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![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
![]() BENVENUTI NEL BLOG DI DON VITTO LE IMMAGINI DELLA PRIMA CELEBRAZIONE. QUESTO BLOG SUPPORTA SEBASTIEN CHABAL, MA NON SUPPORTA LA NAZIONALE FRANCESE DI RUGBY. ALLO STESSO MODO, QUESTO BLOG SUPPORTA ROSY BINDI, MA NON IL PARTITO DEMOCRATICO. TORELLI ARROGANTI giovedì 9 ottobre 2003 - ore 02:39 Mario Mario non l'ho conosciuto. Non bene almeno; avevo otto anni quando è morto, e i ricordi che mi son rimasti di lui sono dei pennelli che mi regalò, i suoi due libri, altri libri che mi aveva regalato negli anni...tutti sugli alpini. Mario era un alpino. Anzi, era un alpino di Russia, di quelli che alle sfilate dell'ANA tutti rispettavano e salutavano, dopo aver visto le medaglie sul petto. Non faceva mistero di essere orgoglioso di quelle medaglie, ma non le ostentava mai. Lui e mio padre non si parlavano da anni quando è morto, mentre co mia madre le uniche parole che volavano erano pesanti insulti. Mario era mio nonno. Era nato nel 1921. Suo padre abbandonò sua madre appena lui nacque, per andare a vivere con la sua amante in Francia. Mario crebbe tra Este e Camisano da solo con la madre. A scuola ci andava controvoglia, senza entusiasmi eccessivi. Lo chiamavano fortebraccio per via della sua potenza fisica. Eccelleva negli sport, in tutti quelli che praticava, ed era un buon fascista... Gli anni eran quelli, e lui certo non si distingueva dalla massa festante di fronte alle adunate. Faceva entusiasticamente parte dei gruppi giovanili, non contestava l'autorità del duce e del Re Imperatore...però però...non era stupido. Non si iscrisse mai al partito, nemmeno quando potè farlo, ai 18 anni, che non bastavano per votare ma per iscriversi al PNF sì. Nel 1941, in piena guerra, decise che lui, giovane universitario fascista, non poteva stare a guardare mentre i suoi amici andavano a morire nel Golico o in Libia. Entrò volontario negli alpini, lui, abituato sin da piccolo ad andare tra monti. Venne assegnato alla divisione Julia... Questo nome mi perseguita sin da piccola. Julia...la divisione alpina Julia era l'unità di punta delle truppe alpine, e nel 1940, in autunno, era stata destinata all'assalto della grecia, passando per i monti di confine dell'Albania. L'attacco era mal preparato, e la Julia avanzò in territorio nemico per giorni interi senza che il resto del fronte italiano si muovesse. dopo due settimane di combattimenti furiosi la divisone fu costrettaalla ritirata da sette divisioni greche, ma riuscì a non farsi accerchiare, e a ritornare sulle posizioni di partenza. Nella lunga campagna difensiva che seguì, durante l'inverno, la Julia dovette essere ricostituita per due volte, per via delle perdite subite. La eputazione della divisione er leggendaria. Mario arrivò nel febbraio del 1942 alla sua unità, il plotone salmerie della 265sima compagnia, Battaglione Val Cismon. Si ritrovò, lui giovane sottotenente veneto, in mezzo alla truppa di "veci" abruzzesi. In estate le tre divisioni alpine Julia, Tridentina e Cuneense furono destinate all'ARMIR, l'armata italiana in russia, in vista di una ipotetica conquista del Caucaso. Le truppe alpine italiane, preparate ad una guerra di montagna e dotate di eqiupaggiamento adatto a quel teatrooperativo, vennero invece schierate nella pianura ucraina e russa, insieme alla fanteria italiana, romena e ungherese. Mario nel novembre riuscì ad ottenere il comando del primo plotone fucilieri della 265, lasciando le salmerie. Lasciato il Don, dove nell'autunno si erano schierati gli alpini, la divisione Julia fu spedita a tamponare la falla aperta nello schieramento italiano dall' attacco di due corpi d'armata corazzati russi nel dicembre 1942. Poco prima di Natale, il Val Cismon venne schierato tra Deresowka ed Iwanowka, sulla rotabile per Seleniy Yar. Il plotone di mio nonno fu messo a guardia dell'avvallamento costituito dalla strada che da Iwanowka portava a Rossosch, comando provvisorio del corpo d'armata alpino. Alla temperatura media di meno 35 gradi, con punte la notte di meno 43, le truppe del Val Cismon resistettero ad attacchi continui per venti giorni, dissanguandosi, pur di mantenere la posizione, di impedire che le truppe russe dilagassero nelle retrovie impedendo la ritirata di ciò che restava dell'ARMIR... Mario vide ridursi nel giro di pochi giorni da quarantacinque a diciassette il numero dei suoi uomini schierati in linea. La notte del 26 dicembre la 265sima compagnia respinse l'assalto di due interi battaglioni russi (9 compagnie, di effettivi doppi a quelli italiani). Il 2 gennaio, Mario, dato che la sua posizione era accerchiata, decise di lanciarsi fuori dalla sua buca urlando alla disperata e sparando qua e là per far paura ai russi, sperando nella buona sorte...che lo protesse evdientemente. Ad u certo punto, in mezzo alle truppe russe, nel corpo a corpo, si ritrovò senza colpi nel parabellum,nel mitra. Sollevò il polso fino all'altezza del cuore per controllare il caricatore, e lì venne colpitò da una pallottola esplosiva russa, che gli squarciò il polso (una perforante normale gli si sarebbe conficcata nel cuore, dopo aver attraversato il polso). Riuscì a riportarsi in buca per resistere coi suoi ancora delle ore all'attacco dei russi. Venne costretto poi dai suoi uomini a trascinarsi in infermeria, dove restò poche ore, prima che il medico gli dicesse di cercare di avviarsi a piedi verso l'ospedale da campo, a 30 km di distanza dalla prima linea. Nel trgitto fu quasi investito dai tedeschi in ritirata, che abbandonavano gli alpini in linea di fuoco portandosi via l'artiglieria pesante... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 5 ottobre 2003 - ore 01:12 Ma chi minchia è "OSPITE"? è un personaggio su cui indagherò...allerta!, chiunque tu sia... LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK giovedì 2 ottobre 2003 - ore 17:21 MILAN!(2) AMBROSINI: Premio faccia tonta 2000-2001-2002, ha la rara capacità di segnare di naso. Famoso per non essere bravo come Rui Costa nè veloce come Gattuso. Conosciuto nei migliori bordelli di Milano per la sua passione per gli schemi di scopo: tromba solo col 4-4-2. RUI COSTA: Lascia la Fiorentina dopo l'incredibile gioia della conquista di una Coppa Italia...viene tentato dalle offerte dell'Inter, ma decide che il basket non è lo sport più adatto a lui. Come tutti i portoghesi sale sul bus senza pagare, e in più è dotato della capacità di restare malinconico anche per sei anni di fila senza smettere mai...la sera della vittoria in coppa dei campioni fu visto piangere insieme a Lippi negli spogliatoi della Juventus. SCHEVCHENKO: Giovane virgulto della Dinamo Kiev del colonnello Lobanowskj, viene cresciuto a pane e verze fino ai 21 anni, quando, acquisita una tecnica sopraffina ed un alito mefitico, è pronto per il passaggio ad una grande società. La sua specialità è il dribbling veloce sull'avversario e il tiro in porta. A volte è così rapido che sbaglia e dribbla la porta tirando le palle dell'avversario. Il suo compenso consiste nel pagamento del riscatto della sua famiglia nella felice terra natia. INZAGHI: Conosciuto come Superpippa fino al 2001, improvvisamente, per il mondo a strisce rossonere diventa il condor dell'area di rigore. Peculiare è la sua cpacità di procurarsi rigori cadendo nella propria area a 56 m di distanza dall'avversario più vicino, impietosendo l'arbitro col suo collaudato sguardo da cane bastonato a sangue e poi abbandonato in autostrada e poi raccolto da una banda che ne fa un cane da combattimento che però dopo dodici combattimenti sta per morire azzannato alla gola da un rottweiler...il tutto in dieci secondi... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 1 ottobre 2003 - ore 22:33 MILAN! Colta dal sonno esistenziale di fronte alla scialba prova del Milan di stasera, per stare sveglia cerco di far mente locale sulla mia squadra del cuore: DIDA: Ragazzone brasiliano, ha imparato a giocare nelle favelas di Rio, dove il pallone era sgonfio, bucato, e riempito di sassi...la prima volta che ha rinviato qua da noi ha spedito la palla fino ad Appiano gentile, dove si allenava la seconda squadra di Milano, stroncando la carriera di quel fenomeno di Gresko. COSTACURTA: Ex playboy di Milano marittima, le sue prestazioni in campo son inversamente proporzionali a quelle a letto con la Colombari...alla notizia di una crisi con la stangona le brigate rossonere espongono i segni di festa. Vecchia gloria della squadra, pare fosse già nella prima formazione del 1899 MALDINI: Capitano mio capitano...un uomo fondamentale...una volta nella vecchia Coppa dei Campioni fermò sette giocatori della Stella Rossa di Belgrado da solo nella nebbia reggendo un vassoio con sopra una piramide di calici ricolmi di Champagne e non versò una goccia...nel frattempo conversava con Baresi e prendeva lezioni di tango da Ruud Gullit. Gioca nel Milan dal terzo mese di garvidanza, quando il padre lo schierò contro le giovanili dell'Alessandria al fianco di Rivera appena sedicenne NESTA: Giovane virgulto di scuola Lazista, si ritiene sia in grado di vincere i mondiali se schierato da solo in campo...ha salvato in un anno 345276 volte il risultato intervenendo sull'ultimo uomo...la sua specalità è la pizza alla marinara, che ama preparare mentre stoppa vieri con un piede e abbatte Del Piero con l'altro. Da piccolo voleva giocare nell'Inter, poi ha preferito giocare a calcio CAFU': Detto Pendolino per la sua capacità di correre a 356km/h portando in spalla sedici persone sopra i 90 kili. Ha corso in tre olimpiadi in tutte le gare di velocità, ma era talmente veloce che le telecamere se lo perdevanop sempre. Una vita nella Roma, poi ha deciso di svernare al nord. GATTUSO: La mattina appena alzato si prepara uno sbattutino di rotule di Vieri, una pureè di coscie di Totti, una mousse di cartilagini interiste, e inizia la giornata col sorringhio sulle sue labbra pelose. In anni di frequentazione della Scozia è riuscito, primo giocatore nella storia, a riunire i campionati di rugby e calcio dal 1780, è stato insignito per questo di una medaglia che ha prontamente azzannato. Sogna di vincere il pallone d'oro, o in alternativa di abbattere chiunque lo vinca PIRLO:....certi padri dovrebbero essere saggi ed evitare ai figli le loro stesse sventure...cmq, il ragazzino pare uscito bene da anni d sfottò, a parte l'evidente imbarazzo nel comporre pensieri articolati. FINE PRIMA PUNTATA LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 30 settembre 2003 - ore 17:16 ZACKIE E LA FINE DEL VIAGGIO...O L'INIZIO? Zackie stava a Sanfran alla stazione degli autobus proprio come tutti noi, però era come se non ci fosse. Dato che era la prima in fila all'"imbarco" del pullman, tutti prima o poi le chiedevano se quello fosse il gate per Boston, o se sapesse nulla del lieve ritardo della partenza....la cosa pareva non tangerla. Non solo non rispondeva, cosa di per sè strana per un popolo che ha elevato a mania la capacità di darti informazioni anche non richieste, ma nemmeno si voltava nella direzione da cui proveniva la voce.fissava un punto altrove...oltre...o cominciava sottovoce a rappare qualcosa. La prima volta che ha aperto bocca per rivolgersi a qualcuno di noi è stata per difendere un uomo accusato in maniera alquanto ridicola di molestie da una donnona sui centoventi chili all'altezza di Reno: il poveretto, un po' brillo, si era addormentato col braccio sporto verso il corridoio tra le due file di sedili, dove questa elefantessa doveva passare per andare in bagno. Ella, invece che chiedere gentilmente per favore all'uomo di spostare il braccio, decise di passarci sopra, ma così facendo il braccio le era scivolato tra le cosce....si mise ad urlare molto nervosamente, ma venne subito zittita da Zackie che la minacciava di botte perchè aveva osato svegliarla...risultato,il molestatore venne lasciato a terra a riflettere sulla sua tragica colpa, zackie frega di nascosto il punzonatore dei biglietti al controllore e la signora grassa decide di cambiare autobus ( forse per cercarne uno più largo, pensiamo io ed erich...che maligni). Da Chicago in poi io e zackie siam rimaste le uniche persone sotto i 30 anni presenti sul Greyhound 5468 San Francisco-Boston, e giocoforza ci scambiamo qualche parola, anche se faccio molta fatica a comprendere il suo slang. Che fosse più istruita della media dei ragazzi neri americani (e anche dei bianchi che ho conosciuto) mi parve chiaro dopo poco...addirittura sapeva che in Italia non si parla lo spagnolo...e se pensate che sia banale dovreste ricredervi. Mi racconta un sacco di storie inverosimili sulla sua vita a NY, ad Harlem, mi dice che è ricca, e che un giorno verrà a studiare in Italia e in Francia (a loro uguale fa...tutti uguali siam noi europei), che le piace molto lo snowboard....ma anche il parapendio, il deltaplano e il soccer...e mi viene un dubbio....ma se i soldi le escono dal culo...perchè si fa tre giorni di viaggio scomodissimo invece che due ore in business class? la mia domanda esistenziale non riceverà mai risposta....Arrivati a New York, tutti o quasdi si fermano, compresa Zackie, e io mi devo arrangiare a trovare un posto dove stare dalle undici e mezzo di sera alle sei di mattina, ora in cui partirà il pullman per Boston ed Augusta, maine, dove debbo andare. Le sale di attesa son strapiene di barboni che approfittano del tepore, e mi debbo accontentare di buttarmi a terra davanti al gate per boston, da dove partirà un autobus alle due, che però si ferma a Boston, e uno alle sei, il mio...butto le borse a terra e mi ci stendo sopra, incurante dei danni che potrei arrecare agli omaggi dentro ripostivi. Non faccio a tempo a chiudere gli occhi che due pulotti dai nomi italiani mi scorgono e mi chiedono gentilmente, pistola alla mano, di alzarmi e di raggiungere la sala d'attesa....cerco di spiegar loro che, a meno di offrire il mio corpo, difficilmente qualcuno degli homeless sarà così gentile da offrirmi la sua panca....ma la mia logica non pare attecchisca su ste due teste quadre, che molto gentilmente mi scaraventano nella fila per Boston, obbligandomi così ad aspettare quattro ore là, invece che a New York...la cosa mi pare un po' ridicola...ma per un paese in cui Shwarzennegger si da alla politica... A Boston ci arrivo con un totale di 1,5 dollari, con cui compro il giornale. Vorrei far colazione, ma per le piccole spese gli americani non accettano la credit card, dunque...le ultime due ore di viaggio da Boston ad Augusta mi sembrano un sogno...conosco una ragazza di Portland che sta andando a nord a trovare la madre, e si lamenta di dover passare tre ore in pullman...mi sento una sopravvissuta... LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 23 settembre 2003 - ore 02:10 midwest rules Altri personaggi che popolano l'autobus: 1)Rita e Lupe, due ragazze messicane che, a quanto sostengono, vanno a protituirsi a Minneapolis...e la cosa non pare troppo improbabile dato che alcuni dei passeggeri del Greyhound per Boston ne approfittano ampiamente e apertamente. 2)Una vamp bionda alta un metro e ottanta coi tacchi, uno e cinquanta senza, che mastica gomma come se da ciò dipendesse la sua vita. 3)Una ragazza madre messicana col figlio di pochi mesi, accompagnata da una sua amica che le fa da interprete nel suo viaggio a trovare il marito a Sandursky. Dopo che ci siam lasciati alle spalle la zona costiera, appena l'autobus color argento si inerpica sulle prime dorsali delle Rocky Mountains, veniamo sorpresi da una tempesta di neve a metà mrzo che blocca tutto il traffico, costringendo l'autista a scendere per mettere le catene. Per fare trenta km ci mettiamo sei ore, e perdiamo l'appuntamento con l'autista di ricambio a Reno, che sta dall'altra parte delle montagne. Dobbiamo quindi aspettare nella Città dei Divorzi per cinque ore l'arrivo di un altro autista, come al solito nero e come al solito incazzoso ed ossessionato dalla necessità di non veder oltrepassata la famosa Yellow line, confine tra il suo iperuranio e il nostro....che ne so....uranio...238 magari...da come lo teme... Costui, subentrato alla guida alle 2 del mattino, si fa tutta una tirata di otto ore filate nel bel mezzo della tormenta di neve nel deserto del Nevada. Ad un certo punto una pattuglia della polizia fa tornare indietro il nostro autobus perchè la strada è interrotta per il troppo vento. Siam costretti a passare la notte in una stazione per camionisti enorme insieme a centinaia, se non migliaia, di camionisti Yankee, cajun o confederati che in mancanza d'altro se la spassano alle slot machine e fischiano dietro a qualsiasi essere umano di sesso femminile passi in un raggio di 3 km da loro. L a mattina arriva il nuovo autista, questa volta messicano e molto bonario. Ci dice una volta solo di non oltrepassare la linea gialla, ma poi se ne strafrega se la marea di ragazzini messicani presente in autobus durante il viaggio gli cala alle spalle sommergendolo da mille domande che io nn capisco. In fondo all'autobus abbiam formato una specie di club, e nelle ore insonni della notte, cioè fino alle tre del mattino di solito, parliamo di tutto, politica, religione, storia, Messico, anche Voodoo. La cosa infastidisce la sedicenne stronzetta più avanti che ci urla di smettere. La sera successiva, tra Salt Lake City e Chicago, la suddetta donnina inizia a fare una cagnara insopportabile assieme alla coppietta seduta alle sue spalle. Ad ogni richiamo dell'autista rispondono con un cordiale "fuck your mother" sussurrato soavemente in modo che viene avvertito anche al di là della Patagonia... Basta però che Erich le dica che si sente veramente offeso dal suo comportamento sprezzante che questa abbassa le alette più veloce di un colibrì...potere dei pettorali larghi! Dopo la consueta allegria esistenziale della prateria americana, più desolante (o esaltante, dipende dai momenti in cui ti trovi là) di una domenica pomeriggio passata a lucidare le scarpe del nonno morto, arriviamo a Chicago, dove scendono quasi tutti quelli coi quali avevo stretto amicizia...tranne Zackie. Zackie è una ragazza mulatta di New York, che o ha avuto una vita incredibile o racconta una serie di palle spaziali.... ma è un'altra lunga storia questa... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 22 settembre 2003 - ore 12:18 Addio San Fran Il cibo a San Far non è proprio male....come in tutto il resto del paese si può scegliere se darsi al Junk food, spendendo un cazzo per mangiare, o sganciare qualche dindo in più e calarsi nello stomaco qualcosa di veramente buono. La scelta è così varia che spaventa....personalmente ho apprezzato molto i chioschi di zuppe varie, soprattutto cinesi, con ogni tpo di zuppa che ti possa venire in mente. L'idea di dover ripartire e di dover riaffrontare il mitico viaggio coast to costa mi fa ricordare che ho promesso a me stessa di premunirmi e di non fare più la viaggiatrice sprovveduta costretta a mangiare merda nel mezzo del Nebraska perchè quella è l'unica roba nel menu dell'unica stazione di servizio per 500 km... colta da un afflato salutista entro in un Vegeshop e acquisto sacchetti su sacchetti di frutta secca, di cui vado ghiott: datteri, fichi, uvetta...tutta roba energetica...ma purtroppo, mi ricorderò poi, pure un tantinello lassativa. Salgo sull'autobus che mi porterà fino a Boston e poi su fino in Maine e già mi accorgo a prima vista che la compagnia stavolta è molto più eterogenea. Vicino a me si siede Erich, biondone rasta di vent'anni alto uno e novanta, contadino in una comune nel Wisconsin, che torna da un rave a Santa Fè e che appena viene a conoscenza delle mie origini italiane inizia a dirmi che lui è un pacifista convinto, ma che gli sarebbe tanto piaciuto essere a Genova per fare a botte coi poliziotti...è, in buona sostanza, tre volte bon, cioè ompletamente mona, ma molto gentile e simpatico. Dietro di noi un tizio 'mbriago marso, di Philadelphia, che deve tornare acasa per non capisco bene quale motivo, e vicino a lui un tipo messicano, Alex, picccolo e mingherlino, sui trent'anni, che va anche lui a Philadelhia a lavorare come sabbiatore. Più avanti si sieono tre ragazzetti sui sedici anni, una coppietta ed una ragazza da sola che cerca di far la dura col risultato di essere semplicemente sgradevole. A ianco a noi William, nero alto e grosso, che si presenta come Minister of Music of St. Louis, e Jeb, giramondo con chitarra e armonica che viene subito minacciato di morte dall'autista se anche solo si provasse a sfiorare le corde dello strumento. L'autista che ci porterà fino a Reno è un nero incazzosissimo che continua a ripetere "Don't pass the yellow line", la linea gialla che divide l'autista dal resto della ciurma, rendendolo nel suo mezzo come dio in terra, motore immobile del nostro mondo a quattro ruote... Alla sessantaseiesima volta che ci invita a non oltrepassare la linea gialla iniziamo ad escogitare degli arguti piani per minacciarlo con un calzino usato retsando dietro la linea gialla...ma di che minchia abbia paura ancora non lo capiamo....forse effettivamente teme l'olezzo di sudore e sudiciume che si alza da una massa di uomini e donne costretti a bordo senza fare una doccia per tre giorni... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 21 settembre 2003 - ore 15:59 San Fran San Fran si erge in mezzo alla baia con le torri del suo business center, coi suoi ponti, e con le sue colline. La zona bassa della città , quella che da ad est sulla baia, è popolata dai grandi palòazzi, dai grattacieli, dagli edifici in ferro plastica e vetro. La taglia Market street, sui quali marciapiedi si percorrono chilometri incontrando a turno barboni e giovani manager...ma San Fran non sta là, tra i sexy shop e le sedi della Chase Manhattan o della City Group. La città vera sta dietro questo muro preoccupante che la avvolge. Inizia piuttosto al limite tra market street e China Town, con la solita porta cinese posticcia che difende una fila interminabile di bancarelle che vendono strane verdure mai viste altro9ve, granchi enormi, magliette da basket che imitano il tessuto sintetico...tutti ti guardano, la metà ti parla salutandoti come se fossi andato a scuola con loro, l'altra metà semplicemente ti squadra come se le dovessi dei soldi... Dopo China Town c'è il porto, pieno di ristornati finto italiani e di venditori di memorabilia della città... E' pieno di gente che corre col solo intento di sudare, ed è pure l'unico posto in cui conto almeno una ventina di Alfa Romeo in giro per le strade...si vede che ci sta un concessionario vicino... Dietro al porto, camminando su per strade in salita che esasperano i polppacci trovo due lunghi viali che portano a nord, verso il parco del Golden Gate. Ai lati dei viali è pieno di casette di legno, con la scalinata in pietra che porta all'ingresso, e tanta gente che se ne sta a leggere e a salutare la gente che passa...oppure che fa tai chi sui gradini di casa...e mi viene automatico chiedermi se nessuno di costoro ha un cazzo da fare....dato che costa un casino abitare a SanFran. In un giorno faccio più di 35 km a piedi tra salite e discese, prima di acpire come usare l'ottimo sistema di trasporti della città, i cui pannelli esplicativi sembrano però un piatto di spaghetti alla carbonara scotti. Arrivo al Golden Gate park alle sette di sera e per poco non vengo stesa da un tiro durante una specie di partita di calcio anarchica a cui partecipano almeno cinquanta persone divise in alkmeno settanta squadre che cercano di segnare dentro ad una porta larga un metro in un campo largo almeno duecento metri...tutto intorno cinesi che prendono il the nei chioschetti del parco e giovani coi chilum che ogni tanto fan tiri a canestro, oltre ad un non ben precisato numero di coppiette che limonano felici accompagnate da decine di guardoni e da circa bande civiche che suonano tutte un motivo diverso... Un casino insomma, ma molto easy....che n on so bene cosa voglia dire...sta un po' per "sciolto"...indica uno stile di vita tipico della california. Soggiorno per tre giorni ad Oakland, e visito il campus di Berkeley, coi suoi 120000 studenti che abitano a stretto contatto in sedici isolati appena. In periodo di esami tra febbraio e marzo e un martedì sera librerie, negozi, locali e biblioteche son tutti aperti e strapieni di gente. Ci son feste in cui ci si può imbucare, e scelògo di farlo, conosco per nome trnetamila volti diversi in due ore...poi mi infilo in libreria e compro un libro che spiega il mancato attecchimento delle teorie socialiste in America...forse perchè m,i sento in colpa, che ne so perchè...! I posti sono incredibili, la città si perde in mezzo a colline coperte di boschi e piene di cerbiatti che la sera coi procioni vanno a rovistare nei bidoni della monnezza. Nel giro di due isolati si passa dal tempio mormone al quartiere degradato abitato solo da portoricani, messicani e neri...e si torna poi nella zona studentesca Un ragazzo nero mi ferma e mi chiede se voglio del fumo e quando gli dico di no, mi chiede se voglio almeno farmi un giro in taxi per la città...la cosa puzza e lascio stare, ma anche lui è cortese, signorile quasi, e non ti mette in agitazione come alcuni pusher che ti fermano la sera ai giardini dell'arena a pd. Dopo quattro giorni scopro CASTRO STREET...ovvero la capitale mondiale dell'universo Omosex. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 21 settembre 2003 - ore 03:01 costa to coast Trascrivo qui la descrizione di un interessante viaggetto da Boston a San Francisco e ritorno nella speranza che la mia esperienza possa essere utile a chi volesse provare in futuro simili viaggi. Si parte da Augusta, Maine, alle sette di mattina, in direzione Portland, bella città sul mare che però non vedrò dato che nel mio tragitto non son previste soste di più di tre ore, e dato che le stazioni degli autobus, ovunque tranne che a New York, stanno nella periferia più laida. Davanti a me la prospettiva di passare tre notti in autobus, a dormire su sedili reclinabili solo di 20 gradi e sempre col posto vicino al mio occupato, senza la possibilità di stendere le gambe, con evidenti limiti nell'uso del Wc, un cubo di alluminio con un buco tondo sopra decorato con schizzi di urina penso già da Andy Warhol... Alle otto e mezza di sera, con un'ora di ritardo, arrivo a New York, e qui siam tutti costtretti a scaricare i nostri bagagli e a sottoporci a severa perquisizione da parte di poliziotta nera obesa dotata di Rottweiler (si era nel periodo delle olimpiadi di Salt lake City). Lasciando la stazione degli autobus di Port Authority, passiamo vicino ai due fasci di luce che sostituiscono le due torri nello skyline della città... Al mio fianco un muratore di Cleveland di origini irlandesi che mi parla di sua sorella newyorchese che lo ha cacciato di casa....e prendo sonno in un attimo, sfinita da 14 ore di viaggio in autobus e trasbordi vari. Alle tre di notte l'autista ci sveglia gentilmente con un urlo gutturale col quale ci dice (almeno io capisco che ci dice...magari lui stava solo facendouna reclame di un sapone intimo) che siam arrivati in Pennsylvania, e che gli addetti alle pulizie devon pulire il mezzo, quindi dobbiamo tutti scendere in questo posto che altro non è che una piazzola di sosta per camionisti nel mezzo del nulla dotata però i una tavola calda. Reagisco male di fronte allo spettacolo degli americani che, nonostante l'ora, per il solo fatto di essere in un luogo addetto alla vendita di cibo iniiano a mangiare di tutto, dalle merendine glassatissime alle stecche di carne salata che colano grasso a chilate. L a notte è un'agonia, col muratore di Cleveland che ha bevuto e parla nel sonno: inoltre emana un odore fetido di birra marcia. La mattina alle otto sveglia in un'altr stzione di camionisti. Mi rendo conto che, da quando siam usciti da New York, non abbiamo mai abbandonato la sua "zona industriale"...e ora mi trovo di fronte, nell'area di sosta, un cartello che mi indica "Chicago, 135 miles"...135 miglia di periferia urbana di Detroit prima e di Chicago poi degradata e invasa da impianti industriali dismessi sin dagli anni ottanta. Passo la giornata a chiaccherare con un giovane studente di chimica di Toledo, (Ohio, non Spagna) e faccio la conoscenza di Einrich, un ragazzo dal padre indiano e dalla madre tedesca trasferitosi a Detroit per diventare dj techno e ingegnere tecnico del suono...che ogni due ore si alza e va in bagno a farsi una canna. Sta andando a San Francisco per trovare una sua ex ragazza che ora vive laggiù, e mi offre di farmi da guida alla città...rifiuto, gentilmente, preferisco la solitudine che mi accompagna sin dall'inizio del viaggio...si conoscono molte più persone così... Arriviamo a Chicago e scattano tre perquisizioni in tre ore, con rottura di palle notevole (ti devi pure togliere il maglione e restare in maglietta...sai mai che nascondi un Kalashnikov sotto al Cashmire...) Nei ritagli di tempo leggo Sciascia, che mi ricorda da dove vengo, e guardo la tv, coi programmi da cui han copiato Maria De filippi e tutta la sua stirpe, che mi ricordan dove sono. Partiti da Chicago inizia il primo pezzo del grande nulla. Iniziano le praterie, punteggiate solo di ranch isolati e da stazioni del treno dotate di silos per il grano...guardo a destra e sinistra e non vedo altro che prati brulli o terreni appena imbiancati. Vicino a me e ad Einrich ora ci sono Scott, dall'Ohio, che ogni anno mette via ventimila dollari solo per spassarsela una settimana a Las Vegas tra slot machines e prostitute, e Carol, che si sta trasferendo con suo padre in California, dove lui, pilota militare, è stato assegnato col suo stormo. Va molto fiera del suo babbo, e racconta che è appena tornato dall'Afghanistan, dove ha portato democrazia... I nomi dei posti che attraversiamo sembran falsi, sembran inventati giusto per i film: Walcott Junction, Newton, Des Moines, Omaha (la sanguinosa Omaha della spiaggia in Normandia), Lincoln, Lexington, North Platte....non son nomi solo di città o paesi, ma anche solo di posti, di incroci di strade, di ritrovi per camionisti... Qua e là spunta qualche improbabile toponimo indiano: Ogallala, Cheyenne, capitale dello Wyoming, Winnemucca, Elko... Le praterie diventano distese brulle e rocciose, in cui anche solo vedere una mucca diventa un argomento di discussione. Al nostro allegro club di giovincelli che affolla il culo dell'autous si è aggiunta Mireja, che sta andando a Salt Lake City a trovare suo fratello in prigione. Lo hanno beccato, dice, cn un po' d'erba di troppo...tipo cinque o sei chili... e attacca ad inveire contro lo stato ficcanaso...e mi rendo conto che a nessuno dei giovani americani che ho conosciuto piace il governo americano...ma solo perchè non lascia che sballino in santa pace...e la cosa un poco mi turba. E turba anche Einrich, che ha vissuto fino ai diciotto anni in Tedeschia, e percepisce le differenze come me... Dall'inverno piovoso delle praterie ci troviamo di colpo nel bel mezzo delle tempeste di neve dello Utah, che sta su di un altipiano alla base di alcune tra le più belle montagne d'america. Passiamo Salt Lake City, incasinata per via delle Olimpiadi ed enorme a vedersi, quasi più di New York. NY non la vedi tutta prima di entrarci....d'un tratto ti ci trovi avvolto, immerso, non ti accorgi dello stacco tra città e mondo esterno. A Salt Lake ci arrivi dalle colline, e la vedi tutta, nella sua piana in fondo a questa valle larghissima. Ti stordisce col suo ordine rigorosissimo ed esasperante...cogli la forma urbis a prima vista...vedi la città intera da parte a parte, con le superstrade che la tagliano a fette, l'aereoporto che ti sembra ad un palmo dal tuo naso, e che invece è lontano quindici chilometri....e ti rendi conto di quanto sia tersa l'aria....siam tutti un po' inebetiti di fronte a questa visione, e neanche ci lamentiamo troppo per le perquisizioni di rito. Il pullman è pieno di cinesi saliti a New York, che non parlano inglese, e se ne stanno per i fatti loro. Mi impietosisce la scena di una ragazza cinese che, scesa in un motel per fare colazione come ho fatto io, non riesce ad ordinare nulla perchè non riesce a spiegarsi, e viene trattata come una reietta dal titolare del locale (mosca bianca in un popolo abituato e attrezzato per superare qualsiasi problema di comunicazione o quasi). Lasciamo lo Utah, lo stato dei religiosissimi mormoni, per gettarci nello stato che ha fatto della lascivia la sua fortuna...il Nevada, l'unico stato americano dove sono legali gioco d'azzardo e prostituzione. Manco a dirlo, al confine tra i due stati siamo accolti da tre dico tre casinò nel bel mezzo del deserto roccioso...una cosa così surreale che bisogna vederla per capire. In Nevada ci sta la città dei matrimoni, Las Vegas, e quella dei divorzi, Reno...e io penso al business che sta dietro a tutto questo mare di stronzate pubblicitarie. Dal Nevada saliamo, lasciata Reno, verso le montagne rocciose, attraversando valli popolate da gente che vive in baraccopoli raccolte intorno a grandi fabbriche, isolate nel nulla e legate tra loro dalla striscia d'asfalto che sto percorrendo da due notti e tre giorni ormai...la mia schiena ha imparato a bestemmiare in aramaico. Le Rocky Mountains sono uno spettacolo che vale le tre vertebre danneggiate dai pernottamenti in autobus. Il verde, i pini, i colori delle rocce...non sono le dolomiti, questo è certo, ma hanno un fascino che è altro rispetto a quello a cui siamo abituati. Poi, come uno schiaffo, la California ti accoglie in primavera. La notte prima rabbrividivi nella neve e ora viaggi tra frutteti in fiore...e pensi che se c'è un paradso terrestre al mondo tu ci sei dentro....colline verdi ti fan pensare di essere in Nuova Zelanda o a Pienza, in Toscana. Passiamo vicino al ranch di Lucas, il regista di Guerre stellari...e ci passiamo vicino per tre quarti d'ora, tanto è grande... Einrich ha una radiolina con la quale ascolta i camionisti che si parlano sui cb...e parlano quasi solo di sesso fatto o sognato. Non ci passa più, quando di colpo, dopo Sacramento, dopo distese intere coltivate a zucchine e peperoni, si apre di fronte a noi la Baia...e in America la baia è una sola...a domani... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 20 settembre 2003 - ore 09:57 Schifo Esistenziale Fa decisamente senso vedere Giorgio Armani in Tv al Tgr che si vanta del premio Città di Padova ricevuto dalle mani della Giustina, paragonando il suo operato di un vita a quello di un frate francescano, premiato anche lui, che ha costruito un ospedale in madagascar... Armani sosteneva come il vestire bene fosse una scelta altruistica, un darsi agli altri nella miglior versione possibile, un atto quasi eroico che, parole sue, non richiede vestiti di lusso, ma anche solo un maglioncino in cachemire...intanto il suddetto frate cercava di fissare intensamente un punto nel muro , secondo me per non cadere in tentazione e prendere a calci in culo uno che in un anno mette via i soldi con cui lui potrebbe costruire altri tre ospedali...complimenti al sindaco per la scelta nei premi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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