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"La bellezza salverà il mondo."
F. Dostoevskij

Canova. "Amore e Psiche".
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"Fleba il Fenicio,
morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani,
e il flutto profondo del mare,
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo,
o che volgi la ruota e guardi
nella direzione del vento,
pensa a Fleba,
che un tempo è stato bello e ben fatto
al pari di te."
Thomas Stern Eliot
"Death by Water"
da: "The Waste Land"

Edwar Moran, "Shipwrecked", 1877
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martedì 1 luglio 2008 - ore 13:33
Chi ha paura della Spagna?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Iker Casillas ha alzato per la Spagna la coppa dell’europeo di calcio, e la maggioranza degli italiani ha reagito con una pronta alzata di spalle. Mentre ci saremmo spaccati la testa contro un muro in caso di vittoria francese e avremmo sospirato con un certo languore qualora avessero vinto i crucchi, il trionfo dei “fratelli mediterranei” non ci sconvolge più di tanto. Eppure, questa vittoria è un segnale, uno di quei rintocchi internazionali che solo le grandi manifestazioni sportive possono dare. La Spagna è il vero Paese emergente in Europa e, soprattutto a noi italiani, ci sta facendo mangiare la polvere da un bel po’. Nelle infrastrutture, nella ricerca, nella spinta demografica, nella cultura, nella produttività, nella politica… Tutti campi in cui gli iberici hanno da tempo messo silenziosamente la freccia, e noi quasi non ce ne siamo accorti. Persino l’insulto supremo – “noi spagnoli siamo meglio di voi a giocare a calcio” – è stato archiviato con sufficienza.
Perché la Spagna non ci fa paura? E perché invece siamo terrorizzati dalla Cina, e le olimpiadi di Pechino sono già additate con un certo timore come la soglia di un cambio di prospettiva globale? Perché continuiamo a lamentarci dell’aggressività dell’industria cinese mentre di quella spagnola già cominciamo a vedere la nuca? Saranno la pelle gialla e gli occhi a mandorla a preoccuparci di più? Può essere. Sarà la mole gigantesca di un colosso da un miliardo e più di persone? Senza dubbio. Sarà che Londra è diventata la città con più biciclette e Pechino quella con più Rolls-Royce? Più che probabile. Ma non è questo quello che ci spaventa di più. Degli spagnoli pensiamo (forse a ragione) che siano e rimarranno impantanati come noi nei vecchi vizi mediterranei della lentezza, della corruzione, dell’indole geneticamente non competitiva. I cinesi, invece, ci terrorizzano perché hanno conquistato in pochi anni virtù morali che con troppa fatica e moltissimo tempo noi avevamo messo insieme e ora sembra siano irrimediabilmente perdute. Sono le piccole cose preziose che sembrano scivolarci via dalle dita. I cinesi sanno come reagire ad una tragedia nazionale senza isterismi, come ha testimoniato il terribile terremoto in Sichuan. Sanno dare ancora grande valore al proprio lavoro. Hanno un ragionevole senso patriottico e sanno rispettare i minuti di silenzio. E si ricordano ancora i morsi della fame quando la ciotola di riso era piena di povertà. Ma soprattutto i cinesi sanno ancora indignarsi e reagire tutti insieme. Come è successo due giorni fa in una cittadina dello Ghizou, in cui la gente si è ribellata contro la polizia che ha coperto l’assassinio di un professore e di una ragazzina. Ecco, soprattutto questi scatti d’orgoglio ci mancano. Sprofondiamo nella nostra poltrona di auto-acclarata mediocrità mentre il resto del mondo ci fa “ciao ciao” con la manina.

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giovedì 26 giugno 2008 - ore 12:31
AnsIa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cronaca di ieri.
Ore 12.47: Berlusconi alla assemblea Confesercenti, «Giudici politicizzati sono il cancro del Paese».
Ore 17.41: dura risposta del Consiglio Superiore della Magistratura, «La blocca-processi viola la Costituzione».
Ore 23.36: crolla un soffitto del Tribunale di Milano, dove è in corso il processo Mills con imputato il Presidente del Consiglio.
Prove tecniche di onnipotenza.
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martedì 24 giugno 2008 - ore 18:20
Escuse me
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Alcune settimane fa, immerso nell’immondizia elettorale napoletana, Berlusconi aveva affermato che, quando incombono grandi emergenze, rispettare la legge può diventare opinabile. In sostanza, il pensiero del Cavaliere può essere espresso così: ci sono uomini e situazioni che vanno oltre le regole; regole che sono poi nient’altro che delle reti vetuste a cui stanno ancorati i burosauri del diritto, che si allisciano la barba e pontificano su come salvare il mondo ma non muovono un dito per farlo. È un po’ la stessa cosa che ha detto Giulia Di Nicuolo, "ispettore tecnico d’inglese" alla commissione del Ministero della Pubblica Istruzione. La Di Nicuolo è stata autrice di una prova d’esame per le scuole superiori che ha fatto drizzare i peli della schiena un po’ a tutti: agli studenti della maturità che hanno dovuto tradurla, e agli insegnanti oxfordiani d’Italia, che hanno avuto un calo di zuccheri quando hanno visto sui testi ministeriali il genitivo sassone senza apostrofo. «Il brano che ho proposto non è scorretto - ha detto la Di Nicuolo - Si tratta di “global english” e quindi di una lingua “colloquiale” ma non per questo sbagliata. Chi mi critica è ancorato ad un modello accademico di inglese che non risponde più alla realtà».
Katia Petruzzi, coordinatrice del comitato di preparazione degli esami, è stata messa in pensione con un gustoso vitalizio dal ministero, che le ha espresso «i più profondi ringraziamenti per anni di dedizione alla professione di ispettrice e di illustre grecista». La Di Nicuolo rischia ancora il licenziamento, ma la sua collega Anna Piperno, ispettrice di lingua italiana, sembra se la caverà con uno schiaffetto sulle mani nonostante l’orrore visto nella prova di italiano: la scelta di una poesia di Montale dedicata ad un uomo in cui si chiedeva di analizzare “la funzione ispiratrice della figura femminile” sarà considerata alla stregua di una banale distrazione. Berlusconi, c’è da scommetterci, governerà ancora un bel po’. Intanto, si salvano anche pirati della strada e stupratori faticosamente arrestati negli anni precedenti al 2004: hanno visto i loro processi slittare a data da definirsi grazie al decreto “blocca-processi”.
Dimentichiamo qualcuno? Ah sì, gli studenti della maturità. Grazie agli strafalcioni delle commissioni, passeranno praticamente tutti, anche se avranno scritto sulla prova d’inglese “escuse me”. Hanno sbagliato, certo, ma chi può biasimarli più?

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giovedì 12 giugno 2008 - ore 15:33
AnsIa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
WASHINGTON - Ieri ha debuttato negli Usa
ProPublica.org, una task force di segugi del giornalismo che metteranno i loro scoop gratis sul web o regaleranno le loro inchieste al giornale o alla rivista su cui prevedono di avere la maggior cassa di risonanza. ProPublica.org ha una missione: concentrarsi sul giornalismo che getta luce sullo sfruttamento del debole da parte del più forte e sulle azioni di quanti tradiscono la fiducia riposta in loro dal pubblico. «Abbiamo sentito come un dovere morale far partire questa iniziativa in un momento difficile per l’editoria americana – spiega Paul Steiger, che per 16 anni è stato direttore del Wall Street Journal a cui ha fatto vincere ben 16 premi Pulitzer – Oggi molti giornali negli Stati Uniti tagliano i fondi ai reporter investigativi: nel 2005 il 37% dei giornali americani non aveva un reporter investigativo a tempo pieno nello staff».
Pronta reazione dei 37 giornalisti investigativi italiani, che per non essere da meno hanno subito chiesto al loro editore di avere più fondi per il loro lavoro. La segreteria di Arcore, per ora, li ha messi in attesa.
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martedì 10 giugno 2008 - ore 09:19
Fuori dall’eternità in 15 minuti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sparare proiettili di gomma contro un tram dal balcone di casa. Prendere a schiaffi l’insegnante di liceo. Fare corsi folli in autostrada. Stendersi sotto un treno in corsa. Distruggere un edificio pubblico a suon di mazzate. Sempre ovviamente armati di videofonino. Queste sono solo alcune delle imprese che giovani di varia natura e intelligenza hanno messo in atto negli scorsi giorni per vedersi popolari nel web. Nell’arco di tre generazioni, la fame per la fama – che prima ancora forse non c’era – si è sviluppata a dissolvenza incrociata. I nostri nonni tutt’al più potevano sognare di diventare star del cinema; un mondo magico e lontano, dove era difficilissimo entrare ma, una volta dentro, la gloria – almeno per qualche anno - era assicurata. I nostri genitori forse hanno sognato la televisione, i quiz a premi, i primi talk show; luoghi più accessibili del cinema ma dalla visibilità decisamente più passeggera: appena quel giorno sulle tv nazionali e poi qualche settimana di popolarità al ritorno al proprio paesello. Oggi i più giovani per scalare la ribalta sognano YouTube, dove per entrarci non ci vuole niente ma farsi davvero notare nel mare magnum degli aspiranti starlette alla caccia dei loro “15 minuti di gloria” è un’impresa. La cresta dell’onda si assottiglia e così, essendo da sempre il talento quella che gli economisti chiamerebbero una “risorsa scarsa”, molti per raggiungere l’obiettivo della visibilità deviano sulla volgarità e sulla violenza.
Ma non è nemmeno la prospettiva di dovere in futuro salire sul tram con l’elmetto per evitare le pistolettate dei giovani “morti di fama” la preoccupazione peggiore. Lo è invece il fatto è che nello spazio di cinquant’anni i sogni di gloria degli imberbi italiani siano passati dal diventare scrittori, studiosi, musicisti, attori di fama mondiale a vandali il cui unico scopo utile è dimostrare quanto spettacolarmente effimera sia la popolarità. Appunto: popolarità, non gloria. Probabilmente, ai nostri sedicenni di diventare i nuovi Pasolini, Warhol, Al Pacino non gliene frega niente; questa è la parte peggiore. Sono idee che sferragliano via sopra la loro testa alla velocità del treno in corsa sotto cui si stendono con un telefonino alla ricerca del loro attimo di celebrità.

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mercoledì 4 giugno 2008 - ore 14:49
Sabato sera
(categoria: " Vita Quotidiana ")
in piazza a Cittadella

in concerto
a partire dalle 21.30
opening act:
Karma
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lunedì 2 giugno 2008 - ore 16:24
Quattro cani
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Rovereto non è cittadina da soddisfazioni leghiste. Pur nelle nordiche e fiere alture del basso trentino può succedere a qualche camicia verde di tornarsene a casa con le pive nel sacco. Venticinque entusiasti difensori della quiete pubblica (che a Rovereto, immersa com’è nelle montagne, comunque non manca mai) sono dovuti negli scorsi giorni tornarsene a casa dopo un paio d’ore di passeggiata marciante. La ronda in difesa dei sonni degli onesti cittadini di - alta - razza Piave era fallita. Eppure, i venticinque entusiasti non pretendevano molto: non che si chiedesse la grazia di un passante con la pelle sospettosamente scura, ma almeno un qualche scalmanato che deturpa un muro, o qualche avventore che aveva brindato con troppa grappa. Invece, nulla. "Qui fuori non c’è un cane", si è infine risolto a sentenziare sconsolatamente uno dei venticinque nel buio silenzio delle valli notturne. O meglio: qualche cane c’era. E ogni tanto abbaiava, pure. Ed ecco allora che la più avanguardista tra le menti del Carroccio, Giancarlo Gentilini, è intervenuto a difesa degli entusiasmi dei suoi compagni di partito roveretani. E il nuovo obiettivo è presto trovato: "da noi non vogliamo cani di razza straniera: solo fidi esemplari di razza padana, più rispettosi della nostra economia floreale", ha annunciato il prosindaco di Treviso.
Acclarato che i cani stranieri sporcano di più, sorvolato sul fatto che i quadrupedi non possono esibire chiare appartenenze nazionali - a parte qualche sfortunato setter inglese o pastore tedesco che però, accipicchia, sono comunitari - si attendono ora le ronde degli accalappiacani padani. Dopo di che, basterà mettere alle bestie infingarde un passaporto illegale al collare e cogliere uno di loro in flagrante mentre cerca di rubare un bambino. Poi, il gioco sarà fatto: Rovereto tornerà quieta e solitaria come una tomba sotto le stelle delle notti alpine. O almeno fino a quando a qualche grillo ruba-bambini o a una rana batrace immigrata clandestinamente non venga in mente di rovinare di nuovo tutto.

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giovedì 22 maggio 2008 - ore 11:16
Xenofobie
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tempo di riconferme per il nostro Paese all’estero. Mentre ci rallegriamo del successo dell’ottimo film "Gomorra" a Cannes, che sta confermando agli occhi del mondo la nostra immagine di popolo di artisti e di criminali - ma niente a che fare con Arsenio Lupin, che infatti era francese come il formaggio brie -, anche in sedi più ufficiali non ci facciamo mancare niente. Al Parlamento Europeo si è aperto un dibattito sulla presunta crescente onda lunga di pregiudizio verso le minoranze che starebbe investendo il Continente, con epicentro il nostro Paese. "E’ un problema che non riguarda solo l’Italia", si sono affrettati ad assicurare i socialisti europei a Strasburgo, mascherando come un complimento galante un riferimento ciceroniano da "dico e non dico". Ma questa volta - come con "Gomorra" -, diciamocelo, noi Italiani non abbiamo niente da vergognarci. Avremo ben ragione nel cercare di respingere gente che, sfruttando buchi e debolezze di legge, si infiltra nella nostra società senza avere l’approvazione della maggioranza della popolazione. Gente che vive alle nostre spalle, grazie anche ai soldi pubblici che noi paghiamo con le nostre tasche. E poi è comprovato che sono quasi tutti delinquenti: fatti, non opinioni, come possono confermare molti verbali, sentenze e processi aperti. Fa bene chi cerca di cacciarli.
Insomma, questi politici proprio non li sopportiamo più. Toglieteceli di mezzo. Si intrufolano in Parlamento con leggi porcata, guadagnano stipendi sontuosi con i soldi pubblici e poi li spendono per difendersi in tribunale. O per alloggiare in suite presidenziali da 75mila euro a notte, come Berlusconi che per risolvere il problema della "monnezza" a Napoli ha pensato bene di circondarsi delle pareti d’oro del miglior albergo partenopeo. Almeno questi delinquenti in doppiopetto avessero la decenza di viverci in mezzo all’immondizia: come quei disgraziati dei Rom. O di fare i loro affari in silenzio e all’oscuro, come i camorristi. Se così facessero, visto come va in Italia, almeno non avrebbero più il probema di chiedere ai cittadini il favore di rinnovargli il mandato ogni cinque anni.

TRAD: Già stavamo a corto di immondizia...
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giovedì 15 maggio 2008 - ore 12:07
Immunità pedatoria
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Chi ha detto che i politici sono la classe sociale più intoccabile dItalia? Farebbero invece bene a comprasi scarpini e calzettoni e cominciare a sciabattare sull’erba verde. Se è vero come è vero che il popolo italano ama il calcio solo quanto il cibo, vedere sfilare in calzoncini le gambe emaciate e irsute dei politici su e giù per le aule romane potrebbe ispirare nella gente un tale moto di simpatia da poter cancellare tutte le loro "castali" malefatte. Soprattutto il nuovo presidente della Camera, Renato Schifani, potrebbe pensare di adottare questo metodo per una nuova "immunità pedatoria" contro le vili campagne d’odio antipolitico che lo hanno recentemente colpito.
L’esempio a conforto di questa tesi viene facile, se si leggono le cronache degli ultimi giorni. Marco Travaglio - cedendo forse qua e là alla tentazione cabarettistica del più tipico giornalismo italiano - ha sbertucciato in diretta nazionale il deputato siciliano di Forza Italia per alcuni suoi contatti vecchi di vent’anni con personaggi poi condannati per associazione mafiosa. "Schifani è peggio della muffa" ha detto l’autoeletto difensore della verità popolare, in un impeto di rigorosa e altissima inchiesta giornalistica. E dagli al politico corrotto, mafioso e ladro. Intanto, a Milano salta fuori che buona parte della dirigenza e dei giocatori dell’Inter - Mancini, Materazzi, Altobelli - avrebbe avuto lunghi e recenti rapporti con un malavitoso accusato di mafia, omicidi, traffico di droga. Ma gli inquilini di via Durini - a differenza di Schifani - vestono maglie colorate e calzoncini, quindi è facile prevedere per loro che tutto gli sarà perdonato se domenica vinceranno l’alloro nazionale contro il Parma. Il Presidente della Camera impari.
Ma c’è un aspetto su cui neanche i giocatori di calcio, nel loro mito aureo, possono sentirsi al riparo da attacchi e insulti. Pare che in diverse curve italiane si siano registrati cori contro giocatori come Ibrahimovic, Pirlo e Mihajlovic, chiaramente colpevoli di essere di origine Rom. Questo non può essere perdonato. Mafiosi e ladri sì, ma Rom mai e poi mai. Ma almeno su questo, Schifani può sentirsi al sicuro. O ci smentirà Travaglio?

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martedì 13 maggio 2008 - ore 09:49
AnsIa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
YANGOON - Si fanno apocalittiche le dimensioni della catastrofe birmana. Il ciclone Nargis avrebbe ucciso 100 mila persone e i dispersi sono ancora 220 mila. Secondo le stesse proporzioni dell’interessato, è come se fossero morti 100 Marco Travaglio. Ma nonostante la tragedia, gli aiuti umanitari internazionali non riescono ancora a raggiunge il Paese. La strategia a tolleranza zero del regime birmano, che chiede la prova del Dna alla frontiera, si sta rivelando controproducente.
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