OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS
FANPAGE (Facebook): Momostock
BOOKING: momo@allagrandissima.com

il mio MySpace:
<<IF YOU DON’T LIKE MY FIRE
THEN DON’T COME AROUND
CAUSE I’M GONNA BURN ONE DOWN>>
Ben Harper
WEB: www.allagrandissima.com
EMAIL: momo@allagrandissima.com
MYSPACE: www.myspace.com/momostock
BUZZ: byebyebombay.buzznet.com
SKYPE: marcomomo
(questo BLOG è stato visitato 173254 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
mercoledì 30 agosto 2006 - ore 02:29
No! non è successo niente, la vostra casa è là! E nessuno ve la toccherà
(categoria: " Pensieri ")
Nel cassetto magico è appena entrato The Bends. Il tempo di arrivare al materasso e Planet Telex si propaga nella stanza, riempie ogni spazio vuoto e fa vibrare lenzuola. You can force it but it will not come, you can taste it but it will not form. Chissà cosa pensavo, una volta. E’difficile ricordarlo. Quello che mi veniva in mente mentre stavo davanti allo specchio, prima di uscire. Quello che credevo avrei fatto durante la serata. Quando mi chiedevo a cosa servissero quei biglietti stampati, a pacchi sotto la sella, da dare agli amici per invitare gente al "palazzo". Oltre che a millelire in tasca. Quando conoscevo ogni angolo di bancone di locale dove appoggiare kili di cellulosa. Col sorriso, però.
But who are my real friends? Have they all got the bends? Am I really sinking this low? Faccio fatica a vederla normalmente. Ora che tutto sembra così chiaro, ora che mi sembra di aver scoperto una catena che lega un ragazzo in una stanza che si chiede dove "metterà i dischi" dopo un mese, un altro che si mette a posto la casa mentre decide in quali posti arriverà portando con sé gli altri anelli della catena, una ragazza in attesa di informazioni su dove servire cocktail e riempire secchi di ghiaccio.
They’re the ones who’ll hate you when you think you’ve got the world all sussed out. They’re the ones who’ll spit on you, you’ll be the one screaming out. Locali che chiudono, locali che forse aprono, locali di persone sparite nel nulla, locali con capitali fuggiti all’estero, locali venduti, locali demoliti. Certezze che passano insieme a tutte le storie girateci dentro, nate da un bicchiere, da una stretta di mano, da un accendino, da un bacio, da una porta di sicurezza, da una drink card rimasta, per ironia, nel parcheggio lì davanti, quasi intatta nonostante i mesi. Drink card che sembra avere i sapori di quelle serate, di abiti diversi per altre mode, di conoscenze oggi perse. Ti sembra quasi di riconoscere la "firma" di quel pennarello, ricordi la faccia di quella barista con il suo rituale, quella sacra alternanza di viso che si sporge verso di te, sorriso, sguardo interrogativo, bicchiere preso dal mucchio, bottiglie una alla volta, soda gun che spara acqua colorata, cannuccia, pennarello, segno, prosit. La musica è in sottofondo, è la sigla di quell’anno, di quella stagione, dei balli delle ragazze che guardavi sulle casse.
But gravity always wins. Suono di serranda. Visi di persone sconsolati. Ultimo panino da Alfio, il "nemico" all’altro tavolo, i curiosi del fine serata che indagano sputando pezzi di tramezzino a terra tra una sillaba e l’altra. Odore di cera, sgrassante, rumore di aspirapolveri e voci di impresa di pulizie. Pronto a chiederti dove porterai la tua parte di catena dopo qualche settimana, senza troppo pensare, per il momento, a quanto è perso.
Now I can’t climb the stairs. Pieces missing everywhere. "Si chiude una porta, si apre un portone", si dice. Nessuno parla a chi è abituato ad aprire porte piccole e vedersi chiudere portoni, nemmeno i proverbi. Saggezza popolare del cazzo. Come tornare a casa dopo anni di vita per conto proprio. Come una squalifica al vertice. Ci sono problemi e problemi. Come passare dall’essere richiesto per mesi all’essere messo da parte.
Nice dream, nice dream. Come vedere una faccia e sentire una voce sullo schermo azzurro e ricordarla tra le braccia, sotto le lenzuola, fino alla tempesta che ti riporta alla realtà ricordando il male, dando il benvenuto a nuovo bene. Con l’ansia di un animale a cui è stato portato via quanto accumulato per il letargo. Come un tabellone dal quale spariscono punti. E tu che pensi "non è colpa mia".
One day I’ll get you, and teach you how to get to purest hell. Gli album sono sempre durati troppo poco. Per la mia generazione di C-90 sui due lati, accorgersi che un disco durava trenta, trentacinque minuti era un affronto. E per riempire quella C-90 mettevi di tutto. Pezzi che non c’entravano un cazzo. Cavalli di battaglia dell’autore. Pezzo con "messaggio" da intorto da fare ascoltare alla ragazza con il pretesto dell’album che lo precede sul nastro.
You don’t mean it but it hurts like hell. Spiegatelo a qualcuno, qualcuno dei "normali", che vivono di giorno, quali sono quei 15 minuti da riempire per noi. Quelli che loro riempiono con la schedina al bar. Con l’olio al motore della radiocomandata. Con la sagra del quartiere. Ognuno ha i suoi veleni da utilizzare in quei 15 minuti. Altrimenti, vivremmo in un mondo nato da cassette da 60.
Every day, every hour, I wish that I was bullet proof. Un’estate che non vuole morire, forse per la paura di arrivare impreparati all’autunno, forse per le troppe cose belle, forse per l’incertezza, forse per messaggi non spediti, forse per il sublime circolo vizioso del posticipare. Pagare anche un solo panino con una carta di credito ed illudersi di non averlo ancora pagato.
I keep falling over I keep passing out when I see a face like you. Le cassette per non rovinare i vinili. Gli mp3 per tener la musica in tasca. Una vita lo-fi per convenienza, o un’alta fedeltà da pagare? Chissà cosa ne direbbe Hornby, o se lo ha già fatto uscire dalle pagine di quel libro, dalle scene di quel film. Chissà se una volta, nella vita, si può scegliere Marie DeSalle anziché Sarah, Penny, Alison, Laura, Charlie

Sometimes you sulk, sometimes you burn. C’è chi passa ore a parlare di serate future. Sta cambiando tutto, davvero, stavolta. Non saranno i pentagrammi a cambiarlo, ma la gente che li attraverserà scavalcando le note, un po’ come una rana in Frogger, ma senza automobili a schiacciare il primo stronzo che ci prova. Da un locale ancora aeriforme, da una agency che arranca, da uffici di possibili clienti, dalle pagine di un giornale fatto anche da grandi sogni e sacrifici di una persona.
Immerse your soul in love... Immerse your soul in love
DIAMONDS / MILD DEVOTION TO MAJESTY - THE POLYPHONIC SPREE
Don’t fall in love with diamond rings or tragedy
will somehow find its way in all that you hold true.
Keep them amazed with your mild devotion to majesty
in some ill quoted phase in all that you hold true.
What would ya do
if it all came up to you
and love had a new place to play?
What would ya do
if it all came up to you and love
had a new place to play, today?
Holding on, holding on sunshine. Keep the light on in your soul.
Holding on, holding on sunshine all day. Keep the light on in your soul.
On your own. On your own.
The rest is good.
What would ya do
if it all came up to you
and love had a new place to play?
What would ya do if it all came up to you and love
had a new place to play, today?
See those superstars, tidal waves
of broken cars again? I’ll be flying high.
See those superstars, tidal waves
of broken cars again? I’ll be flying high.
What would ya do if it all came up to you
and love had a new place to play, today?
LEGGI I COMMENTI (7)
-
PERMALINK
giovedì 24 agosto 2006 - ore 14:38
Corfù 2006 - waitin’for photos (momo@allagrandissima.com)
(categoria: " Viaggi ")
Spiegare cosa comporti essere tornati da Corfù questa volta sembra essere difficile come il far capire agli altri il trasporto fatto di gesti, accento, sguardi di intesa tra estimatori verso una canzone di Morrissey.
Due facce amiche si guardano sconsolate anche in mezzo al Naviglio del mercoledì, l’unica isola felice di una Padova resa ancora più smorta dal ricordo di una simile esperienza. Ed è impossibile spiegare agli altri che non si tratta di nostalgia di vacanza, non è astio verso il lavoro già ricominciato, non è nemmeno un congegno che si spegne da sé.
.JPG)
Una partenza titubante, dubbi, poche aspettative.. ed una realtà fantastica da scoprire, un gruppo amalgamatosi in modo anomalo, pur senza una casa comune o comuni orari di sveglia, senza adesioni plebiscitarie alle gite, ma momenti, voci, odori, suoni, immagini fisse dentro la testa che faticheranno ad andarsene, un po’come quel pullman che a fatica è partito per il porto, quasi un segno della poca voglia di partire.
Animatori e guide

Posti per me già visti e rivisti, problemi con il popolo locale, che considera ogni italiano un napoletano, già vissuti negli anni passati, spiagge conosciute al centimetro e vicoli dove ancora perdersi, giornate sulle quali azzeccheresti ogni pronostico del mattino ed altre che prendono pieghe indesiderate, segni nella testa, nel cuore e sul corpo sotto forma di ferite, botte, vestiti sdruciti.
Ed è bello ripensare a quelle cinquanta persone per le quali ogni giorno ti sei alzato presto, nonostante il bisogno di dormire dopo un periodo in cui di certo non c’era stato riposo in senso stretto, chi ti faceva mille domande, chi appariva magicamente dopo qualche giorno, ed a tarda ora quasi non ricordavi averlo mai visto nemmeno alla partenza, chi ti invitava a unirsi al suo gruppo per un po’, chi si "confessava", chi saltava a ritmo dopo una "doccia" di acqua ossigenata greca, chi cercava Imodium come valesse oro..
Ogni volta che vedo un singolo luogo di quell’isola scatta qualcosa in me, che solitamente mi fa rivivere momenti passati. Credo questo viaggio sarà il nuovo metro di paragone, visto che in alcuni momenti non c’era tempo per il passato, solo voglia di vivere appieno ciò che mi capitava intorno, come vedere un posto per la prima volta.

Tre deficienti che hanno cercato di indirizzare le altre persone verso il meglio che conoscevano, o le hanno seguite nel loro modo di fare vacanza, dimenticando il lavoro di ogni giorno per una parentesi difficile a chiudersi.
Ogni singolo momento, dall’arrivo al porto di Venezia al ritorno nello stesso posto è registrato come in una scatola nera, senza resoconti cartacei, senza un programma scritto ed appuntato, senza briglie tenute strette o indicazioni limitanti, e sembra scorrere come le note di un clavicembalo in una vecchia ballad di Liverpool al solo badare a quella gran parte del cuore che pensa al film di questi dieci giorni.
Il mio fegato invoca pietà, per quella regola non scritta che, per seguire i suoi "protetti", una guida deve brindare all’incirca 4-5 volte più degli altri. Con facilmente immaginabili risultati il mattino seguente, visti fin dal primo risveglio sull’isola dopo una pesante notte allo Shooters.
E ricostruisco la vacanza partendo da pochi momenti, da quelle foto che la mia Nikon caduta a terra non ha scattato e non avrebbe mai potuto scattare così nitide nemmeno con milioni di megapixel.
E mi viene in mente Christian che, tra un dubbio e una chiacchera, ti offre da bere ancora prima tu finisca il bicchiere che hai in mano, Fabio che si preoccupa di averti scroccato benzina da trasportato, Giada in pena per i ritardatari in scooter che ti prega di rallentare, Alessia che si siede a terra al King Size e, sorridendo, non comprende la differenza tra bukkake e cavallo, Patrik e la sua espressione in pizzeria dopo una dura tornata di aperitivi e con la voglia di riscattare la notte precedente in giro per locali, Flavio premiato l’ultimo giorno da un vento favorevole al kitesurfing dopo una settimana di infruttuose peregrinazioni, Giulio e la sua playlist per la gita in barca così vicina alla nostra "Rockscene" padovana, Christian ed il suo amore per la ex-jugoslavia (soprattutto per le sue "figlie"), gli amanti del Jack Daniel’s, Vespa con salti ed urla connessi, Gigi "il bomber" che fatica a comprendere le regole dell’otto e diventa bersaglio di schiacciate in acqua, "Ballo" in grande spolvero e a colloquio con "Cesare", Fabio compagno di sfoghi durante il tragitto in scooter, Laura e Caterina che credono ai Negramaro a Corfù e ne fanno comunicati stampa, Mauro che ci invita a fare festa ed ascolta gran musica, Bronza incurante dei cavalli, Ingrid che balla e canticchia un pezzo dei Five in un Whispers deserto ma accogliente, Anna e Cinzia che offrono Tequila, i compagni di spiaggia in notturna che con me assistono all’ormai consueto sexy-show orgiastico spontaneo, per questo 2006 addizionato di vecchi maniaci che toccano e filmano i protagonisti, le ovazioni per Zebra, ragazza sul cui viso, comunque, è passato un ferro da stiro...

In spiaggia, poi, ci sono anche delle quasi-miss Italia. Ciao, Silvia. Ci vediamo presto, magari giocando a pallavolo. Salutami Colleferro.

Strano anche conoscere Valentina su un’isola greca quando già ci si "conosceva". Meno strano conoscerla bevendo vokarè e rivederla ieri sera bevendo Tokio, a Padova, però. Un saluto pure a Alessia, che dormiva nel campeggio dove mi sono innamorato di Corfù, nel ’97.
Ed un grazie a Sana. Una collega con cui si può parlare davvero di ciò che proviamo. Di quanto sia a volte così facile fare mattina con le persone, senza sentirne il peso, senza fingere di sorridere. E di come in tante altre occasioni, invece, ci siamo allenati ad essere finti ed a mentire prima di tutto a noi stessi, quando abbiamo mandato giù brutti gesti dei clienti, quando le cose non andavano e dovevamo mantenere una bella faccia, quando.. non era come questa volta.
E come mi capita per le persone, mi piace abbinare certi momenti a canzoni. Ed alcune meritano, forse, pubblica esposizione
1. Venezia - Kerkyra: INXS - Heaven sent
Don’t burn the library
Till you’ve read all the books
Sometimes in life
You get a second look
2. Rooming in Ipsos: Aqualung - Gentle
This is the time for the rest
Just let it go
You know its for the best
3. 1st night @ Shooters: Marlene Kuntz - Overflash
Dicono che in vita sia su e giù,
così ci pensi ad una qualche mobilità.
Ma da una certa data la mia vita si è coricata senza fiato
e non si muove più.
4. Glyfada: Raffaella Carrà (Lou Colombo) - Maracaibo
Maracaibo
finito il Barracuda
fini’ col ballar nuda
za’ za’
5. Night @ Belluno garden: Pearl Jam - Gone
The lights of the city
they only look good when I’m speeding
I wanna leave’em all behind me
because this time I’m gone
6. Paleokastritsa: Me First and the Gimme Gimmes (Prince) - Nothing compares 2 U
All the flowers that you planted, mama
In the back yard
All died when you went away
7. 1st day in Sidari: Arctic Monkeys - When the sun goes down
I said who’s that girl there?
I wonder what went wrong
So that she had to roam the streets
8. Gita in barca: Maximo Park - The coast is always changing
It won’t be long before you’ve gone,
I can’t imagine leaving
We look out upon the sea,
The coast is always changing,
I’ll bring my camera out to sea,
My heart is always changing
9. Night @ Kerkyra: Dresden Dolls - Coin operated boy
can you extract me from my plastic fantasy
i didnt think so but im still convinceable
will you persist even after i bet you
a billion dollars that i’ll never love you
will you persist even after i kiss you
goodbye for the last time
will you keep on trying to prove it?
10. 2nd day in Sidari: Royksopp - What else is there
I don’t know what more to ask for
I was given just one wish
It’s about you and the sun
A morning run
The story of my maker
What I have and what I ache for
11. Cena @ Peppino: Steve Rogers Band - Hey man (la tua donna mi fa impazzire
Cosa fa? Dove va di sera? In quale bar?
12. Shooters/Whispers/Ipsos "sexy" beach @ night: The Libertines - Time for heroes
Did you see the stylish kids in the riot
We were shovelled up like muck
Set the night on fire
Wombles bleed truncheons and shields
You know I cherish you my love
13. Morning @ Barbati: The Polyphonic Spree - Diamonds devolution to Majesty
Don’t fall in love with diamond rings or tragedy
will somehow find its way in all that you hold true.
Keep them amazed with your mild devotion to majesty
in some ill quoted phase in all that you hold true.
What would ya do
if it all came up to you and love had a new place to play?
14. Afternoon @ Kerkyra: Train - Drops of Jupiter
Tell me did the wind sweep you off your feet
Did you finally get the chance to dance along the light of day
And head back to the Milky Way
And tell me, did Venus blow your mind
Was it everything you wanted to find
And did you miss me while you were looking for yourself out there
15. Last night @ Ipsos beach: Club11 - Orange Drunk
We’re havin’a party in front of the ocean
All the people I like are here
I don’t want to leave but time here’s over!
16. Kerkyra - Venezia: Counting Crows - Colorblind
I am covered in skin
No one gets to come in
Pull me out from inside
I am folded, and unfolded, and unfolding
I am
colorblind
Coffee black and egg white
Pull me out from inside
E grazie a Yel e Max per la compagnia appena rientrato, e ai signori al nostro tavolo presenti.. un tale Andrea, o Innesto, o Cucchia, boh..

un altro tal Tedeschi ed un Claudio "Gallo" Golinelli

Ma potrebbe esserci anche Vasco in persona al tavolo, e venirti comunque voglia di andare via, perché la testa è altrove. Forse è rimasta sulla nave. O da qualche parte, comunque, di là del mare. La troverò qui intorno, un giorno. Nel frattempo, mi manca.
LA CANZONE CHE SCRIVO PER TE - MARLENE KUNTZ & SKIN
Non c’è contatto di mucosa con mucosa
eppur mi infetto di te,
che arrivi e porti desideri e capogiri
in versi appassionati e indirizzati a me;
e porgi in dono la tua essenza misteriosa,
che fu un brillio fugace qualche notte fa;
e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri
che alle pareti vanno a dire "ti vorrei qua".
Questa è la canzone che scrivo per te:
l’ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Sì che ci sei,
prima che ti conoscessi.
Pure frigid waters from these eyes that always miss you
Nothing but violence from my empty gun
I’m using silver to light up these blackheart faces
blinding your fingers with my skin that burns for you
Questa è la canzone che scrivo per te:
l’ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Sì che ci sei,
proprio mentre ti conosco.
This song is for me
I listen like I promised you
I can see me in your words from hell
that you write for me
E ho le tue mani da lasciarmi accarezzare il cuore
immune da difese che non servono.
Ma ora ho in testa il viso di qualcuno più speciale di me,
che sa cantare ma ha più stemmi da lustrare di me
...e questo è il tuo svago.
Per quel che mi riguarda sei un continente obliato.
Per quel che ho visto in fondo mi è piaciuto.
Don’t, don’t tell me. What you want from me
No, don’t tell me. I don’t wanna hear. Don’t tell me
Questa è la canzone che scrivo per te:
l’ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Non ci sei più,
dopo che ti ho conosciuta
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
lunedì 14 agosto 2006 - ore 01:12
It’s not right for young lungs to be coughing up blood
(categoria: " Pensieri ")
Da piccolo ti insegnano a correre. Correre attorno alla casa, correre in bicicletta, correre ai ripari se stai male. Hai mal di testa? Corri a letto. Poi arriva la voglia di calma. Da grande se hai mal di testa alzi le spalle, ne accendi un’altra e bevi qualcosa sopra. Ci penserai il giorno dopo, o ti maledirai mentre inutilmente provi a chiudere occhio e riesci solo a far sogni ad occhi aperti che si arenano alle prime tre scene, e per non pensarci troppo pensi a ciò che succede davvero. C’è chi sta cercando di dividersi le stanze di un appartamento. Chi cerca una singola tra le nebbie. Chi deve far quadrare i conti. Chi fa sentire la sua voce un po’per caso. Chi apre le porte della propria casa a un branco di fanatici musicali. Chi ti prende sonno accanto. Chi scrive cose bellissime. Chi mangia pentole intere di pasta. Chi salta dj set.
E c’è chi tra qualche ora ha un traghetto per la sua terza volta sull’isola di Corfù.

La premiata ditta dei fratelli riparte, chi a far da guida, chi da animatore. E c’è chi ancora non ha chiaro quanta voglia di partire ci sia. Ci sono pensieri che saliranno su una nave Minoan con me, altri che resteranno fermi, al porto, in casa, in macchina, su un treno preso oggi che mi ha portato via da Lignano, da due giorni di pioggia, sole, freddo e calore, delirio e sobrietà. E già so che alcune persone mi mancheranno parecchio, in questi giorni. Anche se il ponte di quella nave mi attira sempre di più, quelle 24 lunghe ore a seguire i giramenti di coglioni di nubi e stelle sono una droga dura a sparire dal proprio sangue. Come lo sarà tutto, i pomeriggi a Glyfada, la notte sugli isolotti deserti di Paleokastritsa con solo un po’di legna a bruciare davanti e qualche cellula a bruciare in testa.
Il resto brucia quanto rimane. Di me e di chi vive dentro di me.
DOCTORS AND DEALERS - DIRTY PRETTY THINGS
I don’t believe in anything
They tell me’s set in stone
They say that were together
But I’m sat here on my own
In the company of strangers
This trigger happy scene
Well if a heart do like a hind
Then there is nothing in-between
Oh no, no I don’t mind
Oh no, no I don’t mind
Cause I can call someone to bring the fight on
(the doctors and the dealers)
Get someone to shed some light on
(miracle cure, soul stealers)
Crack pot quacks with cracked up egos
(prescribing old placebos)
Collecting junk that we dont need, no
I see them now and then
Still spitting out those lies
Strange it doesn’t bother me
I’ve got my own disguise
And there’s really not that much of me
For Jesus left to save
If savings only bartering
My soul can be his pay
Oh no, no I dont mind
Oh no, no I dont mind
Cause I can call someone to bring the fight on
(the doctors and the dealers)
Yes someone to shed some light on
(miracle cure soul stealers)
Crack pot quacks with cracked up egos
(prescribing old placebos)
Collecting junk that we dont need, no
You got the ball
I was lucky to get the chain
But now I have to watch the crowds
Haphazardly chasing down the drain
So what does it do?
Nothing for me
What about you?
The doctors and the dealers
The doctors and the dealers
The doctors and the dealers
They come to you, they come to me
They come in droves, oh one two three
LEGGI I COMMENTI (11)
-
PERMALINK
giovedì 10 agosto 2006 - ore 03:36
Permangono tracce, l’impronta non è mia
(categoria: " Pensieri ")

Qualche linea fa rumore, fa capire le sensazioni di un omino disegnato, fa venire voglia di un cilindro con filtro. Una persona passa la vita cercando di evitare le abitudini, così dannose secondo l’uomo della strada, la donna che ti ha lasciato, la mami ed il papi, l’amico che secca il suo bicchiere seminando aforismi. E una volta perse le abitudini, persa la possibilità di averle, persa la testa, inizia a cercare i rituali. Un sinonimo, un figlio di puttana di quella categoria che serve per non ammettere a se stessi di cercare sempre le stesse cose. Chiamandole con un nome diverso, e facendo notare la sottile differenza prima di tutto alla propria tormentata coscienza.
Sia un messaggio sul filo del "mattino", sia una frase pronunciata in un determinato modo, sia un tacere per non esporsi quando rischi di soffocare pur di non dire, sia l’ultima sigaretta mettendosi a nudo con chi ti ascolta, sia un mettersi a tacere con un bicchiere, con una canna, con una bottiglia intera che inviti il nostro cervello ad iniziare a deviare il pensiero pur di straparlar-si d’altro. Cercare le stesse cose da cui si scappa, questo è il problema. Far entrare nelle proprie giornate ciò che si detesta, rendendolo cavallo di battaglia delle proprie conversazioni. Far uscire dalle proprie parole ciò che si desidera, mantenendo un lembo della propria terra vera e propria "roba" verghiana, roba da nascondere, roba di cui non parlare al punto di sembrare di vergognarsene, roba da custodire gelosamente tra atrii e ventricoli, in una piazzola di sosta illuminata a giorno solo per il godimento del proprio masochismo.
Mostrare, comprare, sorridere, parlare per poi costringersi a stare zitti. Rompere, mischiare, arrotolare, leccare, accendere e godere in silenzio, mantenendo un contegno, mantenendo la bella faccia, mantenendo la tensione al momento sbagliato.
Bere, vuotare bicchieri e riempirli di nuovo cercando di distrarsi per dare un ordine ai propri discorsi per sembrare sobri.
Che bella cazzata. Quanto è vero che l’occhio è la macchina fotografica migliore al mondo. Mette a fuoco tutto, anche in movimento, è rapido, veloce, spesso sembra di averne scoperto un diverso "zoom", quando si crede di vedere "oltre". Ma, soprattutto, l’occhio ha un vantaggio immenso. L’occhio sa girarsi dall’altra parte quando serve. Tutto grazie alla tensione, al tenersi pronti a voltarsi al momento giusto, prima di un’eventuale epifania o, per meglio dire, uno sputtanamento.
Ma una volta compiuto il miracolo della fuga dal pericoloso incrocio di occhi, si è talmente coglioni da restare in tensione. Il che solitamente può voler dire rigirarsi per controllare se l’altra persona se n’è accorta.
Ed è così per tutto. Se non è un occhio è un cambio di corsia in strada. E’un cambio di canzone sullo sparapoesie. E’sempre un cambio. Perché cambiamento, invece, ha troppe sillabe. E’un rischio troppo forte cercare di stare meglio.
C’è sempre un buon motivo per una decina di boccate di sana nicotina prima di andare a letto.
IL MIO RUOLO - AFTERHOURS
Ti ho vista spergiurare che lo seguirai
Nel vento e nella neve per lui morirai
Ma il mio ruolo è il pensiero malvagio
Che ti porta via con se
Perchè se vuoi i colori
Stai attenta a te
La notte è la sorella, può nasconderti
Quando fra le sue braccia riesci ad accenderti
Proprio mentre un pensiero malvagio
Ti porta dritto a me
Perchè tu vuoi i colori
Stai attenta a te
Nella neve e nel gelo
Stai attenta a te
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
martedì 8 agosto 2006 - ore 12:49
Just banging tunes and DJ sets and...Dirty dancefloors,and dreams of naughtiness
(categoria: " Viaggi ")
Per un attimo posso distaccarmi e vedere questi due terzi di 2006 da lontano, ma non da un oblò. Non è decisamente l’anno della tecnologia, visti i due telefoni ingloriosamente distrutti, l’ibook ancora in assistenza, l’ipod che gentilmente mi fa notare che devo riformattarlo con le sue playlist di colpo vuote. Non è nemmeno, più di tanto, l’anno della piacevole attività fisica ma, parafrasando Pozzetto, ho interessanti prospettive per il futuro.
E’però l’anno in cui il mio più grande amore non concavo, la musica, insomma, mi sta regalando soddisfazioni a profusione, senza chiedere in cambio nulla. Se non qualche migliaio di miglia sotto i piedi, più o meno sollevati da terra. Concerti in quantità, poi Torino e Benicassim.
E, dopo una buona notizia sulla salute di colei che più mi sopporta da circa 28 anni, nasce naturale raggiungere il mio compagno di redbull facendo volare la macchina da Verona a Bologna.
Destinazione: Urbino, Frequenze Disturbate.
Un programma leggerissimo: Afterhours, Calla, Montecristo, Forward Russia, The Whitest Boy Alive, The Veils, Rother & Moebius, Non Voglio Che Clara, Tunng, Arab Strap, We Are Scientists.. Ah sì, manca Cat Power.

Che però è in macchina con noi, ad affrontare il traffico del primo weekend di esodo di massa. Cantando le canzoni di uno dei miei dischi preferiti a squarciagola, tanto da farci avere l’impressione di avere una Joni Mitchell in carne ed ossa accanto.

Ma abbiamo di più. Una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro, che ci fa piangere dal ridere e che, scesa per un caffè, sparisce all’interno di una merceria e ne esce con metà campionario.

Ed una reggia erroneamente chiamata albergo attende i nostri eroi, ritardatari ma sempre in tempo per il mio quarto concerto di un gruppo a caso di questo 2006.

Con un Manuel che esce dalla tenda e saluta, una resa non impeccabile, soprattutto della batteria, ma una scaletta da brivido, con una Come Vorrei mai sentita in una cornice così bella, quasi commovente. 
E dei simpatici musici da rivedere con le loro espressioni "da calendario"


L’atmosfera è meravigliosa, ci sentiamo a casa, anzi, decisamente meglio.

A parte nel momento dei saluti ad una donna fantastica, nonostante un momologos per dispetto.. e diletto.

Ma è tempo di pensare al paesaggio

Urbino spinge persone di varia natura ad atteggiamenti filo-bucolici

E l’essere bucolico mi spinge a dare il telefono ad un Keith a caso perché svegli una bauschetta dai fumi dell’alcool.

Perché in 15 giorni due concerti dei We Are Scientists non annoiano di certo, anzi.

Un pezzo di Benicassim ci continua a seguire, un filo rosso che lega quei pazzi che, forse, da quell’aeroporto di Valencia non sono mai decollati, almeno con il cuore.

E, signori e signore, un gruppo dal live con quelle cose che in gergo si chiamano controcoglioni, mi sembra. Arab Strap (and beers) on stage

E si conclude così un weekend lunghissimo ma pur sempre troppo breve.
Fatto di arrampicatori sociali

abat-jour di altri tempi

pranzi in agriturismi dove i due forestieri bevitori diventano la più grande attrattiva del paese, dove tutti fanno a gara per offrir loro da bere o parlare del più e del meno. Fieno compreso. E poi la gente sta male

E corse in macchina cantando a squarciagola gli Editors, con la testa fuori dal finestrino, i brutti pensieri distanti, bella gente da incontrare, nelle persone di Romina,

Cristina, Glenda, Giulia, Gaetano, Picchio e tutto il resto della DNA concerti (e famiglia), sigarette spente e sigarette che si riaccendono, stand del Velvet, sole, musica, pace, turbe, arrotolati, salite, discese, bancarelle di libri (di Hornby, of course), spritz da correggere, tartine vintage, bar che chiudono, weizen da passeggio.. Nonostante tutto ciò che, quando meno te l’aspetti, si ripropone a - provare a - disturbare.
Ed un ritorno in nottata, con le gambe che non ce la fanno più, 3 clienti che attendono ma, soprattutto, una serata passata da visioni e parole al Naviglio, visite alle case nuove di amici, pastasciutta alle due di notte nel tempio dei mondiali.. e tempo per pensare, tra una siesta ed un cliente ingordo da accontentare, uno di quelli che ti fa storcere il naso sul tuo lavoro. E’una sensazione diversa, diversa dall’odio, dal tedio, dall’astio verso il cliente strano, il cliente stronzo o chi altro capiti dalle mie parti. Ho clienti che curano fallimenti. Ho clienti falliti ed ho clienti sciacalli. Uno sciacallo legalizzato, gentile, vestito bene. uno sciacallo che ha un computer del penultimo grido, pagato come una stecca di sigarette per un poveretto che non lo ha più, per qualche calcolo fatto male, perché, chissà, è finito in galera, o i debitori lo cercano ovunque. E magari la donna l’ha lasciato a piangere solo da qualche parte. E non ha fatto nemmeno in tempo, quel poveretto, a cancellare quei file da quell’hard disk. Vedi la sua faccia ancora sorridente in una foto che appare al login. Vedi i suoi programmi per chattare e trovare una via di fu(i)ga in ufficio. Vedi la musica che ascolta e pensi "cazzo, quel fallito potrei essere io".
E ti chiedi quante volte hai fallito e quanto ti abbiano portato via, inculandoti con il sorriso.
Ho voglia di Roma, Amsterdam, Utrecht e Londra. Ma prima arriva Corfù, 3rd time.
HARD TO EXPLAIN - THE STROKES
Was an honest man
Asked me for the phone
Tried to take control
Oh I don’t see it that way
I don’t see it that way
We shared some ideas
All obsessed with fame
Says we’re all the same
I don’t see it that way
I don’t see it that way
Raised in Carolina
I’m not like that
Tryin’ to remind her
When we go back
I missed the last bus
I’ll take the next train
I try, but you see
It’s hard to explain
I said the right things
But act the wrong way
I like it right here
But I cannot stay
I watched the TV
Forget what I’m told
Well I am too young
And they are too old
The joke is on you
This place is a zoo
You’re right, it’s true
He said he can’t decide
I shake my head to say
Everythings just great
Oh I just can’t remember
I just can’t remember
Raised in Carolina (she says)
I’m not like that
Trying to remind her
When we go back
I say the right things
But act the wrong way
I like it right here
But I cannot stay
I watched the TV
Forget what I’m told
I am too young
And they are too old
I’ll make it you see
I’m ever so pleased
Pretend to be nice
So I can be mean
I missed the last bus
I’ll take the next train
I try, but you see
It’s hard to explain
LEGGI I COMMENTI (11)
-
PERMALINK
martedì 1 agosto 2006 - ore 17:06
This is a wasteland now
(categoria: " Pensieri ")
Well they’re building a gallows outside my cell I’ve got 25 minutes to go
Un anno fa ero su un traghetto per Corfù, reduce da due mesi di Golena, e da due stagioni di bagordi, con un fantastico senso di pace interiore, unito agli ormoni in delirio, una mandria di strani personaggi che riempivano i bicchieri che un altro svuotava, un esercito di signorine con in testa la vacanza, una testa di cazzo da conoscere.
And the whole town’s waitin’ just to hear me yell I’ve got 24 minutes to go
Con il passare del tempo, mi sono piano piano accorto che una certa dose di cazzonaggine apparteneva pure a me, che avevo sacrificato le cose belle della vacanza, gli assets che possedevo e che già andavo conquistandomi, per qualcosa di inutile, trascinando tale cosa per mesi e mesi.
Well they gave me some beans for my last meal I’ve got 23 minutes to go
Una Diane Kern c’è in ogni viaggio... Diane trovata sul traghetto per Corfù nel 1997, cercata più o meno per tutta l’isola dopo una notte in un sacco a pelo, per diciassette lunghi giorni nei quali avrei potuto pensare ad altro.
But nobody asked me how I feel I’ve got 22 minutes to go
E quante Diane, da quel giorno in poi, nella mia vita, Diane alle quali prima di quell’anno non avevo saputo dare un nome (e, perché no, un cognome, sometimes).
Well I sent for the governor and the whole dern bunch with 21 minutes to go
Come quando personalità borderline e concorrenti con sete di chissà quale vendetta si mettono d’accordo, credendosi chissà che, per fare scherzi da scuola elementare ad un "vecchietto" che sente dentro di sè le esperienze più come cerchi di tronco di albero che come tacche.
And I sent for the mayor but he’s out to lunch I’ve got 20 more minutes to go
Sempre più convinti che qualche attenzione, messaggio, segno sia un’inequivocabile significante di teste partite, rotolate via nella corrente di chissà quale oscuro tranello di codesto cazzo.
Then the sheriff said boy I gonna watch you die got 19 minutes to go
Senza pensare che provare ad imbrogliare gli altri su cose così stupide conti pochissimo, che so, meno di un fallimento mascherato da conquista e poi smascherato, lasciando come unica scia una sindone con una sola figura: la figura di merda.
So I laughed in his face and I spit in his eye got 18 minutes to go
Tenetevi pure gli oggetti di seconda mano, le persone di seconda mano, io so ciò che ho lasciato andare, e l’ho fatto molto volentieri, ancora di più, alla luce di certi avvenimenti.
Now hear comes the preacher for to save my soul with 13 minutes to go
E poi ci sono quei due personaggi, quei due elementi con i quali sto condividendo ore ed ore delle mie giornate da settimane, senza interruzione, con i quali non ho paura di raccontare cose diverse da aneddoti, quello che sto passando, quello che temo di dover affrontare, quei due che capiscono se non ho voglia di guidare ad una certa ora, che spengono la radio per dire agli altri che ci tengono, che condividono momenti difficili, ai quali capitano strane cose, brutte sensazioni ingiuste, a volte immotivate, quelli che sanno sempre come divertirsi e quanto bello sia vivere alla giornata fino a quando scoprono *quella* giornata.
And he’s talking bout’ burnin’ but I’m so cold I’ve 12 more minutes to go
Chissà cosa c’è in quei quattro minuti che Cash si è tenuto per sé, chissà cosa succede, chissà cosa ha scelto di non regalare ai quattro stronzi che lo ascoltavano mentre sudava su un palco, pieno di pastiglie per tenere aperti gli occhi e sorridere a puttane, puritane e drughi sotto il palco, anche quando una famiglia a casa gli rompeva il cazzo e riusciva a pensare solo alla sua lei.
Now they’re testin’ the trap and it chills my spine 11 more minutes to go
Chissà cosa vuol dire andare a letto alle nove, avere i bioritmi di un certo tipo di pubblicità, prendere persino yogurt per esser puntuali anche nel cagare, non bastasse il cartellino di fantozziana memoria.
And the trap and the rope aw they work just fine got 10 more minutes to go
Qualcuno lo spieghi a quelli che iniziano la settimana strafogandosi di burrate, frutta, verdura su piatti e non, uva fermentata e in acini a casa di bella gente, tra un gavettone, una foto, un disco, frasi lasciate andare e discorsi infiniti.
Well I’m waitin’ on the pardon that’ll set me free with 9 more minutes to go
O trovi un altro modo di tenere la testa alta e gli angoli della bocca ben all’insù di fronte a caldo, clienti, clienti stronzi, fioriere sulla tua scia di manovra, carrozzieri, contatti persi, occasioni perse, pensieri fissi, treni fatti partire a suon di calci in culo, capitreno lesbiche, mantenute, bollette, pioggia quando è tempo di mare, dubbi, insicurezze, multe, timidezza, logorrea, legalità, gastrite, bugie, passere asciutte, bocca asciutta, stanchezza, maglie bagnate, maglie troppo strette di una rete attraverso la quale guardare il mondo con occhi diversi.
But this is for real so forget about me got 8 more minutes to go
Ed allora si riempia di nuovo un bicchiere, prenda un colore diverso da quello di prima, si brindi quasi con le lacrime, si pensi a ciò che si è perso e si festeggi ciò che si è guadagnato, si facciano programmi, perché non farli per paura non si verifichino è da idioti, si viva ogni giorno come un’esperienza diversa da vivere, più che come un altro giorno di un intervallo tra una concessione di felicità e l’altra in un mare di noia.
With my feet on the trap and my head on the noose got 5 more minutes to go
E si lascino questi maledetti due minuti di fatti propri al vecchio Johnny, perché possa almeno abbassarsi la cerniera e pisciare in santa pace da sopra una collina, ridendo degli altri che ignari lo aspettano sotto.
Won’t somebody come and cut me loose with 4 more minutes to go
E si dia un po’di importanza in più pure a se stessi, con una certa dose di menefreghismo verso gli stronzi di turno, consapevoli del fatto che prima o poi si sarà dall’altra parte della barricata e che non valga la pena di fidarsi di una razza così imperfetta come quella umana.
I can see the mountains I can see the skies with 3 more minutes to go
Ho voglia di prendere la macchina, ho voglia di fare strada, ho voglia di spegnere il telefono, di risalire su un traghetto, di risalire su un aereo, di vedere i soldi che avanzo e mangiarmeli con la stessa voracità di una pizza in fame chimica, con la velocità di una hit parade o, meglio, di una ragionata top five.
And it’s to dern pretty for a man that don’t wanna die 2 more minutes to go
Ho voglia di quel suono ovattato dei tasti bianchi sollevati dalle mie ginocchia, di vomitare le parole che non devo sputare fuori, di far fatica a battere una sola parola una volta raggiunto quel momento tanto produttivo, senza perdere il tempo come i "sapienti da google", gli improvvisati sapientoni che nei rapporti "di rete" fanno a gara a chi trova prima le informazioni spacciandole per conoscenza propria o, addirittura, farina del proprio sacco, come in un aiuto da casa di un quiz televisivo.
I can see the buzzards I can hear the crows 1 more minute to go
Mentre il caro Johnny mi fa sentire il timer di una bomba ad orologeria correre sempre più verso l’esplosione, scandendo il tempo che irrimediabilmente passa.
And now I’m swingin’ and here I go-o-o-o-o-o-o-o-o-o!
Ma facendomi soprattutto capire che c’è tantissimo da fare, in ogni singolo minuto.

I’LL NEVER BE ANYBODY’S HERO NOW - MORRISSEY
Warm lights from the grand houses blind me
Haves cannot stand Have-nots
And my love is under the ground
My one true love is under the ground
And I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s hero now
I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s hero now
They who should love me
Walk right through me
I am a ghost
And as far as I know I haven’t even died
And my love is under the ground
My one true love is under the ground
And I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s hero now
I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s hero now
See as I.. See as I.. See as I..
I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s lover now
I’ll never be
I’ll never be
I’ll never be anybody’s lover now
Things I’ve heard and I’ve seen
And I’ve felt and I’ve been
Tell me I’ll never be anybody’s lover now
It begins in the heart
And it hurts when it’s true
It only hurts because it’s true
LEGGI I COMMENTI (12)
-
PERMALINK
martedì 25 luglio 2006 - ore 22:26
Benicassim 2006 - post completo (forse)
(categoria: " Viaggi ")



Di tante foto fatte, poche in mano. Di tanta musica sentita, nemmeno l’ombra.


Di ogni singola nota musicale vissuta in questi giorni, questi giorni di una settimana in cui tutto è musica e musica è tutto, ho pieno il cuore.

Tanto da stentare a credere che altre persone possano solo immaginare un minimo di questi giorni, di un’altra vita dentro a questa, di ventiquattro ore moltiplicate per sette e che vorresti moltiplicare per settecentoquaranta giorni l’anno, fosse possibile.


E quindi grazie. Ad Andrea per ma sono sveglio, per cose confidate, perché c’è.

A Francesca - Lez - Letizia - Portini perché con le parole proibite ha creato un fondo pensione, perché ha ascoltato di tutto, me compreso.

Ad Alessandra perché di fronte a Gaspacho ed abilità dialettica passo la mano di poker e parlo di meno.

A Glenda per i suoi caffè e perché finalmente ci si conosce.

Ad Alberto, perché lui sa, lui sa sempre e anche se non sa chi cazzo è ne ha un’idea ben vicina alla realtà.

E ad Alessia un po’perché non abbiamo litigato, un po’perché mi fa contare fino a dieci, e un po’perché, se Giove ha tirato fuori Minerva da un mal di testa, chissà da dove è spuntata, tanto che un pullman che riparte per Milano spegne quasi come un aereo che dalla Spagna atterra a Bergamo.

Grazie al telefono, da undici anni mai stato così spento, così a lungo, con la voglia di stare "fuori rete" il più a lungo possibile.

Grazie a Burn e RedBull, perché ci alzavamo alle 14 andando a letto alle 9, ma non ci siamo mai sentiti stanchi. Però al supermercato volevano fregarci, e noi abbiamo protestato.

E grazie ai "press" che ce le procuravano di frodo.


Grazie a Orange Drunk, canzone-simbolo della vacanza.
Grazie alle nostre donzelle Glette, Portette, Baustette, Alessoda per averci fatto brillare gli occhi.

(qui un po’vestite)
Grazie a CSI perché mi ha insegnato a sentirmi Grissom

Grazie a Gianchi, l’ospite ideale in casa (la prossima volta prenditi una branda!)
Grazie al Nongiovane e Valeria, perché è bello vederli in ferie e sparare stronzate tornando ai rispettivi letti, qualche giorno dopo un altro incontro casuale.

Grazie da parte mia a:
Scissor Sisters. Per Laura, per quello che mi ricordano, per il miglior warm-up che potessi aspettarmi da un festival.
Howe Gelb. Mai trovato un modo più rilassante di ascoltare il suono aspirato dai miei polmoni.
Erol Alkan. Potente. Potente.
Tiga. Perché è davvero grande, pleasure from the bass a parte.
White Rose Movement. Per averli finalmente sentiti dal vivo. E perché il fratellino adora le macchine gialle a tassametro. E come dargli torto?

Babyshambles. Perché finalmente ho voglia di ascoltare quel disco, così crudo e mai piaciuto fino ad un concerto con un Pete Doherty che non era droga, non era il - ragazzo - di - Kate - Moss.. era sangue. Sangue in vena contaminato forse dalle sue polveri, ma pulsante più che mai.

The ordinary boys. Perché se Elvis rinascesse, canterebbe con loro.
Pixies. Perché le lacrime che scendono cantando a squarciagola insieme a loro where is my mind coprono e scoprono.
The Strokes. Per il loro concerto di qualche giorno prima. Ma ottimi anche questa volta.
Echo and the Bunnymen. Per un tuffo in un passato senza nomi.
Nada Surf. Perché sanno fare felici le persone. Anche se non fanno Amateur.
The Organ. Per il loro disco, perché dal vivo sono pessime.

Radiosoulwax + 2manydjs. Perché a volte non serve spostarsi per accorgersi delle cose. Meglio ballare. Tanto. Con i migliori al mondo, perdendo due kg all’ora.
Franz Ferdinand. Perché sembra che ogni tanto sappiano suonare anche loro. Sul far divertire il dubbio non c’è mai stato.
Morrissey. Perché è ovvio: se ho delle aspettative vengono deluse. Ed un concerto sottotono senza alcune canzoni non era quello che ci voleva, da estimatore. Ma ho avuto tempo per pensare ad altro.

Editors. Perché la sensazione è quella di un orgasmo. Perché, cazzo, ce l’ho fatta anch’io e sono riuscito a sentirli. E saranno sempre uguali. Ma chiunque metterebbe la firma per essere così uguali.

We are scientists. Altro vuoto colmato, anche se mezzo concerto l’ho visto altrove.

Yann Tiersen. Per violini, rumori e un meraviglioso mondo. Di Amelie.
Madness. Perché la storia parla dal presente, non solo dal passato. E tutto sono fuorché dinosauri.

Placebo. Perché ormai il frontman non è più quel pagliaccio, la cui voce, ormai, è l’unica firma del gruppo. Che non riesce più ad entusiasmare, se non con una cover della divina Kate Bush. Insomma, grazie per aver fatto schifo.
Depeche Mode. Perché era dai tempi di Ultra che provavo solo fastidio per loro. E mi hanno suonato mezzo Violator. Goduto. Parecchio. Complimenti al regista video, vero eroe del concerto.
dEUS. History repeatin’, dicono. Twice in a week. Same setlist. Same shit. And it’s not the music. Un concertone.


The Rakes. Perché solo i pazzi cambieranno il mondo. Specie quando fanno musica bella.

Miss Kittin’. Perché ballare per un’ora e mezza senza pensare a nulla è davvero qualcosa di grande. Altro che professional distortion. Più che altro, personal.
E grazie alla Paella

al Penguin, al vecchio dell’hamburger artigianale, al gruppo di Reggio Emilia, a Dan "il paziente inglese"

a Flipper

alle tredicenni pazze dei fradèi, agli hola..







Ed alle cose strane. Ci sono altre due foto, in nessuna memory card, se non nella mia testa. Una vicina al pop-padiglione, l’altra al pueblo. Foto ben impresse, che a seconda del momento sembrano o meno aver impresso la pellicola e restare presenti "sotto" le altre.

Il mondo sarebbe migliore, se degli stupidi si sorridessero l’un l’altro vedendo un semplice braccialetto azzurro sull’altrui polso, respirando musica.

SOMEBODY - DEPECHE MODE
I want somebody to share
Share the rest of my life
Share my innermost thoughts
Know my intimate details
Someone wholl stand by my side
And give me support
And in return
Shell get my support
She will listen to me
When I want to speak
About the world we live in
And life in general
Though my views may be wrong
They may even be perverted
Shell hear me out
And wont easily be converted
To my way of thinking
In fact shell often disagree
But at the end of it all
She will understand me
Aaaahhhhh....
I want somebody who cares
For me passionately
With every thought and
With every breath
Someone wholl help me see things
In a different light
All the things I detest
I will almost like
I dont want to be tied
To anyones strings
Im carefully trying to steer clear of
Those things
But when Im asleep
I want somebody
Who will put their arms around me
And kiss me tenderly
Though things like this
Make me sick
In a case like this
Ill get away with it
Aaaahhhhh....
LEGGI I COMMENTI (26)
-
PERMALINK
lunedì 17 luglio 2006 - ore 12:13
Traffic Torino Free Festival - lo stato di grazia
(categoria: " Viaggi ")
Sarà forse che è troppo presto ed un letto reclama un po’di attenzioni per i vestiti su di esso accatastati, sarà che il sonno arretrato è tantissimo e non sei stato in grado di fare un’ora decente nemmeno ieri sera, sarà che certe foto sono bene impresse in un rullino simile ad una timeline con accompagnamento musicale nella tua testa..
Saranno tante cose e questa giornata di limbo (e no, non mi sto riferendo al famoso Limbo Rock di Belafonte: nessuno ha ancora in mano un bastone sotto al quale dare nozioni di contorsionismo) tra un paradiso locale ed un mondo nuovo a portata d’aereo, ma spesso una sola parola, una sola frase, un solo momento trasformano aspettative, priorità, sensazioni.. come radiazioni che si insinuano in una "normale" esistenza per cambiarla.
Sarà stata Torino a cambiare questi giorni. O forse acqua e cedrata trangugiate al Parco del Valentino con le tue "compagne di avventura".


La mole di stanchezza era notevole

Ed i monumenti trash al museo del cinema quasi imbarazzanti.

Negozi dal nome emblematico

Dj dal gear costituito da sei GameBoy


perennemente in viaggio

mentre il pubblico esulta


Del resto, è così bello, per la prima volta, aprire gli occhi su tante cose.
Ad esempio su quanto sia bella Superga di primissimo mattino.
Non avevo mai visto una scarpa da ginnastica all’alba.

E la gioia si dipinge sui volti

quando la Pellerina c’è. A suo modo.

con i suoi parchi alternativi

ed i membri del club del Cavallo

Ma la Pellerina mainstream è un’altra cosa. Anche a piastra vuota



Ma soprattutto se piove non aprire l’ombrello.
Aspetta il tuo giorno di sole, non puoi fare di meglio

E lo shopping continua ("Torakiki VS Spank", un giorno questa maglia sarà studiata sui banchi di scuola). Paura e delirio a Torino

E tra le luci suonano anche i Franz Ferdinand. O, meglio, si esibiscono. Perché a suonare è meglio un qualsiasi chitarrista da spiaggia

Gli Strokes, invece, ci amano, e noi amiamo loro.

Ed arriva anche "to sorea"


Ed un incontro subsonico, nella persona di un Ninja che fa miracoli in un gruppo drum n’bass. Paura.

Un po’come quando si leggono certe cose

E poi boom, there she was. Bauschetta in Turin’s Barbie house

Ed altre visite

Tante visite. Tante. Ad esempio tutti gli Erasmus di Nizza. Un tuffo indietro di poche settimane, così bello da sembrare strano.


Beppe learns Barracuda

Qualcuno si toglie schegge dalle mani

Qualcuno beve l’ultimo goccio

E poi un grande uomo, colui che nella foto è provato dalle fatiche di un festival organizzato alla perfezione. Un subsonico Max, tòpos di ogni nostro giorno e nottata torinese, ai Giardini Reali come al Parco, come al cinema il pomeriggio e come, soprattutto, da Giancarlo ai Murazzi mentre tenti di giocare a biliardino alle 5:30 del mattino. Grazie a chi ci ha ogni giorno consigliato sul da farsi.

Ed un pezzo di Sikitikis.

E il nostro nuovo migliore amico. Come si dice per SoundPark
, chi cazzo è?

Forse quello che non c’è.

Come ricordi da mettere a fuoco.

Parlo. Parlo. Parlo. Esco spesso "per far divertire" gli altri. Magari con un ritorno economico, certo. Provo magari a condividere con chi è con me quello che per me è importante. Dimenticando, spesso, quanto sia bello anche ascoltare. Forse me ne sono accorto in un’altra regione, pur senza guarire del tutto.
Ed è giusto, quindi, che questa volta certe cose le tenga per me. Nel mio album dei ricordi, in tutto ciò che è stato musica, in tutte le persone che sono state musica entrata dagli occhi, in ogni momento in cui non sapevamo come sarebbe andata. Come quando una macchina di colpo vorrebbe venirti addosso in una notte di pioggia.
Torino ogni volta lascia il segno, e lo porterò con me domani, sull’aereo che da Orio al Serio ci porterà a Benicassim

E ieri sera Deus a Ferrara. Giusto perché una notte di stelle non fa mai abbastanza male per non meritarne un’altra

E poi Naviglio. E poi ancora qualche chilometro, ed una frase di un fratello che, insieme a un Brancamenta da viaggio, insieme a certe facce, a certi suoni, odori, pensieri ti scompongono di nuovo.
E, per fortuna, prima di andare a letto a tentare di dormire esiste un’ultima sosta, da chi ti ascolta e ti capisce anche se suoni il campanello alle tre di notte.
Grazie.
Hold me now,
I’m six feet from the edge and I’m thinking
maybe six feet ain’t so far down
Update 18/7/2006 - 00:49
Naviglio pieno, stavolta. Undici ore allaereo. Aspettative tante, speranza una. Buone vacanze, buon lavoro. Check ignition, and may Gods love be with you
LITTLE ARITHMETICS - DEUS
Into temptation, over in doubt
Black night, neonlight into my house
talking talking talking about
Out of frustration, over in doubt
Hold me now, I’m hoping that you can explain
Little Arithmetics
Got me down, they’re fooling me again and again
Little Arithmetics
Got me down
Sometimes I feel like going down south Sometimes I’m feeling alright
Sometimes I feel like I’m over and out Sometimes I’m losing my mind
Talking talking talking about Sometimes the day is the night
Into temptation, over in doubt Sometimes I don’t wanna fight
Hold me now,
I’m hoping that you can explain
Little Arithmetics
Got me down, they’re fooling me again and again
Little Arithmetics
Got me down
LEGGI I COMMENTI (14)
-
PERMALINK
mercoledì 12 luglio 2006 - ore 10:41
Felicità è una canzone pazza che cantare mi fa
(categoria: " Viaggi ")
Succedono tante cose. Due persone che in qualche modo hanno fatto parte del tuo 2005 spariscono. E per fortuna, direi. Solo rivorrei il mio dvd di giovani, carini e disoccupati. Un po’perché è uno dei miei film preferiti, un po’perché fa parte di un pezzo di strada fatta con un’altra persona. Pure questa messa via, ma è pur sempre un ricordo.
Ultima serata pre-ferie strana e bellissima sotto le stelle del Naviglio..
Altra cosa. I brutti ricordi, a volte, riaffiorano. Non potete capire cosa significhi per me, infatti, avere ritrovato questo ed un altro video su Youtube. Di quel Dr Bombay che in un pomeriggio di soundcheck ed in una sera di programma nel ’99 sconvolse tutti noi al RoxyBar, correndo per lo studio e saltellando al ritmo di quelle due canzoni che DOVETE conoscere. E se pure un grande intenditore del trash mi dà ragione, la mia realizzazione personale sale.
E poi, a guera xe guera per tutti.
Oh sì, decisamente.
Io me ne vado, provvisoriamente. Una mail al caro patron C-Max, il pieno alla piccola e la premianda ditta Momo e Daniela raggiungerà Torino dove nell’ordine si vedranno Richard Hawley, Baustelle, Amari, Scuola Furano, Fare Soldi, Manu Chao, Caparezza, Gogol Bordello, La Phaze, Franz Ferdinand, Sons & Daughters, The Strokes.
Una buona overdose di musica. Soprattutto, senza rotture di coglioni.
Praticamente un sogno che diventa realtà.
Gli altri convocati e i Leilerasmi sono attesi a Torino nelle prossime ore 
Corre voce ci sia una Rachele sul palco, stasera.

R’N’R’CONTEST - SIKITIKIS
La prima regola è non farsi raggirare
La donna è un complotto internazionale
Non puoi, non puoi…
Se ti dovesse chiedere il motivo
Di qualche tuo atteggiamento un po’ furtivo
MI AVVALGO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE
POI FATTI I CAZZI TUOI!
Seconda regola è non confessare
la mia, la sua, la tua carenza criminale
non fa, non fa…
ogni domanda stai sereno e non reagire
alle sue legittime ossessioni after-show
MI AVVALGO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE
POI FATTI I CAZZI TUOI!
terzo non farti prendere dal panico
E quando parli non ti devi contraddire
Non puoi, non puoi
E se dovessi rovinare sul più bello
Cadere come un dilettante allo sbaraglio
MI AVVALGO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE..
LEGGI I COMMENTI (14)
-
PERMALINK
martedì 11 luglio 2006 - ore 21:06
11-07-06
(categoria: " Musica e Canzoni ")

Cè chi assume sostanze perché sta male. Cè chi ne assume perché sta bene e vuole vedere certe cose. Cè chi cè rimasto sotto ed è servito da monito anche allultimo stronzo che scrive per evitarle o non reiterarle.
Grazie a te, per aver dato la possibilità a mezzo mondo di vedere ciò che hai visto tu senza che tutti dovessero pagarne le conseguenze. Eccetto ciò che la tua dipartita musicale prima e "naturale" oggi rappresenta. Un costo grande, tanto grande. Massimo rispetto ed onore a chi ha aperto le porte della percezione, passando per osmosi i suoi orgasmi da acidi alla puntina di milioni di giradischi e, con due stupide casse, a tutto il mondo. Stanotte ti riascolterò, in cuffia, fino a quando mi faranno male orecchie e cervello. Te lo meriti. Ed io pure.

Remember when you were young, you shone like the sun.
Shine on you crazy diamond!
Now theres a look in your eyes, like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond!
You were caught on the crossfire of childhood and stardom, blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter, come on you stranger, you legend, you martyr,
and shine!
You reached for the secret too soon, you cried for the moon.
Shine on you crazy diamond!
Threatened by shadows at night, and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond!
Well you wore out your welcome with random precision, rode on the steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper, you prisoner,
and shine!
Nobody knows where you are, how near or how far.
Shine on you crazy diamond!
Pile on many more layers and Ill be joining you there.
Shine on you crazy diamond!
And well bask in the shadow of yesterdays triumph, and sail on the steel breeze.
Come on you boy child, you winner and loser, come on you miner for truth and delusion,
and shine!
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI