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momo, 3x anni
spritzino di Padova / Little Bucarest (Arcella)
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ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...




ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) Sicapunk che ascolta i POOH

MERAVIGLIE


1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!


OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD


5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL

DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA

RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS

FANPAGE (Facebook): Momostock

BOOKING: momo@allagrandissima.com




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THEN DON’T COME AROUND
CAUSE I’M GONNA BURN ONE DOWN
>>
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sabato 17 giugno 2006 - ore 15:01


Missilino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Missilino è arrivato nel mio garage dopo un paio d’anni con uno strano uovo con ruote piccole. Missilino con un pieno mi portava dappertutto, a Bologna pure, nonostante i suoi 50cc di cilindrata. Anzi, di altro solido geometrico, viste le frequenti rettifiche del suo 1999 quel motore è ormai un’opera d’arte.
Di Missilino ormai mi ricordo una volta l’anno, o poco più. Parcheggiato impolverato davanti a casa, provato dalle cadute causategli un po’dall’assenza del cavalletto, molto dalla sbadataggine dell’inquilina del piano di sotto (Marco, te xe casca’ el CUTTER) presenta segni di ottimo funzionamento:
- batteria scarica
Per mettere in moto Missilino servono almeno 40 colpi di pedalina. L’avviamento elettrico, anche a batteria a pieno regime, se n’è andato nel 2000. Dopo aver sviluppato incredibili muscoli alle caviglie, spento i fanali, staccato il respiratore artificiale alla vicina di casa e spenta la luce dei lampioni del vicoletto, si decide ad accendersi, una scintilla di vita si anima in lui. Per strada è timido: prima di potersi esprimere con il suo clacson (per una sola volta) è necessario percorrere almeno 15 km. Il suono sarà un bizzarro tentativo di mostrarsi vivo, simile al campanello della doccia nel bagno. Lontani sono i tempi in cui, per le prodezze del Padova o di qualche signorina gentile con me, strombazzava (dopo di me) in giro per la città. E si potevano mangiare anche le fragole.
- frecce tricolore
No, Missilino non vola. Anche se raggiunge ancora dignitosissime velocità che, vista la quantità di scotch nero che lo circonda, potrebbero farlo sembrare un prototipo.
Ma a causa di un avventore del Coors Road Bar (oggi Gasoline) del tempo che fu, una delle frecce è rotta. Per cui è bianca. Un’altra è ancora sana. Le altre due sono color polvere e lasciano una delicata scia fumé lungo la strada. Al resto del fumé pensiamo noi.
- freni con effetti sonori
Il mitico Fassina, noto meccanico mancato veterinario dell’Arcella, dopo avermi sottratto milioni di euro per una semplice candela decretò:
<<Se i freni i fiscia, xe par che no ghe xe pi MIANTO>>
Ovverosia: da quando non mettono più amianto nelle pastiglie dei freni, i freni fischiano. Mi chiedo quanto amianto sia stato assunto in quella officina per dire una stronzata simile. Il mio Missilino fischia talmente tanto che, spesso, per fare il bullo (senza orecchini da rubarmi, Don Marco) o per rimorchiare una ragazza mi bastava frenare. Anche fossi stato muto, avrei avuto un fischio di tutto rispetto, altro che Fonzie. O Fonzies.

Missilino è uno scooter del ’95 con 60000 km, al quale una psicopatica ha tagliato la sella in Prato della Valle (e l’abbiamo vista in tre), ma è talmente una poveretta che non merita nemmeno insulti. Del resto, due principesse sulla stessa sella non possono stare. E tu eri quella di troppo.

Beh, Missilino ieri sera mi ha tenuto compagnia. Anche se a 50 metri da casa l’automatico mi rubò il denaro. Ma pronti erano i miei due eroi delle artes chimicanda telenuovandaque Sandro ed Eugenio a darmi soldi per nuovo carburante.

E perdonatemi il mio latinorum, ma in tempi di nuovi Don Abbondio d’ovrebbi essere compreso.


(photo courtesy of la-bir-ma-nia)

E dopo un bellissimo concerto dei miei cari vecchi linea77 a Sherwood, circondato da tanta bella gente, con la Birmy-fotografa, parte della Barracuda-crew, tanto fumo e nessun arrosto, con la mia preferita (Ketchup Suicide) come seconda traccia, nonostante la mancata cover delle Bangles, si parte: i fradèi in fairy*astinenza affrontano una spiaggia di Marina di Ravenna, le bibite, i derivati e ciò che ivi incontreranno. Slamtrick Festival attende. Grazie, VICE!

MOKA - LINEA77
Puntare e perdere, provare e perdere,
Sempre e solamente puntare e perdere.
Stretti movimenti necessari per capire che sia tutto giusto,
Che sia tutto a posto.
Sorridi tra stereo superocker e muvie supersucker, sorridi...
E che ne sarà di noi SMOKER?
Cura quel che hai, altrimenti giochi a perdere.

THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE.
A volte è fragola e troppo spesso è merda.
THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE,
Semplici modi per darsi un apparenza.

Scoppia come bolle di big babol la tua faccia come quando ridi troppo
Pensi poco e resti senza ossigeno,
I know were I’m going...
E quando arrivi PENSAMI e quando arrivi RESTACI.
Ora prendi il fiato e scivola,
Come una goccia d’acqua sopra un vetro su cui finisce il vento.
I did it in my way!
Cura ciò che hai altrimenti giochi a perdere.

THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE.
A volte è fragola e troppo spesso è merda.
THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE,
Semplici modi per darsi un apparenza.
THAT’S LIFE me oui, in ogni circostanza.
THAT’S LIFE, scegli quel che vuoi cura ciò che hai oppure giochi a perdere.

Mud… I know where I’m going ... mud
Scegli quel che vuoi altrimenti giochi a perdere.

THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE.
a volte sa di fragola ma spesso sa di merda.
THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE, semplici modi per darsi un apparenza.
THAT’S LIFE me oui, in ogni circostanza.
THAT’S LIFE... scegli quel che vuoi, cura ciò che hai, dai quello che puoi,
L’unico modo che conosco per resistere.

Eccomi. sono il difetto di un prodotto altrimenti perfetto, L’INETTO.
Il giusto clow per il tuo party,
Bei vestiti e denti bianche che sorridono, tra i fiumi di bacardi.
Tutto è programmato, tutto è già studiato,
Vite dentro a un cubo senza respirare ossigeno.
Una messa a punto di un progetto mirato e pensato
Per far di te il mio nuovo idolo.

THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE.
A volte è fragola ma spesso sa di merda.
THAT’S LIFE MAN, OUI C’EST LA VIE,
Semplici modi per darsi un apparenza.
THAT’S LIFE me oui, in ogni circostanza.
THAT’S LIFE... scegli quel che vuoi, cura ciò che hai, dai quello che puoi,
L’unico modo che conosco per resistere


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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 16:34


Quando è troppo è troppo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ed infatti la maggioranza assoluta nel sondaggio ha sancito che il nostro caro amico Gino Pongo è troppo, con svariate "o" alla fine. Tale maggioranza, avendo il golden share, può fare di lui ciò che desidera (basta che non sporchi).
Ma purtroppo succedono altre cose molto più pesanti.
Più pesanti dei 150mila euro della Lucarelli per "La Fattoria" (Sel, se vuoi ti do il mio paypal, così puoi fare una piccola donazione per lenire certi spiacevoli avvenimenti del passato). Più pesanti di un coglione al supermercato che tenta di fare arrabbiare mio padre (e io mi trasformo in una belva, perché solo io posso fare incazzare mio padre). Più pesanti di un kebab completo di tutto del Persian, più pesanti di certi spiacevoli avvenimenti del mondo.
Insomma, potete fare tutto ma NON POSSO ACCETTARE L’ESISTENZA DI UNA MORETTI ANALCOLICA.

Quando c’era LUI

cose di questo tipo sarebbero state vietate persino negli incubi!
Ed in tutta risposta, stasera me ne vo a fare il ragazzino a vedere i PUNKREAS.
Firmate petizioni, protestiamo! Un simile scempio non può colpire un pezzo di storia dei fegati italiani. Nonno Moretti, torna in te!

I WANT ACTION - POISON
I want action tonight
Satisfaction all night

I grab my hat and i
Grab my shoes
Tonight Im gonna hit
The streets and cruise

Down the main strip and
Check it out
With those schoolgirls
A hangin around

Now Im a sucker for a pretty face
I dont care if shes in leather or lace
Cause Im just lookin for a little kiss

I want action tonight
Satisfaction all night
Youve got the love I need tonight

Long legs and short skirts
These girls hit me where it hurts

I cant wait to get my hands on them
I wont give up until they give in

Now Im not lookin for a love that lasts
I need a shot and I need it fast
If I cant have her, Ill take her and make her

Hey, sweetheart, slide on in here
No, not in the front, jump in the back
Why?
Cause theres something back there I want to show ya
I want action tonight
Satisfaction all night
Ah, come on honey, I wasnt that bad!
Oh, well


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martedì 13 giugno 2006 - ore 14:47


Drunk And Disorderly: il trenino, questo sconosciuto
(categoria: " Pensieri ")


Ovverosia: quando ridere delle disgrazie altrui non è reato. Una sorta di RealTV sulle persone sbronze e sui loro atti bizzarri, un altro regalo di FX, il nuovo canale di Sky "per soli uomini". E cercando in rete si trovano parecchi siti con la stessa dicitura.
E ieri notte, su Drunk and Disorderly qualcosa che non mi poteva lasciare impassibile o fare addormentare. Noi tutti conosciamo il trenino.

Il trenino è un’invenzione dell’era moderna, quelli che conosciamo possono correre su tre differenti tipi di sede stradale: rotaie di plastico LIMA o Marklin, rotaie finte alle giostre, cemento nei paesi di villeggiatura.

Esiste però un quarto tipo di percorso per i trenini. Un percorso lungo e tortuoso, ostacolato da "Matusa", puristi del ritmo ed uomini tristi, percorribile anche sui pattini

Tale trenino è anche chiamato il trenino dei deficienti, come dimostra questa diapositiva.

Numerose sono le ipotesi sulla nascita del diabolico trenino.
Il trasporto su rotaia all’epoca della disco-music era messo a dura prova da svariati fattori: un primo deterioramento delle strutture, gli atti terroristici su stazioni e convogli, gli importantissimi nodi ferroviari che iniziavano a differenziarsi dalla banale stazioncina di paese.
Il trasporto su rotaia, insomma, specie nella zona di Roma, era ridotto ai minimi Termini.
La strada come metafora della rotaia? Una sfida ambiziosa, ma ormai superata. Il trenino turistico con ruote lascia il tempo che trova, un giro di cinque minuti, insomma.
Contemporaneamente, la libertà sessuale intrapresa come obiettivo femminile dalla fine degli anni ’60, lo sdoganamento del sesso anale come frontierà del piacere tra etero, la visione di Nostradamus del finale di CentoVetrine provocavano forti sussulti nella popolazione filo-ferroviaria.

Ogni occasione è buona per cercare un contatto fisico, dal nuovo (all’epoca) disco degli Earth Wind And Fire alla semplice voglia di pelo. Ed ecco, dopo un bicchiere di troppo, dopo una cena di lavoro, dopo una notte in balera nascere un lungo e scoordinato trenino.
Gli storici più autorevoli fanno risalire il primo esempio di Trenino da ballo alla balera sotterranea di un Hotel di Sottomarina.
Un dj incapace miscelava non sapientemente alcuni tormentoni, chiamati nel nuovo secolo balli di gruppo, quando un terribile accrocchio spuntò dai 1200:
Disco samba mix.
Non cadete dalle nuvole: tutti conoscete a memoria la (non)sapiente miscela di A E I O U Y, Zazuera, Fio maravilha...
Il tutto sovvenzionato da una sedicente animalista, chiamata Brigitte Bardot, per promuovere le sue iniziative tramite messaggi subliminali in musica.

Ecco come ci si riduce a suon di trenino. Una volta, infatti, il trenino era anarchico e non prevedeva le cinque regole d’oro:
1 Vietata la promiscuità dei balli
Durante il trenino è severamente vietato compiere altri passi od evoluzioni. Sconsigliatissimo il pericolosissimo trenino del pinguino. Creato da Gianni Drudi sotto acido, prevedeva un pericoloso medley delle due danze, con conseguente deflorazione anale dei partecipanti al primo errore nell’avanti avanti avanti.
2 Mai fare più di un trenino al mese
L’istinto di raggiungere la spalla destra di chi sta davanti a noi decreta, secondo il DSM IV di Psicologia, una chiara tendenza alla depressione, curabile solo con spuma e Prozac, bevanda rintracciabile solo nei bar dei circoli del liscio ARCI nel bolognese.
3 Mantenere i bpm sotto i 109
Un eccessivo senso del ritmo, reale o immaginario, potrebbe spingere i baldi giovani ad eseguire il trenino fuori dai parametri di sicurezza, rischiando attacchi cardiaci, Tsunami improvvisi, dissenterie prorompenti, jeja bubolina o cedimenti strutturali. Memorabile fu il crollo del Titanic, dovuto come si sa ad un primordiale tipo di trenino sulle note di un Valtzer speedcore del nonno di Gigi d’Agostino.
4 Indagare sulle tendenze sessuali dei "vagoni"
Siate felici di chi parecchio insiste a far la locomotiva. Diffidate da chi troppo indugia ed ambisce al ruolo di vagone di coda, ma soprattutto diffidate dalle imitazioni. Quindi, non accettate per nessun motivo nel vostro trenino Gigi Sabani o, peggio, il Merolone.
5 No ai trenini televisivi
Durante i trenini a "ci vediamo in tv" ci sono state più vittime che dopo un derby allo stadio. A "Buona domenica" molte persone hanno perso la ragione: i telespettatori, in primis.

Vi prego. Fermate questa voce dentro me che insistentemente ripete Pe pe pe pe pe pe. Fatelo per il bene del mondo.

LAVANDA - TRICARICO
E poi vado a lavorare
pianto nella terra i pomodori e le carote
e ora sono le sette
attacco le pompe che bagnano i campi
e si ora ho finito
vado nel solaio e parto per Urano
ma tu non sarai mica un drogato
guardami negli occhi non sarai mica un drogato

Ma com’è che arriva l’amore sotto l’albero
ma com’è che i fiori sono profumati
ma com’è che gli occhi sono colorati
ma perché non esco da questa scatolina
ma com’è che prima questo non c’era
ma dov’è andato l’arcobaleno
ma sono messi a caso così non va bene
che cosa non va bene dimmi cosa non va bene

e poi la notte la notte dormo
la notte dormo e faccio un sogno
vedo un campo con tutta la lavanda
ci sono i pettirossi e vedo anche i merli
e io sto bene son forte come il sole
mi mangio i fiori le bacche e le formiche
e la mattina ecco mi sveglio
arriva Lulù dice presto che è tardi

Ma com’è che arriva l’amore sotto l’albero
ma com’è che i fiori sono profumati
ma com’è che gli occhi sono colorati
ma perché non esco da questa scatolina
ma com’è che prima questo non c’era
ma dov’è andato l’arcobaleno
ma sono messi a caso così non va bene
che cosa non va bene dimmi cosa non va bene

quando vedo gli alberi che sbocciano al mattino
vanno bene i moscerini in estate sulla frutta
vanno bene le minestre nelle sere anche ad agosto
vanno bene i pannolini che si mettono i bambini
vanno bene i vetri rotti che mi cadon sulla testa
vanno bene le sirene che cantano nel mare
vanno bene i tappini che mi metto nelle orecchie
solo una cosa non va bene
quando qualcuno cerca di portarti via il tuo sogno
se ne accorse appena in tempo
arrivò un raggio di luce al tramonto
arrivò lucifero e gli disse
scappa o qui sei finito
corse tutta la notte non sapeva dove sarebbe arrivato
ma sapeva dove voleva arrivare
e poi la notte la notte dormo


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domenica 11 giugno 2006 - ore 15:05


Cin cin a te, Betty
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Partire per Bologna è sempre un momento toccante. Specialmente quando la destinazione prima è la classica Roadhouse Grill in viale Stalingrado. Ovverosia: mettete tre persone a tavola, date loro alcuni animali onorevolmente deceduti per i loro stomaci, aggiungete qualche litro di birra, qualche Brancamenta ed il mondo sarà migliore

Ad un certo punto, queste persone ricordano che hanno un impegno, l’esibizione di colui che negli ultimi mesi è sulla bocca di tanti (non si sa se in termini sessuali), Immanuel Casto, o "il Divo", artista del "Porn Groove", dai testi dissacranti, blasfemi, crudi, ironici, comunque geniale, al punto di finire nell’airplay di Linus a Radio DeeJay.

Raggiungere il circolo Pavese è difficile, specie dopo essere stati abili artigiani per i nostri polmoni, si paga un biglietto inatteso, ma ne vale la pena. Anche se solo per mezz’ora scarsa, perché mangiare è sacro e necessita tempo.


Entriamo sulle note di Bukkake, la canzone che c’ha fatto conoscere questo bizzarro quanto geniale personaggio. Che, per inciso, sul palco ci sa fare, eccome. Ridere come dei disgraziati per venti minuti ne è la prova, oltre al gradire lo show del Divo e di Checilia "Principessa Venusiana", la sua corista. Sullo sfondo, un maxischermo proietta il video di una canzone dal titolo naif (Culinfranti) ed altri effetti visual.
Ma, per i profani sarà difficile capire, il momento topico, nonostante il numeroso pubblico già cantasse tutte le canzoni quasi a superare la (bella) voce dell’artista, giunge in Io la do. Anticipata da una presentazione (che spero sia presto scaricabile o visibile dal sito) esplicativa del PENNY CLUB, tòpos dell’immaginario Castiano.
Le lacrime agli occhi dal ridere, gente che si alza e gli lancia la camicia sul palco, un Deborah dalla per noi tu che puoi cantato come un coro in curva allo Stadio..
Uno spettacolo. DECISAMENTE alternativo, innaffiato da un fantastico
Gin Lemon ed arricchito da un buffet grandioso. Ad averlo saputo, rimandavamo la Roadhouse.

(Immanuel learns "Barracuda")
Tante chiacchere, gente da tutta Italia, due ragazze vestite da suore giunte a Bologna da Pordenone (su una Panda a 4 marce) soprannominate "Orgiobimbe" da loro stesse si propongono al Vate, fan da entrambe le sponde (del Reno?) circondano l’artista (chi a fianco, chi preferisce invece altre posizioni) che si rivela essere un simpatico 23enne chiamato Manuel.



E dopo le foto, i saluti di rito, e un triste addio alle bellezze femminili presenti nel locale (dove, potete giurarci, torneremo) il ciclo si spezza.

E’già ora di tornare a Padova, per l’ultima notte di un locale a cui tanto abbiamo dato e che tanto ha dato a noi in tutta la stagione, grazie a due soci con cui lavorare e divertirsi è stato un piacere (Loris e Roby) e due trovati, probabilmente, al posto della manina appiccicosa nel sacchetto di patatine da 1000 lire, dei quali non serve fare i nomi.

Grazie DNA, palestra di vita in tutti i sensi. Locale dove anche ieri sera è avvenuta una apparizione... Un giorno mi sveglierò.
Nel frattempo, la macchina si scalda. Jesolo, Terrazza Mare, Full Moon Party. Andiamo a trovare Samuel e Pisti, insomma.

APDEIT: niente Jesolo. Sì al Greenwich.

CARA E’LA FINE - MARLENE KUNTZ
Cara è la fine...ci annusano ormai,
sentono il lezzo del panico che
spruzza in freddi sudori il terrore che c’è.

Non glieli daremo per ungersi dei
nostri mali stillanti le mani avide:
che ci tocchino morti, secchi e gelidi.

Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.

Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.

Dieci pistole spianate e dieci
sguardi ruvidi e tesi che puntano qui
dentro l’auto, e la corsa finisce così.

Cara è la fine...perdonami.
Cara è la fine...perdonami.

Oh, non piangere,
urla piuttosto e
lasciamo di noi un ricordo toccante.

Stringiti a me,
ringhiagli addosso e
poi sparami mentre io sparo a te.

Ci vogliono vivi e colpevoli...
ma che vita è una cella? Avremo di più:
quella stella che un giorno mi donasti, lassù.

Oh, non piangere...


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venerdì 9 giugno 2006 - ore 04:41


Mandami a dire se è vero (Baustelle live @ Rockando - Povolaro)
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Possono non piacere. Ma sentir dire che è un gruppo di moda è un’enorme cazzata, specie quando viene detto da chi crede siano una novità. Un gran bel live nonostante un’acustica non tra le migliori, valso ogni singolo metro macinato in macchina, vissuto tra me e me, a modo mio.











Ci sono poi gli occhi più venerati del palco, c’è una sigaretta da portare al festival di Torino.

Ci sono vecchie conoscenze "ovosodiche" e "snaporazziche" che invitano a Livorno e tastieristi geniali.



E per una volta non mi viene nemmeno da dire cosa vi siete persi, ma cosa mi sono visto, cosa ho sentito..

Grazie Baustelle. Infinitamente grazie, prima e dopo il sipario calato.
E tornare a Padova in fretta, recuperare un po’di persone e tornare all’Agriparty, quello grande, dove una quantità imprecisabile di persone faceva festa, anche quando la musica era pessima.
Le solite strade viste con altri occhi, ed altre strade che andranno percorse.

WISHING WELL - TERENCE TRENT D’ARBY
Kissing like a bandit
Stealing time
Underneath a sycamore tree
Cupid by the hour sends
Valentines
To my sweet lover and me
Slowly
But surely
Your appetite is more than I knew
Sweetly
Softly
I’m falling in love with you

Wish me love a wishing well
To kiss and tell
A wishing well of butterfly tears
Wish me love a wishing well
To kiss and tell
A wishing well of crocodile cheers

Hugging like a monkey see
Monkey do
Right beside a riverboat gambler
Erotic images float through my head
So I wanna be
Your midnight rambler
Quickly
Quickly
The blood races through my veins
Quickly
Loudly
I wanna hear those sugar bells ring

Wish me love a wishing well
To kiss and tell
A wishing well of butterfly tears
Wish me love a wishing well
To kiss and tell
A wishing well of crocodile cheers


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mercoledì 7 giugno 2006 - ore 14:04


Avrà lo scarico CALIBRAto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cantava Lucio Dalla tanti anni fa. Più o meno quando, da bambini, io ed i miei coetanei sognavamo, un giorno, qualcosa più del 125 tanto agognato. Non avevamo pretese di grandi moto, pensavamo alla macchina. La macchina sportiva, la macchina per rimorchiare, la macchina possibilmente rossa. E la Opel, prima di regalare milioni di euro di sponsorizzazione al mio amato Milan, un regalo lo aveva fatto a noi, sognatori o piloti che fossimo: la Opel Calibra.
Il listino Opel prevedeva circa 10 colori, ma per NOI, nei sogni bagnati (di bava) verso una bella macchina ne esistevano solo due: il rosso o il giallo. Il mondo improvvisamente si trovava, prima volta nella storia, di fronte ad un vero bipolarismo: quei due colori dividevano famiglie, coppie, pacs, persino due primedonne nello stesso spettacolo (come
recita una frase fatta da trash-le-fo-na-ta).



Vogliate ricordarla così, o come la descrive Wikipedia: vederla così al naturale non è più possibile.
L’Opel Calibra, purtroppo, gode della arcinota sindrome di Cher, gravissima patologia noglobal secondo la quale nella vita la forma originale non serve ad un cazzo, forse in quanto protetta da diritti d’autore. Un giorno, infatti, il famoso Signore delle Automobili, laureato in medicina, ha creato un decalogo per le Opel Calibra.
Tristemente ve ne elencherò i punti, purtroppo tutti reali

1 Non è possibile comprare una Calibra standard
Opel Calibra necessita di TUGNI, TUNIN, TUING. Nessuno infatti osa o riesce a pronunciare la parola TUNING. Questo fantasma che infesta sempre più automobili e merita un capitolo a sè ha fatto più danni che l’atomica su Hiroshima. Non risulta però abbia fatto danni a Nagasaki, ma miracoli su una Kawasaki.

2 Nessun bagagliaio Calibra ha diritto di restare solo
Anche Freud in una seduta medianica ha confessato a Rosemary Altea che le Calibra soffrono dell’invidia del pene. E’per questo che si rende necessaria la creazione di un alettone (spoiler è troppo banale) sempre più alto, per ostentare virilità e propiziarsi gli dei dell’Olimpo alla guida.

3 Ogni utente Calibra deve associarsi ad un club
La terapia di gruppo fa miracoli. Per questo, dall’Italia alla Repubblica Ceca (forse proprio dal gusto dell’orrido dipende tale nomignolo) ogni possessore del diabolico coupè ha il dovere morale di iscriversi ad un’associazione di utenti. Ci sono anche delle apposite pastiglie da assumere prima, dopo e durante la guida.

4 Non è possibile usare la Calibra con la sola cittadinanza italiana
Nessun negozio venderebbe una Calibra usata ad un cittadino dello stivale. Per questo motivo, troverete sempre un commesso compiacente pronto a concedervi passaporti rumeni, con in omaggio, compreso nel prezzo, uno stereo da 12000 watt con un cd di Liviu Pustiu, il Gigi d’Alessio rumeno.

Che, ricordiamo, arrivò al DNA club ad una festa rumena proprio a bordo di una Opel Calibra limousine, 112 posti, piscina e tapis roulant con led viola. Infatti, il quinto punto del decalogo parla chiaro:

5 Calibra sarà la luce dei vostri occhi
Non è possibile guidare una Opel Calibra non irradiata da luci ultraviolette o loro succedanei. Si calcola che, grazie a led azzurri e tubi fluorescenti, ogni pilota di Calibra assuma in un anno più radiazioni di chi abbia passato due anni in un carcere di Chernobil a fine anni ’80.

Si consiglia la protezione 25 nei primi giorni di guida.

6 Calibrate il vostro subwoofer
Locali notturni? Concerti? Rave party?
Troppo scomodi. A che serve il bagagliaio? A mettere le valigie?
Siete indietro. Fate pure accomodare all’interno della vostra Calibra un subwoofer matrimoniale con cassa di risonanza semipiena d’acqua, ed anche voi potrete cambiare casa in pochi mesi senza cavilli burocratici: un calcio in culo dai vostri vicini e.. via! Potrete sempre andare in piazzale Bernina a confrontarvi con i vostri simili.

7 Munitevi di tendine parasole sponsorizzate
Nessuno vale più niente senza le tendine con la pubblicià del proprio push.. ehm, tuner preferito. L’epoca di Assetto Valentino o simili è finita, ora avete bisogno di recare sul lunotto posteriore un indirizzo internet lungo almeno 80 caratteri. Più lungo è il nome del sito, più le persone lo rileggeranno, venendovi addosso e, finalmente, liberandovi del cesso di macchina che state cavalcando.

8 Fate una ronda in via Anelli
Il bronx di Padova non aspetta che voi. Allineatevi dopo i palazzoni verdi del complesso "Serenissima": non solo otterrete in due minuti più droga di quanta Escobar abbia visto in tutta la vita, ma verrete accolti come fratelli. E se non avete cambiato i sedili, beh, lasciatevelo dire, una tigre del ribaltabile sarà vostra per soli 30 euro.

9 Trasformatevi in uomini Fast & Furious
Nessuno può resistere alla tentazione di far sfrecciare la propria Calibra a milioni di miglia orarie lungo le tangenziali. Ricordatevi però non solo di fare il pieno di protossido d’azoto, ma pure di non passare sotto i camion. La macchina sembra sottile, ma non così tanto. E quell’ultimo pezzo house che vi piace tanto NON SERVE per far saltare la macchina come il turbo boost di Michael Knight

Non fate affidamento sui pulsanti giocattolo comprati in fiera! MAI!

10 Andate a puttane
Nessuna donna "standard" oserà avvicinarvisi fino a quando cambierete macchina. Salvo quella che vi ucciderà quando vi presenterete sotto casa sua con una Duna Tuning.


Vado a scaldare la Prinz.

KICKSTAND - SOUNDGARDEN
Kickstand, you got loose and I threw up
Kickstand, you got the juice to fill my cup
My mother says that it’s alright
My mother says that’s the only life
So do it right
Do it right
Come stand me up
Come stand me up
Kickstand, I got saddle made of leather
Kickstand, I got the words to come together
I got the urge to ride your trike
My mother says that’s the only life


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martedì 6 giugno 2006 - ore 14:10


Pronto? Soccorso!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il team della Golena è pronto a tutto, persino ai sabotaggi operati dalle limitrofe aree di divertimento. Succede quindi che un’agente segreta birmana d’un tratto non si senta proprio bene e decida di cadere ai miei piedi. Il nostro viaggetto verso l’ospedale civile ed il suo pronto soccorso è breve, il tempo di parcheggiare la macchina in doveroso divieto di sosta (in ospedale i parcheggi servono solo se lontani dall’ingresso) e raggiungo Birmany nel limbo della sala verde, rinomata località del pronto soccorso destinata agli estimatori di ganja.

Analizzare i tipi di popolazione per abbassare la tensione è stato un dovere morale.
Al pronto soccorso, infatti, incontrerete sempre più o meno le stesse categorie di persone, di cui abbiamo avuto validi esempi stanotte.

La signora Russo
Sbagliate nell’ipotizzare un’origine napoletana: l’appellativo della simpatica vecchina, habitué delle sale dell’ospedale, deriva da una non perfetta respirazione. Praticamente è una marmitta Giannelli con scarico rovesciato, ogni qual volta respira sta scorreggiando. Difficile mantenere uno sguardo serio o non ridere, anche per ragazzi messi decisamente male. Una signora appena operata alla gamba, infatti, contorcendosi per le risate si trasforma nella

Signora Lamento
Il marito sta probabilmente bevendo un paio di gin lemon con il portantino (di cui parleremo in seguito). Lei si è spaccata una gamba, ma non desiste. Le macchie di gesso fresco sulle lenzuola della barella le danno un’aria vissuta persino più della ricrescita sotto i colpi di lampada abbronzante, ma lei non perde occasione per imboressarsi (in veneto: esplodere in una fragorosa risata continua dopo un minuto di quarantena in cui si è cercato di mantenere un certo contegno), salvo poi lamentarsi per i dolori dovuti alle contorsioni dei muscoli. Della serie: ha capito di essersi fatta male, ma rimanderà tutto a domani.

Signora Mentos
Un amico, probabilmente legato alla bionda quarantenne ma col suo perché a loro vicina, si è fatto male. Mentos allora si propone come aiutante durante la sofferenza. Fioccano le sue battute di spirito quando lui si alza la maglia, ma lei continua, perché il mio mento è prominente, e lo infilo nella gente. Il suo discreto mento, infatti, rischia di fare ombra sulle barelle adiacenti, mentre sproloquia sul fatto che non ha 180 euro per il foglio rosa della patente del figlio. Noi le consiglieremmo vivamente di uscire in strada e fare degli straordinari, ma così non si fa. Come disse un albanese clandestino al cantante degli Ska-fisti, siamo tutti nella stessa barca

Il moralizzatore
Il pronto soccorso è notoriamente tutto fuorché pronto. Soprattutto per i rompicoglioni che vanno a vegetarvi ogni notte, facendo perdere tempo al già esiguo personale. Alle signore dal poco tatto risponderà sempre lui. Ci sarà sempre un uomo in giacca e pantaloni (non c’è dato di sapere se indossa le mutande) pronto a dire "lei non mi fa sapere niente? Vedremo cosa dirà domattina". In ogni rissa c’è sempre qualcuno che dice non mi toccare, sono un avvocato, conosco i miei diritti! Ma l’unica persona che di diritti ne conosce tanti è una mia vecchia conoscente che si è scopata mezza Cento.

Il macellaio
Ogni ospedale ha la sua scheggia impazzita. A Data Medica è l’infermiera di colore che sbaglia le vene durante i prelievi (esperienza personale da non ripetere). Al pronto soccorso è il beccaro, infermiere così soprannominato per usare aghi da pachiderma nelle braccia dei poveri pazienti, con la dolcezza di un amaro Unicum. L’uomo ogni tanto si ripalesa dalla malcapitata tentando di rassicurarla sul suo futuro. E’in questo momento che, pur di non rivederlo mai più, molte persone ritrovano la fede in qualche dio.

Vomitina
La sfiga ci vede benissimo, non così tanto le signore la notte. Una donna ha la dissenteria, forse a causa di ciò che ha mangiato. E che tutti, presto, purtroppo vedremo, aggiungo io. Camminando in bagno di notte, rincoglionita dal sonno e dal mal di stomaco, cade e si fa un sacco di male. Entra al pronto soccorso con sacchetto in mano al grido di ho un po’di nau... Il resto viene descritto dall’infermiera.
- Signora, ha mangiato verdure rosse, VEDO
- No, e xe FRAGOE!!
- Ah sì, vèro
(guardando assieme all’altro infermiere nel sacchetto come fosse un oracolo da interpretare. Il sacchetto, non l’infermiere).
E’sempre bello assistere a queste scene alle due di notte, con lo stomaco già rovinato dall’ambiente ospedaliero.

Ciarli
Ogni ospedale ha il suo Ciarli. Un rompicoglioni molestamente ubriaco che cerca un riparo per la notte fingendo ogni sera un malessere leggero e diverso. Ieri toccava al ho male all’occhio
Pronta, l’infermiera Hitler gli schiaffava collirio e benda su un occhio. Ciarli ora vive nei Karaoke bar imitando Gabrielle, quella di "Dreams" e "Out of reach". Così non dormi qui anche stanotte, disse Hitler. Ah, se quelle medicazioni potessero parlare

L’infermiera Hitler
Una meridionale che tenta di parlare in dialetto veneto con scarsi risultati. E con ancora peggiori risultati ha rapporti umani con i pazienti ed i loro parenti, mandando a cagare le persone più rapidamente che cento gocce di Guttalax. Fuori tutti, e un PAZIENTE per barella
Involontario lapsus per fermare il contagio attraverso le orge tra malati. Lei la sa lunga (resistente e morbida).

Il portantino Iolehovistetuttequi
Ascensore. Tre del mattino.
- Ma avevi bevuto?
- Si, un goccio di vino
- Eh, succede, l’altra notte dei ragazzi che festeggiavano matematicadue, eh, un esame difficile, eh, uno scoglio, insomma, gli amici 4-5 AVANACOLA e ancora puitti, il festeggiato quasi in coma eDilico al terzo!
(io e Birmy ci guardiamo: principianti!)
- Dovete stare attenti in discoteca
- Ci lavoriamo!
- Eh sì, i drink al bar...
- Lei fa la barista!
- Se uno non tiene, poi col caldo adesso nei locali poi è ovvio
- Eravamo all’aperto!

Zittito l’uomo.

L’importante, comunque, è che tutto è bene quello che finisce bene. Con un volantino sulla macchina ed un sacco di bandierine da saltare. Viva la Birmy convalescente



HOSPITAL FOOD - EELS
Coming through the alley
trying walk without a sound
It doesn’t really matter
’cause there ain’t no one around
Tip toe through the alley and
tip toe through your life
You still got it coming
be it gun be it knife
Next thing you know
you’re eating hospital food
Karaoke castration
take the wasp alive
He’s gonna sting you anyway
and take you to the hive
Yesterday was suckin’ and
tomorrow’s looking bad
Who knew that today
was the only I had ?
Hospital food
Want some hospital food
Hospital food
Delicious hospital food
In your tribute album to the world
you must never forget
To sing the one about the cat
who’s always getting wet
He’s always got a problem
he’s a very bitter dude
And now he is complaining
’bout his hospital food
Hospital food
It’s gonna help the medicine go down
Want some hospital food
Gonna take a walk without a sound
A litlle hospital food
Helps the spoonful of sugar come up
I want some hospital food
In your blender and in my cup


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lunedì 5 giugno 2006 - ore 18:49


Doppino malefico
(categoria: " Pensieri ")


Provvidenziale quanto inaspettato malfunzionamento della linea. No, non sto scomodando la Provvidenza di Manzoni, di religione ce n’è pure troppa da vomitare in faccia al mondo con atti sgarbati, con una bella facciotta alla ricerca di pagine di giornale. Meglio una Provvidenza di Verga, una Provvidenza che però torna a riva, maturata dai giorni in mezzo alla tempesta.

Capita che un compagno radicale mi dica che c’è un articolo sull’edizione locale di uno dei più grandi quotidiani nazionali che merita due secondi del mio tempo. Vado a comprare il Corriere e ci vedo citato un mio intervento in un blog altrui. Pensa un po’. E non è un commento, che so, ad un amico, ad una sconosciuta, qualche battibecco con Selvaggia, no. Un commento al blog di un prete. Il qual prete è stato battezzato don Spritz. Non so da chi. Io in piazza ci vado, conosco ogni ciottolo di piazza della frutta e di piazza delle erbe, ogni sampietrino del ghetto, ma nulla, nel territorio "sacro", perdonerete il gioco di parole, allo spritz questo "don" non l’ho mai visto. Ed a quanto si può carpire dal suo blog, l’ultima volta che si è diretto in ghetto l’effetto è stato il romanzare, quasi fosse una parabola evangelica, il racconto del suo incontro con un "bullo" che gli ha spontaneamente consegnato, dietro richiesta, i suoi orecchini.
Per un attimo ci ho riso sopra, specie per le battute nate a mo di titolo di giornale, tipo "il prete come le gazze" nate da altri lettori, con il passare del tempo la cosa delude. Non diventa preoccupante, figuriamoci se mi preoccupa ciò che un semplice uomo, in tonaca o meno, fa della propria vita. Questo signore, però, dall’alto del suo ruolo si permette di citare in continuazione le medesime missive inviategli e, tra la schiera di chi lo sprona a continuare, c’è chi sostiene addirittura che chi critica il suo operato abbia dei seri problemi con la propria coscienza.

Il procedimento però, per analogia, vale anche in senso contrario. Ammetto i miei problemi con la mia coscienza, sempre meno disposta a credere in qualcosa di ultraterreno, infatti, visto ciò che alcuni ministri di esso combinano in terra. E questa sera non sarò a vedere colui che da questo Stato ha già percepito tanti soldini (che non immagino, mi spiace per il sacerdote, nascosti nella sua gobba), e considero una delle rovine di questa nazione, uno dei simboli del suo decadimento.
Non ci andrò, primo perché la fede del senatore a vita è solo una questione personale, secondo perché a Padova ci sono altre cose da fare, decisamente più invitanti che alimentare la popolarità di alcune persone, che si dovrebbero dare, forse, ad un reality show. Funziona, eh.

Perché sentirsi bersagliati e criticati quando si portano come Esempi, con la "E" maiuscola, Pantani ed Andreotti, scusa, caro sacerdote, è normale e pacifico.

Per fortuna esistono anche le cose belle. Ad esempio il primo compleanno della Golena, dove più di duemila persone hanno affrontato il diluvio ed i conseguenti problemi da esso derivati per una festa di Medicina diversa rispetto alle precedenti edizioni. O un venerdì con tutta la Padova notturna allo Spaccone, dove rivedere facce note perse di vista fino a mattina.
E, soprattutto, un sabato notte nella splendida cornice dei "Cavalli" a Mogliano, dove manca solo Jerry Calà con un pianoforte per emulare "Vacanze di Natale".. una notte per festeggiare il compleanno di un caro amico. Qualche bicchiere di troppo, una lunga notte piena di bella gente da far commuovere, con una We need more people che ha fatto spuntare qualche lacrima, nel vedere tanta gente radunata intorno ad un gruppo che sboccia e, soprattutto, al loro batterista felice come mai lo avevo visto prima. Ed il tutto culmina, come spesso accade, davanti ad una birra la domenica sera al Greenwich, mentre un quasi astemio Herman Medrano fa il suo show al meglio, tanto da non aver nemmeno voglia di uscire per una sigaretta. Una stagione varrà sempre sei anni di vita, se sette giorni si trasformano in quindici.

Perché un adulto non dovrebbe andare pazzo per qualcosa?
No! Devi metterti un secchio in testa.
E se non lo fai la gente si sente in diritto di dirti quello che vuole: che sei un immaturo, un idiota, che tua conversazione è banale e noiosa, che non riesci a esprimere i tuoi bisogni emotivi, a relazionarti con i tuoi figli. E alla fine morirai, triste e solo.
Ma alla fine, che diavolo, anche una nuvola di pioggia ha i suoi contorni d’argento

L’ho sempre detto che Nick Hornby è un genio.

PLASTIC R3VOLV3R - CLUB11
Oggi, le strade, non sono le stesse
Pedine frenetiche avvelenate
Da un gioco di società
Gli sguardi sfuggenti di plastica
E cemento che soffoca
Ma io mi trasformo in un ombra
E osservo dai limiti

Tu non sorridi abbastanza, te l’hanno detto già
Che tu non dormi bene, te l’hanno detto già
Tu, non tu, vuoi non tu

Stanotte con la mia plastic r3volv3r
Sparo agli incubi, fuori e dentro e nel cielo
cerco gli occhi di una stella che mi illusioni un po’
senza chiedere in cambio nulla

Ma cos’è, ma cos’è
Pensieri distorti o solo mente che cigola
Il sole ti acceca, ti abbaglia ed oggi vorresti le nuvole
Anche se poi sembra strano e te lo tieni per te

Tu non sorridi abbastanza, te l’hanno detto già
Che tu non dormi bene, te l’hanno detto già
Tu, non tu, vuoi non tu

Stanotte con una plastic r3volv3r
Sparo agli incubi, fuori e dentro e nel cielo
cerco gli occhi di una stella che mi illusioni un po’
senza chiedere in cambio nulla


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giovedì 1 giugno 2006 - ore 03:15


Vivere male prima o poi ti fa male
(categoria: " Accadde Domani ")


Le prime tre sigarette di una settimana difficile. Sigarette che avrei voluto accendere un milione di volte, senza lasciare che il vento me ne rubasse nemmeno un tiro, come succedeva tra un semaforo e l’altro in scooter da ragazzino.. Le prime birre, piccole, fresche, spinate con un sorriso e un brusio che conosco, che mi è familiare come un lessico ginzburgiano, dentro il quale riconoscere le singole voci di amici, avventori di cui non conosci il nome ma che da anni brindano con te lasciando una traccia del loro passaggio sotto forma di gocce di birra sullo scuro legno del banco. E intanto i pensieri corrono verso "Orso", verso la tua vita, verso persone, verso un cliente che urla e bestemmia contro chi gli vende i programmi mentre tu cerchi di fare il tuo lavoro, già sapendo che ti pagherà un quarto di ciò che deve, mentre leggi sul suo computer il nome di un suo cliente con cui, purtroppo, hai avuto di che roderti il fegato sei anni fa. Fegato che cerchi di coccolare prima della tempesta, la tempesta che tieni dentro testa e derivati, pronta ad uscire in qualche ora di festa per poi rientrare dentro di te e contorcerti anima, cuore e nuovamente il fegato per tutte le ore in cui penserai "che cazzo sto facendo". Ma intanto fa bene vedere un film di Spike Lee sul grande schermo, nonostante i calci sullo schienale del coglione che è seduto dietro di te, nonostante i mille pensieri, gli arretrati, un computer ancora da ritirare dall’assistenza, una vita perennemente con il cartello "lavori in corso".
E per fortuna un amico a fianco, che con i suoi racconti ed i suoi occhi festosi per una donna appena conosciuta ti fa venire voglia di sorridere ancora, mentre i vetri dei vostri bicchieri si scontrano. Perché è grazie a certa gente che in poco più di una stagione, visto che il calendario gregoriano non fa per me, ti sembra di aver vissuto cinque, sei anni di vita intensa, anche al di fuori dei valori epatici, dei capelli caduti, dei travasi di bile, delle occhiaie fonde per mezza giornata, pronte a rilassarsi per stare in esercizio per le ore successive.
E basta leggere di nuovo un racconto di un amico che cena con tre Ceres a Modena, riguardare foto di abbracci, sorrisi, baci, cadute, balli, concerti, smorfie e quasi tutto ha un’aria diversa. Un po’come sentire uno xilofono suonare in mezzo al traffico, o tra le chitarre distorte, o nelle tue cuffie con la serranda abbassata, nonostante quelle strisce di luce che ti mantengono fottutamente legato all’Altra realtà, ricordandoti che il mondo non è solo un meraviglioso collage di un massimo di sette note.
Primo giugno 2005: così nasceva un sogno

E così finiva, qualche ora dopo, caricando una bicicletta in macchina

Primo giugno 2006: nasce un’altra Golena. Chissà se il tempo ci farà un regalo. Chissà chissà domani, su che cosa metteremo le mani, se si potrà contare ancora le onde del mare e alzare la testa...

EBBREZZA TOTALE - BLUVERTIGO
Questi fiori blu ci deviano
le visioni poi ci assalgono
questi campi d’illusione, la mia sensazione
quanti amanti nel peccato dannati dal fato

questi suoni insani assordano
strane luci, frattali simmetrie
confondono le idee
la memoria del passato aggredisce il mio stato
ho ragioni per restare in ebbrezza totale
se parti, vedrai, non tornerai mai
se parti, vedrai, non tornerai mai... piu’

forse i nostri sogni dormono
nei racconti dei libri di storia, come le bugie
ora so odiare l’amore, amarne la fine
questo mare di paure mi nasce dal cuore

se parti, vedrai, non tornerai mai
se parti, vedrai, non tornerai mai


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martedì 30 maggio 2006 - ore 13:55


Fear of the dark
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho scoperto tardi cosa fosse quella rusty cage. E adesso, probabilmente, ne avrei bisogno. Forza, A. Io quei letti con le sbarre li ricordo bene, purtroppo.



RUSTY CAGE - SOUNDGARDEN
You wired me awake
And hit me with a hand of broken nails
You tied my lead and pulled my chain
To watch my blood begin to boil
But I’m gonna break
I’m gonna break my
I’m gonna break my rusty cage and run
Too cold to start a fire
I’m burning diesel burning dinosaur bones
I’ll take the river down to still water
And ride a pack of dogs
I’m gonna break
I’m gonna break my
I’m gonna break my rusty cage and run
Hits like a Phillips head
Into my brain
It’s gonna be too dark
To sleep again
Cutting my teeth on bars
And rusty chains, I’m gonna break my
Rusty cage and run
When the forest burns
Along the road
Like God’s eyes
In my headlights
When the dogs are looking
For their bones
And it’s raining icepicks
On your steel shore
I’m gonna break
I’m gonna break my
I’m gonna break my rusty cage and run


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