Duran Duran - Come Undone. Il primo pezzo suonato dai Poker P
4 Ke - Strange World. Per un album che, a dispetto del singolo, faceva schifo
3 La Crus - Come Ogni Volta. Per le urla con i Supertele, tra una birra e l’altra
2 Pearl Jam - Long Road. Per l’inizio del concerto all’Arena
1 Ride - Time machine
Waste no more energy
No more time
Step into the time machine
Aboard this flight
Time to go
It’s sad that you’re not here
To open up your eyes and....
watch me dissapear
Carried away
Imaginations are running wild
Losing control
I’m landing back this year
Did I ever move?
Did I dissapear?
If I could move through time
I’d go back and put it right
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giovedì 31 agosto 2006 - ore 14:10
Centomila volte Birmania
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Onestamente, me ne sono sempre fregato del contatore visite. Almeno del "numero", delle decine di migliaia, delle migliaia, eccetera: ho modi migliori per occupare le mie giornate.
Ammetto, però, che fa piacere sapere che qualcosa di ciò che scrivo o di ciò che si può trovare qui dentro attiri persone, che nonostante la mia (b)logorrea tornano qui spesso e, forse, volentieri, nonostante io non abbia le tette di Selvaggia, non sia apparso in televisione se non come "garzone di bottega" (e comunque anni fa), non abbia un cognome famoso o una canzone che fa cantare adolescenti con la bava.
A tutto questo si aggiunga il fatto che una delle persone che fanno parte, per fortuna, della mia vita di ogni giorno ci teneva a tagliare il traguardo (o, per dirla ASuoModo, saltare la bandierina) dei 100000 visitatori. E la sua costanza, l’insonnia foraggiata da RedBull e le soffiate in MSN l’hanno premiata. Ed ora spetterà a me trovare un premio per mademoiselle Birmania, da alcuni conosciuti come Ilaria, dagli spritzini come elila. Colei che dal 1/6/2005 si è trovata a lavorare o ad andare in giro con il sottoscritto per motivi vari e, spesso, subsonici. Ma anche colei con cui faccio chiaccherate di fronte alle nutrie del Piovego in notturna, cerco sigarette a Jesolo ad orari improbabili e, soprattutto, a km dal distributore, vado a concerti lineistici 77ici, bevo cocktail potentissimi e vietati in molti Stati per tasso alcolico molesto e ne invento altri, come l’ormai arcinoto "momo": gin, lemon, spruzzo di Brancamenta.
Abile snowboarder, giocatrice di SuperMarioBros, paziente impaziente del Pronto Soccorso durante i concerti dei Colder, nonché impeccabile barista dei miei abituali banconi di ritrovo. Il mio fegato, un giorno, maledirà anche lei. Nel frattempo, festeggiamo.
Voglio ricordarla così, la sera del 27 aprile al Pachuca, nell’ultima notte con i nostri due simpatici amici musicanti e festaioli, in una sua consueta espressione seria e turbata.
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E dall’alto di tutte queste visite (superiori a quelle dal medico) mi sento anch’io di esternare cose non politically correct, per esempio:
- 3MSC fa cagare, soprattutto quella fastidiosa voce fuori campo
- i Nirvana sono sempre stati sopravvalutati. C’è di meglio nel grunge, quello vero
- lultimo album di Gianna Nannini che tutti sembrano venerare è inascoltabile. Sempre secondo il mio modesto parere
- ieri al Naviglio ho perso qualche diottria
- domani sera sarò in quel di Milano, a questa simpatica festa

- il mio myspace sta diventando presentabile. Grazie kais!
- i miei ormoni sentono la primavera anche il 31 d’agosto
- la donna d’altri è tale finché lo decide lei
- sabato sera sarà un delirio
Tornerò sano, un dì. Sempre che lo sia mai stato.
HEY MAN (LA TUA DONNA MI FA IMPAZZIRE) - STEVE ROGERS BAND
Dov’ è??
Da dove viene?!?
Che mestiere fa?!?...
... Cosa le piace ...
... e che macchina ha ...?!
Cosa fa ...
dove va di sera ...
... in quale bar ...?!
E se fa ginnastica ...
... in che palestra va?!?!
Uhuhuh ... anche tra mille donne
so che la riconoscerei ...!!
Hey man, la tua donna mi fa impazzire!!!
Hey man, la tua donna mi fa star male!!!
Uhuhuh ... anche tra mille donne lei!!!!
Chissà
che cosa dice ...
... se mi pensa un po’ ...?!
Se ti tradisce ...
... oppure no ...?!
Io per lei vado giù di testa
anche se ci sei tu!!
Se mi parlasse di sesso adesso
non mi controllo più!!!
Uhuhuh ... quando ti guarda morde!!!
... fosse mia me la mangerei!!!!!!
Hey man, la tua donna mi fa impazzire!!!
Hey man, la tua donna mi fa star male!!!
Uhuhuh ... che sogno ... che libidine ...
Hey man, la tua donna mi fa impazzire!!!
Hey man, la tua donna mi fa star male!!!
Hey man, la tua donna mi fa impazzire!!!
Hey man, la tua donna mi fa star male!!!
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