********************
Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
(questo BLOG è stato visitato 64135 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
martedì 23 gennaio 2007 - ore 08:52
Elettromorfismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ovvero ridiamoci sopra prima che bestemmio.Solo per dire. Siatene drammaticamente partecipi.
Cerco su google la parola
elettromorfismo, fondamentale per sostenere il mio esame di Storia dell’Arte Contemporanea. Wikipedia, il mio punto di riferimento informatico, non possiede le definizioni che cerco. Google sarà la mia salvezza: figuriamoci se non c’è qualcosa di utile per capire meglio l’
elettromorfismo, dai, Google è onniscente, due minuti e avrò un vocabolario sintetico pronto per l’uso. Così credevo. Prima di.
Il primo risultato che trovo è
questo, e credo sia facilmente immaginabile l’espressione calata sul mio volto alla lettura delle prime 15 righe (e sono andata avanti anche troppo). Scimmie blu ballano la lambada nel mio cervello. Le mie supposizioni su forme di vita aliene prendono finalmente corpo.
Torno alla home page di Google, speranzosa. Il secondo risultato che trovo è il programma di Storia dell’Arte Contemporanea della mia professoressa che, come ben so dato che lo possiedo da tempo, consiglia di focalizzare l’attenzione su temi e problemi quali, appunto, l’
elettromorfismo. Respiro profondamente, e profondamente speranzosa procedo. Il terzo e quarto risultato ridono di me aprendo le stesse pagine. La speranza è l’ultima a morire. Google mi salverà da questi paradossi.
Il quinto risultato che trovo è
questo, cioè la recensione di uno dei testi su cui devo studiare l’esame di Storia dell’Arte Contemporanea, scritto da un altro docente della mia facoltà: un artifizio retorico, una esasperata magniloquenza intricata di parole difficili, che un’ora prima mi aveva convinta a cercare definizioni più chiare e semplici su internet. Insisto, persevero (nonostante le scimmie blu che ballano la macarena).
Tra i risultati successivi addirittura un’
intervista all’autore del mio manuale di Storia dell’Arte contemporanea, in cui la parola
elettromorfismo appare nel polemico commento di uno studente di Arti Visive di Bologna (le scimmie iniziano a ballare il limbo), e una
pagina titolata alla Galleria Civica di Trento che però si apre di nuovo sul mio libro di testo.
Allora mi sorge una domanda, perchè arrivati a sto punto sorge spontanea una sola semplice domanda: mi state prendendo per il culo?
E’ una domanda seria, sono seria: mi state prendendo per il culo?
LEGGI I COMMENTI (4)
-
PERMALINK
domenica 21 gennaio 2007 - ore 14:29
Problemismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Essenzialmente problemi da single, che non ho più.
E che forse mai ho avuto, perchè non ho ricordi di veri corteggiatori dopo Paolino, che era in prima elementare e io ero all’ultimo anno dell’asilo. Che uomo, quello sì era da sposare. Non mi capacito per aver rifiutato la sua proposta e aver perso subito l’anello delle palline di plastica. Ah, e poi Checco, il mio compagno di classe, che mi regalava le mimose in terza elementare, e io mi lamentavo perchè puzzavano - sono sempre stata una donna davvero speciale.
I corteggiatori dell’adolescenza li conto su una mano, arrotondando per eccesso. I corteggiatori della fase successiva li conto sull’arrotondamento per eccesso. Ed è quindi prevedibile che io non sia ferrata in materia. I miei corteggiatori li ho persi perché non sono proprio una cima in
“risposte a corteggiatori o semplicemente ragazzi che ti chiedono come va”. Sono una persona di poche parole, o di troppe. Passavo dal sì, al scusa sono ubriaca ti rispondo domani, al monologo teatrale. Il mio attuale moroso non mi ha mai corteggiata, ha trovato la strada spianata da un’amicizia sincera e confidenziale. E non mi ha mai regalato dei fiori. Non sono un’esperta in corteggiamento, nè attivo nè passivo. In compenso sono la più brava in tutto il mondo a divagare e creare digressioni incomprensibili in un qualsiasi discorso di senso compiuto. Torniamo al topic.
Devo aiutare un’amica ma sono un’incompetente in questo ambito. Useremo lei come esempio per lavorare sul problema messaggi tra single. Un ragazzo scrive a una ragazza con la quale ha avuto qualche fugace ma romantico incontro:
"ciao, come va?" A parte il fatto che mandare un messaggio con scritto solo ciao come va è un po’ limitativo e niente carino, la risposta bene grazie, e tu? sarebbe ancora peggio. E siccome non c’è mai fine al peggio e la contro risposta potrebbe essere anch’io sto bene e tu?, dando il via a un curioso riciclo di informazioni, la ragazza deve pensare ad una frase ad effetto.
Come ci si comporta con un corteggiatore?
I miei consigli da non più single e mai corteggiata da essere vivente (Dylan McKay mi ha corteggiata virtualmente per tutti gli anni delle medie) non sono d’oro zecchino, ma semplice bigiotteria da negozietto in stazione. Bigiotteria di grande effetto però, perché ho delle idee straordinarie.
Il mio primo consiglio è stato di aggiungere qualcosa sullo studio, che fa sempre scena anche se
“non mi dire ti prego non mi dire che dovevi solo studiare, e ti sembra un buon motivo questo per non farti neanche sentire!?”. Non mi veniva niente di ironico e divertente sullo studio, però. Allora ho pensato che si può parlare del tempo, perché scusa, alla fermata dell’autobus si e per SMS no? Si potrebbe scrivere del freddo che sta arrivando, e aggiungere una simpatica postilla, tipo lo sciatore che ai mondiali è sceso nudo per scommessa, e per fortuna che il freddo doveva ancora arrivare… pensa se scendeva con Kiryll. Alla mia amica non è piaciuto. Ma il bene grazie è troppo ambiguo. Può essere un “bene grazie che te ne frega” o un “bene grazie ti ricordi ancora di me”, “bene grazie e tu come stai visto che non ti sei fatto sentire per settimane?” o ancora un “bene grazie non so cos’altro dirti perché di te non mi frega niente”. Ci sono migliaia di sfumature in un bene grazie, e tu?
Voi avreste dei consigli? Il rapporto non è un rapporto. Non sono amici, non sanno niente l’uno dell’altra se non quello che si ricava da sporadici incontri in pubblico, non si vedono, abitano lontani.
Ho appena ottenuto altre info: la mia amica non vuole che lo scambio di messaggi continui, non sa come rispondere a uno, figuriamoci due SMS. Il mio consiglio è stato di scrivergli che si sta depilando le gambe e non ha molto tempo: so per esperienza che non è un argomento del quale ai maschi piace parlare. La mia amica non è sembrata colpita dalla mia creatività. Credo che nel giro di poche ore non saremo più amiche.
Mi date una mano? Oggi non sono in giornata. Oggi sono sadica e sarcastica. Per un ventenne non vado bene. Ho bisogno di interlocutori intellettualmente stimolanti che apprezzino la mia crudele acidità.
Insomma, dei ventiseienni insoddisfatti come me.
O un moroso di quasi trenta che è andato in menopausa.
Cazzo però... separate alla nascita...


Adesso non mi dite che non sembriamo gemelle...

The Thrills - Big Sur
So much for the city
Tell me that youll dance to the end
Just tell me that youll dance to the end
Hey, hey youre the monkees
People said you monkeyed around
But nobodys listening now
Just dont go back to Big Sur
Hangin around, lettin your old man down
Just dont go back to Big Sur
Baby baby please dont go
So much for the street lights
Theyre never gonna guide you home
No theyre never gonna guide you home
Down at the steam boat show,
All the kids start spittin
I guess it didnt live up to the billing.
Just dont go back to Big Sur
Hangin around, lettin your old man down
Just dont go back to Big Sur
Baby baby please dont go
LEGGI I COMMENTI (3)
-
PERMALINK
venerdì 19 gennaio 2007 - ore 13:28
Melitismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Volevo fare un post sulla serata di ieri e sull’involontaria comicità di uno pseudo regista che si smentisce da solo. Un post che ho già preparato, che è praticamente completo, ma che non si adattava alla giornata di oggi, perchè ci sono delle priorità. Ad esempio, l’eccezionale evento che ha sconvolto la mia mattina: ho ritrovato la mia
lista dei libri da leggere!!! In realtà è solo una pagina, la seconda parte di quella che credevo di avere
perso.
Ma è un felice orgoglioso traguardo, significa che almeno il 50% dei miei libri da comprare sono salvi!! E’ come se mi avessero restituito il polmone che mi avevano rubato... Così adesso oltre alla lista ho ritrovato l’entusiasmo e la mai sopita voglia di mettermi alla ricerca di quei romanzi, saggi e biografie. Devo ancora finire il Gattopardo però, e finchè non l’ho letto non voglio comprare altro. Non devo farlo, ci vuole coerenza. Ho deciso che si fa un passo alla volta, un libro alla volta.
E poi volevo dire che c’è una
"compaisà" nella casa del GF, la grande, l’immensa, la bellissima
Melita Toniolo, il sogno erotico di mezza Treviso. E’ un personaggio da GF, non c’è che dire. Con tutto il figame che ci hanno buttato dentro quest’anno lei non stona per niente... Ci sta a pennello.
Sono sicura che la bolognese cicciottella e simpatica me la sparano fuori alla prima eliminazione invece, sono sicura. Perchè quella stona, appunto, fra tutto quel figame. Va beh.
Noi ci gongoliamo con la prima trevigiana. Che non vuol dire niente, ma è bello da sottolineare. Adesso speriamo solo che non ci faccia fare figure di merda. E che non si senta troppo l’accento, che se no è una tragedia. Mi chiedo come farà quel pub a tirare avanti, ora che la Melita non lavora più. Un terzo dei clienti si è già volatilizzato. Un altro terzo è a casa col digitale terrestre e una scorta di ricaricabili per guardarsi la trasmissione 24 ore al giorno. L’altro terzo è troppo ubriaco per capire che dietro il bancone non è Melita, è Giorgio.
Che bella, la nostra Melita.

Però checcavolo, potevano prendere me a sto punto...
.JPG)
Certo che la somiglianza è davvero impressionante.
LEGGI I COMMENTI (10)
-
PERMALINK
martedì 16 gennaio 2007 - ore 20:49
Inventismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le invenzioni migliori se valutiamo tutto l’arco della storia dell’uomo sono quelle che hanno portato nella nostra vita oggetti utili, semplici, comodi, pratici e soprattutto di chiaro e immediato funzionamento. Non per niente le invenzioni più famose, quelle più citate e celebri, quelle portate ad esempio e universalmente riconosciute, quelle a cui sempre ci riferiamo per indicare una grande invenzione, sono la ruota e l’acqua calda, quindi il fuoco (e l’uovo di colombo, ma quello è una scoperta, e io non ci credo neanche). Cosa c’è di più semplice, utile e pratico della ruota e del fuoco? Sono invenzioni straordinarie, che se Alfred Nobel fosse nato qualche migliaio di anni prima, altro che particelle minuscole di cui nessuno si interessa, a meno che non possieda già un Nobel in tale ambito. I primi Nobel sarebbero andati a quegli scimmioni stolti e irsuti, che invece di prendere a clavate la moglie si sono messi a guardare inteneriti un cervo che diventava bistecca durante un improvviso incendio del bosco dietro casa. Quelle sono idee geniali. Adesso si esalta l’inventore dell’Ipod, senza il quale si viveva comunque benissimo, ma che sembra diventato indispensabile per la sopravvivenza dei terrestri. Ci sono brevetti che sfidano l’assurdo, ci sono inventori che impazziscono per trovare una soluzione alla carta da parati che si scolla negli angoli in alto, o per mettere finalmente termine alla ricerca di un portachiavi che quando lo perdi ti insegue per non farti sentire in colpa della dimenticanza. Le idee migliori che l’uomo abbia avuto in millenni di carriera di essere umano risalgono alla notte dei tempi.
Ma non tutte. Le invenzioni migliori dell’epoca moderna risalgono a non so quanti anni fa; secoli suppongo, data la semplicità degli oggetti e i problemi esistenziali a cui mettono fine. Idee talmente semplici e di immediata attuazione, nessuno sforzo elettromeccanico, nessuna tecnologia, nessun bisogno di esperimenti nucleari, vivisezioni, laboratori chimici. Semplici esempi di semplice genialità, arguzia, astuzia, prontezza di spirito.
Mi riferisco alle
mascherine da notte e ai
tappi per le orecchie.
Uno non ci da peso finché non passa una notte di traversata atlantica in aereo, o non si trova un fidanzato che russa. Ci vorrebbe tanto dormire insieme, ma il rumore è intollerabile. Lì allora servono A- un intervento divino B- un nuovo moroso C- un’idea, una sola cazzo di idea per mettere fine a questo tormento.
Andiamo per esempi. C’è un rumore fastidioso. Irritante anzi, che magari rende di più. Cosa fai? Ti tappi le orecchie. Ma le mani in questo modo sono entrambe occupate, non è un’operazione da una sola mano. Allora cosa c’è di più immediato, di più banale di qualcosa che ti tappa le orecchie ma senza tenerci le dita sopra? Tappi per le orecchie. Lo dice la parola stessa. Tappi. Per le orecchie. La mascherina da notte uguale. Basta sostituire al vocabolo rumore il vocabolo luce. Tadan!! E il gioco è fatto.
Nell’ultimo periodo ho sviluppato questa originalissima nuova perversione per le mascherine da notte e i tappi per le orecchie. Cerco informazioni su internet, cerco foto, immagini, storia e geografia. Sociologia delle mascherine da notte. Psicopatologia dei tappi per le orecchie. Sto impazzendo d’amore. Da quando ho superato la fase
“so che esistono ma che cazzo me ne faccio” e la fase
“se non trovo una soluzione al più presto sarò costretta a dar sfogo alle mie crisi nervose represse”, e sono quindi passata alla fase
“non vi lascerò mai, nella buona e nella cattiva sorte, finché il vostro preventivato disfacimento non ci separi”, le mie giornate hanno finalmente un senso. Coricarmi non è mai stato così dolce. Il momento di andare a letto si è impregnato di un sapore diverso, come quando cucini fritto d’estate con le finestre chiuse.
La mia vita non sarebbe più la stessa senza.
Ah. È un periodo di grandi cambiamenti questo. Ho deciso che voglio diventare una modaiola. Voglio farmi di Fiori di Bach.
LEGGI I COMMENTI (9)
-
PERMALINK
sabato 13 gennaio 2007 - ore 14:22
Saldismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho un moroso inutile. Uno di quei morosi che fungono da morosi nelle occasioni ufficiali ma non sono in realtà veri morosi.
Mio moroso mi dice che siamo in dieta e poi mi fa tirar fuori dolci di ogni sorta, a cui ovviamente non so resistere e che si catapultano tra le mie fauci nell’istante stesso in cui la confezione viene aperta. Mio moroso mi picchia, mi fa i dispetti, mi morde, mi rimprovera per cose di cui non ho colpa, mi prende in giro perché sono maldestra, mi disturba mentre guardo la TV, non vuole mai venire a casa mia, flirta con altri uomini mentre sono presente, si sente con una sua ex che non mi piace e me lo dice ridendo e non mi accompagna a fare shopping. Che è la cosa peggiore. Non l’ha mai fatto. Quando ero una zitella acida (oggi sono semplicemente acida) guardavo con somma invidia le coppiette che in centro, in periodo di saldi, si scambiavano consigli nei negozi d’abbigliamento e lui portava le borse più pesanti e lei le più leggere. E a volte avevano i berretti abbinati. Il che rovinava l’idillio della visione con un accento kitsch ma non parliamo di ciò. Noi non l’abbiamo mai fatto. Preferisce sapermi sequestrata da un alieno, preferisce vedermi azzannata da un leone in Piazza dei Signori che venire a fare shopping con me. Io che sono una femmina così poco femmina che ci metto un attimo a scegliere un maglione, che non perdo tempo davanti allo specchio per vedere se questi jeans mi valorizzano il poplite, che provo pochissimi capi e faccio shopping serio solo in periodo di saldi, due volte all’anno, cioè quando i prezzi si avvicinano all’idea che mi sono fatta di prezzi.
Stamattina abbiamo avuto un’interessante scambio di SMS mentre io ero in centro a cercare occasioni e lui era a casa nel tentativo di recuperare la nottata passata a ingerire salame e taralli nonappena varcata la soglia di casa, alle 3.
S – Non ho comprato niente oggi, perché sono sola e non so se la roba mi sta bene. Tutte le ragazze che vedo sono accompagnate dai morosi, il mio invece non mi accompagna mai.
M – Che razza di morosi ci sono in giro che si svegliano il sabato mattina al crepuscolo? Sei sicura che non siano semplici amici o fratelli? E poi, quando eri single non facevi shopping?
S – sono morosi, si vede. Non cercare scuse. Il moroso ideale è anche masochista, per il bene della sua donna. E aspetta la morosa mentre si prova in un camerino mille paia di pantaloni che non ha nessuna intenzione di acquistare. E non si lamenta.
M – Ideale, non reale! Anche in fisica, i gas ideali sono una figata! Poi però non c’entrano un cacchio con quelli reali. Figurati i morosi.
Questo per dire quali assurde motivazioni porta a suo suffragio il mio panciuto uomo gommoso. Però c’è da dire che mi ha fatta sorridere, e l’ho perdonato per la mancanza di rispetto nei miei confronti. E’ stata una delle troiate più ingegnose che io abbia sentito nella mia orgogliosa carriera quartosecolare di sparatrice di troiate.
Credo quindi di averlo impietosito perchè oggi viene in centro con me, che mi devo provare gli stivali dei miei sogni. E perché gli ho detto che dopo gli faccio il rotolo con la brisè e le zucchine. Oggi siamo una coppia normale. Se non fosse per questi brufoli da quindicenne che mi costellano la faccia. Sul mento ho le 7 stelle di Hokuto. Sulla fronte si distingue chiaramente Orione. Che fa rima con mangione. Anche.
FOTO RANDOM PERCHE’ IL BLOG E’ MIO E DECIDO IO
Uno dei responsabili della mia abbondante acne

Il toro di Wall Street (dietro)

Il toro di Wall Street (davanti)
LEGGI I COMMENTI (6)
-
PERMALINK
giovedì 11 gennaio 2007 - ore 09:47
Agendismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ovvero - come complicarsi la vitaIl 2007 era già iniziato da giorni, e non avevo ancora un’agenda. L’avevo disperatamente cercata al MoMA, ma non le fanno anno per anno, solo con fogli candidamente bianchi. A volte neanche le righe o i quadretti. Se vuoi abbiamo i calendari. No, non voglio un calendario, voglio un’agenda. Al MoMA non hanno agende. Credo fosse il terzo mistero di Fatima.
Dalla mesta fuoriuscita del diario, avvenuta in concomitanza con gli esami di maturità, mi sono sempre affidata ad agende, più adatte alla vita di un’universitaria ormai ampiamente in corsa per l’età adulta. L’agenda va scelta con criterio. Deve essere di dimensioni ridotte, per non creare disagio o ingombro nelle mie strabordanti sacche di libri da studiare. Deve prevedere discreto spazio interno per trascrivere messaggi ricevuti, eventi, momenti, compleanni, feste, impegni lavorativi, esami, ricevimento professori, incontri culturali, pensieri parole opere e missioni (ho messo incontri culturali per aumentare virtualmente lo spessore intellettuale della mia agenda). Quindi pagine con una sensata quantità di righe o quadretti per mantenere l’ordine. L’agenda non è carta e cartoncino assemblati, non è un segnalibro che si sfascia giorno dopo giorno e perde consistenza sfilacciandosi come una coscia di cavallo. L’agenda è un oggetto di anima e cuore. L’agenda è fondamentale per iniziare nel migliore dei modi un anno. Senza agenda gli appuntamenti non hanno sbocco reale, rimangono nell’aria e vengono dimenticati. Inizio dell’esempio: vado dalla parrucchiera una volta all’anno. Se non lo segno sull’agenda diventa una ogni due. Fine dell’esempio. Il cambio d’agenda significa cambio di data nel calendario, sulla firma degli esami e sugli assegni. Significa che si avvicina un compleanno che non mi merito, che non mi appartiene, non è vero che compio 26 anni. Cambia tutto, con un 7 al posto del 6.
L’altro giorno finisco con la Fede in un negozio, e fatalità vendono anche agende, che entrambe andiamo cercando. Le scopro su uno scaffale centrale, in mezzo alla sala. Sono tantissime. Mi ci tuffo. Come si sceglie? I criteri non sono semplicemente di ordine pratico e funzionale. L’agenda ha un suo intrinseco valore estetico.
Tra i vari modelli scelgo subito quelle che fanno per me, di una marca sconosciuta fino a quel momento. Il prezzo pare equilibrato. Iniziamo la cernita. Quelle che mi si presentavano quindi davanti alla prima selezione erano di vari colori: c’erano un giallo paglierino, il classico sobrio nero, un allegro turchese misto acqua marina, un rosso elegante ma non sfarzoso. Già la scelta del colore è impegnativa. I disegni erano tutti carinissimi, impressi sulla pelle della copertina, e passavano dal dorso di tartaruga, ai fiori tropicali, ai coralli caraibici, alle ninfee. In un angolo non precisato della copertina era applicato un animale, sempre diverso nei diversi casi. Copertina gialla fiori tropicali farfalla – copertina gialla dorso tartaruga con tartaruga – copertina nera dorso tartaruga con tartaruga – copertina azzurra motivo corallino con pesce in una bolla – copertina rossa stampo ninfee con ranocchio.
Come si sceglie l’agenda? Davanti a quelle scelte parimenti appetitose non sapevo come comportarmi. Mentre la Fede faceva impazzire il commesso per cercare una ricarica da stampante compatibile con i numeri che si era scritta ma a prezzo umano, io me ne stavo lì, davanti allo scaffale, a soppesare le agende. Questa con la tartaruga su fondo giallo mi piace, ma la tartaruga è un animale lento, non voglio un 2007 lento. Quella con la farfalla sembra fatta per me, ma il giallo è statico e i fiori non mi soddisfano, io adoro le ninfee - Monet. Quella col pesce che nuota nell’azzurro sarebbe la migliore, io poi sono segno pesci, che non fa una grinza, e l’azzurro è vivace e promettente, ma il pesce resta chiuso nella bolla, è prigioniero. Non è un pesce libero, è un pesce da acquario, e io ho bisogno di spazi.
Mi sono auto convinta abbinando il colore della copertina alla mia nuova borsa da libri targata
Barnes & Noble, che è rossa e verde. Ninfee e rana. Sono ora pienamente soddisfatta della mia agenda, la sfoggio in biblioteca e sulla scrivania come un gioiello, ma ho realizzato solo ora di aver perso 20 minuti del mio 2007 nella scelta di un’agenda.
Sono malata? Credete che tutto ciò sia folle e insensato? Vi sbagliate, perché l’agenda è importante, ti accompagna tutto l’anno. È fondamentale creare un rapporto di stima, fiducia e affetto con l’agenda, perché a lei confiderai tutto, ma proprio tutto. Mentire a un’agenda è come mentire a se stessi. Ti amo, agenda.
Appunto, qui sotto,
Barnes & Noble.
Sette piani di libreria in Union Square, con private Starbucks all’interno, 5th floor. E la gente che legge ai tavolini, alza la testa e vede fuori Manhattan che piove. Fa-vo-lo-so.
LEGGI I COMMENTI (5)
-
PERMALINK
martedì 9 gennaio 2007 - ore 13:52
Pizzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Domenica sera siamo andati a mangiare la pizza. Classica pizza della domenica con amici che non vedevamo da un po’. Pizza alla soia, quasi tutti credo, perché è più digeribile ed è buona come quella vera. Provo anch’io, purista della pizza, e me ne soddisfo abbondantemente, non lasciando il minimo residuo sul piatto, compiaciuta della mia ottima scelta – dimenticando volontariamente di esservi stata indotta. Ho risucchiato anche le briciole come un formichiere. Buonissima.
Cosa si beve? Io acqua, ragazzi ho ingerito calorie a New York che voi umani non potete neanche lontanamente immaginare. Ma gli altri si fanno convincere dal cameriere capellone e prendono birra in bottiglia, nel senso che è birra imbottigliata come vino, roba da 75 cl, e soprattutto biologica, che dovrebbe essere leggera e andare giù come l’aranciata. Cena ottima. Mangiato e bevuto di gusto. Amaro dolce caffè. Il mio Calzone Vera Napoli è stato digerito rapidamente e senza ripercussioni sul mio già provato alito da ex – ancora - ci sto provando – fumatrice.
Ma. Ma ieri pomeriggio mi arriva un messaggio in cui vengo messa al corrente del fatto che alcuni commensali hanno avuto problemi notturni e diurni a seguito della suddetta cena. Su sollecito del Lem, rispondo al mess palesando i sintomi presentatisi dal ritorno tra le mura domestiche alla domanda. Strano, che originale coincidenza. Una cena di 16 persone e quasi tutti stanno male. Qualcuno suppone che non sia stata una semplice coincidenza. Io mi gongolo ancora nel gioioso ricordo della pizza mangiata con enfasi e adorazione quasi ossessiva. Dopo un rapido giro di SMS, vengo aggiornata in tempo reale della situazione, e cioè del diffuso senso di malessere che ha coinvolto una percentuale ragguardevole dei partecipanti. Il breve messaggio di testo recitava:
Risultato finale: Lem Strazza Mariangela Barbara – svegli fino alle 5. Dani – malessere persistente e risveglio alle 5. Maury Silvia Chiara – disturbi nel sonno, risvegli indesiderati, arsura totale. Piero e Vitto – tranquii. Pors – non pervenuto. Tiepolo a morte!
Sì, è vero, ho dormito malino la notte successiva, ma non sono stata così male. Ho fatto le mie belle 6 ore piene. Sì, effettivamente mi sono svegliata a intervalli irregolari durante il sonno, ma ho dormito tranquilla. Sì, ammetto che i miei sogni sono stati turbolenti e in rapida successione, quasi schizofrenici, ma non mi hanno impedito di riposare. Ma dobbiamo per forza scaricare tutto su una pizza che mi ha dato enormi soddisfazioni? Dobbiamo stroncare così una serata? Dobbiamo boicottare una pizzeria onesta e di buon cuore e un cameriere che non si pronuncia davanti alle modifiche vergognosamente apportate ad alcune pizze? Dobbiamo proprio incolpare delle nostre turbolenze intestinali la pizza? Non ci sto.
Oh, a me è piaciuta un sacco.

Io tornerei la prossima settimana per la prova del nove. Chi viene?
COMMENTA (0 commenti presenti)
-
PERMALINK
lunedì 8 gennaio 2007 - ore 22:21
Newyorkismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le dieci cose da non dire mai alla propria madre:
[...]
3 - ho bruciato l’esame di inglese 2 anni fa e sono andata a fare seratona a Padova dal Baffo e la Sabry, ma ti ho detto che avevo preso 26.
[...]
6 - mentre passeggiavo beata per Manhattan è esploso un tombino a meno di 10 metri da me.
[...]
E il luogo è più o meno lo stesso in cui sembra sia avvenuta la presunta fuga di gas di cui parlavano al TG, quella che ha prodotto la nube scura di dimensioni provinciali che sta ricoprendo NYC.
Mia madre mi guarda soddisfatta e mi dice:
"meno male che non eravate lì, che fortuna eh?" E io parodiandola e burlandomi di lei con la testa a una settimana fa:
"eh si, che fortuna, pensa se mi trovavo nel mezzo dell’esplosione." Certo. Pensa se.
Sono paraculata, mia madre non sa usare internet, ha timore persino di avvicinarsi a un computer acceso, e la parola blog potrebbe tranquillamente essere arabo, per quanto la riguarda.
*PICTURES*Non metto foto a tema. Oggi random. Siccome sto preparando un post su New York ma non è ancora terminato e credo dovrò postarlo in capitoli, metto alcune foto della Pennsylvania, che non ho ancora mostrato.
E in Pennsylvania, precisamente a Milford, c’è un negozio che si chiama Craft Show e che vende tutto. Nel senso che vende tutto. Cose che non servono a nessuno, futilità pura ma deliziosa. Ed entrando vieni accolto da un dolce, avvolgente, inebriante aroma di cannella, conservato in vecchi portasapone per lavare la biancheria. Due piani e mezzo di mirabilia, due piani e mezzo di profumi, bambole, lampadari, collane, adesivi, totem indiani, cavalli a dondolo, cesti di vimini, tappetini da ingresso, capitelli ionici, squali di legno, cappelli e vestiti usati, madonne a grandezza naturale, pupazzi di neve di plastica, renne fatte di lucette, alberi genealogici, ciotole di argilla, braccialetti di metallo, cartoline e poster.






E sta in una cittadina come quelle dei film, con le case con listoni di legno bianco, e la veranda che da sulla strada, e il nonno sulla sedia che fuma.
E c’è questo cartello. E allora puoi dire che nella vita hai visto tutto. Davvero.
LEGGI I COMMENTI (2)
-
PERMALINK
venerdì 5 gennaio 2007 - ore 20:58
Ritornismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è uno scherzo tornare a Treviso dopo una settimana americana. Soprattutto una settimana vissuta, non da semplice turista, ma come una che se la vuole godere la città, e camminarla in lungo e in largo. Non è facile tornare e trovarsi le stesse strade, le stesse strisce pedonali, gli stessi edifici, gli stessi alberi, tutto con gli stessi ritmi e le stesse proporzioni di quando eri partito.
Sto aspettando le foto, le ha tutte Maury, e sono fantastiche, non tutte ma la maggior parte sì. 302 scatti a colori di una grandissima mela, immortalata per noi solo per noi. È che non rendono, non bastano a spiegare cosa vuol dire, come ci si sente, e gli odori… quell’odore inconfondibile che ha New York di giorno e di notte, quel profumo che incanta, che inebria di grasso unto e ipercalorico. Quell’odore malsano di traffico e inquinamento acustico, ma poi c’è il polmoncino di Central Park e ti sembra che non esista posto più bello al mondo. Niente neve, anzi temperature miti e socievoli
– salve, venite avanti! – e passeggiate interminabili, senza rendersi conto che Times Square è là in fondo, guarda, avremmo fatto venti blocchi!
Voglio le foto, le voglio subito. Per sentire di nuovo quegli odori, per vedere quei colori, per ricordare quei sorrisi… quanto sorridono a New York. Sorridono se ti incontrano per strada e sembri confuso perché Downtown dovrebbe essere di là, e ti capiscono, turista europeo che viene da un paesello di campagna, e si regala una settimana nella metropoli più incredibile, più vitale, più fantasmagorica che ci sia sulla faccia della terra.
Voglio le foto, voglio l’odore di cannella, voglio l’hamburger col crispy bacon, voglio pancakes e cheesecake, voglio il poliziotto solare della Columbia, voglio il ciccione incazzoso della Subway, voglio il messicano ambiguo della reception, voglio la deliziosa signora lentissima che faceva colazione con noi, ma non si capiva da dove veniva fuori. Voglio Central Park e il Bow Bridge, voglio il Tic Toc Diner, voglio il Woolworth e il Chrysler, voglio il fumo che esce dai tombini, voglio il MoMA e il Brooklyn Museum, voglio i sabrett lungo le ave, gli hot dog ai baracchini, i runners del Reservoir. Voglio quella moltitudine di culi fantastici in un unico poster da appendere in camera, voglio i taxi gialli, voglio i poliziotti fascinosi e i sexy pompieri, voglio Barnes & Noble, voglio il caffè col caramello di Starbucks, voglio camminare col mio caffè di Starbucks in mano, voglio i maxi negozi, voglio Urban Outfits, voglio tornare coi saldi.
Voglio la signora giordana del discount di alcolici nel New Jersey, che ci parlava con un inglese misto italiano misto non so neanche di cosa stai parlando, che gridava Italia bellissima! e tornava al suo banco zoppicando. Voglio il negozio che vende tutte le cose inutili in Pennsylvania, perché in New Jersey e in Pennsylvania è tutto un altro universo, sembra di essere corsi via fuggendo e di essersi riparati in un telefilm. Voglio tutto. Voglio New York City.
Ps per le Leile in ascolto
(e chiunque sia interessato alle Figure)Ci sono cose che se le racconto uno non ci crede. New york è una cosa grandiosa, a capodanno non ti dico… E poi ci sono
Le Figure, che vanno postate perché io sono le mie figure, e sono credibilissime, per chi mi conosce, e tu lo sai, mi devi credere.
Te le avevo promesse. E così fu.
* La
prima Figura è stata in metropolitana. Ero da sola, dovevo incontrarmi con Maury mi pare a Times Square, e dovevo assolutamente prendere il primo treno disponibile. Allora corro giù per le scale e davanti a me una donna insulsa che va lenta, ma lenta, ma davvero lenta. Non posso fare niente, sull’altro versante delle scale la gente risale verso Broadway. Insensatamente, collericamente, stupidamente incito la signora a muoversi con il mio poderoso ed italianissimo (nonché profondamente veneto) “Dai dai…”. Ignorando per i primi due decimi di secondo dall’aver pronunciato queste due miniparoline che il mio dai è la pronuncia esatta del “die” anglofono, e mi sono resa conto troppo tardi che stavo invocando la morte della signora davanti a me. Alcuni passanti mi hanno guardata con disprezzo, la signora non mi ha fatta passare per sdegno. Avrà pensato che sono maleducatissima, invece sono solo idiota.
* La
seconda Figura è avvenuta nel NJ, con la famiglia del nostro amico J. (per il quale userò solo l’iniziale in senso di rispetto, scusa davvero Jason), ebrei credenti praticanti e molto tradizionalisti, di etica ferrea e morale ancora di più, rispettosi di ogni legge divina e terrena, una famiglia di una generosità fuori dal comune, che ha ospitato me e il mio moroso bisontico in una vera splendida casa americana. Insomma, si parlava del Veneto, dei numerosi viaggi di Jason a trovarci in Italia, e si finisce a parlare dello spritz, e dell’alcol giovanile. Negli USA non si può bere fino a 21 anni, e questa famiglia morigerata e di sani principi non fan bere i propri figli, 4 dei quali si aggirano vagamente fra i 14 e i 20 anni, neanche alle feste casalinghe tra parenti. Mi spiegava insomma, questa donnona tutta denti e rotoli di fluff, che quando sono troppo giovani i ragazzi non devono bere, perché non si rendono conto, non capiscono, e rischiano di mettersi nei guai, e 21 anni le sembra un’attesa giustificabile. E io allora, sorridendo ironica, compiaciuta del mio geniale senso dell’umorismo: “pensi che da noi a 21 anni si smette perché ne abbiamo già avuto abbastanza!”. Dall’alto della mia cretinaggine. Dall’altissimo della mia demenza, io solo io potevo distruggere un momento di condivisione, un dialogo umano e cordiale con delle persone così pure ed educate, io l’ubriacona di turno. Mi ha fulminata con uno sguardo. Mi sono sentita davvero pessima. Ma come ho letto su un adesivo per paraurti di macchine americane:
"non sono un alcolizzato, sono ubriaco: gli alcolizzati vanno ai meeting". O qualcosa di vagamente simile. Ma mi vergogno lo stesso.
Adesso alcune fotine che ho agguantato, prima di entrare in possesso del carnet completo.
Questa sono io in braccio a Anderssen che legge il brutto anatroccolo per i bambini del parco...

E questi siamo io e il mio mega poliziotto alla Columbia, un uomo che ti migliora la giornata se lo incontri, e che ama Gaeta e Como. Ottime scelte...

... e il poliziotto carino che mi ha fatto fare una foto sulla moto!! Nel senso che mi ha detto lui di salire!!

E qui siamo con il nostro amico Jason, in posa davanti al Rockfeller Center

Maury e la sua nuova passione: i Peterbilt

(work in progress)
e poi cè questa cosa qui
LEGGI I COMMENTI (10)
-
PERMALINK
> > > MESSAGGI PRECEDENTI