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GIULIA BLASI
NUDO D’UOMO CON CALZINO
2009 Einaudi.




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di Rinaldo Gaspari con Aldo, Giovanni e Giacomo; regia
teatrale di Arturo Brachetti
;

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;

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1) Quelli che si appendono un Cd allo specchietto retrovisore dell'auto....
2) Quando arrivi a fidarti solo di te stesso...
3) essere ammalati quando in realtà hai un sacco di cose divertenti in programma
4) non aver avuto il coraggio di dire in tempo ad una persona quanto importante fosse per te e scoprire che ora non puoi più farlo...
5) Pensare di essersi dimenticati la macchina aperta con il portafoglio dentro
6) Sapere che il tempo passa inesorabile e aver paura un giorno di dimenticare tutto,la vita,gli amici,gli affetti,le persone....e aver paura di tutto questo!
7) svegliarmi e scoprire che mi piace la musica di dj Francesco..potrei morire..sul serio eh

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) suonare col proprio gruppo a San Siro con milioni di persone
3) Sarebbe una meraviglia se riuscissimo a essere onesti con noi stessi e con gli altri allo stesso tempo sempre...
4) Lo stupore di sentire che ogni giorno ti vuoi bene sempre di più e in modo diverso
5) ...vivere senza illusioni...
6) mio padre che viene da me e mi dice di essere orgoglioso di me...
7) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.


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lunedì 7 agosto 2006 - ore 14:23


In the future when all’s well
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Il prossimo 21 agosto uscirà nel Regno Unito il terzo singolo estratto dal più recente album di Morrissey; la traccia prescelta è "In the Future When All’s Well", quinto brano della scaletta, e all’interno ci sarà una canzone inedita, "Christian Dior", nonché un paio di registrazioni live. Se da una parte la qualità del repertorio del Moz solista non è pari a quella degli Smiths, e in questi diciotto anni ci sono stati alti e bassi e lunghi silenzi, c’è anche da dire che il cantante è in buona forma, piuttosto ispirato e non ha perso l’abitudine di provocare e far riflettere con le sue "poesie in musica".





The importance of being Morrissey
Ringleader of the Tormentors ha avuto ottime recensioni, forse anche esagerate, ma come al solito la critica più pigra continua ad interpretare la sua opera cercando gossip più o meno verosimili: se è comprensibile che per alcuni questo sia il disco italiano di Morrissey, perché inciso a Roma e con la partecipazione di Ennio Morricone in "Dear God Please Help Me", è più improbabile che sia l’album del coming out. "Uscire allo scoperto con chi, da dove, verso dove?" risponde lui, "Sono sempre stato me stesso, il che per molti è imperdonabile". Pur essendo proverbialmente molto restio a parlare della propria vita privata, e pur rifiutando di essere intrappolato in etichette, Morrissey ha rappresentato negli anni ’80 una figura nuova, lontana dai lustrini del glam del decennio precedente ma anche dall’ondata new romantic dei suoi colleghi. Nato nel 1959, ai tempi degli Smiths era un ragazzo pallido ed effeminato, colto, notoriamente vegetariano, amante di Oscar Wilde e con un debole per James Dean, che si presentava sul palco con i fiori nel taschino dei Levi’s e con camicioni da ipermercato, destinato a diventare un artista di culto, idolo dei perdenti e degli incompresi, ma anche ispiratore di gruppi come i Cranberries, Suede e i Marion, fino ad arrivare ai Manic Street Preachers che lo hanno citato nella loro "1985" e alle canadesi Organ che affettuosamente lo celebrano in Steven Smith. E non finisce qui: le sue canzoni accompagnano pagine di romanzi come "Camere separate" di Piervittorio Tondelli, "Il margine sugli ossibuchi" del veneto Davide Tessari (di cui ho già parlato in passato) e "Angeli da un’ala soltanto", opera prima del giornalista romano Sciltian Gastaldi, da poco approdato in Canada per un dottorato. Così finalmente l’ho visto, Stephen Patrick Morrissey, a Codroipo (Udine) in una buona e assortita compagnia.




"There is no such thing in life as normal..."



Le foto del concerto sono state scattate da Anna "magicpie". Novanta minuti di spettacolo mi sono sembrati un po’ pochi, e mi aspettavo qualche classico in più all’interno di una scaletta che comprende quasi tutto il nuovo album, i singoli del precedente "You Are The Quarry", uscito dopo sette anni di attesa dovuti alla mancanza di un contratto discografico, e quattro canzoni degli Smiths. Nulla dai primi album della EMI, che saranno rimasterizzati e ripubblicati a breve, nemmeno "Everyday Is Like Sunday".

A work of art: live in Codroipo.
Il Moz sul palco si scatena più di quanto immaginassi, racconta aneddoti e lancia la sudatissima camicia gialla al pubblico sotto il palco; bella anche la cornice di Villa Manin, con una gigantografia di Wilde dietro il cantante. Alcuni pezzi che su disco mi sembrano anonimi, come "Life Is A Pigsty", prendono vita dal vivo; peccato che non abbia cantato uno dei brani che preferisco di Ringleader, "The Father Who Must Be Killed". La più grande emozione? Indubbiamente How Soon Is Now?, uno dei singoli più noti della ex band (stendo volentieri un velo pietoso sulla cover realizzata dalle Tatu quattro anni fa). C’è attesa anche per un futuro cofanetto degli Smiths: il loro catalogo, insieme a quello degli U2, è uno dei più maltrattati nell’era del digitale, e da quando la Warner ne ha acquistato i diritti si è occupata solo di fare raccoltine a volte sensate (Singles) ma più spesso inutili. Nel frattempo uscirà un’antologia degli Electronic, progetto che vede coinvolti Bernard Sumner (Joy Division, New Order), l’altro ex Smith Johnny Marr e occasionalmente Neil Tennant dei Pet Shop Boys: occasione ghiotta, visto che i loro tre album sono inconsistenti. Insomma, Moz è stato grande, e il live ha risvegliato in me anche l’interesse per l’album nuovo, che a dire il vero avevo accantonato a pochi giorni di distanza dall’acquisto. Promosso.






Tracklist 14.07: Irish Blood, English Heart (primo singolo da "You are the Quarry"); Panic (singolo degli Smiths); The Youngest Was The Most Loved (secondo singolo di Ringleader of the Tormentors); I Will See You In Far-off Places; In The Future When All’s Well; You Have Killed Me (primo singolo del nuovo album, dove cita Pasolini, Anna Magnani, Piazza Cavour e il film Accattone); Reader Meet Author (un recupero dal non brillante Southpaw Grammar, unico disco per la RCA); Girlfriend In A Coma (The Smiths); I’ll Never Be Anybody’s Hero Now; Let Me Kiss You (dal disco di due anni fa, è stata coverizzata da Nancy Sinatra); Ganglord (un lato B); How Soon Is Now? (The Smiths); At Last I Am Born; To Me You Are A Work Of Art; Still Ill (ancora degli Smiths; prima dell’esecuzione Morrissey ricorda la sua prima apparizione in Italia ventun anni fa, ancora con la band, insieme agli scandinavi a-ha); I Just Want To See The Boy Happy; Life Is A Pigsty. Il bis? First Of The Gang To Die (da You Are The Quarry).






MORRISSEY - IN THE FUTURE WHEN ALL’S WELL
Armed with wealth and
The best of health
In the future when all’s well
I will lie down and be counted
In the future when all’s well

I thank you
I thank you with all of my heart
I thank you
I thank you with all of my heart
Lee, please stand up and defend me
In the future when all’s well
Confront what you are afraid of
In the future when all’s well

Every day I play a sad game called
In the future when all’s well
Living longer than I had intended
Something must have gone right

I thank you
I thank you with all of my heart
I thank you
I thank you with all of my heart
Lee, please stand up and defend me
In the future when all’s well
Confront what you are afraid of
In the future when all’s well

Hold me closely if your will allows it
In the future when all’s well
Paired-off
Pawed till I can barely stand it
The future is ended by a long, long sleep
The future is ended by a long, long sleep
The future is ended by a long sleep


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lunedì 31 luglio 2006 - ore 22:32


Take the time
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi sa che è arrivato il momento di scrivere qualcosa su questo blog, dopo un’assenza piuttosto lunga. Ho preferito tornare con qualche idea e con un umore migliore rispetto all’ultimo post, ed effettivamente qualcosa si sta muovendo; il prossimo 16 agosto inizierò uno stage a TelePadova, ho già consegnato le carte all’ufficio di Palazzo Storione e trascorrerò tre mesi in redazione, sperando che sia un’esperienza interessante e che mi faccia acquisire determinate competenze che mi potranno servire in futuro; sono già in lista per un ulteriore tirocinio a Roma, ma non se ne parlerà prima dell’inizio dell’anno prossimo. Ci sono ancora due settimane di "pacchia", insomma. Intanto, devo ammettere che è stato bello compiere gli anni il giorno in cui l’Italia ha vinto i mondiali, ed è stata un’ottima idea anticipare i festeggiamenti la sera prima: un grazie a chi mi è stato vicino in un momento alquanto grigio, che sta comunque passando. Tornerò con un po’ di aggiornamenti nei prossimi giorni, compresi dei post praticamente già pronti riguardanti i concerti di Morrissey presso la Villa Manin di Codroipo del 14 luglio (cui ho assistito insieme a Riccardo, Anna, Andrea "kais", Luca e Francesca) e di Riccardo Cocciante a Vicenza tre giorni dopo. Avrò modo di parlare anche dell’ottimo DVD di "Pulse" dei Pink Floyd che ho ricevuto come regalo e di due libri che mi hanno tenuto compagnia nel corso di questo mese: "Da una lacrima sul viso" di Paola Maraone e Paolo Madeddu e "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti, autore che già mi aveva convinto con "Io non ho paura" due anni e mezzo fa. Purtroppo quest’anno non ci sono né la Golena né il Banale estivo, ma ci si arrangia lo stesso in qualche modo, e qualche venerdì mi sono trovato con i miei ex compagni di band The Fly e Andrea, ma anche Snap e il collega MisterJive in Prato della Valle armati - è il caso di dirlo - di chitarra acustica (una sera abbiamo trovato una ragazza in pieno addio al nubilato e la seconda volta un giovane nordafricano ci ha richiesto "L’Italiano" di Toto Cutugno: aaaallegriaaaa!), e attendo di poter raggiungere altri spritzini che non vedo da molto, un mercoledì sera al Portello prima della partenza di Paola. Ebbbravo pure il neodottor ZorroBobo, che è riuscito nell’ardita impresa di leggere il papiro con un polpo (direttamente dal Pam) in testa! Belle scene.





Music of the future, music of the past
Non mancherà qualche recensione discografica ogni tanto, e se la prima metà del 2006 non è stata troppo felice su questo versante, qualcosa di positivo si intravede per i prossimi mesi. Ci sarà qualche gustosa ristampa già alla fine di agosto, come l’edizione del quarantesimo anniversario di Pet Sounds dei Beach Boys (con un DVD allegato) e i primi tre dischi degli Heaven 17 in veste rimasterizzata. Attendo i nuovi CD dei Killers e degli Scissor Sisters, i singoli non mi hanno deluso; ci sarà un post già tra poche settimane con più di qualche anticipazione su quello che uscirà durante l’autunno. Dovrebbe arrivarmi da Oltremanica anche il recente "greatest hits" dei My Life Story, i cui dischi non sono mai arrivati in Italia. Un’altra chicca non reperibile qui da noi, ma che ho ricevuto da un mio amico e corrispondente da ormai sei anni, è "Hindsight... it’s a wonderful thing" della cantautrice Horse. Per ora è tutto, a presto e grazie per la pazienza!


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mercoledì 5 luglio 2006 - ore 09:33


E si ritorna
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo un mese abbondante, tolgo le ragnatele dal mio blog e torno ad aggiornarlo. Cosa avrò fatto in tutto questo tempo? Semplice, sono tornato a cercare lavoro dopo un’esperienza fallita in tempo record: a volte basta cambiare un nome e tutto diventa più allettante, peccato che la sostanza resti quella... ora l’Università sforna laureati per piazzarli o nei call center (ho già fatto un "colloquio di gruppo", in stile Grande Fratello, alla Adecco due mesi fa per Vodafone) o trasformarli in venditori porta a porta di opere librarie - ma no, sono consulenti, professionisti della vendita! E il portafoglio di clienti è così ben consolidato e selezionato che ti fanno entrare in casa di una signora che ha perso il marito e che vive con un milione di vecchie lire al mese. Oppure ci si va ad infognare in uno stage non retribuito (per forza) a fare fotocopie. Allora è meglio che alcune cose vengano seriamente ripensate. Nulla mi lega alla città in cui vivo, ormai.





A partire dal clima orribile che si respira a casa mia. Poi, si sa, quando le cose vanno bene sono tutti grandi amici; è quando cominci a cadere in depressione che esisti sempre di meno, e chi ti sta davvero ad ascoltare, il più delle volte, è nella tua stessa situazione e ti racconta dei suoi colloqui assurdi, che non sono poi tanto più assurdi dei tuoi. Oggi pomeriggio e domani mattina il mio relatore sarà a Padova per esami e per ricevere i laureandi; dopo aver inserito il mio curriculum vitae su Internet e negli archivi delle agenzie interinali, tentando anche di tornare a fare quello che facevo da studente durante i fine settimana (non è mancata una tappa da MediaWorld), visto che qui a Padova non si trova niente, chiederò se ci sono opportunità per poter scappare via, a Torino, a Milano, a Roma. Sono abbastanza presente nel forum di Fegiz del Corriere della Sera, e tento una collaborazione con un magazine musicale in rete, ma per il resto, nonostante sia luglio, c’è molta nebbia in Val Padana. So che i lettori del mio blog non sono abituati a leggere post di "self-pity" come questo, ma è perfettamente in linea con il mio stato d’animo attuale. Mi "godo", nel frattempo, gli ultimi giorni da 25enne; va un grande ringraziamento a MadeInPop e Mist per l’interessamento per un eventuale compleanno al Wah Wah; complimenti a Sabry8 per la nuova occupazione, al compagno di studi IenaFerox per lo stage che inizierà in una casa editrice - mi riesce difficile trovare qualcuno più adatto di lui - e a mio fratello Lyriannos che ha preso un 29 all’ultimo esame della sessione, in Letteratura Giapponese!


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martedì 30 maggio 2006 - ore 18:37


Diva Lady
(categoria: " Riflessioni ")


Era da tempo che non guardavo una fiction in tv; non amo i film a puntate, e soprattutto fatico a tollerare troppe interruzioni pubblicitarie. Ma sapevo da un anno, grazie a Rockol, che Sabrina Ferilli avrebbe recitato la parte della cantante e attrice italo-egiziana Dalida, che se in Francia è un mito indiscusso, qui in Italia viene ricordata soprattutto per la storia d’amore che ebbe con il fragile e tormentato cantautore Luigi Tenco, che si suicidò nel 1967 dopo che la sua "Ciao amore ciao" (che interpretarono entrambi, com’era d’uso in quegli anni) non passò in finale, sorpassata da canzoni come "Io, tu e le rose" di Orietta Berti. Pochi hanno celebrato Dalida (il cui vero nome era Yolanda Gigliotti) in televisione: ricordo un ottimo speciale monografico, molto dettagliato e con filmati inediti, realizzato da Paolo Limiti, con il fratello della cantante Bruno "Orlando" Gigliotti ospite in studio; è un caso isolato. Le nostre discoteche hanno riscoperto nel 2001 grazie ad un remix realizzato da Cerrone - storico nome della discomusic ed autore di successi come "Love in C Minor", "Supernature" e "Give me love" - la sua Laissez-moi danser (Monday Tuesday), cover francese di una delle prime canzoni soliste di Toto Cutugno (Voglio l’anima). Nel 2004, la stessa canzone è stata utilizzata come sigla per il reality show di TF1 Star Academy 4, corrispondente francese del nostro Amici di Maria De Filippi. Sabrina Ferilli è stata una scelta singolare, approvata dal fratello di Dalida (si era pensato anche a Madonna e a Penelope Cruz, ma Orlando è stato intransigente: l’attrice doveva essere italiana e poco conosciuta in Francia) e apprezzata da oltre 6 milioni di spettatori francesi l’anno scorso.





La prima puntata, trasmessa domenica, è iniziata con la nascita di Yolanda in Egitto, da una famiglia calabrese emigrata (suo padre era un maestro di violino, che è stato catturato come molti italiani di cui si sospettavano simpatie fasciste), e con i suoi primi tentativi nel mondo dello spettacolo. Vince dapprima il concorso Miss Egitto, e in seguito tenta la carriera di attrice. Arrivata in Francia, viene notata dal discografico Eddie Barclay, scopritore di grandi talenti quali Charles Aznavour e Mirelle Mathieu (ma per la sua casa discografica ha inciso anche il cantautore belga Jacques Brel, i cui classici hanno fatto il giro del mondo grazie alle traduzioni di Mort Shuman) deceduto un anno fa, e dal produttore radiofonico Lucién Morisse, che in seguito la sposa; tra i suoi primi singoli c’è una cover di un classico napoletano, "Guaglione" (ribattezzata Bambino) oltre a diverse traduzioni francesi di successi italiani ("Ciao ciao bambina"), inglesi ed americani. Presto deve scontrarsi con l’affermarsi degli urlatori e dello ye ye, ed inizia un periodo di alti e bassi fino a quando il fratello Bruno non decide di creare una propria etichetta discografica per gestirle carriera ed immagine. Non ho apprezzato Alessandro Gassman nella parte di Luigi Tenco - del quale si sono ascoltati durante la fiction gli evergreen "Mi sono innamorato di te" (di cui esiste anche una cover irriverente, ma da far morir dal ridere, di Elio e le storie tese, con un altro titolo e in giro per i circuiti P2P) e appunto quella Ciao amore ciao non compresa dal grande pubblico sanremese. Pare che Tenco non volesse neppure prendere parte alla kermesse della città dei fiori, e che fosse lacerato dalle contraddizioni: desiderava il successo, ma voleva ottenerlo con brani e tematiche inusuali per il suo tempo. Dalida fu scossa al punto tale da tentare il suicidio in una camera d’albergo. Conosciamo anche gli altri amori della diva, oltre a suo marito Morisse e a Luigi Tenco; un giovane pittore dell’Est europeo e lo stravagante (finto) Conte di Saint-Germain, interpretato da Christophe Lambert. La convivenza tra Yolanda (la donna) e Dalida (la cantante, il personaggio) è costantemente difficile; emerge più volte il rimpianto di non aver avuto figli - "ma tu sei una star", si sente spesso rispondere - e persino una certa invidia verso chi, come la sua amica Solange, ovvero colei che le fece avere il primo ingaggio, ha una vita più modesta ma una famiglia felice. Negli ultimi dieci anni della sua carriera, come altri suoi colleghi, si unisce al vagone della discomusic (era riuscito con successo ai Bee Gees, a Cher, a Rod Stewart, ai Rolling Stones e persino ai Kiss), ma il suo stile "camp", che tratta volutamente il ridicolo come fosse sublime, con tinte pastello e toni drammatici eccessivi quasi come una fuga dalla realtà, non è certamente per tutti i gusti, e la renderà persino un modello per le drag queen; con le dovute distanze, si potrebbe ritenere Dalida una Judy Garland francese. E proprio come l’attice del "Mago di Oz", Dalida muore per overdose di barbiturici, il 3 maggio 1987, vent’anni dopo Tenco.





Più di cinque milioni di persone hanno guardato Dalida su Canale 5, e già i forum (come quello di Aldo Grasso, sul sito del Corriere della Sera) si affollano di opinioni discordanti. Sabrina Ferilli, con le sue forme rotonde, non assomiglia più di tanto a Dalida, ma si è impegnata per più di un anno e ha studiato con attenzione le movenze della cantante. Nella versione trasmessa in Francia, Sabrina era doppiata e aveva una voce molto simile a quella di Dalida, qui invece abbiamo sentito il suo solito forte accento dde Roma (la Ferilli è una delle più affascinanti donne italiane del mondo dello spettacolo, ma quando si tratta di recitare ha più o meno gli stessi problemi di Manuela Arcuri e Monica Bellucci). Qualcuno ha notato degli errori nella scenografia, come le Fiat Uno che girano per le strade italiane nel 1967 e le tastiere elettroniche degli ascensori, ma francamente credo che si esageri, quando si definisce imbarazzante questa fiction televisiva. Se non altro, spero che riesca ad incuriosire il pubblico a casa, magari quello più giovane che Dalida l’ha sentita solo nominare. Guardiamo cosa accade in Italia: molti, troppi ragazzi ignorano le canzoni di Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè, per non parlare della scuola cantautorale genovese cui lo stesso Tenco apparteneva (e che, salvo qualche importante eccezione, viene maltrattata dalle nostre stesse case discografiche), le tribute band dei Beatles hanno un pubblico rigorosamente adulto, "The World of Nat King Cole", ottima antologia rimasterizzata dell’anno scorso, è in offerta a 5,90 euro da Trony perché invenduta, e per arricchire la propria collezione di compact disc con Harry Nilsson, Johnny Mathis o Yma Sumac bisogna armarsi di carta Visa e comprare da siti esteri, qui non si trova niente. Provate a toccare Aznavour, Becaud o Serge Gainsbourg ad un francese: li difenderà a spada tratta. Qui, se ascolti Guccini vieni definito "barboso", se ascolti Baglioni ti prendono proprio in giro. Ben vengano, quindi, i film biografici. Forse, chiedere una sinergia promozionale con la Universal Music, che nel suo back-catalogue ha diverse raccolte sugli anni Barclay ed Orlando della cantante, sarebbe stato troppo; d’altronde, lontani sono i tempi delle gloriose Fonit Cetra (RAI) e Five Records. Accontentiamoci, va!






DALIDA - LAISSEZ-MOI DANSER
Moi, je vis d’amour et de danse
Je vis comme si j’étais en vacances
Je vis comme si j’étais éternelle
Comme si les nouvelles étaient sans problèmes
Moi, je vis d’amour et de rire
Je vis comme si y avait rien à dire
J’ai tout le temps d’écrire mes mémoires
D’écrire mon histoire à l’encre bleue
Laissez-moi danser laissez-moi
Laissez-moi danser chanter en liberté tout l’été
Laissez-moi danser laissez-moi
Aller jusqu’au bout du rêve

Moi, je vis d’amour et de risque
Quand ça n’va pas je tourne le disque
Je vais, je viens j’ai appris à vivre
Comme si j’étais libre et en équilibre
Moi, je vis d’amour et de rire
Je vis comme si y avait rien à dire
J’ai tout le temps d’écrire mes mémoires
D’écrire mon histoire à l’encre bleue
Laissez-moi danser laissez-moi
Laissez-moi danser chanter en liberté tout l’été
Laissez-moi danser laissez-moi
Aller jusqu’au bout du rêve
Laissez-moi danser laissez-moi
Laissez-moi danser chanter en liberté tout l’été
Laissez-moi danser laissez-moi
Aller jusqu’au bout du rêve


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lunedì 22 maggio 2006 - ore 23:28


Another lonely soul
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Ho la netta impressione che questo duemilasei sia un anno piuttosto avaro di grandi nuove uscite discografiche. Bruce Springsteen ha pubblicato un disco di cover di Pete Seeger, i Red Hot Chili Peppers un prolisso ed autoindulgente doppio CD; Paul Simon ha fatto una "Surprise" ai suoi fan collaborando con Brian Eno, ma i risultati confermano, purtroppo, la strada in discesa già iniziata con The Capeman. Ma succede anche che alcuni dischi, in Italia, arrivino con uno o due anni di ritardo; è il caso di "Grab That Gun" delle Organ, ma anche del secondo album dei Novastar, il cui primo singolo viaggia molto bene nelle classifiche dell’airplay radiofonico.





Un’altra anima sola: chi sono i Novastar
Dopo i dEus, i K’s Choice e gli Hooverphonic, un’altra band proveniente dal Belgio cattura l’attenzione degli italiani; ma il gruppo del polistrumentista Joost Zweegers (in realtà olandese di nascita) ha già alle spalle un buon album omonimo, inciso sei anni fa per la Warner Music e premiato in patria come disco dell’anno. Le sonorità dei Coldplay, oggi, sono apprezzate e imitate - forse con qualche eccesso - e quelle dei Novastar hanno più di un punto di contatto, complice il missaggio di Michael Braurer; la Virgin Records avrà ritenuto di conseguenza opportuno, dopo calcoli ed inevitabili indagini di mercato, dare alla band una chance anche da noi. L’artwork della nuova edizione, ricavato da scatti fotografici del video di Never Back Down, è molto diverso dall’originale; in scaletta è stato aggiunto anche un vecchio successo, Wrong, che in Germania è stato appena ripubblicato. Never Back Down, il singolo attualmente nei network, sarà anche incluso nella "compilation rossa" del Festivalbar - facile dedurre che ne sentiremo parlare per i prossimi mesi estivi - e rispecchia con efficacia la volontà di filtrare nella proposta musicale ispirazioni diverse, ma tutte di lusso. Si parla infatti di Waterboys, di certe produzioni degli U2, dei Radiohead più accessibili, ma anche di Neil Young (per il quale hanno aperto dei concerti) e degli australiani Crowded House, quelli di "Weather with you" e di quella "Don’t dream it’s over" che negli ultimi quindici anni è stata ripresa da Paul Young, Antonello Venditti e dai Sixpence None The Richer. Non mancano all’appello neanche i Fab Four: Joost suonava in una Beatles Revival Band.





E-card della Emi, con tracce audio e video.



"Along the way... it grows on me": le canzoni
E’ il viaggio, anche interiore, il filo conduttore dei testi delle undici canzoni presenti nel CD; dopo la già citata Wrong, c’è subito il brano più etereo della collezione, dove si mescolano una drum machine, gli archi, strumenti elettrici ed acustici, Bono e Morten Harket. Stupisce la sezione fiati che interviene ad un certo punto durante Rome ("di tutte le voci che ascolto, non ce n’è una che parli con me"), forse uno degli episodi migliori, mentre c’è poco da dire sulla successiva Faith. When the lights go down on the broken hearted ricorda pericolosamente gli arpeggi e il pattern ritmico di "Clocks" dei Coldplay (anche se con meno glassa), mentre Ask for the moon inizia come un soft-reggae di stinghiana memoria, nonostante il suono d’archi sintetizzati. In conclusione, "Another Lonely Soul" è un disco ben prodotto, seppur ruffiano e non particolarmente originale; non ci sono scivoloni, ma alcuni brani colpiscono nel segno meglio di altri. Apprezzabile l’iniziativa Emi del prezzo suggerito di 15,90 euro, che si potrebbe ottenere per qualsiasi disco nuovo se si abbassasse l’IVA al 4%; meno felice l’idea del solito Copy Control, cui la major sembra proprio non voler rinunciare.


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lunedì 15 maggio 2006 - ore 23:26


Mister Fantasy - 25 anni fa
(categoria: " Riflessioni ")


Il 12 maggio del 1981 debuttava in seconda serata su RaiDue una rubrica musicale, Mister Fantasy, che prende il nome da un successo dei Traffic di Steve Winwood e che, negli anni, è diventata una trasmissione di culto. E’ stato il primo programma (con tante immagini, una grafica elettronica curata da Mario Convertino, e pochissime interviste...) basato sui videoclip, ed è arrivato con tre mesi di anticipo rispetto all’inizio ufficiale della programmazione di MTV negli Stati Uniti. Co-autore e conduttore del programma era Carlo Massarini, un esperto di musica e di nuove tecnologie, affiancato dal critico del "Corriere della Sera" Mario Luzzatto Fegiz, tuttora una firma prestigiosa; nel corso della prima edizione, c’è stato spazio anche per una rubrica dedicata al revival, intitolata "Ye Ye" e curata da Ivan Cattaneo, che proprio nel 1981 aveva avuto l’intuizione di riproporre vecchi successi degli anni Sessanta utilizzando sonorità più moderne, tra punk ed elettronica (geniale la sua cover in chiave "ska" di ’Una zebra a pois’ di Mina). Pensato per il pubblico giovane, Mister Fantasy è durato fino al 1984 - la chiusura è stata causata fondamentalmente da dissidi interni con Paolo Giaccio, che voleva attirare un pubblico più adulto.





Mister Fantasy e i primi video in televisione
Il videoclip era presentato brevemente, e giovani registi venivano invitati a fare esperienza e produrre video a basso budget: Sergio Caputo, nonostante l’incredulità della sua casa discografica, lanciò grazie alla trasmissione il suo album Un sabato italiano, debutto in bilico tra pop, jazz e swing (un incontro tra Fred Buscaglione e Joe Jackson, altro artista spesso considerato, e non a torto, da Massarini). Anche i Krisma, i Matia Bazar post-moderni (con Mauro Sabbione alle tastiere), Garbo, Roberto Ciotti, Flavio Giurato, Scialpi, la meteora Diana Est e persino Giuni Russo, presentata da Caterina Caselli - al tempo era la sua discografica - hanno preso parte della vetrina televisiva; ma non c’erano solo videoclip di casa nostra. Erano gli anni del new romantic, e non possono mancare all’appello i Duran Duran di "Rio", oppure i Culture Club di Boy George, ma le scelte potevano essere anche meno ovvie: la trasmissione lanciò degli ancora sconosciuti Depeche Mode ai tempi del loro secondo album, "A Broken Frame", ma anche gli Ultravox, i Talking Heads e i Clash - in particolare "Rock The Casbah". Artisti dalla lunga carriera, come David Bowie, Elton John, Marianne Faithfull (che nel 1981 lancia un buon album, "Dangerous Acquaintances", con la complicità di Winwood), ma anche vere e proprie meteore. Se da una parte la presentazione, seppur succinta, dell’artista e dei video era necessaria, vista la quantità modesta di materiale da trasmettere, dall’altra introduceva in modo più completo l’artista al pubblico (cosa che non avviene con l’attuale flusso continuo delle emittenti tematiche). Secondo Sergio Cossu, ex Matia Bazar, oggigiorno non conta più il gusto personale del presentatore: "Carlo Massarini, prima alla radio e successivamente in TV, metteva su cose che piacevano a lui; gli artisti non gli erano imposti da nessuno, mentre forse a Giorgia Surina di MTV non interessa nulla dell’artista di cui sta presentando il video: davanti a sè ha una scaletta e si limita a presentarlo". Inoltre, aggiunge, "ai quei tempi usciva un numero umano di dischi: oggi ne esce un numero disumano!"





Videoclip d’autore: Bertè meets Warhol
"Movie", canzone tratta dall’album Made In Italy di Loredana Bertè, fu adottata come sigla del programma Mister Fantasy. Non si tratta solo di uno dei primi videoclip italiani mai realizzati, ma può vantarsi una firma eccellente: quella di Andy Warhol. Il video, datato 1981, venne girato da Warhol a New York negli studi della mitica Factory, ed è stato premiato durante l’edizione 2004 del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza; la cantante, grazie al chroma key, canta nel video sullo sfondo delle strade e dei palazzi della Grande Mela, immagini girate da Warhol il giorno prima. La Bertè vi era arrivata nel 1978 al fine di imparare l’inglese, ma il suo progetto di restarvi sei mesi si trasformò in una permanenza di un anno e mezzo (alle lezioni di inglese si sostituirono presto le visite ai teatri e ai locali della città, gli incontri con gli artisti e soprattutto quello con Andy). "Quel videoclip è il risultato di un anno e mezzo di amicizia vera", ricorda Loredana Bertè, "incontrai Warhol nel negozio newyorchese di Fiorucci e ci intendemmo subito; Andy ascoltò Movie un giorno in cui venne a trovarmi nello studio di registrazione. Gli piacque molto, quindi volle conoscere la traduzione del testo - non faceva mai nulla a caso. Il giorno prima del video se ne andò in giro per New York a realizzare le immagini che si vedono sullo sfondo. Quando fu il momento di girare il video, utilizzò la tecnica del chroma key, mi fece salire su un grosso barattolo che coprì con un telo azzurro e quando vidi il girato ebbi la sorpresa di ritrovarmi in mezzo alla città". Potrei tornare a parlare di Loredana Bertè , in occasione dell’imminente doppio CD antologico TuttoBertè (Warner Strategic) che per la prima volta riunisce gran parte dei successi incisi per la CGD e la CBS/Sony Music Entertainment, rimasterizzati in digitale al Nautilus Studio.


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martedì 9 maggio 2006 - ore 19:14


Il blog senza di me
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Forse non è stata una grande idea finire di leggere "Il mondo senza di me" di Marco Mancassola in una giornata grigia come questa, ma valeva la pena approfondire la conoscenza di questo giovane autore veneto. Non mi dilungherò in una recensione, la rete già ne abbonda. Il libro è diviso in due parti, come il più recente "Il ventisettesimo anno" di cui ho già parlai mesi fa; La neve a settembre ha come voce narrante un ragazzo di Ancona, Ale, laureando in Psicologia a Padova, mentre è quella del coinquilino Ettore nella speculare seconda parte, L’uomo che verrà (che personalmente ho preferito). I temi che congiungono le loro vicende sono la perdita degli affetti e la ricerca di una propria identità: Ale è orfano e la sua famiglia è composta, praticamente, dal fratello Matteo e dalla cognata Manuela - i due si separano perché quest’ultima si innamora di un altro uomo. Nessuno dei due ragazzi ha una relazione, e non va a buon fine il tentativo di Ale con Vanessa, una ragazza conosciuta per caso e che affollava i suoi pensieri, nonostante l’invito a sorpresa al ristorante cinese combinato dagli amici di lui. Ettore ha ventidue anni, ha una famiglia che stenta ad accettarlo, è gay (questo espediente crea una distanza tra i due, ma senza per forza ricorrere a vecchi stereotipi) e la sua storia con Nino è finita; mentre Ale sembra essere più reazionario, Ettore si interroga, non pretende di mascherare la sua vulnerabilità e reagisce abbandonando Padova per Amsterdam, città in cui conosce il biondo "elettropunk" Jerald.

Mancassola è il nuovo Tondelli?
Giulio Mozzi non esagera: qualche eco tondelliana emerge soprattutto nella seconda parte - basti pensare, ad esempio, ai viaggi di Leo in Camere Separate come ricerca di se stesso, prima e dopo la perdita di Thomas - pur restando una scrittura originale, che sembra anche più matura di quanto possa suggerire l’età di Mancassola. Colpisce il mancato uso delle virgolette nei dialoghi della seconda parte, divisa in 107 paragrafi a mo’ di pagine di diario, e una colonna sonora che ben si adatta alla malinconia e alla tensione delle pagine. Peccato che Ale ed Ettore pensino di trovare rifugio nella droga ("penso che la droga sia una specie di protesi per arrivare alle sensazioni di quando eravamo interi, alle quali non sappiamo più arrivare da soli. Come la gamba finta di chi ha perso quella vera...").





Per la serie "So’ bboni tutti"
Dopodomani sarà il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Bob Marley, e il 12 anche della nascita della primissima trasmissione televisiva italiana, Mister Fantasy, che si è occupata di videoclip. Lunedì arriverà di certo un post sull’argomento. Intanto vi segnalo che, dopo Zucchero, Spagna e Gigi D’Alessio, un altro cantautore italiano ha deciso di fare del copia-e-incolla uno stile di vita. Si tratta di Tiziano Ferro, già reo di aver campionato "Did you ever think?" (di R. Kelly) per il suo primo singolo, Xdono. Stop! Dimentica è il suo nuovo candidato per le hit parade e in Spagna è già uscito: peccato che Tiz abbia ricalcato nientepopodimeno che One Word, hit dell’anno scorso di Kelly Osbourne, figlia di Ozzy. Scritta da una recidiva Linda Perry - che molti ricordano come ex 4 Non Blondes e che, come conferma Momo, già aveva copiato "Don’t Worry, Be Happy" di Bobby McFerrin per la sua celeberrima What’s Up? - la canzone della buzzicona più famosa di MTV è a sua volta troppo somigliante a Fade To Grey, il più grande successo dei Visage (gruppo di Steve Strange in cui militò anche Midge Ure) che già conteneva qualche elemento del primo singolo degli Human League, Being Boiled, pubblicato nel 1978. Appperò!


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domenica 30 aprile 2006 - ore 23:39


I second that emotion
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Era ora. Troppo spesso le case discografiche sfruttano il materiale di cui possiedono i diritti, e il gruppo EMI non è stato da meno; basti pensare a quanti "greatest hits", quasi tutti non autorizzati e ’per tutte le tasche’, di Blondie, Kim Wilde e soprattutto dei Talk Talk (che hanno più raccolte che album) sono arrivati nei negozi di dischi negli ultimi anni. Hanno avuto un maggiore rispetto, questo bisogna riconoscerlo, per Kate Bush e per i Japan, la cui ultima antologia ufficiale, intitolata Exorcising Ghosts, risale al 1984. Quest’anno, in occasione dell’imminente (in data 2 giugno nei negozi italiani) ripubblicazione di Gentlemen Take Polaroids, Tin Drum, del live Oil On Canvas e di alcuni titoli della produzione solista di David Sylvian, quasi tutti arricchiti da materiale extra e restaurati con un mastering più attento e moderno, Jason Day, Hik Sasaki e Sarah Watson della Virgin Records UK hanno curato "The Very Best Of Japan", una solida introduzione alla band, dal packaging sobrio - come del resto lo è la loro musica - che per la prima volta racchiude le canzoni più significative incise per la Hansa, l’etichetta tedesca che rifiutò di scritturare i Cure, e per la Virgin di Richard Branson. I fan sono spesso incontentabili, e se da una parte si applaude per la realizzazione di un DVD con i loro videoclip e il live "Oil on Canvas", dall’altra già si protesta per l’assenza di alcune versioni 7" difficilmente reperibili nell’era dei compact disc (ma quando le inseriscono, tutti si lamentano perché non ci sono quelle più lunghe degli album...). Nel libretto si trovano non solo le informazioni sui brani, ma anche un articolo di Chris Roberts con stralci di una nuova intervista commissionata a David Sylvian.





Non tutti sanno che il look dei Japan, quello degli esordi glam in primis, ha ispirato la disegnatrice Kaoru Tada per l’anime "Ai Shite (K)night", meglio noto a noi italiani come Kiss Me Licia - il biondo Mirko non sarebbe altri che un alter ego di David Sylvian. I Duran Duran furono molto influenzati dalla band ed è innegabile che Nick Rhodes abbia fatto di tutto per prendere le sembianze del leader. Il loro percorso musicale inizia con due dischi che nel Very Best in questione vengono trascurati, Adolescent Sex ed Obscure Alternatives, di cui il gruppo non si ritiene troppo soddisfatto: le idee non sono ancora a fuoco, e oltre a brani originali trova posto nell’LP d’esordio un bizzarro rifacimento di "Don’t Rain On My Parade" di Barbra Streisand. Iniziano ad avere un riscontro positivo dal pubblico con il terzo disco, Quiet Life, che sarà l’ultimo per la Hansa: la distribuzione dei loro singoli è caotica, in quanto la vecchia etichetta ne ha pubblicati anche dopo la fine del contratto (seppur con la collaborazione della band, che ne cura ugualmente le copertine...); di conseguenza, la mancanza di un ordine strettamente cronologico in questa antologia non crea problemi. La Virgin punta su di loro, ma dopo due ottimi dischi qualcosa si incrina; nel 1983 i Japan danno alle stampe un album dal vivo (e un singolo, Canton, qui presente) e si riuniscono solo all’inizio degli anni Novanta per un altro breve progetto, i Rain Tree Crow. Mick Karn suona in dischi altrui e incide, tra le tante cose, il singolo After a fashion con Midge Ure; Sylvian lancia un’interessante carriera solista e sarà ricordato dai più per un’eccellente collaborazione con Ryuichi Sakamoto, "Forbidden Colours", per il film Furyo. Uno dei suoi più grandi estimatori in Italia è Carlo Verdone (una delle sue più recenti pellicole, Ma che colpa abbiamo noi, utilizza Darkest Dreaming). Andrea Chimenti, negli anni Ottanta il leader dei fiorentini Moda, ha scritto e inciso con David Ti ho aspettato (I have waited for you).





La collezione inizia (e si conclude) con l’elettronica minimale di Ghosts, ispirata allo stile del compositore Karlheinz Stockhausen, che resta tuttora uno dei singoli più atipici mai arrivati in Top5 in Inghilterra - ai tempi si osava molto di più, e i singoli non dovevano prestarsi alle suonerie per i cellulari. Si prosegue con una cover di I Second That Emotion: emulo del grande Bryan Ferry, che già aveva inciso in quegli anni dei classici del rhythm’n’blues, David reinterpreta questo evergreen di Smokey Robinson and the Miracles l’anno prima dell’inclusione della versione originale nella colonna sonora de Il grande freddo. Probabilmente i Japan avevano in mente le sonorità di "Angel Eyes" dei Roxy Music e del Bowie "berlinese" quando composero Quiet Life; più originale la title-track di Gentlemen Take Polaroids, che precede in scaletta The Art of Parties, un episodio funky a metà strada tra i Talking Heads di "Born Under Punches" e gli ABC di "Tears Are Not Enough" (è tuttavia un peccato che abbiano incluso la versione 12" al posto di quella del 7"). Entrambi i lati del singolo "Visions of China" fanno parte della compilation, ed è un’ottima decisione, visto che Taking Islands in Africa (prima collaborazione con Sakamoto, ancora tastierista della Yellow Magic Orchestra, qui remixata dal produttore Steve Nye) supera di gran lunga in qualità il lato A. Giorgio Moroder (che non necessita presentazioni) è tra gli autori di Life In Tokyo, non a caso il singolo più "dance" dell’intera antologia. Un altro gioiello è la decadente ed emozionante Nightporter (nessun legame con "Il portiere di notte", uno dei miei brani preferiti di Enrico Ruggeri) che richiama sia Kurt Weill che le Gymnopedies di Erik Satie. Non c’è una sola caduta di tono in tutto il CD; solo la cover di All Tomorrow’s Parties dei Velvet Underground, forse, è un gradino sotto la media. Una raccolta che ci voleva, insomma; i brani sono stati rimasterizzati in digitale evitando le solite distorsioni, compressioni e riequalizzazioni che rischiano di snaturare il suono dei 33 giri originali. Da non lasciarsi sfuggire neanche la ristampa di "Fotografie" del milanese Garbo (Renato Abate), l’artista italiano che più si avvicina allo stile dei Japan anni 80: oltre ad una scelta di canzoni dai primi due album, ci sono i due (modesti, a dire il vero) hit sanremesi "Radioclima" e "Cose veloci" e il duetto con Antonella Ruggiero Quanti anni hai, ripreso poi con i Delta V.






JAPAN - NIGHT PORTER
Could I ever explain
This feeling of love it just lingers on
The fear in my heart that keeps
telling me which way to turn

We’ll wander again
Our clothes they are wet
We shy from the rain
Longing to touch all the places
we know we can hide
The width of a room that can
hold so much pleasure inside

Here am I alone again
A quiet town where life begins
Here am I just wondering
Nightporters go
Nightporters slip away

I’ll watch for a sign
And if I should ever again cross your mind
I’ll sit in my room and wait until nightlife begins
I’m catching my breath
We’ll both brave the weather again

Here am I alone again
A quiet town where life gives in
Here am I just wondering
Nightporters go
Nightporters slip away





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domenica 23 aprile 2006 - ore 18:58


What else is there?
(categoria: " Musica e Canzoni ")


L’anno scorso i Kraftwerk hanno lanciato un doppio CD dal vivo, Minimum Maximum, che sciorina gran parte dei classici di un’intera carriera; certo, alcuni si sono stupiti della pulizia del suono, sicuramente ritoccato in studio, e altri non l’hanno gustato appieno perché i concerti del gruppo tedesco, che proprio nel 2005 ha preso parte alla rassegna "Ferrara sotto le stelle", ha una forte componente visuale, scenica, che nel CD è andata perduta. Le fotografie nel libretto dei loro nipoti, gli scandinavi Röyksopp, mostrano per l’ennesima volta che l’impatto visivo sul palco dev’essere molto curato - spicca una mega musicassetta gonfiabile che si eleva. Svein Berge e Torbjorn Brundtland, entrambi di Tromso (in Norvegia), decidono di prendersi una meritata pausa dopo un secondo album molto valido (The Understanding) che ancora staziona nelle classifiche di vendita, sia grazie ad un’oculata promozione EMI, che ha rilanciato a medio prezzo diversi album recenti, tra cui quelli di Depeche Mode, Gorillaz, Kate Bush, Rolling Stones, i Sigur Ros, i Mattafix e Goldfrapp, che alla decisione di inserire l’ottimo singolo "What Else Is There?" nei più recenti spot televisivi di Nip/Tuck. Royksopp’s Night Out è in realtà un E.P. generoso, dura infatti circa 40 minuti e include quasi tutti i singoli finora pubblicati, con l’eccezione di "Eple" (peccato!) e del non fortunatissimo "49 Percent", che strizzava l’occhio alle sonorità two-step utilizzate dal primo Craig David.





La versione della già citata What Else Is There, nel live, è cantata non da Karin Dreijer (una voce che ricorda tanto Bjork quanto Cyndi Lauper) ma dall’ex vocalist dei Bel Canto, Anneli Drecker, che già aveva collaborato con gli a-ha nell’album "Lifelines"; era lei, infatti, a duettare con Morten Harket nella ballata "Turn the lights down". Si passa poi ad Only This Moment, il singolo dell’estate scorsa legato alle sonorità synth-pop che spopolavano nei primi anni Ottanta e presentato in una veste molto fedele all’originale. Remind Me, al contrario, ricorda più la versione del video, il Someone Else’s Radio Mix, che la versione originale dell’album di esordio Melody A.M., che ha venduto un milione di copie solo nel Regno Unito; in più non c’è Erlend Oye dei Kings of Convenience, e i Röyksopp la cantano con voce "filtrata". Molto particolare anche la rilettura di Sparks, che da soffice trip-hop alla Portishead diviene un vero e proprio tour-de-force danzereccio, accostabile all’electroclash e ad alcune produzioni dei Daft Punk. Quello di Poor Leno è in pratica un remix strumentale (Istanbul forever take) e non aggiunge pressoché nulla; più interessante invece Go Away, canzone inspiegabilmente lasciata fuori da The Understanding (si trova infatti solo nel bonus CD dell’edizione limitata uscita l’anno scorso). Chelonis R. Jones la esegue meglio dal vivo che in studio, e non fa rimpiangere l’acquisto della costosa edizione deluxe - se ci fosse stata una promozione più attenta, "Go Away" sarebbe potuto diventare un vero hit...





Il set si conclude con un altro brano strumentale, Alpha Male, che più di tutti si avvicina alla "vecchia scuola" dell’elettronica, vale a dire i già citati Kraftwerk, Jean Michel Jarre e persino Vangelis - chi sa apprezzerà - e una bizzarra cover di Go With The Flow dei Queens of the Stoneage, molto stravolta e con una batteria elettronica che sembra uscire da "Electricity" degli Orchestral Manoeuvres in the Dark (o da "Love me madly?" degli Human League). La nona traccia, Teppefall, dura poco più di un minuto. Questo EP, tutto sommato, è un buon prodotto non solo per i fan del duo, vista la presenza di riletture non pedisseque. Per chi si avvicina per la prima volta, però, non può sostituire i due album in studio (non è un "best of", è presto per pensarci); manca sicuramente qualcosa, visto che dal vivo i Royksopp hanno presentato anche dei remix commissionati da altri artisti (ad esempio "Please Stay" dei Mekon, con la voce di Marc Almond). Rispetto a Minimum Maximum dei Kraftwerk, questo disco è molto meno "leccato", c’è qualche chitarra accordata male all’inizio di Alpha Male e qualche imperfezione nella voce di Anneli Drecker, che è salita sul palco nonostante fosse incinta, in What Else Is There. Consiglio inoltre, come già ho fatto altre volte, di fare attenzione ai prezzi; si passa infatti dalle 8 sterline di CDWow (spedizione inclusa) ai 19 euro di Ricordi. Come altri compact disc europei del gruppo EMI/Virgin/Capitol, anche questo dei Röyksopp contiene la solita protezione Copy Control, che può rendere difficoltosa la lettura in apparecchi "datati" e in alcuni modelli di autoradio.






RÖYKSOPP - WHAT ELSE IS THERE?
It was me on that road but you couldn’t see me
Too many lights on, but nowhere near here
It was me on that road, still you couldn’t see me
And then flashlights and explosions

Roads and getting nearer
We cover distance but not together
I am the storm and I am the wonder
And the flashlights, nigthmares
And sudden explosions

I don’t know what more to ask for
I was given just one wish

It’s about you and the sun, a morning run
The story of my maker, what I have and what I ache for

I’ve got a golden ear, I cut and I spear
And what else is there
Roads and getting nearer
We cover distance still not together
If I am the storm if I am the wonder
Will I have flashlights, nightmares
And sudden explosions

There is no room I can go and
You’ve got secrets too
I don’t know what more to ask for
I was given just one wish





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giovedì 13 aprile 2006 - ore 15:28


Train of thought
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene, si può ripartire. Ora finalmente, terminata quest’aspra campagna elettorale, non si vedranno più molti thread sul forum di Spritz e messaggi in bottiglia con considerazioni varie (più o meno argomentate, più o meno all’insegna del rispetto reciproco); cosa ci aspetterà ora? Si riconteggiano le schede, l’ha chiesto anche il centrosinistra nel 2001 e comunque non credo che cambierà il risultato... I problemi semmai saranno altri, ovvero tenere insieme una coalizione così eterogenea, ma lascio la politica a chi se ne intende di più, questo blog si è ritagliato una nicchia (culturale e, occasionalmente, di cazzeggio) e non intende uscirne; sono consapevole di non avere il carisma da personaggio da community e non mi interessa in ogni caso avere il boom di visite (mi fa piacere che ci siano ospiti che magari rintracciano i miei post sui motori di ricerca). Serata sfigatella ieri con i compari Zeit (di cui attendo un commento), MisterJive e mio fratello Lyriannos al cinema MPX di Padova, alle prese con In Search of Mozart, film documentario che intende celebrare il 250esimo anniversario della nascita del compositore di Salzburg. Prima e dopo le due ore di film, sottotitolato in italiano, il regista Phil Grabsky ha presentato la sua opera e ha risposto alle domande (poche e decisamente mal tradotte dalla sua interprete) che arrivavano dal pubblico. Risposte non sempre inerenti alle domande e in qualche occasione un po’ ciniche ("meno male che è morto a 35 anni, altrimenti chissà quanto altro lavoro!"). Moltissimi estratti dalle lettere che Wolfgang Amadeus Mozart spediva riescono ad illustrare il suo percorso di uomo, musicista e compositore, che negli anni è riuscito ad assorbire una cultura senza precedenti (capace di ricordarsi a memoria interi spartiti) e sempre molto abile ad intrattenere il pubblico, a stupirlo senza però spiazzarlo. Non sempre, a mio avviso, sono stati illuminanti gli interventi di direttori d’orchestra, storici e musicisti di cui abbonda il film - non molto tempo fa Piero Angela dedicò un gustoso e meno prolisso documentario alla vita di Mozart. Sarei curioso di sapere quanti DVD sono stati acquistati dal pubblico in sala (perché di DVD si trattava, e si è pure inceppato a metà). Segnalo il concerto di domani al Victoria Pub del gruppo in cui ora milita KillerCoke - leggete il suo blog per tutte le informazioni. Una domanda un po’ polemica: quante tribute band di Vasco esistono solo in Veneto? Leggevo gli annunci su Press Music un paio di giorni fa e ci sono ben due di queste band in cerca di un tastierista... Ci sarà musica in piazza domenica 22, come da molti anni succede, per la Maratona di Sant’Antonio, e nonostante l’emittente (Radio Italia) reclamizzi l’evento come un concerto della "miglior musica italiana", mi sembra che ci siano quasi tutti i sanremesi (compreso il "talentuoso" vincitore Povia). Ma quando tornerà in Prato della Valle un concerto al livello di quello dei Toto?






TOTO - CAUGHT IN THE BALANCE
What happened to me
It seems so long ago
The cuts run deep
But the scars still show
I live in the shadows
Where it’s been so hard to grow
I’m still a servant in a nobleman’s robes

You know my weakness girl
You know my kind
You helped me see when I was blind

It’s a crime to live my life without you
Serve out my years in darkness
Inside these walls I’d die without you
And when I close my eyes I’m caught in the balance

Afraid of the hurricane I hide in my domain
I need release from all this pain
Please don’t forsake me
In these ruins I call home
I can’t wait forever
Don’t leave me alone

I have a secret if you wanna learn
I will surrender in return

You know my weakness girl
You know my kind
You helped me see when I was blind


BUONA PASQUA A TUTTI!


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